CLEAN UP THE MESS

Parlare delle ultime partite è davvero accanimento terapeutico. Che cazzo vuoi cavare da due partite inutili, completamente prive di qualsiasi senso sportivo e purtroppo nemmeno capaci di palesare la presenza tanto agognata di “uomini” prima ancora che di “calciatori”?

Accanto al raccapriccio sportivo, sta la deriva ormai inarrestabile della Società, totalmente allo sbando e senza nessuno -che sia il comandante in capo o l’ultimo degli sguatteri- che sappia quale rotta tenere.

Gli ultimi giorni hanno segnato un netto “liberi tutti” a livello mediatico, che ha allarmato e non poco lo psicopatico che scrive. Arrivo anche a dire che i media per una volta non sono nemmeno i principali colpevoli di questa storia, trovandosi nella comodissima posizione di dover semplicemente riportare dichiarazioni di terzi, senza quasi dover aggiungere nulla di proprio per insaporire la pietanza, già succulenta di suo.

E del resto che cacchio devono fare, i servi mediatici, se un giocatore come Eder si permette di dare consigli alla Dirigenza e ai compagni, dal basso di un rendimento che in una squadra normale sarebbe da insufficienza piena, e che solo la diffusa mediocrità nerazzurra fa ergere a “uno dei meno peggio”?

Di più, e assai più grave: come è possibile che il tuo Direttore Sportivo esterni -“col coeur in man” diremmo a Milano- tutti i propri sentimenti senza un minimo di filtro istituzionale, stupendosi poi perché pensava che il contenuto delle sue dichiarazioni sarebbe rimasto riservato?

Riservato… quel che dici in un’aula universitaria… nel 2017…

Ausilio nelle sue funzioni secondo me ha fatto quel che poteva, ma per questa sola cosa va cacciato all’istante. Non puoi lavorare nel calcio (per di più nell’Inter!) da vent’anni ed essere così ingenuo. Arrivo infatti ad augurarmi che ingenuo non lo sia stato per nulla, e che abbia volutamente provocato questo putanoire per farsi cacciare, lui fresco di rinnovo triennale, ed incassare una ricca buonuscita, vistosi ormai degradato a secondo di Sabatini.

Sia quel che sia, gli ultimi giorni ci hanno dato la conferma non richiesta del fatto che, bartalianamente parlando, “gli è tutto sbagliato“, e che non potrà certo essere il solo allenatore (fosse anche Conte, fosse anche Gesù Cristo, dico di più: fosse anche José da Setubal) a raddrizzare la situazione.

Torno ad ammorbare me stesso prima che voi, ricordando le tante volte in cui ho segnalato l’importanza di una organizzazione solida e coerente nelle varie funzioni, che parta da un Proprietà ricca e consapevole dei propri mezzi e dei propri limiti, che passi da una Dirigenza snella (due, tre persone, non di più) che goda della fiducia della proprietà e che sia di indiscutibile competenza, e che arrivi ad un allenatore conseguente alle idee dei primi due soggetti.

Questo a prescindere dai nomi da mettere nelle caselle testé abbozzate.

Se mi si passa il paradosso, i giocatori vengono dopo, e co e conseguenza di tutto ciò. Parlerò anche di loro, e spero di riuscire a farlo in termini non troppo scurrili, ma non in questa sede.

I calciatori passano, l’Inter resta, insieme ai suoi problemi ancestrali e accanto a peculiarità uniche nel panorama mondiale. Noto ad esempio una corrente di pensiero che ha ne IlMalpensante e in Stefano Massaron i principali esponenti, e che vede nella cosiddetta “Dirigenza italiana” il principale problema di quest’Inter.

In buona sostanza, il vuoto di potere conseguente al cambio di proprietà Thohir-Zhang ha visto il trio Zanetti-Ausilio-Gardini guadagnare posizioni all’interno e soprattutto all’esterno del Club. FozzaInda, dopo aver cacciato Bolingbroke, non ha ancora scelto il suo sostituto, limitandosi a sostituirlo con un proprio uomo ad interim.

Ciò ha lasciato campo libero ai tre succitati, stranamente (per essere tesserati nerazzurri) sostenuti dalla stampa quasi a prescindere, nonostante a loro siano state affidate le chiavi della macchina che ora contempliamo accartocciata contro il guard rail.

Ecco finalmente l’anima italiana a riportare l’Inter dove deve stare, ecco l’arrivo di Pioli, che -lui sì- conosce il nostro calcio, ecco l’acquisto di Gagliardini chè così giocano gli italiani…“. Questa la litanìa, stucchevole e melensa, che le nostre caste orecchie si devono sorbire da Ottobre scorso.

…eppure, proprio con la presenza di tanti italiani -in campo, in panca e in tribuna- come non se ne vedevano da lustri, ecco che all’iniziale gasamento generale consegue un tonfo dagli effetti devastanti: due punti in otto partite.

Tonfo che, con passaporti diversi, avrebbe causato la chiamata alle armi dei vari MassimiMauro del mondo, ad accusare ancora una volta l’Inter di eccessiva esterofilia, e che invece viene raccontato come fallimento della proprietà straniera e di un “gruppo che non c’è per questioni di etnie” (cit.)

Ma andate a cagare voi e le vostre bugie (cit.)

