MI SON DISTRATTO UN ATTIMO…

INTER-UDINESE 2-1

Ragazzi. Mettiamoci d’accordo. Patti chiari amicizia lunga.

Uno non può nemmeno andar via per un fine settimana, sbirciare quel poco di Inter che vale la pena guardare, e si ritrova tutto ‘sto macello?

La fredda cronaca: piacevole tre giorni valenciana che lascia poco spazio al calcio: del poco che ho visto salvo ovviamente il risultato e i corsi e ricorsi storici. L’Udinese ogni santo campionato ci fa sputare sangue (unica squadra che l’Inter non riuscì a battere nell’anno dei 97 punti, vittoria 2-1 l’anno scorso con gol di Sneijder al 90millesimo, etc).

Eto’o sbaglia pure un rigore ma per fortuna piazza in buca la ribattuta, poi prende un palo interno clamoroso. Insomma, s’è vinto -mi dico- il resto verrà. Mi apprusto alla cena senza nemmeno pensare alle partite del sabato sera, anche perchè convinto che i cugini, impegnati mercoledì in Champions, giochino domenica sera. Gio mi squadra con un’occhiata a metà tra il compassionevole e il rassegnato quando la mia invettiva complottistica si focalizza su questo punto. A ben vedere infatti, gli anticipi del sabato sono normalmente decisi per esigenze televisive e per dar tempo alle squadre di riposare in vista degli impegni di Coppa. Ora: l’Inter gioca martedì e quindi anticipa al Sabato, Roma e Milan invece giocano mercoledì, ma anticipano al Sabato lo stesso. Prendo atto che godranno di 24 in più di riposo. E’ Complotto. Ho ragione.

 

LE ALTRE

Tornando a noi, faccio il ruttino di fine cena e, raggiunta un’età nella quale la movida valenciana non fa più per noi, ripariamo in hotel per un piacevole cazzeggio telematico, e qui la serata “svolta”. Doppia batosta per Cugini e Maggici, con tanto di rigore sbagliato da Zlatanasso!

Lo striminzito 2-1 del tardo pomeriggio ovviamente a quel punto riluce di scintillante bellezza, mentre chi scrive stenta a trattenersi dal ghigno continuo nel leggere delle mirabolanti gesta dei “giallorossoneri”.

Ovviamente due ex sugli scudi: “Fantocci” Burdisso e il Nasino Svedoslavo. Sulla psiche malata dell’argentino davvero non so che dire, se non rimandare ai miei commenti della scorsa stagione (su tutti, si veda quanto detto in “PAZZO” INTER AMALO http://www.facebook.com/note.php?note_id=417791805308). La cosa che mi lascia ogni volta stupito è la sua incredulità nel ricevere fischio e sanzione arbitrale. Cazzo, hai appena aperto la gamba dell’avversario (e, in un certo senso, meno male che si è tagliato, perchè vista la sconsideratezza dell’intervento mi aspettavo una frattura esposta!) e hai anche il coraggio di protestare?!?

Su Ibra invece il discorso è diverso: sono ovviamente stra-felice della sconfitta dei cugini, arrivata dopo la solita vomitata elegiaca nei confronti della squadra più forte di tutti i tempi, che in attacco schiera Goldrake, Jeeg Robot e Mazinga (forse quello del Bari…, remember?). Alla prima prova dei fatti vengono puntualmente sputtanati da un Cesena ordinato-massiccio-e-incazzato, che fa crollare in 90′ il castello di minchiate pronunciate dal mondo rossonero e prontamente diffuso dalle solerti appendici cortigiane negli ultimi 15 gg, complice anche la strategica pausa-nazionali.

Chiaramente, quando l’Inter ai tempi ammassava campioni o pseudo tali lì davanti (Ronaldo, Vieri, Baggio, Recoba…), tutti a dire “eh ma non basta fare l’album delle figurine” (critica peraltro sacrosanta). Ora invece tutto è bello e tutto è bene.

Di tutto l’accaduto, il palo di Zlatan è la cosa che mi fa ridere di meno. O meglio, sono contento che proprio le sue dichiarazioni (“quella milanista è la maglia più bella che abbia mai indossato“) e tutta la sboronaggine assortita abbia sbattuto violentemente sul palo, vanificando un tentativo di rimonta che -vogliamo dirlo?- sarebbe comunque partita da un rigore che definire generoso è poco.

E taccio per decenza sulle miraboloanti dichiarazioni di Zio Silvio sui tre (tre???) gol regolari negati al Milan da un arbitro di sinistra.

Tornando a Zlatan, e come giustamente detto in rete, Ibra è stata una splendida storia che fin dall’inizio sapevamo sarebbe durata un paio d’anni. C’è da dire che, contrariamente a quanto fatto nel Barça e ora al Milan, non si è mai sperticato in dichiarazioni di amore e fedeltà (se escludiamo la boutade “ho sempre tifato Inter sin da piccolo” che a me ha sempre fatto ghignare, perchè ho sempre pensato che fosse lui il primo a riderne), motivo per cui come già ricordato non l’ho fischiato al suo ritorno col Barça e l’ho comunque ringraziato: sia per quanto fatto (da lui), sia per quanto vinto (da noi) anche grazie alla sua cessione!

Al derby ovviamente lo sommergerò di fischi, ma “semplicemente” in quanto rossonero.

 Gradevolissimo il pomeriggio torinese, dove una volitiva Juve scippa con destrezza un pari ad una Samp che subisce 2 gol in fuorigioco. Su quello di Pepe -ammetto- stavo sonnecchiando. Quello di Quagliarella l’ho notato io dal divano senza bisogno di replay e con l’occhio ancora “a piomba”, ma ovviamente per i cronisti “ci sono dubbi, non è chiaro”.

Infine, esilarante Controcampo con il Buon Brandi impegnatissimo a sviscerare i motivi della crisi Juve (tutto purchè non si parli di Milan in questi casi!), e Di Canio che sfotte Bettega (“vabbeh, dice che la Juve ha tanti nazionali. Ma l’avete vista l’Italia in Sudafrica??”) e il gobbaccio maledetto che si offende e tipo bimbo di tre anni si ingrugnisce ammoutolendosi. Spassosissimo!

 

WEST HAM

C.V.D. (Come Volevasi Dimostrare. O anche “Chelsea. Very Disappointing“).

Morale? 1-3, ancora a zeru in classifica.

 Fate voi…

Gollonzo.  Dopo aver giocato di sponda col portiere, Eto'o insacca di giustezza.

Gollonzo.
Dopo aver giocato di sponda col portiere, Eto’o insacca di giustezza.

NON C’E’ MALACCIO

BOLOGNA-INTER 0-0

Gufi e inconsolabili disfattisti, iatavenne!

Vero che non abbiamo vinto, vero che il primo tempo non è stato granchè, vero che molti dei nostri sono in palese ritardo di condizione, e soprattutto vero che la rosa manca al momento di ricambi all’altezza in mezzo e davanti.

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho visto la partita in differita (causa calcetto che mi ha restituito al mondo vittorioso ma assai acciaccato); questo vuol dire che mi sono approcciato alla visione del match con le orecchie che ancora rimbombavano dalle critiche piccate sulla pesantezza della squadra, sulla freschezza atletica e anagrafica del Bologna, insomma su una partita stile-Atletico Madrid. 

La situazione mi fa tornare alla mente un gustosissimo aneddoto che ancor oggi viene periodicamente ri-raccontato in famiglia suscitando ogni volta ilarità e grasse risate.

 Ragazzoche-potrebbe-fare-ma-non-si-applica” torna a casa per comunicare l’esito dell’anno scolastico:

Mamma trepidante: “Allora? com’è andata??”

Ragazzo: “Male mamma, bocciato…”

Mamma: “Ma come bocciato?? con tutto quello che abbiamo fatto per te! con tutti i soldi spesi in ripetizioni!!”

Ragazzo: “Eh lo so mamma, però… bocciato…”

Mamma: “Sei una bestia! Lazzarone!! Quando imparerai che bisogna studiare!?!?”

Ragazzo: “Mamma…”

Mamma: “Eh? cosa c’è??”

Ragazzo: “Non è vero!! ho preso 3 esami!!!”

Mamma: “Braaavoo!!!”

 Il gustoso aneddoto, che purtroppo non mi vede come protagonista (il tizio in questione non lo conosco personalmente, ma lo venero ancor oggi per il colpo di genio), calza alla perfezione con la situazione di ieri: stando ai commenti, mi aspettavo di vedere l’Inter balbettare calcio come la peggior squadraccia di terza categoria, e invece dopo un primo tempo invero modesto (ma nemmeno così tragico) nella ripresa li abbiamo messi lì e con un poco di culo la si poteva vincere. Il loro portiere è stato il migliore in campo, Eto’o ha preso una traversa e Wesley ha confermato che la serata luci-ed-ombre di Montecarlo è stata un incidente di percorso.

