DUBBI E CERTEZZE

Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.

Norberto Bobbio, Politica e cultura, 1955

Per essere l’inizio di un post che parla del ritiro di un calciatore, ammetto di averla presa larga…

Crescendo, inevitabilmente, le certezze manichee che hanno accompagnato la tua giovane età si fanno più sfumate, e sempre più spesso ti sorprendi a coltivare dei dubbi, addirittura a contemplare le ragioni degli altri (ovviamente quando ci sono…).

Personalmente, sono sempre meno le occasioni nelle quali mi sento in pieno nel posto giusto, totalmente dalla parte della ragione, in qualche modo oggettivamente inattaccabile.

Ho ancora questa sensazione ogniqualvolta ascolto Springsteen dal vivo. Del resto, come ben sappiamo:

Al mondo esistono due tipi di persone:

quelli che amano Bruce Springsteen e

quelli che non l’hanno mai visto dal vivo!

E quando lo vedi, lo senti dal vivo (senti proprio inteso come to feel), quando urli il ritornello di Badlands o Born to Run, capisci che –cazzo– c’ha ragione, e tu sei lì a urlare al mondo la tua ragione per quelle tre ore.

bruce

Ho la stessa sensazione ad ogni manifestazione del 25 Aprile, quando penso che certi valori sono -o dovrebbero essere- patrimonio comune di tutti noi. E questo nonostante le inevitabili e talvolta salutari differenze che ci sono tra le persone (suonatori di bonghi fuori tempo: che il Dio del ritmo vi punisca!).

art11

Infine -inevitabile, audace e solo all’apparenza esagerata- ecco la terza immagine: il Capitano prende palla, abbassa la capoccia e corre per 50 metri con gli avversari che gli si appendono alle braghe prima di essere scrollati via.

zanetti javier in azione

Zanetti che corre palla al piede è stato il salvagente cui aggrapparsi nei lunghi anni bui (suoi e nostri), è stato il purosangue che vedi galoppare davanti a tutti e vincere nel periodo aureo, è stata la coerenza, l’onestà e l’orgoglio (“tantissimo orgoglio” cit.) esibiti sempre a petto in fuori ma mai con vanità.

Ho iniziato a pensare a questo momento grosso modo dieci anni fa, con tutt’altro stato d’animo: l’Inter arrivava dalla fine dello sfortunato ciclo di Cuper, aveva ingaggiato Zaccheroni e il ciuffo parabolico del Mancio non si stagliava ancora all’orizzonte; in quel contesto -che definire tristanzuolo è poco- ho pensato che quella di Zanetti sarebbe stata una carriera ricordata per le qualità morali e professionali della persona, ma non certo per le sue vittorie.

Anzi, più volte ho rivolto a lui le stesse critiche rivolte al suo e nostro Presidente: troppo buoni, diobono… incazzatevi ogni tanto! E per quanto avessi già avuto ripetute prove dell’apparente “bionicità” del Capitano, mi aspettavo ancora un paio d’anni “a tutta” e poi il lento declino intorno, com’è normale per le persone -appunto- normali.

Il passare delle stagioni, ed il sospirato arrivo delle vittorie, hanno invece creato un apparente paradosso: Zanna è in sostanza diventato “troppo vecchio per invecchiare”. Ha passato indenne la fase del triste e inevitabile declino cui ogni giocatore va incontro; ha continuato a giocare come se nulla fosse.

Come il calabrone che vola ignaro della fisica che gli dice che è troppo pesante per farlo, Zanetti stava invecchiando a sua insaputa, quindi continuava a correre.

Si può dire che solo la rottura del tendine di Achille della scorsa Primavera abbia fatto virare verso il basso una parabola tendente a infinito.

Questa è stata la stagione dell’ennesima e forse più difficile vittoria personale (tornare a giocare dopo nemmeno 7 mesi da quell’elastico che si strappa e sembra farti scappare il polpaccio verso l’alto). Ma è stata soprattutto la stagione della consapevolezza, in un certo senso della serenità: le partite passavano, il campo lo vedevi poco, ma dentro di te cresceva la sensazione di compiutezza, di aver fatto il tuo lavoro fino in fondo.

E’ questo, forse, che la gente ti riconoscerà per sempre: di essere una persona perbene, di aver sempre fatto il suo dovere, di averlo fatto bene.

Ciò che ti rende straordinario, in questa apparente “normalità”, è il fatto che queste qualità, nel mondo odierno, sono di solito un “contentino” riservato ai perdenti simpatici.

Tu, invece, proprio grazie a queste qualità, hai vinto.

Tanto.

Tutto, o quasi.

Tu sei e per sempre sarai Il Capitano.

Grazie, è stato un onore.

Semplicemente: GRAZIE

Semplicemente: GRAZIE

CONTA POCO MA BRUCIA TANTO

MILAN-INTER 1-0

Premessa: sono un tifoso, nel senso più pieno del termine.

Questo vuol dire che sono capace di astrarmi dal contesto marroncino del calcio di questi giorni e focalizzarmi sulla partita come se non ci fosse un domani.

Non sono sicuro che questo sia un pregio, ma tant’è…

Rimandando quindi ad altro momento una eventuale analisi sulle assurdità viste sabato a margine della finale di Coppa Italia, racconterò invece qui di come non si gioca un Derby, e di come giustamente lo si perda. Non tanto perchè la squadra avversaria faccia chissà che (si sono incontrate una squadra mediocre -loro- contro una teoricamente migliore ma francamente imbarazzante), ma proprio perchè è la giustizia divina a punirti per aver peccato di inedia.

Non è possibile giocare quella che per tutti è LA partita con una intensità ed una concentrazione degna di una sgambata infrasettimanale. Il tutto per una sqaudra che, è lo stesso Mister ad ammetterlo, non è per niente capace di gestire e far passare i minuti. Ammesso e non concesso poi che un Derby possa essere giocato con la testa fissa al “primo non prenderle/giochiamo per lo 0-0“.

Più volte nella mia vita di fanatico calciofilo mi sono chiesto se davvero i calciatori vivessero certe vigilie come me, e cioè se passassero in rassegna tutti gli stati d’animo dello scibile umano in poche ore. Personalmente, vivo ogni Derby come uno scontro totale tra due universi opposti, bene e male, yin e yang, cip e ciop: chiamateli come cacchio volete ma quello è.

Lunghi momenti col “serpentun nella pancia” (copyright Shopenauer Bagnoli), attimi di lucido realismo in cui guardi la formazione e pensi “ma dove cazzo vogliamo andare combinati così…“, altri in cui l’ottimismo si mischia a sprezzo del pericolo, portandoti a certezze del tipo “4-0, li massacriamo!“.

Il tutto poi di solito finisce col telefono che squilla o qualcuno che ti grida “oh, mi ascolti o cosa??“.

Il fischio d’inizio arriva come una liberazione, anche se il timore di vedere confermati i tuoi dubbi esistenziali non tarda a tramutarsi in realtà. Passati i primi minuti di banalissima decenza, si capisce presto che i nostri hanno semplpicemente deciso di “aspettare”. Non in attesa di scatenare l’inferno o anche solo un banalissimo contropiede, ma semplicemente di giochicchiare facendo passare il tempo.

E’ solo la mediocrità di chi ci sta di fronte a non farcela pagare prima, anche se la splendida trasversa di Kakà nel finale del primo tempo avrebbe dovuto suonare come epifanico campanello d’allarme.

Invece, come giustamente dice Zio Bergomi citando il Trap, se la spina non l’attacchi subito, poi è difficile rimediare in corsa.

I nostri infatti sfoggiano una coerenza indefessa, continuando ad esibire il nulla assoluto nonostante ci fosse tempo per il cazziatone di metà tempo con muri che tremano e occhi della tigre.

Macchè.

Riusciamo a prendere gol di testa dal Milan. Peggio, da De Jong, un pitbull tatuato al secondo (e incredibilmente non primo) gol in Serie A. Cambiasso censurabile nell’occasione, forse convinto dell’improbabilità di vedere il “suo” uomo capocciare in rete il vantaggio.

Tempo per imbastire una reazione ce ne sarebbe, ad averne la voglia. Pare invece il ritorno di una partita di Coppa in cui all’andata hai vinto 2-0: in sostanza cincischiamo difendendo lo svantaggio. Ricordo una sola parata di Abbiati, su un cross basso di Nagatomo nel primo tempo. La sola bella azione -con Hernanes che verticalizza per Palacio pronto al tiro, poco dopo il loro vantaggio- è neutralizzata ancora da De Jong che si guadagna così i galloni di migliore in campo.

Inutili i cambi del Mister. Triste solitario y final il Principe che in 10 minuti tocca un solo pallone, di testa, spedendolo alto dopo una difficile torsione. Ho avuto un brivido di speranza solo all’ingresso di Abate, dettato più dalla cabala che da motivazioni tènniche, visti i mal di testa causati  dal Principe al biondino negli anni scorsi.

Ma in serate come questa, nemmeno la tradizione può nulla.

Torniamo a perdere il Derby dopo 3 anni, in una partita che avrebbe potuto tagliar fuori i cugini da qualsiasi discorso europeo, dandoci al contempo la quasi garanzia di 5° posto (hai detto cotica…).

