CI PUO’ STARE (MA NON SI PUO’)

TORINO-INTER 3-3

Il Caronte calcistico ci fa fare un giro di tutti i gironi dell’inferno, addirittura deviando verso lidi a lui ignoti (il purgatorio del pareggio e addirittura uno scorcio di paradiso) per poi approdare al mare marroncino di questo pareggio che personalmente accolgo come una sconfitta.

Una partita nata con il solito “riguardo” riservato dalla classe arbitrale alla grande di turno (sentite il vento dell’ironia scompigliarvi i capelli?), proseguita con minchiate difensive in serie, ribaltata a proprio favore in maniera inopinata e infine buttata nel cesso con tanto di catena tirata.

Avendo appreso quasi incredulo della presenza di Palacio in attacco, nonostante la zampa malconcia ed il doppio impegno in Nazionale oltreoceano, mi faccio scivolare addosso le assenze di Campagnaro (tornato sano anche lui ma stiratosi in allenamento ieri) e Alvarez (congedato dal ritiro argentino per curarsi, e puntualmente in tribuna ieri sera). Nemmeno il tempo di prender posto tra i pali che Handanovic vede San Pietro sul secondo palo respingergli il diagonale velenoso di Cerci. Scampato pericolo? Macchè: il nostro due minuti dopo esce a valanga sull’11 granata che tocca la palla quel tanto da essere travolto dal portiere. Rigore ineccepibile per tutti – non per me, spiegherò infra – e soprattutto rosso per il nostro portiere. 86 minuti da giocare in 10, per fortuna ancora sullo 0-0 visto che il nuovo entrato Carrizo bagna il suo esordio con la paratona dagli undici metri.

Proprio quando i nostri danno cenni di risveglio dal coma vigile che li ha visti rientrare in campo, il Toro piazza un’azione talmente rapida e lineare da paralizzare i nostri, probabilmente fermi a contemplare cotanta bellezza. Tal Farnerud segna l’inevitabile primo gol in Serie A con l’Inter, e come vedremo non sarà l’unico nella serata.

Mazzari giustamente sbraita ai suoi “dovete svegliarvi”, ed in mancanza di Alvarezza -in questa stagione nelle vesti del guerriero-coraggioso-che-non-ti-aspetti – è Guarin a suonare la carica. Il ragazzo invero è un po’ stonato, e non è una novità: i due tiri scagliati da 40 metri con due o tre compagni pronti a ricevere il passaggio è la palese conferma del soave venticello che soffia indisturbato tra le sue orecchie. Ciononostante il nostro cerca un paio di volte la giusta imbucata per il compagno a centro area, e soprattutto ha il grande merito di piazzare la rovesciata dell’1-1, spettacolare quanto importante nel mandarci a riposo con un insperato pareggio.

Il secondo tempo è un po’ la gara del chi picchia più forte: loro con l’uomo in più ovviamente spingono forte, inserendo prima Immobile e poi Bellomo. Noi siamo tutti nella nostra metacampo, pronti però a ripartire veloci e incazzati. Il napoletano Immobile, pochi minuti dopo il suo ingresso, sfrutta un tiro di Cerci rimpallato da Ranocchia per piazzare la palla là dove Carrizo non può arrivare e riportare i suoi in vantaggio. Dicesi gol di culo, non “tocco di Cerci per Immobile”, come ho dovuto sentire… La mia serie di improperi non fa però nemmeno in tempo ad esaurirsi che Taider scodella una palla apparentemente innocua in area granata: Padelli non è dello stesso avviso e, forse spaventato dal piedone di Guarin a mezza altezza, fa il frittatone che consente a Palacio di inzuccare in rete il 2-2 con irrisoria facilità.

Mazzarri la vuole vincere, togliendo proprio Taider per Belfodil, messo in fascia per aiutare Palacio. La mossa mi spaventa, ma il neo-entrato corre che è una bellezza, nonostante venga fermato un paio di volte dal guardalinee per “ruzzate” che reagivano a precedenti falli dell’avversario. Poco male, perchè poco dopo metà ripresa il nostro piazza un’accelerazione che mi ha ricordato -non vorrei essere blasfemo- un Gullit al San Paolo di fine anni ’80, lasciando sul posto il proprio avversario e piazzando la boccia a centro area per il Trenza che timbra il 2-3.

Troppo bello per essere vero? Purtroppo sì. Del resto, contrariamente ad altre squadre, è destino non dover raccogliere nulla più di quanto strettamente meritato (il riferimento ad altre squadre uscite con un pareggio rocambolesco dalla trasferta granata è puramente voluto). Così succede che Bellomo, nuovo talentino di Bari Vecchia, disegni al 90′ una parabola nemmeno così beffarda, che però il buon Carrizo battezza fuori,o forse non battezza neanche, limitandosi a vederla morire sotto la traversa sul secondo palo. Ovviamente: primo gol in Serie A per il novello ‘A Cassano e lacrime di gioia alternate a bestemmie in sanscrito, a seconda delle latitudini.

Concludendo: in astratto, ci può stare pareggiare una partita in trasferta avendo giocato quasi 90′ con l’uomo in meno. In concreto: non si può buttare al vento una vittoria  prendendo un gol così.

LE ALTRE

La Roma batte anche il Napoli proseguendo il suo percorso netto (8 vittorie su 8 partite) e scavando un piccolo solco tra sè e le inseguitrici (+5 su Juve e Napoli).

Detto del Milan che fa la sua onesta partita e vince, dedico la solita maledizioncina all’Udinese, prona e supina come e più del solito con i diversamente strisciati. I friulani avranno comunque tempo e modo di riprendersi, sfornando l’ennesimo partitone massiccio e incazzato contro i nostri il 3 Novembre prossimo. Uno di questi giorni darò sfogo al mio istinto autistico e complottista, e controllerò i precedenti della Pozzo-Gang contro le tre squadre strisciate negli ultimi anni: non credo incontrerò sorprese né smentite alla mia tesi rancorosa.

Passando a temi decisamente più divertenti, Tevez e Pogba non trovano di meglio che esultare come Batistuta dopo i loro gol a Firenze, dovendo però subire lo splendido rimontone viola negli ultimi 10 minuti. Soave il sonetto che si è alzato dalla città culla del Rinascimento, che suggeriva inesplorate destinazioni per la mitraglietta mimata dai bianconeri. Ancor più bella la faccia di Conte dopo il quarto fischione: mancava solo il fumetto “è agghiaggiande!” .

E’ COMPLOTTO

Rimandando altrove per esempi empirici sul “cordiale benvenuto” dato ai nuovi soci indonesiani (e precisamente qui http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/inter/2013/10/15/news/inter_a_thohir_il_giorno_degli_annunci-68622277/) ho assistito in questi giorni a commenti sulla gestione quasi ventennale del Signor Massimo, scorgendo inevitabili chicche quali:

Ha vinto, nemmeno tantissimo in verità” (S. De Grandis, Sky). 16 trofei, tra cui 5 scudetti e una Champions in 18 anni. Nello stesso lasso di tempo i cugini hanno vinto 4 scudetti e due Champions (e lasciamo perdere il come…), venendo costantemente  e diligentemente definiti come “il-grande-Milan”, mentre la Juve in questi 18 anni ha conquistato 1 Champions e 6 scudetti (non conto ovviamente i 2 revocati e calo un velo pietoso su quelli del ’98, 2002 e 2003). Volendo potremmo aggiungere anche il Campionato 2006/2007 in Serie B.

Abbiamo quindi vinto sostanzialmente come le nostre due rivali in questi 18 anni. Non mi pare di aver mai sentito dire che i bianco-rosso-neri “abbiano vinto tanto ma non tantissimo“. Non solo: “Calciopoli ha favorito le vittorie nerazzurre“, senza nemmeno accennare al fatto che le sconfitte degli anni prima fossero -almeno in parte- dovute a quel sistema che Calciopoli ha scoperchiato.

Tutto ciò è niente se paragonato a cantonate quali “L’Inter cedè (sic) Pirlo per Centofanti, mi pare” e “Vieira è stato uno dei più grandi acquisti dell’Inter” (M.Sconcerti, Sky). Levateje er vino…

Tornando alla partita di Torino, curioso il fatto che il nostro portiere si becchi una ginocchiata in testa, e debba uscire sanguinolento ed espulso. Concordo sul fatto che, con le regole attuali, questo sia rigore, ma mi domando -non da oggi- quanto sia giusto permettere ad un attaccante di speculare su un tocco di palla che ha l’unico scopo di farsi abbattere dall’avversario. Proprio per questo, e cioè per il fatto di toccare la palla con quell’unico fine, viene qui a cadere il presupposto per l’espulsione, non palesandosi la “chiara occasione da gol”. Nella fattispecie la palla sarebbe rotolata comunque a fondo campo, senza che Cerci potesse arrivarci e appoggiarla in rete.

Detto quindi che l’arbitro ci ha penalizzato, tocca citare uno dei pochi gobbi non juventini e cioè il “Divino Giulio” quando diceva: “non basta aver ragione, tocca anche avere qualcuno che te la dia”.

E quindi, caro Mazzarri e cara Inter, a dire (male peraltro) queste cose non mandi il balbuziente e vanitoso Branca, che non parla con un giornalista da più di un anno. Mandi il Mister, che lo voglia o no, in modo da non passare mediaticamente dalla parte del torto. Che messaggio è passato dall’intervento del Cigno di Grosseto? Che l’Inter ha dei doveri nei confronti dei media, che si sarebbe potuto parlare tranquillamente della vicenda, che -addirittura!- alcuni giornalisti erano d’accordo con le querimonie nerazzurre. Riusciamo a farci del male anche da soli…

WEST HAM

Severa lezione in casa contro il City: 1-3 e colonna di destra della classifica a ingabbiare i nostri sogni di gloria.

La miglior azione del match.  Bella quanto vana...

La miglior azione del match.
Bella quanto vana…

HELLO, GOODBYE

Arrivo tardi negli sproloqui sull’addio del Sig. Massimo alla presidenza e sul contestuale arrivo di Erik Thohir, il PSY de noantri.

Poco male. Per me poi, che del ritardo ho fatto uno stile di vita…

Quel che mi urge dire in realtà è questo: abbiamo imparato a conoscere, in questi diciott’anni, un “presidente tifoso”: questo è stato Moratti, nel bene e nel male.

Pur avendone criticato negli anni gli apetti negativi, non ho problemi nel riconoscere che la bilancia pende benigna dalla parte dei pregi.

Azzardo un paragone che definire scomodo è poco, e cioè quello con (quel che rimane del) la sinistra italiana: un elettore di sinistra, dotato di un minimo di coscienza critica, sarà il primo a notare i millemila difetti del partito, logorato da diatribe interne, incapace di tenere una posizione per più di un quarto d’ora, retorico oltremisura e refrattario ad ogni cambiamento in nome di un’asserita superiorità morale.

