BINGO!

Dear all,

mi viene da vomitare.

Davvero, provo schifo nei nostri confronti come poche altre volte da che sono tifoso.

Provo schifo perchè uno dei cardini del mio interismo è naufragato come il più tragicomico Titanic. Ho sempre pensato che l’Inter fosse squadra simpatttica unicamente per colpa del Signor Massimo.

E invece, sparito lui dai radar, collezioniamo una figura demmerda che al confronto il motorino con l’Atalanta e il passaporto di Recoba sono bazzeccole.

In 24 ore riusciamo nell’incredibile filotto di farci ridere dietro da tutto il mondo, indipendentemente dal “pezzettino” di Inter considerata.

Giocatori? Perdono in casa contro il Cagliari, sbagliando un rigore, facendosi rimontare e subendo un gol che nemmeno oggi le comiche (uscita a farfalle del portiere -capito perchè non esce mai??-, controcross, stinco del difensore, palo e autogol de panza del succitato portiere).

Mister? Appurato che ha 11 giocatori di numero che superano la decenza, sull’1-1 decide per il colpo di genio sparigliando la formazione e tentando un 3-3-3-1 (?) manco fosse Bielsa-de-sto-cazzo e contibuendo alla tragicommedia appena descritta.

Società? Casca dalle nuvole apprendendo solo ieri che il proprio Capitano (uno che “esterna” su Internet anche quando esce a buttare il rusco) ha fatto uscire un libro in cui parla di sé, senza che da nessuna parte si sia sentita l’esigenza o solo l’opportunità di chiedergli “Oh Mauro, magari me lo fai leggere prima di mandarlo in stampa, tanto per cultura nostra…“.

Poi lo pubblicizzano sul sito del Club, però non ritengono importante sapere che cazzo ci fosse scritto:

sito-libro-icardi

Grazie a Emanuele Vannucci per la dritta

Capitàno? Il non trascurabile dettaglio di aver sbagliato un rigore è paradossalmente la cosa meno grave. Il fatto di avere una Società mediaticamente inesistente alle spalle è stato terreno fertile per far prorompere in tutto il suo vuoto prenumatico il genio artistico e letterario del nostro, che avrà senz’altro accondisceso i desiderata dell’Alciato di turno che gli avrà chiesto “dài dimmi qualcosa di frizzante, che nessuno sa. Roba passata, chè tanto ormai non se la prende più nessuno ma comunque fa vendere un botto di copie“. Pronti-via, ecco fatto. E sinceramente, nemmeno dalla cima del Monte Bianco si vedrebbe la vastità del cazzo-che-me-ne-frega di chi stia mentendo tra lui e la Curva nella ricostruzione dei fatti di quel Sassuolo-Inter.

Curva? posto che stiamo parlando di gente dalla discutibile moralità e dalla chiacchieratissima fedina penale, non mi sorprende la loro risposta di domenica mattina, nè l’ottusa coerenza del “faccio brutto” mostrata all’ingresso in campo della squadra, durante la partita e in serata sotto casa di Icardi.

Ecco un collage riepilogativo dei “tifosi, che sono la cosa più importante“:

striscioni-curva-icardi

Ausilio & Zanetti? Ma porcaputtana, per una volta che c’era da metter su la faccia di circostanza, minimizzare e capire internamente cos’era successo (questo quel che noi tifosi avremmo pagato di tasca nostra per sentir dire a Zanetti), ecco che, belli compatti e coerenti, prima Zanetti e poi Ausilio addossano tutte le colpe al giocatore, facendo salva la Curva (che tentano maldestramente di identificare con “i tifosi” sapendo di mentire, visto che il resto dello stadio ieri ha applaudito Icardi anche subito dopo l’errore dal dischetto) e attingendo a piene mani alla retorica dei tifosi che vanno rispettati e bla bla bla.

A me sembra che un atteggiamento di questo genere sia discutibile sotto diversi punti di vista:

  1. Adotti la soluzione più semplice: è tutta colpa sua, noi e gli altri non c’entriamo niente Signora Maestra;
  2. Te ne fotti di quel che pensa la stragrande maggioranza, nemmeno silenziosa in questo caso, anzi, informaticamente barricadera come se a prese di posizioni ufficiali già non stevemo scarsi (come dicono a Napoli);
  3. Dopo un’estate sinceramente più che dimenticabile quanto a tira-molla di calciomercato, arrivi finalmente a mettere un punto sulla questione con il recente rinnovo del contratto al giocatore in questione, che teoricamente dovrebbe tacitare ogni possibile spiffero. Invece: pèmm! dentro la cacca con i mocassini nuovi! ti trovi un patrimonio dal valore attualmente polverizzato, carne fresca per chi voglia fare affari d’oro al mercato di Gennaio (puta caso che quello che lo cercava in estate adesso sia senza centravanti… ragionando per assurdo s’intende!);
  4. Nello stesso periodo in cui giri per il mondo rivendicando -e giustamente!- il respiro internazionale del Club, l’appeal globale del brand e la supercazzola bitumata, ecco che stringi-stringi ti comporti come la peggior squadretta campana di terza categoria (con tutto il rispetto) ostaggio dei propri Ultras;
  5. Chè poi, assenza di Champios a parte, come lo vai a spiegare al James Rodriguez di turno che dovrebbe venire a giocare da noi, che non siamo nell’Europa che conta però oh! è uno squadrone eh? con una Società all’avanguardia, dei tifosi della Madonna che ti son sempre vicini, delle volte anche troppo…

Come ho detto all’inizio, non c’è nessuno che in questa situazione sia esente da colpe.

Mi ci metto dentro anch’io. Ho pensato anch’io che la transizione dalla gestione familistica e alla buona ad una che fosse professionale e accorta fosse ormai avvenuta, e che a certe figure barbine avessimo detto addio per sempre. E invece no, anzi: per ora le sole parole sagge le ho sentite rilasciare con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras: “E’ un grande caos in cui non entro certamente io“.

Evidentemente non basta cambiare il vertice della piramide, se quello nuovo non si accorge di quel che succede là da basso. Fozzinda, e prima di lui Thohir, con questo fattaccio si sono scoperti nudi su un punto che i paranoici come me hanno invece ben scolpito in testa: la gestione mediatica del Club.

Che, mi auguro abbiano compreso con la cartella in fazza presa ieri, non vuol dire soltanto gestire la stampa e sfancularla quando serve (sempre o quasi per quel che mi riguarda); vuol dire anche -se non soprattutto- avere il controllo totale di tutto quel che viene pubblicato  dai propri tesserati e che in qualsiasi maniera riguardi il Club.

E la biografia del tuo Capitano -per quanto assurdo possa essere un 23enne che senza aver vinto un cazzo scriva una biografia- mi pare risponda all’identikit appena fatto.

Non ho altro da aggiungere. Lasciatemi solo nel mio dolore. Voglio soffrire bene.

Il vostro inconsolabile.

idiots-everywhere

NOT IN MY NAME

ROMA-INTER 2-1

Chiariamo subito come stanno le cose: non mi sentirete mai -dico mai- lodare una squadra spregiudicata e votata all’attacco, se essere spregiudicati e votati all’attacco vuol dire lasciare una dozzina di occasioni colossali al tuo avversario.

E’ più o meno quel che è successo tra Roma e Inter, che del resto già a fine anni ’90 avevano dato vita ad un delirio simile, seppur preferibile per gli interpreti in campo e -soprattutto- per il risultato finale.

Insomma, sarò banale e prevedibile, ma continuo a ritenere il paragone tra squadra di calcio e solida casa -entrambe da costruire partendo dalle fondamenta- centrato prima che stantìo.

Del resto, come diceva il preside de La Scuola di Daniele Luchetti: “non facciamo poesia!“.

Quella la lasciamo a Zeman e i suoi adepti (Signor Carlo batti un colpo se ci sei).

Le scelte di De Boer sono -al solito- abbastanza obbligate  in quasi tutte le zone del campo. E’ ormai evidente che la sola coppia di centrali proponibile sia Miranda-Murillo, con i massimi meriti per il brasiliano (pur non brillante in questa circostanza), e con il colombiano a mostrare sempre più i peggiori difetti del giocatore tutto fisico e niente cervello. Ciononostante, le alternative si chiamano Ranocchia e -se mai guarirà- Andreolli, quindi…

Sulle fasce salutiamo l’esordio stagionale di Ansaldi che nella mediocrità dei pari-reparto emerge in tutta la sua decenza. Sull’altra fascia, trovo Santon e non Nagatomo: come detto mediocri entrambi, ma se non altro il giapponese avrebbe il physique du rôle per fronteggiare l’indiavolato Salah, come già mostrato nella stagione scorsa.

L’egiziano passerà quindi l’intero primo tempo a bucarci da tutte le parti, con l’ex Bambino d’Oro e il mezzo cugino di Ramiro Cordoba a limitarsi a rimirargli le terga.

Passando a metacampo, e tralasciando l’imprescindibile Medel, ritroviamo Joao Mario con mia grande sorpresa, essendo venuto meno un classico della letteratura nerazzurra. Da anni, il giocatore interista acciaccato e prossimo al rientro è dato come titolare sicuro fino al mercoledì, come possibile subentrante fino al venerdì, come probabile panchinaro al sabato e come spettatore in tribuna alla domenica “per non correre rischi”.

Il portoghese è invece in campo, seppur a scartamento ridotto, e partecipa alla fiera dell’errore che fa arricchire in modo esponenziale il turpiloquio italiano di Franchino De Boer.

Un valido rincalzo avrebbe probabilmente permesso a Joao Mario di starsene seduto in panchina, ma il ragionamento fatto per i centrali di difesa si applica perfettamente anche per la nostra mediana. Brozovic pare tutto preso nell’opera di distruzione di se stesso a furia di tweet e post di instagram quantomeno intempestivi, mentre Kondogbia ne ha così da correre per farsi perdonare le merdate di inizio stagione. Morale: Joao stai in piedi? ok, giochi!

Banega, terzo di centrocampo o trequartista alle spalle di Icardi, è invece il migliore in campo tra i nerazzurri, fin da quando cerca di rimettere la macchina in carreggiata dopo il subitaneo gol di Dzeko: il tiro di destro è simile a tanti bolidi visti partire negli anni dai piedi di Stankovic. E -come spesso capitava all’amatissimo Drago- la legnata finisce sul palo (interno) ed esce, tra le madonne mischiate a un laconico “noi una botta di culo mai…“. In realtà, a volerla vedere con gli occhi del tifoso-non-troppo-accecato, anche la Roma ha da rimuginare, paradossalmente proprio contro quel Salah che tanto crea ed altrettanto spreca.

Morale, il primo tempo finisce con una gragnuola di occasioni da ambo le parti (più loro che noi a dire il vero), ma col risultato ancora fermo all’1-0 iniziale.

La ripresa vede i nostri un po’ -giusto un po’- più attenti nelle ripartenze da dietro: non perdere palla in uscita sui tuoi 30 metri in effetti non è una cattiva idea, e piano piano si riesce a costruire qualcosa, pur lasciando qualche spazio alla Roma. Gnoukouri dà il cambio a un esausto Joao Mario, e poco dopo Nagatomo fa altrettanto con Ansaldi: il nippico e Santon si scambiano la fascia e forse anche per quello Salah cala il suo indice di pericolosità.

I due cambi mi avevano fatto storcere il nasone di primo acchitto ma, viste le alternative disponibili in panca, avevano finito per convincermi. Oltretutto, seppur non per merito loro, sia chiaro, con i due nuovi in campo arrivava il pareggio, con un bella giocata made in Rosario tra Banega e Icardi: il centrocampista scarica al “9” e detta l’imbeccata in area; Maurito esegue e il giargiana argentino riceve, mette culo-a-terra De Rossi prima di incenerire Szczezny di sinistro.