Torniamo invece a sentire l’acqua che ci bagna le caviglie, ed una marea di squadre che si avvicina alle nostre chiappe. Sabato sera arriva la Lazio, in quella che dovrebbe essere l’utima uscita casalinga del Capitano e di un altro paio di grandi vecchi.

A tal proposito, immancabili i soloni che vorrebbero lo scalpo di Mazzarri per non aver concesso al Capitano la passerella nel suo ultimo Derby. Ritengo la discussione di pura lana caprina: se avessimo -inopinatamente- vinto, nessuno se ne sarebbe accorto.

Ancora, se l’avesse inserito per qualche minuto, gli stessi critici avrebbero tacciato il Mister di essere succube di Zanetti e dei suoi sgherri. E’ una guerra -inutile come tutte le guerre- e per di più figlia del solo risultato.

Ben altre, a mio parere, le critiche da volgere all’allenatore, primo responsabile della mollezza vista in campo: aldilà delle abbaglianti mancanze dei giocatori, sta al Mister motivare un gruppo e far capire quanto sia importante battere i rivali cittadini e chiudere in semi-bellezza la stagione.

Intendiamoci, non che un discorso alla Al Pacino ci avrebbe fatto automaticamente vincere. Non sono così illuso da pensarlo. Però sentire minchiate tipo “A volte spendi tante energie nervose prima e arrivi un po’ scariconun se po’ senti’…

Boia, se non ci pensi tu a dargli la carica, devo farlo io dal divano di casa? Se è così almeno dimmelo prima che mi organizzo!

 

LE ALTRE

La Juve vince il suo terzo scudetto senza nemmeno aver bisogno di giocare, stante la figura immonda piantata da Garcia (prima ancora dei suoi giocatori). La grezza d’oro non sta tanto nella pur sorprendente sconfitta dei lupacchiotti a Catania, quanto nell’arrendevolezza di una squadra il cui allenatore per settimane aveva lamentato uno scarso impegno profuso da alcuni avversari della Juve.

La domanda è tanto banale quanto irresistibile: e adesso a Chievo, Bologna, Sassuolo e Livorno che cacchio gli vai a raccontare, caro Rudigarzià?

Il papocchio quantomeno evita alla Juve di conquistare matematicamente lo scudetto in data 5 Maggio, ma ammetto che la cosa è soddisfazione da poco.

 

E’ COMPLOTTO

Sconcerti dice tante cose, e statisticamente ne dice anche qualcuna giusta. Se però non hai la memoria dalla tua parte -nè qualche schiavetto che ti prepara quattro tabelle in croce a supporto delle tue tesi- almeno evita di dire stronzate.

Non sono mai stato dell’idea che i numeri e le statistiche possano da soli spiegare il calcio: ho amato Rino Tommasi per le sue cronache di tennis e soprattutto di boxe, mentre l’apprezzavo meno quando parlava di calcio. Ho ovviamente “nasato” a km di distanza la faziosità e la malafede di Tosatti, capace di citare numeri al terzo decimale quando la tesi lo richiedeva, e di liquidare poi il tutto con lo slogan di cui detiene il malefico copyright (“torti e ragioni a fine anno si compensano“).

Tornando a Sconcerti, dico: come ‘zzo fai a dire “mi pare la prima volta che uno scudetto venga assegnato senza che la squadra vincitrice debba giocare la sua partita“, quando tutti noi abbiamo ancora negli occhi la Pinetina in festa a Maggio 2009 dopo la sconfitta dei cugini in quel di Udine?

Ancora, e più grave: volendo ipotizzare interventi migliorativi per la Juventus del prossimo anno, il nostro esprime il proprio legittimo parere e individua nel divario tra titolari e riserve uno dei problemi. Vero che la Juve ha giocato la stagione con 15-16 titolari, e con una mezza dozzina di riservacce (con tutto il rispetto per Padoin, Quagliarella, Peluso and co.). Dire però che le grandi squadre sono quelle che hanno 18 o 20 giocatori tutti più o meno dello stesso valore è una cazzata.

Primo perchè, soprattutto al giorno d’oggi, nessuno può permettersi 18 o 20 campioni. Secondo perchè la solita squadra antipatica e facilmente dimenticabile è riuscita a vincere il Triplete (che NON vuol dire vincere tre campionati di fila, care le mie Serve!) con un nucleo ristretto di giocatori e qualche buona riserva.

Siamo sempre lì: avere delle opinioni è legittimo, e certa gente è pure pagata per quello.

Fare di queste opinioni la realtà unica, oggettiva e immutabile è prostituzione intellettuale.

 

WEST HAM

Battuti per la terza volta in stagione i cuginastri del Tottenham e salvezza conquistata!

We are staying up!

Da "quasi gol" a "quasi tiro". Tutto in proporzione.

Da “quasi gol” a “quasi tiro”.
Tutto in proporzione.

DAI CHE E’ ANDATA BENE

INTER-NAPOLI 0-0

Sarà che l’uomo è un animale abitudinario, e quindi si adatta all’ambiente che lo circonda.

Sarà quindi che. tifando una squadra che attualmente è discreta ma nulla più, ci si accontenti di una prestazione dignitosa, nella quale si poteva vincere così come perdere.

Sento molti tifosi abbacchiati per questo pareggio a reti inviolate contro un Napoli sempre più certo del terzo posto, e con una squadra “purtroppamente” superiore alla nostra. Io, di contro, sono moderatamente soddisfatto, per una serie di motivi:

1) Anzitutto, non abbiamo perso, considerazione banale quanto basilare. In questo momento della stagione, con una mezza dozzina di squadre alle nostre calcagna, aver superato indenni la prima di tre partite difficili (Derby e Lazio a seguire, prima di chiudere col Chievo) fa bene alla salute.

2) La squadra, all’alba della 35a giornata, pare aver acquisito una sua fisionomia, che potrà non scintillare di bellezza e spettacolo ma che ha una sua dignità.

3) La difesa regge bene al variare degli uomini, complice anche l’imprecisione napoletana che non punisce come avrebbe potuto le due o tre défaillances sparpagliate nei 90 minuti.

4) Kovacic fa un’altra bella partita, facendo aumentare gli spunti da applausi e limitando le giocate fini a se stesse quando non pericolose.

Molti hanno impalato il Mister condannandolo a pene sanguinolente per il cambio Icardi-Kuz negli ultimi 10 minuti. Aldilà della mediocrità del mediano inserito al posto del nostro centravanti, mi trovo a dar ragione a Mazzarri: la partita si è chiusa con il Napoli in costante pressione e un rinforzino in fase di interdizione ci voleva. I cantori del bel giUoco ci sono rimasti male? Aiutatemi a dire ‘sti cazzi…

Nel complesso, i nostri hanno mostrato il meglio di quel che possono dare, con Kovacic, Nagatomo, Cambiasso e il solito infaticabile Palacio a spiccare sugli altri. D’Ambrosio mi ha illuso con una prima mezz’ora diligente ed applicata, per poi scivolare pian piano nella mediocrità già fatta vedere nelle ultime uscite.

Rimpiangere Jonathan dà la cifra della media tecnica della squadra.

 

LE ALTRE

Il Milan viene prevedibilmente sconfitto contro una Roma che infila l’ennesima vittoria consecutiva e fa giustamente sudare la Juve fino a dove sia aritmeticamente possibile. Come i cugini, anche il Parma rientra dalla sua trasferta con zeru punti: le due squadre si vedono così superate da Toro, Lazio e Verona, ora appaiate a 52.

Inutile dire che il Derby di domenica prossima potrebbe chiudere definitivamente i conti (con due risultati su tre) o mantenere un pertugio aperto nella triste e intestina lotta per la supremazia mediolanense.

La facile vittoria della Fiorentina a Bologna spegne sul nascere qualsiasi vagheggiamento di rincorsa al quarto posto. Oltretutto, confesso la mia confusa ignoranza e ammetto di non sapere quanto una eventuale vittoria Viola in Coppa Italia potrebbe avvantaggiarci nel labirinto di preliminari estivi di Europa League.

Non resta che assicurarsi la quinta piazza e tifare gigliato nella finale di sabato sera col Napoli.

 

E’ COMPLOTTO

Seedorf che concede un’intervista a Sky senza-concordarla-con-l’-ufficio-stampa di Milanello Bianco è una roba che non avrei mai nemmeno sperato di vedere. Invece il grande Panterone lo fa, strabattendosene delle conseguenze. Vero che le dichiarazioni contenute nella chiacchiera con Giorgio Porrà sono tutt’altro che incendiarie e che le conseguenze pratiche delle stesse saranno tendenti allo zero, ma l’atto di ostinata insubordinazione fa impennare il mio personalissimo indice di gradimento per Clarenzio, come se il ragazzo ne avesse bisogno…

Non è un caso che gli unici due allenatori rossoneri da me stimati (più a livello umano che tecnico, c’è da dirlo) siano stati Leonardo e Seedorf, gli unici ad avere una personalità tale da non voler finire ingabbiati nella melensa retorica di Milanello Bianco in cui tutti sono felici, si vogliono bene e ringraziano “il Presidente che ci è sempre vicino e il Dottorgalliani” (pronunciato tutto attaccato).