Su questo è difficile dar torto a Stefano e a IlMalpensante. Non li seguo nel loro amore per De Boer, vittima innocente di questa stagione (vero) ma a mio parere scelta lontana dalla storia dell’Inter. Ma questi sono punti di vista tènnici, assolutamente legittimi.

Torno invece al loro fianco per segnalare come sia stato trattato l’olandese nei due mesi di permanenza e quanti alibi -giusti o sbagliati che fossero- siano invece stati concessi a Pioli e ai tre dirigenti italiani nel semestre successivo.

[Piccolo inciso: non riesco nè voglio riferirmi a loro come alle Triade, perché va bene tutto, ma certi paragoni non si devono nemmeno pensare.]

In tutto questo, giornalisticamente, abbiamo una notizia, perché è innegabile che i tre succitati, e Pioli in quanto loro emanazione diretta, abbiano goduto di buona stampa. Un unicum nella storia nerazzurra, che in realtà se fossi il padrone della baracca cercherei di sfruttare a mio favore. Capisco che sia alquanto cervellotico tenere nella tua azienda gente incapace solo perché all’esterno ne parlano bene, ma la cosa fa pensare.

Di più: il mio animo complottista porta a chiedermi retoricamente:

Non è che ne parlano bene proprio perché incapaci, e come tali garanti di una perdurante mediocrità dell’Inter, così ben sfruttabile a livello mediatico?

(È così, fidatevi).

Morale, come la risolviamo?

Io continuo a vedere in Leonardo l’uomo ideale a cui affidare la ri-costruzione della Società. Uno come lui a fare il Direttore Generale, espressione diretta della proprietà, quel che dice lui è come se lo dicesse FozzaInda. So che verrebbe identificato come “Uomo di Moratti”, visto il feeling con l’ex Presidente, ma correrei il rischio ad occhi chiusi.

Sotto di lui, Sabatini a fare il mercato e Oriali a supportare il tecnico in tutte le esigenze di campo e di raccordo con il Club.

Infine, un mio pallino: un cazzo di Direttore della comunicazione che imponga regole ferree ai tesserati e limiti le fughe di notizie, vere o false che siano.

Ausilio come detto si è messo -volontariamente o meno- in condizioni di farsi cacciare. Gardini nessuno sa cosa sia lì a fare e la sua perdita non credo verrà rimpianta da molti. Zanna deve fare quel che sa: l’Ambasciatore dell’Inter nel mondo, il tagliatore di nastri, il messaggero della Società quando c’è un argentino buono da prendere.

Poco altro.

Hai detto niente…

IMG_0023

SOCCIA CHE ROBA…

BOLOGNA-INTER 0-1

Bene in risultato, e poco altro, a partir dalla maglia versione chiara-fresca-sprite.

Suppliamo alla seconda giornata di assenza di Icardi distribuendo errori da matita blu in misura uguale tra i due attaccanti deputati a sostituirlo: Palacio nel primo tempo sbaglia quel che sembra un gol fatto in piena area piccola (malandrina in realtà la deviazione del difensore a due passi da lui), Eder nella ripresa ha tutto il tempo di prenere la mira, caricare il destro e produrre uno squassante e forte pèto (cit.) che finisce fetido ma innocuo addosso al loro portiere.

Per il resto la mediana è mediocre in Gagliardini e Joao Mario, e Murillo è sempre meno proponibile come laterale destro, al punto da far fare un figurone ad Ansaldi che lo sostituisce ad inizio ripresa.

Pioli non ha badato a diffide e rischi, schierando i due pericolanti Medel e Miranda, col secondo a farsi ammonire nella ripresa per fermare una ripartenza bolognese. Giallo inevitabile, a giocar col fuoco prima o poi ti bruci. La beffa è che anche Murillo è in dubbio per domenica, visto che la sua uscita, che speravo dovuta a manifesta inadeguatezza tecinica, è invece figlia di un problema muscolare tutto da analizzare.

Dzeko probabilmente gongolerà nell’apprendere dei nostri affanni, ma a ciascun giorno basta la sua pena e vediamo di regolare il Bulègna prima di pensare ai lupacchiotti.

A questo ci pensa Gabigol, che entra con Banega e poco dopo ci regala i tre punti. Bravo l’argentino a ricacciarmi in gola gli insulti che gli sto mandando nel vederlo quasi perdere palla per l’ennesimo inutile ghirigoro, lungimirante nel premiare l’incursione di D’Ambrosio sulla destra e pronto a correre a esultare dopo che il ceruleo napoletano ha servito il giovane brasiliano per il più facile dei goals.

E’ l’1-0 di un’Inter brutta e cinica come piace a noi. E tutti gli altri affanculo.

Handanovic fa la paratona d’ordinanza su Torosidis salvandoci dal pareggio dopo che, ancora nel primo tempo, ho sudato freddo nel vedere Eder scalciare in modo sconsiderato Dzemaili sul limite dell’area. Fallo certo, rigore molto probabile, invece niente! “Giocare giocare!” mima l’arbitro ad ampi gesti: Ol Dunadù è più avvelenato del solito e ne ha ben donde. Noi per una volta passiamo all’incasso fischiettando.

