JE TE VURRIA VASA’

SASSUOLO-INTER 0-7

Partita quasi imbarazzante da commentare.

Eppure qualche spunto, anche alquanto gustoso, lo si ricava. Non posso che iniziare ghignando per la scoppola presa dal Presidente Squinzi, amatissimo alle mie latitudini fin dagli anni ’90 e salito ulteriormente nella personalissima classifica “simpatia Zeman” dopo aver svelato la sua passione rossonera e la morbosa speranza di accompagnare l’esordio nella massima serie del suo Sassuolo con una bella vittoria sull’Inter.

Lascio una riga affinchè ognuno di noi possa regalare qualche pensierino al suddetto.

Il match in sé ha assai poco da raccontare, se non di una squadra al momento palesemente inadeguata per la Serie A, come già il Pescara l’anno scorso -a dimostrazione che la Serie A a 20 squadre produce anche spettacoli sportivamente obbrobriosi come questo-  ed un’altra invece concentrata fino all’ultimo secondo, spietata in avanti e attenta in difesa.

Tutto gira bene per i nostri, con Nagatiello a sprintare sulla sinistra e mettere in mezzo per l’1-0 di Palacio dopo soli 7 minuti. A ciò seguiranno –seppur costellati di dubbi fuorigioco in un paio di casi- il primo gol nerazzurro di Taider, un’autorete da lui stesso provocata, il comodo tap-in di Alvarez, il sinistro a giro del Cuchu Cambiasso inframmezzato dalla splendida doppietta del redivivo Principe Milito. Il nostro torna ad assaggiare il campo nel corso della ripresa, tra gli applausi generali: da quel momento –non serve nemmeno dirlo- parte la nuova sfida domenicale: farlo tornare al gol.

Il ragazzo si presenta dopo pochi minuti con un diagonale largo di qualche metro, ma ha modo di rifarsi poco dopo, grazie al dribbling ubriacante di un Alvarez nuovamente tra i migliori (da censura solo la sottomaglia “Dios te amo”), che ripete per due volte la stessa finta ai danni del malcapitato di turno, sbeffeggiandolo al confine dell’area piccola e servendo palla per la zampata sotto porta del Principe. Portiere anticipato e boccia in buca.

E’ lì che, a mio parere, si vede l’immagine più bella della giornata: non tanto per la giusta e comprensibile festa dei compagni intorno al loro bomber ritrovato, ma per la scena che si presenta a favor di telecamera nella gradinata nerazzurra, popolata as usual da raffinati filosofi e fini pensatori contemporanei.  Tra i tanti ominidi a petto nudo a celebrare la rete con la sobrietà adatta alla circostanza, ce n’è uno che, incrociando evidentemente lo sguardo del Principe esultante, non trova di meglio che unire le mani alla bocca e mandargli un bacio come si farebbe con un parente prossimo (potete ammirare il Ducaconte a torso nudo e ray-ban  al min. 4.45, seminascosto tra Guarin e Cambiasso http://www.youtube.com/watch?v=5_POeNZAupY). E qui fatevi una dose di insulina, perché parte la zuccherosa poesia del calcio, capace di vedere motorini rotolare dal terzo anello ma al tempo stesso di provocare gesti tanto istintivi da sembrare ingenui e perfino delicati. Non posso non citare Nick Hornby quando, in Febbre a 90°, afferma che tifare una squadra è come entrare in una grande famiglia, con la differenza che, in quella famiglia, tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose . E quindi mi immagino il figuro di cui sopra abbandonare moglie e figli in una domenica di fine estate liquidando la sua assenza con un poco credibile “vado perché il Principe oggi ha bisogno di me”.

Tornando alle questioni tènnniche, confermo la mia compiaciuta sorpresa nel vedere la squadra bella tosta e quadrata per tutti i 90’, anche in una partita senza storia. Cresce di pari passo la curiosità di vedere come il Mister varierà la formazione al crescere di condizione del succitato Principe e del giovane Kovacic.

Le alternative da metacampo in su sono tante, e tutte più sparagnine dell’attuale 3-5-1-1: teoricamente si potrebbe arrivare ad avere un centrocampo con Kovacic, Guarin e Alvarez, con Milito e Palacio davanti. Eccessivo, ne convengo, stante lo “zero” a campeggiare sul cartello “filtro a centrocampo”.  Più probabile la compresenza delle due punte argentine  con uno tra Guarin e Alvarez seduto in panca (in questo momento non c’è storia: gioca Alvarezza e il Guaro sta a guardare) e due tra Kovacic, Cambiasso e Taider a irrobustire la mediana. Margine di manovra insomma ce n’è.  Per il momento, togliamoci dalla testa –e in fretta- la scorpacciata di tigelle e gnocco fritto e prepariamoci per menu ben più cazzuti: giovedì sera Fiorentina per cena!

LE ALTRE

La Juve ha nuovamente bisogno di uno schiaffo (dal Verona) per svegliarsi e raddrizzare la partita, andando però stavolta oltre il pareggio immediato con uno splendido Tevez, e completando la rimonta con la prima capocciata di Llorente.  La Roma si aggiudica il Derby meritandosi il primato in classifica e raggiungendo il primo obiettivo stagionale, all’insegna del provincialismo oltranzista, secondo cui vincere i due Derby vale comunque la stagggione. L’altra capolista, il Napoli, regola Balotelli (l’unico a giocare degli 11 rossoneri in campo) per 2-1, costringendo il bresciano a sbagliare il primo rigore della sua carriera e scavando un fossato di 8 punti (dopo 4 giornate) tra la testa della classifica e i cugini. Occhio però: anche l’anno scorso avevano iniziato così, e come ben sappiamo con un rigore a partita si può andar molto lontano.

E’ COMPLOTTO

Inevitabile continuare con la disamina di Napoli-Milan da un punto di vista mediatico:  Stantìo e alle soglie del ridicolo Compagnoni che su Sky ricorda, ormai più volte a partita, come Balotelli su punizione centri (quasi) sempre la porta, segnalando come incredibile lo score di 7su7 fatto registrare l’anno scorso contro il Chievo. Pensavo allora e ripeto adesso: Cristo, è il suo mestiere tirare in porta… A scanso di equivoci, ieri sera, 0su2 su punizia. Il rigore sbagliato ha poi quasi del sacrilego, della serie “anche Balotelli è umano e può sbagliare un rigore, il primo della sua carriera da professionista”.

Godibilissima, infine, la sceneggiata di SuperMario dopo il fischio finale, con inevitabile seconda ammonizione ed espulsione “neuronica”:  del resto, al Milan il ragazzo era “maturato tantissimo” e, nelle parole del Geometra, “evidentemente giocare nella squadra per cui fa il tifo fin da bambino gli fa dare quel qualcosa in più”. Attendiamo la solerte squalifica del giudice sportivo sogghignando.

Proseguendo con la squadra dell’Amore, è un vero piacere commentare la buffonata di Riccardino-che-si-taglia-lo-stipendio. Facendomi forza nel non gioire per l’infortunio di Kakà (chè non fa bello godere delle disgrazie altrui) ho trovato gustosissima la parodia del videomessaggio in cui il nostro, con notevole faccia di… bronzo , riusciva a non ridere dicendo di non volere nemmeno un Euro dal Milan, ma solo l’amore  dei suoi tifosi, fintantoché la sua zampa non fosse stata nuovamente in grado di farlo deambulare.

Come al solito, il problema non sta tanto nella velina di regime in cravatta gialla –oddio…-  quanto nella sua subitanea accettazione e divulgazione da parte della “critica” che, se fosse fedele alla propria denominazione, dovrebbe appunto soppesare le notizie che le vengono passate, prima di pubblicarle. E’ possibile che solo un dietrologo come me sia in grado di cogliere la ridicolaggine di certe affermazioni, e ipotizzi dietro a questa messa in scena una più che legittima clausola contrattuale, che vincola la retribuzione al rendimento? Questo son quattro anni che si rompe; i dirigenti del Milan, per quanto innamorati di Riccardino, non sono gli ultimi dei pirla (e se lo dico io…). Ergo: due righe sul contratto (ti rompi? Non ti pago) sono la cosa più logica. Invece no, tutti si vogliono bene, certi-amori-non-finiscono e stronzate varie assortite.

Infine, tutti a riconoscere i giusti meriti a Benitez: Massimo Mauro dichiara di apprezzarlo tantissimo (adesso, ovviamente: ricordo le frecciate che gli riservava ai tempi nerazzurri), mentre alla Domenica Sportiva gli offrono su un piatto d’argento la frecciata di Mourinho (“Il Chelsea ha problemi perché è abituata a giocare male”), commentando “eh ogni tanto Mourinho parla a sproposito”.

Sono ormai tre anni che José non vi piglia a ceffoni settimanalmente, ma ancora vi rode eh?

WEST HAM

Ferale sconfitta interna con l’Everton, dopo essere passati in vantaggio per due volte, subiamo 2 gol in un attimo. Proprio vero che la vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo.

Ricambiamo l'inchino

Ricambiamo l’inchino

EVERYTHING IN ITS RIGHT PLACE

CATANIA-INTER 2-3

Così come all’andata sono in gita di piacere (allora Firenze, ora Berlino) ed il precedente è scaramanticamente azzeccato. Parto infatti dall’Italia con poche ma granitiche certezze: 1) passerò tre giorni a parlare come Sturmtruppen (cazzen, è tarden! andiamo a mangiaren?) ; 2) ammorberò mia moglie imitando l’urlo di Zio Bergomi nel 2006 (“Andiamo a Berlino!!”); 3) col Catania non vale neanche la pena di guardarla, chè tanto pigliamo mazzate.

I messaggi ricevuti via cellulare all’inizio mi davano tristemente ragione, ma il terzo “buuuuzzzz” proveniente dal giaccone cambiava qualcosa. Mentre estraevo il blebberri pensavo a voce alta “Ecco il terzo fischione del Papu Gomez”, e invece i miei occhi increduli leggevano “Alvarez al 6° s.t.”. Non potevo fare a meno di rispondere citando beffardamente l’ottimismo fideistico di Scarpini* in simili occasioni, e cioè “Andiamo a vincerla!”. Il 99% di me ragionava esattamente come il Paul di Febbre a 90° (“fanno il gol solo per farci sperare  ancora e poi pigliano il 3-1 in contropiede”) mentre l’1% di me pensava alle bellissime rimonte da 2-0 a 3-2, cui pure Nick Hornby ha dedicato pagine godibilissime.