L’elettore, esattamente come il tifoso nerazzurro, queste cose le sa perfettamente: le rinfaccia ai rispettivi dirigenti o si limita ad inframmezzarle tra Cristi e Madonne. Sa, però, nel profondo del suo cuoricione, di essere “nel giusto”. Sa, al di là di tutto, di aver ragione. Sa, in poche ma perentorie parole, di non essere quella roba là. E questo, se permettete, sposta il piatto della bilancia a suo favore a prescindere dal contrappeso.

Abbiamo avuto incubi con la forma dei baffi di Vampeta, maledizioni lunghe anni e sublimate nella beffa di un giorno (che peraltro non esiste, nonostante quelli che insistono a chiamarlo “ilcinquemaggio“).

Non voglio -qui- nemmeno nominare l’enorme porcata a cui siamo stati sottoposti per anni e anni, presi in giro da tutti per il nostro errare (inteso sia come verbo di movimento, sia come verbo “di sbaglio”) mentre altri si spartivano i trofei cianciando di torti e favori che alla fine si compensano.

Mi limito -qui- a dire che ci siamo rifatti, ci siamo riscattati con la stessa faccia spontanea e schietta del nostro Presidente. Una persona perbene, dotato come tutti di pregi e difetti, che in pochi casi come in questo riescono però a convivere serenamente come due facce della stessa medaglia.

Avere un “presidente tifoso” ha voluto dire, per noi interisti, poter ammirare Ronaldo, preso perchè gli occhi ti dicevano “ciap’el, sùbit!“, ma anche doversi sorbire dieci anni di Recoba (e con questa frase metterò alla prova un’amicizia ventennale, vero Mr. Charles?). Fare dell’understatement il proprio stile di vita ha avuto come effetto collaterale il vantarsi di essere il club meno mediatico del mondo, e fare spallucce alle carognate della stampa nei nostri confronti.

La speranza vorrebbe che i pregi rimanessero, ed i difetti potessero essere corretti. Non sarà facile per i nuovi arrivati prendere il posto del Signor Massimo, anche se lui rimarrà, vedremo quanto presenza ingombrante o quanto vecchio saggio. Di cose da sistemare ce ne sono tante, e il tifoso nerazzurro di cui sopra potrebbe scriverci dei trattati a riguardo.

Ci sono però anche cose da non perdere per strada: i valori, gli ideali, i capisaldi. La lealtà, il coraggio di lottare da soli contro tutti, il ripudio di ogni forma di razzismo, la consapevolezza di essere, di nome e di fatto, fratelli del mondo!

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MANNAGGIA MANNAGGIA

CAGLIARI-INTER 1-1

Fieramente orgoglione nel riuscire ormai a limitare i miei improperi calcistici in presenza del rampollo di casa, mi sono trovato a commentare così quella botta di culo sesquipedale che ha portato all’immeritato pareggio del Cagliari. Del resto, come dicono quelli bravi, ossia quelli che mentono sapendo di mentire, la ruota gira e torti e favori alla fine si compensano (muuahahah!!). E quindi, nella giornata in cui la Juve approfitta ancora di un fuorigioco sbagliato, ecco che noi sbattiamo sullo stinco di Rolando e perdiamo per strada due punti.

Detto ciò, la simpatica compagine neroblù mi è piaciuta, tenace nel cercare il vantaggio nel primo tempo, a dispetto di tanti “nonostante”: il campaccio infame, l’ampio turn over cui Mazzarri è stato più o meno costretto, il portiere avversario ovviamente in giornata di grazia, la poca cattiveria dei nostri sotto porta (vero Belfodil?).

Kovacic in mezzo cresce bene e regala quelle accelerazioni palla al piede che a queste latitudini non si vedevano dai tempi belli di Sneijder non mestruato; Cambiasso con l’intelligenza che ha potrebbe giocare seduto in poltrona e comunque risultare utile al nostro centrocampo. Dietro riposano sia Campagnaro che Jonathan, ed a mio parere sono queste le assenze che paghiamo di più (pensa te…). Nagatiello prende il posto di Johnny Guitar sulla destra, liberando il posto sulla corsia opposta per Alvaro Pereira: e qui casca l’asino. Poca intelligenza tattica (e sai la novità), corsa limitata dalla tanta panchina e dalle tantissime pozze d’acqua sulla sua fascia, morale: di lì si combina poco. Rolando, dal canto suo, non fa una brutta partita, ma ha la sfortuna, come detto, di incocciare sul tiro di Nainggolan quando ormai lo 0-1 corsaro pareva essere in cassaforte.

Mi consolo pensando che la manovra della squadra mostra ulteriori segni di miglioramento, palesando un Kovacic finalmente in una forma decente che dovrebbe proiettarlo tra i tanto amati “titolarissimi” mazzarriani. Al Mister il compito di lavorare in settimana e costruire il centrocampo che, sabato sera, dovrà vedersela contro De Rossi-Strootman-Pianic (hai detto cotica…).

Davanti Belfodil ha fatto il suo, rimbalzando tra le fasce e il centro dell’area, dove arriva a capocciare tra le manone di Agazzi a fine primo tempo, non riuscendo poi a capitalizzare il tap-in successivo. Alvarez, tra i tanti affaticati, vive una domenica di comprensibile stanca e dopo 45’ viene fatto riposare in panca a beneficio di Icardi, che se non altro offre un appiglio in più, fungendo da sfogo naturale per il gioco dei nostri esterni. L’attitudine di player-manager del Cuchu è talmente spiccata che il giovane centravanti, dopo aver ricevuto le ultime indicazioni tattiche dalla panchina, viene catechizzato anche da Cambiasso, che arriva a stampargli un bacio sulla fronte dicendogli “Bravo!”. Il tutto per gli amanti del Clan dell’Asado che non vuole i giovani in squadra. Amo quest’uomo.

Quando poi, a metà ripresa, entra anche Palacio, ecco che d’un tratto il gioco si fa semplice: bell’uno due tra Nagatiello  e il Trenza, con il piccolo nippico a scodellare al centro dell’area piccola per la capocciata vincente del summenzionato Icardi.

Manca un quarto d’ora, e la sensazione che si possa resistere senza grosse difficoltà è palpabile, nonostante l’ingresso del piccolo Sau, che mi mette i brividi come del resto ogni subentrante di una nostra squadra avversaria, ma che se non altro ha il “pregio” di sostituire il maledettissimo Pinilla, per fortuna non nella sua giornata migliore, avendo fatto segnare sul tabellino solo un bel colpo di testa nel primo tempo. Come detto, non sarà nemmeno il piccolo e talentuoso trottolino sardo a gabbarci, quanto l’obiettivo numero uno del nostro mercato estivo, alias Radja Naiggolan: il belga-ma-di-origini-indonesiane riceve  indisturbato al limite dell’area –errore dei nostri a non accorciare- e tira in porta. Già sapete la fine che farà il destro  “corretto Sambuca”.

Non basta l’ingresso di Milito per gli ultimi 5 minuti alla ricerca della botta di culo: a dire il vero il mischione in area c’è, i tiri tentati addirittura due, entrambi  però rimpallati dalla difesa cagliaritana. Roba che, a chiappe invertite, i cugini su una situazione del genere di gol ne avrebbero fatti due. Amen.

LE ALTRE

Forse il vecchio adagio “torti e favori alla fine si compensano” va inteso nel senso di alternare un errore contro l’avversario ad uno a proprio favore. Solo così mi spiego il gol convalidato nel Derby di Torino nonostante la posizione palesemente irregolare di Tevez. Poi si può discutere alcune settimane sul fatto che il Toro non abbia praticamente mai tirato in porta, e che la Juve abbia creato moltissimo. Chissà se Cairo e il Mister sono andati negli spogliatoi a consolare il guardalinee per l’errore commesso…

Il Milan vince la sua partita contro la Samp, facendo quel che deve fare una squadra in crisi: vincere. Bene, male, meritando, non meritando: tutti orpelli. Quando stai con le pezze al culo devi portare a casa la pagnotta in attesa di tempi migliori. Oddio… a seguire arriveranno Ajax e Juve.

Detto del Napoli, capace addirittura di far segnare Pandev di destro, la Roma continua a vincere e convincere, regalando 5 fischioni al Bologna e presentandosi a punteggio pieno al big match di sabato sera a San Siro. Questi son forti, toccherà fare il partitone per metterli sotto…

E’ COMPLOTTO

Mazzarri inizia a fare ciò che gli riesce bene, quasi meglio dell’insegnare le diagonali ai terzini: chiagne e fotte, dicono a Napoli, e la cosa come sapete non mi dispiace per nulla. Verbalizzato come al solito l’assordante silenzio della Società, tocca al Mister di turno far notare come solo all’Inter venga concesso il privilegio di giocare dopo nemmeno 3 giorni dalla precedente partita, chè il Cagliari ha giocato mercoledì, mentre la Fiorentina, nostra ospite nel Giovedì scorso , sarà impegnata nel posticipo del Lunedì. Solerte la risposta del “Palazzo”: la Viola gioca Lunedì perché nel weekend a Firenze ci sono i Mondiali di ciclismo: il posticipo al Lunedì c’è solo quando una squadra gioca il Giovedì in Europa League in trasferta.

Immediata la contro risposta del complottista Mario: come l’anno scorso nel Derby di ritorno, giocato ovviamente di Domenica sera nonostante un’Inter reduce da trasferta in terra rumena.

WEST HAM

Sconfitta 2-1 sul campo dell’Hull City. Fermi a 5 punti.  Uottaffackisgoinon??

Nagatiello gioca di sponda con la crapa di Icardi: palla in buca

Nagatiello gioca di sponda con la crapa di Icardi: palla in buca

E’ LUI O NON E’ LUI?

CATANIA-INTER 0-3

Non riesco nemmeno a concludere la citazione di quart’ordine scrivendo “cerrrto che è lui!”, un po’ perché non è bello squadernare i propri riferimenti culturali senza preavviso, e un po’ perché a me il ragazzo continua a non convincere.

Stiamo parlando di Alvarez, il più talentuoso e indolente giocatore visto a queste latitudini dai tempi del Chino Recoba, che però nelle prime due partite di Campionato ha mostrato una garra impensabile, con recuperi a centrocampo, pressing sul loro portatore di palla e corse insistite a servizio della squadra. Avevo già deciso di affibbiargli il titolo di migliore in campo ancor prima della serpentina che ha portato al 3-0, con il diagonale di sinistro che bacia il secondo palo prima di entrare in porta; figuriamoci il mio entusiasmo a vederlo replicare l’azione che mi ha reso celebre in tutti i campi di calcetto del globo terracqueo (nel senso che ho sempre cercato di farla, quell’azione… i risultati poi –si sa- dipendono da tanti fattori…) .

Citazioni personali a parte, Alvarezza avrà bisogno di qualche altra prestazione come quelle di Catania per farmi cambiare idea (sai a lui che je frega), ma potrebbe essere l’arma in più di una squadra discreta e in divenire come la nostra, anche se ancora non ho capito bene in che modo (da seconda punta atipica? Da incursore di centrocampo opportunamente disciplinato? Lascio a Mazzarri la risposta).