LE ALTRE

Vincono tutte o quasi, compreso il Milan che ferma la Viola in quella che dovrebbe essere stata l'(ennesima) ultima partita con Berlusconi presidente… fino a domenica prossima.

E’ curioso ma al tempo stesso sconfortante constatare che 9 vittorie in 10 partite non ci abbiano consentito di recuperare granchè su Roma e Napoli, e che anzi Atalanta e Lazio siano ancora compagne di pianerottolo (punto più, punto meno).

Toccherebbe vincere gli scontri diretti, a cominciare da domenica. Epperò la vedo dura…

E’ COMPLOTTO

Forse, ma dico forse, la stampa si sta accorgendo che quello di Suning non è un semplice salto nel buio, e che ‘sti cinesi qui tutto sono tranne che dei dilettanti.

Il modo in cui si guardano intorno e tracciano le linee per il futuro lasciano (almeno a me) un’impressione di strategia studiata e di zero paura ad investire massicciamente.

Certo, poi il cavallo che pare domato trova sempre il modo di imbizzarrirsi e tentare il colpo di coda: ecco quindi la Rosea plaudere al talento di Perisic, decantandone le qualità e la buona vena realizzativa, ma paventando (purtroppo solo sull’edizione cartacea, che sul momento non ho avuto la prontezza di fotografare) al contempo un suo addio a fine stagione, dato da quei paletti di FPF sempre buoni per riportar noi interisti -e solo noi, si badi bene- con i piedi per terra.

Infine, come giustamente sottolineato anche in altri lidi, ecco il solito doppiopesismo nei commenti del litigio Allegri-Bonucci, con conseguente multa per il primo e tribuna per il secondo.

Oltre a rimandarvi al lisergico titolo: “Juve, quando le frizioni fanno bene” risalente solo a qualche “vaffa” fa, pare evidente il mormorìo serpeggiante tra gli addetti ai lavori, all’insegna dell’ “ecco la mano forte della Società!” “punizione esemplare per Bonucci!“. Niente “caso“, niente “crisi“, niente “spogliatoio spaccato“, niente “allenatore che non ha in pugno la squadra“.

Al limite il giocatore che ci è rimasto malissimo, dopo tutto quel che ha passato, e che per un attimo ha anche pensato di dire addio alla Juve, ma poi ha prevalso la ragione e l’amore per la maglia.

Devono aver copiato gli appunti dagli inviati a Milanello Bianco…

Strano vero?

WEST HAM

C’era la coppa, e noi siamo già fuori…

bol-int-2016-2017

Non ci crede neanche lui…

AVANTI CON CAUTELA (MA SENZA RIGORE)

INTER-EMPOLI 2-0

Per fortuna i ragazzi non fanno scherzi e trascorrono 90′ di serena conduzione calcistica domenicale.

Le assenze sono note (Icardi e Perisic in avanti, Brozo e volendo Banega in mezzo), ma l’Empoli non è granchè e chi gioca abbasta. Addirittura, Eder e Kondogbia sembrano delle irediddio, il che dà la misura della giornata.

La difesa è a tre, con Medel libero vecchio stampo, meno muscoli e tutto fosforo al timone di un terzetto che vede in Miranda una solida certezza (ma con solita dormita nei 90′) e in Murillo un caso ormai patologico. Il colombiano palla al piede è davvero il calciatore più scarso che io abbia visto in anni e anni di Inter. Forse Calcaterra o Montanari erano ai suoi livelli di fondamentali, ma vedere il modo in cui stoppa di default a seguire è tutto un brivido. Fino a vent’anni fa avrebbe potuto essere un grande stopper (mena per primo che meni due volte, e poi rapido negli anticipi e esplosivo nello stacco di testa. Dalla via appena ce l’hai), ma oggi dar palla a lui contribuisce al mio incanutimento ben più di quanto Cordoba abbia fatto nel quindicennio passato (e ha fatto, fidatevi…).

Palacio su ritmi non esattmente forsennati fa splendere la sua saggezza calcistica, ancor più luminescente in una landa alquanto arida di cervelli pensanti (Joao Mario, Gagliardini… poi basta). Candreva continua a scodellare dozzine di cross a partita, sempre privilegiando la quantità alla qualità, ma è comunque un altro buon acquisto.

Morale, ha ragione Allegri a compiacersi del nostro inizio a rilento, perchè la squadra adesso gira benino e dà un senso all’idea di giocare a calcio.

Dico questo anche se la rete del vantaggio è abbastanza un gollonzo: cross dalla destra deviato, Palacio che fa la sola cosa che può essere utile in quel momento (capocciata a campanile sul secondo palo) e Eder che sfrutta la panzetta da quarantenne che già si ritrova, usandola da sponda per il gol da zero metri.

Già più di classe il raddoppio, con il Cittadino a sfoderare una Trivela per l’accorrente Candreva: destro al volo tra primo palo e portiere e partita in ghiaccio.

Prima e dopo il gol in apertura, i soliti due miracoli del portiere avversario (su bella girata di testa di Palacio e sul destro a botta sicura di Gagliardini) e il solito rigore solare non dato ai nostri. Appena prima del raddoppio, ottima uscita bassa di Handanovic a neutralizzare una bella combinazione empolese che basta ad essere ricordata in tutte le sintesi di giornata, all’insegna di “l’Inter deve ringraziare il suo portiere per i tre punti“.