Non nego di aver sperato nel ribaltone a quel punto, stante un Icardi sostanzialmente ancora inoperoso fino al tocco appena descritto, e con 20 minuti ancora da giocare.

Epperò, poco dopo Candreva lascia posto a Jovetic. Ora, Candreva è romano, romanista ma ha giocato nella Lazio per anni: un cortocircuito mentale difficilissimo da reggere, e la sua partita ne è la conferma. Ha cercato per tutti i 75 minuti in cui è stato in campo la giocata leggendaria, sfiorando il gol con una bella girata di sinistro e producendosi in una sforbiciata senza senso dal limite dell’area piccola, quando una comoda girata di piattone sarebbe stata assai più efficace. Detto ciò, stava sfanculando tutti da un buon quarto d’ora, in chiara sindrome da “sono in guerra contro il mondo“, quindi il cambio se l’è di fatto chiamato da solo.

Il problema è stato il subentrante. Cazzo Franchino… metti Eder, metti Gabigol, ma proprio Jovetic?

Sì, proprio lui. Prende palla e si produce nel suo numero preferito (24 tocchetti per avanzare di due metri), ma poco dopo fa di peggio, ripiegando generosamente al limite della nostra area e sgambettando in maniera tanto stupida quanto evidente un avversario.

Punizia regalata, che ovviamente i nostri avversari sfruttano con l’involontaria collaborazione di Icardi che, di capoccia, devia il colpo di Manolas e spiazza Handanovic.

A quel punto è evidente che è andata, e anzi temo altre praterie lasciate ai giallorossi in un poetico ma psichiatrico arrembaggio finale. In realtà non è così. Handanovic fa in tempo a fare l’ultimo miracolo e salire sull’ultimo corner per cercare il jolly della domenica, che è però già uscito a Milano un paio d’ore prima, e quindi torniamo a casa con zero punti.

Appendice del Tennico: la sola cosa che mi fa ben sperare è che buona parte delle occasioni della Roma sono frutto di errori individuali dei nostri. Non sono in sostanza errori “di sistema”; voglio sperare che difficilmente vedremo ancora Joao Mario perder palla come un Morfeo qualsiasi. Girano lo stesso, ma almeno hai la speranziella che ‘sti qua, prima o poi, capiscano che non c’è spazio per i ghirigori in uscita e urgono palle quadre.

Citando il Professore, nell’undicesimo anniversario della prematura scomparsa, e riallacciandomi all’incipit di questa sbrodola:

“Io non faccio poesia, io verticalizzo”

LE ALTRE

La Juve, dopo un primo tempo di rodaggio, in meno di dieci minuti regola un Empoli non proprio granitico, mentre il Napoli becca un ceffone a Bergamo che ai più -me compreso- fa pensare inconsolabilmente “ecco,  i Gobbi sono già in fuga, maledetti…“.

Dietro queste due una gragnuola di squadre, che inopinatamente comprende i nostri cugini. Vittoria da Milan quella contro il Sassuolo, intendendo con la locuzione “da Milan” quel mix di culo, errori a favore e tiri della domenica su cui hanno costruito vittorie quando non campionati (see Scudetto 1998-1999 for further reference).

Eccoli infatti segnare l’1-0 su deviazione decisiva di un avversario (altro che “gran botta di Jack Bonaventura“, la bagassa tua…), eccoli inciampare nelle primule con Abate e regalare il pari un minuto dopo. Eccoli soprattutto beneficiare della classica svista arbitrale con Donnarumma che stende l’avversario dopo essere andato a farfalle, ovviamente impunito. Eccoli poi beccare due gol in tre minuti e non capirci più un cazzo fino al ritorno dei grandi classici: #rigoreperilmilan per spinta di (e non su) Niang in area emiliana a metà ripresa e gol della domenica di Locatelli poco dopo, con le lacrime del 18enne che in cuor mio spero essere di vergogna e non di gioia, visto l’immeritatissimo pari.

Ma come sappiamo, c’è una parte di Milano in cui splende sempre il sole, e allora addirittura Paletta si trasforma in novello Nordhal e incorna il 4-3 che leva gli argini alla melensa retorica dei “ragazzi italiani del settore giovanile rossonero che tanto bene sta facendo in questi ultimi anni“.

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, se non per chi ha orecchie tarate come le mie, capaci di intercettare critiche e incoerenze là dove il volgo ignorante non sente niente.

Mi trovo così -apparentemente è senza senso, lo riconosco- a smadonnare contro Vialli perchè dice quel che dico io e cioè “si va beh, tante belle occasioni da gol, ma le difese? E’ stato il festival degli errori“. Lo maledico pur essendo d’accordo perchè il ragionamento andrebbe fatto sempre, cioè anche quando altre squadre mettono sul banco prestazioni così sbarazzine. Lì invece no, lì è il cuore, è lo spettacolo, e meno male che una volta tanto non c’è stato spazio per tanti tatticismi.

Tipo Milan-Sassuolo, insomma… Ma lì giocavano i giovani e gli italiani, quindi evviva.

Se poi penso che la tesi opposta -e cioè “facciamo i complimenti agli attacchi delle squadre, non stiamo a guardare le difese…“- è sostenuta dall’insopportabile Massimo Mauro, la decisione sulla parte del tavolo a cui sedersi è presto fatta.

La beffa della partita di San Siro è che tutti gli errori dell’arbitro Guida sono stati analizzati dai colleghi del V.A.R.. Pertanto, giocando con la fantasia e spostando il calendario avanti di un paio d’anni, un po’ delle minchiate commesse dal prode fischietto avrebbero potuto essere corrette seduta stante, ripristinando un andamento corretto del match.

Tutto bello vero? Eh no, non per il calabrese cantilenante: “se togli l’errore umano dal calcio, togli la poesia dallo sport“.

Abbi almeno la decenza di tacere, gobbo maledetto…

Infine, ho letto con interesse i due articoli del Malpensante in cui sostanzialmente si illustravano le ragioni per amare o odiare Massimo Moratti in funzione di Presidente dell’Inter (amore e odio sono ovviamente da ridursi al solo ambito calcistico).

Ebbene, fatte le dovute distinzioni lessicali e prestandomi al gioco, mi sono scoperto un rancoroso odiatore della gestione simpatttica e familistica del Club.

Ho spesso pensato di scrivere un elenco degli errori commessi dal Signor Massimo, ma poi alla fine non ne ho mai avuto voglia e tempo fino in fondo. E’ poi vero che nessun altro Presidente sarebbe riuscito a vincere come ha vinto lui -e cioè in maniera limpida, evidente, quasi romantica.

Eppure, forse perchè un tipo di mecenatismo simile è ormai fuori dalla storia calcistica attuale, il suo pressapochismo strategico e gestionale balza ancora ai miei occhi come un errore imperdonabile.

Ecco perchè ho salutato con un più che esplicito “occccazzo” il ritorno della dichiarazione-resa-con-la-consueta-disponibilità-sotto-gli-uffici-della-Saras, con cui il nostro non chiudeva all’ipotesi di un clamoroso ritorno alla presidenza del Club.

Ma come? proprio adesso che stiamo cominciando a comportarci da Società adulta, che punisce i giocatori che fanno cazzate e sostiene il proprio allenatore nei momenti di difficoltà; proprio adesso che la comunicazione pare un poco -solo un poco- meno improvvisata e naif, deve tornare il vecchio patriarca a dire “abbiamo scherzato, alla fin fine non è cambiato niente. Continuate pure coi vecchi luoghi comuni sulla squadra pazza e il Presidente troppo buono, chè tanto noi siamo signori e mica ci offendiamo“.

Speriamo di no…

WEST HAM

La maledizione di Boleyn Ground continua, e forse non è solo una leggenda. A ‘sto giro riusciamo addirittura a strappare un pari in casa e a muovere la classifica. Payet fa una gol tecnicamente definibile come “della Madonna” ma purtroppo continua a predicare nel deserto. Vedremo il seguito della stagione….

rom-int-2016-2017

Chissà come si dice “spaco botilia amazo familia” in olandese?

BUON COMPLEANNO UN CAZZO

So che ci sono ben altri aspetti che andrebbero sviscerati, se si è malati di interismo come me.

So che è quantomeno sospetto da parte mia non commentare l’ennesima figurademmerda dei nostri eroi, volgendo di contro lo sguardo all’altra parte del Naviglio.

So oltretutto che rivangare il passato è spesso inutile, e che farlo con chi te l’ha reso tante volte indigesto lo è ancor di più.

Ma sono un rancoroso rompicoglioni e, soprattutto -come saprete- odio assistere ad agiografie immotivate e a rimozioni collettive di memoria.

Ecco quindi, oltre ai vari lavori di lingua di tutto l’universo mediatico nazionale, i miei personali auguri al presidente Berlusconi per i suoi 80 anni.

Sono stato alla larga il più possibile dalle maratone televisive che santificavano l’uomo, il politico ed il presidente di squadra di calcio, ma per osmosi qualcosa è comunque arrivato.

Ecco quindi la mia personale carrellata di ricordi e di immagini, con l’unico e dichiarato intento di rompere il processo di santificazione e all’insegna dell’hashtag #peramordiverità.

baresi-braccio-alzatoPartiamo da Franco Baresi: è stato un grande difensore, e questo nessuno lo mette in dubbio. Tra i suoi maggiori tratti distintivi, però, c’è quel gesto che nel mio mondo ideale e appena un filo giacobino gli sarebbe costato una mutilazione seduta stante.

Decine, centinaia di volte li vedevo vincere e tra me pensavo: l’han ladrata anche stavolta, falli andar via tre volte soli davanti al portiere e poi vediamo che partita raccontano. E invece no: braccio alzato e 23 fuorigioco a partita: che grande spettacolo!

de-napoliDopo i primi anni di assestamento, Berlusconi è tra i primi a costruire una squadra dalla panchina lunga (anzi lunghissima: je sto vicino a te, cantava Pino -anzi Pin’ ben prima dell’analogo sketch di Ficarra&Picone, guarda caso in prima serata sulle reti Mediaset e riferito alla squadra simpatttica).

Aldilà della storiella di volere due squadre “una per giuocare il Campionato, una per giuocare la Coppa“, il vero risultato di questa razzìa di giocatori è stata quella di indebolire sistematicamente le altre squadre, sottraendone giocatori al solo scopo di non farli giocare per i diretti avversari.

De Napoli l’ho scelto per pure ragioni estetiche (e datemi torto, sembra la cantante degli Everything but the girl), ma Paolino di Canio, Gigi Lentini e quell’omaccione di Stefano Eranio sono altri fulgidi esempi. Tu c’hai una rosa da 24 titolari o giù di lì, e il resto della Serie A ancora ferma al vecchio refrain “13-14 titolari e poi i ragazzi“: ti piace vincere facile eh?

Ma non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore (cit.), figuriamoci una squadra. E infatti, mischiando la merda col cioccolato nelle citazioni musicali, il meglio deve ancora venire.

atalanta-milan-coppa-italiaBergamo, 1990, Coppa Italia. E’ una storia che conosciamo tutti, anche se molti fanno finta di non ricordarla. Sintomatico il fatto che, anche in rete, i riferimenti non siano poi così tanti: ho recuperato un freddo resoconto di Claudio Valeri (dal min. 1.11 di questo video) che, con tono quasi mesto e noncurante, racconta una delle figure peggiori in termini di fair play o anche solo di buona creanza. E spiace che tra i protagonisti -forse il meno colpevole, ma comunque colpevole- ci sia il compianto Borgonovo. Ma se già sono in pochi a ricordare l’evento, ancor meno ricordano le allucinanti dichiarazioni auto-assolutorie del Mister corto-umile-intenso e del Capitano dalla specchiata fedina penale. Dichiarazioni che trovate sunteggiate nel riquadrino qui a sinistra, per vostra comodità.

galliani-marsigliaE luce fu. Qui arriviamo a vette inesplorate di umorismo involontario, la giusta nemesi per chi aveva passato un anno intero a pronunciare il mantra “grande slam”, essendo ancora ignota la definizione di Triplete.