Oltre a lui, mi sorprendo anche per la metamorfosi di Jonathan che, non potendo essere quella chiavica sesquipedale vista nelle scorse stagioni, ara invece la fascia destra che è un piacere, servendo ancora su un piatto d’argento l’assist per l’1-0 di Palacio, stavolta senza deviazione del terzino avversario. Anche il suo collega sull’altra sponda (si parla di calcio, non di orientamenti sessuali) bissa l’incornata vista a San Siro 7 giorni fa, finendo “decollizzato” dal cross-bomba del Trenza: la palla gioca infatti di sponda con la capoccia di Nagatiello prima di schizzare in rete a fil di palo. Tutti a recitare a memoria “Ecco la mano di Mazzarri, l’importanza dei laterali che accorciano e vanno a concludere”, ed in effetti due indizi fanno…due indizi: aspettiamo il terzo cabezazo per parlare di prova.

Dietro balliamo un po’ all’inizio e alla fine del primo tempo, ma senza rischi particolari, anche grazie ad un Campagnaro bravo e spiccio nello spazzare quando è il caso e diligente ed applicato quando c’è da accompagnare l’azione. Maluccio Guarin e Kovacic, meglio Cambiasso e Taider (che subentra al giovane croato a fine primo tempo facendomi smadonnare per il timore di una ricaduta). Nel complesso bella vittoria, e soprattutto rete ancora inviolata, il che è un bell’andare visti i groviera dell’anno scorso. Tra 15 gg arriva la Juve e sarà un’altra musica, ma la base su cui lavorare pare abbastanza solida.

LE ALTRE

Sostanzialmente vincono tutte, ancora con Juve e Napoli in evidenza: i cugini fanno tre gol su tre errori della difesa cagliaritana (due lisci sull’1-0, respinta corta del portiere sul 2-0 e rinvio a centro area sul 3-0), ma sentiremo solo parlare di grande-milan e di riccardino-che-torna-a-casa.

La Roma, con tutt’altro stile, ha qualche analogia con i nostri: nuovo allenatore, idee interessanti, quadra da trovare e potenziale ancora inespresso.

 

E’ COMPLOTTO

Potrei fare una sorta di processo alle intenzioni e lamentarmi “sulla fiducia” per le colate di glucosio che accompagneranno l’Evangelico nr 22al ritorno a Milanello Bianco. Mi limito a sottolineare ancora una volta il riflesso pavloviano della stampa che riprende e fa proprie le panzane declamate da Zio Fester ad ogni intervista, da “Riccardino” a “E’ disposto a ridursi lo stipendio pur di tornare a casa” passando per “il Milan nelle ultime ore di mercato piazza sempre il colpo a effetto”. Per ora silenzio assoluto sulla “congruità sportiva” dell’operazione, che riporta a casa un 31enne giubilato 4 anni fa e reduce da non più di 20 presenze all’anno nella sua parentesi spagnola. Il tutto cedendo Boateng, toglilendo (ulteriore) spazio a El Sharaawy e trovandosi 7 giocatori tra attaccanti e trequartisti. Mah…

Sulla riva giusta di Milano, corre l’obbligo di condividere al 101% le parole lette qui  http://www.bausciacafe.com/2013/08/30/provinciali/ , a ulteriore conferma della non curanza di certi dettagli (che poi dettagli non sono) che dovrebbero essere dati per scontati in una grande Società di calcio, ma che evidentemente mal si conciliano con una gestione simpatttica della stessa.

Addavenì Thohir…

WEST HAM

Grave KO interno con lo Stoke City e prima sconfitta stagionale. Avremmo fatto volentieri a meno.

Di giustezza sul secondo palo

Di giustezza sul secondo palo

ARIDANGHETE

So che avete passato l’estate con l’irrefrenabile curiosità di conoscere il mio verbo sulle svariate vicende strisciate di neroblùEd eccomi, servo vostro, ad accontentarvi.

 

SOCIETÀ

Il balletto in puro Gangnam Style (copyright Sig. Carlo) pare essere alle battute finali, con l’arrivo del PSY in salsa indocinese ad acchiapparsi una cospicua maggioranza del Football Club Internazionale Milano, Grandi Emozioni dal 1908. Non credo ci sia da essere d’accordo o meno con l’operazione; il Sig. Massimo si è legittimamente rotto le balle di ripianare ogni anno un centinaio di milioni, e l’appiglio del Fair Play finanziario è stato un ottimo scudo dietro il quale proteggere i propri sacrosanti interessi. Detto ciò, e vista la figura barbina dell’anno scorso con China Railways (te la do, te la do, non te la do più), non credo ci fosse la fila di pretendenti al portone di casa Moratti. Questo c’era, questo va bene. Oltretutto l’Indonesia è un Paese di 200 milioni di abitanti, con porte aperte sul resto del mercato asiatico, quindi da un punto di vista strategico la scelta è azzeccata. C’è poi la parte di Quore, della favola del Presidente-Papà, dell’Inter che appartiene ai tifosi e a nessun altro. Tutto vero e condiviso, ma temo ormai fuori tempo massimo. Vuoi vincere? Devi spendere. Vuoi spendere? Devi avere qualcuno che caccia li sordi…

Dirò di più: visto come Thohir è stato accolto e giudicato dai giornalettisti italici, mi sta già simpatico e mi pare perfettamente inserito nell’interismo ad usum mediarum. I commenti vanno dal “ma questo chicazz’è?” al “si c’ha i soldi ma son tutti del papà”,  il tutto con una ri-considerazione di Moratti che (solo adesso?) viene dipinto come dirigente bonario e illuminato, portatore di tradizione e successi, che commette il ferale errore di voler vendere allo straniero cattivo e sconosciuto. Illuminante a riguardo un pezzo apparso su Panorama (sic!) durante l’estate, che ben esemplifica le ragioni sottostanti il pianto greco dei media italiani, a forte rischio di perdere le “dichiarazioni rilasciate dal sempre disponibile Presidente all’uscita degli uffici della Saras” (for further info: http://sport.panorama.it/calcio/moratti-inter-vendita-thohir).

Invece, il fatto che l’indonesiano sia –in patria- un magnate dell’editoria e con solide entrature nella comunicazione, mi fa fare sogni bagnati sulla fine della prostituzione intellettuale.  Senza arrivare a tanto, mi accontenterei di una gestione più professionale e meno simpatttica del Club. Non voglio uno che arrivi e faccia piazza pulita prima ancora di aver capito da dove arriva il vento. Spero solo in un soggetto normalmente pensante, che valuti le persone (dirigenti in primis) in base agli obiettivi fissati e ai risultati raggiunti, con bastoni e carote da distribuire secondo misura. In altre parole: Branca e Dott. Combi tremate!

Battute a parte, mi aspetto che prenda atto del modo in cui il Club (non) ha gestito l’aspetto mediatico nel corso degli anni, evitando di celebrare a dovere i successi o i campioni che salutavano (ultimo esempio: Stankovic che saluta la curva commosso, con Sky e Mediaset Premium in pubblicità: ricordate la diretta strappa-lacrime per l’addio di Nesta, Gattuso e Inzaghi?) fornendo difese molli come il burro quando c’era da replicare a deliri ovini e negazionisti circa Calciopoli ed infine evitando di lanciare sacrosanti anatemi contro il Palazzo (arbitri e giudice sportivo uber alles) in quella ventina di circostanze annue in cui se ne presentava l’occasione.

 

LEO

A tutto ciò, nel mio delirante master plan  la risposta c’è: Leonardo. La persona, oltre a conoscere l’ambiente, è quella che meglio di tutte le altre può affiancare Mazzarri nella battaglia mediatica settimanale, riuscendo a rintuzzare polemiche e ribattere alle critiche ingiuste sempre col sorriso sulle labbra, da bravo brasiliano allegro ma non uggeggè. Il ragazzo beneficia di un talento naturale per le pubbliche relazioni – migliorato, devo ammettere, dalla decennale permanenza nella parte sbagliata della Milano calcistica. In aggiunta capisce di calcio, il che non guasta mai, ed ha buoni contatti col mercato brasiliano (Pato e Thiago Silva li ha scoperti lui, per dire). E poi potrebbe essere un primo passo per subentrare, un domani, se sarà ritenuto opportuno, all’attuale direzione tecnico-sportiva. Chiamiamolo dirigente accompagnatore, General Manager, Speaking Person, il cazzo che volete, ma portiamolo a casa.

 

SQUADRA

Passando ad una disamina tènnnnica, e posto che l’accordo con Thohir sarà chiuso a Settembre, scordiamoci di vedere Messi e Cristiano Ronaldo in campo alla prossima di campionato: qualcosa sul mercato si potrà vedere forse a Gennaio (ammesso che ci siano le opportunità). Quel che dovrebbe in ogni caso migliorare è l’appeal di una squadra che, pur essendo stata solo tre anni fa sul tetto del mondo, si ritrova oggi fuori dall’Europa e con l’ennesimo cantiere appena inaugurato: una sorta di Salerno-Reggio Calabria calcistica. In questo contesto, l’ingresso di capitali freschi, con l’ulteriore prospettiva del nuovo stadio,  può supplire alla mancanza di “vetrina internazionale” di cui invece presumibilmente godranno i nostri amati cugini (gufata buttata lì giusto perché non si sa mai…).

Attualmente siamo la squadra preferita di Artemio ne Il Ragazzo di Campagna, e cioè con interessanti prospettive per il futuro.  La buona notizia è  che sono rimasti i pochi “buoni” che abbiamo (Handanovic, Ranocchia, Kovacic e pochi altri). Quella cattiva è che i rinforzi sono più Mascettianamente parlando “rinforzini” (“nove olive di numero, mezz’etto di stracchino e un quarto di vino sfuso”): Campagnaro è un buon difensore ed è molto utile in quanto conosce Mazzarri e i suoi schemi, ma sentire Ausilio sbandierarlo come grande acquisto a costo zero mi fa un po’ tenerezza. Andreolli è una buona riserva, gli altri sono giovani e si spera cresceranno. Insomma, la squadra è discreta, ma il centrocampo manca di un altro uomo per lo meno all’altezza di Guarin e Kovacic , il solo esterno che può giocare titolare è Nagatiello (non esattamente Andy Brehme) e l’attacco è un punto di domanda a forma di legamento crociato di Milito.

In panca siede Mazzarri, visto l’ennesimo ben servito dato al Mister di turno (Stramaccioni), confermato fino a 30 secondi prima. Che dire, mi dispiace per Strama, che continuo a ritenere il meno colpevole, ma che capisco non avesse le condizioni ambientali e di serenità di giudizio per continuare l’avventura. Arriva un allenatore (altrettanto) capace, decisamente più esperto, cintura nera di chiagne e fotte che si ritrova nell’habitat naturale per affinare ulteriormente detta tecnica. Non un mostro di simpatia (per quel che importa), né tantomeno alfiere del bel giUoco (e questo per me è un pregio). Farà meglio del suo predecessore, e ci vuol poco; per arrivare a risultati degni del Biscione gli dovrà essere dato il tempo (e la fiducia) che sono mancati a tutti i successori di Mourinho. Chissà che, anche qui, il cambio di proprietà inverta questa tendenza un po’ antipatttica del voglio-tutto-subito.