Nel finale entrano i ragazzi: Gabigol prende applausi a ogni respiro e ormai la cosa “è-il-nostro-giòco-giòco” (come diceve Frengo e Stop); Pinamonti è più serio e a momenti la mette nel finale.

Bene così. Ci si rialza dopo due sconfitte amare ma che purtroppo potevano anche starci (magari non tutt’e due, però anche sì). Personalmente mi è piaciuta la sicurezza con cui è stata affrontata una partita sì facile, ma che -conoscendo la labile psiche dei nostri- avrebbe potuto trasformarsi nell’ennesimo psicodramma collettivo.

LE ALTRE

Quelle davanti vincono tutte, con Roma e Napoli a mantenere una distanza confortante (o rassegnante, dipende da che parte la si guarda) sulle inseguitrici. Lazio e Milan pareggiano il posticipo del lunedì, che mi vede spettatore nel secondo tempo.

Situazione difficile la mia: mi accomodo sulla divananza coi laziali avanti 1-0, e classifica alla mano ci sarebbe da sperare almeno in un pari del Milan. Ma non ci riesco, e smadonno per le millemila occasioni buttate al vento dagli aquilotti romani. Quando Immobile si mangia il raddoppio a 5 dalla fine, bloccato da Donnarumma, la gufo da solo smadonnando a mezza voce “occazzo adesso i giornali si fanno le pippe tre giorni per questa parata del ragazzino e vedrai che col culo che hanno pareggiano“. Detto fatto: Suso in mezzo a quattro avversari trova il gran sinistro a giro che neanch’io con la palletta di spugna in camera di Pancho e il pari si materializza sotto i miei occhi.

Cambia poco per noi, domenica si va a Bologna che ha perso le ultime due partite in maniera incredibile, pronto a ricevere il giusto contrappeso dalla sorte.

E’ COMPLOTTO

Su quel mezzo uomo di Rizzoli non voglio aggiungere nulla, anche perchè l’analisi definitiva è già stata fatta magistralmente dai soliti amici de ilMalpensante.

Aggiungo solo che se si muove Nicchi alla Domenica Sportiva per tornare sull’argomento dopo una settimana, la coda di paglia di questa gente è lunga quanto la Milano-Napoli.

Segnalo solo il giornalista Sconcertante, che ancora una volta si conferma tale vaneggiando di una sudditanza massmediologica nei confronti dell’Inter.

Questa fa già abbastanza ridere così.

Dopo il già citato ruzzone a Eder regolarmente non punito, i vari media si svegliano anche quest’anno constatando il miserrimo numeri di rigori assegnati alla nostra Beneamata. Se ne accorgono in media una volta all’anno, quando la misura risulta incongruamente colma addirittura per loro. Via quindi di specchietto riassuntivo delle ultime 6 stagioni, che personalmente già negli anni precedenti avevo avuto modo di sottoporre all’occhio paziente e compassionevole dei miei 25 lettori.

In particolare il saldo, già preoccupante considerando il consuntivo dei 6 anni, diventa imbarazzante togliendo l’unico anno in cui -forse per distrazione degli arbitri, chissà…- i nostri veleggiavano sulla stessa rotta dei rivali: siamo nell’anno di Gasperini/Ranieri/Stramaccioni, 2011-2012: lì i rigori furono addirittura 11 (comunque compensati da altrettanti fischiati contro e comunque in compagnia del solito Milan con 10 penalty assegnati), a rappresentare quasi il 40% dei 29 totali avuti a favore. Questo a dire che il dato, limitando l’analisi agli ultimi 5 anni, ci vede a quota 18, poco più di tre rigori a campionato.

Se oltre che di sindrome di accerchiamento e di complottismo soffrite anche di insonnia, ecco il link che fa per noi: http://www.interfc.it/rigori.asp

Quando si dice sudditanza psicologica…

WEST HAM

Rocambolesco pari casalingo contro il WBA: partiamo male, li ripigliamo, passiamo nel finale e ci ripigliano al 94′.

Fortune’s always hiding…

int-emp-2016-2017

De Panza!

BINGO!

Dear all,

mi viene da vomitare.

Davvero, provo schifo nei nostri confronti come poche altre volte da che sono tifoso.

Provo schifo perchè uno dei cardini del mio interismo è naufragato come il più tragicomico Titanic. Ho sempre pensato che l’Inter fosse squadra simpatttica unicamente per colpa del Signor Massimo.

E invece, sparito lui dai radar, collezioniamo una figura demmerda che al confronto il motorino con l’Atalanta e il passaporto di Recoba sono bazzeccole.

In 24 ore riusciamo nell’incredibile filotto di farci ridere dietro da tutto il mondo, indipendentemente dal “pezzettino” di Inter considerata.

Giocatori? Perdono in casa contro il Cagliari, sbagliando un rigore, facendosi rimontare e subendo un gol che nemmeno oggi le comiche (uscita a farfalle del portiere -capito perchè non esce mai??-, controcross, stinco del difensore, palo e autogol de panza del succitato portiere).