Per il resto, Milito ancora in ritardo, ma cosciente del fatto e quindi limitantesi a cose semplici, e squadra che, specie nella ripresa, ha dimostrato che “c’è fuoco sotto la cenere”. Nota a margine per Mac Mariga, che per la prima volta mi ha fatto capire che cosa intendono quelli che di lui dicono “è il nuovo Vieira”. Dirò di più, pur essendo ancora alquanto grezzo, fisicamente il ragazzo c’è e rispetto a Patrizio-re-del-vizio pare decisamente più veloce e (si spera) leggerissimamente meno incline alla contrattura. Bravo Torakiki, avanti così.

Ora la pausetta nazionali dovrebbe consentire a chi resta di studiare le dispense di Mr Rafa, e a chi va di mettere minuti nelle gambe, con la speranza che questo Campionato, iniziato con un pari come gli ultimi 4, abbia poi un andamento e soprattutto un epilogo analoghi.

Soffermandoci sui limiti della squadra e sugli eventuali rimedi nelle ultime ore di calciomercato dico 2 cose:

1) Capisco la filosofia di base della società riassumibile nel “squadra che vince non si cambia”. Sulla carta siamo quelli dell’anno scorso meno Balotelli, però uno come lui in panca serve proprio nelle partitacce tipo ieri sera, quando la manovra non scorre -ancora- fluida e può servire il colpo del solista. Coutinho e Biabiany sono ottime scommesse in prospettiva, ma io -ribadisco- un tentativo serio per Kuyt l’avrei fatto. Come già detto è un jolly d’attacco, e poi è un uomo di Benitez. Sarebbe stato pronto subito e avrebbe potuto dare un cambio “pesante” al Milito di questo periodo (che crescerà, non mi preoccupo). Così invece devi portare Eto’o in mezzo, che va benissimo, ma perdi in ogni caso come potenziale d’attacco complessivo, stante anche un Pandev pure lui in ritardo.

2) Detto questo, non mi aspetto che l’ultima giornata di mercato ci porti il Messi(a) della situazione. Il colpo l’ha fatto il Milan con Ibra (“colpo” anche in senso criminale, ‘sta storia mi puzza di Isole Cayman come e più del caso Lentini…), a noi se va bene potrebbe arrivare Inler dall’Udinese (quello che sembra Aldo quando fa il poliziotto Uber, non so se avete presente…). Detto tutto.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia su un Lecce obiettivamente in versione “tenerezza”. Dopo mezzora sono già 3-0 e il tutto sembra davvero troppo facile, una festa per Zlatan che ghigna in tribuna. Là davanti saranno molto temibili, dietro e in mezzo i soliti. Gufando un po’, spero che tra lui Dinho e Pato si pestino un po’ i piedi, ma credo che saranno abbastazna intelligenti per lasciare spazio alla presenza ingombrante (sarà il naso?) dello Svedoslavo.

La Roma pareggia in casa col Cesena, ovviamente passato sotto un silenzio assordante, come del resto mi sarei aspettato un po’ di “rumore” in più per il tonfo della Juve contro il “Mister” compagno di vacanze, che per il secondo anno di fila tosta i gobbi con una prestazione of ze madonn. Però  è un cantiere aperto, Quagliarella è appena arrivato, bisogna dare tempo… E poi c’è Andrea Agnelli. Tutti scodinzolanti al cospetto di questo monociglione che, esattamente come i suoi predecessori, come prima cosa ha chiesto la revoca dello scudetto del 2006 all’Inter, dicendo che poi si vedrà, ma chiederà anche la riassegnazione dei due “scippati” alla sua Juve.

Stanno tornando, tutti alla carica. Tutti insieme a fare da contrappeso allo “strapotere interista”. Non resta che zittirli per il 6° anno di fila.

 Chiudo con un’ammissione di colpa (involontaria peraltro): i 6 minuti di recupero ieri sera sono senza senso. 4 sarebbero stati più che sufficienti (niente barelle, niente interruzioni di gioco straordinarie, niente perdite di tempo eccessive). Ho pregato che non segnassimo negli ultimi 2 minuti, perchè le polemiche sul presunto servilismo arbitrale a quel punto mi avrebbero visto in una posizione schizofrenica che onestamente non avrei saputo sopportare.

Non vogliamo favori. Ovviamente non vogliamo nemmeno essere presi per il culo (cosa che senz’altro avverrà ancora). Vogliamo arbitraggi giusti. Quello di ieri mi è parso un po’ al limite…

 

WEST HAM

Zeru punti dopo 3 partite. La prossima è contro il Chelsea.

Nuff said…

Bravo, l'ho già detto. ...Certo, se il migliore è lui direi che si può far meglio.

Bravo, l’ho già detto. …Certo, se il migliore è lui direi che si può far meglio.

MALE PERDìO, MALE

INTER-ATLETICO 0-2 Supercoppa Europea

Citando quel vecchio cannaiolo di Shel Shapiro “non sempre si può vincere“, anche se devo dire che è dura ri-abituarsi alle sconfitte.

Poco da dire in realtà: gli spagnoli hanno giocato meglio e meritato di vincere. Altro discorso è analizzare il perchè.

L’Inter, per 10/11 quella di Madrid, è stata irriconoscibile in quasi tutti i suoi uomini, (da salvare solo Eto’o per il solito “culo quadro di classe”, Sneijder per l’impegno e Samuel per qualche chiusura in difesa), con un Milito per una volta imbarazzante e Chivu ancor più in ambasce (e quindi a bagasce) del solito.

La fredda cronaca: loro sono stati più veloci, forse facilitati dall’essere mediamente più piccoli e leggeri dei nostri: ma proprio quando si sperava che le differenze fisiche potessero girare a nostro favore (loro più veloci all’inizio, noi più resistenti alla distanza), l’Atletico è salito in cattedra e in buona sostanza non ce l’ha fatta più vedere. Volendoli analizzare, i gol sono frutto di errori nostri e casualità: sul primo ci sono un paio di rimpalli in area con la boccia che rimane lì e Reyes che sparacchia sul primo palo. Tiro invero appena discreto, che un portiere come JC normalmente para con la sigaretta nell’altra mano, ma che invece gli passa tra zampa e palo, dando fiato al postulato numero uno dei guardiani di porta: gol sul primo palo = colpa del portiere. 

Il secondo gol nasce da una palla persa da Maicon in ripartenza. Il brasiliano si ferma (secondo me fingendo biecamente l’infortunio e sperando nel fair-play-e-palla-fuori), gli spagnoli giustamente lo ignorano e a quel punto sono in 4 contro 3 dei nostri. Tra il Cuchu (male anche lui) e Chivu non riescono a “scalare” su Aguero, e così il genero di Marado’ può piazzare il 2-0 a porta vuota.

La chicca finale è il rigore sbagliato da Milito, che personalmente avrei fatto tirare a Eto’o, parso decisamente più in palla. Oddio, eravamo all’89 e non sarebbe cambiato nulla, ma giusto per la gloria…

 Commento tennico: oltre a citare il titolo della nota (vedere foto per i pochi ignorantoni che non l’avessero colta), si sono evidenziate un paio di cose:

1) la panza -figurata- dei ragazzi mi sembra pienotta, quasi come quella -reale- del nostro allenatore. Non ho condiviso la scelta di Deki al posto di Pandev, e comunque dopo il primo tempo e ancor di più dopo il loro vantaggio avrei tolto Chivu per il macedone, con spostamento del capitano a terzino sinistro. Nota a margine: maluccio anche Zanna ieri, serataccia in cui -per una volta- hanno avuto ragione quelli che “con lui e Cambiasso a centrocampo non si combina niente”. D’altra parte a sparar tante cazzate, prima o poi ci si prende.

2) il buon Rafa non deve fare il fenomeno: per queste prime partite (soprattutto partite secche con trofeo in palio) stia tranquillo e faccia giocare i ragazzi come sanno. Per “customizzare il prodotto” ci sarà tempo, soprattutto se la società lo cagherà un minimo. La mossa di Stankovic in quel ruolo mi ha invece fatto temere che il nostro volesse farci vedere subito come la squadra dovesse avere fin dalle prime uscite una sua (di Benitez) precisa impronta. Cazzo, ho passato l’estate a convencere gli amici che lui era meglio di Capello proprio per questo, e Sancho Panza mi sbugiarda così alla prima occasione??

3) Un piccolo “reminder” alla società: Kuyt serviva. E’ una punta che sa ricoprire tutti i ruoli, fa panchina senza rompere i coglioni, in serate come ieri può essere un valido cambio per Milito. Sfumato lui, serve uno simile, quindi NON Sculli, anche non volendo considerarne la fedina penale (questa è una chicca, ci tornerò sopra in altre occasioni).

4) E’ scientificamente provato che le parole “Grande Slam” portano sfiga. Infatti secondo me l’anno scorso a Barcelona non l’ha detto nessuno. Devo dire che il mio onanismo calcistico ha raggiunto picchi mai visti l’altra sera, quando ho visto 4 interisti aggiudicarsi i 5 premi di “best players” per la Champions vinta a Maggio. Mi risulta sia un record assoluto, ovviamente non celebrato a dovere dai nostri giornalai. Ovviamente, dopo l’ennesima conferma della qualità-oro di questa squadra, speravo ancor di più di fare la sestina. Amen, vedremo di rimediare a Dicembre con la coppa dell’amicizia (alias il mondiale per club), ma ancor prima con l’inizio di Campionato.