Gettando un occhio agli avversari, mi pare che dopo qualche anno di calo evidente della Serie A, quest’anno diverse squadre si siano rinforzate: oltre ad una Juve già favorita e con un Tevez in più (su Llorente non mi pronuncio confessando la mia ignoranza in materia), il Napoli promette più che bene e la Fiorentina pure. Il Milan per ora si affida a Balotelli e alla dozzina di rigori di cui anche questa stagione beneficerà, ma al momento pare quello dell’anno scorso.

Morale della favola: se anche siamo migliorati (e ne sono convinto), centrare il terzo posto è alle soglie dell’utopia.

 

ETO’O

A mio parere, e facendo castelli in aria, potremmo giocarcela solo partendo a razzo da qui a Natale, magari con un Eto’o in più, e beneficiando di un mercato di riparazione gentilmente offerto dalla nuova proprietà.

Samuel sarebbe la splendida eccezione all’idea di squadra che sta nascendo (gente giovane, di prospettiva, senza eccessive pressioni nell’immediato), e insieme a Milito e Palacio garantirebbe un attacco senza pari, condizioni fisiche permettendo.  In questo l’assenza dall’Europa permetterebbe ai tre (soprattutto ai due reduci del Triplete) di dosare le forze e preparare al meglio le partite di Campionato. Vero che così avremmo investito una quindicina di milioni su Icardi e Belfodil per vederli giocare ben poco. Altrettanto vero che riuscire a conquistare la qualificazione per la prossima Champions ripagherebbe con gli interessi lo sforzo, anche a costo di mandare uno dei due giovani in prestito a Dicembre.

Come detto però, Eto’o avrebbe senso solo in caso di squadra attrezzata per il terzo posto in ogni zona del campo, e qui un innesto in mediana si impone. Nainggolan non è Matthaus, anche se Cellino lo valuta come se lo fosse, ma potrebbe essere un altro trottolino da affiancare a Kovacic e Guarin, a comporre una mediana di tutto rispetto. Cambiasso, Taider e Mudingayi sarebbero le alternative. Doveroso anche l’arrivo di un esterno “decente” sulla destra: con Isla sarei decisamente più tranquillo, con tutta la simpatia per Jonathan e la speranza di vedere in Wallace anche solo il 50% di Maicon e Dani Alves messi insieme.

Morale: Eto’o da solo non ci porta dal 5° posto (nostro valore attuale, suppergiù) al 3° buono per i preliminari. C’è da cacciare il grano. La proprietà è a disposizione? Se sì, bene, si proceda. Se no, stiamo così e godiamoci gli sperabili progressi dati dalla cura Mazzarri.

 

NIKE

Sul fronte vil danaro ottimo colpo messo a segno dal D.G. Fassone (il fiasco China Railways era in buona parte merito suo):  rinnovo pluridecennale con la Nike e quota annua che aumenta di 4 milioni, più eventuali bonus legati al piazzamento. Strappare a un colosso come quello americano un rinnovo a queste condizioni, in un momento storico buio come pochi nella vita della squadra, è senz’altro un’operazione ben condotta, che porta ad un aumento del fatturato e si spera a una maggior competitività sul mercato.

Se a ciò associamo qualche uscita delle ultime ore (Kuzmanovic? Alvaro Pereira? Schelotto?), potremmo racimolare quella decina di milioni necessaria ad almeno uno degli innesti di cui fantasticavo poco fa.

 

MAGLIA

Già che parliamo di Nike, piccolo excursus sulle maglie di quest’anno:  l’effetto collaterale del fallimento della trattativa coi cinesi è il saggio ritorno ad una seconda maglia bianca e sobria così come si conviene. Per la prima il mio giudizio è ancora in bilico: noto con piacere di essere stato ascoltato sia l’anno scorso (righe larghe!) che quest’anno (blu, non azzurro pallido!): ecco, forse il blu è un po’ troppo scuro. Lascio a persone più esperte di me (segnatamente: Valentina Regina e Giovanna Valsecchi) il sollazzo di definire l’esatta colorazione del pigmento in questione, conscio che potrebbero uscirne definizioni che si riferiscono a nazioni (Blu Cina?), professioni volanti (Blu Avio?), periodi poco illuminati delle 24 ore (Blu Notte? ), idrocarburi (Blu Petrolio?).

Tutto fuorchè colori, insomma. L’effetto è comunque un magma poco distinguibile dal nero, forse esagerato.

Infine, giusto due parole per l’esordio dei ragazzi:

 

INTER – GENOA 2-0

Buona la prima, addirittura con due gol dopo il 28’ della ripresa, e cioè in piena “zona Tafazzi” (questa la capiamo in tre, ma è meglio per tutti gli altri).

L’undici iniziale è quantomeno prudente, e con ottimi margini di miglioramento, se pensiamo che la palla gol più ghiotta (per non dire l’unica) capita a Jonathan, con un diagonale di destro fuori di poco. Qualche buona manovra, barlumi di schemi Mazzarriani  con gli interni di centrocampo a scambiarsi con le ali, alle soglie del miglior 5-5-5.

Nella ripresa i cambi alzano il livello della squadra, con Icardi a rimpiazzare un Kuzmanovic in rampa di lancio (lanciatelo ovunque purchè lontano da San Siro please) e Kovacic a dare il cambio a un Cuchu spompato. Nel frattempo Alvarez cresce risultando addirittura efficace e grintoso in più di un paio di recuperi a centrocampo, mentre Guarin corre come Furia cavallo del West cercando di nascondere il suo nulla cerebrale e riuscendoci in più occasioni. Dietro balliamo un paio di volte, complice qualche intelligente sponda di Gilardino e la potenza fisica di Kucka che Nagatiello stranamente non riesce a contrastare.

E’ proprio il nippico però a sbloccare de capoccia, insaccando da zero metri e appaiato a Palacio un cross di Johnny Guitar sapientemente deviato dal terzinaccio genoano. Nel recupero, una delle sgroppate del Guaro si trasforma in intelligente (!) assist per il Trenza che timbra il cartellino con l’ineccepibile diagonale di sinistro.

C’è trippa per gatti, c’è una base su cui lavorare, c’è il Catania domenica prossima e soprattutto la Juve a metà Settembre. Allora tutto sarà più chiaro (temo drammaticamente).

 

LE ALTRE

Vincono tutte tranne il Milan, alcune con un po’ di fatica (Juve che scopre subito l’importanza e la cattiveria agonistica dell’Apache Tevez) alcune dilagando (Napoli, Roma e Fiorentina nel posticipo). Siamo insomma in buona compagnia, speriamo di rimanerci…

 

E’ COMPLOTTO

Vincono tutte tranne il Milan, come s’è detto, atTONIto nell’ennesima replica della sempre godibile tragicommedia in scena nella Fatal Verona (gioco di parole da seconda elementare, ma ognuno fa quello che può…). Dopo averli disprezzati tante volte, complimenti ai tifosi dell’Hellas, che decidono di applaudire ironicamente Balotelli ogniqualvolta il soggetto entra in possesso di palla. Disinnescato con un pernacchione il can-can mediatico allestito a protezione del “fuoriclasse rossonero e patrimonio del calcio italiano”,  (quantum mutatus ab illo “viziato e provocatore”, collezione Inter autunno inverno 2009-2010). Esemplare a riguardo l’intervista del dopo partita a Donati, centrocampista del Verona,  che risponde così a chi, volendo forse sorvolare sul risultato, gli faceva domande sul 45 rossonero: http://www.youtube.com/watch?v=6gRFj1CiTpY

 

WEST HAM

4 punti e media inglese perfetta dopo due turni:  vittoria in casa all’esordio e pareggio a Newcastle.  COYI!

Compito: definisci il colore della maglia

Compito: definisci il colore della maglia

ALTRO GIRO ALTRO REGALO

CAGLIARI-INTER 2-0

Come se nulla fosse successo, prosegue virtualmente la partita di settimana scorsa con l’Atalanta.

Cambia l’avversario, cambia lo stadio. Costanti la nostra sconfitta, a dispetto di una prima ora giocata decorosamente, gli errori arbitrali e la nostra ormai endemica incapacità di reagire al primo soffio di vento contrario. Il tutto detto senza il minimo intento polemico (anche perché è la verità).

I nostri iniziano benino, colpendo un palo dopo una bella combinazione Rocchi-Cambiasso, e mostrando un Alvarez insolitamente intraprendente ed un Guarin che invece insiste a mostrare la sua versione più indolente e distratta: davvero odioso il colombiano nel palesare i suoi peggiori difetti e nascondere i suoi (non innumerevoli) pregi.

Durante la partita insistevo nel chiedermi quale altra “piccola” avesse l’ardire di insistere così tanto nel buttarsi in area tentando di strappare il rigorino contro una (cosiddetta) “grande”. Poco importa il fatto che Ibarbo venga agganciato a cavallo della linea di rigore in uno dei centordici tentativi del Cagliari: fatto sta che il carpiato di Pinilla è parso ai miei occhi il classico rigore che premia l’intenzione e la perseveranza.

A parti invertite, ovviamente, l’arbitro, non sapendo decidere se punire col giallo o col rosso l’atterramento di Rocchi al limite dell’area, optava salomonicamente per lasciar correre, non fischiando nemmeno il fallo.

Siamo ormai alla totale mancanza di rispetto che, come detto, necessiterebbe di gesti eclatanti da parte della squadra. La cosa, oltretutto, ci farebbe anche gioco: non ci serve a niente arrivare sesti per dover ricominciare la preparazione a inizio Luglio, quindi: schieriamo i ragazzini e perdiamo tutte le ultime 6 partite. Almeno avremmo l’alibi di aver perso perché giocava la Primavera, visto che l’andazzo con la prima squadra non è così diverso (in Campionato siamo a 4 sconfitte nelle ultime 5 partite…) .

Il paragone con il piano inclinato (http://www.bausciacafe.com/2013/04/15/cagliari-inter-2-0-avete-presente-la-teoria-del-piano-inclinato/ ) calza alla perfezione, e dal rigore in poi i nostri passano dal calcio sufficientemente ruminato alla auto-flagellazione con profezie auto-avverantisi (“visto che siamo sfigati? Visto che ce l’hanno tutti con noi? Non ce la possiamo fare, moriremo tutti”).

Facile a quel punto per il Cagliari maramaldeggiare, raddoppiando ancora con l’ingrato Pinilla (portato in Italia dall’Inter e poi girato a mezza Italia, dove giustamente non ha mancato di impallinarci più volte) e sfiorando il triplone con Ibarbo che centra la traversa da 5 metri.

