MANNAGGIA MANNAGGIA

CAGLIARI-INTER 1-1

Fieramente orgoglione nel riuscire ormai a limitare i miei improperi calcistici in presenza del rampollo di casa, mi sono trovato a commentare così quella botta di culo sesquipedale che ha portato all’immeritato pareggio del Cagliari. Del resto, come dicono quelli bravi, ossia quelli che mentono sapendo di mentire, la ruota gira e torti e favori alla fine si compensano (muuahahah!!). E quindi, nella giornata in cui la Juve approfitta ancora di un fuorigioco sbagliato, ecco che noi sbattiamo sullo stinco di Rolando e perdiamo per strada due punti.

Detto ciò, la simpatica compagine neroblù mi è piaciuta, tenace nel cercare il vantaggio nel primo tempo, a dispetto di tanti “nonostante”: il campaccio infame, l’ampio turn over cui Mazzarri è stato più o meno costretto, il portiere avversario ovviamente in giornata di grazia, la poca cattiveria dei nostri sotto porta (vero Belfodil?).

Kovacic in mezzo cresce bene e regala quelle accelerazioni palla al piede che a queste latitudini non si vedevano dai tempi belli di Sneijder non mestruato; Cambiasso con l’intelligenza che ha potrebbe giocare seduto in poltrona e comunque risultare utile al nostro centrocampo. Dietro riposano sia Campagnaro che Jonathan, ed a mio parere sono queste le assenze che paghiamo di più (pensa te…). Nagatiello prende il posto di Johnny Guitar sulla destra, liberando il posto sulla corsia opposta per Alvaro Pereira: e qui casca l’asino. Poca intelligenza tattica (e sai la novità), corsa limitata dalla tanta panchina e dalle tantissime pozze d’acqua sulla sua fascia, morale: di lì si combina poco. Rolando, dal canto suo, non fa una brutta partita, ma ha la sfortuna, come detto, di incocciare sul tiro di Nainggolan quando ormai lo 0-1 corsaro pareva essere in cassaforte.

Mi consolo pensando che la manovra della squadra mostra ulteriori segni di miglioramento, palesando un Kovacic finalmente in una forma decente che dovrebbe proiettarlo tra i tanto amati “titolarissimi” mazzarriani. Al Mister il compito di lavorare in settimana e costruire il centrocampo che, sabato sera, dovrà vedersela contro De Rossi-Strootman-Pianic (hai detto cotica…).

Davanti Belfodil ha fatto il suo, rimbalzando tra le fasce e il centro dell’area, dove arriva a capocciare tra le manone di Agazzi a fine primo tempo, non riuscendo poi a capitalizzare il tap-in successivo. Alvarez, tra i tanti affaticati, vive una domenica di comprensibile stanca e dopo 45’ viene fatto riposare in panca a beneficio di Icardi, che se non altro offre un appiglio in più, fungendo da sfogo naturale per il gioco dei nostri esterni. L’attitudine di player-manager del Cuchu è talmente spiccata che il giovane centravanti, dopo aver ricevuto le ultime indicazioni tattiche dalla panchina, viene catechizzato anche da Cambiasso, che arriva a stampargli un bacio sulla fronte dicendogli “Bravo!”. Il tutto per gli amanti del Clan dell’Asado che non vuole i giovani in squadra. Amo quest’uomo.

Quando poi, a metà ripresa, entra anche Palacio, ecco che d’un tratto il gioco si fa semplice: bell’uno due tra Nagatiello  e il Trenza, con il piccolo nippico a scodellare al centro dell’area piccola per la capocciata vincente del summenzionato Icardi.

Manca un quarto d’ora, e la sensazione che si possa resistere senza grosse difficoltà è palpabile, nonostante l’ingresso del piccolo Sau, che mi mette i brividi come del resto ogni subentrante di una nostra squadra avversaria, ma che se non altro ha il “pregio” di sostituire il maledettissimo Pinilla, per fortuna non nella sua giornata migliore, avendo fatto segnare sul tabellino solo un bel colpo di testa nel primo tempo. Come detto, non sarà nemmeno il piccolo e talentuoso trottolino sardo a gabbarci, quanto l’obiettivo numero uno del nostro mercato estivo, alias Radja Naiggolan: il belga-ma-di-origini-indonesiane riceve  indisturbato al limite dell’area –errore dei nostri a non accorciare- e tira in porta. Già sapete la fine che farà il destro  “corretto Sambuca”.

Non basta l’ingresso di Milito per gli ultimi 5 minuti alla ricerca della botta di culo: a dire il vero il mischione in area c’è, i tiri tentati addirittura due, entrambi  però rimpallati dalla difesa cagliaritana. Roba che, a chiappe invertite, i cugini su una situazione del genere di gol ne avrebbero fatti due. Amen.

LE ALTRE

Forse il vecchio adagio “torti e favori alla fine si compensano” va inteso nel senso di alternare un errore contro l’avversario ad uno a proprio favore. Solo così mi spiego il gol convalidato nel Derby di Torino nonostante la posizione palesemente irregolare di Tevez. Poi si può discutere alcune settimane sul fatto che il Toro non abbia praticamente mai tirato in porta, e che la Juve abbia creato moltissimo. Chissà se Cairo e il Mister sono andati negli spogliatoi a consolare il guardalinee per l’errore commesso…

Il Milan vince la sua partita contro la Samp, facendo quel che deve fare una squadra in crisi: vincere. Bene, male, meritando, non meritando: tutti orpelli. Quando stai con le pezze al culo devi portare a casa la pagnotta in attesa di tempi migliori. Oddio… a seguire arriveranno Ajax e Juve.

Detto del Napoli, capace addirittura di far segnare Pandev di destro, la Roma continua a vincere e convincere, regalando 5 fischioni al Bologna e presentandosi a punteggio pieno al big match di sabato sera a San Siro. Questi son forti, toccherà fare il partitone per metterli sotto…

E’ COMPLOTTO

Mazzarri inizia a fare ciò che gli riesce bene, quasi meglio dell’insegnare le diagonali ai terzini: chiagne e fotte, dicono a Napoli, e la cosa come sapete non mi dispiace per nulla. Verbalizzato come al solito l’assordante silenzio della Società, tocca al Mister di turno far notare come solo all’Inter venga concesso il privilegio di giocare dopo nemmeno 3 giorni dalla precedente partita, chè il Cagliari ha giocato mercoledì, mentre la Fiorentina, nostra ospite nel Giovedì scorso , sarà impegnata nel posticipo del Lunedì. Solerte la risposta del “Palazzo”: la Viola gioca Lunedì perché nel weekend a Firenze ci sono i Mondiali di ciclismo: il posticipo al Lunedì c’è solo quando una squadra gioca il Giovedì in Europa League in trasferta.

Immediata la contro risposta del complottista Mario: come l’anno scorso nel Derby di ritorno, giocato ovviamente di Domenica sera nonostante un’Inter reduce da trasferta in terra rumena.

WEST HAM

Sconfitta 2-1 sul campo dell’Hull City. Fermi a 5 punti.  Uottaffackisgoinon??

Nagatiello gioca di sponda con la crapa di Icardi: palla in buca

Nagatiello gioca di sponda con la crapa di Icardi: palla in buca

TRIPALLICI

INTER-FIORENTINA 2-1

Una vittoria da Inter, massiccia, incazzata e splendidamente contropiedista, che punisce una Fiorentina bella e convincente fin quando Pepito Rossi resta in campo, come a dire che i calciatori, e non gli schemi, fanno ancora la loro porca differenza in questo splendido e semplice gioco.

Il canovaccio della partita è alquanto prevedibile, con i Viola a palleggiare rimirandosi un po’ troppo  allo specchio e i nostri a rubar palla e ripartire veloci: emblematico a riguardo il calcio di inizio, con Alvarez a sradicare il primo pallone dopo secondi 3 e puntare dritto la porta di Neto.

Più che la scolastica rete di passaggi a metacampo, soffriamo le imbucate di Rossi e le verticalizzazioni di Joaquim, vecchia conoscenza spagnola che già in maglia valenciana, ad inizio anni 2000 aveva arato la nostra fascia sinistra, entrando di diritto nel “Club Gautieri” per la gioia dei nostri terzini di oggi e di ieri (ho fatto pure la rima). Nagatiello lo tiene sì e no, e l’iberico arriva un paio di volte alla pericolosa conclusione che per fortuna non fa danni, complici un solido Handanovic e una mira non precisissima dell’ala viola.

Aldilà del giusto insistere sulla formazione e sui concetti di gioco delle ultime partite, i nostri non sembrano in grande serata, con gli esterni più timidi rispetto alle ultime uscite e con Taider e soprattutto Guarin ancora più in ombra: i due non attaccano come saprebbero né difendono come dovrebbero, con la conseguenza di lasciare il Cuchu a impersonificare  un popolare verso di Ligabue (“sempre lì, lì nel mezzo…”) e con Palacio lasciato solo al suo destino. Alvarez invece continua il suo mese mariano, risultando il migliore dei suoi quanto a continuità di manovra ed efficacia della stessa.

Lo 0-0 con cui si arriva all’intervallo pare la logica conseguenza di quanto visto in campo.

La ripresa invece spariglia un po’ le cose: dopo il destro potente di Guarin a scaldare i guantoni di Neto, la Fiorentina trova il vantaggio  in una delle prime sortite in area nerazzurra (leggera ma purtroppo evidente la trattenuta di Juan Jesus su Joaquim) e a costringere l’Inter a forzare la sua natura ed iniziare a “costruire” calcio.

Il centrocampo cambia faccia (fuori prima Taider per Kovacic, poi lo sfanculante –e sfanculato- Guarin per Icardi) e le cose si mettono meglio. Vero, come solertemente fatto notare dai telecronisti, che l’Inter va avanti col cuore ma non col giUoco, ma come sapete la cosa non può che farmi piacere. I nostri sono bravi e un poco fortunati a trovare il gol del pareggio sugli sviluppi di un corner con semi-cappella del portiere Neto, incapace di spazzare l’area come la circostanza avrebbe imposto: ed è in quelle lande calcistiche desolate, o meglio disordinatamente affollate, che il Cuchu trova il suo terreno di battaglia preferito. Mi piace pensare che, prima della semirovesciata da bomber di razza, abbia gridato in lunfardo stretto “L’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa” prima di sbrogliare il matassone, con il gol da dedicare al neonato virgulto (chiamato -ironia della sorte visto l’avversario della serata- Dante).