Per il resto, ottimo Balotelli nel ribattere in maniera poco urbana alla critica pur puntuta di Cicciobello Marocchi. Del resto, come ormai abbiamo imparato a dire tutti quanti “Mario è maturato tantissimo…“.

Di contro, un “bravo” a Mazzarri per come ha liquidato il principio di “caso Icardi” nel post partita: concordo come al solito con Boban che dice “c’hai 20 anni, il Mister ti fa giocare sempre e non può permettersi di toglierti negli ultimi 10 minuti? mamma mia quanto devi crescere!“, ma da un punto di vista “aziendale” applaudo il mio allenatore che dice “non è successo niente, è uscito dandomi la mano e spiegandomi quel che stava cercando di fare sul campo“.

Non altrettanto bene Fassone alla Domenica Sportiva, non tanto per l’analisi sulla stagione in corso, quanto sull’incapacità di stroncare l’insano paragone tra Atalanta ed Inter venutosi a creare a margine del commento della partita dei bergamaschi: posto che il pareggio casalingo col Genoa è parente stretto di un furto (gol in fuorigioco e rigore negato a Gila nel finale), il commento in studio è riassumibile così “Sì, l’Atalanta oggi ha giocato male ma all’Inter gli ha fatto un culo così e in classifica non è così lontana dai milanesi“. A quanto so, il nostro è stato zitto.

Infine, ennesima ode a José che tra martedì e domenica sforna due prestazioni della Madonna, che lo portano a giocarsi in casa la semifinale di ritorno di Champions dopo aver sfangato l’andata, ma soprattutto a riaprire un Campionato che pareva ormai svanito, andando a battere il capolista Liverpool a casa sua per 2-0 e schierando quasi tutte riserve, in polemica contro la FA che ha negato al Chelsea di anticipare al sabato in vista del ritorno di Coppa.

Ovviamente, il grosso dei commenti è stato all’insegna del Mourinho catenacciaro e anti-spettacolo. Voi guardatevi il Liverpool col 72% di possesso palla che segna zeru goalsss.

 

come diceva Francesco Salvi: "brào Mateo!"

come diceva Francesco Salvi: “brào Mateo!”

WEST HAM

A furia di dire che ormai siamo salvi, continuiamo a perdere. 1-0 contro il WBA, e speriamo che il vento cambi in fretta…

IO HO PAREGGIATO

PARMA-INTER 0-2

I nostri battono la cabala prima ancora dell’avversario e vincono in terra ducale dopo l’analogo 0-2 di Zlataniana memoria.

La vittoria non fa una grinza, se la si guarda con occhio obiettivo: verso metà ripresa le statistiche parlano di 10 tiri in porta dei nostri, e di due pali colpiti da piedi nerazzurri fin troppo precisi (vero Cuchu?). C’è decisamente di peggio.

Da un punto di vista strettamente personale, la mia partita finisce 1-1, se è vero come è vero che prevedo il gol di Rolando ben prima della punizia sapiente di Hernanes, pareggiando i vaticini con l’ingresso in campo di Guarin nel finale: lo vedo entrare al posto del Profeta e mi prefiguro la solita genialata – tipo palla persa che innesca il pareggio emiliano-, invece il colombiano chiude il match al primo pallone toccato, sparando in gol il 2-0 a 109 km/h.

In ogni caso, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine.

I ragazzi nel primo quarto d’ora rispettano la tradizione mostrando come gioca di solito l’Inter a Parma: dimmerda.  

Poche idee ma confuse, e con l’aggravante di un errore del Muro Samuel che pare incredibile per quant’è dozzinale. D’Ambrosio fa una delle poche cose giuste della partita sbrogliando un merdaio in area e, trovandosi con l’esperto compagno a due passi, cede diligentemente il passo, giusto in tempo per assistere all’anticipo di Parolo che viene colpito dalla stecca del nostro numero 25.

Handanovic però ha evidentemente deciso di complicare i piani del nostro prossimo calciomercato, parando il secondo rigore in due giornate e dando il secondo discipacere a Cassano dopo la capocciata respinta a mano aperta dopo pochi minuti. Un portiere così è una sicurezza, il suo gemello che non esce mai è una condanna…

L’episodio spariglia l’umore delle squadre, con i nostri a cercare subito il colpaccio con il già citato Cambiasso, il cui sinistro a giro non si trasforma in gol solo per la proverbiale nuvoletta fantozziana che da sempre accompagna i colori nerazzurri: la carambola palo-interno-e-polpaccio-del-portiere esce dal campo della fisica ed entra, come detto, in quello della sfiga più nera.

La ripresa in compenso comincia alla grande, con Palacio a causare il secondo giallo per Paletta e la conseguente punizione con relativo presagio di gol già descritto. Quarantacinque minuti da giocare in vantaggio di un gol e di un uomo ma, adesso come a Genova, la superiorità numerica non si vede.

Vero che le ultime due partite hanno portato in cascina sei punti benedetti, ma il Mister farà bene a riflettere su quanto i nostri facciano fatica a gestire certe situazioni. Hernanes e Kovacic hanno fatto il bello e il cattivo tempo, mostrando chi troppa fiducia in se stessi (il Profeta perde un paio di palle sanguinolente lanciando i parmensi in contropiede), chi invece troppo poca (il baby croato si nasconde per troppi minuti), ma con la poco invidiabile caratteristica di non riuscire a tener palla e lasciare la squadra tranquilla.

Tanto per cambiare, è Cambiasso il più lucido e il migliore dei nostri, con la speranza che i suoi compagni di reparto possano avvantaggiarsi anche in futuro della sua saggezza.

Chiudo la pseudo analisi tennica con un paio di domande polemiche:

D’Ambrosio cosa cazzo crossa di sinistro quando gioca a destra? ce lo siamo sorbito per più di una partita a sinistra al posto di Nagatomo a inciampare nelle primule con i suoi dribbling per cercare di tornare sul piede preferito e crossare di destro. Adesso, spostato per pura sorte sulla “sua” fascia, fa lo stesso gioco un paio di volte, dando modo al portiere avversario di finire il caffettino con calma prima di alzate le manone e far sua la boccia.

Nella tempesta di cervelli va fatto entrare anche Hernanes: perchè si presta a ‘sto gioco da craniolesi anzichè battere un banalissimo corner dalla bandierina? Onestamente, a parte rarissime eccezioni, non capisco proprio il valore aggiunto dell’elaborare schemi cervellotici quando si tratta di tirare un semplicissimo calcio d’angolo… Potrei capirlo se avessimo una statura media tipo Barcellona: lì qualcosa ti devi inventare. Ma noi, perdìo, segniamo più di tutti su corner, e ciononostante vogliamo scoprire l’acqua calda? Giochiamo semplice, diobono…

 

LE ALTRE

La Juve batte il Bologna non senza fatica e di fatto vince il campionato, con ottime probabilità di arrivare a 100 punti… Che dire, complimenti, è purtroppo meritato. La Roma sbanca Firenze, facendoci un ipotetico favore in ottica quarto posto, e blinda il proprio secondo posto che scintilla da quant’è meritato. Tanto per confermarmi l’eterno scontento che sono, anche loro arrivavano -come noi- da un paio di annate marroncine, e ciononostante hanno azzeccato una serie di acquisti che li hanno portati ad un punteggio che in altre annate sarebbe equivalso al tricolore. Mecojoni, si dice in questi casi…

I cugini battono il Livorno e si avvicinano alla zona Europa League, sospinti come ben sappiamo da tutte la pletora mediatica al loro seguito, anche se -come vedremo- qualche crepa nel muro di melassa si intravede…

 

E’ COMPLOTTO

Un po’ di cosine in ordine sparso.

Inizio proprio dal Milan: nonostante i giusti complimenti a Seedorf, noto compiaciuto un silenzio assordante riguardo alla sua possibile (ma non probabile?) conferma per il prossimo anno: cantilenante e allusivo come e più del solito Massimo Mauro quando con un mezzo sorriso dice  “non lo riconosco il Milan: di solito sono altre squadre, altri Presidenti a non avere ancora confermato il proprio allenatore a questo punto della stagione“.

Il suo dirimpettaio in trasmissione, Giorgione Porrà, perde un altro paio di punti nella mia personalissima classifica di gradimento (per quel che gli importa…). Il ragazzo conferma il sospetto, già palesato domenica scorsa, di essere un aziendalista ipocrita. Dopo la sbrodola del “speriamo di non dover più parlare di Icardi e Wanda” fa due domande a Mazzarri proprio sulle prestazioni extra-calcistiche del twittatore pubalgico, riuscendo anche a chiedere se il Mister si sia sentito abbandonato dalla società nella gestione di questo caso. Delusione.

Passando alla cronaca del match, mi chiedo che questione personale abbia con l’Inter Di Gennaro (ex Verona scudettato ma soprattutto ex secondo di Terim al Milan e come tale palese simpatizzante rossonero): riesce a minimizzare la parata di Handanovic sul rigore (“bravo, ovviamente c’è anche fortuna e il tiro di Cassano non è angolatissimo“), oltre a smorzare l’entusiasmo del suo collega che rammentava le brillantissime statistiche del portiere sloveno dagli undici metri (“Anche il nostro Buffon si difende benissimo comunque”).