Nel pugilato sarebbe stato KO tecnico dopo il rigore. Asciugamano a terra e spugna gelata sulla testa. Se l’ammazzi fai pari.

Per non farci mancare niente, perdiamo altri due pezzi (Gargano e Nagatomo, “già” tornato in campo dopo un paio di mesi e ri-rotto in 7 minuti),  ritrovandoci con la formazione ultra-obbligata per il ritorno di Coppa Italia di mercoledì con la Roma (2-1 teoricamente recuperabile, ma che già puzza di ennesima dimostrazione di impotenza).

Il Mister ha nel finale la bella idea (sono sarcastico) di inserire Samuel in versione ariete d’area invece che far entrare il giovane Forte della Primavera: Strama, ma se non lo fai entrare manco sul 2-0 per loro e fai giocare uno stopper in attacco, che cazzo l’hai convocato a fare ‘sto povero ragazzo?

Detto ciò, mi è bastato sentirgli spiegare l’importanza e la gravità dell’infortunio a Gargano (avessi detto Messi) per capire che lui la squadra la conosce e sa perfettamente chi può dare cosa. Morale: a mio parere, per diversi motivi (non ultimo quello economico), dovrebbe essere lui a iniziare –e finire- la prossima stagione.

Il tutto, nella speranza di una strategia un po’ meno pressapochista di quella vista negli ultimi tre anni, e con una Società finalmente all’altezza della situazione.

LE ALTRE

Ormai ci ha passato anche la Roma e stazioniamo al sesto posto, in attesa di vederci superare anche da Catania & Co. Meno male (e lo dico senza scherzare) che abbiamo già 50 punti e la salvezza è garantita. Nel triste gioco del gufaggio, ora spero che la Fiorentina riesca a prendere il Milan e rompere le uova nel paniere ai cugini, ma la vedo molto molto dura.

E’ COMPLOTTO

Qui avrei da scrivere per ore, viste le reazioni scomposte alla solenne verità detta, ribadita ed al momento non ancora smentita dal nostro Presidente. In particolare, il commento di Sconcerti a queste dichiarazioni è quanto di più negazionista e giustificazionista ci possa essere, con frasi epiche quali “Perderebbe spesso comunque”, come a voler negare perfino il diritto di far notare i ripetuti errori arbitrali perché tanto siete una manica di impediti, o la sibillina “Chi sono i mandanti? Chi sono gli operativi? Si sa almeno di un sospetto reale? Si ha una piccola prova?”. Domande che arrivano dallo stesso giornalista che, dopo le condanne a Moggi in primo grado disse (sentito con le mie orecchie) “Ho più volte pensato e forse anche saputo che Moggi faceva cose strane”. Quel che (non) mi meraviglia è proprio questo: stupirsi del fatto che la stessa squadra che solo pochi anni fa ha “beneficiato” di una conventio ad excludendum adesso avverta di nuovo gli stessi segnali. Quel che si riceve in cambio sono critiche volutamente fuorvianti, riassumibili nella succitata frase “Perderebbe spesso comunque”. Oppure “mi sembra che i limiti della squadra siano decisamente più evidenti degli errori arbitrali”, accusando neppure troppo velatamente l’Inter di non guardare agli scempi compiuti sul campo e sul mercato negli ultimi anni, e dimentichi del fatto che Strama dopo ogni partita sottolinea le grandi difficoltà della sua squadra, a prescindere dalle malefatte dei fischietti italici.

Io non posso che ribadire quando detto millemila volte: non c’è nemmeno bisogno dell’associazione a delinquere. Il tutto è estremamente umano e chiaro: se vuoi far carriera e stare tranquillo, nel dubbio (e anche oltre, come visto) stai dalla parte di quelli forti. E quelli forti, nostro malgrado, hanno “la divisa di un altro colore”. Non solo: noi abbiamo l’apparenza della squadra forte e potente, ma l’essenza della più impalpabile delle provinciali, prestando così perfettamente il fianco a tante “prove di personalità” di arbitri che possono fingersi coraggiosi nel danneggiare la grande di turno, purché a strisce nerazzurre.

A me pare di una chiarezza cristallina, ma si sa, sono il solito complottista.

WEST HAM

Altro utile pareggio fuori casa contro i colleghi di pianerottolo del Southampton: le acque del centroclassifica non sono mai state tanto placide.

Una scena ormai quasi settimanale: giocatori interisti increduli intorno all'arbitro. In area di rigore.

Una scena ormai quasi settimanale: giocatori interisti increduli intorno all’arbitro. In area di rigore.

GERVA, SEI UN PO’ UNA MERDINA

INTER-ATALANTA 3-4

Incredibile (per gli altri) ma vero.

Del resto, nella settimana che ha visto la scomparsa del povero Presidente bergamasco Ruggeri, quale occasione migliore per passare da buoni samaritani, dando il la alle retoriche dediche a chi ci segue da lassù, e al suo intervento provvidenziale nello scacciare la minaccia all’ultimo secondo di partita.

La nostra accozzaglia di gente bollita o mediocre ce la mette tutta per avere ragione degli orobici e, di riffa o di raffa, pare pure riuscirci, finché non si arriva alla frase che funge da titolo (in realtà andrebbe pronunciata con la cadenza italo-elvetica del buon Rezzonico, al minuto 3.35 del seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=VgEIo-04GiE) .

Se l’1-0 di Rocchi, nella modalità e per il peso specifico quasi nullo della partita, mi aveva ricordato un dignitosissimo Marco Ferrante in un’Inter-Udinese di più di dieci anni fa, a fine partita la memoria va ancora più indietro: 1997 (credo), ultimo gol di Berti in nerazzurro che ci porta sul 3-1 in casa contro la Samp, con Montella che poi si incazza e ci fa perdere 4-3.

Ieri però c’era la succitata merdina, ultimo bagolino di una stagione disseminata di sterco ovino, sotto forma di rigori non dati da una parte e gentilmente omaggiati dall’altra. Una squadra con mille difficoltà, senza centrocampo, con una tenuta fisica raccapricciante soprattutto nei suoi attaccanti (infortunati 3 su 3 dei teorici titolari, due terzi dei quali spremuti oltre la lecita decenza stante l’insussistenza di alcun piano B), ha già sufficienti difficoltà ad avere ragione di una onesta ma modesta squadra che lotta per la salvezza. E poiché la tenuta mentale è strettamente collegata allo stato fisico generale, ecco che quell’episodio è davvero cruciale, chè riapre una partita in qualche modo messa in sicurezza (doppietta di Alvarez e gol di uno che non segnava da più di un anno… ho detto tutto) e fa saltare definitivamente i nervi a tutti i nostri. Non volerlo vedere, e condannare l’Inter dicendo “va beh ma anche contando il rigore vinceva comunque 3-2” vuol dire non capire nulla di (psicologia applicata al) calcio o, peggio ma più probabile, non voler capire.

Vero che allenatore, calciatori e dirigenza nel dopopartita sono monocordi nel sorvolare sulle proprie colpe e nell’insistere sulla direzione dell’arbitro, ma c’è poco da fare: questo è quel che ti capita quando non conti un cazzo in Serie A, quando hai un nome da grande squadra ma lo stesso spessore di uno zerbino, che chiunque può calpestare sapendo che nulla gli capiterà.

Il riferimento al girone intero trascorso senza avere un rigore a favore è legittimo anche se forse fuorviante (ieri  Ranocchia e Rocchi sono stati sodomizzati su un paio di cross, ma purtroppo i nostri occhi sono abituati a ben di peggio); la polemica incredulità per il rigore fischiato all’Atalanta (con Denis che va a battere il calcio d’angolo ignaro del regalino che gli sta arrivando) è invece sacrosanta, ed andrebbe personalmente fatta seguire da azioni concrete: col Cagliari (e perché no, fino a fine stagione visto che ormai non c’è niente da perdere) si schieri la Primavera, iniziando con anni di ritardo quella guerra alle istituzioni che avrebbe dovuto iniziare dopo il 2006 e che si è colpevolmente deciso di non perseguire, con i risultati che vediamo sotto i nostri occhi. Si è a torto pensato di fare buon viso a cattivo gioco, visto che negli anni seguenti si è vinto e si è preferito non provare a “stra-vincere”. Si è  pensato che il risultato del campo bastasse ad acquisire credibilità e soprattutto rispetto presso classe arbitrale, Lega e Federazione.  Dire 7 anni dopo che “non si crede alla buona fede degli arbitri” è la scoperta dell’acqua calda per quanto mi riguarda, ma soprattutto significa chiudere la stalla quando i buoi sono altro che scappati. Anche perché millemila altre volte abbiamo visto uscite a caldo del Signor Massimo venire annacquate -quando non smentite- nei giorni successivi, preparando il terreno a panzane del tipo “torti e favori alla fine si compensano”. Qui non si compensa un cazzo. Qui si va avanti ad esser presi per il culo: cercare quantomeno di non essere complici di questo sollazzo sarebbe il minimo per una Società che voglia dirsi capace e dotata di intelletto e amor proprio.

 

LE ALTRE

Riusciamo a buttare l’ennesima occasione, in vista del Derby del Cupolone da giocarsi e stante il pareggio tra cugini e Viola che ci porta a perdere un punto anziché guadagnarne due su entrambi.  L’addio al terzo posto pare ufficialmente sancito, anche se non ancora matematicamente certo. E’ giusto così, perché la nostra scarsa qualità non merita di essere premiata aldilà dei nostri meriti. Vederla punita oltre i nostri demeriti è però inaccettabile.

 

E’ COMPLOTTO

Oltre al sarcasmo con cui vengono prese le dichiarazioni dei nostri nel dopo partita, (Crosetti in primis, che continua a dimenticare che anche prima del 2006 si dicevano le stesse cose), fa specie l’assenza di un bello specchietto riepilogativo dei torti lamentati dall’inter che –sulla fiducia- immagino assai più corposo delle veline di volta in volta sventolate dal Geometra Fester (attendiamo aggiornamento dopo la direzione dadaista di Tagliavento, quella sì negativa in toto e non solo contro una squadra).

Interessante nel frattempo l’evoluzione del fenomeno-Balotelli,  a partire dalla “leggerezza” della sigaretta fumata nel cesso del treno e riportata come una sostanziale goliardata dai media italici, con tanto di foto-simpatia di Galliani con cappello da capotreno. Il tutto come degno seguito della foto del trio delle creste sdraiato sui portabagagli solertemente fatto diventare tormentone mediatico sui siti di ogni colore e spessore.

Il nostro ha poi fatto di meglio in campo, prendendosi la classica ammonizione “alla Balotelli” (cioè da minus habens calcistico quale è sempre stato), impedendo di battere un calcio di punizione a metacampo, e poi regalando un “cazzo guardi?” all’arbitro di turno che lo osservava sfancularsi con Viviano a fine partita.