 

WELCOME BACK IBRA

Io allo zingarone di Svezia sono rimasto affezionato e arrivo anche a dire che in un certo senso sono contento di rivederlo in Serie A. Certo, dovremo sorbirci le gongolate di Zio Fester che ci ammorberà con la storia del “pur di venire al Milan si è tagliato lo stipendio, questa è una grande famiglia” e cacate varie. C’è da dire che un attacco con lui Dinho e Pato -se stanno tutti bene- non è per niente male.

Se però fossi un tifoso milanista (Dio me ne scampi) sarei furibondo: sono anni che piangete miseria, non ci sono soldi, non possiamo far follie, c’è il fair play finanziario, ci riempite di Antonini, Yepes, Papastatopoulos, nonna Amelia,e poi cacciate 40 milioni per Ibra?? Fortissimo per carità, ma al posto suo avrebbe giocato Borriello, o alle brutte Huntelaar o SuperPippa. Non gli ultimi degli stronzi. Il problema è sempre quello: a centrocampo e in difesa ci sono sempre le solite facce (da cazzo), oltretutto tutti con un anno in più (vero Nesta? vero Gattuso? vero Pirlo?).

Ad ogni modo ribadisco: almeno ci sarà da divertirsi, e i mediaservi avranno un altro Dio a cui innalzare altari e inni di gioia.

 Godete bèstie, oggi che potete…

"Come sto andando?"  "...Male per Dio, Male!!"

“Come sto andando?”
“…Male per Dio, Male!!”

 

SRAGIONAMENTI ESTIVI

Dopo un’estate passata a digerire l’abbuffata di grandi successi (a strisce nerazzurre), a piangere addii purtroppo temuti (Bye bye Specialone) e a sogghignare di fallimenti cassandramente previsti (mar-cel-lo-lippi-vacca-gà), torno a impestare l’etere calcistico-informatico (e soprattutto cazzeggistico) con una sbrodola di pensieri raccolti “on ze rod“.

 Giò ha letto di recente un libro (…ma và?? ) nel quale la trama principale era interrotta qua e là da simpatici paragrafetti intitolati “Quel che il protagonista direbbe su XYZ se mai qualcuno glielo chiedesse“.

Eccomi dunque a sostituire l’ XYZ dell’esempio con i seguenti soggetti, il tutto in rigoroso ordine sparso:

MONDIALI

Avrei preferito vincesse l’Olanda, ovviamente per Sneijder in ottica Pallone d’Oro, ma anche per sporcare la bocca ai soliti saccenti che hanno tessuto le lodi di una Spagna che “vince grazie al bel giUoco“. Al solito complottista che è in me è parso che nel decantare le gesta degli iberici trionfatori ci fosse un pizzico di rivalsa e godimento contro chi –guess who– aveva osato eliminare il Barcellona, ossia i 2/3 della nazionale spagnola, dalla Champions League di quest’anno.

Sempre per lo stesso motivo, sarebbe stato simpatttico veder vincere un’Olanda “operaia” (per quanto possa esserlo una squadra che schiera Sneijder, Robben, Van Persie o Kuyt), dopo che Cruyff e compagnia sberluccicante avevano toppato sul più bello nei gloriosi anni ’70 del calcio totale.

Ultima annotazione sui vincitori: concordo con tutti nel definire commovente Iniesta che dopo il gol in finale ricorda il capitano dell’Espanyol scomparso l’anno scorso, mentre ho trovato di dubbio gusto (ma credo di essere stato tra i pochi a notarla) la bandiera catalana sfoggiata da Puyol e Piqué poco dopo il fischio finale. Come dire, est modus in rebus

Dell’Italia che dire? Nel momento in cui richiami Lippi – e quello incomprensibilmente accetta- poi non puoi sperare che lasci a casa la vecchia guardia. E’ come chiamare Raul Casadei alla tua festa e poi lamentarti se non suona i Pink Floyd… Personalmente, dopo il 2006 avrei insistito con Donadoni o un altro giovane (benissimo Prandelli) e avrei fatto scattare l’operazione “simpatia”, con un ragionamento del tipo:” Signori, siamo campioni del mondo (anche se non abbiamo ancora capito bene come abbiamo fatto), ora ricominciamo da capo. In Sudafrica portiamo i ragazzi, e andiamo a fare esperienza. Non chiedeteci nulla e sostenete i nostri guaglioni”. Peggio di com’è finita non poteva andare…

Taccio sull’imbarazzante Inghilterra di Mr Fabio, mentre sotto-sotto sono contento che l’Argentina senza il Cuchu e il Capitano sia stata ridicolizzata da una Germania frizzante, giovane e piacevolmente “colorata”.

MOU

Temevo l’addio dopo il trionfo e così è stato, anche se -per una volta- poteva anche lasciare il centro del palco ai vincitori (leggi: aspettare due giorni e non due minuti a ufficializzare il suo addio). In ogni caso ha fatto un’impresa memorabile e probabilmente irripetibile, cosa per cui il popolo interista gli sarà eternamente grato. Ha incarnato quel che -credo- Herrera aveva inventato 45 anni fa: il “soli contro tutti“, le parole pesanti come macigni contro tutto il “sistema“, le “vedove“, le “figlie di Maria” (che come noto son le prime…) che si scandalizzavano e gli rinfacciavano di tutto, reo lui di aver mostrato al mondo i tanti difetti del nostro calcio, giUocato e non.

Illuminante in questo senso l’ultimo articolo di Tommaso Pellizzari sul Corriere, anche se non sono del tutto d’accordo con lui. Credo che, seppur in misura minore, anche Mourinho beneficerà del trattamento riservato a Mancini due anni fa e a Balotelli nelle ultime settimane. Non essendo più tesserati di F.C. Internazionale, sono diventati entrambi personaggi bravi e simpatici, che l’Inter inspiegabilmente si è lasciata scappare.

BENITEZ

Come confidato a qualcuno, andando via José do Setubal personalmente avrei puntato sul buon Sinisa, finito invece in Viola (in bocca al lupo!). Pur essendo un esordiente della panchina o poco più, credo avrebbe comunque avuto lo spessore (eufemismo per dire le palle quadre) per poter reggere uno spogliatoio di campioni vincenti, anche in virtù del fatto che lui, di quello spogliatoio, è stato parte integrante. Sarebbe stato accolto a braccia aperte dalla vecchia guardia, sarebbe stato impossibile paragonarlo a Mourinho (troppo diverse le carriere), sarebbe stato intelligente e non suicida nel voler continuare con la stessa squadra.

Ad un certo punto ho temuto arrivasse Capello, che è un ottimo allenatore (mentre ho delle perplessità sull’aspetto personale, ma del resto gli allenatori non sempre sono degli stinchi di santo, anzi…). Fosse arrivato lui, che in quanto a Super-Io forse è inferiore solo a Mourinho, temo avrebbe voluto rompere il giocattolo, per mostrare a tutti quant’è bravo lui a vincere non con la squadra che gli ha lasciato quello là, ma con quello che si è ricostruito da solo. Il tutto, ovviamente, senza garanzia di successo. Come dire: ti credo sulla parola, ma avanti il prossimo.

E il prossimo è stato Benitez. Mi sembra una brava persona, sicuramente diversissimo da Mourinho, probabilmente meno mediatico, non per questo meno intelligente. Calcisticamente mi pare tutt’altro che uno sprovveduto, e dalle prime impressioni sembra intenzionato a non dilapidare il patrimonio che si ritrova ad allenare. Spero che sappia difendere se stesso (e per estensione l’Inter) nel momento in cui le prostitute intellettuali torneranno alla carica.

BALOTELLI

Alla fine è andato. E, seppur a malincuore, vista la situazione che si è creata (rectius: che ha creato), credo sia stato meglio per tutti. Soprattutto, meglio adesso che tra 1-2 anni. Adesso hai incassato una trentina di milioni (…buttali via…), per un giocatore potenzialmente fantastico, ma senza il quale l’Inter avrebbe vinto tranquillamente tutto ciò che ha vinto. Intendo dire che non è stato venduto un pilastro della squadra (Sneijder, Maicon, Mililto…) e che di attaccanti forti in giro ce ne sono (magari non così potenzialmente esplosivi, magari però nemmeno così lunatici e caratteriali).

Quindi, se non esploderà nei prossimi 2 anni, sarà stato un affare venderlo (ragionando in astratto, con altre 2 stagioni altalenanti lo “storico” inizia a prevalere sul “potenziale” e 30 mln te lo scordi). Se invece dovesse diventare un’Iradiddìo, ecco che probabilmente potrebbe valere anche più dei 30 mln attuali, ma a quel punto la domanda sarebbe: dove lo trovi il sostituto di uno così forte, sia pure con un discreto gruzzolo (diciamo 35-40 mln)? E’ ovvio che non è un bel ragionamento dar via un giovane promettente per paura che diventi talmente forte da non essere sostituibile, ma l’Inter, in questo momento storico della sua esistenza (leggi squadra Campione d’Italia e d’Europa) può permettersi di pensarla così. Ripeto, secondo me l’operazione è stata ben fatta, considerato anche il fatto che quando ti metti nelle mani del Pizzaiolo Raiola, è evidente che vuoi piantar grane e andare via.