Onestamente, non pensavo che si potesse raddrizzare la partita ma, posto che l’appetito vien mangiando, a questo punto mi trasformo nello Scarpini di turno semi-gridando da solo “dai cazzo che adesso la vinciamo!”. Tocca prima perdere qualche anno di vita nel vedere la palla di Borja Valero arrivare lenta-lenta e giusta-giusta sul sinistro di Ilicic in piena area di rigore e subito dopo le manone di Handanovic respingere d’istinto, ma poi l’occasione è per noi: Ranocchia esce palla al piede allungandosela non una ma due volte, e riuscendo non so come a rimediare in entrambi i casi al piedino poco educato; la palla arriva –non credo volontariamente- a Nagatiello che innesca Alvarezza, il quale a sua volta vede Jonathan e Kovacic liberi sul secondo palo. Jonathan, per non essere da meno di Ranocchia, cicca il primo stop ma riesce in qualche modo a rigovernare la palla strumpallazza che galleggia tra lui e l’avversario, e di esterno destro piazza la sabongia ignorante sotto la traversa. Un’azione da Pazza Inter!(potevi perder palla 3 o 4 volte per errori tuoi, invece segni il gol-vittoria) Negli ultimi minuti ci sarebbe anche spazio per il 3-1, ma prima Alvaro Pereira, entrato subito dopo il gol a rilevare l’applauditissimo Johnny Guitar, si ingolosisce volendo tirare in porta dopo 70 metri palla al piede anziché servire Palacio a centro area (comprendo, avrei fatto lo stesso), poi il Nippico prova il sinistro a rientrare che finisce alto di poco.

Al 90’ sventiamo la beffa con il maledettissimo Ambrosini che cerca l’esterno destro da centro area, che per fortuna non ha né la forza né la precisione necessarie per impensierire nessuno. Si consolerà, così come il suo allenatore, con “la prestazione” (whatever that means), che per alcuni pare essere il vero risultato da raggiungere nei 90 minuti: il pericolo di questi ragionamenti è la loro deriva, che spinge l’ex Aeroplanino a dire “sconfitta immeritata” (parliamone, non mi pare) e “abbiamo dominato” (fatti vedere da uno bravo).

 

LE ALTRE

La Juve ruba,  il Milan pareggia di culo. Le vecchie certezze della vita. Per il resto il Sassuolo fa il colpo e sfiora il colpaccio a Napoli, pareggiando una partita che tutti pensavano di dover commentare col pallottoliere a portata di mano. Ne approfitta la Roma, meritatamente in testa a punteggio pieno dopo il 2-0 esterno sulla Samp, con un golazo di Benatia e nonostante l’infortunio di Maicon.

Come noi, anche loro beneficiano dell’assenza di impegni nelle Coppe. Come noi, anche loro possono permettersi di viaggiare “a fari spenti”, nel senso che nessuno chiede di vincere lo Scudetto. Come noi, anche loro subiscono pochi gol e pochissimi tiri in porta (in questo meglio di noi). Ovviamente, se tiri poco in porta, hai poche occasioni di fargli gol, fin qui ci arrivo anch’io…

Ad ogni buon conto, ci incontreremo a inizio Ottobre a San Siro e vedremo quel che ne esce…

 

E’ COMPOTTO

Non so da dove cominciare… Mi sono sempre ripromesso di commentare, in questa sezione, non tanto gli episodi in sé, ma il modo in cui gli stessi vengono trattati dai mass media, per sottolineare orwellianamente come gli animali siano tutti uguali, ma alcuni lo siano più degli altri.

Stavolta in verità il boccone è succulento ed è dura resistere alla tentazione di unirsi al coro (alquanto sussurrato invero) del “Juve-ladra, che-culo-questo-Milan”. Pur aderendo in toto all’endecasillabo sciolto, cerco di tenere fede al mio proposito e mi limito a far notare un paio di cose:

Il Chievo non solo evita –lodevolmente o codardamente, fate voi- di protestare per il gol clamorosamente annullato a Paloschi, ma addirittura va a consolare il guardalinee Preti nella persona del proprio Presidente Campedelli. Esemplare gesto di fair-play e messaggio di maturità mostrato a tutto il Calcio italiano, non lo metto in dubbio. Vorrei però, rifacendomi alla metafora faunistica delle prime righe,  che si comportassero così con tutti gli “animali” del recinto. Gli anni passati ed i numerosi capelli bianchi in testa mi hanno invece reso testimone di grida e strepiti equamente distribuiti tra tutti gli attori del circo barnum calcistico contro squadre di seconda fascia, contro nobili decadute, e contro LA grande squadra che però non fa paura (guess who). La stessa canea ululante si faceva però docile come un agnellino e comprensiva come il più bonario dei nonni, allorquando le intrusioni anali andavano a vantaggio di squadre diversamente strisciate.

Splendida la “testa di gatto” Conte che dopo la partita mette in scena la pantomima del “permaloso preventivo”, dicendo che l’errore “non è eclatante”. Forse ha la coda di paglia, sapendo che il guardalinee che sbaglia è lo stesso maledettissimo Preti che lo scorso Novembre convalidò il gol di Vidal contro di noi, chiudendo poi gli occhi insieme a Tagliavento nell’ignorare la cianghetta da secondo giallo di Lichtsteiner.

Strano che nessuno degli intervistanti lo faccia notare al mister bianconero, forse intimiditi dall’avvertimento all’insegna del “e adesso non iniziamo a dire che gli arbitri aiutano la Juve”.

Involontariamente auto-ironico infine quando dice che, dovesse in futuro capitare un episodio analogo ai danni della Juve (periodo ipotetico del trentottesimo tipo), anche loro andrebbero a consolare arbitro e assistenti. Anche lì, nessuno che, nemmeno a mo’ di battuta, gli abbia risposto “come Moggi a Reggio Calabria?”. Ma qui sono io che non cresco mai e non so rinunciare al gusto della battuta…

Duole invece rimarcare positivamente l’uscita di Allegri su Balotelli, decisamente più credibile del mancato ricorso “per motivi etici” del Milan alle tre giornate di squalifica. Il Labronico è un altro dei pochi non allineati all’egida zuccherosa di Milanello Bianco, e forse per questo non molto ben visto dal loro “amato-Presidenteche-sta-passando-un momento-difficile”: in ogni caso, le mazzate rivolte in conferenza stampa -e credo anche di persona- al 45 bresciano mi hanno onestamente sorpreso. Quando non sbagliano, purtroppo tocca dirlo. Il fatto che poi ieri questi abbiano “sculato” un altro pari è un fatto, giustamente accolto come un successo da Allegri che in effetti al momento guida una squadraccia da centroclassifica (forse). Del resto, il “busdelcù” è uno dei postulati fondamentali a quelle latitudini fin dai tempi di Sacchi: da tifoso –e in quanto tale ottusamente convinto dell’inconfutabilità delle proprie tesi- continuo a sostenere che se avessimo avuto negli anni la metà del culo di questi qui, avremmo vinto campionati e coppe senza nemmeno accorgercene.

WEST HAM

Vittoria per 3-2 nel primo turno di Coppa contro il Cardiff.

Immagine

JE TE VURRIA VASA’

SASSUOLO-INTER 0-7

Partita quasi imbarazzante da commentare.

Eppure qualche spunto, anche alquanto gustoso, lo si ricava. Non posso che iniziare ghignando per la scoppola presa dal Presidente Squinzi, amatissimo alle mie latitudini fin dagli anni ’90 e salito ulteriormente nella personalissima classifica “simpatia Zeman” dopo aver svelato la sua passione rossonera e la morbosa speranza di accompagnare l’esordio nella massima serie del suo Sassuolo con una bella vittoria sull’Inter.

Lascio una riga affinchè ognuno di noi possa regalare qualche pensierino al suddetto.

Il match in sé ha assai poco da raccontare, se non di una squadra al momento palesemente inadeguata per la Serie A, come già il Pescara l’anno scorso -a dimostrazione che la Serie A a 20 squadre produce anche spettacoli sportivamente obbrobriosi come questo-  ed un’altra invece concentrata fino all’ultimo secondo, spietata in avanti e attenta in difesa.

Tutto gira bene per i nostri, con Nagatiello a sprintare sulla sinistra e mettere in mezzo per l’1-0 di Palacio dopo soli 7 minuti. A ciò seguiranno –seppur costellati di dubbi fuorigioco in un paio di casi- il primo gol nerazzurro di Taider, un’autorete da lui stesso provocata, il comodo tap-in di Alvarez, il sinistro a giro del Cuchu Cambiasso inframmezzato dalla splendida doppietta del redivivo Principe Milito. Il nostro torna ad assaggiare il campo nel corso della ripresa, tra gli applausi generali: da quel momento –non serve nemmeno dirlo- parte la nuova sfida domenicale: farlo tornare al gol.

Il ragazzo si presenta dopo pochi minuti con un diagonale largo di qualche metro, ma ha modo di rifarsi poco dopo, grazie al dribbling ubriacante di un Alvarez nuovamente tra i migliori (da censura solo la sottomaglia “Dios te amo”), che ripete per due volte la stessa finta ai danni del malcapitato di turno, sbeffeggiandolo al confine dell’area piccola e servendo palla per la zampata sotto porta del Principe. Portiere anticipato e boccia in buca.

E’ lì che, a mio parere, si vede l’immagine più bella della giornata: non tanto per la giusta e comprensibile festa dei compagni intorno al loro bomber ritrovato, ma per la scena che si presenta a favor di telecamera nella gradinata nerazzurra, popolata as usual da raffinati filosofi e fini pensatori contemporanei.  Tra i tanti ominidi a petto nudo a celebrare la rete con la sobrietà adatta alla circostanza, ce n’è uno che, incrociando evidentemente lo sguardo del Principe esultante, non trova di meglio che unire le mani alla bocca e mandargli un bacio come si farebbe con un parente prossimo (potete ammirare il Ducaconte a torso nudo e ray-ban  al min. 4.45, seminascosto tra Guarin e Cambiasso http://www.youtube.com/watch?v=5_POeNZAupY). E qui fatevi una dose di insulina, perché parte la zuccherosa poesia del calcio, capace di vedere motorini rotolare dal terzo anello ma al tempo stesso di provocare gesti tanto istintivi da sembrare ingenui e perfino delicati. Non posso non citare Nick Hornby quando, in Febbre a 90°, afferma che tifare una squadra è come entrare in una grande famiglia, con la differenza che, in quella famiglia, tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose . E quindi mi immagino il figuro di cui sopra abbandonare moglie e figli in una domenica di fine estate liquidando la sua assenza con un poco credibile “vado perché il Principe oggi ha bisogno di me”.

Tornando alle questioni tènnniche, confermo la mia compiaciuta sorpresa nel vedere la squadra bella tosta e quadrata per tutti i 90’, anche in una partita senza storia. Cresce di pari passo la curiosità di vedere come il Mister varierà la formazione al crescere di condizione del succitato Principe e del giovane Kovacic.