Attendo il solerte Tosel ricordando l’espressione provocatoria e il tono indimidatorio di Guarin e Ranocchia…

 In questo contesto ho trovato incredibile, nel vero senso della parola, un articolo di Panorama (anche l’orologio fermo 2 volte al giorno segna l’ora giusta) in cui viene acutamente descritta la parabola mediatica del Bresciano Nero, passato dall’essere il “teppa “ che se le va a cercare e va rieducato, all’orgoglio di una nazione ed esempio per le nuove generazioni.  (For further info: http://sport.panorama.it/calcio/Balotelli-Time-razzismo-Milan-nazionale?fb_action_ids=10200874613572452&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582)

Il fatto che l’articolo stesso non sia firmato mi fa pensare a imminenti casi di lupara bianca in redazione…

 

WEST HAM

Punto tripallico ad Anfield Road contro il Liverpool e media inglese rispettata.

Mi pare la versione 2013 dell'immortale "io me ne vado, ma lei si vergogni!"

Mi pare la versione 2013 dell’immortale “io me ne vado, ma lei si vergogni!”

 

 

THIS IS A SHOWDOWN

INTER-BOLOGNA 0-1

Se c’era bisogno di un’ulteriore conferma del fallimento totale della ricostruzione nerazzurra, eccola pronta e servita come un fumante piatto di sterco. Ennesimo primo tempo di nulla cosmico, che riusciamo inopinatamente a chiudere in pareggio, e “pera” subita da un redivivo Gilardino a metà ripresa, dalla quale tentiamo vanamente di riprenderci con un ammasso di palloni calciati alla cazzimperio nella loro area di rigore.

La nostra coppia difensiva si conferma insuperabile nei recuperi prodigiosi ed apparentemente disperati, ed altrettanto fallace quando comodamente schierata a protezione del proprio portiere, producendo “buchi” e amnesie ormai troppo frequenti per poter essere casuali. Il centrocampo, chettelodicoaffà, è il solito miscuglio di inetti, minus habens e giunture claudicanti, mentre Palacio, solo là davanti, è ad un passo dal chiedere l’accanimento terapeutico.

La ripresa vede Fantantonio subentrare al giovane (e per questo incolpevole) Benassi, col risultato di aumentare il tasso tecnico sulla nostra trequarti, e con esso il rimpianto di non avere un centravanti degno di tale nome che possa almeno far finta di rincorrere le sporadiche perle di saggezza in salsa barese. Un paio di miracoli del portiere rossoblù nel concitato (ma nemmeno tanto) finale, fanno il resto.

Come direbbe Maurizio Milani, “il pezzo è finito qui, è completo”. Temo però sia necessario un momento di riflessione generale: in un periodo che ci vede senza Governo, senza Papa, con l’Europa che continua a domandarci sacrifici e con le solite difficoltà ad arrivare alla quarta settimana, la vera angoscia è data dalla sempiterna e ormai cronica CrisiInter.

Utilizzando quel che a livello aziendale verrebbe definito come approccio bottom-up, è ovvio che le responsabilità più visibili, e avvertibili quasi a livello epidermico, sono dei giocatori. Lo scempio cui i nostri occhi si stanno pericolosamente abituando è provocato da quell’accozzaglia di bipedi, buona parte dei quali indegni di vestire la maglia con i colori del cielo e della notte.

Subito dopo però, occorre soffermarsi con attenzione sulle maledizioni che su ciascuno di essi piovono copiose da tribune e poltrone di casa, riassumibili nel concetto “vai in culo te e chi ti fa giocare”. E qui il riferimento non è tanto al Mister, su cui tornerò tra poco, quanto a chi quei giocatori li ha scelti, spesso stra-pagandoli, convinto che potessero essere “da Inter”. Facile adesso dar contro a Branca ed in subordine Ausilio, chè se la soluzione fosse così facile, basterebbe pigliare il Pantaleo Corvino di turno, ed avremmo invertito la rotta. Il problema è purtroppo più articolato, né dimentico che il Cigno di Grosseto è quello che ha permesso i colpi di Cambiasso a parametro zero, Julio Cesar e Maicon a 4 lire, Samuel  e Sneijder, etc. Difficile quindi che la stessa mente, da sola, possa passare da simili operazioni a minchiate quali Alvarez, Rocchi o Zarate (just to mention a few…).

Il grosso del problema risiede in quella funzione aziendale, ma non coincide necessariamente con chi oggi quella funzione la sta occupando. Finché il Direttore Tecnico e/o Sportivo sono solo l’Ufficio acquisti dell’umore del Presidente, saremo sempre in balìa dei desiderata del Signor Massimo. Ripeto per l’ennesima volta il meccanismo che ha portato l’Inter a vincere tanto nel lustro d’oro 2006-2011: Il Pres si fida ciecamente dell’allenatore di turno (Mancio prima, Josè poi) e sostanzialmente dice a Branca (& Oriali ai tempi) “Prendete quelli che vi dice lui”. Ovvio che nessuno è infallibile (Cesar, Maniche, Amantino Mancini e Quaresma sono esempi lampanti), ma il grosso degli acquisti è stato azzeccato e lo squadrone si è formato solido e granitico nel corso degli anni. Da Giugno 2010 in avanti abbiamo avuto la conferma (non richiesta invero…) della lezione NON imparata, e si è continuato a navigare a mestruo alternato, con le conseguenze che si vedono oggi.

Finché non si avrà una dirigenza (uno-due persone, non di più) che in buona sostanza ci-capisce-di-calcio e che sa come costruire una squadra, magari di concerto con l’allenatore, questa situazione non cambierà. Potrebbe arrivare l’Italo Allodi del 2015, ma se non gli verrà dato modo di lavorare in autonomia, con un piano triennale al termine del quale deve rendere conto alla presidenza dei risultati raggiunti o mancati, è anche inutile far lo sforzo di andare a prenderlo (ammesso che esista).

In tutto ciò, arrivo a parlare dell’allenatore che, con l’eccezione di Gasperini e forse di Benitez, non ho mai considerato IL problema dell’Inter post-Triplete. Anzi, con l’andar del tempo la qualità media della squadra è progressivamente calata, e quindi il materiale umano da assemblare per arrivare ad un risultato quantomeno decente si è via via impoverito. Stramaccioni personalmente, e al netto degli errori che pur commette, continua a sembrarmi la scelta migliore, considerata l’età, l’ingaggio, l’approccio (fin troppo) aziendalista e l’impatto mediatico.

Morale, il cocktail di farmaci da somministrare al malato è a mio parere il seguente:

1)      Assunzione di responsabilità di Moratti, che giubili la direzione tecnica attuale, e che, presentando il nuovo Direttore Tecnico, gli affidi pubblicamente la responsabilità di acquisti e cessioni, di concerto con l’allenatore (da confermare) e fissando “solo”  il vincolo del budget a disposizione. Su questo specifico punto, credo sia inevitabile un giudizio gravemente negativo al Direttore Generale Marco Fassone, l’uomo dello Juventus Stadium che, non so in che misura, ha comunque sul gobbone la trattativa avviata e mai conclusa con il fantomatico socio cinese.

2)      Questo, e cioè l’ingresso di un socio di minoranza, è un altro punto imprescindibile. Moratti, in maniera più che legittima, non vuole più spendere come fatto in passato, ma, al tempo stesso, credo sia consapevole che applicando alla lettera le regole del Fair Play finanziario non si va lontano nel breve-medio termine. Occorrono capitali freschi che possano permettere acquisti di qualità, necessari in misura nemmeno troppo eccessiva per tornare competitivi in Italia.

3)      La conseguenza dei punti 1) e 2) dovrebbe sperabilmente portare ad una “mira” migliore in termini di acquisti. In un’epoca di budget alquanto ristretti, è necessario, se non vendere bene (cosa che è ormai acclarato essere aldilà delle nostre capacità), quantomeno acquistare a colpo sicuro spendendo “il giusto”. Nel tragico giovedì di Europa League, che per fortuna ad inizio stagione ho spocchiosamente deciso di non commentare, ho visto in campo 35 milioni di cartellino buttati nel cesso (Alvarez 12 + Alvaro Pereira 12+ Kovacic 11). So che il paragone è ingeneroso per il giovanissimo Kovacic, ma il problema è lampante: non solo vendiamo male; compriamo pure peggio! Un conto è spendere 10 milioni per Nagatomo e Guarin (buoni giocatori, non campioni, ma nell’Inter ci possono stare), un altro è spendere la stessa cifra per chiaviche sesquipedali come Alvaro Pereira o promesse mai mantenute come Alvarez.  Alla fin della fiera, abbiamo una qualità di giocatori pienamente allineata con il ridimensionamento in atto (e pure di più), senza che questo produca apprezzabili risultati sul piano dei conti, dato che non basta ridurre il monte ingaggi per farli tornare. Vero che il costo del cartellino viene ammortizzato in più esercizi, ma i soldini dal salvadanaio escono ugualmente, e ce n’è quindi di meno per comprare gente “seria”. A livello puramente teorico, i soldi risparmiati dagli acquisti sbagliati sarebbero (stati) sufficienti per comprare un attaccante of the madonn tipo Dzeko o Rooney (che se sono sani di mente non verranno mai nel campionato italiano, ed ancor meno all’Inter).

4)      Le ultime uscite ci hanno dato la certezza che c’è purtroppo poco da tenere della rosa attuale. Facile dire che così si butta il bambino con l’acqua sporca, ma la verità non è lontana da questa considerazione: da confermare, e quindi a mio giudizio titolari per il prossimo anno, ci sono Handanovic, Ranocchia e Juan Jesus, Nagatomo, Guarin e Palacio. Da valutare, o in alternativa come rincalzi, metterei Cassano, Kovacic, Kuzmanovic, Gargano, Schelotto. Tutto il resto al miglior offerente (if any) o al macero.

Capitolo a parte sui senatori: personalmente terrei Cambiasso, che utilizzato con parsimonia è ancora il miglior centrocampista in rosa, e Zanetti con lo stesso accorgimento nell’utilizzo (per intenderci, non più di 90’ a settimana, nemmeno sempre). Per tutti gli altri (Chivu, Samuel, Milito, Stankovic) odi perenni e ringraziamenti sempiterni, ma purtroppo siamo al capolinea.

5)      Tutto ciò va fatto avendo piena consapevolezza che a campione che esce (usurato, lento, cigolante, ma sempre campione), deve corrispondere un elemento di pari valore in entrata. Dove per “pari valore” non intendo ovviamente le copie ringiovanite di 5 anni dei suddetti, ma nemmeno le ciofeche inanellate nelle ultime campagne acquisti. Purtroppo questa è la parte più difficile del lavoro, perché si è visto quanto sia difficile (per tutti, per noi ancor di più) individuare giocatori che possano davvero essere considerati “una sicurezza”. Il facile ritornello “Ma perché Stramaccioni fa giocare i vecchi e non mette dentro i ragazzi della Primavera, lui che li ha allenati e che ci ha vinto tutto?” trova il suo controcanto nella triste constatazione che questi ragazzi, nella loro quasi totalità, non sono all’altezza di giocare in Serie A, e che, quand’anche lo fossero, hanno bisogno di una squadra ben organizzata e vincente, per poter essere inseriti in maniera indolore se non addirittura proficua: nel 2009 Santon pareva essere il nuovo Facchetti, ora a 23 anni gioca nel Newcastle (non nel Barcellona). Detto che da noi non farebbe peggio di Pereira, un conto è sparare proclami, un conto è conoscere davvero i giocatori che hai a disposizione. Se Strama ha sostanzialmente abiurato al progetto-giovani un motivo ci sarà, a meno di non andar dietro a fantasticherie da spy story e clan del asado. Qui c’è da comprare 5 o 6 titolari, tra cui in ordine sparso un centravanti da 20 gol, un regista che abbia almeno il diploma di Geometra, un altro numero 8 di corsa e qualità ed un esterno di attacco che si alterni o affianchi Palacio. Trovarli non è facile, e farlo a costi contenuti ancor meno. Ma esserne consapevoli è il primo passo per progredire.