Mentre un taxista più lento del succitato Alvarez riusciva nella titanica impresa di raggiungere l’aeroporto in tempo per il nostro volo, il Trenza decideva che era ora di pareggio. E se lì il mio self control riusciva in qualche maniera ad avere il sopravvento, nulla poteva quando, ormai stanco e soddisfatto per un pareggio raggiunto in rimonta, controllavo distratto un’ultima volta il cellulare prima di salire a bordo: il commento da cavernicolo “E Andiamo!!”, garbatamente espresso con voce roca e rotta dalla tensione, era sagace e puntuale al punto da far sospendere per un qualche secondo di imbarazzato terrore il quartetto di pubescenti ispanici armati di Ukulele che stava allietando l’attesa di noi passeggeri.

Non posso ovviamente dilungarmi in disamine tattiche, se non di riporto: par di capire che, con Stankovic presente, la squadra abbia avuto almeno un piede pensante sui 22 in campo. Piedi che diventavano tre con l’ingresso del Cuchu (dico tre dopo aver visto la volée –di destro- finita fuori di un cm nel convulso finale).  In compenso Alvarez, nonostante il gol di testa, resta un oggetto fallato, non essendo possibile per un giocatore di Serie A (ma nemmeno di Seconda Categoria) non tirare dal limite dell’area con la porta spalancata davanti, solo perché la palla non è sul tuo piede preferito. Poi la boccia può colpire l’omino delle bibite in curva, ma –Cristo– devi tirare! Propongo la crocifissione in spogliatoio, pena dalla quale invece dispenso Juan Jesus, molto più che ingenuo nel primo gol ma patrimonio da sgrezzare e su cui lavorare: fisico e piede non mancano, occorre qualcuno che gli insegni l’intelligenza (hai detto niente…).

L’analisi complessiva vede una squadra di psicolabili, numericamente e qualitativamente appena sufficienti per raggiungere la decenza, nella quale un giocatore tra il buono e l’ottimo come Palacio riluce manco fosse il miglior Messi. Ottimo il Trenza, ci mancherebbe altro, ma resta il fatto che dipendiamo dalla sua forma e dagli estri da Cassano, come visto non sempre controllabili.

Giovedì temo mazzate ancor peggiori dei presagi di ieri, con una gita a White Hart Lane e con Bale&Co. pronti alla festa.

LE ALTRE

Juve e Napoli si fanno male solo a manate e cazzotti (vedasi Cavani e Chiellini) ma per il resto chiudono con un pareggio che fa molto più comodo agli ospiti che ai padroni di casa. I quali peraltro devono iniziare a guardarsi alle spalle: culo e arbitri possono molto più di quanto non si creda, e se le strisce della maglia sono quelle giuste capita di giocare 75’ su 90 in vantaggio e con un uomo in più (Rizzoli “una carezza in un pugno” docet).

Detto ciò, Roma e Fiorentina vincono pur soffrendo e la caccia al terzo posto si conferma assai affollata. Ricordo, più per sfizio che per reale speranza, che arrivando a pari merito col Milan, saremmo davanti noi. So che sembra incredibile, ma i Meravigliuosi sono solo a un punto di distanza da questa massa di rebambiti che tanto forte ci fa battere il cuoricione.

E’ COMPLOTTO

Avendo appreso solo in terra teutonica della nuova Cassanata, non posso che abbozzare e sostenere una volta di più il mio allenatore che (molto meglio del mio Presidente) ha commentato la notizia ponendo l’accento non sulla cosa in sé (cose così negli spogliatoi ne succedono ovunque e da sempre) quanto sulla fuga di notizie, ennesima conferma dell’eccessiva permeabilità dello spogliatoio nerazzurro, nel quale evidentemente  “qualcuno non vuole il bene dell’Inter” per dirla col Mister. La critica per una volta non va certo ai giornalisti, che vanno a caccia di notizie e in buona sostanza fanno il loro lavoro, ma proprio ai nostri che, evidentemente, ancora non hanno capito che è proprio da atteggiamenti del genere che nasce quel (poco) rispetto per la nostra società, che può tranquillamente essere usata come scendiletto senza timore di reazione alcuna.

E se a ciò aggiungiamo il totale fraintendimento del Signor Massimo (che non punta il dito contro “il giuda”, ma sul fatto che “è proprio la lite che non deve succedere”), capiamo quanto l’essenza del problema continui a sfuggire ai piani alti dell’illuminata dirigenza. Che poi il Pres finisca per assolvere Cassano, dandogli dell’artista e in una certa qual misura perdonando a lui ciò che ad altri non sarebbe permesso, la frittatina è fatta: ennesima occasione per sostenere il nostro allenatore agli occhi della squadra buttata nel cesso, ed ennesimo assist alla marmaglia mediatica per poter ricamare sul Moratti troppo buono, troppo “papà” coi giocatori e troppo poco vicino ai suoi allenatori.

Ma le mie caste orecchie, ed i miei stanchi occhi, hanno anche dovuto –o, forse masochisticamente, voluto- sorbirsi la presenza del Geometra Galliani alla Domenica Sportiva, a cui mancava poco che tutti i presenti baciassero la mano inginocchiandosi sui ceci, tale era la riverenza data … senza nemmeno essere a Mediaset!

Ecco a cosa ha portato il Berlusconismo ed il conflitto di interessi mai affrontato in Italia: al fatto che un dirigente calcistico di dubbie capacità, ma circondato da un’aura mediatica iperglicemica, venga trattato come Dio in terra dalla rete televisiva che teoricamente dovrebbe essere diretta concorrente dell’impero mediatico casualmente detenuto dal presidente del geometra in questione.

Non è nemmeno più prostituzione intellettuale dato che, come già dicevo poco tempo fa, quella almeno comporterebbe una dazione in danaro o altra utilità. Qui si “lecca” a prescindere, un po’ perché così fan tutti, un po’ perché non si sa mai, finendo per far fare la figura del modesto e dell’uomo di buon senso proprio al creatore di cagate tipo “Creste Rossonere”, “Club più titolato al mondo” o “Quattro due e fantasia”.

Tornando a bomba: tema della serata, il settore giovanile del Milan (aridaje!), reduce dai fasti del Torneo di Viareggio (finale persa per 3-0 contro l’Anderlecht). Splendido Zio Fester quando risponde al Civoli adorante (ma Civoli una volta non era interista?) di aver fatto di necessità virtù col settore giovanile, stante il Fair Play finanziario, e di non sapere se la loro esperienza con il Settore giovanile potesse essere da esempio per gli altri Top Team italiani. Anguilloso quando fa fare agli altri il lavoro sporco di adombrare dubbi sull’età dei rivali belgi “che in effetti sembravano degli uomini fatti e finiti, ma non ci sono le prove quindi non si può dire niente” (ma intanto è stato detto…) e infine vomitevole, in buona compagnia s’intende, quando annuncia urbi et orbi ciò che va cianciando da due settimane, e cioè che Allegri sarà il supervisore di tutti gli allenatori delle giovanili, i quali dovranno seguirne il modulo ed i metodi di allenamento, senza che nessuno osi dire “sì questo lo sapevamo”.

Anzi, proprio Civoli si sorprende, ripetendo più volte “Beh ma questa è una notizia! Ci sta dando una notizia!”. .. e io, vecchio illuso, che pensavo che il cuore nerazzurro di Civoli se ne venisse fuori con la frecciatina del tipo “Chissà come sarà contento Inzaghi, allenatore degli Allievi, di dover prendere ordini da Allegri”. Invece tutti zitti e proni, con il solo Gene Gnocchi a buttar lì la battuta  al giovane del Milan (premiato come miglior giocatore a Viareggio) che aveva incautamente apostrofato il geometra come “Signor Galliani”: “Guarda che lui è il DOTTOR Galliani” è rimbombato nello studio, in un silenzio orrendo, senza che nessuno dicesse niente, e con Zio Fester a fare il finto modesto , della serie chiamami pure come vuoi che per me è lo stesso… con la piccola differenza che lui Dottore non lo è… Dettagli, of course.

WEST HAM

Sbanchiamo il Britannia Stadium , vincendo 1-0 con lo Stoke City e raggiungendoli in classifica al decimo posto. Up the Hammers!

Vittoria di Trenza

Vittoria di Trenza

* Io che calcisticamente sono un pessimista nato, non sopporto questa fiducia evidentemente mal riposta da Robertone Scarpini nei nostri labili giocatori. Per gli auspici andati a buon fine in un Inter-Samp, un Inter-Palermo o un Catania-Inter, in 10 anni di radiocronache l’ho sentito toppare ennemila volte gli scongiuri di rimonta. Celebre, e il Signor Carlo lo ricorderà, l’urlo disumano dopo il gol dell’1-4 segnato da Recoba a Parma in un quarto di finale di Coppa Italia: “Gol! Riaperta!! E adesso facciamo il 4-2 e al ritorno a San Siro vinciamo 2-0 e passiamo il turno!!!”. Per la cronaca, l’andata finì 6-1 e al ritorno il pullman dell’Inter venne colpito da una molotov (http://www.repubblica.it/online/sport/coppauno/molotov/molotov.html ).

IL PALLONE E’ QUELLO GIALLO

FIORENTINA-INTER 4-1

 Minchia che mazzata.

Ennesimo miracolo di Juan Jesus e compagnia, e il Lazzaro vestito di viola ringrazia.

Sgombriamo il campo dagli equivoci: la Fiorentina ha fatto una partita splendida, ed il passivo è addirittura avaro per i viola, che non dilagano (ulteriormente) solo per colpa di un Handanovic che si conferma grandissimo. Detto ciò, la sconfitta mi ricorda il 4-0 rimediato con la Roma l’anno scorso, così come l’1-3 di inizio stagione a San Siro dalla banda di Zeman. Splendide serate di calcio (per gli altri, s’intende), che però rimangono gemme isolate nella stagione in corso. Arriverei a sperare che così non fosse per la Viola, che da sempre gode delle mie simpatie, ma la precipua caratteristica dei nerazzurri (propongo la laurea ad honorem in anestesia e –soprattutto- rianimazione) non deve passare inosservata.

Il copione pareva già scritto, coi nostri reduci addirittura da due vittorie in pochi giorni e i toscani che nel 2013 non avevano ancora battuto un colpo: quale occasione migliore per  sparigliare tutto e gettare i nostri nell’ennesimo psicodramma della stagione?