Diamo via il più grande talento italiano del momento? Vero, andremo avanti con gli stranieri. E poi, per riallacciarmi a quanto detto prima, a Balotelli l’Inter ha fatto un favore: ora tutta l’Italia (la stessa che prima gli gridava che non ci sono negri italiani, che pretendeva rispetto da questo moccioso, che invocava il Daspo contro questo insopportabile provocatore) ne piange il prematuro addio, chiaramente incolpando l’Inter -e chi se no?- di aver fatto disamorare questo giovane del proprio Paese e del suo calcio.

MAICON

A meno di clamorosi quanto inopinati ribaltoni buttati là da quel semianalfabeta del suo procuratore (ma tra Caliendo e Raiola avranno una licenza elementare in due? No, dico, ma li avete sentiti parlare??), il numero 13 carioca dovrebbe rimanere. Nonostante abbia quasi 10 anni in più del Bresciano Nero (ma più o meno lo stesso numero di neuroni), in questo caso sono contento che in Sig. Massimo si sia “impuntato” e abbia deciso di tener duro. Il Maicone, toccando tutto quello che c’è da toccare, ha ancora davanti 2-3 stagioni a tutta forza e, nel suo ruolo, contrariamente al caso Balotelli, di vere alternative non ce ne sono. Dani Alves è la sua riserva in nazionale, è meno forte e comunque il Barça non te lo dà. Degli altri, chettelodicoaffà… Potrà non calzare al 100% negli schemi di gioco di Rafa, ma essendo l’uomo dotato di intelligenza e buon senso avrà pensato di tenerselo ben stretto a costo di dover rifare i disegnini sulla lavagna (il ragazzotto avrà anche studiato alla scuola Sacchi, ma ha saputo fermarsi prima di abbracciarne l’integralismo “corti-umili-intensi“).

FAIR PLAY FINANZIARIO

Qui qualcuno mi deve spiegare perchè, come al solito, le regole e i limiti sembrano valere solo per l’Inter. Platini, a torto o a ragione, ha deciso di introdurre regole più restrittive sui bilanci delle squadre, in particolare sull’indebitamento e sull’immissione di capitali da parte dei proprietari. Si vuole insomma evitare che, trovandosi il Club a fine esercizio con una perdita da ripianare, debba essere il proprietario a dire “cià…s’el custa?” e cacciare l’assegno di conseguenza. Tanto incassi, tanto puoi spendere. As simple as that. E vabbuò…

Ora, anchorchè i media italici preferiscano indugiare a lungo sui conti nerazzurri, passeggiandoci sui testicoli coi tacchi a spillo con la litanìa del “nonostante la vendita di Ibra, per l’ennesimo anno l’Inter chiuderà in perdita”, in realtà tutti i top team europei (Inter, Milan, Barça, Real, Man Utd, Chelsea, Liverpool) grondano sangue dai rispettivi bilanci, e la situazione italiana per alcuni aspetti pare addirittura meno peggio delle altre.

Fatta questa lunga quanto doverosa premessa, non si capisce perchè l’Inter, dopo aver incassato senz’altro più di tutti nel 2010 in premi UEFA per la Champions e diritti TV, debba essere l’unica a “dover per forza cedere 1-2 pezzi pregiati”. Ad oggi, mi dite per favore quale pezzo pregiato è andato via dalle squadre citate in precedenza? non solo: mi risulta che il Barça abbia comprato David Villa (40 mln), mentre il Real abbia preso Carvalho e Ozil.

Domande, dubbi, perplessità…

MAGLIE

Rapido ma dolorosissimo accenno alle maglie per la stagione 2010/2011. La seconda (quella bianca) è stata esposta il giorno della vittoria del 18° scudetto a Siena.

Vista dal davanti non è niente di che (il che, per essere una seconda maglia, va già bene). Su uno dei fianchi c’è una vomitata di gatto che dicono essere un biscione stilizzato, e che a me invece ricorda molto di più una versione tamarra di un dragone cinese (del resto, perchè non strizzare l’occhio a un mercato potenziale di una mililardata di persone?). Va beh, il tutto è di dubbio gusto, ma ci può stare.

La prima maglia è da codice penale. Davvero, ci vorrebbe una class action dei tifosi interisti contro la Nike. Evito di descriverla perchè, as usual, la realtà supera la fantasia. Dico solo che ricorda quegli ologrammi che andavano di moda una ventina di anni fa, quei quadretti della serie “se lo fissi intensamente, a un certo punto vedrai comparire un paesaggio alpino”.

Ripeto fino allo sfinimento: la maglia dell’Inter è a strisce verticali (non a zig zag), ben definite (non sbrodolate), di larghezza variabile ma mai troppo strette (Mario preferirebbe 5 righe, ma vanno bene anche 7. Mai 6), la riga centrale dev’essere nera, e il blu dev’essere blu (non azzurro).

Lo so sono uno psicopatico ossessivo e un tantino rompicoglioni.

Accontentatemi e starò buono e zitto.

Ma fino ad allora non potrò fare a meno di chiedermi: quale mente malata ha partorito stammerda? E’ un’idea Nike? E l’Inter non ha il minimo potere contrattuale per dire “no, scusate, ‘sto schifo lo fate vestire al Civitavecchia” (con tutto il rispetto)? E se domani la Nike decidesse di vestirci di viola e arancione noi cosa diciamo? Sissignore?

Per quel che vale, questo per me sarebbe stato l’anno ideale per comprare la maglia nerazzurra ufficiale (cosa che non ho mai fatto). Risultato? Comprerò, sempre se sarà possibile, quella della stagione appena conclusa, la maglia con cui abbiamo conquistato il Triplete. Di norma la maglia “vecchia” rimane acquistabile tramite sito a metà prezzo per un certo periodo. Al momento è guarda caso “non disponibile”. Staremo a vedere…

SUPERCOPPE

Nel frattempo la nuova stagione è iniziata con il primo trofeo, la Supercoppa Italiana. Piacevole abitudine, ha vinto l’Inter. 3-1 contro una Roma buona per un’ora, e poi svaporata alla distanza. Come ho letto sui vari blog a cui mi abbevero, concordo sul fatto che l’importanza della vittoria non stesse nel trofeo in sè (poco più di un trofeo Moretti), ma nell’effetto “onda lunga”, nel dare continuità alla striscia di vittorie accumulate finora, alla ricerca della “sestina” che potrebbe realizzarsi con la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club.

Ho sentito spesso dire che l’Inter su un Campionato intero è superiore a tutti (“lo scudetto può perderlo solo l’Inter“, dicono i soliti gufi), ma che nella partita singola tutto può accadere. Vero, ma anche no. Dopo sabato ho sentito dire “Nei 90′ l’Inter è più forte, ma sabato la Roma per quasi un’ora è stata all’altezza dei nerazzurri“. Beh, che dire, complimenti, il miglioramento è lento ma costante.

Quantomeno, rispetto alla finale di Coppa Italia, non c’è stata la caccia all’uomo, anche se ovviamente il risultato è stato definito dai più come “bugggiardo” e il gap tra le due squadre ormai “colmado“. In effetti, a ben guardare, la bugìa nel risultato c’è: il gol annullato a Milito era buono, quindi poteva (doveva?) finire 4-1. Ma si sa, gli arbitri con l’Inter sono sempre in sudditanza psicologica.

Qualcuno poi mi spiegherà che cazzo ci facevano 18mila romanisti a San Siro, quando per la finale di Coppa Italia nella capitale di interisti ce n’erano se va bene la metà. Il siparietto dei fumogeni in campo e contro la tribuna rossa, con annessa sospensione della partita per 5 minuti, immagino rientrasse nei ringraziamenti ufficiali per l’occasione concessa.

ME(R)DIA

Venenum in cauda. La telecronaca della suddetta partita (vista sulla Rai) è stata ripugnante. Un tifo ormai nemmeno nascosto per la Roma (non so se in quanto tale o più probabilmente in quanto avversaria dell’Inter), ben esemplificato dal silenzio assordante piombato tra i telecronisti dopo il 3-1 di Eto’o e fotografato ancor meglio dall’intervista volante a Riise a fine primo tempo, in cui il bordocampista ha detto “Un ottimo primo tempo, poi PURTROPPO quell’errore e il pari dell’Inter“. Come ho già detto al dipendente RAI (pagato quindi anche coi miei soldi) attraverso il video:

…Purtroppo tua madre!

Ovviamente Dossena e compare (tal Rimedio) esaltavano ogni tocco di Totti e co., definendo invece l’Inter imballata, frastornata, in chiara difficoltà. Siamo alle solite insomma. Non avevo dubbi. Come magistralmente esemplificato dal Sig. Massimo a fine partita, rispondendo all’appunto circa una squadra che presenta 11 stranieri e 0 italiani “si deve trovare sempre e comunque un difetto a questa squadra…” prima del vero colpo di classe “E comunque meglio multietnici che comprarsi le partite“.