 

LE ALTRE

Nella classica giornata di cacca, vincono solo Juve e Milan: gobbi che in sostanza vincono il Campionato con 2 mesi di anticipo e Milan che arriva a insidiare il secondo posto a un Napoli che ancora una volta cade sul più bello (Chievo vera e propria bestia nera degli azzurri). La Viola batte la Lazio a Roma e ci supera, relegandoci al 5° posto in coabitazione proprio con gli aquilotti romani. Terzo posto a 4 punti, e le inquietanti analogie con la stagione scorsa si fanno sempre più pressanti. Se questo dovesse essere l’andazzo, e visti gli effetti devastanti dell’Europa League sui nostri, giocherei a perdere ed arrivare 7°, concentrando le ultime stille di energia sulla semifinale di Coppa Italia contro la Roma (2-1 da cercare di ribaltare), attualmente l’unico plausibile traguardo alla nostra portata.

 

E’ COMPLOTTO

Niente da dire, se non che le concomitanti sconfitte del Napoli (a Chievo in campionato, e contro il Vitoria Plzen in Europa League nel turno precedente, per un complessivo 5-0) non fanno nemmeno la metà del rumore dei nostri (ahimè frequenti) capitomboli.

C’amma fa’…

 

WEST HAM

Weekend di FA Cup. A day off for the lads.

Ranocchia centravanti nell'ultimo quarto d'ora dà la misura di come stiamo messi...

Ranocchia centravanti nell’ultimo quarto d’ora dà la misura di come stiamo messi…

EVERYTHING IN ITS RIGHT PLACE

CATANIA-INTER 2-3

Così come all’andata sono in gita di piacere (allora Firenze, ora Berlino) ed il precedente è scaramanticamente azzeccato. Parto infatti dall’Italia con poche ma granitiche certezze: 1) passerò tre giorni a parlare come Sturmtruppen (cazzen, è tarden! andiamo a mangiaren?) ; 2) ammorberò mia moglie imitando l’urlo di Zio Bergomi nel 2006 (“Andiamo a Berlino!!”); 3) col Catania non vale neanche la pena di guardarla, chè tanto pigliamo mazzate.

I messaggi ricevuti via cellulare all’inizio mi davano tristemente ragione, ma il terzo “buuuuzzzz” proveniente dal giaccone cambiava qualcosa. Mentre estraevo il blebberri pensavo a voce alta “Ecco il terzo fischione del Papu Gomez”, e invece i miei occhi increduli leggevano “Alvarez al 6° s.t.”. Non potevo fare a meno di rispondere citando beffardamente l’ottimismo fideistico di Scarpini* in simili occasioni, e cioè “Andiamo a vincerla!”. Il 99% di me ragionava esattamente come il Paul di Febbre a 90° (“fanno il gol solo per farci sperare  ancora e poi pigliano il 3-1 in contropiede”) mentre l’1% di me pensava alle bellissime rimonte da 2-0 a 3-2, cui pure Nick Hornby ha dedicato pagine godibilissime.

Mentre un taxista più lento del succitato Alvarez riusciva nella titanica impresa di raggiungere l’aeroporto in tempo per il nostro volo, il Trenza decideva che era ora di pareggio. E se lì il mio self control riusciva in qualche maniera ad avere il sopravvento, nulla poteva quando, ormai stanco e soddisfatto per un pareggio raggiunto in rimonta, controllavo distratto un’ultima volta il cellulare prima di salire a bordo: il commento da cavernicolo “E Andiamo!!”, garbatamente espresso con voce roca e rotta dalla tensione, era sagace e puntuale al punto da far sospendere per un qualche secondo di imbarazzato terrore il quartetto di pubescenti ispanici armati di Ukulele che stava allietando l’attesa di noi passeggeri.

Non posso ovviamente dilungarmi in disamine tattiche, se non di riporto: par di capire che, con Stankovic presente, la squadra abbia avuto almeno un piede pensante sui 22 in campo. Piedi che diventavano tre con l’ingresso del Cuchu (dico tre dopo aver visto la volée –di destro- finita fuori di un cm nel convulso finale).  In compenso Alvarez, nonostante il gol di testa, resta un oggetto fallato, non essendo possibile per un giocatore di Serie A (ma nemmeno di Seconda Categoria) non tirare dal limite dell’area con la porta spalancata davanti, solo perché la palla non è sul tuo piede preferito. Poi la boccia può colpire l’omino delle bibite in curva, ma –Cristo– devi tirare! Propongo la crocifissione in spogliatoio, pena dalla quale invece dispenso Juan Jesus, molto più che ingenuo nel primo gol ma patrimonio da sgrezzare e su cui lavorare: fisico e piede non mancano, occorre qualcuno che gli insegni l’intelligenza (hai detto niente…).

L’analisi complessiva vede una squadra di psicolabili, numericamente e qualitativamente appena sufficienti per raggiungere la decenza, nella quale un giocatore tra il buono e l’ottimo come Palacio riluce manco fosse il miglior Messi. Ottimo il Trenza, ci mancherebbe altro, ma resta il fatto che dipendiamo dalla sua forma e dagli estri da Cassano, come visto non sempre controllabili.

Giovedì temo mazzate ancor peggiori dei presagi di ieri, con una gita a White Hart Lane e con Bale&Co. pronti alla festa.

LE ALTRE

Juve e Napoli si fanno male solo a manate e cazzotti (vedasi Cavani e Chiellini) ma per il resto chiudono con un pareggio che fa molto più comodo agli ospiti che ai padroni di casa. I quali peraltro devono iniziare a guardarsi alle spalle: culo e arbitri possono molto più di quanto non si creda, e se le strisce della maglia sono quelle giuste capita di giocare 75’ su 90 in vantaggio e con un uomo in più (Rizzoli “una carezza in un pugno” docet).

Detto ciò, Roma e Fiorentina vincono pur soffrendo e la caccia al terzo posto si conferma assai affollata. Ricordo, più per sfizio che per reale speranza, che arrivando a pari merito col Milan, saremmo davanti noi. So che sembra incredibile, ma i Meravigliuosi sono solo a un punto di distanza da questa massa di rebambiti che tanto forte ci fa battere il cuoricione.

E’ COMPLOTTO

Avendo appreso solo in terra teutonica della nuova Cassanata, non posso che abbozzare e sostenere una volta di più il mio allenatore che (molto meglio del mio Presidente) ha commentato la notizia ponendo l’accento non sulla cosa in sé (cose così negli spogliatoi ne succedono ovunque e da sempre) quanto sulla fuga di notizie, ennesima conferma dell’eccessiva permeabilità dello spogliatoio nerazzurro, nel quale evidentemente  “qualcuno non vuole il bene dell’Inter” per dirla col Mister. La critica per una volta non va certo ai giornalisti, che vanno a caccia di notizie e in buona sostanza fanno il loro lavoro, ma proprio ai nostri che, evidentemente, ancora non hanno capito che è proprio da atteggiamenti del genere che nasce quel (poco) rispetto per la nostra società, che può tranquillamente essere usata come scendiletto senza timore di reazione alcuna.

E se a ciò aggiungiamo il totale fraintendimento del Signor Massimo (che non punta il dito contro “il giuda”, ma sul fatto che “è proprio la lite che non deve succedere”), capiamo quanto l’essenza del problema continui a sfuggire ai piani alti dell’illuminata dirigenza. Che poi il Pres finisca per assolvere Cassano, dandogli dell’artista e in una certa qual misura perdonando a lui ciò che ad altri non sarebbe permesso, la frittatina è fatta: ennesima occasione per sostenere il nostro allenatore agli occhi della squadra buttata nel cesso, ed ennesimo assist alla marmaglia mediatica per poter ricamare sul Moratti troppo buono, troppo “papà” coi giocatori e troppo poco vicino ai suoi allenatori.

Ma le mie caste orecchie, ed i miei stanchi occhi, hanno anche dovuto –o, forse masochisticamente, voluto- sorbirsi la presenza del Geometra Galliani alla Domenica Sportiva, a cui mancava poco che tutti i presenti baciassero la mano inginocchiandosi sui ceci, tale era la riverenza data … senza nemmeno essere a Mediaset!

Ecco a cosa ha portato il Berlusconismo ed il conflitto di interessi mai affrontato in Italia: al fatto che un dirigente calcistico di dubbie capacità, ma circondato da un’aura mediatica iperglicemica, venga trattato come Dio in terra dalla rete televisiva che teoricamente dovrebbe essere diretta concorrente dell’impero mediatico casualmente detenuto dal presidente del geometra in questione.

Non è nemmeno più prostituzione intellettuale dato che, come già dicevo poco tempo fa, quella almeno comporterebbe una dazione in danaro o altra utilità. Qui si “lecca” a prescindere, un po’ perché così fan tutti, un po’ perché non si sa mai, finendo per far fare la figura del modesto e dell’uomo di buon senso proprio al creatore di cagate tipo “Creste Rossonere”, “Club più titolato al mondo” o “Quattro due e fantasia”.

Tornando a bomba: tema della serata, il settore giovanile del Milan (aridaje!), reduce dai fasti del Torneo di Viareggio (finale persa per 3-0 contro l’Anderlecht). Splendido Zio Fester quando risponde al Civoli adorante (ma Civoli una volta non era interista?) di aver fatto di necessità virtù col settore giovanile, stante il Fair Play finanziario, e di non sapere se la loro esperienza con il Settore giovanile potesse essere da esempio per gli altri Top Team italiani. Anguilloso quando fa fare agli altri il lavoro sporco di adombrare dubbi sull’età dei rivali belgi “che in effetti sembravano degli uomini fatti e finiti, ma non ci sono le prove quindi non si può dire niente” (ma intanto è stato detto…) e infine vomitevole, in buona compagnia s’intende, quando annuncia urbi et orbi ciò che va cianciando da due settimane, e cioè che Allegri sarà il supervisore di tutti gli allenatori delle giovanili, i quali dovranno seguirne il modulo ed i metodi di allenamento, senza che nessuno osi dire “sì questo lo sapevamo”.