Le alternative da metacampo in su sono tante, e tutte più sparagnine dell’attuale 3-5-1-1: teoricamente si potrebbe arrivare ad avere un centrocampo con Kovacic, Guarin e Alvarez, con Milito e Palacio davanti. Eccessivo, ne convengo, stante lo “zero” a campeggiare sul cartello “filtro a centrocampo”.  Più probabile la compresenza delle due punte argentine  con uno tra Guarin e Alvarez seduto in panca (in questo momento non c’è storia: gioca Alvarezza e il Guaro sta a guardare) e due tra Kovacic, Cambiasso e Taider a irrobustire la mediana. Margine di manovra insomma ce n’è.  Per il momento, togliamoci dalla testa –e in fretta- la scorpacciata di tigelle e gnocco fritto e prepariamoci per menu ben più cazzuti: giovedì sera Fiorentina per cena!

LE ALTRE

La Juve ha nuovamente bisogno di uno schiaffo (dal Verona) per svegliarsi e raddrizzare la partita, andando però stavolta oltre il pareggio immediato con uno splendido Tevez, e completando la rimonta con la prima capocciata di Llorente.  La Roma si aggiudica il Derby meritandosi il primato in classifica e raggiungendo il primo obiettivo stagionale, all’insegna del provincialismo oltranzista, secondo cui vincere i due Derby vale comunque la stagggione. L’altra capolista, il Napoli, regola Balotelli (l’unico a giocare degli 11 rossoneri in campo) per 2-1, costringendo il bresciano a sbagliare il primo rigore della sua carriera e scavando un fossato di 8 punti (dopo 4 giornate) tra la testa della classifica e i cugini. Occhio però: anche l’anno scorso avevano iniziato così, e come ben sappiamo con un rigore a partita si può andar molto lontano.

E’ COMPLOTTO

Inevitabile continuare con la disamina di Napoli-Milan da un punto di vista mediatico:  Stantìo e alle soglie del ridicolo Compagnoni che su Sky ricorda, ormai più volte a partita, come Balotelli su punizione centri (quasi) sempre la porta, segnalando come incredibile lo score di 7su7 fatto registrare l’anno scorso contro il Chievo. Pensavo allora e ripeto adesso: Cristo, è il suo mestiere tirare in porta… A scanso di equivoci, ieri sera, 0su2 su punizia. Il rigore sbagliato ha poi quasi del sacrilego, della serie “anche Balotelli è umano e può sbagliare un rigore, il primo della sua carriera da professionista”.

Godibilissima, infine, la sceneggiata di SuperMario dopo il fischio finale, con inevitabile seconda ammonizione ed espulsione “neuronica”:  del resto, al Milan il ragazzo era “maturato tantissimo” e, nelle parole del Geometra, “evidentemente giocare nella squadra per cui fa il tifo fin da bambino gli fa dare quel qualcosa in più”. Attendiamo la solerte squalifica del giudice sportivo sogghignando.

Proseguendo con la squadra dell’Amore, è un vero piacere commentare la buffonata di Riccardino-che-si-taglia-lo-stipendio. Facendomi forza nel non gioire per l’infortunio di Kakà (chè non fa bello godere delle disgrazie altrui) ho trovato gustosissima la parodia del videomessaggio in cui il nostro, con notevole faccia di… bronzo , riusciva a non ridere dicendo di non volere nemmeno un Euro dal Milan, ma solo l’amore  dei suoi tifosi, fintantoché la sua zampa non fosse stata nuovamente in grado di farlo deambulare.

Come al solito, il problema non sta tanto nella velina di regime in cravatta gialla –oddio…-  quanto nella sua subitanea accettazione e divulgazione da parte della “critica” che, se fosse fedele alla propria denominazione, dovrebbe appunto soppesare le notizie che le vengono passate, prima di pubblicarle. E’ possibile che solo un dietrologo come me sia in grado di cogliere la ridicolaggine di certe affermazioni, e ipotizzi dietro a questa messa in scena una più che legittima clausola contrattuale, che vincola la retribuzione al rendimento? Questo son quattro anni che si rompe; i dirigenti del Milan, per quanto innamorati di Riccardino, non sono gli ultimi dei pirla (e se lo dico io…). Ergo: due righe sul contratto (ti rompi? Non ti pago) sono la cosa più logica. Invece no, tutti si vogliono bene, certi-amori-non-finiscono e stronzate varie assortite.

Infine, tutti a riconoscere i giusti meriti a Benitez: Massimo Mauro dichiara di apprezzarlo tantissimo (adesso, ovviamente: ricordo le frecciate che gli riservava ai tempi nerazzurri), mentre alla Domenica Sportiva gli offrono su un piatto d’argento la frecciata di Mourinho (“Il Chelsea ha problemi perché è abituata a giocare male”), commentando “eh ogni tanto Mourinho parla a sproposito”.

Sono ormai tre anni che José non vi piglia a ceffoni settimanalmente, ma ancora vi rode eh?

WEST HAM

Ferale sconfitta interna con l’Everton, dopo essere passati in vantaggio per due volte, subiamo 2 gol in un attimo. Proprio vero che la vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo.

Ricambiamo l'inchino

Ricambiamo l’inchino

APPLICATI

INTER-JUVENTUS 1-1

Titolo orrendo. Lo so. Parola orrenda, del resto, participio passato aggettivato con lo scappellamento a destra. Ma più guardavo la partita più il malefico lemma mi ronzava in testa, e chi mi conosce sa che se c’è una minchiata che gira per l’aere non me la faccio certo scappare.

Anzi, rispetto al solito ho anche salvato la quiete domestica, non mettendomi a ripetere incessantemente la cagata di turno (ask Giovanna for more information).

In ogni caso, i ragazzi hanno fatto la loro porca figura contro quella che rimane –tocca dirlo- la miglior squadra italiana post quinquennio d’oro. Nel pre-partita i commentatori pongono l’attenzione sulle due formazioni, schierate “a specchio”, prefigurando quindi molti duelli uomo-contro-uomo. Inevitabili quindi i paragoni: meglio Guarin o Vidal? Handanovic o Buffon? Tevez o Palacio? Tutti propendono per i bianconeri, e non riesco a dar loro torto.

Eppure.

Eppure i nostri per un’ora e mezza tengono testa alla squadra con 29 scudetti, con Campagnaro uno e trino a disimpegnarsi come marcatore, laterale in sovrapposizione a Johnny Guitar e mediano aggiunto a Cambiasso. Guarin deambula per tutto il primo tempo senza costrutto sbagliando parecchi appoggi, mentre Taider è una bella scoperta: taglia e cuce che neanche una sartina cinese, e per di più usando due piedi! Il tutto in attesa che Kovacic dia il meglio di sé. Il Cuchu fa il suo, sempre più immedesimato nel ruolo di ghisa davanti alla difesa, sempre meno dinamico ma non per questo meno efficace.

Palacio si fa il classico mazzo quadro: poverino, lo vedi che non è centravanti, e appena può si allarga sulle fasce lasciando il vuoto cosmico in mezzo all’area, ma è una presenza costante e fastidiosa per la difesa gobba. Alvarezza carbura lento ma ricalca le precedenti (e positive) prestazioni. Meglio quando sta al centro di quando si defila sulla fascia: tutto mancino, quando sta largo diventa molto prevedibile, potendo andare da una parte sola.

La partita è effettivamente molto tattica, con pochi sussulti: Nagatiello va vicino a fare 3 su 3 in campionato, girando di sinistro su un cross deviato e chiamando Buffon alla prima parata del match.

Dall’altra parte, Pirlo azzecca uno dei pochi lanci della serata imbeccando Pogba che tocca piano addosso a Handanovic, mentre un Vidal in versione fair play ammette di aver toccato di mano in area nerazzurra, prima di essere abbattuto da Taider:  temo ritorsioni ai danni del cileno nel pugnace spogliatoio bianconero. Il nostro franco algerino si fa perdonare l’entrata potenzialmente nefasta entrando in area avversaria e sparando un sinistro sul primo palo deviato di piede da Buffon, quando tutti ormai si aspettavano il cross.

Meglio la ripresa dei ragazzi, meno bloccati e più sicuri di loro stessi: Mazzarri ci mette del suo, azzardando la seconda punta (Icardi) al posto del valido Taider. Grande visione prospettica ( o più prosaicamente solenne botta di culo), 4 minuti dopo passiamo in vantaggio: Guarin  sbaglia la verticalizzazione servendo Chiellini al posto di Alvarez, ma il nostro è ormai un satanasso quando si tratta di sradicare palloni agli avversari. Detto fatto, Ricky Maravilla si invola e imbecca il giovane connazionale che, al primo pallone giocato, buca Gigione nazionale per l’1-0 sotto la Nord.

Purtroppo, nemmeno il tempo di farcelo venir duro (scusate la finezza) che combiniamo il frittatone. Asamoah scende avido di gloria sulla fascia e Jonathan, ancor più avido di lui, non volendosi limitare a spazzare in corner cerca di togliergli la palla e ripartire. Sfiga: il contrasto premia il bianconero, che la mette in mezzo, con Campagnaro che riesce solo a sfiorare la palla di quel tanto che serve a Vidal per accomodarsela con l’esterno destro e farla sibilare a fil di palo alla spalle di un incolpevole Handanovic. Tutto in 80 secondi, con tanto di amico juventino che parcheggia sotto casa mia e spegne l’autoradio sullo 0-0 e suona il campanello di casa sull’1-1.

Da lì in poi, per gli ultimi 10 minuti, l’Inter accusa il colpo, forse avendo pregustato in anticipo la vittoria, ed una Juve un po’ più precisa avrebbe potuto anche vincere (per quanto immeritatamente).  Ho letteralmente visto la mia vita scorrere sullo schermo nei due secondi passati tra la respinta di Handanovic su Vidal e la ciabattata di Isla a colpire l’omino delle bibite in gradinata. Dal suo ingresso in campo nella ripresa ho temuto l’uccello padulo del cileno inseguito per tutta estate dai nostri, pregustandomi il saporaccio beffardo di commenti all’insegna del “proprio lui”, “rivincita personale”, “il calcio è strano”.

Finisce invece 1-1, con “Mazzarri che davvero è entrato nella testa dei suoi giocatori”.

Rapido sguardo d’intesa con l’amico gobbo e replica all’unisono : “Nel caso di Guarin avrà trovato tanto di quello spazio da arredarci un trilocale!”.