Avanti così!

srag estivi 2010 2011

BABBO NATALE ESISTE

BAYERN-INTER 0-2 Inter Campione d’Europa

Che bello sbagliarsi.
Che bello vederti fare quello che mai avresti pensato.
Che bello poter dire: hai visto che invece…?

Sabato sera, quando il capitano ha alzato la Coppa, ho sentito gli occhi riempirsi di lacrime.
Lacrime dolci e liberatorie, di chi (lui, come noi) ha aspettato tanto per godere di queste gioie, di chi ha dovuto sorbirsi Caio e Vampeta (tra gli altri 100), salutarli come salvatori della patria e giubilarli poco dopo con un sonoro pernacchione, di chi forse ormai aveva anche smesso di pensarci, alla “Cempions”.

E invece eccolo lì Pupito, con gli occhi spiritati e la coppa sulla testa, Ramiro e il Cuchu ai suoi lati, degni vice-capitani e altri “pezzi di storia” nerazzurra degli ultimi lustri.
Solo una volta mi era capitato di piangere per questi colori, ed erano state lacrime amare (indovinate quando…?). Più in generale, ho sempre sposato la massima che girava nel nostro gruppo di amici e secondo la quale “non si piange sul posto di lavoro”: negli anni, quindi, ho vomitato insulti sui vari vincitori di gare, festival, Oscar e premi in generale, che celebravano il loro successo frignando come bambine.

Chiaramente (e “paraculisticamente”) sabato sera era diverso.

Sabato valeva tutto: 45 anni di attesa, che nel mio caso vuol dire una vita intera; un’infanzia ad addormentarsi chiedendo a papà “Mi racconti una partita?” “Quale?” “Inter-Liverpool 3-0”; l’adolescenza e la gioventù passata a chiedersi quando mai ti sarebbe capitato di vivere emozioni simili a quelle; e ancora, anni e anni di speranze fiaccate dal Villareal o dai Burdisso di turno.

E invece, sabato è stato tutto splendido. Le emozioni sono talmente tante, e arrivano tutte insieme, che faccio fatica a fare ordine. Vorrei cantare le lodi del Principe, che in una settimana raccoglie quel che il suo talento merita da anni (e cioè segnare gol decisivi per i tre tituli e candidarsi per il Pallone d’Oro), ringraziare lo Specialone, aldilà delle manie di protagonismo, per averci fatto fare quel “cambio di mentalità” di cui sento parlare da anni e al quale, tipo Babbo Natale, avevo ormai smesso di credere. Vorrei togliermi il cappello davanti a quel mostro di talento, intelligenza e umiltà che risponde al nome di Samuel Eto’o, senza il cui “culo quadro” non sarebbe stato possibile giocare più di metà stagione con 3 attaccanti e un trequartista.

Passeranno i giorni, tornerà la lucidità mentale (sempreché sia mai arrivata…) necessaria per abbozzare analisi ex post e commenti a consuntivo. Ora basta così. Continuo a vedere le immagini della premiazione e continuo ad emozionarmi. E sapete che c’è?

E’ bellissimo, e per una volta affanculo la coerenza!

Grazie Inter, “infinito amore, eterna squadra mia”. (G. Facchetti)

Padre, Figlio, Spirito Santo. A scelta nell'ordine.

Padre, Figlio, Spirito Santo. A scelta nell’ordine.

G.I.S.S. (Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione)

SIENA-INTER 0-1   Inter Campione d’Italia

Ho pensato per ore a cosa scrivere oggi.
La prima idea era quella di scrivere un solo e immenso grazie e di far parlare immagini e video “copincollati” qua e là. Ma, per quanto esemplificativi, non avrebbero reso l’idea di quel che avevo in mente.
Che è un misto tra Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione.

GIOIA

E’è ovviamente il primo sentimento che arriva: campioni, ancora una volta, avendo vinto “come sempre contro tutto e tutti” come giustamente sottolineato dal Sig Massimo e dal Capitano.

Gioia nel vedere quanto -a giochi fatti- fosse giusto che il gol decisivo lo segnasse Milito, splendido centravanti e uomo d’altri tempi, zero tatuaggi e 22 gol in campionato. Gioia nel vedere i ragazzi, prima in TV, poi a pochi metri da me in Duomo, sinceramente contenti, come se fossero anche loro tifosi dell’Inter -e quindi di loro stessi- a cantare cori da Curva e sembrare davvero un gruppo unito mai come oggi.

Penso a mio figlio che, a poco più di due anni, ha già vinto 3 scudetti e qualche altra coppetta, mentre io ho dovuto aspettare di avere i capelli bianchi per arrivare a tanto.

Penso a quando gli racconterò che non è mica sempre stato così, e che -pare- così non potrà essere per sempre. Ma sono felice, e quando mi risponde “Mi’ito!” alla mia domanda “chi ha segnato?” penso che Gio e io abbiamo creato un mostro, ma un mostro bellissimo e nerazzurro! Gioia quindi, pura, infantile, totale, per una volta spensierata, senza pensare a quel che sarà (sabato) e quel che sarà stato (dopo sabato).
Oggi ci godiamo il presente. Per oggi affanculo il futuro (semplice e anteriore).

INCERTEZZA

Perché, diciamocelo, se il recente passato è stato in dubbio fino all’ultimo (campioni all’ultima giornata), il futuro è pieno di punti di domanda.

A partire da sabato, da quella finale a cui arriviamo per la prima volta dopo quasi 40 anni e che tutti, a mio parere a torto, considerano come l’unico vero titulo della stagione, rischiando, per dirla con lo Specialone, di trasformare il sogno in “obsesiòne”.

Se poi il Mister ci lascerà o meno (secondo me sì, e a prescindere da come andrà contro il Bayern, ma è solo una mia impressione) sarà il tempo a dirlo. E comunque sarà una notizia che non tarderà ad arrivare, chè nell’uno o nell’altro caso l’allenatore ha una squadra da preparare e non può presentarsi all’ultimo momento. Se dovesse rimanere, ne sarei piacevolmente stupito. Credo che difficilmente possa fare meglio di quanto fatto nella stagione che va a concludersi (ripeto, comunque vada a Madrid) e, per una persona che vive di sfide e stimoli come lui, lo scenario che si è creato pare essere l’ideale per dire “arrivederci”.

La stagione come detto è già spettacolare: Campionato e Coppa Italia vinte con pieno merito, e il famoso “complesso” europeo scacciato a calci avendo eliminato (anche lì con pieno merito) i campioni di Inghilterra e di Spagna, i due campionati a cui guardiamo sempre più estasiati come modelli cui tendere ed esempi da imitare.
L’altra incertezza, o meglio paura, è che nella malaugurata ipotesi che sabato… (non lo scrivo nemmeno) si crei quel circolo vizioso che, in soldoni “manda tutto in vacca”: titoli e ragionamenti del tipo “eh, ma proprio sul più bello… era in Europa che si doveva fare il salto di qualità, è la solita inter”, psicodrammi e pianti collettivi. Sappiamo che l’ambiente interista è alquanto portato all’auto-fustigazione e al tafazzismo, quindi l’obiettivo è restare lucidi in ogni caso. Questo è uno squadrone, comunque vada: non cadiamo nel giochetto di condizionare il tutto all’eventuale vittoria di Madrid.

Anzi, non poniamoci nemmeno il problema e andiamo a vincere!

SFOGO

Quello contro i media era quanto di più prevedibile ci potesse essere in un post di un irredimibile complottista che commenta la vittoria di un campionato e di una Coppa Italia vissute in piena sindrome da accerchiamento.

E se nel dopo partita non ho avuto modo di apprezzare a pieno lo schieramento di P.I. (prostitute intellettuali), causa gitarella in centro, ho comunque sentito le mie labbra contrarsi in una smorfia a metà tra lo sdegno e il sarcasmo, quando lo Sconcertante e Skyfoso giornalista ha chiesto al Sig. Massimo “negli ultimi 5 anni l’Inter ha cambiato 20 titolari, quindi più o meno metà squadra ogni anno: a che punto siamo per la stagione prossima?”. La solita eleganza del Pres ha impedito il doveroso “ma si fotta!”, limitando la reazione ad un più pacato, ma non meno consapevole “se dice così sembra che ogni anno ci divertiamo a buttar via soldi e prendere giocatori a caso, mentre negli ultimi anni l’Inter ha comprato il giusto e soprattutto spendendo in maniera oculata”.
Dalle mie parti di dice ciapa sù e purta a cà…

Tornando a Mourinho, credo che questa vittoria l’abbia portato ad essere più “interista” di prima, pur non potendo essere abituato come noi a questo fuoco perenne e unidirezionale. Quindi se n’è rimasto in silenzio per un buon quadrimestre, per non rispondere colpo su colpo alle loro stronzate, per non pagarla in termini economici (multe su multe) e sportivi (deferimenti e squalifiche). Il succo è: “non parlo perché non mi abbasso al loro livello”, che è la trasposizione a livello mediatico del “me ne vado perché il calcio italiano non mi merita”, ragionamento alla base della sua partenza.