Anzi, proprio Civoli si sorprende, ripetendo più volte “Beh ma questa è una notizia! Ci sta dando una notizia!”. .. e io, vecchio illuso, che pensavo che il cuore nerazzurro di Civoli se ne venisse fuori con la frecciatina del tipo “Chissà come sarà contento Inzaghi, allenatore degli Allievi, di dover prendere ordini da Allegri”. Invece tutti zitti e proni, con il solo Gene Gnocchi a buttar lì la battuta  al giovane del Milan (premiato come miglior giocatore a Viareggio) che aveva incautamente apostrofato il geometra come “Signor Galliani”: “Guarda che lui è il DOTTOR Galliani” è rimbombato nello studio, in un silenzio orrendo, senza che nessuno dicesse niente, e con Zio Fester a fare il finto modesto , della serie chiamami pure come vuoi che per me è lo stesso… con la piccola differenza che lui Dottore non lo è… Dettagli, of course.

WEST HAM

Sbanchiamo il Britannia Stadium , vincendo 1-0 con lo Stoke City e raggiungendoli in classifica al decimo posto. Up the Hammers!

Vittoria di Trenza

Vittoria di Trenza

* Io che calcisticamente sono un pessimista nato, non sopporto questa fiducia evidentemente mal riposta da Robertone Scarpini nei nostri labili giocatori. Per gli auspici andati a buon fine in un Inter-Samp, un Inter-Palermo o un Catania-Inter, in 10 anni di radiocronache l’ho sentito toppare ennemila volte gli scongiuri di rimonta. Celebre, e il Signor Carlo lo ricorderà, l’urlo disumano dopo il gol dell’1-4 segnato da Recoba a Parma in un quarto di finale di Coppa Italia: “Gol! Riaperta!! E adesso facciamo il 4-2 e al ritorno a San Siro vinciamo 2-0 e passiamo il turno!!!”. Per la cronaca, l’andata finì 6-1 e al ritorno il pullman dell’Inter venne colpito da una molotov (http://www.repubblica.it/online/sport/coppauno/molotov/molotov.html ).

TUTTO GIA’ SCRITTO

SIENA-INTER 3-1

Quando le cattive sensazioni iniziano vedendo le facce dei giocatori avversari scorrere sullo schermo a inizio partita, non è mai un buon presagio. Chi come me è cronicamente affetto da malattia calcistica, riconosce ormai il 95% della fisiognomica dei calciatori di Serie A, abitanti di quel girone dantesco che stagione dopo stagione mi ruba tranquillità e serenità, dandomi in cambio bile a ettolitri e gioie in dosi da consumo personale.

La testa pelata e bitorzoluta di Rosina e l’abbronzatura perenne di Vergassola sono ormai note ai miei occhi, ma il volto sorridente di Innocent Emeghara proprio non l’avevo mai visto. Centravanti titolare del Siena, al suo esordio assoluto nello stadio amico. Temibilissimo ed ennesimo signor nessuno, che infatti impiegherà 20 minuti a sifularci bellamente con il suo primo, inevitabile, gol in Serie A. 

I nostri avevano messo in mostra da subito 2/3 della bigiotteria acquistata di recente, con Schelotto a destra e Kuzmanovic-il-mediano-che-volevic interno di centrocampo. I due si fanno vedere per la prima volta proprio nell’azione del gol, quando un lancio tutt’altro che illuminante del centrocampo senese porta prima l’italo argentino a incespicare nel tentativo di fermare la palla e poi il serbo a non contenere la progressione, non esattamente irresistibile, di tal Rubin, il quale imbeccava nel mezzo il già citato Emeghara che a sua volta uccellava Capitan Zanetti per l’1-0. Il piede del bianconero era in fuorigioco ma come detto ormai ci limitiamo a prenderne atto. Troppo scarsi persino per aver diritto di protestare.

Palla al centro e pareggio: classica azione di Cassano sulla sinistra, dribbling a rientrare e destro a girare a centro area. Velo di Nagatiello e palla diligente che bacia il palo ed entra in porta. Fantantonio il cross giustamente l’ha indirizzato in porta e lì è finito, dandogli il primo gol del 2013 e una fresca quanto effimera brezza di aria fresca. Sì, perché un certo Alessio Sestu, dopo un altro paio di minuti, si improvvisa novello Del Piero e piazza il destro a voragine che si insacca all’incrocio, con Handanovic tanto incredulo quanto incolpevole.

Contro di noi, as usual, tutti fenomeni. Noi, tanto per non sbagliare, tutti coglioni.

E’ triste da dire ma la partita galleggia sulla nostra mediocrità e sui loro giusti e sacrosanti contropiede. Fatico a ricordare nel primo tempo altre occasioni, se non il classico rigore non dato a uno dei nostri (Cassano stavolta, che dopo la finta a far passare il pallone viene agganciato a centroarea) che però –come detto- ormai non fa più notizia.

La ripresa vede il giovane sedicente gioiellino Kovacic prendere il posto di Schelotto (per ora un Centofanti meno forte ma con gli occhi azzurri) e l’Inter mantenere uno sterile possesso palla, interrotto da qualche break senese, sul primo dei quali ancora Emeghara (e chi se non lui) buca l’intera difesa nerazzurra prima di essere falciato da Chivu in area. Rigore e rosso inevitabili, con Handanovic che conferma il suo unico torto di questa prima stagione nerazzurra: non mantenere la fama di portiere para-rigori.

3-1 e partita –quasi- finita, se si eccettuano un paio di strappi di Guarin (altra giornataccia la sua) su uno dei quali Cassano colpisce la traversa, vanificando il tentativo di assalto disperato alla ricerca di un pareggio che sarebbe stato forse non del tutto immeritato ma senz’altro assai casuale.

Brutta partita di quasi tutti i nostri, con Guarin, come detto, peggiore in campo per le potenzialità che ha. E qui, spiace dirlo, ma anche Stramaccioni ha le sue colpe: che senso ha tenerlo in campo –diffidato- quando commette falli di frustrazione a ripetizione, quando ormai la partita è andata e quando vedi che ormai con la testa non c’è più? Infine la beffa: ammonito per il terzo fallo “ignorante”, e quindi avuta la certezza di non poterlo schierare la prossima partita, il Mister lo sostituisce subito dopo con Gargano, affidando peraltro ai piedi pentagonali del neo entrato tutte le punizioni da lì in avanti. Fa bene Strama nel dopo partita ad accennare solamente al crescente credito che abbiamo con la sorte e con le decisioni arbitrali (ma tanto a fine stagione si compensano, no?), e fa ancor meglio a sottolineare le nostre colpe ed il bisogno di lavorare e di serrare le fila.  Di cose che non vanno ce n’è a strafottere, a partire da piedi mediocri, forma assai migliorabile e neuroni più sparuti dell’acqua nel deserto.

Resta poi il mistero di rientri dati per certi fino al giovedì, probabili il venerdì, possibili il sabato e precauzionalmente rinviati la domenica.

La ciliegina è vedere il sostituto del nostro centravanti entrare sul 3-1 di una partita stra-finita, a testimonianza della pochezza strategica di tale acquisto.

 

LE ALTRE

Siccome tutto era già scritto, il figliol prodigo regala la vittoria al Milan, dando il “la” alla zuccherosa macchina mediatica del Milan grande famiglia, guida sana e comprensiva di ogni discolo del globo terracqueo, che solo a quelle latitudini è messo nelle condizioni di tramutarsi da mela marcia (ipse dixit ma siamo noi che abbiamo capito male) a bocciolo in fiore. Siccome tutto era già scritto, la Lazio perde al 94’ rendendo ancora aritmeticamente possibile la corsa al terzo posto e dando ulteriore conferma di quanto una onesta mediocrità sarebbe probabilmente sufficiente ad acchiappare al volo l’ultimo posto per l’Europa che conta. Insomma, tutti gli ingredienti per dare il via all’auto-fustigazione su pubblica piazza, che mi appresto a proporre a mo’ di petizione a tutti i tifosi nerazzurri, a celebrazione del degno ritorno nelle consuete (e consunte) vesti di terza nobile decaduta del calcio italiano (dopo Toro e Genoa), con il singolare merito di raggiungere tale status a meno di tre anni da trionfi mai visti in Patria.

 

E’ COMPLOTTO

Mi dirigo necessariamente su altri lidi per soddisfare la mia insana voglia di prostituzione intellettuale. Richiamo solo per poche righe l’illuminante scenetta del Geometra Galliani nella conferenza stampa di presentazione di Balotelli: che vergogna, che mistificazione della realtà “non si è scusato… ha chiarito di non averlo mai detto, è diverso”, e che pena il fatto che nessuno della centinaia di pennivendoli presenti abbia avuto quel minimo di spina dorsale necessaria a raccogliere la sfida di Zio Fester che diceva “fatele a me queste domande, che vi rispondo”.  Quanto avrei pagato per potergli dire “se ha due minuti le faccio io qualche domanda, ma solo a telecamere accese”. Ma, come diceva Mourinho, ‘bassiamo i toni!

Restando alla partita di ieri sera, ammetto di essere prevenuto, ma personalmente la scenetta di Pazzini che si infortuna nel riscaldamento mi pare la classica sceneggiata per aggiungere ulteriore enfasi al nuovo acquisto “che non doveva nemmeno giocare, che non aveva i 90’ nelle gambe, e che invece incredibilmente ha giocato e segnato in 90’” (sorvoliamo sul come, chè -pur nella merda in cui siamo- regalando anche solo la metà dei torti subiti a qualcun altro saremmo terzi e di un bel po’…).  Sul rigore non posso incolpare i cugini, ma Caressa e Bergomi che si affannano a cercare dubbi là dove non ce ne sono fanno proprio una pessima figura. Molto più sinceri Boban (how strange) e Cicciobello Marocchi che da studio preferiscono quasi sorvolare, tanto è evidente l’errore.

Passando in ambito juventino, inevitabili i titoli all’insegna della “Stangata” per le squalifiche date in settimana ai bianconeri a seguito della sceneggiata di settimana scorsa. A volerle leggere, le punizioni sono state poco più di uno scapaccione materno, soprattutto se paragonate alla rigida severità con cui si sono colpiti altri tesserati… ma con la divisa di un altro colore.

In questo caso debbo riconoscere a Ruggiero Palombo della Gazzetta, vecchio cuore giallorosso, l’onestà intellettuale –forse acuita dall’odio per i colori bianconeri- di dire e scrivere che NON si è trattato di stangata, bensì di punizione blanda, nella quale ha prevalso la voglia di non farsi male.

 

WEST HAM

Torniamo alla vittoria dopo qualche era geologica con la capocciata vincente di Carroll, primi nella colonna di destra. Not bad.

Mè... pur giocando da fermo, un gol, una traversa e un rigore procurato (e ovviamente non dato). Un palo della luce (acceso) è il nostro migliore in campo.

Mè… pur giocando da fermo, un gol, una traversa e un rigore procurato (e ovviamente non dato). Un palo della luce (acceso) è il nostro migliore in campo.