 

LE ALTRE

Vince e svetta a punteggio pieno il Napoli, con la maglia più disgustomatica nella ultracentenaria storia di questo sport: sarò sensibiluccio sul tema, ma come cazzo ti viene in mente di fare una maglia da calcio in stile militare?? Ad ogni modo, i risultati sul campo sono inversamente proporzionali alla maglietta di cui sopra: tanto turn over in vista della Champions, ma poi entra Hamsik e il 2-0 all’Atalanta è cosa fatta.

Il Milan sgraffigna un pari a Torino in pieno Milanello Style: non siamo ai livelli della rimessa laterale non restituita a Bergamo di sacchiana memoria, ma affrettarsi a battere una rimessa laterale approfittando dell’uomo a terra –e oltretutto rivendicarlo quasi con orgoglio, come fatto da Allegri nel dopogara- è davvero da Milanello Bianco. Poi il rigore c’è, per carità, e via con gli elogi a Balotelli che i rigori non li sbaglia mai. Mister Ventura, compagno di vacanza, è incainato nero con gli arbitri ed ha tutte le ragioni di questo mondo. Non cita il Milan nelle sue querimonie, e forse ha ragione: come fai a pretendere il fair play da certa gente?

La Fiore cicca in casa facendosi raggiungere dal Cagliari negli ultimi minuti e rischiando di perdere Gomez per qualche tempo (ginocchio ko).

Splendido il derby vinto dal Grifo: 3 fischioni a una Doria nemmeno pessima. Bellissimi i tre gol, addirittura col “Giovane” Antonini ad aprire le danze in avvio e ringraziare diligentemente il Milan nelle interviste del dopo partita. Una grande famiglia.

 

E’ COMPLOTTO

Lo sbandieratissimo ritorno di Kakà, come previsto, ha lasciato una lumacata di miele sulle due settimane di sosta-campionato, a partire dal brasiliano “travolto” dall’affetto dei fan al suo arrivo a Linate. Lo stesso titolo (fonte: Ansa http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2013/09/02/Milan-Kaka-travolto-affetto-tifosi_9233294.html) precisava che erano presenti “circa duecento tifosi”. Minchia, fossero stati mille ci rimaneva secco!

Sul mediocre esordio in campionato di AiBilongTuGisas silenzio su tutta la linea, così come sulla cervellotica scelta di tornare al 4-3-1-2, vendendo Boateng e sbugiardando quel 4-3-3 che solo l’anno scorso aveva portato il Geometra Galliani a pavoneggiarsi, con la favoletta di tutte le squadre giovanili del Milan ad adottare lo stesso modulo della prima squadra: ricordate la favoletta della Cantera Rossonera?

Del resto la sapiente manipolazione mediatica dei cugini offre conferme settimanali quando non quotidiane. In quegli stessi giorni, le squadre che partecipano alle Coppe presentano le liste dei propri tesserati alla UEFA. Similmente a quanto fatto dall’Inter un paio di anni fa con Forlan, il Milan fa la cazzata lasciando fuori Niang, per un errore nella compilazione delle liste stesse.

Ecco che scatta il riflesso condizionato del complottista atavico, memore delle (sacrosante) legnate rivolte dai media alla dirigenza nerazzurra colpevole di un tale papocchio. Cosa diranno adesso?

La rosea risposta la trovate qui sotto.

WEST HAM

Buon punto esterno contro il Southampton: decimi su venti. Regolari come un ragioniere.

(blow) job well done

(blow) job well done

Icardi come le Jardinero Cruz: vede gobbo e timbra!

Icardi come le Jardinero Cruz: vede gobbo e timbra!

E’ LUI O NON E’ LUI?

CATANIA-INTER 0-3

Non riesco nemmeno a concludere la citazione di quart’ordine scrivendo “cerrrto che è lui!”, un po’ perché non è bello squadernare i propri riferimenti culturali senza preavviso, e un po’ perché a me il ragazzo continua a non convincere.

Stiamo parlando di Alvarez, il più talentuoso e indolente giocatore visto a queste latitudini dai tempi del Chino Recoba, che però nelle prime due partite di Campionato ha mostrato una garra impensabile, con recuperi a centrocampo, pressing sul loro portatore di palla e corse insistite a servizio della squadra. Avevo già deciso di affibbiargli il titolo di migliore in campo ancor prima della serpentina che ha portato al 3-0, con il diagonale di sinistro che bacia il secondo palo prima di entrare in porta; figuriamoci il mio entusiasmo a vederlo replicare l’azione che mi ha reso celebre in tutti i campi di calcetto del globo terracqueo (nel senso che ho sempre cercato di farla, quell’azione… i risultati poi –si sa- dipendono da tanti fattori…) .

Citazioni personali a parte, Alvarezza avrà bisogno di qualche altra prestazione come quelle di Catania per farmi cambiare idea (sai a lui che je frega), ma potrebbe essere l’arma in più di una squadra discreta e in divenire come la nostra, anche se ancora non ho capito bene in che modo (da seconda punta atipica? Da incursore di centrocampo opportunamente disciplinato? Lascio a Mazzarri la risposta).

Oltre a lui, mi sorprendo anche per la metamorfosi di Jonathan che, non potendo essere quella chiavica sesquipedale vista nelle scorse stagioni, ara invece la fascia destra che è un piacere, servendo ancora su un piatto d’argento l’assist per l’1-0 di Palacio, stavolta senza deviazione del terzino avversario. Anche il suo collega sull’altra sponda (si parla di calcio, non di orientamenti sessuali) bissa l’incornata vista a San Siro 7 giorni fa, finendo “decollizzato” dal cross-bomba del Trenza: la palla gioca infatti di sponda con la capoccia di Nagatiello prima di schizzare in rete a fil di palo. Tutti a recitare a memoria “Ecco la mano di Mazzarri, l’importanza dei laterali che accorciano e vanno a concludere”, ed in effetti due indizi fanno…due indizi: aspettiamo il terzo cabezazo per parlare di prova.

Dietro balliamo un po’ all’inizio e alla fine del primo tempo, ma senza rischi particolari, anche grazie ad un Campagnaro bravo e spiccio nello spazzare quando è il caso e diligente ed applicato quando c’è da accompagnare l’azione. Maluccio Guarin e Kovacic, meglio Cambiasso e Taider (che subentra al giovane croato a fine primo tempo facendomi smadonnare per il timore di una ricaduta). Nel complesso bella vittoria, e soprattutto rete ancora inviolata, il che è un bell’andare visti i groviera dell’anno scorso. Tra 15 gg arriva la Juve e sarà un’altra musica, ma la base su cui lavorare pare abbastanza solida.

LE ALTRE

Sostanzialmente vincono tutte, ancora con Juve e Napoli in evidenza: i cugini fanno tre gol su tre errori della difesa cagliaritana (due lisci sull’1-0, respinta corta del portiere sul 2-0 e rinvio a centro area sul 3-0), ma sentiremo solo parlare di grande-milan e di riccardino-che-torna-a-casa.

La Roma, con tutt’altro stile, ha qualche analogia con i nostri: nuovo allenatore, idee interessanti, quadra da trovare e potenziale ancora inespresso.

 

E’ COMPLOTTO

Potrei fare una sorta di processo alle intenzioni e lamentarmi “sulla fiducia” per le colate di glucosio che accompagneranno l’Evangelico nr 22al ritorno a Milanello Bianco. Mi limito a sottolineare ancora una volta il riflesso pavloviano della stampa che riprende e fa proprie le panzane declamate da Zio Fester ad ogni intervista, da “Riccardino” a “E’ disposto a ridursi lo stipendio pur di tornare a casa” passando per “il Milan nelle ultime ore di mercato piazza sempre il colpo a effetto”. Per ora silenzio assoluto sulla “congruità sportiva” dell’operazione, che riporta a casa un 31enne giubilato 4 anni fa e reduce da non più di 20 presenze all’anno nella sua parentesi spagnola. Il tutto cedendo Boateng, toglilendo (ulteriore) spazio a El Sharaawy e trovandosi 7 giocatori tra attaccanti e trequartisti. Mah…

Sulla riva giusta di Milano, corre l’obbligo di condividere al 101% le parole lette qui  http://www.bausciacafe.com/2013/08/30/provinciali/ , a ulteriore conferma della non curanza di certi dettagli (che poi dettagli non sono) che dovrebbero essere dati per scontati in una grande Società di calcio, ma che evidentemente mal si conciliano con una gestione simpatttica della stessa.

Addavenì Thohir…

WEST HAM

Grave KO interno con lo Stoke City e prima sconfitta stagionale. Avremmo fatto volentieri a meno.

Di giustezza sul secondo palo

Di giustezza sul secondo palo

ARIDANGHETE

So che avete passato l’estate con l’irrefrenabile curiosità di conoscere il mio verbo sulle svariate vicende strisciate di neroblùEd eccomi, servo vostro, ad accontentarvi.

 

SOCIETÀ

Il balletto in puro Gangnam Style (copyright Sig. Carlo) pare essere alle battute finali, con l’arrivo del PSY in salsa indocinese ad acchiapparsi una cospicua maggioranza del Football Club Internazionale Milano, Grandi Emozioni dal 1908. Non credo ci sia da essere d’accordo o meno con l’operazione; il Sig. Massimo si è legittimamente rotto le balle di ripianare ogni anno un centinaio di milioni, e l’appiglio del Fair Play finanziario è stato un ottimo scudo dietro il quale proteggere i propri sacrosanti interessi. Detto ciò, e vista la figura barbina dell’anno scorso con China Railways (te la do, te la do, non te la do più), non credo ci fosse la fila di pretendenti al portone di casa Moratti. Questo c’era, questo va bene. Oltretutto l’Indonesia è un Paese di 200 milioni di abitanti, con porte aperte sul resto del mercato asiatico, quindi da un punto di vista strategico la scelta è azzeccata. C’è poi la parte di Quore, della favola del Presidente-Papà, dell’Inter che appartiene ai tifosi e a nessun altro. Tutto vero e condiviso, ma temo ormai fuori tempo massimo. Vuoi vincere? Devi spendere. Vuoi spendere? Devi avere qualcuno che caccia li sordi…

Dirò di più: visto come Thohir è stato accolto e giudicato dai giornalettisti italici, mi sta già simpatico e mi pare perfettamente inserito nell’interismo ad usum mediarum. I commenti vanno dal “ma questo chicazz’è?” al “si c’ha i soldi ma son tutti del papà”,  il tutto con una ri-considerazione di Moratti che (solo adesso?) viene dipinto come dirigente bonario e illuminato, portatore di tradizione e successi, che commette il ferale errore di voler vendere allo straniero cattivo e sconosciuto. Illuminante a riguardo un pezzo apparso su Panorama (sic!) durante l’estate, che ben esemplifica le ragioni sottostanti il pianto greco dei media italiani, a forte rischio di perdere le “dichiarazioni rilasciate dal sempre disponibile Presidente all’uscita degli uffici della Saras” (for further info: http://sport.panorama.it/calcio/moratti-inter-vendita-thohir).