Ripeto quanto detto mille volte: l’atteggiamento dei media nei confronti dell’Inter è sempre stato coerente. Prima mazzulata perché spendeva tanto e vinceva niente, poi cazziata perché vince quasi sempre. Senza Moggi, senza TV, senza giornali e cortigiani pronti a lavorare di lingua.

Quel che è cambiato, con Mancini e ancor di più con Mourinho, è stata la risposta dell’Inter. Si è iniziato a mandare “a ranare” un po’ di gente.
Un po’ tanta.
Certo, non come sarebbe piaciuto a me (e cioè con una precisa strategia societaria illustrata e motivata urbi et orbi e non con un “one man show” dell’allenatore di turno), ma comunque si è smesso di subire supinamente e si sono limitate di molto le figure di cacca a livello di relazioni pubbliche e dichiarazioni ufficiali.

Chiaro che le ricadute ci sono sempre: da ultimo il penoso teatrino di ieri messo in scena da Paperino Paolillo “Andiamo tutti a San Siro! Ma è sicuro? Non ci sono problemi si sicurezza? Ma no, e perchè? Non è mica una partita, è solo una festa!”, per poi rettificare dopo 10 minuti “Ah no, andiamo in Duomo, San Siro non si può per motivi di sicurezza”.

Ma, insomma, i tempi sono cambiati e quantomeno c’è la esplicita (ed esplicitata) consapevolezza di –diciamo così- non godere dei favori dei media. E il fatto che ieri siano stati il Presidente e il Capitano (simboli di interismo ma ancor di più persone di solito pacate) a dire che “come sempre” abbiamo vinto contro tutto e tutti, è il segnale di quanto questa cosa sia nella testa di tutti, e di come la squadra attraverso il Mister riesca a trarne forza costante.
Quel che negli anni è stato un limite della squadra, il sentirsi eterni incompresi e vittime sacrificali, si è invece trasformato in un poderoso propellente a livello di amor proprio e motivazioni, della serie ah sì? ora ti faccio vedere io…

SODDISFAZIONE

Qui andiamo sul tecnico e siamo al godimento puro.

Come dicevo in settimana ad amici, non ho un tipo di modulo o un tipo di squadra che in astratto preferisco. Mi piace una squadra che sappia giocare in modo diverso, riuscendo a valorizzare al meglio i suoi campioni e sfruttando di volta in volta le situazioni che la partita o l’avversario ti offrono.

Ecco perché ho sempre odiato il Sacchismo: i talebani non mi sono mai piaciuti, in nessun campo, nemmeno quello calcistico. Per me non trovar spazio per un giocatore di classe è peccato mortale.
Ovviamente ciò non significa nemmeno ammassare 4 centravanti e 5 rifinitori e dirgli “fate il cazzo che volete”, ma vuol dire saper giocare col rombo, col tridente, con una punta e tre subito dietro. Vuol dire difendersi in dieci (a Barcellona), andare in porta col pallone (Derby d’andata), vuol dire vincere in tanti modi diversi.

Il tutto mantenendo una propria personalità e un’identità fortissima. L’Inter di quest’anno ha 8-9 giocatori che hanno sempre risposto presente: JC, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Milito ed Eto’ò, quando stavano bene hanno giocato sempre, e se la cosa da un lato mi ha fatto una paura fottuta, visti i pochi rimpiazzi all’altezza e la rosa non così kilometrica come si voleva far credere, dall’altra mi ha fatto vedere quanto si possa arrivare in fondo ad una stagione di quasi 60 partite con 15-16 “titolari” (quelli di cui sopra più Chivu, Stankovic, T.Motta, Balotelli e Pandev) e altre 4-5 “riserve” (Cordoba-Materazzi, Muntari, Mariga, Quaresma).
Il tutto con uno staff medico-sanitario all’altezza ed un po’ si sano culo per gli infortuni che, sfiga-Chivu a parte, quest’anno sono stati contenuti entro limiti che definirei fisiologici.
La soddisfazione è insomma la conclusione di un ragionamento tecnico, anzi tènnico vista la caratura di chi scrive, che per una volta prescinde da aspetti emotivi e passionali.

Oddio, non che la cosa sia così facile: siamo tifosi, “…e i tifosi vogliono essere felici: il premio più bello per un presidente è fare felici i propri tifosi”.

Parole di Angelo Moratti, riprese di recente da Massimo.
Grazie, Pres, siamo felici!

Happy birthday, Mr President!

Happy birthday, Mr President!

UNIVERSI PARALLELI

INTER-CHIEVO 4-3

Sono quelli che io, vanitosa sineddoche del popolo interista, ho visitato più volte in poco meno di due ore ieri pomeriggio.

In tutta onestà, ho smoccolato ma senza realmente avere paura all’iniziale carambola tra Samuel e Thiago Motta che ha fatto rotolare il pallone in (auto)rete a pochi metri dai miei occhi.

Fino a quel punto l’Inter stava giocando come doveva –della serie: ti metto alle corde e ti rullo di cartoni- e quella era sostanzialmente la prima volta che il pugile avversario usciva dall’angolo: un piccolo capolavoro di sfiga, insomma.

Come detto, i nostri non fan neanche un plissé e –complice la dea bendata in versione par condicio- troviamo subito il pareggio di culo, inteso proprio come parte anatomica dello sventurato difensore clivense che riporta la partita in parità. La partita prosegue con l’Inter in formato 4-3-3 (senza Sneijder e con Mario a supporto di MilEto’o) e, dopo la traversa di un ispirato Stankovic, arriva il 2-1 del Cuchu su lunghissimo cross di Maicon, che trasforma il “ma nooo” della gente, che aveva visto le punte da servire tutte sul primo palo, all’ “è goool” quando la crapa pelada del Cuchu sbucava in fondo in fondo, per fare da sponda col piatto sinistro e depositare diligentemente la boccia sul palo opposto.

Il solito immenso ometto.
Il 3-1 è poi roba da Ibra dei giorni belli: Milito riceve da Eto’o al limite dell’area, defilato sulla sinistra, caracolla fino al centro della lunetta e da lì beffa il purté con un pallonetto chirurgico (diciamo così, anche se con la collaborazione del “ferrista”, ossia la schiena di un difensore che tocca appena la palla).

Da Roma tutto tace e va bene così,anche se nessuno pare credere davvero che possa durare.

Nell’intervallo la cosa peggiore della giornata: non tanto il repentino cambio di tempo, che mi fa beccare secchiate d’acqua per un’ora (ma San Siro non dovrebbe essere coperto???), ma l’ottusa e pericolosa stoltezza degli addetti alla sicurezza dello stadio. I “soggetti” in questione sono da sempre irreprensibili nel recuperare i palloni calciati fuori dai giocatori e che arrivano sugli spalti, e sinceramente il pensiero comune in questi casi è “fai godere un po’ ‘sta gente e lasciaglieli… “.

Ieri a tal proposito il mio settore di stadio mette in atto una simpatica protesta, fingendo di porgere la palla all’addetto e invece lanciandola avanti e indietro, tra gli “olé” della gente. E difatti gli (inde)fessi in un primo tempo paiono desistere (tra gli applausi di tutti noi), visto anche che, da ultimo, il pallone è finito tra le mani di un bambino, comprensibilmente estasiato per la faccenda. Dopo 5 minuti invece i geni tornano con i rinforzi e, individuato l’efferato criminale, dapprima gli intimano in maniere spicce di restituire il maltolto, dopodiché glielo strappano di mano, con la madre che giustamente si incazza e spintona di brutto il cazzone in pettorina.

Ora, mi chiedo e chiedo al Sig. Massimo: il gioco vale la candela? L’attenzione al sociale, Inter Campus, i bambini Rom per mano ai campioni la sera col Barcellona, e poi scivoli su una buccia di banana così?

Devi recuperare i soldi del pallone? Scalali dallo stipendio di Quaresma, ma lascia stare i bambini!

Fine dell’intervallo.
Nella ripresa, per l’appunto, dissociazione della personalità: quando segna il Cagliari il boato è decisamente più forte di quello che ha seguito il 4-1 (lancio da 40 mt ancora di Maicon e il Bresciano Nero che palomba in porta, accennando a una timida esultanza e ricevendo l’abbraccio di tre compagni su 10, come a dire “bravo, ma pedala chè di strada ne hai da fare!”). L’euforia è tale che i nostri smettono di giocare, concedendo prima il 4-2 e poi il 4-3 causato addirittura da una palla sbagliata di Zanetti!

Incredibile. Di più: impossibile.

E infatti poco dopo Totti rimette le cose a posto (per lui) e i nostri decidono che non è ancora il momento dei saluti, costruendo altre 3 o 4 palle gol (Eto’o e Pandev soprattutto) prima del fischio finale.

Si decide tutto all’ultima insomma. E se per un momento pensavo a quanto sarebbe stato scomodo festeggiare per tutta Milano sotto quella cazzo di pioggia, alla fine mi scopro preoccupato a guardare con fiducia alla trasferta in terra senese. Come detto nel weekend a qualche amico, l’Inter è uno stato d’animo, che per funzionare deve avere (o almeno pensare di avere) tutto e tutti contro, e di essere sempre all’ultima spiaggia.