Sulla partita poco da dire: presi a pallate per 90’ e ubriacati dal loro possesso palla, per una volta non fine a se stesso ma terribilmente efficace. Se anche quel nano maledetto di Pizarro velocizza l’azione non c’è più religione. Come detto, ne han fatte 4 e potevano serenamente essere il doppio.

Strama spiega il cappotto con una squadra stanca e provata dal doppio impegno, troppo brutta per essere vera. Severa l’autocritica di chi ammette di aver sottovalutato il rischio di schierare sostanzialmente gli stessi uomini a pochi giorni di distanza.

Sarà. Fosse così, ci sarebbe da essere poco preoccupati: un bel turn over giovedì in Romania e tutti caricati a pallettoni per il Derby di domenica sera. Temo però che la spiegazione del Mister sia parziale. L’effettiva stanchezza dei nostri si installa su una squadra discreta ma nulla più, in piena trasformazione, e priva di due totem (Milito e Samuel) capaci di nascondere le magagne dei rispettivi reparti. Se questa è la base, è poco utile lamentarsi della staticità di Cassano (che se non altro qualche buona palla la dà, segnando oltretutto un gol bello quanto inutile) o della scarsa efficacia di Palacio, costretto a fare il Milito senza esserlo.

Siamo “poco” e non da oggi. I problemi cronici possono essere nascosti, arginati, ma non ignorati. Esattamente come l’anno scorso, la corsa al terzo posto resta aperta solo per la bassa velocità di crociera tenuta dai nostri rivali: che l’Inter possa, in via ipotetica, essere la terza forza espressa dalla Serie A italiana sarebbe davvero un brutto spot per il nostro Campionato.

Non che le altre siano meno colpevoli, anzi: come organico, Fiorentina e Milan sono superiori a noi (tocca dirlo), ma si trovano a navigare nelle nostre stesse acque. La Lazio continua ad essere quella a mio parere più meritevole, proprio perché ha espresso tutto (e forse anche di più) il proprio potenziale, riuscendo recentemente a fare anche a meno di Klose, rimpiazzato con successo da Floccari.

Tornando a noi, spero che la storia abbia insegnato al Signor Massimo che non è cambiando l’allenatore che si risolve la questione. La pietanza in oggetto, come diceva Bombolo, pensatore incompreso del ‘900 e troppo spesso dimenticato, “sempre merda rimane” con o senza parmigiano. Puoi chiamare anche i tre cazzari di Masterchef ma non ne caverai mai fuori niente di succulento. Ammesso e non concesso che i recenti acquisti siano buoni (troppo scarsi gli altri per giudicare le prove di Kuz e Kovacic), occorre andare avanti su quella strada, avendo piena contezza delle caratteristiche della squadra (tecniche, fisiche, cerebrali e anagrafiche) e identificando di conseguenza le priorità negli acquisti. A dirlo pare facile, ma ci sono 2 o 3 anni di mercato pronti a smentirmi.

 

LE ALTRE

Vedere la Juve in affanno fa sadicamente sempre piacere, ma aumenta a dismisura il rammarico per quel che avrebbe potuto essere e non è stato. A ciò si aggiunga l’incapacità del Napoli di approfittare degli ormai non infrequenti scivoloni gobbi. Essendo solito rimuginare sul passato, non posso non chiedermi cosa sarebbe successo all’Inter del post-Triplete con una gestione attenta e oculata degli acquisti e delle cessioni. Resto convinto (lasciatemi almeno questa illusione, che tanto è gratis…) che il Campionato vinto dal Milan e quello di quest’anno avrebbero potuto essere nostri, potendo contare su un vero ricambio per Milito ed Eto’o , un regista degno di tale nome ed un progetto di lungo termine come quello che –mi auguro, nonostante tutto- si è iniziato con Stramaccioni. Invece, pochi cazzi, stiamo tornando a far ridere tutta Italia.

Il Derby arriva nel momento peggiore, con le squadre su piani diametralmente opposti, nel pieno del weekend elettorale (e Dio solo sa quanto la cosa mi faccia paura) e con Balotelli pompatissimo da tutto il mondo a castigare quei cattivoni incompetenti che se lo sono lasciati sfuggire per quattro soldi (28 milioni, non 22 come detto nei giorni scorsi. 28). Il problema è che solo noi siamo capaci di resuscitare i morti, e questa è una delle poche qualità che gli altri non riescono proprio a copiarci. Onestamente non vedo come l’inerzia possa volgere a nostro favore. Il Milan è tutt’altro che imbattibile, lodato e incensato oltre ogni decenza dalla solita stampa che fa passare rigori in serie e autogol come una dimostrazione di forza impressionante. Però vincono, il che non è un dettaglio, e negli ultimi mesi hanno la miglior media punti del Campionato, così come solertemente riportato dagli scrivani del Geometra Fester.

 

E’ COMPLOTTO

Noto, senza molto stupore in realtà, che la cagata della Cantera rossonera sopravvive imperterrita nelle pagine dei nostri giornali, senza che nessuno osi chiedere in che cosa consista questa epocale svolta nel settore giovanile milanista, oltre al banale riferimento all’esempio di Ajax e Barcellona (a proposito, quella catalana si chiama Masia, almeno i riferimenti prendeteli giusti…). Singolare poi che la squadra dell’Amore faccia riferimento ai giovani attualmente in rosa intendendoli già come “prodotti del nostro settore giovanile”. Definizione che mi pare essere applicabile al solo De Sciglio, stante la sgradita –ma ahiloro effettiva- formazione nerazzurra (e ancor prima Lumezzanese) di Super Mario e la ingombrante presenza del Grifone rossoblù sulla cresta del faraone El Shaarawy. Dettagli, in ogni caso, sui quali non vale la pena soffermarsi.

Oltre al riferimento rossonero, torno a segnalare la nauseabonda importanza data al luogo di nascita dei calciatori componenti una certa squadra di calcio: sentire Albertini decantare il suo Milan perché” 10 o 15 elementi della rosa erano di Milano” è totalmente senza senso, oltreché un falso storico.

Io guardo alla mia splendida Inter 2006-2010, nella quale (a volte) di italiani ce n’era uno solo, ma che aveva un insuperabile attaccamento alla maglia e ai valori dell’Inter, e che, soprattutto, ha dimostrato quanto fallaci siano queste correlazioni tra luogo di nascita e squadra di appartenenza.

Se poi il discorso si sposta sull’importanza di crescersi in casa i campioni di domani, tutti d’accordo, ma anche lì: se per trovarli guardi solo nel giardino di quartiere, chiudi gli occhi a milioni di campetti sparsi per il mondo. Contenti voi…

Tornando alle tristi vicende di casa nostra, stucchevole la retorica con cui si continua a fingersi meravigliati dell’alternanza di risultati dei nerazzurri in trasferta, sottolineando la vittoria di Torino come spartiacque tra l’Inter schiacciasassi di fine 2012 e quella colabrodo degli ultimi mesi. Lungi da me voler negare la realtà, vorrei invece spiegare a lor signori (come se non lo sapessero) che questa bipolarità non è patrimonio esclusivo dei nerazzurri, ma di molte delle squadre di vertice. Probabilmente il caso Inter fa più impressione perché si vede una precisa linea di demarcazione tra la fase 1 e la fase 2, ma la classifica attuale ci dice che, tolte –almeno in parte- le prime due, le altre pretendenti ad un posto Champions se la giocano, schiave ognuna dei propri difetti.

Per quanto ci pertocca, non avendo un centrocampo né di conseguenza una plausibile idea di gioco, abbiamo vissuto finché possibile sugli spunti dei campioni (o quasi) ancora in rosa: le fiammate di Milito e Guarin ci hanno garantito gol e peso in attacco, mentre la graniticità di Samuel si è perfettamente sposata con la giovane spregiudicatezza di Ranocchia e JJ. La casa per un po’ è rimasta piacevolmente in piedi, ma, come visto, era un colosso coi piedi di argilla.

 

WEST HAM

Weekend dedicato alla FA Cup, e quindi di riposo per i nostri, già fuori dai giochi.

Effimera bellezza

Effimera bellezza

NON FA MALE

LAZIO-INTER 1-0

Oddio, un pochino di male lo fa… anche se, come tristemente commentato, quando l’hai già presa inderposto un tot di volte, probabilmente non brucia più come all’inizio.

Il titolo più che altro si riferisce alla prestazione dei ragazzi che, mi sento di dire, avrebbero meritato almeno il pari, e alla sconfitta del Napoli tanto inattesa quanto gradita. Rimaniamo secondi, pur consegnando il titolo di inverno ai gobbi con due giornate d’anticipo e creando un magma di squadre alle nostre spalle.

Il primo tempo della partita, ad essere sinceri, è stato di una mediocrità confinante col raccapriccio:

Visto che anche la fantasia e la speranza hanno un limite, ho smesso di sperare in un architetto alla Xavi per il nostro centrocampo. Più prosaicamente, ho guardato con occhi pieni di nostalgia IL Manicone che siede oggi sulla panca laziale come collaboratore di Petkovic (l’articolo maiuscolo è doveroso in questo caso, dovendo il nome dell’ex mediano interista essere pronunciato con la cadenza Bovisasca di Schopenauer Bagnoli). Un cazzo di ragionierino di metacampo, che sappia dar via un pallone di prima a 10 metri, senza doverlo toccare 3 volte o dover saltare in dribbling o progressione la gragnuola di avversari.

La litanìa è purtroppo la solita, ed è quasi inutile accanirsi ulteriormente sui piedi o polmoni deficitari di Gargano o Cambiasso (scusa Cuchu, ma quanno ce vo’ ce vo’). Guarin fa quel che può e sa (cavallo pazzo che prende palla e corre a manetta), Milito raschia il barile della sua sagacia tattica ma non basta, mentre Fantantonio galleggia tra le linee con poco costrutto. Non che la Lazio faccia molto di più, ma è decisamente meno peggio dei nostri. Inevitabile lo 0-0 a metà tempo.