Mister? Appurato che ha 11 giocatori di numero che superano la decenza, sull’1-1 decide per il colpo di genio sparigliando la formazione e tentando un 3-3-3-1 (?) manco fosse Bielsa-de-sto-cazzo e contibuendo alla tragicommedia appena descritta.

Società? Casca dalle nuvole apprendendo solo ieri che il proprio Capitano (uno che “esterna” su Internet anche quando esce a buttare il rusco) ha fatto uscire un libro in cui parla di sé, senza che da nessuna parte si sia sentita l’esigenza o solo l’opportunità di chiedergli “Oh Mauro, magari me lo fai leggere prima di mandarlo in stampa, tanto per cultura nostra…“.

Poi lo pubblicizzano sul sito del Club, però non ritengono importante sapere che cazzo ci fosse scritto:

sito-libro-icardi

Grazie a Emanuele Vannucci per la dritta

Capitàno? Il non trascurabile dettaglio di aver sbagliato un rigore è paradossalmente la cosa meno grave. Il fatto di avere una Società mediaticamente inesistente alle spalle è stato terreno fertile per far prorompere in tutto il suo vuoto prenumatico il genio artistico e letterario del nostro, che avrà senz’altro accondisceso i desiderata dell’Alciato di turno che gli avrà chiesto “dài dimmi qualcosa di frizzante, che nessuno sa. Roba passata, chè tanto ormai non se la prende più nessuno ma comunque fa vendere un botto di copie“. Pronti-via, ecco fatto. E sinceramente, nemmeno dalla cima del Monte Bianco si vedrebbe la vastità del cazzo-che-me-ne-frega di chi stia mentendo tra lui e la Curva nella ricostruzione dei fatti di quel Sassuolo-Inter.

Curva? posto che stiamo parlando di gente dalla discutibile moralità e dalla chiacchieratissima fedina penale, non mi sorprende la loro risposta di domenica mattina, nè l’ottusa coerenza del “faccio brutto” mostrata all’ingresso in campo della squadra, durante la partita e in serata sotto casa di Icardi.

Ecco un collage riepilogativo dei “tifosi, che sono la cosa più importante“:

striscioni-curva-icardi

Ausilio & Zanetti? Ma porcaputtana, per una volta che c’era da metter su la faccia di circostanza, minimizzare e capire internamente cos’era successo (questo quel che noi tifosi avremmo pagato di tasca nostra per sentir dire a Zanetti), ecco che, belli compatti e coerenti, prima Zanetti e poi Ausilio addossano tutte le colpe al giocatore, facendo salva la Curva (che tentano maldestramente di identificare con “i tifosi” sapendo di mentire, visto che il resto dello stadio ieri ha applaudito Icardi anche subito dopo l’errore dal dischetto) e attingendo a piene mani alla retorica dei tifosi che vanno rispettati e bla bla bla.

A me sembra che un atteggiamento di questo genere sia discutibile sotto diversi punti di vista:

  1. Adotti la soluzione più semplice: è tutta colpa sua, noi e gli altri non c’entriamo niente Signora Maestra;
  2. Te ne fotti di quel che pensa la stragrande maggioranza, nemmeno silenziosa in questo caso, anzi, informaticamente barricadera come se a prese di posizioni ufficiali già non stevemo scarsi (come dicono a Napoli);
  3. Dopo un’estate sinceramente più che dimenticabile quanto a tira-molla di calciomercato, arrivi finalmente a mettere un punto sulla questione con il recente rinnovo del contratto al giocatore in questione, che teoricamente dovrebbe tacitare ogni possibile spiffero. Invece: pèmm! dentro la cacca con i mocassini nuovi! ti trovi un patrimonio dal valore attualmente polverizzato, carne fresca per chi voglia fare affari d’oro al mercato di Gennaio (puta caso che quello che lo cercava in estate adesso sia senza centravanti… ragionando per assurdo s’intende!);
  4. Nello stesso periodo in cui giri per il mondo rivendicando -e giustamente!- il respiro internazionale del Club, l’appeal globale del brand e la supercazzola bitumata, ecco che stringi-stringi ti comporti come la peggior squadretta campana di terza categoria (con tutto il rispetto) ostaggio dei propri Ultras;
  5. Chè poi, assenza di Champios a parte, come lo vai a spiegare al James Rodriguez di turno che dovrebbe venire a giocare da noi, che non siamo nell’Europa che conta però oh! è uno squadrone eh? con una Società all’avanguardia, dei tifosi della Madonna che ti son sempre vicini, delle volte anche troppo…

Come ho detto all’inizio, non c’è nessuno che in questa situazione sia esente da colpe.

Mi ci metto dentro anch’io. Ho pensato anch’io che la transizione dalla gestione familistica e alla buona ad una che fosse professionale e accorta fosse ormai avvenuta, e che a certe figure barbine avessimo detto addio per sempre. E invece no, anzi: per ora le sole parole sagge le ho sentite rilasciare con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras: “E’ un grande caos in cui non entro certamente io“.

Evidentemente non basta cambiare il vertice della piramide, se quello nuovo non si accorge di quel che succede là da basso. Fozzinda, e prima di lui Thohir, con questo fattaccio si sono scoperti nudi su un punto che i paranoici come me hanno invece ben scolpito in testa: la gestione mediatica del Club.