Vero che Mourinho l’ha cambiata e di molto, ma sotto sotto rimaniamo gli inguaribili romantici che sarebbero in grado di buttare in merda una stagione per eccessiva sicurezza. Ecco il motivo della mia “preoccupata fiducia”. Per la prima volta dopo mesi i ragazzi avranno settimana “vuota” e potranno riposare e allenarsi adeguatamente per Siena.
Speriamo…

LE ALTRE
Detto della Roma che, per dirla tutta, pare aver finito la benzina se si guarda alle ultime partite, ma che, comunque vada, ha fatto un campionato della Madonna arrivando a giocarsela fino all’ultimo match, le rivali di sempre (Juve e Milan) chiudono in modo squallido un’annata da archiviare al più presto. Per quel che può valere, restano le mie considerazioni su entrambe: squadre da rifondare con tanti soldi, e società che non so fino a che punto siano disposte a farlo (e qui parlo soprattutto dei cugini). Morale, a meno di scossoni estivi al momento non prevedibili, non mi paiono avversari temibili per la prossima stagione.
We go see…
WEST HAM

Salvi perdìo, salvi! Pareggino casalingo contro il Mancio in una partita che non aveva nulla da dire. Ora vediamo cosa ne sarà di Zola, sperando che a Magic Box venga chiesto di restare. Se invece dovesse essere lui a dover chiedere di restare, credo che l’orgoglio sardo di questo piccolo grande uomo lo porterebbe a far le valigie in pochi secondi e salutare tutti, con la consueta educazione ma con altrettanta fermezza.
Buoni sì, coglioni no.

Grandi giocatori, uomini seri: Marado', prendi nota!

Grandi giocatori, uomini seri: Marado’, prendi nota!

 

SELF EXPLAINING

ROMA-INTER 0-1   Inter vincitrice della Coppa Italia

Chi ha visto la partita può anche non leggere perché ha chiarissimo davanti agli occhi quello che si è palesato: una squadra forte, unita e disposta al sacrificio ha vinto con merito una partita che avrebbe dovuto finire ad inizio secondo tempo (in meno di 7 non si può giocare), contro avversari impegnati in una sorta di jihad anti-interista e che hanno trasformato una buona ora di gioco in una raccapricciante caccia all’uomo.

Qualche flash: pronti via e Burdisso rasoia su Sneijder costringendolo ad uscire. Dentro Mario che farà una buona partita e chiude il pasticciaccio brutto con i tifosi (…till next time…). Alla mezz’ora Cordoba si stira ed entra Samuel, costringendo Matrix a rimanere in campo nonostante un giallo (giusto) causato da una stupida palla persa a metacampo da Thiago Motta.

L’italo brasiliano però si rifà subito dopo, lanciando di prima con l’esterno Milito in campo aperto. El Principe se ne trascina dietro 4 che non riescono a fermarlo e la sabongia si insacca sul palo lontano. Spettacolo puro!

Prima del riposo il buon Rizzoli riesce nell’ordine a: 1) non dare il secondo giallo a Burdisso che da dietro cianghetta Mario, tra l’altro proprio sotto gli occhi inferociti di Mou; 2) non vedere un pugno (non una manata, nemmeno un colpo col braccio, proprio un cazzottone al fianco) da parte della signorina Mexes a Materazzi su corner: questo a casa mia si chiama rigore ed espulsione, mentre dopo svariate incazzature dei nostri guadagniamo un corner e un giallo per l’ossigenato lacrimante.

Nella ripresa entra il Pupone che, tempo pochissimi minuti, dopo essere stato contrastato di spalla (e quindi regolarmente, per una volta anche secondo Rizzoli), rincorre Milito e a palla lontana lo scalcia. Un po’ di trambusto, e poi il solito giallo come a dire “non posso non fare nulla, ma sul “rosso” chiudiamo un occhio… Chissà mai che quello poi mi rimanda affanculo…”.

Chè quello, si sa, è un esempio per i giovani.

Poco dopo Perrotta, che Dio lo stramaledica, riserva lo stesso trattamento mi pare ancora a Dieguito: pestone cattivo a metà campo, con solito epilogo (giallo cordardo di Rizzoli).

Nel frattempo si gioca la ripresa, in cui loro hanno due grosse palle gol, di cui la prima è gentile omaggio di JC (Juan di testa mette incredibilmente alto), mentre nella seconda Vucinic chiude troppo l’interno e spedisce fuori.

Sull’altro versante l’Inter si accontenta di mantenere palla anche per risparmiare le forze, riuscendo in ogni caso a mandare Mario al tiro da ottima posizione: prima il Bresciano cincischia un po’ sullo stop, poi riesce comunque a tirare e la parata non è delle più agevoli.

Ma er mejo der Gabidano doveva ancora arrivare, visto che dopo un fallo sulla loro trequarti, con Thiaghino dolorante a terra, il genio gli va vicino dandogli un calcetto sulla testa (ovviamente non visto).

Da apoteosi invece quando rincorre Mario al limite dell’area sferrandogli un calcione intenzionale e colpendolo in pieno sul polpaccio. A seguire, anche se visto da pochi, concede il bis ri-esibendosi nel calcetto sulla crapa. E’ l’87° e la partita di questo esempio per i giovani finisce con circa 40 minuti di ritardo.

Come giustamente ha detto mio papà: “un esempio per i giovani? Sì, certo: ragazzi, ecco come finire al Beccaria!” (carcere minorile milanese).

Vinciamo quindi, semplicemente perché siamo più forti e perché mica è sempre Natale (vedi 3 pali e due cazzate della difesa nella partita di Campionato).

Vinciamo perché, dopo aver fatto saltare i nervi al Barcellona, abbiamo fatto lo stesso con quelli dei Romanisti, che a dire il vero da sempre sono tra le squadre con un equilibrio psichico peggiore dell’Inter “old style”.

Le vecchie volpi della RAI (Cerqueti e Collovati) non avendo chiaramente potuto esimersi dal condannare la condotta di Totti (ma senza ricordare le varie recidive di questo mezzo campione) ovviamente non si sono fatti mancare di sottolineare la poca signorilità di Materazzi, che nei commenti del dopo-partita ha “ringraziato” Mexes per le attenzioni ricevute nei 90°, e soprattutto per il “regalo” fatto in occasione del gol (Mexes era il principale marcatore di Milito).

Insomma, questi interisti non sanno proprio vincere…

Morale, gli zeru tituli sono scongiurati. Ora avanti così, sperando che la conta dei feriti non sia drammatica: Sneijder sembrava camminare bene, ma per giocare una partita purtroppo non basta.

Vorrei sinceramente soffermarmi solo un altro poco sull’imbarazzante figuraccia fatta dalla Roma e dai cortigiani mediatici tra dichiarazioni del pre-partita (“Vergonatevi per la vittoria contro la Lazio” senza che a nessuno fosse venuto in mente di chiedere conto dello stop di mano der Pupone a Parma), comportamento in campo (forte sulle gambe ragazzi!) e sceneggiate nel finale (invasione di campo di un tifoso che cerca di colpire il Cuchu, poi bloccato da De Rossi, e portato via sottobraccio come se fosse un lontano amico).

E poi ci sono giornalisti che vorrebbero definirsi obiettivi che criticano la tifoseria interista perché ha il dente avvelenato.

In poche parole, ancora una volta, più forti di tutto e tutti. (E pure de Totti!)

Per Diego sono 26 in stagione. ...and still counting!

Per Diego sono 26 in stagione. …and still counting!

STESSA PORTA, STESSO MINUTO…

LAZIO-INTER 0-2

Quindi, ricapitoliamo: la Lazio ci ha fatto vincere perché rassicurata dai risultati del pomeriggio.
Dopo averne agitato lo spettro, tutti a fare le verginelle e stupirsi del fatto che i Laziali, in un campionato pessimo ma a salvezza raggiunta al 99,99%, preferiscano l’ennesima sconfitta della stagione alla più che concreta possibilità di regalare uno scudetto ai cugini fermando l’Inter.

Le mie considerazioni: Anche 8 anni fa, in quello che definisco “il giorno che non esiste”, la situazione era simile, ma come visto non bastò a regalare all’Inter lo scudetto (lasciando perdere come si fosse arrivati a quell’ultima partita).

Ieri sera, fino al gol di Samuel, si è assistito a un Muslera in serata di grazia, a un’Inter che si è mangiata l’inverosimile e a una Lazio che sinceramente ha fatto la Lazio di quest’anno. Se la squadra di Reja è quint’ultima, andando per francesismi vuol dire che ha fatto cagare per tutto l’anno. Quindi, stupirsi perché non sta giocando come il primo tempo del derby è come meravigliarsi del fatto che il vincitore del totocalcio non faccia 13 tutte le domeniche.