Tante (mai troppe) parole sono state scritte e dette su quella tragicomica notte, e decenza e senso della misura vorrebbe che da parte del protagonista principe di quella gaglioffata si optasse per un basso profilo, se non proprio per un’ammissione di colpa. Macchè: il Geometra più spudorato del West ancora pochi anni fa faceva aleggiare l’esistenza di una verità conosciuta a pochissimi, che un bel giorno avrebbe avuto la bontà di svelare a tutti noi poveri mortali.

Anche in questo caso, purtoppo, non trovo traccia di questa sua uscita giusto un pocolino sborona, che ovviamente nessuno aveva ritenuto di criticare, lavorando di Ctrl C-Crtl V senza obiettare in alcun modo.

Dida schiaffo da tifoso. Da Corriere online - Dida24Dida è stato un grandissimo portiere per una, forse due stagioni, inframmezzate da lustri di rendimento altalenante e papere clamorose. La stagione conclusa con la Champions dei pareggi 2003 è però bastata per sorbirci per anni il dilemma: “Chi è il miglior portiere del mondo: Dida o Buffon?”. Il fatto che il suo declino sia coinciso col candelotto piovuto dalla Curva Nord in un tristissimo Derby di Champions del 2005 non fa che far aumentare in me il ghigno imbarazzato che provai già in diretta.

Ma, seguendo lo spirito di questo post, qui non vengono analizzati o criticati gli aspetti tecnici o sportivi, bensì lo stile, il fair play e tutta la prosopopea che ha portato tanti di noi a chiamare la squadra sbagliata di Milano con l’azzeccatissimo nomignolo di Milanello Bianco.

E quindi, Dida lo voglio ricordare per il suo capolavoro indiscusso, ancora una volta con una Società che fa fatica a fare l’unica cosa sensata: multare il giocatore e scusarsi con tutti per l’ennesima figura da cioccolatai fatta per tentare di sovvertire (il loro Presidente direbbe “sovvèrtere”) il risultato del campo.

Del resto, anche quando la realtà non è quella che vorresti, c’è sempre modo di riscriverla pro domo tua: dopo aver inventato lo slogan giusto, il trucco è continuare a ripeterlo fidando nell’enorme cassa di risonanza gentilmente offerta dalla casa.

club-piu-titolato-al-mondoEcco quindi la minchiata del Club più titolato al mondo, personalissima classifica confezionata all’uopo dal Geometra Galliani conteggiando le sole coppe europee ma non i campionati e le coppe italia (chè se no il conticino non dava il risultato sperato) che ha permesso allo scempio riportato qui a sinistra  di essere portato in tutti gli stadi italiani per più di qualche anno. Anche qui si noti la netta differenza tra la nostra Italietta, totalmente succube del potere politico e mediatico di Silvio e del relativo carrozzone al seguito, e l’Europa che certe cagate non voleva nemmeno vederle da lontano e che quindi non consentiva ai cugini di presentarsi così agghindati nelle partite precedute dall’amatissima musichetta.

champions-leagueEh già, perchè tra le varie frasette donate in pasto alla stampa e diventate negli anni tormentoni mediatici, quasi dei trend topic ante litteram, c’era la puntualissima “il DNA della Champions“.

Ora, questi con Berlusconi hanno vinto 5 coppe campioni, quindi qualsiasi sano di mente incasserebbe e starebbe zitto.

Essendo però io cacacazzi e rancoroso, faccio modestamente presente che le prime due coppe sono state vinte contro compagini agguerritissime quali la Steaua Bucarest di Dan Petrescu e Mario Lacatus ed il Benfica di Pluto Aldair e Jonas Thern, in piena epoca di embargo delle squadre inglesi post-Heysel, per tacere della nebbia di Belgrado.  Scappellatomi davanti al Milan di Capello che senza Baresi e Costacurta ne rifila 4 al Barcelona di Crujff nel ’94, passiamo all’edizione 2002-2003, in cui i Meravigliuosi riescono nell’impresa da record di aggiudicarsi la Coppa pareggiando 4 delle ultime 5 partite giocate (quella vinta è il quarto di finale di ritorno, con cui fanno fuori l’Ajax al 92′ col pallonetto di tibia di Superpippa Inzaghi).

Terminiamo con quella, poi vinta, del 2007. Basti solo chiarire che, se fosse stato per la UEFA, il Milan non sarebbe stato nemmeno degno di potervi partecipare. Ricordiamo -sempre per amor di verità- le parole scritte a proposito dall’Emergency Panel dell’Uefa nell’estate del 2006:

“Quest’ammissione è stata concessa con una convinzione tutt’altro che piena. L’AC Milan trae vantaggio dal fatto che l’Uefa non dispone delle basi legali per rifiutare l’ammissione del club. A questo riguardo, l’AC Milan è informato che le necessarie modifiche verranno apportate al regolamento in questione. L’Emergency Panel dell’Uefa è profondamente preoccupato per il fatto che il Milan ha dato l’impressione di essere coinvolto nell’inappropriato condizionamento del regolare svolgimento delle partite del campionato italiano”.

scudettoInfine, gli scudetti. Ora: detto che quello di Sacchi era uno squadrone (e lo sarebbe stato con chiunque altro in panchina, domandate a Capello…), è curioso che nei cinque anni di permanenza sulla panchina dell’amore, e con una Juventus ai minimi storici in quegli anni, il Vate di Fusignano sia riuscito a vincere  un solo Campionato.

Sacchi è poi lo stesso allenatore che ha sistematicamente toppato per il resto della sua carriera, andando vicino a vincere il Mondiale più immeritato della storia e schiantandosi a Madrid, Parma e poi Milan allorquando quel popò di giUocatori non c’erano.

Eppure, anche lui gode di un credito pressocchè illimitato presso tutta la stampa, inevitabile effetto collaterale del fascino del deus ex machina che ha scovato l’allenatore usandolo come parvenu che grazie a me diventa una stella  e può essere così decantato come nuovo eroe da quella pletora di pennivendoli che scorrazzava sul suo jet privato e  faceva lavorare al meglio a Milanello dandogli i telefoni, i fax e la sala del camino.

Come giustamente diceva Montanelli, che con Silvio nostro qualcosa ha avuto a che fare, “Quello che bisogna temere da Berlusconi non sono le punizioni, sono i premi!“.

E infatti, via di lingua e memoria selettiva!

Ecco il mio regalo di compleanno, quindi. Non una negazione degli indubbi successi raggiunti da quella squadra. Solo l’aggiunta di un po’ di altri fatti successi negli stessi anni. Fatti che pochi ricordano e tanti cercano di ramazzare sotto il tappeto, nella speranza che ci si dimentichi e si possano riordare solo i good old days.

Ma finchè ci sarà in giro gente disturbata come il sottoscritto, non correrete questo rischio!

 

BIS IN IDEM

INTER-BOLOGNA 1-1 (e un po’ di EMPOLI-INTER 0-2)

Chiedendo venia ai miei 25 lettori per aver saltato una puntata dell’avvincente romanzo di formazione a strisce neroblù, annata 2016/2017, constato i passi avanti nella manovra dei nostri eroi in braghette, purtroppo non accompagnata da concentrazione e cinismo sufficienti per fare filotto e portare a casa 2 vittorie.

Liquiderò in pochi concetti la bella vittoria di Empoli, arrivata in modo inaspettato: non che mi aspettassi di perder punti in Toscana, ma il piglio con cui i nostri sono partiti (bum-bum e due gol in meno di mezz’ora) è spettacolo raro alle nostre latitudini. L’ora seguente di partita non avrebbe avuto modo di esistere, se solo Icardi non avesse sbagliato lo stop a seguire per il teorico 3-0. Tuttavia, anche restando così le cose, abbiamo sofferto il giusto (per merito di Handanovic che ha sventato due velenosissime conclusioni dell’ingrato Di Marco), mostrato addirittura due terzini in serata di convinta decenza, e assaporato la sagacia tattica di Joao Mario, da cui pariamo essere dipendenti in misura metadonica.

La domanda negli sguardi interdetti dei vari tifosi interisti, è “ma come cazzo abbiamo fatto finora senza di lui?“. La risposta, laconica, sta nelle classifiche degli ultimi anni…

E infatti, perfetti ancorchè involontari Tafazzi di noi stessi, ci presentiamo alla partita successiva con il succitato genio lusitano KO per risentimento ai gemelli, ovviamente da “valutare nei prossimi giorni” e dai tempi di recupero imprecisati. Stessa sorteper Murillo, pur per motivi e zone corporee diversi. A sostituirli due che si riveleranno protagonisti (nel male e nel… benino) della partita col Bologna.

Joao Meravigliao è infatti sostituito dal sempre meno difendibile Kondogbia, che non ne azzecca una per i 28 minuti in cui resta in campo, compreso perdere la palla da cui nasce il vantaggio avversario.

Non unico colpevole, ma senz’altro primo sia in senso cronologico che di importanza, il nostro si intestardisce nel tener palla e cercare il dribbling tra due avversari, finendo di contro per farsi uccellare dal pressing ai limiti del regolamento della coppia Dzemaili-Taider. Da lì loro vanno via bene (benissimo con Verdi che pare un satanasso), noi siamo lenti a scalare finchè Destro riceve solissimo davanti a Handanovic: 10 a 1 che voleva metterla a giro sul secondo palo, invece la cicca e vien fuori un tiretto talmente loffio che Samirone se lo vede “sfuggire tra le mani” (citazione immortale di una mia Prof del Liceo allo studente -non io per una volta…- che continuava a chiacchierare anzichè seguire la lezione).

Comunque, il mio personale benvenuto a Destro nel club degli odiatissimi per il modo spavaldo in cui esulta sotto la Nord, imitato da Verdi, scuola Milan: intendiamoci, nei loro panni avrei fatto ben di peggio, ma da tifosotto qualunquista li ho stra-maledetti all’istante.

Tant’è: 1-0 per loro e Madonne assortite contro il Kondo-che-è-un-pacco. Non ero allo stadio, ma prevedo un cambio al vertice della hit parade da popolari: il tormentone #sessantamilioni sarà stato ora sostituito dall’appena citato settenario.

I nostri se non altro non perdono la calma e, complice anche l’ingresso del ben più costruttivo Gnoukouri, si mettono di buzzo buono per risolvere il troiaio.

Candreva in 90′ mette in mezzo più cross di tutti i nostri terzini dell’ultimo triennio, e fatalmente non tutti possono essere precisi. Tra questi c’è però quello che viene recapitato -un po’ alla spera-in-Dio, c’è da dirlo- sull’educatissimo sinistro di Perisic: il nostro apre il piattone e deposita la boccia all’angolino per l’1-1.

Poco dopo Icardi ha l’unico vero guizzo della giornata, girando non si sa come in area un pallone per il liberissimo Candreva, più o meno all’altezza del rigore. Il destro al volo è senz’altro alla sua portata e difatti il romano la gira bene: forse non angolatissimo, ma è un tiro rasoterra e potente, che però si limita a far impennare il voto in pagella del portiere Da Costa.

All’intervallo sono insolitamente tranquillo, fiducioso del fatto che il peggio sia passato e che di riffa o di raffa la porteremo a casa.

Stucazzo, dicono nei peggiori bar di Cederna, perchè Banega continua a cincischiare senza costrutto (aprirò a breve un inciso sull’argentino), Icardi per una volta non è infallibile, e i nuovi ingressi Eder e Gabigol strappano applausi più sulla fiducia che per meriti effettivi.

Il finale vede quindi una squadra spaccata in due, con Medel & Gnoukouri comprensibilmente incapaci di raccordare i due tronconi di squadra e gli altri incapaci di convertire in rete la gragnuola di cross recapitati dalle fasce.