Invece, il fatto che l’indonesiano sia –in patria- un magnate dell’editoria e con solide entrature nella comunicazione, mi fa fare sogni bagnati sulla fine della prostituzione intellettuale.  Senza arrivare a tanto, mi accontenterei di una gestione più professionale e meno simpatttica del Club. Non voglio uno che arrivi e faccia piazza pulita prima ancora di aver capito da dove arriva il vento. Spero solo in un soggetto normalmente pensante, che valuti le persone (dirigenti in primis) in base agli obiettivi fissati e ai risultati raggiunti, con bastoni e carote da distribuire secondo misura. In altre parole: Branca e Dott. Combi tremate!

Battute a parte, mi aspetto che prenda atto del modo in cui il Club (non) ha gestito l’aspetto mediatico nel corso degli anni, evitando di celebrare a dovere i successi o i campioni che salutavano (ultimo esempio: Stankovic che saluta la curva commosso, con Sky e Mediaset Premium in pubblicità: ricordate la diretta strappa-lacrime per l’addio di Nesta, Gattuso e Inzaghi?) fornendo difese molli come il burro quando c’era da replicare a deliri ovini e negazionisti circa Calciopoli ed infine evitando di lanciare sacrosanti anatemi contro il Palazzo (arbitri e giudice sportivo uber alles) in quella ventina di circostanze annue in cui se ne presentava l’occasione.

 

LEO

A tutto ciò, nel mio delirante master plan  la risposta c’è: Leonardo. La persona, oltre a conoscere l’ambiente, è quella che meglio di tutte le altre può affiancare Mazzarri nella battaglia mediatica settimanale, riuscendo a rintuzzare polemiche e ribattere alle critiche ingiuste sempre col sorriso sulle labbra, da bravo brasiliano allegro ma non uggeggè. Il ragazzo beneficia di un talento naturale per le pubbliche relazioni – migliorato, devo ammettere, dalla decennale permanenza nella parte sbagliata della Milano calcistica. In aggiunta capisce di calcio, il che non guasta mai, ed ha buoni contatti col mercato brasiliano (Pato e Thiago Silva li ha scoperti lui, per dire). E poi potrebbe essere un primo passo per subentrare, un domani, se sarà ritenuto opportuno, all’attuale direzione tecnico-sportiva. Chiamiamolo dirigente accompagnatore, General Manager, Speaking Person, il cazzo che volete, ma portiamolo a casa.

 

SQUADRA

Passando ad una disamina tènnnnica, e posto che l’accordo con Thohir sarà chiuso a Settembre, scordiamoci di vedere Messi e Cristiano Ronaldo in campo alla prossima di campionato: qualcosa sul mercato si potrà vedere forse a Gennaio (ammesso che ci siano le opportunità). Quel che dovrebbe in ogni caso migliorare è l’appeal di una squadra che, pur essendo stata solo tre anni fa sul tetto del mondo, si ritrova oggi fuori dall’Europa e con l’ennesimo cantiere appena inaugurato: una sorta di Salerno-Reggio Calabria calcistica. In questo contesto, l’ingresso di capitali freschi, con l’ulteriore prospettiva del nuovo stadio,  può supplire alla mancanza di “vetrina internazionale” di cui invece presumibilmente godranno i nostri amati cugini (gufata buttata lì giusto perché non si sa mai…).

Attualmente siamo la squadra preferita di Artemio ne Il Ragazzo di Campagna, e cioè con interessanti prospettive per il futuro.  La buona notizia è  che sono rimasti i pochi “buoni” che abbiamo (Handanovic, Ranocchia, Kovacic e pochi altri). Quella cattiva è che i rinforzi sono più Mascettianamente parlando “rinforzini” (“nove olive di numero, mezz’etto di stracchino e un quarto di vino sfuso”): Campagnaro è un buon difensore ed è molto utile in quanto conosce Mazzarri e i suoi schemi, ma sentire Ausilio sbandierarlo come grande acquisto a costo zero mi fa un po’ tenerezza. Andreolli è una buona riserva, gli altri sono giovani e si spera cresceranno. Insomma, la squadra è discreta, ma il centrocampo manca di un altro uomo per lo meno all’altezza di Guarin e Kovacic , il solo esterno che può giocare titolare è Nagatiello (non esattamente Andy Brehme) e l’attacco è un punto di domanda a forma di legamento crociato di Milito.

In panca siede Mazzarri, visto l’ennesimo ben servito dato al Mister di turno (Stramaccioni), confermato fino a 30 secondi prima. Che dire, mi dispiace per Strama, che continuo a ritenere il meno colpevole, ma che capisco non avesse le condizioni ambientali e di serenità di giudizio per continuare l’avventura. Arriva un allenatore (altrettanto) capace, decisamente più esperto, cintura nera di chiagne e fotte che si ritrova nell’habitat naturale per affinare ulteriormente detta tecnica. Non un mostro di simpatia (per quel che importa), né tantomeno alfiere del bel giUoco (e questo per me è un pregio). Farà meglio del suo predecessore, e ci vuol poco; per arrivare a risultati degni del Biscione gli dovrà essere dato il tempo (e la fiducia) che sono mancati a tutti i successori di Mourinho. Chissà che, anche qui, il cambio di proprietà inverta questa tendenza un po’ antipatttica del voglio-tutto-subito.

Gettando un occhio agli avversari, mi pare che dopo qualche anno di calo evidente della Serie A, quest’anno diverse squadre si siano rinforzate: oltre ad una Juve già favorita e con un Tevez in più (su Llorente non mi pronuncio confessando la mia ignoranza in materia), il Napoli promette più che bene e la Fiorentina pure. Il Milan per ora si affida a Balotelli e alla dozzina di rigori di cui anche questa stagione beneficerà, ma al momento pare quello dell’anno scorso.

Morale della favola: se anche siamo migliorati (e ne sono convinto), centrare il terzo posto è alle soglie dell’utopia.

 

ETO’O

A mio parere, e facendo castelli in aria, potremmo giocarcela solo partendo a razzo da qui a Natale, magari con un Eto’o in più, e beneficiando di un mercato di riparazione gentilmente offerto dalla nuova proprietà.

Samuel sarebbe la splendida eccezione all’idea di squadra che sta nascendo (gente giovane, di prospettiva, senza eccessive pressioni nell’immediato), e insieme a Milito e Palacio garantirebbe un attacco senza pari, condizioni fisiche permettendo.  In questo l’assenza dall’Europa permetterebbe ai tre (soprattutto ai due reduci del Triplete) di dosare le forze e preparare al meglio le partite di Campionato. Vero che così avremmo investito una quindicina di milioni su Icardi e Belfodil per vederli giocare ben poco. Altrettanto vero che riuscire a conquistare la qualificazione per la prossima Champions ripagherebbe con gli interessi lo sforzo, anche a costo di mandare uno dei due giovani in prestito a Dicembre.

Come detto però, Eto’o avrebbe senso solo in caso di squadra attrezzata per il terzo posto in ogni zona del campo, e qui un innesto in mediana si impone. Nainggolan non è Matthaus, anche se Cellino lo valuta come se lo fosse, ma potrebbe essere un altro trottolino da affiancare a Kovacic e Guarin, a comporre una mediana di tutto rispetto. Cambiasso, Taider e Mudingayi sarebbero le alternative. Doveroso anche l’arrivo di un esterno “decente” sulla destra: con Isla sarei decisamente più tranquillo, con tutta la simpatia per Jonathan e la speranza di vedere in Wallace anche solo il 50% di Maicon e Dani Alves messi insieme.

Morale: Eto’o da solo non ci porta dal 5° posto (nostro valore attuale, suppergiù) al 3° buono per i preliminari. C’è da cacciare il grano. La proprietà è a disposizione? Se sì, bene, si proceda. Se no, stiamo così e godiamoci gli sperabili progressi dati dalla cura Mazzarri.

 

NIKE

Sul fronte vil danaro ottimo colpo messo a segno dal D.G. Fassone (il fiasco China Railways era in buona parte merito suo):  rinnovo pluridecennale con la Nike e quota annua che aumenta di 4 milioni, più eventuali bonus legati al piazzamento. Strappare a un colosso come quello americano un rinnovo a queste condizioni, in un momento storico buio come pochi nella vita della squadra, è senz’altro un’operazione ben condotta, che porta ad un aumento del fatturato e si spera a una maggior competitività sul mercato.

Se a ciò associamo qualche uscita delle ultime ore (Kuzmanovic? Alvaro Pereira? Schelotto?), potremmo racimolare quella decina di milioni necessaria ad almeno uno degli innesti di cui fantasticavo poco fa.

 

MAGLIA

Già che parliamo di Nike, piccolo excursus sulle maglie di quest’anno:  l’effetto collaterale del fallimento della trattativa coi cinesi è il saggio ritorno ad una seconda maglia bianca e sobria così come si conviene. Per la prima il mio giudizio è ancora in bilico: noto con piacere di essere stato ascoltato sia l’anno scorso (righe larghe!) che quest’anno (blu, non azzurro pallido!): ecco, forse il blu è un po’ troppo scuro. Lascio a persone più esperte di me (segnatamente: Valentina Regina e Giovanna Valsecchi) il sollazzo di definire l’esatta colorazione del pigmento in questione, conscio che potrebbero uscirne definizioni che si riferiscono a nazioni (Blu Cina?), professioni volanti (Blu Avio?), periodi poco illuminati delle 24 ore (Blu Notte? ), idrocarburi (Blu Petrolio?).

Tutto fuorchè colori, insomma. L’effetto è comunque un magma poco distinguibile dal nero, forse esagerato.

Infine, giusto due parole per l’esordio dei ragazzi:

 

INTER – GENOA 2-0

Buona la prima, addirittura con due gol dopo il 28’ della ripresa, e cioè in piena “zona Tafazzi” (questa la capiamo in tre, ma è meglio per tutti gli altri).

L’undici iniziale è quantomeno prudente, e con ottimi margini di miglioramento, se pensiamo che la palla gol più ghiotta (per non dire l’unica) capita a Jonathan, con un diagonale di destro fuori di poco. Qualche buona manovra, barlumi di schemi Mazzarriani  con gli interni di centrocampo a scambiarsi con le ali, alle soglie del miglior 5-5-5.