Ma soprattutto palesa la sua ignoranza e malafede quando, a fine partita, definisce (immancabilmente) l’Inter come “cinica”. Ecco sbugiardata la manfrina dietro a questo termine, di cui Di Gennaro evidentemente non conosce il significato: non è colpa sua, visto che non avere una laurea in lettere non può essere una colpa. Lo è invece parlare a sproposito, definendo “cinica” una squadra che, oltre ai 2 goal e ai pali presi, tira in porta altre 10 volte e soprattutto spreca 4 o 5 contropiedi per troppa fretta o per imprecisione.

Avrei accettato il termine “imprecisa”, “arruffona”, perfino “immatura” o “incapace di gestire il vantaggio”. Cinica è, invece, la classica parola con cui in teoria fai un complimento, oltretutto tecnicamente fuori luogo come visto, e dietro il quale in realtà nascondi la tua critica, che peraltro non hai il coraggio di palesare.

Magari hai sbagliato, magari. (nota: “magari” è l’intercalare preferito dal nostro).

Enciclopedico come sempre invece il Cuchu, intervistato nel dopo gara quando demolisce l’ennesimo accenno agli argentini da rottamare quale problema dell’Inter (“parlate sempre di argentini anziani, poi guardiamo e ci sono Botta, Alvarez e Icardi che hanno meno di 25 anni“), proseguendo con una puntualizzazione solo all’apparenza pleonastica, quando risponde alla gentaglia in studio che dice “no, no, noi ci riferiamo agli argentini che hanno vinto il Triplete” ricordando che “non abbiamo vinto solo il Triplete, ma anche tanto altro negli anni precedenti” e chiudendo con un diligentissimo “no comment” a chi gli chiedeva quanto chiari fossero i piani dell’Inter per il suo futuro e chiudendo.

Come al solito, rinnovo contrattuale ad libitum nel mio cuoricione neroblù.

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Crystal Palace, in una bruttissima giornata per gli Hammers, vista la tragica e prematura scomparsa del giovane Dylan Tombides.

par int 2013 2014

e se provasse col sumo??

TIRA PIU’ UN PELO…

 SAMPDORIA-INTER 0-4

La prima reazione di ogni tifoso nerazzurro che si rispetti a una partita del genere, è: “bravi coglioni, non era meglio vincere le ultime 4 per 1-0 invece che una per 4-0?”. Ma tutto ciò fa parte dell’atavica insoddisfazione del tifoso neroblù per i suoi giocatori, che ama e detesta quasi in egual misura.

Detto ciò, i nostri espugnano Marassi, in una partita assai meno facile di quanto il risultato -e l’avversario in 10 per più di un’ora- lasci immaginare. Il migliore dei nostri, quantomeno nel primo tempo, è il portiere. Handanovic fa quattro parate allucinanti, delle quali paradossalmente il rigore neutralizzato a Maxi Lopez è la meno complicata.

Guardando ai giocatori di movimento, Kovacic fa finalmente una bella partita da titolare,  facendo capire quale sarà the shape of things to come (che in italiano vuol dire “il Kuz non lo voglio più vedere nemmeno dipinto sul muro“), mentre Icardi e Palacio iniziano presto  a scambiarsi assist e goals (13′ del primo tempo, ancora 11 contro 11).
Samuel fa guadagnare cattiveria in difesa e addirittura gol in avanti -da manuale la capocciata per il 2-0-, mentre Ranocchia sbaglia in occasione del rigore: la cianghetta  non è lampante ma c’è ed il rigore è purtroppo giusto. Quel che non accetto è il “concetto calcistico” alla base del fallo: non entri in scivolata su un avversario che sta uscendo dall’area di rigore. Hai toppato amico mio, hai toppato.
Le note negative per fortuna si fermano qui, anche se un occhio più attento non può sorvolare su un primo tempo in cui si è subìta una squadra rimasta presto in 10 uomini e ciononostante padrona del giUoco per larghi tratti del campo.

La ripresa vede i nostri più concentrati e i risultati, complice l’uomo in più, non tardano ad arrivare. Il già citato raddoppio di Samuel è subito dopo accompagnato dalla doppietta personale di Icardi, ancora su invito di Palacio, prima che le due punte argentine si scambino i ruoli con il Trenza a inventarsi il poker con un bel destro a giro sul secondo palo.

Ribadite le sacrosante madonne iniziali sull’utilità di una vittoria di così larghe proporzioni dopo gli ultimi pareggi in serie, non resta che affidarsi alla sorte che ci vede raccogliere risultati migliori contro squadre forti piuttosto che con formazioni che sulla carta partono già spacciate. Sabato saremo a Parma, campaccio per definizione, dove i nostri in 20 e passa anni hanno vinto solo 3 volte. Staremo a vedere…

 

TEMPESTA DI CERVELLI

Concordando con quanti dicono che la cosa migliore sarebbe ignorare certi saggi di demenza, mi comporto come tutti i medesimi soloni che, fatta la dotta premessa, ci ammorbano poi per ore riprendendo l’ultimo tweet facendone una accurata analisi semiotica.

Di Icardi, Wanda e Maxi Lopez non solo è inutile parlare; è proprio dannoso per le nostre intelligenze.

Che nessuno dei tre personaggi brilli per quantità e qualità di materia grigia che ha tra le orecchie è palese, nè mi sogno di difendere il “mio” giocatore solo perchè ha la maglia “giusta”.

Detto ciò, l’ammonizione data a Icardi dopo il primo gol è a quanto ricordo una novità assoluta, e ha davvero dell’incredibile, stante la miriade di esultanze analoghe viste in passato, tra orecchie tese e dita davanti alla bocca a zittire i tifosi. La censurabilità di certi gesti in passato era stata ignorata, quando non addirittura giustificata, visti gli insulti dei tifosi avversari. Le due foto dovrebbero valere più di un sacco di parole:

eh beh, lo fischiavano tutti...

eh beh, lo fischiavano tutti…

l'immancabile "esempio per i gggiovani"

l’immancabile “esempio per i gggiovani

 

 

 

 

 

 

Icardi, come detto, è quel che è, cioè un buon centravanti, che può diventare ottimo. Nè del resto occorre essere un fine pensatore dei tempi nostri per buttarla in gol ogni domenica (Bobone Vieri docet). Detto questo, se le giustificazioni -patetiche o legittime, fate voi- dei tifosi-che-fischiano-e-insultano-appena-tocchi-palla sono valide, allora valgono anche per lui, e in questo caso l’ammonizione è un errore. In caso contrario, il “giallo” dovrebbe diventare prassi comune in tutti i casi anagoli (come no, siam qui a aspettare!).

Chè poi, se vogliamo fare le educande e buttarla sull’esempio per i gggiovani, Maxi Lopez che rifiuta la stretta di mano al fedifrago Icardi non merita nulla?

quantomeno non gli ha fatto lo scherzo di Ponchia in Marrakech Express!Quantomeno non gli ha fatto lo scherzo di Ponchia in Marrakech Express!

 

LE ALTRE

Il Napoli si impone sulla Lazio blindando il terzo posto, mentre la Fiorentina sbanca il Bentegodi mantenendo 5 punti di vantaggio sui nostri. Il Parma impatta a Bologna e si stacca in attesa dello scontro diretto di sabato.

Il Milan batte di misura il Catania ed è a 6 punti dall’Europa League, ma per tutti è già Derby per l’Europa.

 

E’ COMPLOTTO

La prima parte della sezioncina prende spunto proprio dalla succitata ipocrisia mischiata all’incoerenza: non me la prendo con chi di mestiere deve far ridere (e ci riesce, come Emilio Marrese che si chiede retoricamente se possa dare a Icardi del cretino): il suo ragionamento non fa una grinza e arrivo a sottoscriverlo. Quel che non accetto è che la giornalista (tifosa, ma nun ze po’ddì) che lo intervista gli dica “certo che puoi, io gli darei pure di peggio“.

Quel che accetto anche meno, vista l’ammirazione sconfinata per il personaggio, è il pippotto retorico di Giorgio Porrà che su Sky sunteggia “La vicenda Maxi Lopez-Icardi di cui siete stati involontari spettatori a colpa di tweet… una vicenda di cui spero non si parli più“.

Eh no caro mio! Vuoi fare una Tv “alta”, forse additittura “di servizio” (whatever that means)? Taci orgogliosamente dal primo giorno senza dare puntualmente conto di tutte le stronzate postate da lui, da lei e da quell’altro. Sky faccia ciò e avrà il mio appoggio incondizionato. Ma siccome ben conosciamo il tasso medio dell’intelligenza del tifoso sportivo italico, ecco che tu, e se non tu la tua emittente, dietro ‘ste cose ci devi andare.

E allora, caro Porrà, non fare la verginella del “ne devo parlare ma se fosse per me non lo farei“.

Scomodando il poeta: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti“.

 

E’ COMPLOTTO – RESTO DEL MONDO

Sbrigate le stronzatelle a forma di tweet pubalgico, parliamo degli altri casi di prostituzione intellettuale avivistati negli ultimi giorni, e in particolare a cavallo dell’ultimo turno di Champions league.

Il giornaliettismo italico, volendo darsi un tono, è riuscito a vantarsi del nostro misero calcio titolando su tutte le principali testate sparate del tipo “in semifinale con 4 allenatori “italiani”!