La ripresa ci vede invece più vivaci, ma non sufficientemente audaci: questo per dire che la fortuna non ci assiste. Due pali su due conclusioni identiche (Guarin e Cassano), un altro tiro (pure questo indirizzato nello stesso angolo) di Palacio che esce di un soffio, un miracolo di Marchetti su ribattuta di Nagatomo dopo il palo di Ando’ e lo stesso Cassano fermato solo in area per dubbio fallo in attacco del Principe, che in pressing aveva tolto palla al laziale di turno. A tutto ciò aggiungiamo tentativo di sodomia in area nei confronti di Ranocchia nel convulso finale, ovviamente ignorato dalla mezza dozzina arbitrale.

Di contro, Klose prima sbaglia uno stop non da lui, e poi fa un gol da accademia del calcio: attaccante diverso da Milito, ma altrettanto perfetto nei movimenti e nelle conclusioni: calciatori senza tempo, poco mediatici ma terribilmente efficaci. Come detto perdiamo ma, citando il sommo Artemio de “Il Ragazzo di Campagna”, abbiamo ottime prospettive per il futuro.

Ribadisco che la sconfitta del Napoli, tutto sommato meritata visto un Bologna in versione massiccio e incazzato, mitiga di molto le conseguenze del nostro KO. Ora abbiamo un paio di partite teoricamente agevoli (teoricamente… una di queste è la sempre temibilissima trasferta di Udine), che potrebbero portare punti e ossigeno per una classifica che, se si guarda alla posizione e non ai punti di distacco, onestamente non potrebbe essere migliore.

 

LE ALTRE

Juve campione d’inverno, come detto, avendo battuto con irrisoria facilità l’Atalanta. Il Milan liquida il Pescara e si riaffaccia in zona Europa League, mentre la Roma viene beffata nella nebbia di Verona dal vecchio Pellissier. Facile vittoria della Viola nel derby toscano contro il Siena. Del Napoli già ho detto. Mi limito a manifestare nuovamente l’odio (calcistico, s’intende) per quei 6 o 7 tifosi del Napoli  -sempre gli stessi!- che vengono inquadrati da Sky ad ogni gol segnato, complice probabilmente qualche parentela col cameraman. Altrettanto atavica è invece l’ammirazione per Cavani, punta –lui sì- moderna e utilissima in tutte le zone del campo.

… e poteva essere nostro… (parolaccia a piacere).

 

E’ COMPLOTTO

Poco da dire. Dopo aver sentito per settimane la corretta statistica di gol segnati nell’anno solare, che vede Diego Milito primo, seguito a pochi gol di distanza proprio da Cavani, nel weekend sento più volte dire che Cavani è il bomber principe del 2012, con 40 gol segnati. Dubbi, perplessità…

Per il resto, nuova ovazione personale per Stramaccioni che nel dopo partita dice “non siamo ancora più forti degli episodi”, accomunando in questo errori nostri, pali e strafalcioni arbitrali (questi ultimi lampanti a mio parere, ma meno in mala fede di altre volte, tocca dirlo… Siamo talmente sofisticati che degli errori “normali” non ci lamentiamo nemmeno più… noblesse oblige). Avanti così, che vai bene.

Infine, curiosa considerazione aritmetica della Strega del Botox Paola Ferrari, secondo la quale la Juve a +7 sulla seconda è in lanciatissima in fuga, mentre il Milan, a 6 punti dalla terza posizione e con 4 squadre davanti “ormai vede la zona Champions”.

 

WEST HAM

Prezioso pareggio esterno a Birmingham contro il WBA, vera sorpresa del campionato.

Va bene tutto, ma Gargano nella fila di quelli alti nun se po' guarda'!

Va bene tutto, ma Gargano nella fila di quelli alti nun se po’ guarda’!

JAMM’ BBELL’

INTER-NAPOLI 2-1

Strama non sarà (e non è) Mourinho, ma il ragazzo ci sa fare. Il modo in cui ha preparato la partita col Napoli trasuda conoscenza calcistica da ognuna delle zolle semi sintetiche di San Siro: chiamatela consapevolezza dei propri limiti, chiamatela far-di-necessità-virtù, ma il Mister gioca una partita per molti versi opposta a quella vittoriosa contro la Juve, portando comunque a casa il bottino pieno.

E questo, cioè mantenere invariato il risultato al variare dei fattori messi in campo, per me continua ad essere una ricchezza inestimabile. In culo agli integralisti del 5-5-5 e applausi al Mister.

Il Cuchu, messo in difesa e impostato come libero d’altri tempi, controlla e gestisce al meglio la manovra, potendo far valere il fosforo invece della gamba. Piu’ avanti, e di contro, Guarin al posto di Palacio garantisce meno capoccia ma piu’ “animalanza”: il colombiano, se si tratta non di pensare ma di fare gara a chi spara piu’ forte, e’ tra i migliori cavalli in circolazione. Ottimo il gol su schema globale che sblocca il match dopo pochi minuti, che permette all’Inter -brava e fortunata- di poter fare la partita che voleva (della serie: vieni avanti tu che mi vien da ridere) e di poter gestire tempi e ripartenze secondo l’estro dei due puntelli Milito e Cassano.

Ancor piu’ incredibile il piedino fatato del Guaro quando piazza sapiente l’assist per il raddoppio del Principe, che chiude il primo tempo con un doppio vantaggio francamente insperato, se si considerano un paio di spaventi in area nerazzurra, ma addirittura striminzito, se penso all’entrata su Cassano in area che mi fa sobbalzare e cristare contro il “solito” Rizzoli; il degno compare di Rocchi chiudera’ la prestazione con un gol napoletano in evidente fuorigioco e un mancato secondo giallo a Behrami, ovviamente catechizzato con una ramanzina tanto inutile quanto codarda a meta’ ripresa, dopo entrataccia cattiva su Guarin. La ripresa vede il Napoli in avanti per forza, con un’Inter a difendersi non sempre con ordine: un po’ di confusione dei nostri, un (bel) po’ di imprecisione di Cavani & co., qualche buona parata di Handanovic hanno fatto si’ che i nostri mettessero in cascina il terzo big match della stagione, dopo Derby e Juve, per non parlare della Fiorentina.

Cosa ci dice questa sbrodola: che i nostri vanno bene quando sono caricati a mille e quando possono suonare la musica che vogliono, soprattutto se lo spartito e’ difesa e contropiede. Un classico, un vecchio blues, 12 battute solo all’apparenza sempre uguali, che solo i veri appassionati sanno apprezzare, cosi “sanamente” lontano da quella banale ricerca di originalita’ (il tanto decantato “bel giuoco”) che dovrebbe essere garanzia di qualita’ e di risultati.

Musicalmente ho sempre fieramente disprezzato l’idea per cui una canzone, per essere “buona”, dovesse essere in 7/8, avere un assolo di flicorno francese e un testo scritto da un esperto di semiotica sanscrita. A tali stronzate, ho sempre risposto che, se l’obiettivo e’ fare musica “non commerciale”, tanto valeva fare un disco di soli rutti; giudizio critico: tafanata galattica, pero’ mooolto alternativo!

LE ALTRE

Per fortuna abbiam vinto, perche’ davanti e dietro non ci aspettano. La Juve vince la classica partita che vale doppio, conquistando Palermo giocando tutt’altro che bene, mentre i cugini regalano il vantaggio iniziale al Toro, per poi “matarlo” definitivamente. Gragnuola di gol tra Roma e Fiorentina, con occasioni e gol propiziate piu’ che altro da svarioni difensivi da censura.

E’ COMPLOTTO

Tutti hanno salutato Antonio Conte come se fosse tornato da un lungo viaggio, per non dire da una brutta malattia, e non da una squalifica di quattro mesi. Non speravo ne’ chiedevo un cazziatone mediatico al tecnico “agghiaggiande“, anche se mi sarebbe piaciuto che qualcuno un po’ meno prono degli altri gli chiedesse “senta, siccome si e’ sempre dichiarato innocente e vittima, ci dice un po’ com’e’ andata?”. Invece no, tutto all’insegna del “quanto tempo! Ma come sta? Che bello rivederla!” con tanto di telecamera dedicata e mutismo assoluto sulla mancanza di dichiarazioni pre partita (ricordiamo invece il grave danno inflitto in primis ai propri tifosi dall’Inter che proclamava il silenzio stampa dopo le ennesime sviste arbitrali). D’altra parte, non sono mancate le solerti prostitute intellettuali a ricordarci che per l’Inter c’e’ poco da sorridere, risultato a parte: poco giuoco, pochi tiri in porta, portiere tra i migliori in campo… oltre a un Napoli-di-grande-personalita’ (recitata a mo’ di mantra da Caressa in telecronaca). Per fortuna non tutto e’ cosi’ buio, e allora giu’ il cappello ancora una volta a Zorro Boban e al suo commento alla partita e a Milito: a Stramaccioni fa complimenti sentiti, dicendogli in sostanza che sta ottenendo il massimo e forse di piu’ dalla rosa in dotazione, pur praticando un gioco che a lui personalmente piace poco e insegnando a tanti giornalisti teoricamente piu titolati come si fa un commento tecnico ad una partita. Ottimo anche quando si rammarica con Milito per averlo visto troppo tardi a certi livelli e quando constata che l’eta’ comincia a farsi sentire, con effetti poco piacevoli sulla velocita’ e sulla continuita’ nell arco dei 90 minuti. Ripeto quello che ho detto piu’ volte: notando con ribrezzo una stampa prona a questa o quella squadra, l’ultima cosa che voglio e’ ricevere analogo trattamento nei confronti dei miei ragazzi: two wrongs don’t make a right, ho imparato a dire. Quel che mi aspetto e’ pero’ onesta’ intellettuale e liberta’ di pensiero; quel che pretendo e’ che -ultimo esempio- se un difensore entra a scivolone e prende sia palla che piede avversario, o sia sempre rigore o non lo sia mai. Sappiamo invece come funziona nel salivato mondo dei media sportivi italiani… But that’s nothing new to me.

WEST HAM

Confesso di essere colpevole della sconfitta casalinga contro il Liverpool per 3-2. Assisto ai primi minuti della partita che vedono i Reds rapidamente in vantaggio, per poi estraniarmi una buona ora, sufficiente agli Hammers a ribaltare il risultato. Mi riaffaccio quindi alla partita per il quarto d’ora finale, che vede il West Ham soccombere e inassare 2 gol in pochi minuti.

Mario, quando vedi che butta cosi, fatti i cazzi tuoi!