Prima è Icardi a ciccare malamente un succulento invito di Perisic, e proprio allo scadere è Ranocchia a svettare perentorio mezzo metro più in alto di tutti, colpire di pura fronte e rara potenza sul cross di Gabigol e vedere svanire la palla a un buon metro dal palo…

Sarebbe stata la perfetta trasformazione del ranocchio in principe, ma noi siamo la squadra simpatttica, sfigata e poco glamour, i finali zuccherosi e strappalacrime li lasciamo ad altri.

Come anticipato poc’anzi, resta solo da sunteggiare circa le prime apparizioni di Banega nella nostra mediana. Posto che –come previsto– non è un regista, possiamo dire che il nostro ha l’insana tendenza al dribbling e al rallentare l’azione che tanti punti Paradiso mi ha fatto perdere con i predecessori Pizarro e Thiago Motta. Confessando la mia impreparazione tanto sull’argentino, quanto su Joao Mario, i miei pregiudizi mi facevano pensare a un portoghese verboso e ridondante contrapposto ad un argentino spiccio e verticalizzante, ma per fortuna non sempre ci si azzecca, se no sai che palle?

E’ quindi Joao Mario il nostro faro nella notte, o il nostro gancio in mezzo al cielo? Parrebbe di sì, visto che il ragazzo ha finora mostrato anche un altro importante pregio: quello di far giocar bene chi gli sta vicino, dando ordine a tutto il reparto.

E il fatto che la sua importanza si sia notata proprio con la sua assenza non fa che rafforzare il concetto.

E adesso tutti a accendere un cero a Santa Rita per il suo polpaccetto malato.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono, seppure in modi diversi (i gobbi ringraziano Goldaniga per il gentile autogol che regala i tre punti in terra siciliana), mentre la Roma sbatte il muso contro un Toro massiccio e incazzato. Buone notizie se si guarda alla classifica; meno buone se si guarda al calendario, con i nostri attesi a casa Totti domenica sera. Vedremo chi tra i due sarà in condizioni mentali migliori…

La Fiorentina sbaglia un rigore contro il Milan, che si rende pericoloso di fatto solo con l’ultima azione della partita. Il loro leggendario deretano in altri anni li avrebbe portati dritti dritti ad una vittoria corsara, ma a tutto c’è un limite, e la faccenda si chiude 0-0

E’ COMPLOTTO

Parto proprio dai commenti a questa partita per sottolineare la forza dell’abitudine e la poca voglia di impegnarsi e raccontare le cose come stanno. Apprendo da Mediaset Premium che l’errore di Ilicic dal dischetto è stato propiziato proprio dal nuovo Wonder Boy Donnarumma, che forse-forse la tocca anche…

E’ invece proprio il giovane portiere a raffreddare i bollori delle serve, ammettendo candidamente di non averla nemmeno sfiorata.

Non che a Sky ci sia un amore sviscerato per la verità, se è vero che il fallo finale su Luiz Adriano (tanto evidente quanto fuori area) da Caressa è più volte definito “dubbio”, come a intendere che il rigore non sarebbe stato uno scandalo.

Devo invece ammettere di non aver colto la stupida ironia di Costacurta sull’eloquio poco fluente di De Boer, anzi: avevo addirittura notato con piacere le parole di Ilaria D’Amico che si congratulava con lui per la costanza e l’impegno con cui spiegava in italiano una situazione delicata come quella di Kondogbia, nella quale il rischio di un fraintendimento linguistico sarebbe stato altissimo.

Male Billy, ma ancor peggio Condò: quando vieni beccato in castagna, la cosa da non fare mai è fare el tacòn pezo del buso. Come giustamente è stato fatto notare al grande giornalista, cercare scuse per quella che è una semplice figura di merda è un insulto alla sua e alla nostra intelligenza. Dite che avete commesso una leggerezza, chiedete scusa (in primis a De Boer) e chiudiamola lì.

… per quanto, la proposta de ilMalpensante.com mi trova ovviamente d’accordo, se solo si avesse voglia di iniziare a rompere i coglioni come si deve:

“Dato che i giornalisti italiani non sembrano meritare questa dedizione dell’olandese, la proposta nasce spontanea: in italiano solo su Interchannel, per tutti gli altri in olandese o in inglese e senza traduttore”.

WEST HAM

Continua il de profundis: ne becchiamo tre in casa dal Southampton, prossimo avversario dell’Inter in Europa League.

Sperando sia l’occasione giusta per vendicarci…

int-bol-2016-2017

Nemmeno io avrei saputo fare di meglio…

A PROPOSITO DI VERGOGNA

Come sa chi ha l’insano vezzo di seguirmi, ho da tempo scelto di non commentare le gesta dei nostri eroi in braghette in quella competizione dal sapore nostalgico e dolceamaro denominata Europa League.

Ammetto senza problemi che se mai (utinam!) i nostri dovessero andare avanti e chissà, addirittura rischiare di vincerla, mi comporterei da perfetto tifoso e come tale andrei in giro sbandierando ai quattro venti “sempre detto che bisognava puntare alla Coppa, mica al Campionato!“, ma visto l’esordio dovrebbe trattarsi di periodo ipotetico dell’irrealtà.

Detto ciò, non parlerò di quella cloaca vista in TV, con gente vestita da Sprite a bighellonare svogliata per il campo, della serie “c’amma fà pe campà” (vero Brozovic??). Mi concentrerò sulla solita clemenza che la stampa italiana ha riservato ai nostri. Che han fatto cagare, questo è chiaro ed evidente.

Non ho sentito però nessuno, nemmeno come inciso o come attenuante, dire che la formazione era in qualche modo obbligata stante FPF e Juve in arrivo domenica, che il primo gol è figlio di due blocchi molto sospetti che mettono KO due dei nostri e che sul secondo gol Handanovic semplicemente non cerca nemmeno di prenderla (altro che “punizione fantastica“… e sì che tu Marchegiani facevi il portiere!).

Niente di tutto ciò. De Boer nun ce sta’ a  capì un cazzo (senza nemmeno usare tanti giri di parole), la Società è assente, troppi stranieri (per la cronaca l’Inter ha finito la partita con 4 italiani in campo, nuovo record, visto che partitone??), moriremo tutti.

Via libera ai Luoghi Comuni Maledetti su Repubblica, con Andrea Sorrentino a chiedersi retoricamente, inter alia, chi possa aver avallato quella cagata di maglia.

Ineccepibile, e del resto io stesso avevo auspicato che fosse una bufala. E invece, cazzo se è vera…

Un po’ più eccepibile quando, pur senza dirlo, fa trasparire il suo pensiero riassumibile in “se solo ci fosse un Presidente italiano, se solo ci fosse ancora Moratti“.

E’ l’ultimo dei problemi, sia chiaro, ma per amor di verità ecco qualche perla di italian style proposta dall’ex-ex Presidente e dal suo Direttore Artistico nei 18 anni di impero simpatttico:

Presto... un plasil!

Modello numero 4: Giuditta! (cit.)

Detto che noi tifosi, e al limite quelli avversari, possiamo vomitare i peggiori insulti e sfottere ad libitum dopo la raccapricciante prestazione di coppa (maglia o non maglia), un marziano calato in Italia da Plutone, da un cazzo di giornale nazionale, si aspetterebbe un approccio più serio e concreto di questo.

Non benevolo, nemmeno sdrammatizzante, ma serio sì.

Per un’analisi socio-medio-semiotica della vergogna che alcuni invece di altri dovrebbero provare, si rimanda al tagliente e lucido Malpensante, mentre io qui mi limiterò a tirar fuori la polvere dagli angoli, e a scorgere piccole camionate di simpatia e disprezzo che, giurin-giurètta, avevo iniziato a raccogliere già da lunedì, quando -credo per la prima volta- la Rosea si era sentita in dovere di spiegare perchè un giocatore che aveva di fatto offerto i due palloni per i gol di Icardi (si parla di Banega) fosse stato giudicato da 5.5.

Beninteso, fosse stato per me gli avrei dato anche meno, chè il ragazzo mi pare affetto da Pizzarrite acuta (trottolino amoroso su se stesso a scartarne 4 o 5 prima di dar via la palla). Ma come al solito, qui tutti attenti e distaccatissimi osservatori, là dove è uso comune chiudere occhi e cervello e dire: “entra in entrambe le azioni dei gol di Icardi: 7“.

Ma questo era solo l’inizio.

Vedere per credere:

Il Milan aveva perso al 90' contro l'Udinese, ma lì niente vergogna, anzi: panchina d'oro!

Ecco il lavoretto di Lunedì: tutte notizie vere, ma date con quel tono di “caso!” “crisi!“, con abuso di esclamativi, sensazionalismi inutili e ricerca dell’inguacchio. Per la cronaca, il Milan aveva perso al 90′ contro l’Udinese a San Siro, ma lì niente vergogna, anzi: “un tesoro in panchina!

Anche i tweet più divertenti. Fàttela una risata...

Questo invece un campionario dalla homepage di venerdì mattina. Anche i tweet più divertenti…
Fàttela una risata! E poi vai di Helsinborg, quello ci sta sempre! E continua con gli esclamativi, che fa colore!!!

Il Corriere non è da meno, ma ha forse un briciolo di dignità in più: dopo la giusta razione di critiche e schiaffoni, allarga il focus e ricorda le figure demmmerda anche delle altre italiane. Bontà loro…

Lo ripeto per i duri di comprendonio: criticare aspramente è doveroso per un giornale che voglia fare cronaca ed anche analisi e commento. Il rispetto però non deve mai mancare.

Quel che invece manca -da sempre, nonostante il susseguirsi delle proprietà- è una reazione a tutto ciò. Restiamo la squadra simpatttica che non si pone il problema, che fa spallucce e incassa. Il perchè è scolpito nella chiusa definitiva del Finocchiario al minuto 3.15 di questa chicca.

PROCESSO ALLE INTENZIONI

CHIEVO-INTER 2-0

C’è una simpaticissima barzelletta che amo raccontare ai miei amici stranieri per descrivere le bizzarre caratteristiche dell’uomo medio italico.

La barza fa così:

Quando un inglese non sa una cosa, si astiene.

Quando un tedesco non sa una cosa, la studia.

Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

Eccomi per una volta negli orgoglioNi panni dell’italiano per commentare una partita che non ho visto, se non per gli highlights sbirciati in un ristorante di Villasimius, il cui servizio era probabilmente la sola cosa paragonabile alla velocità dei nerazzurri scesi in campo in quel di Verona.

Orbene, avevo già espresso la mia antipatia per il nuovo mister, basata su preconcetti e sensazioni epidermiche evidentemente prive di qualsiasi base concreta e come tali –speravo- assai semplici da smentire.

Invece il minchione di turno decide di varare per la prima uscita della squadretta un olandesissimo 3-4-3 che per inciso non usava più nemmeno all’Ajax. E del resto, quale modo migliore per far esordire una squadra di craniolesi che hai la ventura di allenare da soli 15 giorni?

I nostri, ovviamente, se c’è da far figure demmerda non si tirano indietro, ed ecco l’ex milanista Birsa travestirsi da Zidane per una notte e trovare una doppietta condita da dribbling in piena area che in Serie A non vedevo dai tempi di Carletto Muraro.

Inconcepibile, se non preoccupante in vista del mercato, l’iniziale esclusione di Perisic dall’11 iniziale, anche se ad onor del vero la ripresa ha visto lui come il connazionale Brozovic subentrare ed adeguarsi istantaneamente al nulla cosmico espresso dai colleghi di maglia.

Icardi sarà contento di aver strappato l’aumento di stipendio, ma continua ad essere un ottimo finalizzatore con scarsissima propensione all’’andare-a-prendersi-quella-cazzo-di palla-se-là-davanti-non-arriva-mai (porca-di-quella-troia).