Che, mi auguro abbiano compreso con la cartella in fazza presa ieri, non vuol dire soltanto gestire la stampa e sfancularla quando serve (sempre o quasi per quel che mi riguarda); vuol dire anche -se non soprattutto- avere il controllo totale di tutto quel che viene pubblicato  dai propri tesserati e che in qualsiasi maniera riguardi il Club.

E la biografia del tuo Capitano -per quanto assurdo possa essere un 23enne che senza aver vinto un cazzo scriva una biografia- mi pare risponda all’identikit appena fatto.

Non ho altro da aggiungere. Lasciatemi solo nel mio dolore. Voglio soffrire bene.

Il vostro inconsolabile.

idiots-everywhere

BIS IN IDEM

INTER-BOLOGNA 1-1 (e un po’ di EMPOLI-INTER 0-2)

Chiedendo venia ai miei 25 lettori per aver saltato una puntata dell’avvincente romanzo di formazione a strisce neroblù, annata 2016/2017, constato i passi avanti nella manovra dei nostri eroi in braghette, purtroppo non accompagnata da concentrazione e cinismo sufficienti per fare filotto e portare a casa 2 vittorie.

Liquiderò in pochi concetti la bella vittoria di Empoli, arrivata in modo inaspettato: non che mi aspettassi di perder punti in Toscana, ma il piglio con cui i nostri sono partiti (bum-bum e due gol in meno di mezz’ora) è spettacolo raro alle nostre latitudini. L’ora seguente di partita non avrebbe avuto modo di esistere, se solo Icardi non avesse sbagliato lo stop a seguire per il teorico 3-0. Tuttavia, anche restando così le cose, abbiamo sofferto il giusto (per merito di Handanovic che ha sventato due velenosissime conclusioni dell’ingrato Di Marco), mostrato addirittura due terzini in serata di convinta decenza, e assaporato la sagacia tattica di Joao Mario, da cui pariamo essere dipendenti in misura metadonica.

La domanda negli sguardi interdetti dei vari tifosi interisti, è “ma come cazzo abbiamo fatto finora senza di lui?“. La risposta, laconica, sta nelle classifiche degli ultimi anni…

E infatti, perfetti ancorchè involontari Tafazzi di noi stessi, ci presentiamo alla partita successiva con il succitato genio lusitano KO per risentimento ai gemelli, ovviamente da “valutare nei prossimi giorni” e dai tempi di recupero imprecisati. Stessa sorteper Murillo, pur per motivi e zone corporee diversi. A sostituirli due che si riveleranno protagonisti (nel male e nel… benino) della partita col Bologna.

Joao Meravigliao è infatti sostituito dal sempre meno difendibile Kondogbia, che non ne azzecca una per i 28 minuti in cui resta in campo, compreso perdere la palla da cui nasce il vantaggio avversario.

Non unico colpevole, ma senz’altro primo sia in senso cronologico che di importanza, il nostro si intestardisce nel tener palla e cercare il dribbling tra due avversari, finendo di contro per farsi uccellare dal pressing ai limiti del regolamento della coppia Dzemaili-Taider. Da lì loro vanno via bene (benissimo con Verdi che pare un satanasso), noi siamo lenti a scalare finchè Destro riceve solissimo davanti a Handanovic: 10 a 1 che voleva metterla a giro sul secondo palo, invece la cicca e vien fuori un tiretto talmente loffio che Samirone se lo vede “sfuggire tra le mani” (citazione immortale di una mia Prof del Liceo allo studente -non io per una volta…- che continuava a chiacchierare anzichè seguire la lezione).

Comunque, il mio personale benvenuto a Destro nel club degli odiatissimi per il modo spavaldo in cui esulta sotto la Nord, imitato da Verdi, scuola Milan: intendiamoci, nei loro panni avrei fatto ben di peggio, ma da tifosotto qualunquista li ho stra-maledetti all’istante.

Tant’è: 1-0 per loro e Madonne assortite contro il Kondo-che-è-un-pacco. Non ero allo stadio, ma prevedo un cambio al vertice della hit parade da popolari: il tormentone #sessantamilioni sarà stato ora sostituito dall’appena citato settenario.

I nostri se non altro non perdono la calma e, complice anche l’ingresso del ben più costruttivo Gnoukouri, si mettono di buzzo buono per risolvere il troiaio.

Candreva in 90′ mette in mezzo più cross di tutti i nostri terzini dell’ultimo triennio, e fatalmente non tutti possono essere precisi. Tra questi c’è però quello che viene recapitato -un po’ alla spera-in-Dio, c’è da dirlo- sull’educatissimo sinistro di Perisic: il nostro apre il piattone e deposita la boccia all’angolino per l’1-1.

Poco dopo Icardi ha l’unico vero guizzo della giornata, girando non si sa come in area un pallone per il liberissimo Candreva, più o meno all’altezza del rigore. Il destro al volo è senz’altro alla sua portata e difatti il romano la gira bene: forse non angolatissimo, ma è un tiro rasoterra e potente, che però si limita a far impennare il voto in pagella del portiere Da Costa.

All’intervallo sono insolitamente tranquillo, fiducioso del fatto che il peggio sia passato e che di riffa o di raffa la porteremo a casa.