Nella ripresa i cambi alzano il livello della squadra, con Icardi a rimpiazzare un Kuzmanovic in rampa di lancio (lanciatelo ovunque purchè lontano da San Siro please) e Kovacic a dare il cambio a un Cuchu spompato. Nel frattempo Alvarez cresce risultando addirittura efficace e grintoso in più di un paio di recuperi a centrocampo, mentre Guarin corre come Furia cavallo del West cercando di nascondere il suo nulla cerebrale e riuscendoci in più occasioni. Dietro balliamo un paio di volte, complice qualche intelligente sponda di Gilardino e la potenza fisica di Kucka che Nagatiello stranamente non riesce a contrastare.

E’ proprio il nippico però a sbloccare de capoccia, insaccando da zero metri e appaiato a Palacio un cross di Johnny Guitar sapientemente deviato dal terzinaccio genoano. Nel recupero, una delle sgroppate del Guaro si trasforma in intelligente (!) assist per il Trenza che timbra il cartellino con l’ineccepibile diagonale di sinistro.

C’è trippa per gatti, c’è una base su cui lavorare, c’è il Catania domenica prossima e soprattutto la Juve a metà Settembre. Allora tutto sarà più chiaro (temo drammaticamente).

 

LE ALTRE

Vincono tutte tranne il Milan, alcune con un po’ di fatica (Juve che scopre subito l’importanza e la cattiveria agonistica dell’Apache Tevez) alcune dilagando (Napoli, Roma e Fiorentina nel posticipo). Siamo insomma in buona compagnia, speriamo di rimanerci…

 

E’ COMPLOTTO

Vincono tutte tranne il Milan, come s’è detto, atTONIto nell’ennesima replica della sempre godibile tragicommedia in scena nella Fatal Verona (gioco di parole da seconda elementare, ma ognuno fa quello che può…). Dopo averli disprezzati tante volte, complimenti ai tifosi dell’Hellas, che decidono di applaudire ironicamente Balotelli ogniqualvolta il soggetto entra in possesso di palla. Disinnescato con un pernacchione il can-can mediatico allestito a protezione del “fuoriclasse rossonero e patrimonio del calcio italiano”,  (quantum mutatus ab illo “viziato e provocatore”, collezione Inter autunno inverno 2009-2010). Esemplare a riguardo l’intervista del dopo partita a Donati, centrocampista del Verona,  che risponde così a chi, volendo forse sorvolare sul risultato, gli faceva domande sul 45 rossonero: http://www.youtube.com/watch?v=6gRFj1CiTpY

 

WEST HAM

4 punti e media inglese perfetta dopo due turni:  vittoria in casa all’esordio e pareggio a Newcastle.  COYI!

Compito: definisci il colore della maglia

Compito: definisci il colore della maglia

ALTRO GIRO ALTRO REGALO

CAGLIARI-INTER 2-0

Come se nulla fosse successo, prosegue virtualmente la partita di settimana scorsa con l’Atalanta.

Cambia l’avversario, cambia lo stadio. Costanti la nostra sconfitta, a dispetto di una prima ora giocata decorosamente, gli errori arbitrali e la nostra ormai endemica incapacità di reagire al primo soffio di vento contrario. Il tutto detto senza il minimo intento polemico (anche perché è la verità).

I nostri iniziano benino, colpendo un palo dopo una bella combinazione Rocchi-Cambiasso, e mostrando un Alvarez insolitamente intraprendente ed un Guarin che invece insiste a mostrare la sua versione più indolente e distratta: davvero odioso il colombiano nel palesare i suoi peggiori difetti e nascondere i suoi (non innumerevoli) pregi.

Durante la partita insistevo nel chiedermi quale altra “piccola” avesse l’ardire di insistere così tanto nel buttarsi in area tentando di strappare il rigorino contro una (cosiddetta) “grande”. Poco importa il fatto che Ibarbo venga agganciato a cavallo della linea di rigore in uno dei centordici tentativi del Cagliari: fatto sta che il carpiato di Pinilla è parso ai miei occhi il classico rigore che premia l’intenzione e la perseveranza.

A parti invertite, ovviamente, l’arbitro, non sapendo decidere se punire col giallo o col rosso l’atterramento di Rocchi al limite dell’area, optava salomonicamente per lasciar correre, non fischiando nemmeno il fallo.

Siamo ormai alla totale mancanza di rispetto che, come detto, necessiterebbe di gesti eclatanti da parte della squadra. La cosa, oltretutto, ci farebbe anche gioco: non ci serve a niente arrivare sesti per dover ricominciare la preparazione a inizio Luglio, quindi: schieriamo i ragazzini e perdiamo tutte le ultime 6 partite. Almeno avremmo l’alibi di aver perso perché giocava la Primavera, visto che l’andazzo con la prima squadra non è così diverso (in Campionato siamo a 4 sconfitte nelle ultime 5 partite…) .

Il paragone con il piano inclinato (http://www.bausciacafe.com/2013/04/15/cagliari-inter-2-0-avete-presente-la-teoria-del-piano-inclinato/ ) calza alla perfezione, e dal rigore in poi i nostri passano dal calcio sufficientemente ruminato alla auto-flagellazione con profezie auto-avverantisi (“visto che siamo sfigati? Visto che ce l’hanno tutti con noi? Non ce la possiamo fare, moriremo tutti”).

Facile a quel punto per il Cagliari maramaldeggiare, raddoppiando ancora con l’ingrato Pinilla (portato in Italia dall’Inter e poi girato a mezza Italia, dove giustamente non ha mancato di impallinarci più volte) e sfiorando il triplone con Ibarbo che centra la traversa da 5 metri.

Nel pugilato sarebbe stato KO tecnico dopo il rigore. Asciugamano a terra e spugna gelata sulla testa. Se l’ammazzi fai pari.

Per non farci mancare niente, perdiamo altri due pezzi (Gargano e Nagatomo, “già” tornato in campo dopo un paio di mesi e ri-rotto in 7 minuti),  ritrovandoci con la formazione ultra-obbligata per il ritorno di Coppa Italia di mercoledì con la Roma (2-1 teoricamente recuperabile, ma che già puzza di ennesima dimostrazione di impotenza).

Il Mister ha nel finale la bella idea (sono sarcastico) di inserire Samuel in versione ariete d’area invece che far entrare il giovane Forte della Primavera: Strama, ma se non lo fai entrare manco sul 2-0 per loro e fai giocare uno stopper in attacco, che cazzo l’hai convocato a fare ‘sto povero ragazzo?

Detto ciò, mi è bastato sentirgli spiegare l’importanza e la gravità dell’infortunio a Gargano (avessi detto Messi) per capire che lui la squadra la conosce e sa perfettamente chi può dare cosa. Morale: a mio parere, per diversi motivi (non ultimo quello economico), dovrebbe essere lui a iniziare –e finire- la prossima stagione.

Il tutto, nella speranza di una strategia un po’ meno pressapochista di quella vista negli ultimi tre anni, e con una Società finalmente all’altezza della situazione.

LE ALTRE

Ormai ci ha passato anche la Roma e stazioniamo al sesto posto, in attesa di vederci superare anche da Catania & Co. Meno male (e lo dico senza scherzare) che abbiamo già 50 punti e la salvezza è garantita. Nel triste gioco del gufaggio, ora spero che la Fiorentina riesca a prendere il Milan e rompere le uova nel paniere ai cugini, ma la vedo molto molto dura.

E’ COMPLOTTO

Qui avrei da scrivere per ore, viste le reazioni scomposte alla solenne verità detta, ribadita ed al momento non ancora smentita dal nostro Presidente. In particolare, il commento di Sconcerti a queste dichiarazioni è quanto di più negazionista e giustificazionista ci possa essere, con frasi epiche quali “Perderebbe spesso comunque”, come a voler negare perfino il diritto di far notare i ripetuti errori arbitrali perché tanto siete una manica di impediti, o la sibillina “Chi sono i mandanti? Chi sono gli operativi? Si sa almeno di un sospetto reale? Si ha una piccola prova?”. Domande che arrivano dallo stesso giornalista che, dopo le condanne a Moggi in primo grado disse (sentito con le mie orecchie) “Ho più volte pensato e forse anche saputo che Moggi faceva cose strane”. Quel che (non) mi meraviglia è proprio questo: stupirsi del fatto che la stessa squadra che solo pochi anni fa ha “beneficiato” di una conventio ad excludendum adesso avverta di nuovo gli stessi segnali. Quel che si riceve in cambio sono critiche volutamente fuorvianti, riassumibili nella succitata frase “Perderebbe spesso comunque”. Oppure “mi sembra che i limiti della squadra siano decisamente più evidenti degli errori arbitrali”, accusando neppure troppo velatamente l’Inter di non guardare agli scempi compiuti sul campo e sul mercato negli ultimi anni, e dimentichi del fatto che Strama dopo ogni partita sottolinea le grandi difficoltà della sua squadra, a prescindere dalle malefatte dei fischietti italici.

Io non posso che ribadire quando detto millemila volte: non c’è nemmeno bisogno dell’associazione a delinquere. Il tutto è estremamente umano e chiaro: se vuoi far carriera e stare tranquillo, nel dubbio (e anche oltre, come visto) stai dalla parte di quelli forti. E quelli forti, nostro malgrado, hanno “la divisa di un altro colore”. Non solo: noi abbiamo l’apparenza della squadra forte e potente, ma l’essenza della più impalpabile delle provinciali, prestando così perfettamente il fianco a tante “prove di personalità” di arbitri che possono fingersi coraggiosi nel danneggiare la grande di turno, purché a strisce nerazzurre.

A me pare di una chiarezza cristallina, ma si sa, sono il solito complottista.

WEST HAM

Altro utile pareggio fuori casa contro i colleghi di pianerottolo del Southampton: le acque del centroclassifica non sono mai state tanto placide.

Una scena ormai quasi settimanale: giocatori interisti increduli intorno all'arbitro. In area di rigore.

Una scena ormai quasi settimanale: giocatori interisti increduli intorno all’arbitro. In area di rigore.

GERVA, SEI UN PO’ UNA MERDINA

INTER-ATALANTA 3-4

Incredibile (per gli altri) ma vero.

Del resto, nella settimana che ha visto la scomparsa del povero Presidente bergamasco Ruggeri, quale occasione migliore per passare da buoni samaritani, dando il la alle retoriche dediche a chi ci segue da lassù, e al suo intervento provvidenziale nello scacciare la minaccia all’ultimo secondo di partita.

La nostra accozzaglia di gente bollita o mediocre ce la mette tutta per avere ragione degli orobici e, di riffa o di raffa, pare pure riuscirci, finché non si arriva alla frase che funge da titolo (in realtà andrebbe pronunciata con la cadenza italo-elvetica del buon Rezzonico, al minuto 3.35 del seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=VgEIo-04GiE) .