Leggo di un Eder meno peggio degli altri, e ciò la dice lunga sulla prestazione complessiva.

Leggo altresì di dichiarazioni d’amore “a prescindere” per il nuovo mister, ultimo arrivato e come tale ultimo dei colpevoli, e il concetto in linea di massima non può non essere condivisibile.

Arrivo addirittura a plaudere all’affermazione del ceruleo D’Ambrosio che conferma un sospetto di molti: “non siamo una squadra di fenomeni”.

Mi piace però tornare sul concetto iniziale e ri-chiedermi retoricamente quale ganja si sia fumato il signore di Amsterdam per rispolverare una difesa a tre, incentrare il giUoco su Medel e lasciare fuori la nostra miglior ala. Tra i pochi- a mio parere- vantaggi dell’addio di Mancini speravo ci fosse quello di non dover più aspettare metà ripresa per vedere in campo la formazione più logica, e invece si vede proprio che certi amori non finiscono.

Al solito, tempo per piangerci addosso non ce n’è, visto che tra pochi giorni torneremo in campo con un Palermo pronto con la consueta simpatia a sputare sangue contro i nostri.

Quantomeno hanno venduto Sorrentino (guarda caso al Chievo, ma ieri sera eravamo talmente loffi che dubito abbia dovuto sporcarsi i guanti…).

LE ALTRE

La Juve regola di misura la Fiorentina, mentre la Roma asfalta un’Udinese che aspetterà qualche giornata prima di far vedere il meglio di sé.

Per i cugini faccio un altro processo alle intenzioni maledicendo Belotti che già l’hanno scorso con un carpiato in area nerazzurra si era procurato (segnando) il rigore nella ferale sconfitta casalinga col Toro.

Siccome torti e ragioni si compensano (sono ironico), stavolta il minchione sbaglia al novantamillesimo il rigore che avrebbe potuto dare ai granata il pareggio dopo che al 90’ erano sotto per 3-1.

Rimando alla successiva sezione le conseguenze dell’errore in modo che possiate procurarvi per tempo la necessaria dose di insulina che compensi la zuccherosa elegia donnarummiana, e mi soffermo ancora qualche riga sul “Gallo”: uno con una schiena così avrei giurato fosse juventino, invece vien fuori che il ragazzo “tifa Milan fin da bambino”. Sinisa si è detto addirittura sicuro dell’errore.

E allora, porcadiquellamiseria, che cazzo glielo fai tirare a fare il rigore???

Vallo a sapere, e comunque sarebbe stato solo mal comune mezzo gaudio, un po’ come succede guardando al Napoli che esce da Pescara con un pari dopo essere stato sotto di 2 ma essendosi visto prima assegnare e poi negare un rigore in pieno recupero (if I understand correctly).

Morale: facciamo cagare come e più degli altri anni. Possiamo solo sperare in disgrazie altrui.

Che vita grama.

Che grama vita.

E’ COMPLOTTO

Come detto, non ho visto né sentito niente, e certo l’andazzo della prima giornata non mi ha stimolato a saperne di più.

Segnalo solo tre robe, previste da mo’, simpatiche come la sabbia nelle mutande o stranamente non fatte notare dai solitamente attentissimi scrivani di corte:

  • Gigione Donnarumma eroe nazionale, propriolui. Cuoreingrato, bla bla bla.

          Mi viene da vomitare solo ad immaginare cosa stiano scrivendo a riguardo.

  • Ecco il titolo della homepage della Gazza di pochi minuti fa: “Inter, ti serve un regista”, con l’ulteriore spiega: “i nerazzurri si sono rinforzati ma sempre negli stessi ruoli: manca un profilo alla Biglia o Borja Valero” (come detto siamo talmente brutti che l’immenso –per loro- Pirlo non merita nemmeno di essere accostato ai nostri colori).

Sfanculàti per la loro prevedibilità (sono gli stessi che avevano salutato l’arrivo di Banega dicendo “è proprio quello che serviva”), mi duole dire che quel che scrivono è vero: “Dai tempi di Cambiasso in poi, le trame di mercato interista sembrano ignorare il punto e la cosa si ripete anche quest’anno”.

Poi sarà sempre colpa degli allenatori, ma dubito che Mazzarri prima, Mancini poi ed ora De Boer non abbiano fatto notare la curiosa mancanza all’illuminata dirigenza (sia essa riconducibile a Thohir o FozzaInda).

  • Infine, stranamente mi è sfuggito il plauso all’Inter che, per la prima volta dopo credo 10 anni o più, ha schierato contemporaneamente in campo ben tre italiani, “chè bisogna far giocare gli italiani, chè i nostri ragazzi sono subito pronti, chè loro capiscono meglio il nostro calcio, chè non è razzismo eh, io ci ho un sacco di amici negri, è proprio che i nostri son cresciuti qui e loro lo sanno come si fa”.

Appunto: due pere dal Chievo e a casa. A chi è così minchione da chiedere “adesso sta’ a vedere che secondo lui han perso perché giocavano Ranocchia D’Ambrosio e Eder” rispondo -carezzandogli la testa quadrata- che il problema non starà mai nel passaporto, quanto nei piedi fucilati e nelle teste di cazzo.

WEST HAM

Almeno qui arriva qualche gioia: dopo una bruciante sconfitta in extremis col Chelsea alla prima giornata, ieri i nostri hanno bagnato con vittoria per 1-0 l’esordio al nuovo stadio, sul quale aggiungo solo tre cose:

Vedere un avviso del genere è veramente triste:

west ham stadium avviso

A Genova durante un Derby uscì un bellissimo striscione. “Siete un pubblico da Carlo Felice”. Ecco, più o meno ci siamo arrivati…

Vedere gente portata via dalla polizia perché non lo rispetta è pure peggio.

Vedere smascherato il maquillage messo in scena per nascondere la pista di atletica è ai limiti dell’imbarazzo:

west ham stadium

E questo sarebbe il nuovo stadio-della-madonna?

Operazione fantastica dal punto di vista gestionale-finanziario e come trampolino di lancio verso le grandi ricche della Premier, su questo non discuto (cit.).

Per il fascino, la bellezza e la storia, si prega di ripassare…

 

chi int 2016-2017

Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato e allora mi risposi così: Sono capitato sopra un prato dove mi son domandato “dove sono capitato?” Ecco la risposta al mio quesito sono capitato sopra un prato dove sono scivolato. Aiuto. Mi sono bloccato. Sono in un circolo vizioso. Sono socio. So ciò. (cit.)

 

IT’S SUMMERTIME

…ed essendo interista, the livin’ ain’t easy!

Dopo settimane di assedio mediatico con pletore di pennivendoli pronti a rivelare le cifre dell’affitto della villa sul Vomero già bloccata da Wanda Nara per il marito, ci facciamo del male da soli decidendo di fare esplodere tutto l’ego del nostro (ex) allenatore, del resto non nuovo a sceneggiate simili.

IL MISTER MESTRUATO E QUELLO APPENA ARRIVATO

Non sprecherò la vostra preziosa attenzione inoltrandomi in una contorta analisi che possa farci capire di chi sia la colpa. Dico solo che non doveva finire così, e che se il Mancio è un primadonna abituato da sempre a fare come gli pare (prima in campo, poi in panca), dall’altra parte Fozza Inda non può permettersi di dirgli “tu stai buono lì e allena e basta” senza che la frase abbia un seguito del tipo “…che a tutto il resto ci pensa Peppino che ho appena comprato ed è notoriamente in miglior Dirigente del calcio mondiale”.

Non essendoci per l’appunto Peppini alle viste, la situazione è rapidamente precipitata e ci siamo ritrovati con una squadra quasi già fatta ed un allenatore nuovo di zecca totalmente a digiuno di calcio italiano e relative dinamiche.

Tanto per non fare l’imparziale commentatore che non sono, non ho problemi a dire che parto prevenuto con De Boer, essenzialmente per tre motivi:

  • Arriva come detto a due settimane dall’inizio del campionato e, per quanto possa essere bravo, avrà sempre l’alibi del “sono arrivato a cose fatte, non è la squadra che avrei costruito io”. Giustificazioni più che logiche, sia chiaro, ma qui siamo in ritardo pluriennale nella tabella di marcia “tornare al calcio che conta e quindi in Cempions chè i soldi veri si fanno lì” ed un cambio del genere in panca mi sa tanto di antipasto dell’ennesimo anno di transizione e interessanti progetti per il futuro;
  • E’ olandese e a me, tranne rarissime eccezioni (Wesley vendemmia 2009-2010), gli olandesi nel calcio mi son sempre stati sui maroni. Splendido calcio che sostanzialmente non ha mai vinto un cazzo, quel complesso di superiorità che nemmeno noi inglesi (che almeno questo sport l’abbiamo inventato), Ajax-Cruijff-Van Basten come one best way per risolvere ogni problema del mondo. Cordialmente: mandateaccagare!
  • Per ora ce lo vendono come olandese-non-oltranzista che mi pare un po’ una contraddizione in termini ma che sarò molto più che felice di abbracciare come verità inappellabile. Io temo che sia l’ennesima rincorsa all’allenatore “che fa giocare bene la propria squadra” (ditemi un solo allenaotre che dica “io voglio che la mia squadra giochi alla cazzimperio”) e che ciclicamente torna a schiantarsi contro la nostra secolare storia di squadra tosta, efficace e da corsa. Orrico, Benitez, Gasperini… devo andare avanti?

 Poiché –come ammesso poco prima- si parla di pregiudizi, sono tanto onesto nel dichiararli ex ante quanto disposto a fare mea culpa una volta sbugiardato dai fatti.

Ma per ora a Franchino De Boer un vaffanculo di benvenuto non glielo leva nessuno.

L’ILLUMINATA DIRIGENZA

Fatto l’educato preambolo in punta di penna sul neo-arrivato Mister, mi tocca soffermarmi sull’illuminata dirigenza che si è fin qui distinta per tre mosse non immediatamente comprensibili:

  • Firmo-l’ammazzo-e-torno: la trattativa tra Thohir e Fozzainda in effetti è stato un inno al pragmatismo e alla velocità (splendido, stridente e stranamente ignorato il confronto impietoso con la speculare trattativa dei cugini, che dopo 18 mesi hanno finalmente “già” firmato il preliminare). Altrettanto veloce però è stato il rientro in patria di tutti i cinesi firmatari, con conseguente e comprensibile perplessità da parte di tutti i tesserati che –mi immagino- avranno pensato “si va beh ma adesso qui chi comanda? A chi chiedo? A chi rispondo?”. Di fatto,il Presidente in carica, socio attuale di minoranza e assai vicino al passaggio totale di quote, continua ad essere il Managing Director senza avere le competenze calcistiche per poterlo fare. Grave errore, sia di immagine (arrivi e, se vai via subito, devi dire “ecco la persona che in nome e per conto di Suning gestirà la squadra in questi mesi”) che di concetto (di Thohir al contrario di molti ho una buona opinione, ma credo che anche l’orso Nerello che campeggia nell’immagine di copertina ne sappia più di lui di calcio…);
  • Conseguenza del punto precedente, non si è preso l’Italo Allodi della situazione

(nota: sono stato 5 minuti di orologio a cercare un nome più recente da usare, per non dovermi riferire in termini positivi a delinquenti e gentaglia quali Moggi, Galliani, Marotta etc. La tristezza è che non mi è venuto in mente nessuno. Ora asciugo le lacrime e mi rimetto a scrivere).

 Sniff Sniff…

  •  Conseguenza del punto precedente: si è deciso –spero solo per il momento- di affidare di fatto la campagna acquisti ad un potente procuratore del calcio mondiale (Kia Jooracomecazzosichiama) con tutti gli enormi rischi del caso.