Ma andatelo a spiegare a Mauro e soci…

La cosa che più di tutte le altre mi piace sottolineare è che allo stesso minuto (l’ultimo del primo tempo) e nella stessa porta (sotto la Curva Nord dell’Olimpico) là dove il maledettissimo Gresko pensò bene di “spizzare” di testa per il 2-2 di Poborsky, ieri sera Samuel ha incornato in rete l’1-0 di una partita che ai non interisti è sembrata già scritta (e quindi una passeggiata se non una farsa), ma che a me ha dato bruttissime sensazioni: vedere Eto’o e Sneijder sbagliare così tanti gol in poco più di mezz’ora mi ha fatto incazzare e cacare sotto, tipo partite in assedio perenne ma dove, tra miracoli del portiere e tiri a banana, non segni neanche a morire. Invece, 1-0 e tutti al riposo.

Vero che il secondo tempo non regala grandi emozioni, anche se io (e per inciso anche Mourinho) trepidavo in attesa del 2-0, che rimane una basa leggermente più solida per congelare la partita tra ti-tic e ti-toc. Ed invero il 2-0 arriva su corner, sul quale Thiaghino da fermo salta altissimo e incorna in rete: bravo ragazzo, un po’ impulsivo a volte e come noto non proprio fulmine di guerra, ma il girone di ritorno è stato meglio di quello di andata. Buone prospettive per il futuro, anche se salterà la finale di Champions…

Ora ne restano 2: Chievo in casa e trasferta a Siena per l’ultima. Testa a posto e non facciamo cazzate…

Mercoledì, intanto, gara secca in Coppa Italia contro la Roma (a Roma, cosa di cui mi lamento da anni e non solo ora. Ma dev’essere un’altra forma di par condicio, del tipo: noi ci mettiamo lo stadio e i tifosi, tu porta il pallone). Come da copione, dovesse vincere l’Inter sarà “un trofeo che lascia il tempo che trova, l’Inter non deve farsi distrarre e deve rimanere concentrata sugli altri obiettivi”. Dovesse vincere la Roma sarà “il vero titolo che stabilisce una volta per tutte chi sia la miglior squadra in Italia, che in una partita secca ha battuto i campioni d’Italia e che contrappone all’Inter multietnica che ha perso qualsiasi legame con il calcio italiano la fierezza-romana-e-romanista dei giallorossi”.

Déjà Vu

LE ALTRE

Dopo qualche settimana torna il rigore per il Milan e con esso la vittoria dei cugini: a volte guarda il caso…

Nel frattempo è ormai matematica l’esclusione della Juve dalla corsa al 4° posto: l’obiettivo ora è insidiare il Napoli nella lotta per il 6°, che a quanto ho capito consentirebbe di fare l’Europa League senza passare dai preliminari. Un successo direi…

La Roma vince a Parma nell’anticipo di sabato, con un gol di Totti segnato dopo uno stop più che sospetto, anche se ovviamente tutti sono proni a dire che “nemmeno dopo tanti replay si capisce…”. Meglio così comunque, anche se, sinceramente, pensavo che i Lupacchiotti “sbracassero” e non fossero in grado di vincere.

Domenica spareggio per il quarto posto Palermo-Samp, che in effetti rende problematico lo scherzetto di una Samp che soffia sul filo di lana il 3° posto ai cugini… mi rassegnerò…

WEST HAM

Sconfitta per 3-2 a Fulham a casa del buon Hodgson, splendido finalista di Europa League. Sconfitta indolore (più o meno) perché la matematica e la classifica avulsa dovrebbero garantirci la salvezzai in ogni caso.

E che ora i magnaccia caccino i soldi perdio!

L'immenso muro addirittura sorride...

L’immenso muro addirittura sorride…

AD ABUNDANTIAM

Con un po’ più di calma, mi piace tornare su tutto quello che è stato il contorno della giornata di ieri, con riflessioni che partono da uno stadio catalano, passano per il divano di casa, e via ADSL arrivano nelle aule di tribunale.

Parlando di e del Barcellona, devo dire che il mondo blau-grana mi ha deluso.

Non parlo della squadra, che conosciamo e che –come ho detto più volte quest’anno- resta secondo me la capoclassifica di in un ipotetico campionato globale per club.

Qui volevo solo sottolineare come Laporta e Guardiola non abbiano gestito bene l’approccio alla partita da parte dell’ambiente: se il Barça fosse un’azienda parleremmo in termini entusiastici di “Corporate Social Responsibility,” e proprio quell’alone di “politically correct” che permea il club -UNICEF come sponsor sulla maglia, la Cantera (‘e mammate!) che sforna giovani sempre più bravi, i 100 mila soci sempre allo stadio etc etc- mi ha fatto andar di traverso la sceneggiata delle magliette  e dei proclami da guerrieri feriti manco dovessero andare in guerra.

…paura eh!? direbbe Lucarelli

E se la caserolada è una simpatica caratteristica delle trasferte calcistiche di tutto il mondo, la lentezza con cui la Polizia è intervenuta a sgombrare l’area antistante l’hotel (chiamati alle 23.30, arrivati dopo le 3.00) puzza di marcio tanto quanto il rompere i coglioni a Eto’o per questioni di fisco risalenti al 2005. Una pochezza indicibile.

Il massimo del minimo l’hanno poi raggiunto in campo: la sceneggiata di Busquets è talmente palese da risultare comica (l’occhio che fa capolino tra le mani sul volto non ha prezzo!), mentre vedere il loro portiere farsi 50 metri di campo per fermare Mou che festeggia sotto i suoi tifosi, o gli idranti fatti partire subito dopo in stile bimbo di tre anni “il campo è mio via io via tutti” sono davvero non degne di questo grande club.

Lo dico sinceramente: dopo Inter e West Ham resta la mia squadra favorita, ma ieri il Barça ha pestato una merda dopo l’altra. Dopo di che… cazzacci loro, noi ce ne andiamo a Madrid!

Piccolo inciso sugli arbitri (…chè se non ne parlo per troppo tempo mi vien l’orticaria): ieri, come già ho detto commentando il match, il tizio si è fatto gabbare dalla sceneggiata e ha cacciato Thiaghino, come a dire che le querimonie dell’andata sono subito state recepite e compensate.

Vorrei però sottolineare come, in quella professione che è la lamentela arbitrale, spesso ci si affanna ad elencare possibili rigori o cartellini dati e non dati, dimenticando un’altra criticità importante: i fuorigioco non azzeccati.

E’ una cosa che mi porto dentro fin dai tempi di Baresi (ballava nudo…) con la manina alzata. Del resto, oltre che complottista, sono anche un rancoroso con memoria elefantìaca… Quello era un grande Milan, poco da dire, ma mi chiedo come avremmo chiamato quegli “invincibili” se quella cazzo di manina non avesse indotto arbitri e guardalinee a fermare automaticamente il giUoco , bloccando negli anni decine e decine di attaccanti soli davanti al loro portiere…

E’ la domanda che, pur con un raggio temporale più ristretto, dovrebbero farsi i tifosi romanisti (Cassano fermato domenica) e Catalani (remember Milito a S.Siro sullo 0-0?) prima di gridare allo scandalo.

Ah, e nel caso, chiedessero pure a noi, che in materia di arbitraggi “disinvolti” siamo, nostro malgrado, preparatissimi cultori.

E questo ci porta alle aule di Tribunale: è di ieri la splendida e “salutare” notizia che Moggi, Giraudo e Mazzini sono radiati a vita dal calcio italiano. La sospensione per 5 anni con proposta di radiazione datata estate 2006 non si è quindi –per una volta- trasformata nel temuto biscottone all’italiana, ma ha avuto anzi il merito di ridare un minimo di dignità al Calcio italiano.

Detto questo, il capostazione è ancora talmente potente in questo mondo che potrà comunque piazzare suoi uomini in questa o quella squadra (o perché no, in questa o quella istituzione), ma almeno a livello ufficiale lo Sport italiano dice “io certa gente in casa mia non ce la voglio!

La chiusa vuole commentare le dichiarazioni di due campioni del nostro calcio: un applauso sincero a Totti per i complimenti fatti ieri sera subito dopo la partita (dite tutto quel che volete, ma nessuno lo obbligava a farli ed è giusto riconoscerglielo), e un ceffone virtuale a Del Piero per le dichiarazioni fatte ieri (“Gli anni con Moggi sono stati magnifici” e “Io ho vinto sette scudetti. Dicono cinque ma sono sette. Se me li ridaranno? Non lo so, ma non mi interessa, io ho la mia idea”).

Pur conscio dell’eccentricità del paragone, Del Piero mi ricorda le mogli dei mafiosi e camorristi che gridano contro la Polizia che li arresta e che urlano da invasate spergiurando sulla loro innocenza. E nella fattispecie, Del Piero e Moggi non sono nemmeno parenti!

Come ho detto mille volte, se fossi juventino (Dio me ne scampi) sarei incazzato a morte con Moggi, che mi ha fatto revocare due scudetti che avrei vinto lo stesso, visto lo squadrone che avevo.
Invece no, “lo facevano tutti“, “è colpa di Facchetti” (vergogna!), “sono sempre 29” e compagnia belante.

Quoque tu, Pinturicchio…