A parte che assimilare Guardiola come “italiano” avendoci giocato qualche decina di partite tra Roma e Brescia, mi pare un po’ azzardata come ipotesi, avrei gradito un altro tipo di analisi, altrettanto partigiana ma non per questo meno pertinente, e riferita al solo confronto tra Chelsea e PSG.

Nella partita in questione, tra campo, panchina e tribuna stavano 6 ex interisti: Eto’o, Maxwell e Thiago Motta in campo, Mourinho e Blanc in panca e l’infortunato Ibra in tribuna. Sì, Ibra non è solo ex-milanista. Ha giocato e vinto 3 anni anche nell’Inter.

Tutto questo non per piangerci addosso confrontando i vecchi fasti con le attuali mediocrità, ma soltanto per ricordare a certa gente smermorata che la damnatio memoriae è un esercizio fallace e fuorviante.

A meno che non sia io ad aver sognato per 5 anni tra il 2006 e il 2010.

Forse è così, perchè Conte insiste nel dire che la sua Juve riporta un’italiana in semifinale dopo 7 anni, “dimenticando” l’impresa dei nostri contro il Barça ad aprile 2010 senza che  nessuno glielo faccia notare (anzi, gli dicono che gli anni sono 6 perchè in effetti nel 2008 la Fiorentina era andata in semifinale di Coppa Uefa).

Sacchi sproloquia sull’importanza degli italiani in squadra (ancora??) dicendo che la storia insegna che le grandi squadre hanno sempre avuto un blocco di giocatori autoctoni: l’Inter del lustro d’oro non è citata nemmeno come “eccezione che conferma la regola”.

Comodo adesso (vero Caressa?) dire “scusate ma io sono innamorato di quest’uomo“, sentendo José rispondere come solo lui sa fare alla domanda del servile Alciato. Quando invece sedeva sulla panchina “sbagliata” era quello che faceva male al nostro calcio…

E anche da un punto di vista tecnico, credo di essere davvero fissato, se non malato, visto che la sola analisi completa e quindi veritiera mi è parsa quella dell’interistissimo Tommaso Pellizzari: solo lì ho trovato traccia del vero pregio dello Special One, e cioè della sua duttilità tattica, del saper far giocare le sue squadre in tanti modi diversi, con il solo comun denominatore di metterci sempre il 101%.

Altrochè integralismo tattico e tiki taka di sto par de ciufoli!

Invece no, avanti con la storia del grande motivatore, del calcio muscolare, del Mister con lui non ci si annoia mai. Insomma, un saltimbanco o poco più.

Ma pensate ad Ancelotti che a momenti esce dopo aver vinto 3-0 in casa!

 

WEST HAM

In attesa del Derby contro l’Arsenal.

certo, sperare che Guarin cadesse e si facesse male sarebbe stato chiedere troppo... ;)

certo, sperare che Guarin cadesse e si facesse male era chiedere troppo… 😉

RECOVERY PLAN

Diciamoci la verità.

Non siamo ai titoli di coda ma quasi. Finiremo verosimilmente quinti, a questo punto non credo che potremo aspirare al quarto posto, mentre potremmo ragionevolmente perdere ancora una o due posizioni in classifica. A meno di improvvise impennate di rendimento, il campionato finirà solo in maniera leggermente migliore del precedente.

La partitia col Bologna, aldilà della sua valenza specifica, ci lascia in eredità due o tre aspetti interessanti:

1) De Grandis, giornalista Sky, nel dopo partita sottolineava la già menzionata incapacità di gestire il vantaggio. Questo il succo del suo ragionamento: una grande squadra, quando sta vincendo, deve avere nel suo centrocampo la classe e la forza per gestire la partita, minimizzando i pericoli e proponendo occasioni per segnare ancora.

Scartata la prima risposta de panza alla considerazione, più o meno riassumibile nella  riflessione dal vago sapore aulico “graziealcazzo!“, non posso che concordare sulla teoria.

Del resto, diciamocelo, non siamo una grande squadra: l’Inter non ha un centrocampo capace di controllare la partita, non tanto per mancanza di piedi (Hernanes, Alvarez, Kovacic, Cambiasso e financo Guarin sono bravi a fare torello), ma per mancanza di testa e di allenamento a farlo. E’ tristemente vero quel che lo stesso De Grandis aggiungeva: le squadre di Mazzarri non hanno mai avuto un vero regista, ma sempre un “adattato”. E questo, in determinate circostanze, lo paghi. Un centrocampo “da corsa” ti permette di ripartire veloce (nelle giornate di luna dritta) e spezzare la partita, ma vuol dire avere una squadra sempre e solo di lotta, e mai di governo.

Romantico. Utopistico se si vuole, ma poco funzionale al risultato. E lo dice uno che il bel giUoco lo usa per far la polvere ai soprammobili.

2) Come conseguenza di ciò, ritengo inevitabile buttare un occhio alla prossima campagna acquisti e cessioni, che mi pare goda già di una certa attenzione sull’asse Milano-Jakarta. Che le due priorità siano la punta-della-madonna e il perno-di-centrocampo-dell’arcangelo-Gabriele è cosa nota, ed in quanto tale tranquillizzante. Non dovremmo cioè trovarci con la mezza dozzina di nuovi arrivi presi  perche’ “s’eri gia’ mo’ dree” e che-ci-metti-tre-mesi-a-capire-chi-cazzo-sono.

Abbiamo preso Vidic, bene. Mancano Dzeko e Obi Mikel (per dire).

Dall’altra parte della bilancia, abbiamo quintali di carne da vendere. Due terzi del centrocampo attuale va giubilato, pur se solo da alcuni puoi ragionevolmente sperare di fare soldi. Kuzmanovic, Mudingayi e Mariga temo dovranno essere dati via a gratis. Su Guarin e Alvarez potresti trovare qualche sprovveduto che ci casca. Per 10+10 milioni organizzo io la spedizione con un pallet, ma anche per 15 complessivi non mi farei troppi problemi. Temo però che uno dei due ce lo troveremo tra i piedi anche l’anno prossimo, e tra i due mi scopro a detestare meno Alvarez. E’ il meno imprevedibile, e la priorità che darei alla prossima squadra è la riduzione dei minus habens ai minimi termini.

Ergo: adios Guaro.

Il vero gruzzoletto potrebbe arrivare dalla cessione di Handanovic, la cui cessione a questo punto ha il mio benestare (Thohir prendi nota): con un’offerta da 15-20 milioni lo mando via e richiamo Bardi. Lo sloveno, quest’anno come già l’anno scorso, ha alternato troppe volte miracoli a errori inspiegabili, e non può essere sempre colpa della scarsa protezione difensiva. Se arriva l’offerta giusta, che vadi (congiuntivo fantozzian-esortativo).

3) Ho accennato a Thohir. Continuo a pensarne bene, non foss’altro perchè vedo una direzione generale. Bene ha fatto, a mio parere, a confermare Mazzarri proprio dopo la partitaccia col Bologna. Chi ha l’insana pazienza di seguirmi sa che Strama rimane nel mio cuore e che avrebbe avuto un physique du role migliore per l’idea della nuova proprietà di squadra nuova e frizzante da far crescere in due o tre anni. Detto ciò, ripeto fino alla nausea che gli ultimi anni ci hanno ripetutamente confermato la non-centralità della figura dell’allenatore nelle dlfficoltà incontrate dall’Inter. In termini più semplici: ne abbiam cambiati 4 dopo Leonardo e siamo andati di male in peggio.

Lasciamo quindi lavorare Mazzarri e cerchiamo per quanto possibile di assecondarlo, magari facendogli domande anche tecniche (del tipo “ma non è che con un regista potremmo gestire meglio il giUoco“?), ma dandogli fiducia per le stagioni a venire.

Ora, il mio mestiere e’ un altro, eppure riflessioni del genere ne faccio, anche piu’ di quanto suggerirebbe una corretta gestione delle mie sinapsi. Voglio sperare che le persone profumatamente pagate per farsi domande e trovare risposte facciano altrettanto, e siano davvero impegnati nella costruzione – la mia immaginaria, la loro tremendamente piu’ concreta- della prossima squadretta.

come diceva Battisti… Lo scopriremo solo vivendo.

Genius at work

Genius at work

 

 

ACCANIMENTO TERAPEUTICO

INTER-BOLOGNA 2-2

L’Inter si conferma puttana dal cuore d’oro e decide di regalare un punto anche al derelitto Bologna, che rischia di perdere, così come di vincere, una partita dai profondi significati.

Le buone notizie iniziano raccontando di un Icardi bomber devastante, che segna due gol uno più bello dell’altro, e fa capire il tipo di centravanti che può diventare, a patto di serrare bene le viti che tengono la testa attaccata al collo.

Le stesse buone nuove terminano annotando la positiva mezzoretta concessa a Kovacic, che serpentina e fluidifica come solo nei giorni belli. CHissà che ciò serva a guadagnare considerazione agli occhi cerulei del Mister, stante anche la concorrenza non proprio spietata.