L’ultimo rischio del caso è legato al probabile arrivo di Joao Mario, che verosimilmente prelude ad una contestuale cessione di Brozovic. Chi ci guadagna di certo in tutta questa storia è proprio il procuratore, che lucra la sua bella commissione sul trasferimento. Faccio notare che il procuratore è lo stesso che non è riuscito a convincere lo Sporting a cedere il ragazzo al Suning venti giorni fa, cosa che a livello di FPF avrebbe fatto molto comodo all’Inter. Insomma, ci sono pochi dubbi ma cerchiamo di fugare anche quelli: questo tizio fa i suoi interessi, non quelli dell’Inter. Va da sé che sia rischioso mettersi nelle mani di professionisti di questo settore. Ero stato contentissimo dell’addio di Balotelli nel 2010, non tanto per le qualità del giocatore, quanto perché avere un procuratore come il suo (Raiola, ma in questo caso loro due, come del resto Doyen e Mendes sono la stessa cosa) vuol dire passare ogni finestra di mercato con il rischio (per non dire certezza) di dover o aumentare l’ingaggio, o allungare il contratto o vedere il tuo campione che fa le valigie.

 Per dirne una: ragionando da tifoso “de testa” e non “de panza” arrivo a comprendere la manfrina di Wanda e Maurito dell’ultimo mese, specie se –come sembra- in sede di ultimo rinnovo qualcuno della dirigenza si era fatto scappare la mezza promessa di un ulteriore aumento di stipendio non appena le condizioni l’avessero permesso.

Dimentichiamoci degli Zanetti del caso, che dicono al proprio Presidente “firmo in bianco, metta lei cifra e durata”: quelli sono l’eccezione alla regola. Qui parliamo di professionisti legati al soldo, e non è nemmeno un reato essere così.

La coppia argentina ha agito come avrebbe fatto la quasi totalità dei professionisti: valutando le offerte.

Il Napoli è arrivato a offrire 6 mln all’anno? Con questa offerta Icardi si presenterà da Fozzainda dicendo più o meno “l’ultima volta gli ho detto di no, arrivi almeno a 5 all’anno o richiamo il mio amico Aurelio e dopo Capodanno vado da lui?”.

E Fozzainda dirà va bene. Niente di trascendentale, Icardi ha annusato che il vento cambiava e ci si è fiondato, tanto più che l’impressione avuta da tutti è che la logica di Suning sia più aggressiva di quella di Thohir.

O meglio: Thohir si è dovuto legare le mani con l’accordo firmato con la UEFA (deficit masimo di -30 a Giugno 2016 –rispettato in culo a tutti i gufi- e break even a giugno 2017, ancora una volta raggiungibile solo con l’ingresso in Champions). L’impressione è che Suning, completata l’acquisizione del restante 30% ancora indonesiano, andrà dalla UEFA e tenterà una rinegoziazione cercando di strappare un altro anno di tempo per raggiungere il pareggio di bilancio, presentando un Business Plan con fuochi pirotecnici e ricavi in crescita quasi verticale.

Che poi quelli ci caschino è tutto un altro discorso…

LA SQUADRA

 Quella paradossalmente c’è o quasi. Al netto del possibile avvicendamento Joao Mario/Brozovic, l’undici di partenza appare migliorato a centrocampo con Banega e in attacco con Candreva, resta solido nella triade portiere+centrali, scommette su due nuovi terzini (Erkin+Ansaldi) che difficilmente potranno far peggio dei predecessori e mantiene i pochi quasi-campioni in rosa (Icardi-Perisic, Kondogbia sulla fiducia).

Che poi sia 4-2-3-1 o 4-3-3 in questo momento cambia poco, chè i probabili problemi di ambientamento del nuovo mister non dipenderanno certo dal modulo utilizzato.

Da parte mia aggiungo solo la perplessità circa l’addio di Brozovic per Joao Mario. Il portoghese l’ho visto giocare troppo poco per farmene un’idea precisa: posso dire che il ruolo non è molto diverso da quello di Ajeje (il classico centrocampista un po’ interno di qualità, ma non regista –e quando mai…-, un po’ punta esterna, senz’altro più classe che muscoli). Di qui la mia domanda (non retorica): è il caso di mollare una buona promessa, parzialmente già mantenuta, come Brozo e spendere 40 bomboloni per questo qua? Non è che ci mettiamo un altro anno e mezzo per dire “è bravo, in un altro centrocampo potrebbe andare benissimo…” mentre con Brozo questo rodaggio l’abbiamo già fatto?

Ho già detto chi sia il solo a guadagnarci da questa operazione di mercato, e onestà impone di dire che pure restando così non navigheremmo in acque tranquille (Brozo si è di recente legato a Doyen).

 Ad ogni modo, e auto-gufando un pochino: se gli anni scorsi l’obiettivo zona Champions passava necessariamente dal mezzo miracolo di mettere alle nostre spalle tre su quattro tra Viola, Milan, Napoli e Roma, quest’anno vedo la nostra rosa rafforzata e Roma e Napoli (ad oggi) indebolite. Di Viola e Milan non parlo per carità cristiana.

Sarà sufficiente per essere la prima avversaria della Juve, così come tutta la stampa ci dipinge? (sempre carini a non mettere pressione, vero?)

 LA MAGLIA

inter-maglia-16-17

Partiamo dall’unico dato certo: quella dell’anno scorso era meglio.

Detto questo, davanti non è male, dietro tra nome, numero e secondo sponsor giallo sembriamo un po’ quelli fermi in autostrada col giubbotto catarifrangente. Ora, io di moda e stile non ci capisco niente, ma era così difficile sostituire il giallo stabilo boss con quel colore simil dorato dello stemma che c’è sul petto?

Misteri della fede…

La seconda non ha grosse pretese di stupire il mondo e infatti come seconda maglia è perfetta.

maglia inter bianca 16-17

La terza (se è vera -nutro ancora la speranza di una bufala) è una vomitata di gatto che presenta inquietanti similitudini con una delle peggiori maglie dell’Inter straight from the 90s . Provare per credere:

 terza-maglia-Inter

1995-1996-3

E’ COMPLOTTO

Facendomi un autogol da solo, invito tutti a iniziare a leggere ilmalpensante.com

Qui e qui due pezzi che andrebbero mandati a memoria e che spiegano perfettamente quanto i media possano giocare a favore o contro una squadra.

Una volta letti non resta molto da aggiungere, se non che la telenovela di Icardi è stata davvero seguita con un tifo che francamente non ricordo per altre operazioni di mercato, quasi come se il Napoli dovesse a tutti i costi sostituire Higuain solo e soltanto con il Capitano interista.

Che poi De Laurentiis, che lamenta una carenza di deontologia professionale nella Juve, (ti piace vincere facile…) tratti per settimane con un giocatore tesserato da un’altra squadra, con la squadra in questione che dichiara a più riprese l’assoluta incedibilità del tesserato stesso, è ovviamente un’anomalia che solo io e pochi altri abbiamo notato…

 L’ultima di una infinita (vi assicuro, infinita) serie di piccoli dispetti e critiche gratuite all’Inter l’ho vista sulla Gazzetta di oggi, a margine della presentazione di Banega.

A parte la simpatia con cui lo definiscono inequivocabilmente trequartista, col giocatore che di contro dice di aver giocato in tanti ruoli a centrocampo e di non saper indicare la sua posizione preferita, tal Matteo Brega fa un boxettino in cui elenca gli altri trequartisti argentini della storia nerazzurra: Alvarez, Solari (???), Maschio e Veron. A parte i commenti sui singoli, e tralasciata la bislacca conoscenza calcistica che porta a considerare Solari un trequartista, ecco la sapiente pennellata di simpatia nel giudizio complessivo sui fantasisti argentini all’Inter:

la maggior parte dei quali a dire il vero non ha lasciato grandi ricordi.

 Poi vai a leggere e, a parte quel mezzo campione di Alvarez, gli altri tre han vinto insieme una decina di trofei tra scudetti, coppe Italia e supercoppa Italiana.

Però “non hanno lasciato grandi ricordi“.

Che poi, Matteo Brega carissimo, se proprio vogliamo giocare ai rimandi, un centrocampista argentino che arriva e sceglie la maglia numero 19 deve far scattare immediato il paragone con il Cuchu Cambiasso: ma quello si vede che non aveva lasciato brutti ricordi a sufficienza, vero?

ARRIVEDERCI (senza E GRAZIE)

SASSUOLO-INTER 3-1

Non ci voleva un genio per capire il tipo di partita che l’Inter avrebbe giocato: e infatti l’avevo capito.

I nostri amatissimi craniolesi scendono in campo con la voglia di un turnista che deve timbrare il lunedì mattina alle 6.00 e i risultati non tardano a vedersi.

Nonstante gli slandroni Handanovic e Perisic si fossero fatti ammonire per saltare l’ultimo giorno di scuola, nonostante la settimana extra di preparazione alla Copa America gentilmente concessa a Medel e Miranda, e pur considerando le non innumerevoli sinapsi di Juan Jesus, Murillo e Felipe Melo, l’undici schierato da Mancini aveva il dovere morale quantomeno di far finta di giocarsela.

Come invece prevedibile, e infatti previsto, gli Squinzi boys vengon giù da tutte le parti, con i nostri quasi stupiti di cotanta vigorìa.

Bastano i soliti 10 minuti per beccare il primo dei tre gol da idioti. Brozovic in scivolata contende e quasi conquista un pallone sulla nostra trequarti, ma proprio quando serve l’aiuto di un compagno che almeno la spazzi via, la coppia centrale di genialoidi JJ-Murillo resta immobile e presidiare la propria zona. La genialata consente l’arrivo di una manciata di avversari tra cui Politano, che pensa bene di centrare un arto a caso del succitato colombiano per la malefica carambola che vale l’1-0: quarto autogol del nostro in stagione (vado a memoria e non ho sinceramente vogli di controllare, visto che a referto le deviazioni ormai non vengono più segnalate) e partita sostanzialmente finita subito dopo essere cominciata.

Perchè è vero che Jovetic si smarca bene e riesce addirittura a calciare in rete, ma il fuorigioco è correttamente segnalato -il jolly di stagione ce lo siamo giocati col Napoli-. E’ altrettanto condivisibile il fatto che Carrizo non debba fare chissà quali parate, ma l’amara verità è che non appena il Sassuolo (non il Barcellona) schiaccia sull’acceleratore va in buca con una facilità disarmante. Il raddoppio di Pellegrini, incredibilmente NON al Primo Gol in Serie A- ne è palese conferma, con i nostri a scambiarsi ancora sguardi perplessi e confusi, del tipo “ah ma si può anche correre?“.

Palacio per definizione è una persona seria ed un professionista esemplare, ma da solo non può far tutto. Fa comunque molto, andando a sradicare palla dal difensore neroverde e depositando la boccia in porta per il 2-1 poco oltre la mezzora. Non è poco, ma purtroppo non è abbastanza per mettere in discussione una partita già scritta.

E infatti, ancora nel primo tempo arriva il 3-1 ancora di Politano, più incredulo di tutti noi nel capocciare in porta dopo stacco imperioso su Telles manco fosse stato Hateley su Collovati (piccolo inciso: nel mio negazionismo, ho sempre pensato che quello fosse fallo in attacco dell’inglese…).

Se non altro l’azione avrà fugato i dubbi sulla permanenza del brasiliano, ennesimo terzino sinistro-pacco nella pluridecennale storia fluidificante nerazzurra.

La ripresa ci riserva due cattive notizie, condite però da un lieto fine: dopo aver accolto in settimana la designazione dell’arbitro mantovano con l’inevitabile commento in puro Rezzonico-style “Gerva, sei un po’ una merdina” (minuto 3.35), sono costretto a ripetere l’apprezzamento ad inizio ripresa in pericolosa prossimità delle orecchie del rampollo.