Hombres del partido

Hombres del partido

SAME BUT DIFFERENT

INTER-PALERMO 1-0

Parliamoci chiaro: l’Inter da un mesetto a questa parte sta giocando la stessa partita da 5.5 o 6– che, in quanto tale –e cioè mediocre- può essere decisa dal più impercettibile dei battiti d’ala: sfiga, culo, scelte arbitrali. Lo stesso Stramaccioni concorda con la mia tesi, ancorché usando parole diverse.

Quel che a Bergamo e col Cagliari ci hanno tolto gli errori arbitrali, e che a Parma ci siamo tolti da soli giocando –tecnicamente parlando- di merda, ieri ci è stato omaggiato dal fattore C, con il Sergente Garcia mosso a compassione nel regalarci un plastico autogol in spaccata scivolante su cross di Ranocchia, novella ala destra.

Vero che il Palermo del poco rimpianto ex Gasperini non ha quasi mai tirato in porta (complice l’assenza di Miccoli), e che i tre dietro hanno –di risulta- fatto un figurone, ma i frutti di una manovra impostata a turno da Gargano e Samuel sono mele marmoree per le fauci anchilosate di Milito e Palacio, con il piccolo Coutinho nuovamente nei panni del bimbo perso al parco giochi.

E’ come se lui ed Alvarez facessero a gara a chi fa rimpiangere di più l’altro…

Strama contempla il nostro niente (ho già citato il Melandri su questo passaggio, ma la perfezione non è migliorabile) finchè decide di sparigliare togliendo nell’ordine Milito, Capitano e Cuchu e inserendo Guarin, Nagatiello e Mariga. I primi due subentranti sono quelli che, esagerando nella forma ma non nella sostanza, “spaccano” la partita, essendo entrambi dotati di quella sempre più rara qualità necessaria ai giuocatori di calcio: la corsa. I siciliani infatti paiono non aver voglia di infierire, e d’altra parte non fanno grossa fatica a imbrigliare la nostra asfittica manovra. L’ingresso dei due succitati se non altro mischia un po’ le carte, e al tifoso assetato di buone nuove e lungimiranti pensate del proprio allenatore piace pensare che il rocambolesco autogol derivi anche dal mulinare di gambe generato dalla coppia nippo-colombiana.

Poco altro da aggiungere sulla gara in sé, se non che le prossime due ci vedranno opposti a Napoli e Lazio: savasandir che servirà ben altro per aver ragione di aquilotti e ciucci…

 

LE ALTRE

La Juve asfalta il Toro che regge solo un tempo, salvo poi piegarsi senza rimedio, complice anche l’inferiorità numerica cui è costretto, stante scellerata cianghetta di Glik ai danni del gobbo di turno.

Bene anche il Milan che ribalta il risultato a Catania grazie a un Faraone in gran spolvero, oltreché in fuorigioco in occasione del pareggio. Più che equo il Catania, visto che dopo il rigore non dato a San Siro contro di noi ed il furto con scasso subito in casa con la Juve, subisce un torto arbitrale anche nella partita col Milan. Battute a parte, i cuginastri si mangiano l’impossibile prima di chiudere nel recupero con il 3-1 di El Shaarawy. Bene le romane, benissimo il Napoli che fa manita col Pescara, si ferma la Viola contro la Samp lasciandoci soli al terzo posto.

 

E’ COMPLOTTO

Inizio dalla gustosissima -e sacrosanta- esclusione di Pirlo dal Gotha dei calciatori in lizza per il Pallone d’Oro 2012. Non tedierò oltre i miei lettori sul mio astio nei confronti del centrocampista bresciano, e ancor di più sulla stampa che da un decennio ne magnifica ogni singola virgola.

Posto che non sia lecito ad un sano di mente affermare che il ragazzo sia un bidone, godo invece nel vedere quanto gli “oooh” di meraviglia calino di intensità al di fuori dai confini italici, con gli addetti ai lavori pronti ad eleggere gli inevitabili Messi-Iniesta-Ronaldo quali finalisti dell’edizione 2012. Poco da dire: sono i più forti ed è giusto che ci siano.

Ma ecco che, dalle stesse penne da cui era uscita questa glaciale e ineffabile affermazione allorquando l’Inter veniva ignorata nel 2010, dopo aver vinto tutto o quasi nell’anno solare, da quelle stesse penne, dicevo, deborda ora tutto lo sdegno vestito da retorici e sarcastici commenti all’insegna del “cos’ha vinto Messi quest’anno più di Pirlo?” fino all’inevitabile “qual è il valore reale di premi come questo?”.

Palese e lampante la coerenza di questi figuri: giusto premiare chi è più bravo “a prescindere” (e quindi premiamo Messi per i prossimi 10 anni) quando il concorrente ha la faccia triste di Milito –escluso addirittura dai primi 50!- o la stempiatura di Sneijder, quasi blasfemo invece non considerare quanto fatto e vinto nell’anno solare se il concorrente ha lo sguardo socchiuso e lisergico ed il numero 21 sulla maglia.

Ah, e comunque: pur accogliendo l’obiezione, Iniesta nell’anno solare ha vinto Europeo, Coppa di Spagna ed è stato finalista di Champions League.

Proseguo poi lodando ancora una volta la squadra che mi onoro di tifare per il giusto tributo riservatole a New York, al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite. Una sola squadra ha avuto questo onore, e non è stato il Barcellona da tutti lodato per il logo Unicef sulle maglie, né la squadra dell’Amore che avrebbe causato un’epidemia di crisi iperglicemiche comunicando il raggiungimento di un simile traguardo. Non sono stati nemmeno Club attualmente ben più potenti e prestigiosi quali il Real Madrid o il Manchester United. No. E’ stata l’Inter.

Sono partigiano e quindi poco obiettivo, ma credo che, ancor di più in tempi di magra per il nostro calcio, una maggiore e migliore pubblicità all’evento da parte dei media italici sarebbe stato opportuno. Tuttavia, chi è causa del suo mal (l’Inter in questo caso, “il club meno mediatico del mondo and proud of it”) pianga se stesso. E lasci i media a ciarlare nella stessa settimana di mobbing e cattivo esempio dato per tutti quei club “di serie C” (Fabrizio Bocca di Rosa evidentemente non sa che da qualche anno si chiama LegaPro) che potrebbero essere tentati di agire nella stessa maniera verso calciatori che non possono vantare lo stipendio a 6 zeri dell’olandese. Senza aggiungere che, in Lega Pro e anche più giù, i casi di ingiustizia sportiva e di stipendi allegramente non pagati (altrochè ridistribuiti tra parte fissa e variabile!) se ne contano a decine, nel silenzio generale, chè certi Carneadi si tirano fuori solo quando fa comodo.

Finisco in bellezza, però, facendo da solo un applauso alla performance del nostro Mister nel dopopartita: dovendo da contratto mettere su il disco del “Sono io che decido di non convocare Sneijder per scelta tecnica” a cui palesemente non crede né spera di essere creduto, ma che mantiene per doverosa governance aziendale, respinge qualsiasi critica –giusta o ingiusta che sia- nella gestione del caso, per poi impartire una vera e propria lezione di tattica a Massimo Mauro (ottima la chiosa finale “…se fosse così facile come dici tu avremmo risolto il problema”) e liquidando la competenza giuridica –formalmente corretta ma non applicabile al caso di specie- di Ilaria D’Amico che ricordava a tutti come non sia l’entità della busta paga a far apparire o sparire un diritto.

Faccio prima a linkare il tutto che a descriverlo:  http://www.youtube.com/watch?v=6P5vZHrbJBI&sns=fb con climax ascendente tra il min. 6.00 e l’11.40.

Stramalo!

 

WEST HAM

Granitici i martelli che rifilano 3 fischioni al Chelsea  del “Fat Spanish Waiter” Benitez. Solidamente nella colonna di sinistra. What else?

Nell'immagine, il migliore in campo Come dite? non si capisce chi è? ...appunto!

Nell’immagine, il migliore in campo.  Come dite? non si capisce chi è? …appunto!

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO

PARMA-INTER 1-0

Io sono un tifoso superstizioso, e forse non è possibile essere davvero tifosi (e cioè di parte, irrazionali, solo sporadicamente ragionanti) senza attribuire importanza –eccessiva s’intende- a cabala e precedenti di ogni tipo. Ecco perché sentivo puzza di bruciato per questa partita, chè ci sono dei campi che tradizionalmente ci dicono male: Parma, Udine, Bergamo… postacci dove, anche le poche volte in cui si è vinto, lo si è fatto per fatti episodici (botte di culo o prestazioni troppo belle per essere vere).

Non volendo però passare per gufo, mi concentro per pochi secondi sullo squallore che mi è toccato vedere (in differita, oltretutto): la cosa che più mi ha deluso è la rassegnazione della squadra, la mancanza di voglia di vincere. Ma porcamignotta, con la Juve che ha perso e ti ridà la possibilità di tornare a -1, e col Napoli che ha appena vinto la sua partita, scavalcandoti in classifica, il minimo che tu possa fare è entrare in campo per mangiare gli avversari. Poi ci sta di non vincere perché sei troppo confusionario, perché non hai la necessaria lucidità per giocare come dovresti. Ma non puoi sembrare un morto che cammina per 90’.

Ci sta il calo fisico, ci stanno le assenze, ci sta pure tua sorella, vecchia baldracca, ma non è possibile subire un gol, come quello di Sansone, preso dopo discesa indisturbata di 50 metri del suddetto giocatore, senza che a nessuno venisse in mente di stenderlo prima che diventasse pericoloso. In quel momento abbiamo avuto la poco invidiabile sensazione di vedere riassunta e messa sotto vuoto tutta l’arrendevolezza della squadra(ccia) e l’ineluttabilità della partita. Palacio e Milito naufragavano a 60 metri dai compagni, Cuchu e Capitano statici come non mai, e Nagatiello a vedersela da solo contro Biabiany, Rosi e Marchionni: tre contro uno is not fair

Per il resto, leggo che non bisogna caricare di troppe responsabilità Alvarez perché lui fa tutto quello che può (“cioè nulla” direbbe Lucianino Perozzi) e quindi non possiamo pretendere più di tanto. Sarò semplicistico, ma credo che la maniera migliore per non stressare troppo il povero ragazzo sia sbolognarlo al primo che passa e toglierci il dubbio che forse, con un po’ di velocità in più, con qualche partita giocata nel suo ruolo (che poi, quale sarebbe?), usando anche il piede destro.. chissà potrebbe addirittura migliorare.