Stucazzo, dicono nei peggiori bar di Cederna, perchè Banega continua a cincischiare senza costrutto (aprirò a breve un inciso sull’argentino), Icardi per una volta non è infallibile, e i nuovi ingressi Eder e Gabigol strappano applausi più sulla fiducia che per meriti effettivi.

Il finale vede quindi una squadra spaccata in due, con Medel & Gnoukouri comprensibilmente incapaci di raccordare i due tronconi di squadra e gli altri incapaci di convertire in rete la gragnuola di cross recapitati dalle fasce.

Prima è Icardi a ciccare malamente un succulento invito di Perisic, e proprio allo scadere è Ranocchia a svettare perentorio mezzo metro più in alto di tutti, colpire di pura fronte e rara potenza sul cross di Gabigol e vedere svanire la palla a un buon metro dal palo…

Sarebbe stata la perfetta trasformazione del ranocchio in principe, ma noi siamo la squadra simpatttica, sfigata e poco glamour, i finali zuccherosi e strappalacrime li lasciamo ad altri.

Come anticipato poc’anzi, resta solo da sunteggiare circa le prime apparizioni di Banega nella nostra mediana. Posto che –come previsto– non è un regista, possiamo dire che il nostro ha l’insana tendenza al dribbling e al rallentare l’azione che tanti punti Paradiso mi ha fatto perdere con i predecessori Pizarro e Thiago Motta. Confessando la mia impreparazione tanto sull’argentino, quanto su Joao Mario, i miei pregiudizi mi facevano pensare a un portoghese verboso e ridondante contrapposto ad un argentino spiccio e verticalizzante, ma per fortuna non sempre ci si azzecca, se no sai che palle?

E’ quindi Joao Mario il nostro faro nella notte, o il nostro gancio in mezzo al cielo? Parrebbe di sì, visto che il ragazzo ha finora mostrato anche un altro importante pregio: quello di far giocar bene chi gli sta vicino, dando ordine a tutto il reparto.

E il fatto che la sua importanza si sia notata proprio con la sua assenza non fa che rafforzare il concetto.

E adesso tutti a accendere un cero a Santa Rita per il suo polpaccetto malato.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono, seppure in modi diversi (i gobbi ringraziano Goldaniga per il gentile autogol che regala i tre punti in terra siciliana), mentre la Roma sbatte il muso contro un Toro massiccio e incazzato. Buone notizie se si guarda alla classifica; meno buone se si guarda al calendario, con i nostri attesi a casa Totti domenica sera. Vedremo chi tra i due sarà in condizioni mentali migliori…

La Fiorentina sbaglia un rigore contro il Milan, che si rende pericoloso di fatto solo con l’ultima azione della partita. Il loro leggendario deretano in altri anni li avrebbe portati dritti dritti ad una vittoria corsara, ma a tutto c’è un limite, e la faccenda si chiude 0-0

E’ COMPLOTTO

Parto proprio dai commenti a questa partita per sottolineare la forza dell’abitudine e la poca voglia di impegnarsi e raccontare le cose come stanno. Apprendo da Mediaset Premium che l’errore di Ilicic dal dischetto è stato propiziato proprio dal nuovo Wonder Boy Donnarumma, che forse-forse la tocca anche…

E’ invece proprio il giovane portiere a raffreddare i bollori delle serve, ammettendo candidamente di non averla nemmeno sfiorata.

Non che a Sky ci sia un amore sviscerato per la verità, se è vero che il fallo finale su Luiz Adriano (tanto evidente quanto fuori area) da Caressa è più volte definito “dubbio”, come a intendere che il rigore non sarebbe stato uno scandalo.

Devo invece ammettere di non aver colto la stupida ironia di Costacurta sull’eloquio poco fluente di De Boer, anzi: avevo addirittura notato con piacere le parole di Ilaria D’Amico che si congratulava con lui per la costanza e l’impegno con cui spiegava in italiano una situazione delicata come quella di Kondogbia, nella quale il rischio di un fraintendimento linguistico sarebbe stato altissimo.

Male Billy, ma ancor peggio Condò: quando vieni beccato in castagna, la cosa da non fare mai è fare el tacòn pezo del buso. Come giustamente è stato fatto notare al grande giornalista, cercare scuse per quella che è una semplice figura di merda è un insulto alla sua e alla nostra intelligenza. Dite che avete commesso una leggerezza, chiedete scusa (in primis a De Boer) e chiudiamola lì.

… per quanto, la proposta de ilMalpensante.com mi trova ovviamente d’accordo, se solo si avesse voglia di iniziare a rompere i coglioni come si deve:

“Dato che i giornalisti italiani non sembrano meritare questa dedizione dell’olandese, la proposta nasce spontanea: in italiano solo su Interchannel, per tutti gli altri in olandese o in inglese e senza traduttore”.

WEST HAM

Continua il de profundis: ne becchiamo tre in casa dal Southampton, prossimo avversario dell’Inter in Europa League.

Sperando sia l’occasione giusta per vendicarci…

int-bol-2016-2017

Nemmeno io avrei saputo fare di meglio…

A PROPOSITO DI VERGOGNA

Come sa chi ha l’insano vezzo di seguirmi, ho da tempo scelto di non commentare le gesta dei nostri eroi in braghette in quella competizione dal sapore nostalgico e dolceamaro denominata Europa League.