Il ragazzo per fortuna non coglie al volo, così come invece fatto in settimana con un altro distico elegiaco di questi mesi (“Frosinòne-culòne“) che dalle nostre parti viene ultimamente ripetuto con una certa frequenza, ma la solfa del discorso non cambia: l’ineffabile Gerva, con la sua ghènga di minchioni, riesce ad annullare un gol di D’Ambrosio (fortunoso ma valido, diocristo!) un minuto buono dopo averlo assegnato.

Il nostro è stato poi rimandato a quel tal paese dal sottoscritto insieme a Murillo allorquando ha uscito il giallo per un fallo del nostro, che poi ci metteva del suo andando avanti a protestare ad libitum, fino allo sventolamento del rosso: dopo il quarto autogol, ecco anche la terza esplusione. Ottimi margini di miglioramento.

Infine la buona novella: pare che il Gerva fosse all’ultima partita in carriera: forse per quello nelle immagini del pre-partita avevo visto un inedito striscione ad inneggiare un direttore di gara (“Gerva 150”) probabilmente a celebrare una più che migliorabile carriera.

Sono rancoroso e di memoria lunga, e ricordo vette altissime raggiunte dal nostro in un’Inter-Atalanta del 2014 che addirittua fece imbestialire Moratti.

La solita, proverbiale, sudditanza psicologica…

Lasciando stare fischietti ormai eternamente tacitati, il nostro difensore evidentemente fa di tutto per saggiarne la pazienza, continuando a sfancularlo ben oltre il primo giallo (e ben oltre la pur legittima protesta per il primo giallo).

A scanso di equivoci, anche rimanendo in 11 i nostri avrebbero potuto andare avanti altri due giorni, e non sarebbero neppure stati capaci di tirare in porta.

Non fa niente (diciamo così): il Campionato aveva già scritto il finale marroncino a cui siamo tristemente abituati, lasciandoci soli con i nostri sogni da tifosotti a fantasticare di una mediana con Biglia Touré e Banega, che diventeranno col passar delle settimane Medel-Melo-Kondogbia perchè in fondo in fondo #siamoapostocosì.

LE ALTRE

Il Milan forse, ma solo forse, fa di peggio, avendo almeno l’alibi di una sconfitta di uguale punteggio ma contro la Roma, ma facendo di contro incazzare di brutto Brocchi che pare abbia fatto tremare le solitamente melliflue mura dello spogliatoio dell’Amore.

I cugini, a meno di una pastetta tutt’altro che improbabile, conoscendo l’indegna stima e consolidata amicizia tra i due club, non dovrebbe battere la Juve nella finale di Coppa e di conseguenza dovrebbe continuare a cercare al microscopio quel “DNA europeo” da cui, per fortuna, le nostre orecchie non sono più molestate da qualche anno.

Napoli e Roma confermano i piazzamenti acquisiti e vanno con merito a giocarsi la Champions (preliminari permettendo per i Lupacchiotti) insieme a quella Juve tanto forte quanto incapace di vincere con stile.

E’ COMPLOTTO

Rieccoci al Signor Massimo, alias Presidente Simpatttico. Il ragazzo è un impenitente recidivo, e nemmeno dopo vent’anni capisce cosa dire e cosa non dire davanti a un microfono.

Ecco quindi che rispondere semplicemente -ma ingenuamente- “” alla tendenziosa domanda “Si aspettava che Thohir investisse di più in questi anni?” vuol dire questo:

gazza_prima_pagina 10 maggio dettaglioE la precisazione (doverosa, eccheccazzo) del giorno dopo, oltre ad avere una rilevanza nemmeno paragonabile (vedi riquadrino in basso a sinistra nella foto qui sotto) è oltretutto incorniciato dalla bella frasetta del giornalista a commento della smentita:

Se mi aspettavo che Thohir investisse di più nell’Inter? Sì”. Ecco il titolone. Finalmente una frase che smuove le stagnanti acque nerazzurre. Questo devono avere pensato ieri non soltanto i media ma pure i tifosi che aspettano di capire come evolverà la situazione societaria dell’Inter, soprattutto dopo che il mandato che il tycoon ha conferito a Goldman Sachs per cercare investitori.” (Il doppio “che” nell’ultima frase è testuale)

gazza prima_pagina_11 maggio dettaglioCome a dire: Che palle quest’Inter dove non succede più niente, cià vediamo un po’ se Moratti scivola sulla buccia di banana.

E rei confessi eh?  Di più, spudorati. Noi di lavoro cerchiamo notizie che non ci sono, salvo poi dover smentire con un po’ di fastidio…

Poco altro da segnalare, se non che con la fine del Campionato aumenterà lo spazio sui giornali per nuove udienze del processo all’eccessiva esterofilìa nerazzurra, libera scelta di un Club che, contrariamente ad altri (…ma con le strisce di un altro colore), negli anni non ha mai saputo (o voluto?) costruire una rete di alleanze/connivenze con presidenti di Serie A (Preziosi, Zamparini, Squinzi to name a few) disposti a favori e favorini pur di accontentare la grande di turno.

Chissà perchè…

Ringraziando l’amico Sergio per la dritta sul didascalico e saputellico link della Rosea richiamato supra, chiedo a voi come a lui quale cazzo di logica possa stare dietro un discorso del genere. L’Inter ha fatto cagare perchè aveva in campo 11 giocatori che semplicemente non avevano voglia di stare lì, compresi gli italiani D’Ambrosio e Eder.

Voler poi sottolineare che il Sassuolo “con gli italiani” (non con bravi giocatori e un buon allenatore, no, “con gli italiani”) può sperare di entrare in Europa, mi spinge all’altrettanto ottusa considerazione per cui l’Inter, con gli stranieri, invece in Europa ci va senza fare i preliminari.

Specchio riflesso fisso fesso, chi lo dice sa di esserlo, celo dico alla maestra, gne gne gne.

Il livello è questo… ma se va bene a voi…

WEST HAM

Letale sconfitta a Stoke on Trent contro il City ormai incagliato a metà classifica: i nostri passano con Antonio ma si fanno uccellare nella ripresa dando il più che probabile addio a qualsiasi speranza europea (forse perchè -anche loro- non schierano abbastanza italiani…).

sas int 2015 2016

Oh raga! Io mi sarei anche rotto di giocare da solo… Voi? Sciopero anche oggi?

DOTTORE, E’ GRAVE?

LAZIO – INTER 2-0

“La situazione è grave ma non seria” (E. Flaiano)

Non ci sarebbe altro da dire, visto che queste parole fotografano alla perfezione l’inedia, la superficialità e l’insostenibile leggerezza dei nostri ragazzacci.

Come un padre ormai avvezzo al figlio lazzarone, mi sono bastati i primi secondi per riconoscere all’istante una delle fin troppo note serate all’insegna della “Voeuja de laurà saltum ados (che mi me sposti)“: è vero che il terzo posto era ormai una chimera, e che dovremo impegnarci davvero tanto per perdere il quarto, ma vivaddio, c’è una partita che va giocata a mille all’ora, perchè sei pagato per farlo e perchè vesti la maglia dell’Inter.

Chè poi, se tanto mi dà tanto, nemmeno la Lazio ha molto altro da chiedere a questo campionato, ma ciò non le ha impedito di fare la propria partita di pura decenza.

Il primo gol vede Klose infilarci l’ennesimo sifulotto della sua carriera laziale (sembra Evair ai tempi dell’Atalanta di Mondonico, una cambiale…), complice una dormita di sette interisti contro il succitato Crucco e Lulic: i due aquilotti triangolano manco fossero circondati da belle statuine e il pallonetto beffardo punisce un incolpevole Handanovic.

Come con l’Udinese, son passati solo pochi minuti e di tempi per recuperare ce ne sarebbe, ad averne voglia.

Assistiamo invece ad un lento e sterile ruminare calcio, con l’assoluto divieto di qualsiasi accelerazione, passaggio in verticale, tocco di prima o altro arnese atto a offendere.

Jovetic, che sostanzialmente si gioca le residue possiblità di conferma in queste ultime partite, è l’emblema dell’aria fritta: come e più che nell’ultima esibizione, culminata da doppia botta di deretano ed altrettanti goals, sciorina il campionario di frizzi-lazzi, passi doppi e colpi di tacco che esplodono tutta la loro pericolosità prorompendo in uno squassante e forte pèto (cit.).

Icardi, altrettanto inoffensivo, usa quantomeno l’understatement e non tocca palla per un’ora buona. Facciamo prima a dire che l’unico a salvarsi è Kondogbia, bravo a agire da cavallone di razza, sradicare palloni e ripartire in progressione, stante la morìa di compagni cui cedere la boccia.

Inutile e ridondante la ripresa, con l’ulteriore raccapriccio di vedere un paio di svarioni perfino di Miranda, oltre che una palla persa a metacampo da Palacio che porta alla fuga di Keita e successivo rigore di Murillo.

Candreva imita il collega Klose e ci purga per la cinquantasettesima volta in carriera.

Abbiamo insomma assistito a come crearci problemi esistenziali anche in una partita che da dire aveva ben poco.

Complimenti, vepossino.

LE ALTRE

Per fortuna l’insipienza non è prerogativa esclusiva dei nostri, stante una Fiorentina bloccata sul pari e un Milan ai limiti dell’imbarazzante per come riesce alla fine a sfangare un pari in casa col Frosinone.

#rigoreperilmilan rimane un solido trend topic anche per questo campionato e, mentre gli indottrinati scrivani rossoneri imprecano contro la sorte per i tre gol presi con soli quattro tiri in porta dei ciociari, da buon antimilanista faccio presente ai cugini che, per segnarne altrettanti, hanno avuto bisogno di due rigori (uno sbagliato, l’altro assai generoso) e di un paperone del portiere avversario.

Poi questi, col solito culo, al 95′ rischiavano addirittura di vincerla, ma la traversa ha avuto un sussulto di dignità e ha stoppato il destro a voragine di Balotelli.

Napoli e Roma imitano la Juve vincendo e scavando un ulteriore fossato alle loro spalle.

E’ COMPLOTTO

Mariolone Sconcerti è, come tanti altri, un pervicace sfruculiatore delle cose di casa nostra, con in più quel tono di apparente distacco e bonario disinteresse che invece a parer mio nasconde un’intolleranza all’Inter, soprattutto alla sua nuova gestione.

Ora, non è un segreto che l’esercizio 2015-2016 dovrebbe chiudersi sostanzialmente avendo rispettato i dettami del FPF (il passivo sarà intorno ai -50, ma considerando le sole spese imputabili al FPF siamo sui -30). Questo in barba a tutti i gufi che, spesso senza sapere di cosa parlavano, vaticinavano un finale a carte bollate per la gagliarda compagine nerazzurra.

E’ sintomatico il fatto che Sconcerti si ostini a dichiarare di “non capire” Thohir, rimproverandogli il fatto di non aver mai accettato un contraddittorio con lui (lesa maestà!) e sottolineando stranìto l’operazione di factoring realizzata con la vendita di futuri incassi da stadio in cambio di liquidità immediata.

E’ un’operazione piuttosto comune, già utilizzata in passato anche da Juve e Roma per non parlar del Milan (vedi le ultime righe di questo interessante articolo sul bilancio appena chiuso dai Meravigliuosi): però no, per Sconcerti è tutto un “attenzione… l’Inter sta vendendo incassi non ancora realizzati…“, come se l’epilogo inevitabile fossero i libri in tribunale.

Ma il nostro fa di più, e dipinge l’Inter come “club tranquillo“, rimpiangendo i bei tempi andati di continua e simpatttica esternazione morattiana.

Da una frase come “Forse Erick Thohir non capisce il modo di vedere le cose che abbiamo qui e questa difficoltà a capire gli italiani sembra filtrare anche nella politica societaria” trasuda tutto il fastidio di non poter disporre dell’Inter come meglio si crede, come a dire “quel cicciobello con gli occhi a mandorla non sa che qui noi siamo abituati a poter scrivere di tutto sull’Inter, e loro zitti, sotto”.