Sul resto, il primo istinto sarebbe di tacere per umana compassione. Invece no, perdìo, la sbadataggini difensive mi tolgono il sonno (quoque tu Rolande!?), e l’incapacità di gestire il vantaggio ha ormai i tratti della cronicità. Nagatiello serve bene Maurito per il vantaggio iniziale, ma consegna poi a Garics la tessera onoraria del Club Gautieri facendosi fare un tunnel di tacco sulla linea di fondo, prodromo del gollonzo che porta all’1-1. Pareggio firmato Michele Pazienza, che aveva quasi fatto ben sperare il malato di mente che scrive, visto il precedente gol segnato dal modesto mediano -allora in maglia azzurronapoli- nel vittorioso esordio di Leonardo sulla panchina dell’Inter.

Tralascerei per bon ton gli sproloqui riservati alla selva di gambe che ha fatto passare il tiro, se non fosse che la citazione cui ho pensato è troppo bella per non essere riportata:

Si cita qui il fine pensatore di Bari Vecchia quando sbeffeggiava i difensori in allenamento dopo averli beffati con dribbling e tunnel incorporato: “sempre a gambe aperte stai… come a tua madre!“. Il complemento di termine è ovviamente licenza poetica.

Detto che i minuti seguenti sono tutt’altro che un assedio alla porta felsinea, ritroviamo invece il vantaggio con il già accennato gol a voragine di Icardi, che ricorda (a piedi invertiti) il golazo di Bobone Vieri contro il Parma, vendemmia 1999/2000. Il ritrovato vantaggio faceva addirittura calare i miei timori, ingenuamente convinto che la lezione delle ultime raccapriccianti giornate fosse ormai stata mandata a memoria.

Un par de cojoni.

Il cross piovuto in area alla mezzora circa della ripresa pare più figlio dello sconforto che della lucida strategia pedatoria, eppure Rolando -fino ad allora il nostro migliore difensore di tutto il campionato- decide di allinearsi allo scempio generale scivolando nell’area piccola e lasciando lì la palla del 2-2 per il greco Kone, ovviamente tornato al gol dopo settimane di acciacchi e alla ricerca della forma migliore.

Ma non è finita: oltre al danno la beffa, quella sì pronosticata in anticipo dal sottoscritto. Dopo 33 giornate finalmente il rigore arriva: c’è, e non diciamo cazzate. Il fatto che non ci siano stati dati rigori più netti di questo fa solo capire il grado di miopia degli arbitri che ci dirigono, ma il rigore è da fischiare tutta la vita.

Ripresomi dall’incredullità, sento prevalere in me l’insano realismo che solo un tifoso consapevole della propria squadra può avere. “Cazzo, lo sbagliamo” sono le parole che mi sono uscite, e che -lasciatemi questa convinzione- hanno pronunciato mentalmente anche tutti i calciatori in campo e in panca.

Sul dischetto va Milito (al rientro in campo dopo qualche mese, e già qui…) e il tiro è un manuale di come NON tirare un rigore: centrale, a mezza altezza, non particolarmente forte, senza ovviamente guardare il movimento del portiere (che infatti era lì ad aspettarla).

Va ancora bene che non la perdiamo, visti gli ultimi minuti passati con Ranocchia centravanti aggiunto a dar man forte ai già presenti Icardi, Palacio e Milito (oltre a Hernanes, Kovacic, Alvarez) e lasciare voragini nelle quali Acquafresca sguazza e a momenti ci infila: splendido nell’occasione -tocca dirlo- il doppio riflesso di Handanovic.

Ancora pareggio, insomma. Come e peggio che all’andata, la parte centrale del girone, che proponeva una manciata di partite ideali per piazzare un filotto di vittorie, si conclude con un bilancio pesantemente negativo. Ora, per dirla alla Salvatore in Marrakech Express, siamo arrivati a Erfoud dove, come noto, “c’è il vero deserto”, con tutto ciò che ne consegue.

Che dire? Tocca sperare che la nostra squadra, pazza per definizione, si trovi meglio nelle acque agitate dei pari classifica, piuttosto che nella palude salmastra delle squadrette da bassa classifica…

 

LE ALTRE

Peggio di così…

I risultati a noi più favorevoli finiscono tutti giù per la tazza del cesso: la Samp, che ci ospiterà domenica prossima, perde con la Lazio che invece si avvicina alle nostre terga. La Fiorentina si sbarazza dell’Udinese tornando a +5 dalla tartaruga nerazzurra, mentre il Parma ci aggancia superando il Napoli nel posticipo. Juve e Milan posticipano di lunedì, ma visto l’andazzo marroncino mi aspetto altre brutte notizie.

 

E’ COMPLOTTO

Ribadisco le considerazioni sul rigore dato (e sulla decina di quelli non dati in stagione) tanto per dare a Cesare quel che è di Cesare, e tanto per fare da contrappeso a analisi supponenti e volutamente parziali come quelle dell’ineffabile Fabrizio Bocca su Repubblica.it di martedì 1 aprile: “L’ultima settimana, dopo un timidissimo dibattito sugli scarsi risultati ottenuti da Mazzari che per altro ripete sempre di andare d’amore e d’accordo col presidente quando invece delle perplessità sul suo stesso conto esistono, è stata impiegata dalle lamentele sul caso rigori. Che non vengono fischiati all’Inter. Ne hanno parlato Mazzarri, Moratti, Thohir stesso.
A me sembra che le domande cui i tre dovrebbero rispondere sarebbero ben altre”.

A te può sembrare quel che ti pare, Bocca di Rosa, ma qui nessuno sta dicendo che con quei rigori saremmo in fuga sulla Juve. Si sta solo facendo presente che, come al solito, non si gioca ad armi pari e che torti e ragioni alla fine NON si compensano. Detto ciò, facciamo cagare, e questo Thohir e Mazzarri sono i primi a saperlo. Solo che, per fortuna nostra e sfortuna vostra, la vecchia abitudine di piagnucolare con il confidente di turno e sventolare i panni sporchi in piazza pare passata di moda.

Come si dice in questi casi? Ah sì: fattene una cazzo de ragggione!

Poco più di un dispettuccio da oratorio la classifica marcatori non aggiornata sulla Gazzetta dei giorni scorsi, che riportava Palacio a 13 e non 14 reti.

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Liverpool, lanciatissimo alla testa della classifica: ci fischiano contro due rigori, di cui il secondo è molto discutibile. vero però che il momentaneo pareggio è frutto di un cazzotto di Carroll sul loro portiere in uscita che ha dell’imbarazzante…

 

a voragine

A voragine

EHI… C’E’ NESSUNO?

LIVORNO-INTER 2-2

Della triste mediocrità che ammanta la nostra squadretta ho già scritto più volte, così come del mio odio -calcistico, s’intende…come se poi fosse poca roba- per i calciatori stupidi.

Eppure è proprio su questi due punti che mi tocca dilungarmi.

I nostri stavolta riescono a buttare nel cesso una vittoria più figlia del caso che del merito, sprecando gli unici 8 minuti di calcio giocato da squadra normale con una ripresa scivolosa come una saponetta e mefitica come sterco di vacca.

Per pura cronaca segnalo il primo gol di Hernanes, servito da un liscio di Icardi in piena area, ed il bel raddoppio al volo di Palacio su cross di Jonathan: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Non sto neanche a precisare chi sia stato il genialoide artefice del frittatone in salsa labronica, dettaglio tanto banale quando arcinoto: faccio solo notare che era per motivi come questo che un paio di mesi fa ne plaudevo la cessione ad altri lidi.

Il cazzaro, entrato a metà ripresa per un Hernanes tutt’altro che pimpante -ma capace se non altro di segnare e piroettare per la gioia di Panchito- mostra il passo indolente dei giorni peggiori, limitandosi a qualche discreta sovrapposizione sulla destra ma dando sempre l’impressione della cagata-in-agguato.

Non sarebbe giusto affibiargli il 100% della responsabilità di questo insulso pareggio, visto che il 2-1 di Paulinho arriva grazie a un semplice movimento del 9 brasiliano, sufficiente a far sì che Juan Jesus e Samuel si marchino da soli. Il tocco è ovviamente di quelli che 9 volte su 10 finiscono alle stelle, e che invece stavolta ci punisce finendo contemporaneamente all’incrocio dei pali ed in mezzo alle nostre chiappe. Misteri della geo-anatomia applicata al calcio.

La tragicommedia continua, visto che anche sul 2-1 i nostri sembrano rischiare poco, arrivando addirittura a sfiorare il terzo goal con Icardi lento a piazzare la zampata vincente e Guarin a scartare anche i raccattapalle e tirare da posizione angolatissima con tre compagni a centro area.

Avendo capito di non poter entrare nella storia della partita come marcatore, il nostro ha forse propeso per la versione assist-man, servendo il maledettissimo Emeghara e facendo oltretutto fare la figura del paracarro a Samuel, incapace di stenderlo sull’allungo.

Guarin da oggi entra ufficialmente nella top 3 dei giocatori che non potrò mai più giudicare positivamente. Ci sono stati calciatori ben più scarsi, o che hanno fatto errori addirittura peggiori di questo, e che comunque ho continuato a supportare da bravo tifoso diligente.

Invece, dopo Burdisso che di testa serve Trezeguet in un Inter-Juve del 2008, e dopo i due minuti allucinanti di un Muntari subentrante a Catania nel 2010, ecco arrivare il Guaro, che da adesso in poi potrebbe addirittura fare tripletta nel prossimo Derby e vedersi comunque bocciato a prescindere dal sottoscritto.