Se l’1-0 di Rocchi, nella modalità e per il peso specifico quasi nullo della partita, mi aveva ricordato un dignitosissimo Marco Ferrante in un’Inter-Udinese di più di dieci anni fa, a fine partita la memoria va ancora più indietro: 1997 (credo), ultimo gol di Berti in nerazzurro che ci porta sul 3-1 in casa contro la Samp, con Montella che poi si incazza e ci fa perdere 4-3.

Ieri però c’era la succitata merdina, ultimo bagolino di una stagione disseminata di sterco ovino, sotto forma di rigori non dati da una parte e gentilmente omaggiati dall’altra. Una squadra con mille difficoltà, senza centrocampo, con una tenuta fisica raccapricciante soprattutto nei suoi attaccanti (infortunati 3 su 3 dei teorici titolari, due terzi dei quali spremuti oltre la lecita decenza stante l’insussistenza di alcun piano B), ha già sufficienti difficoltà ad avere ragione di una onesta ma modesta squadra che lotta per la salvezza. E poiché la tenuta mentale è strettamente collegata allo stato fisico generale, ecco che quell’episodio è davvero cruciale, chè riapre una partita in qualche modo messa in sicurezza (doppietta di Alvarez e gol di uno che non segnava da più di un anno… ho detto tutto) e fa saltare definitivamente i nervi a tutti i nostri. Non volerlo vedere, e condannare l’Inter dicendo “va beh ma anche contando il rigore vinceva comunque 3-2” vuol dire non capire nulla di (psicologia applicata al) calcio o, peggio ma più probabile, non voler capire.

Vero che allenatore, calciatori e dirigenza nel dopopartita sono monocordi nel sorvolare sulle proprie colpe e nell’insistere sulla direzione dell’arbitro, ma c’è poco da fare: questo è quel che ti capita quando non conti un cazzo in Serie A, quando hai un nome da grande squadra ma lo stesso spessore di uno zerbino, che chiunque può calpestare sapendo che nulla gli capiterà.

Il riferimento al girone intero trascorso senza avere un rigore a favore è legittimo anche se forse fuorviante (ieri  Ranocchia e Rocchi sono stati sodomizzati su un paio di cross, ma purtroppo i nostri occhi sono abituati a ben di peggio); la polemica incredulità per il rigore fischiato all’Atalanta (con Denis che va a battere il calcio d’angolo ignaro del regalino che gli sta arrivando) è invece sacrosanta, ed andrebbe personalmente fatta seguire da azioni concrete: col Cagliari (e perché no, fino a fine stagione visto che ormai non c’è niente da perdere) si schieri la Primavera, iniziando con anni di ritardo quella guerra alle istituzioni che avrebbe dovuto iniziare dopo il 2006 e che si è colpevolmente deciso di non perseguire, con i risultati che vediamo sotto i nostri occhi. Si è a torto pensato di fare buon viso a cattivo gioco, visto che negli anni seguenti si è vinto e si è preferito non provare a “stra-vincere”. Si è  pensato che il risultato del campo bastasse ad acquisire credibilità e soprattutto rispetto presso classe arbitrale, Lega e Federazione.  Dire 7 anni dopo che “non si crede alla buona fede degli arbitri” è la scoperta dell’acqua calda per quanto mi riguarda, ma soprattutto significa chiudere la stalla quando i buoi sono altro che scappati. Anche perché millemila altre volte abbiamo visto uscite a caldo del Signor Massimo venire annacquate -quando non smentite- nei giorni successivi, preparando il terreno a panzane del tipo “torti e favori alla fine si compensano”. Qui non si compensa un cazzo. Qui si va avanti ad esser presi per il culo: cercare quantomeno di non essere complici di questo sollazzo sarebbe il minimo per una Società che voglia dirsi capace e dotata di intelletto e amor proprio.

 

LE ALTRE

Riusciamo a buttare l’ennesima occasione, in vista del Derby del Cupolone da giocarsi e stante il pareggio tra cugini e Viola che ci porta a perdere un punto anziché guadagnarne due su entrambi.  L’addio al terzo posto pare ufficialmente sancito, anche se non ancora matematicamente certo. E’ giusto così, perché la nostra scarsa qualità non merita di essere premiata aldilà dei nostri meriti. Vederla punita oltre i nostri demeriti è però inaccettabile.

 

E’ COMPLOTTO

Oltre al sarcasmo con cui vengono prese le dichiarazioni dei nostri nel dopo partita, (Crosetti in primis, che continua a dimenticare che anche prima del 2006 si dicevano le stesse cose), fa specie l’assenza di un bello specchietto riepilogativo dei torti lamentati dall’inter che –sulla fiducia- immagino assai più corposo delle veline di volta in volta sventolate dal Geometra Fester (attendiamo aggiornamento dopo la direzione dadaista di Tagliavento, quella sì negativa in toto e non solo contro una squadra).

Interessante nel frattempo l’evoluzione del fenomeno-Balotelli,  a partire dalla “leggerezza” della sigaretta fumata nel cesso del treno e riportata come una sostanziale goliardata dai media italici, con tanto di foto-simpatia di Galliani con cappello da capotreno. Il tutto come degno seguito della foto del trio delle creste sdraiato sui portabagagli solertemente fatto diventare tormentone mediatico sui siti di ogni colore e spessore.

Il nostro ha poi fatto di meglio in campo, prendendosi la classica ammonizione “alla Balotelli” (cioè da minus habens calcistico quale è sempre stato), impedendo di battere un calcio di punizione a metacampo, e poi regalando un “cazzo guardi?” all’arbitro di turno che lo osservava sfancularsi con Viviano a fine partita.

Attendo il solerte Tosel ricordando l’espressione provocatoria e il tono indimidatorio di Guarin e Ranocchia…

 In questo contesto ho trovato incredibile, nel vero senso della parola, un articolo di Panorama (anche l’orologio fermo 2 volte al giorno segna l’ora giusta) in cui viene acutamente descritta la parabola mediatica del Bresciano Nero, passato dall’essere il “teppa “ che se le va a cercare e va rieducato, all’orgoglio di una nazione ed esempio per le nuove generazioni.  (For further info: http://sport.panorama.it/calcio/Balotelli-Time-razzismo-Milan-nazionale?fb_action_ids=10200874613572452&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582)

Il fatto che l’articolo stesso non sia firmato mi fa pensare a imminenti casi di lupara bianca in redazione…

 

WEST HAM

Punto tripallico ad Anfield Road contro il Liverpool e media inglese rispettata.

Mi pare la versione 2013 dell'immortale "io me ne vado, ma lei si vergogni!"

Mi pare la versione 2013 dell’immortale “io me ne vado, ma lei si vergogni!”

 

 

TESTA, GAMBA, PIEDE

SAMPDORIA-INTER 0-2

…No: non è una coreografia di Don Lurio.

Ho sempre pensato che il calcio sia molto più semplice di come noi stessi lo immaginiamo. L’unico aspetto che è difficilmente misurabile è quello psicologico: le motivazioni possono portarti, nello sport come nella vita, a raggiungere risultati che le tue sole qualità “tecniche” non ti permetterebbero nemmeno di sfiorare.

Per il resto,  la mia opinione è che un giocatore vada valutato sulla base di tre parametri: quelli del titolo, appunto, dove per testa intendo sia la personalità in campo, sia l’intelligenza calcistica; per gamba intendo tanto la prestanza atletica quanto l’integrità fisica; per piede intendo proprio la capacità di far andar la palla dove vuole (il piede, non la palla).

Proseguendo nella mia personalissima analisi, che ai più attenti ricorderà l’esecrando saggio “Comprendere la Poesia” di Johnathan Evans Prichard ne “L’Attimo Fuggente“, il giocatore che avrà almeno due delle suddette parti anatomiche ben sviluppate può essere considerato un buon giocatore. Uno su tre, mediocre; tre su tre, campione.  

Tutta questa spataffiata teorica si cosparge di poltiglia marroncina quando viene applicata al paziente “Inter”:  sorbendomi l’ennesima partita inguardabile, eccettuati 2 minuti su 90, ho fatto un rapidissimo conto ed ho notato che la stragrande maggioranza dei nostri calciatori possiede (a rotazione) solo uno dei tre presupposti cui accennavo poc’anzi. Gargano, Pereira? Grande corsa. Fine.  Jonathan? Nemmeno quello. Guarin? In giornata buona corsa e piede, ieri n’è l’uno né l’altro. Kuzmanovic? Boh… Il nostro centrocampo si aggrappa al buon Kovacic  (uno che in prospettiva ha 3 su 3, ma por bagai, el ga desdott’ann… ) manco fosse Iniesta, o si affida al vecchio Capitano per l’ennesima sgroppata ormai leggermente cigolante. La nostra fortuna si chiama Rodrigo Palacio che, pur nella diversità di gioco, mi ricorda sempre più Milito: giocatore serio, umile ma sicuro dei suoi mezzi, arrivato tardi al grande calcio (ammesso che  l’Inter attuale possa essere ancora considerata tale) e regolarissimo nell’andare in rete. La doppietta di ieri, più che un coniglio è un mammut estratto da un cilindro a forma di tazza del cesso, tanta era la schifezza in campo.

Continuo a non trovare colpe particolari da addossare al Mister, vista la qualità media della rosa. Di buono teniamo ovviamente il risultato, un Palacio scintillante ed un Cassano a intermittenza, cui però non possiamo rinunciare, pur se più per mediocrità del resto della squadra che per meriti del barese.

La difesa ieri era a 4, con Ranocchia e JJ alle prese con il promettente Icardi, ed è diventata a 5 nel finale con l’ingresso di un Silvestre più sicuro che in altre occasioni (personalmente, mi fa sempre piacere vedere il centralone di difesa spazzare in tribuna quanno ce vo’).

Gli infortuni, esattamente come i piccoli debiti in tempo di crisi, fanno sentire ancor più il loro peso: un conto era quando potevi rimpiazzare Milito con un Adriano di peso inferiore al quintale o un Balotelli acerbo ma già calciatore vero; un altro conto è avere un ex giocatore (Rocchi) in panchina, che il Mister quasi quasi si vergogna a far giocare. Il centrocampo è disastrato dall’anagrafe e dalla pochezza dei rimpiazzi –che, ripeto, hanno avuto l’ulteriore aggravante di appesantire il bilancio-, mentre la difesa è quella che in prospettiva potrebbe dare meno problemi, avendo un ottimo portiere, due centrali di prospettiva e un onesto Nagatomo (quando sano e deambulante) a coprire una delle due fasce.

Diciamo che il fallace gioco dei “se” disegnerebbe una classifica diversa, avendo potuto contare sul Principe, su Samuel e su Stankovic anche solo nel 50% delle partite.