No, caro Sconcerti. La Società è tranquilla, ha un suo piano di cinque anni, ha giustamente caricato di costi lo scorso esercizio non essendo in Europa e non avendo la UEFA a sbirciare il bilancio, e si presenta ora col vestito buono. Che non sarà un lussuosissimmo smoking ma che è un bel blazer blu:con una camiciola bianca fa fine, non impegna e la tua porca figura la porti a casa.

Si arriva poi all’inevitabile falso ideologico quando il nostro aggiunge: “E’ un club molto distaccato e tranquillo specie sui temi che noi vediamo come dei piccoli drammi come la possibile sanzione per il FPF e l’impossibilità ad investire“, paventando gli inesistenti scenari apocalittici cui si è accennato poche righe fa.

Il ragazzo deve poi soffrire di qualche deficit cognitivo, visto che, nonostante tutto quanto appena citato, afferma che l’Inter “non arrivava tra le prime quattro da tempo, ha rivalutato alcuni giocatori e ha gettato le basi per il futuro, cosa che al Milan non accade“.

Eppure, dopo sole 24 ore, ecco il nostro  disseminare le proprie perle di saggezza di fronte a Caressa, Vialli & Co. dicendo che vede il Milan messo meglio dell’Inter, perchè l’Inter ha già venduto ma ciononostante si sta avvitando su se stessa, mentre il Milan ha deciso di girar pagina, si tratta solo di capire chi mette i soldi.

La coerenza e la logica mi paiono simili a quelle di Paul Ashworth di Febbre a 90° quando dice “tanto varrebbe essere sotto di 8 reti“(min. 3.30 di questo video da imparare a memoria con la mano sul cuore “…Jeeesus Paul you need medical help! You got some kinda disease that turns people into miserable bastards!“): sostanzialmente meglio dover ancora cominciare che essere a metà dell’opera.

Inevitabile contorno di cloaca al succitato piattino di sterco fumante i continui richiami di Vialli a “non si può gestire una squadra da 6000 km di distanza” o di Mauro e Caressa all’assenza di “uno zoccolo duro di italiani che insegni agli altri cos’è l’Inter“.

Meno male che, almeno in questo caso, il Mancio li ha rimessi al loro posto rispondendo -un po’ più elegantemente di me- che l’importante è la personalità, e che del passaporto  se ne fotte.

WEST HAM

Altra convincente vittoria per 3-0 in casa del West Brom. Decisiva o quasi sarà l’ultima partita, ancora con quel Man Utd che al momento ci precede di 1 punto. Teoricamente, se gli Hammers vincessero le loro tre partite e il City perdesse con l’Arsenal, il quarto posto sarebbe ancora possibile.

Vediamo se i miei eroi inglesi hanno la stessa solidità petalosa degli amati nerazzurri…

laz int 2015 2016

Ooh! lo vedete il cesso là in fondo? Ecco, andate un po’ accagare!

LA PRIMA DI EDER (E LA TERZA DI PANCHITO)

INTER-UDINESE 3-1

Il titolo, un raffinato cinefilo come me ce l’aveva in canna da Gennaio, ma l’oriundo fino a ieri non aveva dato traccia tangibile di sè.

Il suo gol arriva all’ultimo respiro, dopo che molti dei presenti allo stadio avevano visto la morte in faccia sotto forma di doppia occasione udinese solo pochi secondi prima.

Tornato -con criaturo al seguito- a rimirare la squadra dal vivo, ho impiegato nove minuti di partita a complimentarmi con me stesso per aver mantenuto il fioretto fatto uscendo di casa: “Mi raccomando, il linguaggio…“.

Dalla mia bocca è uscito solo un “…nchia che gol” a commentare da fine tènnico la splendida girata di Thereau, prima di contrappuntare “e i nostri lì a far le belle statuine!”.

Giro gli occhi verso il rampollo di casa e incrocio uno sguardo più sorpreso che deluso, della serie: “ma come, mi avevi detto che vincevamo, che Jovetic segnava di sicuro visto che è un girone esatto che non lo fa, e ci ritroviamo sotto dopo dieci minuti?!“. Il ragazzo è alla sua terza apparizione alla Scala del calcio e vorrebbe legittimamente festeggiare il ritorno con una bella serata.

Per fortuna San Siro conserva un certo fascino, e Pancho ha modo di consolarsi nell’enorme sventolìo di bandiere nerazzurre (cit. Elio alla festa per il 15esimo scudetto), intervallato da qualche buona conclusione dei nostri.

Kondo e Brozo mi paiono tra i migliori, mentre già al quarto d’ora ho esaurito le madonne (sempre nella mia testa, senza turpiloquiare) per Nagatomo, bravo e generoso nel far mulinellare le sue gambette per poi sparare immancabilmente il cross sugli stinchi degli avversari. Discorso simile per Jovetic, irritante nell’insistenza con cui cerca il tocco a effetto manco fossimo 4-0.

Ironia della sorte, sarà proprio lo slavo l’eroe della serata, segnando due gol da “questo lo facevo anch’io” e dovendo accendere a Icardi e Biabiany due ceri così, “delle dimensioni diciamo tipo Rocco Siffredi” per ringraziare dei due palloni con su scritto “spingimi” all’interno dell’area piccola a portiere già sdraiato.

Tutto fa brodo, per carità, facciam mica gli schizzinosi. Mi vien solo da pensare che a ruoli invertiti si sarebbero decantate le lodi da assist man del montenegrino e puntualizzate le doti da opportunista (e nulla più di questo) di Icardi.

Agguantato il pari prima dell’intervallo, i nostri iniziano bene la ripresa nonostante un incomprensibile tacco di Biabiany che, in ottima posizione per tirare, gira l’assit di Maurito a un Brozovic assai più immischiato nel traffico.

Lo stesso croato poco dopo si vede respingere la miglior occasione della serata proprio sotto i nostri occhi, piazzando nell’angolo basso la palla sapientemente difesa e servita da Icardi: Karnedzis (chi era costuis, perdonate la battutaccia) si allunga e smanaccia in angolo.

Intorno alla mezz’ora passiamo in vantaggio nella guisa di cui s’è detto, e da lì i più ingenui pensano che il peggio sia passato.

Il fondato sospetto che così non sia si materializza sotto forma di lavagnetta del quarto uomo su cui campeggia un inevitabile quanto incomprensibile “5”. E proprio all’ultimo di questi cinque minuti di recupero arriva il prevedibile campanile in area, con i nostri a cagarsi dentro e Zapata a poter tirare in porta da zero metri. Per fortuna Handanovic si oppone da par suo, prima di ritrovarsi la palla tra le mani dopo il successivo tiro di Halfredsson, una sorta di rigore in movimento.

Mi ritrovo a gridare “maledetti” in loop fino a tramutarlo in “gaaaall” trenta secondi dopo, allorquando si concretizza il titolo che avevo in mente da tre mesi.

Le piccole soddsfazioni della vita.

LE ALTRE

Devo dare la notizia della Juve campione d’Italia per la quinta volta e non posso esimermi dal farlo. Faccio sommessamente notare che la loro risurrezione coincide con lo strano incontro tra Tavecchio e il radiato Giraudo che tanto (cioè poco) fece discutere negli autunnali pomeriggi di fine Ottobre. Detto questo, complimenti: come sempre accade rubate, ma come spesso accade siete forti.

Il Napoli fa come il marito che si taglia il membro per far dispetto alla moglie e, volendo farci capire che per noi ambire alla Champions è cosa che non s’ha da fare, piglia il sifulotto dalla Roma al 90′, rischiando di compromettere un’ottima stagione con un finale tragicomico. Roma a due punti dal secondo posto e a +7 da noi con tre partite da giocare.

La vittoria bianconera quantomeno allontana di altri tre punti la Fiorentina, lasciando un maggior margine di sicurezza (presto per dire se sufficiente) al nostro quarto posto.

Il Milan di Brocchi rispetta i classici e conferma quindi la fama “fatale” di Verona, perdendo in rimonta con due gol di ex nerazzurri: prima il Pazzo pareggia l’iniziale vantaggio dei Meravigliuosi, poi Siligardi, cresciuto nel nostro settore giovanile, li punisce all’ultimo respiro su punizia a voragine.

Io godo, Sinisa credo di più.

È COMPLOTTO

Sostanzialmente tre cose, di importanza diversa tra loro ma tutte meritevoli di essere segnalate.

La prima è l’arbitraggio di Sabato a San Siro, ennesimo manifesto di quanto poco i nostri siano rispettati da quella pletora nauseabonda che distribuisce fischi sui campi di calcio.

In una serata dal peso specifico tendente a zero, e nella quale non vengono commessi errori clamorosi, il prode Celi riesce a non assegnare nemmeno un minuto di recupero nel primo tempo (col parziale bloccato sul pari) nonostante siano stati segnati due gol e sia stato estratto un giallo.

Di contro, nella ripresa, con i nostri in vantaggio 2-1, troviamo i già citati cinque minuti di extra time, preceduti da due ammonizioni che ho stentato a credere reali pur vedendole dal vivo: quella a Kondogbia nasce da un intervento a mio parere non falloso; detto ciò, il giallo è una conseguenza in un certo senso inevitabile (una vola che fischi fallo non puoi non ammonire); quella a Perisic è invece il chiaro manifesto di chi dice “ho sbagliato e non ti ho dato il corner; me lo fai notare? Nun ce provà! Beccate ‘sto giallo e statti zitto!“.

La seconda voce da esplorare è il discreto casino raccontato intorno ai “cinesi dell’Inter”. In sostanza paiono esserci due gruppi interessati a comprare il 20% del Club: Suning contattato da Thohir, Wanda contattato da Moratti.

Posto che sarà il Governo di Pechino a dire chi può fare cosa, è singolare che la stampa italiana faccia gara a dare notizie diverse tra loro, purché difformi dalla voce ufficiale dell’Inter.

Mentre Thohir continua a dire che la trattativa è solo per una quota di minoranza, che non ha alcuna intenzione di disfarsi del Club e di non sapere perché il suo nome continui ad essere accostato a squadre di Premier League, i nostri giornali ci dicono in varie forme che tutta la manovra è una supercazzola orchestrata da Moratti che sotto sotto non ne può più di Thohir e vuole forse dar retta all’acuto consiglio del presidente Ferrero (“caccia quer filippino“).

Del resto c’è da capirli: dopo un ventennio di dichiarazioni rilasciate con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras, dev’essere dura abituarsi a non poter scrivere il cazzo che si vuole senza timore di ripercussioni. Questo pezzo di Panorama del 2013 racconta meglio di ogni possibile esempio lo stupro mediatico generato dalla simpattìia morattiana. Figuriamoci quindi come si possano trovare oggi gli stessi violentatori ad avere a che fare con un presidente che lavora nel mondo della comuncazione e che quindi conosce l’ABC del come dare e non dare le notizie.

Quale contesto migliore per poter cavalcare i cari e vecchi Luoghi Comuni Maledetti, all’insegna di un “Presidente che non c’è mai e cosa può capirne lui dall’altra parte del mondo”, fino al gustosissimo pippone nazional-popolare della prima partita di Serie A senza nemmeno un italiano in campo.

Non me ne importa niente, sia chiaro, anzi: ripenso a questo soave sonetto e mi scopro quasi felice nel non scorgere cognomi italiani se non di lontana origine:

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso, Zanetti; Pandev, Sneijder, Eto’o; Milito.

Infine, niente più che un divertissement che probabilmente avrete già notato: il campione della rinnovata edizione di Rischiatutto si presenta come esperto di Juventus e vince 132.000 € dando una risposta sbagliata.

Niente, è più forte di loro, non ce la fanno…

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…