Anche Guarin, che pure ha fatto vedere più “arrosto” del fumoso collega,  soffre del difetto più grave per un giocatore di pallone: è “calcisticamente scemo”. Punta troppo sul suo fisico, non si appoggia mai al compagno (non che ne abbia a dozzine, visto che a smarcarsi e dettare il passaggio pare si piglino delle brutte malattie…), insomma un casinista là dove servirebbe un geometra.

Non vi ammorberò dicendo ovvietà del tipo “non eravamo fenomeni 20 giorni fa, non siamo dei rottami oggi” (cosa che peraltro sottoscrivo), ma mi limito a osservare, non senza preoccupazione, che quella capacità che più volte ho visto in Stramaccioni di leggere bene la partita e di motivare al meglio i giocatori è clamorosamente mancata nelle ultime uscite. Pesano senz’altro gli infortuni, pesano in classifica gli errori arbitrali, ma il ragionamento qui è diverso e riprende quanto scritto in apertura: tu a Parma devi entrare e fare a cazzotti con tutti. Se perdi, devi perdere perché l’hai fatta fuori dal vaso, non perché il tuo encefalogramma segna una monotona linea retta.

Eccheccazzo!

LE ALTRE

Come detto, la classifica che poteva vederci rifare capoccella alla Juve, ci vede invece a distanza immutata dai gobbi, ma con la poco gradita novità del sorpasso da parte del Napoli e dell’aggancio da parte della Fiorentina. Terzi a pari merito, dunque. Non male se ce l’avessero detto a Settembre, ma da giramento di coglioni se analizziamo le ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è, ma è per palati fini (o per paranoici, fate voi…): nei giorni scorsi, Galliani preannuncia che, per la partita Milan-Juve, avrebbe invitato Van Basten a San Siro perché in quella data ricorreva il ventennale di un Milan- Goteborg, finita 4-0 e con 4 gol suoi. Niente da dire sulla scelta in sé, più che legittima e degna occasione per tributare il giusto plauso ad uno dei più grandi centravanti del calcio moderno.

Quello che mi stomaca, e che mi fa gridare “Servi!” alla redazione di Sky, è lo speciale sui gol segnati da Van Basten al Milan nel ventennale della famosa partita.

L’ho detto a Gio’, che mi ha riservato lo sguardo paziente e compassionevole che tira fuori in questi casi, ma come direbbe Paolo Cevoli nei panni dell’assessore, “c’ho ragione e i fatti mi cosano!”.

Cara Sky, è Galliani che ti fa il palinsesto? E’ il Milan che ti suggerisce i video celebrativi da mandare in onda proprio alla vigilia di Milan Juve? ‘Ste marchette falle fare a Milan Channel, o a Mediaset –sempre che ci sia differenza- ma tu mantieni una tua cazzo di linea autonoma e non pendere dalle labbra di Zio Fester come se fosse l’Oracolo di Delfi.

Tornando alla nostra partita, mi limiterò a segnalare l’enfasi e il sottile compiacimento (processo alle intenzioni, lo riconosco) di Maurizio Compagnoni allorquando ricordava il tragicomico record nerazzurro al Tardini, snocciolando date e risultati che ferivano il qui scrivente come una coltellata.

WEST HAM

Grave ma tutto sommato meritata sconfitta per 3-1 nel derby contro il Tottenham.

Core 'ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l'Inter. Consoliamoci: almeno a 'sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri...

Core ‘ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l’Inter. Consoliamoci: almeno a ‘sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri…

TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE

INTER-CAGLIARI 2-2

Weekend strano e solito al tempo stesso, seppure su fronti diversi.

Dopo essermi violentato l’anima, sperando che i cugini rimontassero il doppio svantaggio a Napoli, ho assistito quasi “nasandola” all’ennesima prestazione da Pazza Inter. Mi sono in realtà risparmiato il primo tempo che, credo, sia riassumibile nel bel gol di Palacio su cross di Cassano, in una gragnuola di parate di Handanovic e nel meritato pareggio sardo con Sau, bravo a infilarsi tra Samuel e JJ.

La ripresa invece ha visto i nostri procedere  a sprazzi, col Cagliari bravo a ripartire e approfittare degli inevitabili buchi che si aprivano dietro. Milito ha fatto riapparire la prima delle megére evocate nel titolo, sparando alto un sapiente assist di Nagatiello a non più di 3 metri dalla porta.

La spinta “ragionata” dell’Inter in realtà finiva lì: da quel momento in poi i nostri cercavano il gol più col casino organizzato che con manovre ragionate. La dura legge del gol (sbagliato-e-quindi-subito) non ha tardato a trovare applicazione, con Pinilla bravissimo a centrare il palo su girata acrobatica, e ancora Sau bravo e fortunato a trovarsi in zona, controllare e fintare prima di mettere in buca l’1-2. Dopo qualche Madonna tirata a dovere, ho pensato al classico dei classici: Inter che deve vincere per approfittare degli acciacchi altrui e che invece viene beffata sul più bello.

I fantasmi di Phil Masinga, Evair e Dely Valdes si sono messi a ballare davanti a me, mentre uno strano mantra di Morettiana memoria riecheggiava nella mia testa: “tutto dipende da me, e se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Quando poi vedo l’inutile Riky Alvarez prendere il posto di Cassano capisco che la giornata da scura può solo trasformarsi in nera, e invece è una botta di culo sesquipedale a rimetterci in carreggiata, sotto forma di cross di destro (di destro, lo devo scrivere due volte perché possa capirsi l’eccezionalità dell’evento) proprio del neo entrato che incoccia su Astori per il più classico degli autogol. Pareggio e una manciata di minuti da giocare, tentando quel che, a seconda del colore delle strisce della maglia, viene definita “vittoria di carattere” o “somma ingiustizia calcistica”. Nel dubbio, non si applica né l’una né l’altra definizione, visto che il casino organizzato di cui sopra produce qualche flipper in area che causa solo picchi di pressione arteriosa, fino all’inguacchio del 90’. E lì che appare la seconda strega di giornata, allorquando Ranocchia è palesemente cianghettato a cavallo dell’area, tra le urla degli spettatori e nel silenzio assordante dell’arbitro, che fa proseguire. Il fatto che sia Cassano, rimasto in panca dopo il cambio, a dover calmare Stramaccioni, dà la misura dell’incazzatura del Mister, che viene inevitabilmente cacciato.

Rimandando a poco più sotto i commenti  de panza sul succitato fattaccio, qui mi limito a rivendicare il sacrosanto diritto di una squadra di vincere, pareggiare o perdere partite per esclusivo merito o demerito proprio e degli avversari, ma senza dover mettere sul piatto della bilancia la decisione sbagliata dell’arbitro.

Se Milito sbaglia da due passi posso smadonnare fino a domani senza capacitarmi di come un campione come lui possa calciare alto da quella posizione, ma se un arbitro non segnala un fallo chiaro e solare come quello su Ranocchia, il tifoso, sì fazioso ma non fesso, si incazza. E si incazza ancor di più quando gli viene fatto notare che, stante l’errore del proprio centravanti, non ha diritto di lamentarsi. A stronzate del genere finge di credere Marotta quando dice “il loro gol era buono, il nostro in fuorigioco, ma ai punti avremmo vinto comunque noi” oppure il fideista sacchiano che pensa che solo giUocando bene puoi meritarti di vincere, e che se invece osi giocare male, e il Dio del calcio decide di non incenerirti con un fulmine a metacampo, il minimo che ti puoi aspettare è di perdere.

 Cercando di tornare al solo calcio giocato, è vero che, dopo la vittoria di Torino, probabilmente i nostri hanno accusato un calo di tensione: è qui che però deve intervenire un allenatore come Stramaccioni, bravo nell’aspetto motivazionale: al netto degli errori arbitrali, che in due partite ci hanno tolto 3 punti (1 a Bergamo e 2 ieri), le ultime partite ci hanno visti in calo, incapaci di riproporre lo schema “massicci e incazzati” che tanto veloce ci ha fatti marciare a Ottobre. La speranza è che lo svuotamento dell’infermeria e l’applicazione calcistica del sommo principio dell’informatica (spegni e riaccendi) possano portare benefici alla squadra.

LE ALTRE

Come detto, Juve-Lazio e Napoli-Milan avevano apparecchiato la domenica come meglio non si poteva sperare: due pareggi, accompagnati da una nostra vittoria, avrebbero voluto dire 2 punti recuperati su tutte e quattro le suddette. Forse troppo bello per essere vero, o troppo vero per essere bello. Di tutto questo stallo ne approfitta la Fiorentina che demolisce l’Atalanta e appaia il Napoli al terzo posto, ad una sola lunghezza dai nostri. Bello e intenso come al solito il Derby di Genova, che vede la Samp prevalere sul Grifo, lasciandogli anche la poco invidiabile coda della classifica. Nonostante Clouseau Delneri, spero sempre per il meglio quando si tratta di Zena.

E’ COMPLOTTO

Lampante e palese dimostrazione di prostituzione intellettuale ieri nel dopo partita.

Protagonista principe, la terza strega della nostra favoletta, sotto forma di calabrese cantilenante (Massimo Mauro), la cui faccia di tolla riesce a rimanere impassibile nel suo mezzo sorriso anche dicendo che secondo lui quello su Ranocchia non è rigore. Non mi stupisco dell’affermazione in sé, perché conosco il soggetto e la sua “non simpatia” per i colori nerazzurri. Quel che mi fa ribrezzo è il suo discorso da finta-vergine, nel quale accusa Moratti di essere troppo tifoso per essere obiettivo, invitandolo a fidarsi di giornalisti e commentatori imparziali, che, proprio perché tali, sarebbero più lucidi mentalmente e quindi più attendibili in sede di giudizio. Il figuro aggiunge che adombrare sospetti fa male al calcio, che non è giusto farlo “perché la Juve è andata in B ed ha pagato ed è stata l’unica a pagare”, e che così facendo lo costringono a ricordare il rigore non fischiato al Catania, che lui non vorrebbe ricordare perché l’errore dell’arbitro fa parte del gioco, e che invece si vede costretto a tirar fuori di nuovo, a ulteriore riprova del fatto che, alla fine, torti e ragioni si compensano. (Il fatto che quello sia il solo episodio che viene tirato in ballo a favore dell’Inter, e che comunque quella partita sia stata vinta 2-0 poco conta ovviamente…).