Nè a lui, nè probabilmente ad alcuno di voi fregherà niente, ma io me so’ sfogato…

Mazzarri davanti alla telecamere minimizza e derubrica il tutto ad una circostanza sfortunata, e fa bene, chè i panni sporchi si lavano in casa. In cuor mio però spero che negli spogliatoi il colombiano sia stato scotennato dal Mister e da Samuel, messo in difficoltà dallo sciagurato retropassaggio del compagno.

Detto ciò, il solo motivo per farlo giocare ancora è evitare l’azzeramento del suo valore di mercato. Oddio, con certe cagate c’è il rischio di dover essere noi a pagare qualcuno che se lo porti via…

Rimandando a periodi di minor pessimismo cosmico una disamina meno contingente dell’amata squadretta -chè se dovessi ragionarci adesso piallerei tutto col napalm- mi limito a far notare che il peggior Milan degli ultimi decenni ci ha recuperato 5 punti in 3 partite: complimenti!

 

LE ALTRE

I cugini infatti non hanno problemi a liquidare un Chievo assai arrendevole, mentre il Napoli batte con merito la Juve, senza che però la vittoria possa causare grossi scossoni in classifica, stante una Roma ancora vittoriosa e con il recupero da giocare. Questo almeno il mio parere personale.

Noi restiamo quinti, a un paio di punti dal Parma e a 3 dalla Fiorentina. A questo punto è anche inutile guardare il calendario: in teoria Atalanta-Udinese-Livorno avrebbero dovuto essere un trittico assai abbordabile per chiunque… Le prossime avventure dei nostri eroi prevedono Bologna in casa, Samp e Parma fuori, prima del Napoli a San Siro.

Onestamente non so più cosa pensare…

 

E’ COMPLOTTO

Qualcosa in realtà c’è, visto il malcelato ghigno di Cattaneo nel rimarcare l’ennesima bestia nera dei nostri  (Emeghara aveva ovviamente fatto il primo gol in Serie A contro di noi l’anno scorso) e la pervicacia della regia nel mostrare, già durante la partita, il gol di Paulinho da ogni possibile angolazione.

Da manuale poi il riferimento di Sconcerti a un Palacio “ormai 33enne” (ne ha compiuti 32 a Febbraio), contrapposto ad un Kakà 31enne (ne compirà 32 questo mese) ed un Balotelli “che avrà presto 23 anni ” (in realtà è del ’90 e ad Agosto saranno 24).

 

WEST HAM

Qui se non altro le cose vanno benino: vittoria in trasferta a Sunderland e quota 37 che ci restituisce ai mari placidi del centroclassifica.

almeno guardiamo gli acrobati al circo...

almeno guardiamo gli acrobati al circo…

NOI MAI

INTER-UDINESE 0-0

Noi, fare una partita come Dio comanda, mai.

Noi, capire che bisogna iniziare a correre al primo minuto di gioco e non al 46°, mai.

Noi, una sana botta di culo, mai.

Noi, un cazzo di rigore, farlocco o meno, lampante o meno, che “ci può stare” o meno, mai.

Chi segue da anni le sventure dei nostri amati eroi sa di doversi aspettare ogni volta (o quasi) il peggio che possa capitare: noi siamo, piacevoli eccezioni a parte, una Legge di Murphy applicata al calcio. Laddove squadre diversamente strisciate beneficiano di errori altrui, respinte farlocche di portieri, scivolate di difensori e altra roba assortita, i nostri inciampano nelle primule, si avvologliano in un vortice di casino disorganizzato che, alla fine, produce il rumore poco aulico di una puzzetta.

In termini poco calcistici, ma spero ugualmente efficaci, ecco spiegato il primo tempo dei nostri: Guarin festeggia degnamente il rinnovo del contratto stabilendo il nuovo record di tiri sballati e passaggi agli avversari (quantomeno ha la decenza di non sfanculare il pubblico fischiante al momento del cambio), Icardi e Palacio galleggiano senza costrutto tra i difensori friulani, e persino Hernanes pare in serata di luce spenta.

Onestamente, non so quanta parte di colpa addossare a Mazzarri: senz’altro ha un parco giocatori superiore a quello di Stramaccioni l’anno scorso, tuttavia alcune carenze di personalià sono ancora tutte intatte, per scorno suo e di tutta la sua santa chiesa (che poi saremmo noi tifosi).

In pura teoria, la ripresa giocata a ben altri ritmi potrebbe deporre a suo favore (la famosa strigliata dell’allenatore degli spogliatoi, con i muri che tremano e le scarpe che volano), ma la storiella varrebbe la pena di raccontarla solo se a ciò fosse seguita la gragnuola di goals che invece è puntualmente mancata.

Ecco, il secondo tempo è stato l’ideale proseguimento della partita con l’Atalanta: occasioni in serie (diciamo così), i soliti miracoli del portiere di turno, il solito episodio dubbio in area di rigore che nemmeno mi ha fatto sobbalzare sul divano (anche perchè ero già in piedi a guardare gli ultimi minuti attaccato allo schermo).

Del resto, diciamolo tra di noi, siamo abituati a non vederci fischiare rigori molto più netti di questo (Derby e Udine in Coppa Italia i primi che mi vengono in mente). Non per fare analogie blasfeme, ma senz’altro non possiamo far nostro uno degli insegnamenti più profondi di Ernesto Guevara detto el Che: noi interisti -tocca ammetterlo- ci siamo ormai abituati a questa situazione, come giustamente -for once!- fatto notare anche dal Signor Massimo ai taccuini della Gazzetta: “L’anno scorso è successo lo stesso, dalla partita con la Juve (giocata a inizio Novembre) fino alla fine del campionato , poi anche nel passato… Capita a tutte le squadre, qui però capita con una statistica assurda. Credo che gli arbitri abbiano paura a dare il primo rigore dopo tanto tempo”. La notizia, a volerla vedere, c’è. L’anomalia non è data solo dagli zero rigori in 32 giornate, ma anche dalla ormai sistematica ripetitività di questi numeri. 

Qui, più che la platealità del tocco di mano, quel che fa notizia è la coerente pervicacia della classe arbitrale nel non fischiare ormai per principio: detto che il tocco col braccio del difensore bianconero viene fischiato nel 50% dei casi, mi pare palese l’applicazione pratica del principio in dubio contra Inter, variante giustizialista del sacrosanto principio garantista in dubio pro reo.

A pensarci bene, è strano che quello che in Diritto è un modo per tutelare la parte debole o comunque più “a rischio” (l’imputato di fronte al giudice), nel mondo del calcio sia l’ennesimo caso di tutela verso i potenti . E chi è il “reo” per definizione? il Ladro. Quindi i Gobbi!

 

 

LE ALTRE

Posto che il mio sistema operativo mi impedisce di poter salvare il file “Vittoria del Milan” nella cartella dei Preferiti, devo ammettere che il pari insipido dei nostri ci permette in ogni caso di recuperare un punticino sulla Fiorentina, battuta appunto dai cugini, e di staccare di una lunghezza pure il Parma uscito sconfitto, non senza recriminazioni, dallo Juventus Stadium.

Detto che per le prime tre piazze si potrebbe anche non giocare più, scolpite come sono a favore di Juve, Roma e Napoli, la lotta per il quarto posto continua ad essere serrata. Da quel che intendo, arrivare quarti vorrebbe dire poter fare solo un turno preliminare di Europa League a fine Agosto, e quindi poter fare una preparazione in grazia di Dio.

D’altra parte, se arrivassimo quinti ma la Fiorentina battesse il Napoli nella finale di Coppa Italia, il risultato sarebbe lo stesso: motivo in più per tifare la Viola in Coppa!

 

E’ COMPLOTTO

Tristemente, niente da dire… Alla fin della fiera noi siamo i peggiori nemici di noi stessi!

 

WEST HAM

Vittoria contro l’Hull City e metà classifica che inizia a essere un posto familiare per gli Hammers. Guai ad abituarsi, però!

 

 

TUTTA COLPA DI SCARPINI

INTER-ATALANTA 1-2

L’Atalanta (o meglio LA Talanta, come direbbe mio figlio) si conferma bestia nera dei nostri, unitamente all’Udinese che ospiteremo in settimana, e ci toglie tre punti vitali nella rincorsa per il quarto posto, valido in realtà più per l’onore che per altro.

Ad ogni modo, riusciamo a perdere una partita contro una squadra già salva, che nulla ha più da chiedere a questo campionato, regalandole due gol su disattenzioni da matita blu. Vero che i bergamaschi nel primo tempo giocano almeno al nostro livello, arrivando spesso e bene alla conclusione e timbrando una traversa con Denis di testa, ma nella ripresa i nostri avversari mettono fuori il muso dalla loro area in sole due occasioni. Nella prima è bravo Jonathan a respingere sulla linea, nel secondo il guinzaglio che lega Handanovic al palo torna ad essere cortissimo, e la mancata uscita causa il più classico dei gol-beffa.

Riannodando le fila della partita, il primo tempo procede a strappi fino al gol di Bonaventura: Campagnaro ultimo uomo ha la geniale idea di spazzare di testa una palla che esce dall’area orobica, con la conseguenza di lanciare il piccolo Maxi Moralez in campo aperto. La copertura dei nostri è inevitabilmente tardiva, visto che -oltretutto- nella mischia precedente Ranocchia è stato atterrato in area (un-episodio-come-se-ne-vedono-tanti) e non fa in tempo a recuperare. L’azione un poco rallenta, ma Jonathan non può coprirne tre dei loro, e il 10 bergamasco non ha problemi a sifulare Handanovic per lo 0-1.