Ammetto senza problemi che se mai (utinam!) i nostri dovessero andare avanti e chissà, addirittura rischiare di vincerla, mi comporterei da perfetto tifoso e come tale andrei in giro sbandierando ai quattro venti “sempre detto che bisognava puntare alla Coppa, mica al Campionato!“, ma visto l’esordio dovrebbe trattarsi di periodo ipotetico dell’irrealtà.

Detto ciò, non parlerò di quella cloaca vista in TV, con gente vestita da Sprite a bighellonare svogliata per il campo, della serie “c’amma fà pe campà” (vero Brozovic??). Mi concentrerò sulla solita clemenza che la stampa italiana ha riservato ai nostri. Che han fatto cagare, questo è chiaro ed evidente.

Non ho sentito però nessuno, nemmeno come inciso o come attenuante, dire che la formazione era in qualche modo obbligata stante FPF e Juve in arrivo domenica, che il primo gol è figlio di due blocchi molto sospetti che mettono KO due dei nostri e che sul secondo gol Handanovic semplicemente non cerca nemmeno di prenderla (altro che “punizione fantastica“… e sì che tu Marchegiani facevi il portiere!).

Niente di tutto ciò. De Boer nun ce sta’ a  capì un cazzo (senza nemmeno usare tanti giri di parole), la Società è assente, troppi stranieri (per la cronaca l’Inter ha finito la partita con 4 italiani in campo, nuovo record, visto che partitone??), moriremo tutti.

Via libera ai Luoghi Comuni Maledetti su Repubblica, con Andrea Sorrentino a chiedersi retoricamente, inter alia, chi possa aver avallato quella cagata di maglia.

Ineccepibile, e del resto io stesso avevo auspicato che fosse una bufala. E invece, cazzo se è vera…

Un po’ più eccepibile quando, pur senza dirlo, fa trasparire il suo pensiero riassumibile in “se solo ci fosse un Presidente italiano, se solo ci fosse ancora Moratti“.

E’ l’ultimo dei problemi, sia chiaro, ma per amor di verità ecco qualche perla di italian style proposta dall’ex-ex Presidente e dal suo Direttore Artistico nei 18 anni di impero simpatttico:

Presto... un plasil!

Modello numero 4: Giuditta! (cit.)

Detto che noi tifosi, e al limite quelli avversari, possiamo vomitare i peggiori insulti e sfottere ad libitum dopo la raccapricciante prestazione di coppa (maglia o non maglia), un marziano calato in Italia da Plutone, da un cazzo di giornale nazionale, si aspetterebbe un approccio più serio e concreto di questo.

Non benevolo, nemmeno sdrammatizzante, ma serio sì.

Per un’analisi socio-medio-semiotica della vergogna che alcuni invece di altri dovrebbero provare, si rimanda al tagliente e lucido Malpensante, mentre io qui mi limiterò a tirar fuori la polvere dagli angoli, e a scorgere piccole camionate di simpatia e disprezzo che, giurin-giurètta, avevo iniziato a raccogliere già da lunedì, quando -credo per la prima volta- la Rosea si era sentita in dovere di spiegare perchè un giocatore che aveva di fatto offerto i due palloni per i gol di Icardi (si parla di Banega) fosse stato giudicato da 5.5.

Beninteso, fosse stato per me gli avrei dato anche meno, chè il ragazzo mi pare affetto da Pizzarrite acuta (trottolino amoroso su se stesso a scartarne 4 o 5 prima di dar via la palla). Ma come al solito, qui tutti attenti e distaccatissimi osservatori, là dove è uso comune chiudere occhi e cervello e dire: “entra in entrambe le azioni dei gol di Icardi: 7“.

Ma questo era solo l’inizio.

Vedere per credere:

Il Milan aveva perso al 90' contro l'Udinese, ma lì niente vergogna, anzi: panchina d'oro!

Ecco il lavoretto di Lunedì: tutte notizie vere, ma date con quel tono di “caso!” “crisi!“, con abuso di esclamativi, sensazionalismi inutili e ricerca dell’inguacchio. Per la cronaca, il Milan aveva perso al 90′ contro l’Udinese a San Siro, ma lì niente vergogna, anzi: “un tesoro in panchina!

Anche i tweet più divertenti. Fàttela una risata...

Questo invece un campionario dalla homepage di venerdì mattina. Anche i tweet più divertenti…
Fàttela una risata! E poi vai di Helsinborg, quello ci sta sempre! E continua con gli esclamativi, che fa colore!!!

Il Corriere non è da meno, ma ha forse un briciolo di dignità in più: dopo la giusta razione di critiche e schiaffoni, allarga il focus e ricorda le figure demmmerda anche delle altre italiane. Bontà loro…

Lo ripeto per i duri di comprendonio: criticare aspramente è doveroso per un giornale che voglia fare cronaca ed anche analisi e commento. Il rispetto però non deve mai mancare.

Quel che invece manca -da sempre, nonostante il susseguirsi delle proprietà- è una reazione a tutto ciò. Restiamo la squadra simpatttica che non si pone il problema, che fa spallucce e incassa. Il perchè è scolpito nella chiusa definitiva del Finocchiario al minuto 3.15 di questa chicca.