Non starò a dirvi quanto soave sia sembrata la musica uscita dalla bocca inferocita del Signor Massimo, infuriato nel dopo gara e unico a parlare ai giornalisti, e polemizzando anche con lo stesso Mauro e la sua tesi negazionista. La speranza, in termini di governance aziendale, è che l’incazzatura continui e non sbollisca come tante altre volte nelle dichiarazioni del Lunedì rese-dal-sempre-disponibile-presidente-all’ingresso -degli-uffici-della-Saras.

Soprattutto perché, se non è bello subire torti sul campo, ancor più “antipatttico” è essere presi per il culo nei giorni seguenti. Facendo finta di parafrasare Giovenale, e volendo invece citare un sommo ancorchè bianconero Matteo Brambilla di bionda età, mi chiedo retoricamente quis custodiet custodies? e cioè chi garantisce della buona fede di commentatori e giornalisti, quando questi negano l’evidenza o promuovono una sostanziale omertà come stile di vita? Ritorna ancora una volta la saggezza Mourinhana del ‘bassiamo i toni e delle nefaste conseguenze che ciò ha portato al nostro Calcio. Evidentemente  si sbaglia a lamentarsi, perchè il nostro piangere fa male al Re. Dovremmo pigliarla in culo e ringraziare, dovremmo credere a chi ci dice che piove dal basso in alto e che quello su Ranocchia non è rigore, perché Ranocchia è alto 1.90 e per un tocco così non può cadere (non posso chiedere a Mauro di conoscere le basi della fisica e quindi il concetto di leva, ma cazzo, questo ha giocato 10 anni in Serie A e non può non riconoscere in quella dinamica un chiaro fallo di gioco).

Del resto, nelle mie orecchie risuona ancora l’ex arbitro Chiesa che, commentando in diretta il famoso Juve-Inter di Iuliano nel ‘98, sosteneva che “non tutti i contatti sono rigore” e che quello, secondo lui, non lo era. Eppure si dichiarava imparziale, eppure era competente, come Tosatti, come Biscardi, come il moviolista Silvio Sarta e tanti altri che solo io e pochi altri, rancorosi dall’elefantiaca memoria, ricordiamo ogni sera nelle nostre preghiere.

E noi, poveri bimbi rimasti scottati dall’acqua bollente, dovremmo fidarci ciecamente di quel pentolone di acqua calda che cuoce sul gas, senza far troppe manfrine su quel che è stato, chè se no qui non se ne esce più!

In tutto ciò, la Juve con la sua reazione pesta una cacca di mucca, visto che –se conosco il mio presidente- le sue parole di ieri non erano rivolte a Torino. Non che voglia assolvere i gobbi (anzi), ma quando Moratti dice di non voler rivivere esperienze già vissute, non si limita a tirare in ballo banalissimi favori dati alla Juve. Si riferisce a un sistema non solo finalizzato ad avvantaggiare gli amici, ma anche a danneggiare chi a quel cerchio magico non apparteneva. Come a dire che non bastano due partite senza aiuti alla Juve per far sparire il problema, perché il problema c’è e persiste, addirittura indipendentemente dalla Vecchia Signora: così come contro la Juve, per un arbitro, è bene non sbagliare, con l’Inter ogni arbitro –mi vien da dire soprattutto quelli giovani- può dimostrarsi “di personalità”: l’Inter è la classica grande con la quale si può anche sbagliare, perché tanto alla fine non succede niente. Loro tanto piangono sempre e io, arbitro, posso dire di non aver subìto la famosa sudditanza psicologica e di aver avuto le palle per non fischiare un rigore al 90’ a favore della la grande squadra. Se poi il rigore a guardar bene c’era, c’è sempre la poesia dell’errore dell’arbitro che va accettato come quello di un Milito qualsiasi…

WEST HAM

Monday night contro lo Stoke per mantenere una classifica da sogno.

int cag 2012 2013 bis

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più.
Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

COME LA ZAFIRA

INTER-RUBIN 2-2

Di questi tempi, la mia Opel il più delle volte non parte, procede a strappi e sobbalzi.  Nonostante sia attualmente dal meccanico (…’tacci sua, per inciso), mi è parso di vederla ieri sera in zona San Siro vestita di nerazzurro: Stramaccioni come “guidatore” è meno brizzolato di me, ma per il resto l’analogia è calzante.

Decidere di lasciar fuori due dei tre “piedi pensanti” in squadra (Milito e Wesley) ti espone a fare il pane con la farina che ti ritrovi. Avere un centrocampo che vede Zanna-Gargano-Cambiasso ti assicura generosità, acume tattico e folate imbizzarrite, rigorosamente in ordine sparso e soprattutto mai in contemporanea. Avere –poverino- una sciagura che gioca terzino destro, che causa un rigore come nemmeno all’oratorio, e che per il resto del primo tempo non ne becca una –sbagliando anche un gol che nemmeno io al calcetto dei campioni del lunedì- ti porta inevitabilmente a tirare conclusioni macchiate di un certo pessimismo, nonostante i commentatori di Sky, durante e dopo il match, parlino incredibilmente di pareggio più che meritato dall’Inter.

Per come l’ho vista io, siamo una squadra ancora in piena costruzione, in cui davvero andiamo avanti a fiammate ma senza che ci siano quei 3-4 giocatori di sicuro affidamento per tutti i 90’.

Handanovic para bene il rigore, spiaggiandosi però al momento di rialzarsi e allontanare il pallone, preda di sole maglie verdi pronte a ribattere in rete. Vero che i russi entrano prima in area, ma poche balle: potevano farlo anche i nostri! Il pari arriva dopo l’erroraccio sotto porta di Jonathan, sulla cui ribattuta Livaja arriva al colpo di testa che finisce di poco alto. Ancora qualche minuto e Cassano vede bene il movimento del Cuchu che si inventa una “magata”, aggirando il portiere e svitandosi un ginocchio per crossare di destro (!) sulla testa a cresta del giovane croato, che insacca il pareggio. Ottima azione, con Cassano in versione suggeritore e Cambiasso a dare ennesima dimostrazione della sua intelligenza calcistica.

La ripresa vede Guarin al posto dell’impresentabile “erede di Maicon” –bravo comunque Stramaccioni a minimizzare la sostituzione punitiva nelle interviste del dopo gara- : Zanna scala dietro a destra e a metacampo abbiamo un po’ di birra in più. Guarin è bravo, ha fisico, corsa, ma ieri sera ho capito che quanto a visione di gioco siamo un poco miopi (come disse Calboni di Filini, parlando con Zizì: “è magro, ma miope: occhiali doppi insomma… tipo civetta”): non azzecca un passaggio nemmeno a pregarlo e anzi innesca qualche contropiede russo, ergendosi a capolista del neonato partito P.A.C.R.A.  “Passaggi Alla Cazzo Regalati agli Avversari”. Morale, e tanto per far paragoni spannometrici, potremmo aver trovato il nostro Boateng (quello buono, non la versione attuale), o più romanticamente un Nicolino Berti del terzo millennio; in ogni caso, scordiamoci di avere un regista, metronomo, facitore di gioco o come minchia volete chiamarlo.

Quello è il ruolo che resta gravemente scoperto in quest’inter, tant’è che lo stesso Cassano più volte deve arretrare –come spesso fa anche Sneijder- per impostare l’azione. In uno di questi casi Ando’ sradica il pallone dall’avversario e parte con Coutinho e Livaja ai suoi lati: l’apertura per il numero 88 è al bacio, ma già la preparazione del tiro del croato fa capire al portiere dove la vuole mettere (a giro sul secondo palo): in compenso la mira è pure sbagliata e il tiro finisce alto sulla traversa. La gara di Cassano finisce a 20’ dalla fine, quando esce meno sorridente del solito per lasciar posto a Pereira. Il Pibe di Bari mi è piaciuto anche ieri, con passaggi illuminanti e notevole sacrificio anche in copertura. Su Pereira invece, in attesa di rivederlo in occasioni più fortunate, stenderei un velo pietoso, se è vero come è vero che più volte si scarta da solo, che usa sempre e solo il sinistro (…e se lo dico io!) e che è quindi prevedibilissimo nelle sue incursioni.

A sentire i commenti, per una volta molto più benevoli di quelli del sottoscritto, saremmo nel periodo migliore dei nostri, perché tutti dicono che il 2-1 russo sia arrivato durante il massimo sforzo dell’Inter. Forse lo sforzo era intestinale, non saprei. Fatto sta che, complice l’ennesima palla regalata al loro centrocampo –quoque tu Samuel- loro lanciano quel cristone di Rondon in contropiede, con The Wall fuori posizione –e in ogni caso ancora fuori forma- e Ranocchia che non riesce neanche a fargli fallo per fermarlo. Il diagonale è chirurgico e il suppostone arriva dritto-dritto là dove non batte il sole.

Onestamente la frittata pare fatta, ma Milito, subentrato a Livaja nell’ultima mezzora e forse stanco di (non) ricevere palle giocabili a centro area, si ricicla in versione “abile crossatore” ricevendo palla da Nagatomo e involandosi sulla destra. Il cross è nel cuore dell’area avversaria e la girata al volo del nippico è tanto episodica quanto spettacolare.

Ribadisco il mio giudizio tènnico: è andata bene, ancor meglio di domenica a Torino. Non possiamo dirci sfortunati in questo periodo e la cosa ovviamente mi preoccupa, chè si sa, la ruota gira.

Accolgo comunque con piacere le critiche positive a Stramaccioni, che mi pare godere degli effetti dell’incazzatura post-Toro e che in buona sostanza ha fatto passare il messaggio “nun me rumpete er ca”.

Ora tutti pronti (soprattutto la squadra, mi raccomando!) all’esordio di Panchito a San Siro domenica contro il Siena. Tre generazioni allo stadio… vediamo di non fare scherzi!

 

LE ALTRE

Detto che in generale l’Europa League mi mette la stessa allegria di un Luna Park bulgaro degli anni ’70, la forza dell’abitudine mi porta a guardare alle diversamente strisciate più che alle colleghe di girone dantesco. Milan e Juve pareggiano in modi che più diversi non si può: tristissimo nella sua mediocrità lo 0-0 rossonero in casa con l’Anderlecht, in quella che sulla carta era la partita più facile del girone; assai convincente –duole dirlo ma è così- il pari gobbo in casa del Chelsea.