Il ceffone se non altro ci sveglia, e Icardi è bravissimo a sfruttare l’imbeccata di Guarin: stop, controllo in corsa a rientrare e destro sul primo palo per il fulmineo pareggio. Bravo Maurito, anche se la maglietta con dedica alla morosa se la poteva risparmiare. Oltretutto, il ragazzo ha da farsi perdonare la gravissima lentezza con cui -ancora sullo 0-0 arriva sul pallone in area, lo stoppa e lo gira a due all’ora per un liberissimo Palacio che, se servito per tempo, non avrebbe avuto alcun ostacolo tra sè e la porta.

La ripresa è il festival della traversa, con Guarin a inaugurare la fiera del legno al quinto tentativo della giornata. Grave la girata del colombiano spedita fuori poco prima della sabongia che si stampa sulla trasversale, ma a parte questo il ragazzo mi è parso in ripresa.

Poco dopo Palacio si svita il collo un’altra volta dopo il gol col Toro, con la palla che bacia il palo interno e rientra in campo a beffare i nerazzurri “giusti”. Il festival della Madonna Smozzicata ha il suo apice intorno alla mezz’ora, quando la ormai usuale discesa a uragano di Jonathan si conclude con il pallonetto del Divino, talmente beffardo da sorprendere anche noi finendo la sua corsa sulla traversa. Ancor più incredibile l’epilogo della carambola, con Icardi a ri-centrare il palo da mezzo metro.

Ovvio che in quel momento uno pensi “va beh, oggi non la vinciamo più“, per non pensar di peggio, ma “uno” in questi casi se ne sta zitto, e vede come va.

Capito, caro Scarpini? Hai commentato in vita tua un migliaio di partite dell’Inter, e dovresti essere abbastanza sgamato da capire che, in una giornata come questa, è quantomeno pericoloso invitare la gente a non andarsene perchè “il gol è nell’aria”, proprio mentre all’89’ gli avversari battono una punizione dal limite della nostra area.

Alle parole “mai come oggi serve il gol anche al 94′“, l’ho maledetto col pensiero, salvo non trattenermi a frittata fatta prorompendo in un sacrosanto “ma che testa di…“.

Riconosco che, sotto il profilo psichiatrico, sia grave incolpare un telecronista di una sconfitta, ma rivendico il ruolo di tifoso sragionante e superstizioso, schiavo dei suoi riti e delle sue stregonerie. Mi spiace Scarpini, come sai non ho mai amato la tua telecronaca “onirica”, in cui racconti quel che vorresti succedesse e non quel che succede davvero, ma quella di ieri è una colpa che va al di là dei gusti personali e che ti sarà difficile estirpare.

In sede di commento tènnico, qualche riga sui cambi e su alcuni singoli.

Contrariamente ad altri, non biasimo Mazzarri per il vortice di sostituzioni, tutte volte ad aumentare il peso offensivo della squadra. E lo dico nonostante il primo dei panchinati sia stato l’amatissimo Cuchu a vantaggio di Kovacic. Per 45′ li abbiamo messi lì, concedendo un tiro in porta (quello salvato da Johnny Guitar) e un cross che un portiere negativo all’acool-test avrebbe fatto suo senza problemi.

Nagatomo per D’Ambrosio e Alvarez per Campagnaro sono stati cambi che avrebbero dovuto dare più efficacia alla nostra spinta, ma non è colpa di Mazzarri se lì a sinistra si sono inanellati cross a banana e tiri alla cazzimperio.

La fascia mancina è poi un mio pallino: se D’Ambrosio, così come Nagatomo, “può giocare indifferentemente a destra o a sinistra“, vuol dire che -calcisticamente parlando- “ha due piedi” o quasi. Perchè allora l’ex-Toro arriva sul fondo, si ferma, torna sul destro e finalmente piazza la biglia in area?

La domanda me la sono fatta per una buona ora, fin quando ho visto due cross fatti col sinistro ed ho avuto risposta al mio quesito.

Non che Nagatiello abbia fatto di meglio, insistendo a provare cross “migliorabili” col mancino anche quando, agli sgoccioli del recupero, si trovava solo in area con la palla sul destro. Ma Diobono: da lì chiudi gli occhi e tira forte! Invece no: apertura “sapiente” col sinistro a centroarea, dove ovviamente non c’era nessuno.

Di contro Alvarez, più mancino di me, non si è sottratto alla gara del “tiro col piede sbagliato”, piazzando due bombe di destro a voragine per la gioia del portiere atalantino e tra le Madonne dell’omino delle bibite, centrato a più riprese.

Mazzarri può avere la colpa di non aver inserito il Principe per gli ultimi minuti, per un Icardi un po’ spento nel finale, ma non mi sento di attribuirgli grandi responsabilità per le carenze di fosforo dei suoi giocatori.

 

LE ALTRE

La succulenta occasione di guadagnare punti sul Parma -bloccato sul pari in casa dal Genoa- e su almeno una tra Viola e Napoli scivola così giù per il cesso. La Fiorentina dista ora 4 lunghezze dopo il colpaccio al San Paolo, e il Parma ci appaia a quota 47 dovendo recuperare la partita contro la Roma. Mai come ora il vero obiettivo per noi è semplicemente “la prossima partita”, chè a fare programmi a medio termine non siam mica buoni.

La Juve inizia a preoccuparmi per la regolarità con cui vince col minimo scarto (e col minimo sforzo), avvicinandosi sempre più a quel record di punti (97, Inter del Mancio annata 2007/2008) che ovviamente vorrei restasse imbattuto.

I cugini colpiscono un palo con Balotelli in una partita che altrimenti sarebbe stato lo specchio fedele della tesi che porto avanti da una vita: noi siamo sfigati, i cugini hanno un culo che fa provincia. Rocchi & Co. azzeccano la chiamata della vita, pescando Biava in fuorigioco punibile anche se non colpisce la palla, e annullano correttamente a-termini-di regolamento il vantaggio laziale. Poco dopo Kakà segna come a Madrid -cioè su autogol, anche se dirlo fa brutto-, dando addirittura ai suoi l’illusione del colpaccio.

Finisce 1-1 che per Clarenzio non è affatto male.

 

E’ COMPLOTTO

In realtà contro l’Inter non c’è molto da dire, se non un Giovanni Galli visibilmente eccitato  dalle dichiarazioni di Thohir nel dopo partita: “Beh, il Presidente ha fatto nomi e cognomi di chi non l’ha soddsfatto, qualcosa vorrà dire!. Il ragazzo spera di aprire l’ennesimo caso, magari trasformando le dichiarazioni del Presidente in liste di proscrizione o roba simile. Farebbe meglio a interessarsi della squadra del suo datore di lavoro, chè lì di casini ne trova quanti ne vuole.

Settimanella frizzante infatti quella di “Culetto d’Oro”, passato in un mese dall’essere il Santone arrivato a salvare la baracca al subire critiche manco fosse il Mago Othelma.

Berlusconi (che l’ha voluto) gli dà i 7 giorni, Galliani (che avrebbe tenuto Allegri) gli fa da tutor, Barbara sta nel mezzo (ops, non volevo dire così…) e critica tutto e tutti e Maldini da fuori picchia duro contro la società.

Per la cronaca, a mio parere ha ragione Maldini (a prescindere).

Lo spettacolo è godibilissimo e molto simile a tragicommedie vissute negli anni passati alle nostre latitudini. Ho addirittura letto di spogliatoio spaccato e di squadra divisa in gruppi: dev’essere colpa del clan del asado!

Chiudo con due osservazioni: dalle ultimissime parrebbe che il Milan sia interessato alle aree Expo di Rho e che lì voglia progettare e costruire il nuovo stadio. Silenzio su tutta la linea per quel che riguarda i nostri, il che mi fa sperare che il malefico obiettivo del Geometra Galliani (“falli andare, chè San Siro ce lo teniamo noi!“) sia diventato il nostro.

La cosa non potrebbe che farmi felice, per i motivi già illustrati in un verboso post di qualche giorno fa.

Infine, apprendo di una trasferta del Capitano e forse del Presidente, a Maggio in India per presentare la prima Inter Academy al mondo. Me ne rallegro, ma mi chiedo che caratteristiche dovrà avere questa “Scuola” e in che misura andrà a sovrapporsi con il nostro fiore all’occhiello: Inter Campus.

Se Inter Academy è un vero e proprio vivaio internazionale, e se il suo scopo è quindi quello di coltivare talenti per il futuro, magari avrei privilegiato un Paese dal DNA calcistico leggermente più sviluppato. Se invece è una mossa commerciale o ancor di più sociale, l’India va benissimo, ma ripeto: il rischio di sovrapporre i due progetti è alto, e spero che tale pericolo sia stato preso in considerazione…

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Manchester United, con l’aggravante di pigliare gol (di Rooney) da metacampo. E menomale che pensavamo di aver trovato il portiere del futuro…

incredibile ma vero...

incredibile ma vero…