Tant’è: si doveva vincere e si è vinto. Il resto dimentichiamolo in fretta, a cominciare dalla maglia rossa che pare aver perso il suo unico motivo d’essere (cinesi coi soldi): dall’anno prossimo, please, back to basics e maglia bianca in trasferta.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, se non l’ennesima lente di ingrandimento sulla sostituzione di Cassano, già diventata “caso” nonostante Ando’ si sieda in panchina con gli altri, ma che evidentemente secondo certa critica dovrebbe piangere dalla commozione e ringraziare perfino i massaggiatori ogni volta che viene sostituito. Facile il processo alle intenzioni sul secondo gol di Palacio: l’avesse fatta il Balotelli rossonero, un’azione del genere, avrebbe causato eiaculazioni giornalistiche pari quasi all’enfasi data alle “7 punizioni su 7 calciate in porta” nella partita contro il Chievo.  No, dico, siamo alla celebrazione del tiro in porta. Non del gol, non del palo, non della palla all’incrocio. Del tiro in porta.

Potere della maglia…

Non avrei saputo fare di meglio!

Non avrei saputo fare di meglio!

PIU’ DI COSI’…

INTER-JUVENTUS 1-2

Una partita onesta di una squadra poco più che mediocre, contro un’altra –c’è da dirlo- nettamente superiore.

L’Inter attuale poggia tutto il suo peso sui pochi piedi pensanti in campo: Palacio, Cassano e la bella novità Kovacic, alla terza buona prestazione consecutiva (includendo quella in nazionale contro la Serbia): il ragazzino, che qualche tempo fa avevo messo nella mia personalissima lista dei “rivedibili”, mi sta piacevolmente stupendo, facendo intravedere sempre più spesso il tipo di giocatore che può diventare: bene ha fatto Strama a sottolineare la vista lunga dei dirigenti nel prenderlo a gennaio, tanto per parlar bene di Inter là dove si potrebbe, ma non si fa.

Tornando alla partita, pronti-via e Quagliarella fa il gol a voragine approfittando della scivolata col buco di Ranocchia (male in tutta la partita, i due gol ce li ha entrambi sulla coscienza): pure Handanovic pare un po’ distratto nell’occasione, fatto sta che dopo 3 minuti siamo già sotto, con la Juve che può fare (e fa) quello che vuole: aspetta ordinata e riparte. Di occasioni non se ne vedono granché, ma l’impressione di totale controllo e di altrettanta superiorità purtroppo è palese. Noi sfioriamo il pari con Palacio che di testa impegna Buffon un paio di volte (una soprattutto…), ma paghiamo il solito centrocampo sterile, dove Gargano fa il Gargano e Alvarez fa Alvarez: scarso il primo, nullo il secondo.

La ripresa inizia con “mamma ho perso l’aereo” Guarin al posto di Alvarezza, e il colombiano se non altro corre e dà sostanza, con i nostri che piano piano ci credono.

Pirlo perde uno dei 13 palloni a centrocampo –non lo dice nessuno, così lo dico io- e Kovacic parte palla al piede puntando l’area di rigore. Guarin pensa bene (benissimo!) di ostacolare Chiellini e la palla arriva a Ando’, che imbecca a sua volta Palacio: il controllo a seguire (se voluto) è la cosa più bella dell’azione, ed il destro a battere Buffon in uscita è il giusto coronamento di quel che si chiama azione della Madonna (nel gergo giornalistico applicato all’Inter: sprazzi intermittenti dei singoli a supplire carenza di manovra).

 Il pareggio non sarebbe uno scandalo, anche visto l’ennesimo rigore non concesso ai nostri (vedi contatto Chiellini-Cassano a due metri dall’arbitro di porta, per la milionesima volta in stagione inutile orpello arbitrale lava-coscienza); personalmente avrei tanto voluto rivedere con calma anche l’ingresso in area di Kovacic, fermato –mi pare- ancora da un’entrata di Chiellini giudicata da tutti in fretta e furia “sul pallone”. Solo sospetti in questo caso, ma come si sa, a pensar male…

Esaurite le sacrosante querimonie, la Juve legittima la vittoria per il modo in cui ritorna in vantaggio, solo 5 minuti dopo il pari di Palacio. La rimessa laterale è in effetti bianconera, anche se tra arbitro, guardalinee e quarto uomo fanno un gran casino. Morale, sulla palla in profondità i nostri si fermano sperando che esca, Quagliarella invece ci arriva e ributta in mezzo per Matri, con Chivu spettatore non pagante e Ranocchia in versione museale: tap-in da un metro e palla in mezzo alle gambe di Handanovic. Debbo purtroppo attingere alla retorica della “grande squadra che si vede nei momenti di difficoltà”, perché è esattamente quel che ho visto nelle orrende maglie juventine: consapevolezza della propria forza e lucida tenacia nel tornare in vantaggio: su ogni palla si corre fino alla fine, e l’esempio del 2-1, purtroppo lampante, andrebbe mandato a memoria dai nostri.

Onestamente, ai nostri non potevo chiedere più di quel che hanno dato, e la prestazione nel complesso fa addirittura ben sperare per le ultime partite di campionato. Il terzo posto, così come 12 mesi fa, si fa più lontano domenica dopo domenica, con Milan e Napoli a scavare un solco che si fa, lento ma costante, più profondo.

A scanso di equivoci, e se non altro per garantire una continuità di guida tecnica oltreché di prestazioni, occorre far più punti possibili nelle ultime 9 partite, concentrandoci a questo punto sul ritorno di Coppa Italia contro la Roma e cercando di toglierci quella soddisfazioncella che se non altro allevierebbe –e non poco- il rammarico di un’altra stagione “di transizione” (una transizione marrone e maleodorante).

 

LE ALTRE

Come detto, Milan e Napoli vincono (con gli azzurri sulle montagne russe col Toro). Vince anche la Lazio in rimonta col Catania, mentre Fiorentina e Roma beccano come noi. Ribadisco che, dopo mesi di papocchio di squadre in classifica, la stessa va ora sgranandosi come un rosario. Per quel che ci riguarda, il rosario è di Madonne nel leggerla e nel ripercorrere le decine di occasioni sprecate. Ragionando cinicamente, tra un quarto e un settimo posto preferirei il settimo, tanto per non avere l’impegno di Europa League che tante energie ci ha succhiato nella stagione (a cominciare dalla preparazione estiva anticipata a inizio Luglio). Strama & co. però questo discorso non possono farlo, visto che difficilmente il Mister si vedrebbe riconfermare la panchina con una squadra fuori da tutte le Coppe Europee.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose apparentemente distanti, ma con il comune denominatore della prostituzione intellettuale. Si comincia  con l’intervista al Pupone Totti in settimana: giusto e doveroso il tributo ad un grandissimo del nostro calcio a 20 anni dall’esordio in Serie A, con tanto di celebrazione dei gol segnati e della scelta di una vita per una maglia. Leggerissimamente fuorviante il tentativo (ennesimo peraltro) di farne un “campione in campo e fuori” e un “esempio per i gggiovani”: quelli a mio parere sono altri (Zanetti, Maldini, Del Piero… gente che non sputa agli avversari e non prende a calci la gente). E soprattutto, che palle con ‘sta “romanità”! Hai voluto passare tutta la vita nella tua squadra del cuore: bravo, bellissimo. Ma non tirar fuori ogni volta la manfrina del “mi voleva il Real Madrid ma ho fatto la scelta di cuore”. Dì la verità: hai preferito –legittimamente- rimanere Re per tutta la carriera nel giardino di casa, piuttosto che misurarti con altri campioni rischiando di vincere di più, ma essendo meno protagonista. La tua è stata una scelta, che personalmente ritengo anche abbastanza comoda e non molto ambiziosa, ma non una rinuncia: quindi per favore, basta con la litanìa del “noi romani siamo fatti così, siamo diversi, chi non è di Roma non può capire”. Definirei poi a dir poco indelicate alcune uscite del tipo “sono il migliore calciatore italiano degli ultimi 20 anni” o “nel 2000 meritavo il Pallone d’Oro” o “avessi giocato sempre da centravanti avrei già fatto 300 gol”: che siano panzane (le prime due) o verità (la terza), ‘ste cose lasciale dire agli altri…

In provocatoria contrapposizione, parlo qui del black out mentale di Cambiasso nel finale di partita: l’entrata su Giovinco è senz’altro brutta e pericolosa, e meno male che il piede dello juventino, dopo il colpo ricevuto, scivola e non rimane piantato a terra causando danni ben peggiori. E’ in casi come questo che vedi l’uomo e non il giocatore, e per fortuna anche i bianconeri in campo l’hanno capito: Conte lo prende sottobraccio e lo porta via dalla “scena del delitto”, e Cambiasso capisce subito di aver fatto una brutta cosa. Gli stessi avversari non fanno partire la caccia all’uomo che sarebbe stata comprensibile –ovviamente non giustificata- se l’autore del fallo fosse stato il cattivo di turno (un Materazzi a caso). Ecco la differenza: una carriera di specchiata onestà e sportività, nell’umanissimo caso in cui perdi il controllo di te stesso, ti viene in soccorso. Cambiasso chiede subito scusa a Giovinco, si spiega con gli altri  e negli spogliatoi torna dagli avversari a ribadire le scuse e sincerarsi delle condizioni del bianconero.

Solo così mi spiego la sola giornata di squalifica comminata dal giudice sportivo Tosel, bianconero reo confesso e statisticamente poco incline a favori a tinte nerazzurre.

Tanto per chiudere il paragone, dopo la didascalica finale di Coppa Italia del 2010 con show di calci e calcioni der Gabidano, di scuse non si è sentita nemmeno l’eco, anzi: la vulgata è stata di Balotelli che se le andava a cercare e di 50.000 persone ad applaudire Totti nella partita successiva, con tanto di bimbi per mano ed “esempio di grande giocatore e grande uomo dentro e fuori dal campo”.

Questo tanto per rispondere all’ultrà Caressa che sbraitava chiedendo “5 ggiornate, 5 ggiornate je devono dà”, senza che lo Zio Bergomi sentisse l’urgenza di dire qualcosa…

Ma va già bene così: quantomeno non l’abbiamo sentito scodinzolare “Sì Fabio, certo Fabio”.

 

WEST HAM

Doppietta di Carroll e 3-1 a al WBA: si torna alla vittoria e si mantiene un buon margine sulle zone calde.

Per una volta chapeau alla Curva: bellissima la coreografia, ancor più il messaggio, nonostante tutto!

Per una volta chapeau alla Curva: bellissima la coreografia, ancor più il messaggio, nonostante tutto!