Tornando  oltrecortina, il Napoli fa polpette del suo avversario svedese –domani promozione 3×2 nei baretti IKEA della zona. Lazio e Udinese pareggiano rispettivamente a Londra (White Hart Lane) e in casa con Eto’o e compagnia (la notizia è che il Re Leone non segna).

 

E’ COMPLOTTO

Come detto non c’è molto, anzi: ribadisco il mio stupore nell’ascoltare i complimenti per la prestazione dei ragazzi. Aggiungo un’osservazione che non avrei mai pensato di fare: Costacurta, che come giocatore detestavo come pochi altri, pieno simbolo del Milanistismo rampante e mediatico, come commentatore è invece capace, obiettivo e dotato anche di una certa simpatia.

Detto ciò, mi faccio accarezzare dalla godibilissima brezza che arriva sotto forma di spiffero direttamente da Milanello Bianco, dove pare che Allegri abbia aggredito –e forse non solo a parole- Superpippa Inzaghi, reo secondo lui di tramare alle sue spalle per fregargli la panchina.

Una edificantissima immagine, che nemmeno il MinCulPop rossonero ha saputo contenere, e che il solerte Geometra Galliani ha subito minimizzato chiarendo di aver parlato con i due e di aver avuto da entrambi ampie rassicurazioni circa il reale contenuto del “confronto” avuto in settimana.

Vado a prendere del pop corn in attesa del secondo tempo dello spettacolo!

Bomber banzai

      Bomber banzai

E’ UN’INTER CINICA…

TORINO-INTER 0-2

 Io godo. E tanto.

Il titolo -pur ascrivibile al tomo degli stucchevoli luoghi comuni calcistici- dice la verità: poi sta a ognuno di noi prendere la verità come un merito o una colpa. Io continuo a sostenere che vincere partite in cui si gioca così-così dia ancor più soddisfazione. Gli altri non so e sinceramente non me ne cale.

Anzi in realtà me ne cale: più rosicano e più godo. Mi godo un Principe in versione one shot one kill, mi godo una coppia di centrali difensivi da sogno, mi godo un Cassano che in tre spezzoni di partita fa 2 gol e un assist e che non fa problemi a partire dalla panchina, e soprattutto mi godo un Mister che, con le dichiarazioni del dopo-partita (http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/calcio/320542/non-perdiamo-il-treno.html spiace linkare un video di quelli là… andate diretti al minuto 5 se non volete sorbirvi il tutto) può degnamente essere considerato successore del Mancio (“stranamente” su youtube non si trova traccia del mitico attacco a Franco Ordine e del suo “eh ma voi lavorate per gente importante…”) e dell’ormai paradigmatico Mourinho (http://www.youtube.com/watch?v=LQB9179Y2RU).

Per quel che mi riguarda, per il Mister, rinnovo quinquennale già assicurato, a prescindere dai risultati di campo.

Obbligandomi a non indugiare sull’aspetto mediatico della vittoria di ieri sera, cosa che vi costringerebbe a sorbirvi un panegirico di retorica sull’anti-interismo militante, mi soffermo invece sulle cose belle o bruttine viste durante i 90’ di gioco (e non giUoco).

Benissimissimo Ranocchia e Juan Jesus. Confesso a voi fratelli di aver salutato con uguale trasporto l’esordio in nerazzurro di Tramezzani, battezzandolo come “il terzino sinistro dei prossimi 10 anni”; diffido quindi chiunque da prendermi come infallibile vaticinatore di gesta calcistiche in salsa-Inter. Detto ciò, Ranocchia infila l’ennesima prestazione convincente, mentre il collega si presenta veloce, massiccio e autoritario come meglio non avrebbe potuto. Se da questo pazzo campionato uscissimo anche solo con questa coppia di difensori oliata e rodata a dovere per i prossimi anni, sarei già contento della stagione.

Su Milito e in parte Cassano mi sono già espresso: le mie preghiere sono indirizzate alla salute del Principe, che finché deambula è tra i migliori centravanti del mondo. Ando’ deve rigar dritto come sta facendo, poi coi piedi che si ritrova può far quello che vuole.

La novità di ieri sera è stata Cambiasso di fatto in linea coi giovanotti di difesa succitati, ad impostare l’azione da dietro. Come direbbe il sommo Rag. Filini, “può piacere o non piacere, su questo non discuto”; a me personalmente non fa impazzire, soprattutto se gli altri centrocampisti si allontanano invece di accorciare e aiutare il compagno, dandogli un’alternativa al lancio ad minchiam che per tanto così lo può fare anche il Cordoba di turno, per di più incravattato. Guarin e Sneijder sono bravissimi e utilissimi, ma in questo ieri sera hanno latitato non poco. I vari laterali non mi sono dispiaciuti, (Zanna e Pereira nella media, Nagatiello il mio preferito), con l’eccezione di Jonathan che ha visto la sua prestazione rivalutata solo dall’ingresso in campo di Alvarez, il quale, fino al sapiente cross per il 2-0, aveva perso centordici palloni provando altrettanti giochetti di prestigio de stoca

In buona sostanza, va detto che meglio di così non poteva andare. Giochiamo discretamente ma concludiamo poco, con la squadra troppo spesso spaccata in due e con poche invenzioni da parte di Wesley –che ha poco da incazzarsi al momento del cambio-. Troviamo il primo gol con una zampata da fuoriclasse che capitalizza una delle 100 ciofeche di Jonathan mal gestita dalla difesa granata e il raddoppio dopo aver visto i fantasmi per una decina di minuti (con il determinante zampino di qualche pallaccia persa da Guarin e Alvarez).

Il senso della partita però sta nelle dichiarazioni del nostro Mister, che non posso che far mie: quando gli altri vincono così sono bravi, quando lo facciamo noi siamo provinciali e umili.

Prepariamoci a un paio di giorni di “caso Sneijder” e di “Nervosismo Strama”, tanto per offuscare  il piccolo svarione dei cugini di sabato o la vittoria tutt’altro che agevole dei Gobbi a Genova.

 

LE ALTRE

Il Milan infatti ci dà la conferma (richiestissima dal sottoscritto) della casualità della vittoria di Bologna, implicitamente confermata anche da Allegri quando dice “ritengo giusti i 3 punti dopo 3 giornate; ma invece di una vittoria e 2 sconfitte avrebbero potuto essere 3 pareggi”. I cugini attualmente sono in grossissima difficoltà, e chi pareva poter prendere in mano la squadra è in realtà più in ambasce di altri (Boateng, Nocerino), stante la solita pletora di infortunati nonostante (o per colpa di) MilanLab.

La Juve rischia grosso a Genova, dove il Grifone ha 2 o 3 occasioni paurose per infilare la seconda pera, finendo invece come l’eroe romantico a pigliarla in culo sul contropiede successivo al miracolo di Buffon. Lì la carica nervosa dei rossoblù si squaglia, e l’inevitabile rigore bianconero fa il resto.

Come da me previsto (rectius gufato), la Roma becca in casa col Bologna dopo esser stata in vantaggio di 2 gol per oltre un’ora. Dopo aver vinto con noi senza giocare “da Zeman”, riescono anche a perdere “non giocando alla Zeman”, visto che i tre gol sono tutti presi a difesa schierata. Non so se la cosa costituisca attenuante o aggravante. Fate voi…

Napoli e Lazio vincono senza grossi patemi e condividono il superattico con la Juve, mentre in fondo il Pescara pare davvero cosa troppo piccola per stare in Serie A.

 

E’ COMPLOTTO

La pausa nazionali fa accumulare più materiale di quanto non si dica, a cominciare dalle 98 birre da 33 cl bevute da Maicon in una sola serata (“con tanto di scontrino”, copyright il sedicente interista Bruno Longhi a MeRdiaset), passando dal mese a disposizione di Stramaccioni per convincere Moratti a non cacciarlo in favore di Zenga, e finendo con l’immancabile caso Cassano, già appeso al muro in spogliatoio dalla ghènga argentina, reo forse di aver detto di preferire le scagliozze all’asado de tira.

La casuale ed effimera tripletta di Pazzini è stata ovviamente più che sufficiente a rispolverare l’antico adagio dell’Inter che cede al Milan i suoi campioni, con Pirlo e Seedorf raggiunti per l’occasione da Muntari e Pazzini, prossimi candidati al Pallone d’Oro, senza che mai nessuno ovviamente rimembri Vieri, Ronaldo, Favalli, Simic, West, Brocchi, a scelta nell’ordine.

La sentenza di Milano che condanna Inter e Pirelli a risarcire Vieri con 1 milione di Euro (contro i 21 richiesti) è ovviamente benzina sul sacro fuoco revisionista e negazionista degli ultimi anni, con le veline di turno a commentare come, oltre ai giocatori, l’Inter spiasse anche gli arbitri, e chiedendosi retoricamente “Possibile che Moggi facesse così paura? Manovrasse tutto? Pur rispettando le condanne che ci sono state, si può dire che di quegli anni restano ancora troppe zone d’ombra, e troppe macchie…”.

Posto che io, da tifoso, sono fiero di una squadra che tenga sott’occhio comportamenti sospetti da parte dei suoi tesserati, anche se fatti in violazione della privacy (per inciso: unica fattispecie per cui sia stata provata la responsabilità di Inter e Pirelli nella sentenza di primo grado), faccio notare come, nonostante una dozzina di condanne in sede sportiva ed una in sede penale a 4 anni e 8 mesi di reclusione, ci sia ancora certo giornalettismo che si chiede se davvero Moggi fosse poi così cattivo, rimestando acqua putrida nel mortaio del “così fan tutti”, con annessa e autoassolutoria conclusione del “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

Infine, basta un minuto di Sconcerti su Sky nel post partita dell’Inter a farmi capottare 2 volte dalle risate: la stessa persona che dipingeva Cassano come un malato mentale incurabile e fallito cronico, ora spiega che il Milan non vince perché non ci sono più i grandi giocatori come il Pibe di Bari. Approfondendo la crisi del Milan, il nostro poi fa giustamente riferimento alla mancanza di Ibra che tante castagne ha tolto dal fuoco di tutte le sue squadre, dicendo che “lo schema palla-a-Ibra-che-ci-pensa-lui è stato usato alla Juve, all’Inter… soprattutto all’Inter, e al Milan”.

Tanto per chiarire che siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale (e quindi “Ibradipendente”) degli altri.

 

WEST HAM

Buon pareggio esterno che ci mantiene stabili nella colonna di sinistra della classifica. They fly so high…

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo