ONE MAN SHOW

INTER-PALERMO 3-1 (Inter vincitrice della Coppa Italia)

Peccato che ci sia la Pulce Messi tra le balle…

Se non fosse che il nanetto argentino è indiscutibilmente il miglior giocatore del mondo, credo che Eto’o meriterebbe un Pallone d’Oro come minimo.

Nella serata che chiude una buona stagione per i nerazzurri, il Re si trasforma da Leone in Mida, trasformando in oro tutto quel che tocca: 3 tiri, due gol e un incrocio dei pali, in un concentrato di efficacia e efficienza da far restare di stucco anche il più convinto seguace del Toyotismo.

Il Palermo gioca molto meglio, poco da dire, ma non è colpa dell’Inter se Pastore e company balbettano al momento di buttarla dentro, o se Julio Cesar e Chivu sbrogliano un paio di “troiai” a testa nell’arco dei 90 minuti.

 Per il resto, mi scappa una riflessione che può apparire blasfema e “sborona” ma non lo è. Come tutti ho ammirato il Barça stravincere la Champions annichilendo anche il Manchester Utd (non proprio gli ultimi degli stronzi) col proprio gioco fatto di trame fitte a centrocampo e azioni manovrate a più non posso: illuminante a proposito un passaggio di Villa a metà ripresa che, ben oltre il dischetto del rigore, passava indietro al compagno appostato fuori area anziché provare la puntata in porta. Cito il Ragionier Filini per dire che “può piacere o non piacere, su questo non discuto”. A me personalmente non fa impazzire vedere ti-tic ti-toc per 90 minuti, ma davanti a tali campioni e tali vittorie un ragionamento del genere non ha molto senso.

Quel che a mio parere va evitata è la deriva massimalista, che invece è già iniziata: pare che ora per vincere-giocare bene-avere successo sia obbligatorio scimmiottare il Barcellona, perché solo quello è vero calcio, solo così si può dire che si è forti, etc etc… Come ricorderete, il nefasto Milan di Sacchi aveva già portato ad estremismi simili, da me ripetutamente denunciati. Come se a fare grandi quelle squadre fosse la bontà degli schemi e non i piedi dei fuoriclasse che li applicano.

Arrivo alla riflessione e al paragone blasfemo-ma-anche-no: senza voler paragonare l’importanza delle due partite (finale di Champions e finale di Coppa Italia), dico però che la partita giocata dall’Inter ieri è una partita da grande squadra, e che i primi due gol sono -a mio giudizio- spettacolari quanto e più dei 48 passaggi orizzontali prima di mettere l’uomo in porta.

Questione di gusti, ovvio, ma come non esaltarsi davanti al pressing coriaceo di Thiagone che sradica il pallone dai piedi avversari, cede a Sneijder il quale imbecca Eto’o che la mette in buca? Ci metti di più a leggerlo che a vederlo realizzato: palla recuperata, 2 passaggi e palla in porta. Il tutto fatto due volte in un’ora, una per tempo. Questa è, a mio parere, l’essenza del calcio: un lampo ed è gol. Ed è, se permettete, la storia dell’Inter. I nostri hanno da sempre lasciato ad altri l’autocompiacimento del giUoco arioso e manovrato, preferendo nel decenni uno stile più rapido ed essenziale.

Vedere l’Inter giocare (e vincere) così mi dà soddisfazione, e onestamente il talebanesimo del tiqui-taqui catalano non fa altro che accrescere le fonti da cui attingere per la sezione “E’ Complotto”.

 Andando oltre, nota di merito per il Principe che entra negli ultimi minuti, timbra il 3-1 chiudendo partita e stagione come un campione del suo livello merita. Ribadisco che l’annata è stata disgraziata, ma che il soggetto in questione ha alle spalle un decennio di stagioni da 20 gol, e che quindi la sfortunata eccezione è  la stagione appena conclusa, non la scorsa.

 Per quanto riguarda il Palermo, meriterebbe solo elogi se non fosse per quello squilibrato del loro Presidente, che grida le peggio cose, accusando l’Inter di non si sa quali misfatti, quando l’errore più grande della partita è l’assegnazione del corner da cui arriva il 2-1, con palla che al momento del cross è uscita di almeno 30 cm.

O coglione, ancora parli? La certezza di una occulta regìa a tinte bianconere dietro a tali esternazioni alberga nella instabile mente da inguaribile complottista di chi scrive.

E’ COMPLOTTO

Come detto, spero che questa coppetta possa dare lustro a un modo diverso di intendere il calcio. Non è scritto da nessuna parte che per vincere sia necessario tener palla per il 70% del tempo, anzi: a mio parere se la tieni solo il 30% e vinci è perché sei molto più bravo degli altri. Loro col pallone fanno masturbazione calcistica, tu prendi palla e vai in porta, eccheccazzo!

A parte quello, non indugerò più di tanto sui commenti ovviamente filo-palermitani dell’intera troupe RAI: sarebbe stato strano il contrario, dato che oltre ad essere avversario di turno di quei noiosi dell’Inter che sono sempre in finale, il Palermo rappresentava in effetti una piacevole sorpresa, arrivando meritatamente in finale dopo aver battuto il Milan nel turno precedente (cosa che ovviamente non ho sentito menzionare in telecronaca).

Collovati che accusa Sneijder di non essere in partita (difficile stare in piedi quando ti arrivano calcioni a destra e a manca ancor prima di ricever palla) e di non essere più quello dell’anno scorso (vedasi alla voce “assist per i primi 2 gol”) fa parte della scenografia da circo Togni, con tanto di fatina restaurata (Paola Ferrari) e orso bruno al guinzaglio (Bisteccone, goliardicamente gavettonato da Matrix nel dopogara). W Palermo insomma, che meritava, che ha giocato meglio, che ha fatto impazzire i suoi tifosi, magicamente lievitati dai 30 mila di inizio partita ai 50 mila del dopogara.

La propaganda mi ha ricordato l’esodo dei milanisti a Barcellona nell’89, per la finale vinta contro lo Steaua Bucarest (mica cazzi…): pare fossero 50 mila, ma con gli anni il numero è aumentato fino a 80 mila.

 Chiudo con l’ennesima cattiveria della stampa, nemmeno Berlusconiana nell’occasione: in settimana la Gazza, come altri media, dà notizia dell “antipatico” (copyright Signor Massimo) incidente occorso a Eto’o, oggetto di cori razzisti da parte di tifosi milanisti in un locale milanese. Come cavalcare la notizia? Sbattendo in prima pagina sulla Gazza di giovedì che Eto’o meditava propositi di fuga da Milano e dall’Inter, avendo qualcuno sentito dire al Re Leone “come posso continuare a vivere qui?”. Notizia per fortuna tempestivamente smentita in giornata tanto dal club quanto dal giocatore, ma intanto un po’ di merda è arrivata al ventilatore e si è sparsa in giro…

 Signori, un’altra stagione è finita, un altro triplete è arrivato (non proprio come il primo, lo ammetto, anche se mi è piaciuto moltissimo sentire Moratti rispondere a Varriale “mini triplete un ca…volo!”) e si spera che il ciclo continui.

Mo’, per usare francesismi, mi sciacquo un po’ dalle palle, pronto però a viziare di nuovo l’etere informatico se ne sentissi l’irrefrenabile impulso.

 Dormite preoccupati!

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco...

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco…

C’ERAVAMO TANTO ODIATI

ROMA-INTER 0-1

Solito dilemma nel commentare o meno una partita di Coppa Italia, cosa che decido di fare non tanto per il match in sé, quanto per il curioso corollario di fatti e misfatti ad opera di protagonisti e commentatori.

E’ complotto, insomma…

Parto da molto indietro (tipo 4-5 anni fa) per dire che quanto visto ieri sera è sembrato solo un pallido ricordo di sfide ben più accese, spettacolari e intense, tra le uniche due squadre a poter ricordare con orgoglio sportivo le ultime stagioni, aldilà dei trofei vinti (noi) o persi (loro).

Partendo dalle azioni salienti (locuzione oramai soppiantata dal più ficaccioso “ailaiz”), pronti-via e Stankovic segna un gol a mio parere validissimo: non è colpa sua se Doni e Juan sono cerebrolesi e si ostacolano a vicenda, generando una tragicomica carambola della quale approfitta il nostro splendido zingaraccio. Ad ogni modo: Rizzoli fischia e non se ne fa nulla.

Poco dopo il fraseggio a cavallo dell’area di rigore giallorossa –un fraseggio verboso, mi verrebbe da dire… cazzo ma tirate!- viene interrotto da una manina galeotta di De Rossi, che è sì vicino alla palla, ma che muove il braccio verso la stessa : questo è rigore, netto. Per amor di verità e completezza di informazione, nel secondo tempo un’azione simile vede lo stesso braccio incocciare la palla in area, ma in quel caso  De Rossi cerca di toglierlo e metterlo dietro la schiena, palesando così la volontà di non colpire la palla.

Questo per chiarire ancora una volta che qui si è tifosi, parziali, faziosissimi ma non obnubilati. E che, quand’anche obnubilati fossimo, quello è talento naturale e il calcio c’entra poco!

Infine, l’ominide Taddei, dopo aver preso un giallo sacrosanto per intervento a forbice a metacampo, si butta bellamente in area cercando il rigore: questa a casa mia è simulazione, con inevitabile secondo giallo e doccia anticipata. Non per Rizzoli, che lascia correre.

Per il resto, detto di una gomitata di Vucinic a Lucio non vista dal prode arbitro, e riferito di un Cuchu ancora vertice basso del rombo con Motta ancora in tribuna, l’Inter vive di Stankovic e di qualche guizzo di Sneijder. Milito è ancora molto indietro e non riesce a tener palla, Pandev si sacrifica in un oscuro ruolo di raccordo tra attacco e fascia sinistra, rinculando molto più di quanto si proponga in avanti.

Dietro la coppia centrale mi fa venire i vermi. Ranocchia perde due palle facili (una per tempo): quella del primo tempo genera il gol incredibilmente mangiato da Vucinic, mentre quella nella ripresa viene rimediata da Maicon in corner. Su Lucio odio ripetermi, ma è sempre rischiosissimo far giocare gli psicolabili. Mentre i commentatori si sperticavano in elogi per il soggetto e le sue uscite palla al piede, io lo maledicevo in maniera sempre più blasfema, data la triste propensione del ragazzo a saltare il primo e il secondo uomo, per poi  schiantarsi sul terzo e trovarsi da solo a centrocampo con gli avversari che ripartono a mille. E qui, sorry, ma un cazzo di allenatore dopo le prime 2 cagate del genere gli impone di non farlo più, di passare palla non appena anticipato l’avversario e di tenere la posizione. Morale: Samuel, torna presto!

Su Maicon e le sue rimesse laterali ho ormai perso la speranza, e anche qui mi chiedo se, in piena ottica di riduzione del danno, non sia il caso di sparare la rimessa a casaccio trenta metri più lontano, pur regalando palla agli avversari, piuttosto che cercare il tocco corto col compagno che puntualmente non riesce. Idioti. Su una delle suddette performance, il Colosso trova anche il modo di prendersi il giusto giallo per cianghetta da dietro.

La ripresa mostra la scarsa tenuta fisica e tutto sommato la pochezza delle due squadre al momento: come detto all’inizio, è un po’ triste vedere come le due squadre che si sono date battaglia negli ultimi anni spartendosi quasi tutti i trofei arranchino ora alla ricerca del tempo che fu, incapaci l’una di imbastire una rimonta che, vista la difesa avversaria, sarebbe più che fattibile, e l’altra di “ammazzare” la partita in uno dei 20 contropiedi avuti a disposizione in poco più di mezz’ora, e che hanno invece prodotto solo un gol mangiato da Pazzini e un paio di tiri di Sneijder. Ad ogni modo bene così, onestamente prima della partita mi sarei accontentato di un pareggio, quindi l’illusione è di poter migliorare in questi 20 giorni e poter essere all’altezza della situazione al ritorno a Milano, con buona pace di intervistatori e intervistati.

 

E’ COMPLOTTO

Era tempo che non vedevo una partita sulla Rai, ed ho capito perché: riprese da anni ’80, replay e soggettive sempre a palla in gioco (Doni sbaglia l’uscita e Sneijder è sul pallone, con la porta vuota, ma il regista indugia su dettagli insignificanti), commenti lamentosi (anche se meno parziali di altre volte) e soprattutto vero e proprio de profundis nel dopo gara, con Galeazzi e Paola Ferrari (incredibilmente senza impalcature e luci di scena, ma a bordo campo esposta alle intemperie dell’Aprile romano) che commentavano con facce funeree la vittoria dell’Inter. Bisteccone poi non lo capisco: è dichiaratamente laziale, eppure liquida la Roma in due battute per insistere sulla pochezza dell’Inter “che risolve la partita con un tiro da 30 metri”. Lisergico infine Montella, quando dice ad un incredulo Failla che non concordava sul concetto di vittoria meritata dell’Inter, e che addirittura la Roma aveva chiuso in crescendo e meglio dell’Inter, lasciando l’interlocutore interdetto.

Del resto, in un Paese in cui i giornalisti fanno fatica a fare la prima domanda, chiedere a Failla di fare la seconda era francamente troppo…

Esemplificazione del concetto "tiro a voragine".

Esemplificazione del concetto “tiro a voragine”.

SIPARIO

PARMA-INTER 2-0

E come nell’ultima pagina di un thriller dalla mediocre qualità e dalla discutibilissima trama, ieri sera si sono tirate le fila di quell’intreccio chiamato Campionato 2010/2011.

Le contemporanee sconfitte di Napoli e (per quel che vale) Inter, unite alla tranquilla vittoria del Milan, hanno di fatto scucito dai petti nerazzurri il vero “triangolino che ci esalta”, facendolo migrare dopo un lustro verso altri lidi, che per inciso non lo vedevano dall’a.D. 2003/2004. Quando si dice mentalità vincente…

Essendomi io dato il compito di parlare di Inter in queste trascurabili pagine, il sentimento che prevale dentro di me è quello della commossa gratitudine, aldilà dei Cristi tirati sabato e delle Madonne indirizzate a quasi tutti gli 11 nerazzurri schierati a Parma, campaccio storicamente infame per i nostri.

I ragazzi semplicemente non ne hanno più, ed in questo senso la gufata post Schalke (riuscirà l’Inter ad avere più rabbia del Parma sabato?) si è perfettamente avverata: non avendo benzina “fisica” da mettere in campo, l nostri avrebbero potuto farcela solo volando sulle ali di un entusiasmo che ha però traslocato verso altri lidi, lasciando i nostri alquanto avvizziti.

Leo cerca di dare una scossa tenendo a Milano Maicon e Thiago (troppo uggeggé in allenamento per i soliti ben informati, strategico turn over per il sottoscritto, stante la semifinale di Coppa Italia da giocare in settimana) e iniziando con Sneijder in panchina a beneficio di Kharja (e del Parma di conseguenza). Di fatto l’Inter si limita all’ormai solita traversa di Stankovic, tra i pochissimi a metterci gamba e cuore, mentre vede latitare tutti i suoi altri campioni.

Triste specchio dell’attuale condizione psicofisica dei nostri è l’azione del vantaggio Parmense. Cross dalla destra che Lucio lascia scorrere e che Nagatomo non controlla, palla all’altro esterno ducale che guarda in mezzo, dove il nanetto Giovinco è solo in area in mezzo a 4-5 interisti. In mancanza di alternative la palla arriva comunque al piccolo nano infame, che gira preciso sul palo lungo senza che nell’ordine Zanna-Cuchu-Lucio riescano ad ostacolarlo.

O tempora o mores…

Beccato il gol, si capisce che non c’è trippa per gatti, e nemmeno i cambi – pur logici- di Leo riescono a ribaltare la partita. Oddio, Wes nella ripresa al posto di Chivu è meglio di Kharja (che si sposta poco più indietro) e meglio del se stesso visto nelle ultime settimane, ma forse è solo la mediocrità generale dei compagni a farlo elevare al 6–. La staffetta Pazzini-Milito non cambia di una virgola il nulla prodotto in avanti, così come gli ultimi 10 minuti di Pandev al posto di Kharja. Qualche sussulto da campioni feriti c’è: il diagonale di Sneijder esce davvero di poco, e Milito sbaglia quello che è un rigore in movimento, pensando forse di essere in fuorigioco (diciamo così…).

La verità è che riusciamo ad evitare la goleada dopo che MocioVileda Amauri ruba palla sulla trequarti e piazza il destro a giro proprio sulla traversa. L’italo-brasiliano ha comunque modo di rifarsi poco dopo, scarpando in porta l’ennesimo assalto alla nostra retroguardia. 2-0 quindi, visto che Valdanito Crespo pare non voler infierire a pochi minuti dalla fine.

Basta così: il Parma ha fatto la partita che doveva, l’Inter la partita che poteva. La differenza sta tutta qui.

Passando a considerazioni che vanno oltre l’immediato, mi pare di poter dire (cit. Brunone Pizzul) che l’Inter quest’anno, esattamente come il Milan l’anno scorso, sia durata 3 mesi, da Natale a fine Marzo, pagando prima il putanoire post Mourinho-Benitez-no mercato-infortuni e scontando poi una rincorsa tanto entusiasmante quanto dispendiosa.

Ci sarà da tenerne conto in sede di mercato: Leo ha fatto vedere tante cose, positive e negative, e occorrerà capire come mantenere le prime e migliorare le seconde. Pur non essendone tuttora convinto, non vedo molto di meglio all’orizzonte (intendendo con “meglio” un allenatore che goda della fiducia del Sig. Massimo e possa quindi permettersi di lavorare con un minimo di progettualità e non con la valigia a bordo panchina, pronto a sloggiare dopo 2 pareggi). Sento di vaneggiamenti in direzione Madrid, fatti di figli re-iscritti a Lugano e di messaggini d’amore melensi e prontamente ricambiati. E’ ovvio che mi piacerebbe riavere Mourinho in panca, ma non adesso: adesso si troverebbe nella complicata situazione di dover giubilare, o quantomeno ridimensionare, molti di quei giocatori che con lui hanno vinto tutto, e non so quanto la cosa sia fattibile senza generare deliri schizofrenici (“ma come, 2 anni fa mi dicevi che ero il migliore del mondo e adesso mi dici di stare in panchina??”). La squadra, se non rifondata, va comunque generosamente ritoccata, ed ho già detto che occorrono almeno-almeno un difensore e 2 centrocampisti di livello (niente Mariga e Kharja, per intenderci). Se poi ci scappa altro, pure meglio.

Ancor di più, occorre far passare il messaggio a questa grande squadra che un ciclo si è fisiologicamente chiuso e che, nonostante molti di loro saranno nella rosa 2011/2012, sarà inevitabile scardinare determinate gerarchie ed introdurre facce nuove nell’11 titolare. In questo senso paradossalmente il finale di stagione fornisce ancor più prove a supporto della tesi testé esposta, nella speranza che le menti illuminate dei giocatori, messi di fronte all’evidenza dei risultati, possano essere “accompagnati” se non alla porta, quanto meno alla scoperta di questa nuova dimensione: la panchina.

 

LE ALTRE

Come detto, il Milan vince facile contro una Samp che è in crollo verticale e che ora davvero rischia la B (sconto per Palombo e Poli? Lo so, sono uno sciacallo…). Detto della Roma che perde in casa con un Palermo rinfrancato dal ritorno di Delio Rossi, il big match di ieri sera lascia a bocca asciutta il Napoli che incontrava un’Udinese priva di Di Natale e Sanchez ma che ciononostante sbanca il San Paolo con una partita di rara attenzione: trova il gol sostanzialmente al primo tiro in porta (Inler segna quel che potrebbe essere il gol che dà all’Udinese i preliminari di Champions e NON esulta??? Immaginare cosa c’è sotto è un’impresa non proprio titanica…), e poi si piazza dietro ma non troppo, pronta a ripartire comunque velocissima con Armero e Cuadrado, ben imbeccati dal loro centrocampo. Su uno di questi contropiede Denis segna un bellissimo gol di controbalzo e sembra chiudere la partita. Che invece riserva ancora l’emozione di un rigore sbagliato da Cavani e del gol dell’1-2 al 95’ con Mascara.

Morale, dal secondo al quinto posto è ancora tutto possibile, e in questo senso l’aritmetica dice che siamo più vicini al secondo che al quarto posto (anche se tutti -duole dirlo giustamente- accendono le sirene intorno ai ragazzi con gufate del tipo “l’Inter adesso deve stare attenta a non perdere tutto”). Staremo a vedere: in settimana doppio scontro con la Capitale (Roma in Coppa, Lazio in campionato)…

 

WEST HAM

Letale sconfitta casalinga contro l’Aston Villa, dopo essere passati in vantaggio a 90 secondi dal fischio d’inizio e aver sprecato milioni di gol nella prima mezzora. Ora la salvezza è poco più di un miraggio. Idioti.

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato...

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato…

ACCA’ NISCIUNO E’ FESSO

SCHALKE-INTER 2-1 

Diciamoci la verità: se qualcuno aveva davvero speranze di ribaltare il risultato dell’andata a) in realtà era un diversamente strisciato che gufava temendo l’impossibile; b) era un interista a cui i tanti successi degli ultimi anni hanno obnubilato il cervello.

L’Interista è sempre stato vicino alla squadra ma con un  suo cervello autonomo; non mi spingo a definirlo “pensante” perché gente che ha fischiato Simeone, Klinsmann e addirittura Roberto Carlos (per quest’ultimo sono stato tra i fondatori del club!) non credo possa essere definito sano di mente. L’interista è bauscia, è snob e segue la squadra solo se la squadra a suo insindacabile giudizio “se lo merita”. Il che non necessariamente vuol dire “vince”: martedì dopo la cinquina rimediata a San Siro la gente ha applaudito i ragazzi ringraziandoli per quanto fatto in questa e nelle ultime stagioni, e facendo quindi prevalere la “storia” sulla stretta attualità.

Detto questo, la settimana nella quale quel che era la missione impossibile si è poi trasformata in un’impresa sportiva per poi mutare ancora in gara in cui tutto può succedere, l’ho vissuta con serena rassegnazione, accompagnata dalla sola speranza di vincere la partita, di uscire a testa alta e di poter mentalmente limitare al match di andata –hai detto niente- la “colpa” dell’eliminazione.

Invece lo Schalke nelle due partite ha dimostrato di meritare ampiamente la qualificazione; e se nella partita di andata la difesa dell’Inter aveva fatto di tutto per agevolare i muscolari teutonici, al ritorno questi han fatto la giusta e giudiziosa partita che dovevano fare, aspettando il momento giusto per colpire e coprendo tutti da vero collettivo. Mi tolgo nuovamente il cappello davanti a Raul, goleador implacabile (ciao Superpippa!) ma soprattutto uomo ovunque per 90’, che arriva a stapparmi un sorriso quando, dopo il fischio finale, viene inquadrato in curva coi tifosi mezzo biotto: altro segnale di quanto l’ambiente calcistico “degli altri” (il riferimento in questo caso va agli stadi di Germania e Inghilterra) sia a distanze siderali dal nostro.

Noi abbiamo fatto quel che attualmente la nostra condizione psico-fisica ci permette di fare. Cioè poco: Leo preferisce Motta al Cuchu, non trovandomi d’accordo (sai che je frega) e oltretutto nonostante il pareggio sia proprio opera di Thiagone. Per il resto la formazione è logica, anche se il nippico viene servito quasi mai, nonostante sia spesso l’uomo più libero a sinistra là davanti, e più in generale si dia l’impressione che basti buttar delle gran palle davanti per generare la gragnuola di goals necessaria al ribaltone. La realtà è ben diversa, con Milito che viene anticipato (con o senza fallo) nell’80% delle occasioni e con Eto’o che vive un comprensibilissimo momento di flessione dopo 7 mesi fatti a tuono. Sneijder continua la sua guerra contro il mondo,facendo arrivare anche un suo convinto estimatore come me ad auspicarne il cambio con Coutinho.

Dietro c’è Lucio, che fa il Lucio: è bravo, è forte ma, poveretto, è cretino: si becca un giallo protestando a brutto muso per trenta secondi dopo un fallo commesso che l’arbitro non aveva intenzione di punire con l’ammonizione, e a fine primo tempo, dopo palla persa a metacampo da Motta, lascia spazio in mezzo per l’inserimento di Raul che aggira JC e deposita in rete.

Nella ripresa sono contento quando vedo arrivare subito il pareggio: mi fa sperare in un secondo tempo di orgoglio e dignità, mettiamola così. Palle buone però ne arrivano poche, Milito è costretto a cercare la girata della domenica (pur essendo mercoledì), Eto’o di testa conferma di non essere quel che si dice un ariete e sostanzialmente davanti finisce lì. Nel secondo tempo era entrato anche Pandev.

(Esercizio grammaticale per il lettore: collegare le ultime due frasi con un preposizione concessiva –tipo “nonostante”- o causale –tipo “poiché” -a scelta).

L’inevitabile buco a centrocampo, figlio del serrate finale (diciamo così che suona bene…) lascia campo libero a tal Howenes, che trova JC indeciso sul da farsi. E mentre il nostro medita sull’opportunità di uscire o meno, il terzinaccio spara forte di destro sul primo palo per il 2-1 finale.

E’ tutto finito, e non ci voleva un mago per saperlo. Quel che spero non succeda è il farsi prendere dallo psicodramma collettivo, mandando in merda il resto della stagione e facendo di questo un problema ancora più grosso. Ovviamente i media stanno già soffiando sul fuoco con domande sibilline del tipo “riuscirà l’Inter a scrollarsi di dosso questa batosta e presentarsi a Parma pronta a reggere l’urto di una squadra in piena lotta per non retrocedere?”.

Intendiamoci, sono le stesse identiche cose che mi chiedo anch’io, ma come al solito: se le dico io, sono una giusta auto-analisi fatta da tifoso appassionato ma dotato di intelletto; se lo fanno i giornalisti è complotto!

 

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

THE PARTY IS OVER

INTER-SCHALKE 2-5

…E dopo aver mostrato all’Italia intera come non si gioca un Derby, ecco palesato a tutta Europa come buttare nel cesso una stagione.

Si chiude, in una fresca serata d’Aprile, il ciclo dell’Inter post Calciopoli: 5 scudetti, una Champions e una manciata di altre Coppe assortite resteranno a imperituro ricordo della grandezza di questa squadra.

Una partita iniziata come meglio non si può (Deki ripete il miracolo di Genova e insacca da metacampo dopo soli 30 secondi di gioco), viene invece gestita “alla cazzo”.

Di testa in area non ne prendiamo una e, al primo calcio d’angolo, giochiamo alle belle statuine. JC deve avere una catena che lo tiene legato alla linea di porta, visto che non esce nemmeno sui cross che arrivano nell’area piccola. Così è costretto a fare il miracolo sulla prima conclusione dei crucchi, per poi capitolare subito dopo, stante l’immobilismo di 4-5 compagni incapaci di spazzare l’area.

Ci sono ancora 70 e passa minuti da giocare, e davanti si costruiscono anche belle cose: Milito viene fermato mille volte per fuorigioco e quando è in posizione regolare è spintonato in area con annessa querimonia del mio settore: “arbitrobastardoèrigore!!!”; Eto’o segna su servizio di Maicon ma once more in offside, e infine dopo bell’assist di crapa lustra Cambiasso, il Principe si riprende l’Europa, lasciata a Madrid 9 mesi fa.

2-1 e partita riacciuffata per i capelli, malgrado la sostituzione di Stankovic dopo un contrasto nel quale rimedia anche un giallo. Nemmeno chi è interista navigato come me (e quindi fine conoscitore della psiche malata di questa squadra) può però presagire quel che accadrà nell’ora successiva. Intanto, dopo un’incursione infruttuosa T.Motta lascia il “buco” a centrocampo e da lì parte il contropiede tedesco, con tal Edu che prima tira di destro (sporcato da Chivu e respinto a mano aperta da JC) e poi mette in buca il 2-2 con un esterno sinistro che si infila tra palo e arti nerazzurri assortiti.

Bucio di culo, ma noi coglioni come pochi…

L’intervallo serve solo a fare un po’ di training autogeno tra i “colleghi” di settore, nel cui caleidoscopio di dialetti e improperi emerge l’incredulità per quanto visto, ma al tempo stesso la fiducia nel poter raddrizzare quel che al momento pare un brutto risultato (tocca citare ancora gli amati Pearl Jam: “if I had known then, what I know now…”) .

La speranza non è nemmeno troppo lontana, se si pensa che nei primi minuti Milito si divora il 3-2 così come Eto’o poco dopo (non è un tiro, non è un cross…). La partita offensiva dell’Inter però di fatto finisce lì (salvo un miracolo del loro portiere sull’unica azione personale riuscita al Re Leone). Prosegue come e peggio di prima invece quella difensiva: i crucchi vengono giù da tutte le parti, segna Raul (con tanti saluti a Superpippa) dopo un insensato tentativo di anticipo di Chivu a metacampo che lascia Ranocchia solo contro lo spagnolo. Il giovane difensore italiano, forse un po’ troppo presto ribattezzato “il nuovo Nesta” va in bambola completa, segnando il clamoroso autogol del 2-4. Poco dopo Chivu-che–si-sente-centrale-e-non-terzino-sinistro rimedia la seconda esplusione in tre giorni giocando da stopper (il “rosso” è invero questionabile, come in generale la gestione dei cartellini da parte dell’arbitro inglese Atkinson) e lascia i compagni in 10.

Entra Cordoba come nel derby, al posto di Kharja che a sua volta aveva sostituito Stankovic. Il vecchio Ramiro si fa vedere poco e male, ciabattando l’ennesima occasionissima tedesca sui piedi della loro ala, che mette in moto Edu (doppietta stasera, l’anno scorso giocava in Corea, per dire…) per il 5-2.

Poco da aggiungere a commento di ‘sta partitaccia: inutile citare il sommo José Mourinho detto Special One (“la Champions è la competizione dei dettagli”); più pertinente rifarsi al compianto Franco Scoglio detto ‘O Professo’ (“a voi vi mancano i basilari”).

Quando hai una difesa inguardabile al centro, quando il tuo terzino-migliore-al-mondo-nel-suo-ruolo deambula per il campo e si fa notare solo per le rimesse laterali sbagliate, quando il tuo trequartista gioca in guerra col mondo e cerca sempre la giocata più difficile, incapace di capire che quando non è serata è meglio limitare i danni e giocarla facile, quando il tuo centrocampo ha un’autonomia fisica che sfiora la mezzora (del primo tempo), quando in tre parole giochi-di-merda, non puoi che perdere. E perdere male. La vogliamo dir tutta? Al ritorno, più che fare i 4 gol necessari per passare il turno, sarà difficile non subirne nemmeno uno.

 Che ora la società abbia la lucidità e la decenza di non annacquare i sogni e le illusioni e agisca di conseguenza: per sopraggiunti limiti di età, di fisico o più semplicemente di rendimento, la squadra è da rifondare. La difesa senza Lucio e Samuel, e con la complicità dello schema dell’ammore, è allo sbando: c’è da non bruciare Ranocchia, e da guardarsi intorno per un serio terzino sinistro (tipo Criscito).

Il centrocampo, che come “nomi” sembrerebbe essere a posto, ha dimostrato purtroppo che Cuchu-T.Motta-Stankovic in una stagione possono giocare contemporaneamente non più di 10 partite. L’età è avanzata (anche se non avanzatissima), ma il fisico e la propensione alla recidiva sono il minimo comun denominatore di tre granidissimi giocatori, sui quali però non si può costruire un futuro per quanto prossimo. Vanno tenuti, ovvio, ma patti chiari e amicizia lunga: prendi Hernanes e uno tra Poli e Palombo e li fai girare tutti. Davanti, se Milito recupera (ieri sera bene a parte il gol mangiato a inizio ripresa) è dove abbiamo meno problemi. Chiaro che uno come Sanchez o Tevez fa sempre comodo, ma le priorità vanno date agli altri reparti.

E infine l’allenatore: pur apprendendo di un faccia-faccia molto lungo nel post partita tra Leo e il Signor Massimo, credo che avremo lo stesso allenatore anche all’inizio della prossima stagione: l’ha scelto Moratti in persona, e in quanto tale gode della fiducia del Presidente. In altre parole, un altro nelle sue condizioni (perdi Derby-scudetto e Champions in tre giorni) sarebbe uscito con le valigie da San Siro. Come detto tante volte, tanta simpatia umana per Leo, poca fiducia tattica. E se questo nel breve periodo può essere secondario (empatìa, joia e bellèssa a coprire le carenze in materia di diagonali e raddoppi), alla lunga avere una difesa zemaniana è come giocare a ciapa no.

E soprattutto in coppa non puoi sempre e solo sperare di farne uno più degli altri.

E dire che era cominciata così...

E dire che era cominciata così…

SRAGIONAMENTI ESTIVI

Dopo un’estate passata a digerire l’abbuffata di grandi successi (a strisce nerazzurre), a piangere addii purtroppo temuti (Bye bye Specialone) e a sogghignare di fallimenti cassandramente previsti (mar-cel-lo-lippi-vacca-gà), torno a impestare l’etere calcistico-informatico (e soprattutto cazzeggistico) con una sbrodola di pensieri raccolti “on ze rod“.

 Giò ha letto di recente un libro (…ma và?? ) nel quale la trama principale era interrotta qua e là da simpatici paragrafetti intitolati “Quel che il protagonista direbbe su XYZ se mai qualcuno glielo chiedesse“.

Eccomi dunque a sostituire l’ XYZ dell’esempio con i seguenti soggetti, il tutto in rigoroso ordine sparso:

MONDIALI

Avrei preferito vincesse l’Olanda, ovviamente per Sneijder in ottica Pallone d’Oro, ma anche per sporcare la bocca ai soliti saccenti che hanno tessuto le lodi di una Spagna che “vince grazie al bel giUoco“. Al solito complottista che è in me è parso che nel decantare le gesta degli iberici trionfatori ci fosse un pizzico di rivalsa e godimento contro chi –guess who– aveva osato eliminare il Barcellona, ossia i 2/3 della nazionale spagnola, dalla Champions League di quest’anno.

Sempre per lo stesso motivo, sarebbe stato simpatttico veder vincere un’Olanda “operaia” (per quanto possa esserlo una squadra che schiera Sneijder, Robben, Van Persie o Kuyt), dopo che Cruyff e compagnia sberluccicante avevano toppato sul più bello nei gloriosi anni ’70 del calcio totale.

Ultima annotazione sui vincitori: concordo con tutti nel definire commovente Iniesta che dopo il gol in finale ricorda il capitano dell’Espanyol scomparso l’anno scorso, mentre ho trovato di dubbio gusto (ma credo di essere stato tra i pochi a notarla) la bandiera catalana sfoggiata da Puyol e Piqué poco dopo il fischio finale. Come dire, est modus in rebus

Dell’Italia che dire? Nel momento in cui richiami Lippi – e quello incomprensibilmente accetta- poi non puoi sperare che lasci a casa la vecchia guardia. E’ come chiamare Raul Casadei alla tua festa e poi lamentarti se non suona i Pink Floyd… Personalmente, dopo il 2006 avrei insistito con Donadoni o un altro giovane (benissimo Prandelli) e avrei fatto scattare l’operazione “simpatia”, con un ragionamento del tipo:” Signori, siamo campioni del mondo (anche se non abbiamo ancora capito bene come abbiamo fatto), ora ricominciamo da capo. In Sudafrica portiamo i ragazzi, e andiamo a fare esperienza. Non chiedeteci nulla e sostenete i nostri guaglioni”. Peggio di com’è finita non poteva andare…

Taccio sull’imbarazzante Inghilterra di Mr Fabio, mentre sotto-sotto sono contento che l’Argentina senza il Cuchu e il Capitano sia stata ridicolizzata da una Germania frizzante, giovane e piacevolmente “colorata”.

MOU

Temevo l’addio dopo il trionfo e così è stato, anche se -per una volta- poteva anche lasciare il centro del palco ai vincitori (leggi: aspettare due giorni e non due minuti a ufficializzare il suo addio). In ogni caso ha fatto un’impresa memorabile e probabilmente irripetibile, cosa per cui il popolo interista gli sarà eternamente grato. Ha incarnato quel che -credo- Herrera aveva inventato 45 anni fa: il “soli contro tutti“, le parole pesanti come macigni contro tutto il “sistema“, le “vedove“, le “figlie di Maria” (che come noto son le prime…) che si scandalizzavano e gli rinfacciavano di tutto, reo lui di aver mostrato al mondo i tanti difetti del nostro calcio, giUocato e non.

Illuminante in questo senso l’ultimo articolo di Tommaso Pellizzari sul Corriere, anche se non sono del tutto d’accordo con lui. Credo che, seppur in misura minore, anche Mourinho beneficerà del trattamento riservato a Mancini due anni fa e a Balotelli nelle ultime settimane. Non essendo più tesserati di F.C. Internazionale, sono diventati entrambi personaggi bravi e simpatici, che l’Inter inspiegabilmente si è lasciata scappare.

BENITEZ

Come confidato a qualcuno, andando via José do Setubal personalmente avrei puntato sul buon Sinisa, finito invece in Viola (in bocca al lupo!). Pur essendo un esordiente della panchina o poco più, credo avrebbe comunque avuto lo spessore (eufemismo per dire le palle quadre) per poter reggere uno spogliatoio di campioni vincenti, anche in virtù del fatto che lui, di quello spogliatoio, è stato parte integrante. Sarebbe stato accolto a braccia aperte dalla vecchia guardia, sarebbe stato impossibile paragonarlo a Mourinho (troppo diverse le carriere), sarebbe stato intelligente e non suicida nel voler continuare con la stessa squadra.

Ad un certo punto ho temuto arrivasse Capello, che è un ottimo allenatore (mentre ho delle perplessità sull’aspetto personale, ma del resto gli allenatori non sempre sono degli stinchi di santo, anzi…). Fosse arrivato lui, che in quanto a Super-Io forse è inferiore solo a Mourinho, temo avrebbe voluto rompere il giocattolo, per mostrare a tutti quant’è bravo lui a vincere non con la squadra che gli ha lasciato quello là, ma con quello che si è ricostruito da solo. Il tutto, ovviamente, senza garanzia di successo. Come dire: ti credo sulla parola, ma avanti il prossimo.

E il prossimo è stato Benitez. Mi sembra una brava persona, sicuramente diversissimo da Mourinho, probabilmente meno mediatico, non per questo meno intelligente. Calcisticamente mi pare tutt’altro che uno sprovveduto, e dalle prime impressioni sembra intenzionato a non dilapidare il patrimonio che si ritrova ad allenare. Spero che sappia difendere se stesso (e per estensione l’Inter) nel momento in cui le prostitute intellettuali torneranno alla carica.

BALOTELLI

Alla fine è andato. E, seppur a malincuore, vista la situazione che si è creata (rectius: che ha creato), credo sia stato meglio per tutti. Soprattutto, meglio adesso che tra 1-2 anni. Adesso hai incassato una trentina di milioni (…buttali via…), per un giocatore potenzialmente fantastico, ma senza il quale l’Inter avrebbe vinto tranquillamente tutto ciò che ha vinto. Intendo dire che non è stato venduto un pilastro della squadra (Sneijder, Maicon, Mililto…) e che di attaccanti forti in giro ce ne sono (magari non così potenzialmente esplosivi, magari però nemmeno così lunatici e caratteriali).

Quindi, se non esploderà nei prossimi 2 anni, sarà stato un affare venderlo (ragionando in astratto, con altre 2 stagioni altalenanti lo “storico” inizia a prevalere sul “potenziale” e 30 mln te lo scordi). Se invece dovesse diventare un’Iradiddìo, ecco che probabilmente potrebbe valere anche più dei 30 mln attuali, ma a quel punto la domanda sarebbe: dove lo trovi il sostituto di uno così forte, sia pure con un discreto gruzzolo (diciamo 35-40 mln)? E’ ovvio che non è un bel ragionamento dar via un giovane promettente per paura che diventi talmente forte da non essere sostituibile, ma l’Inter, in questo momento storico della sua esistenza (leggi squadra Campione d’Italia e d’Europa) può permettersi di pensarla così. Ripeto, secondo me l’operazione è stata ben fatta, considerato anche il fatto che quando ti metti nelle mani del Pizzaiolo Raiola, è evidente che vuoi piantar grane e andare via.

Diamo via il più grande talento italiano del momento? Vero, andremo avanti con gli stranieri. E poi, per riallacciarmi a quanto detto prima, a Balotelli l’Inter ha fatto un favore: ora tutta l’Italia (la stessa che prima gli gridava che non ci sono negri italiani, che pretendeva rispetto da questo moccioso, che invocava il Daspo contro questo insopportabile provocatore) ne piange il prematuro addio, chiaramente incolpando l’Inter -e chi se no?- di aver fatto disamorare questo giovane del proprio Paese e del suo calcio.

MAICON

A meno di clamorosi quanto inopinati ribaltoni buttati là da quel semianalfabeta del suo procuratore (ma tra Caliendo e Raiola avranno una licenza elementare in due? No, dico, ma li avete sentiti parlare??), il numero 13 carioca dovrebbe rimanere. Nonostante abbia quasi 10 anni in più del Bresciano Nero (ma più o meno lo stesso numero di neuroni), in questo caso sono contento che in Sig. Massimo si sia “impuntato” e abbia deciso di tener duro. Il Maicone, toccando tutto quello che c’è da toccare, ha ancora davanti 2-3 stagioni a tutta forza e, nel suo ruolo, contrariamente al caso Balotelli, di vere alternative non ce ne sono. Dani Alves è la sua riserva in nazionale, è meno forte e comunque il Barça non te lo dà. Degli altri, chettelodicoaffà… Potrà non calzare al 100% negli schemi di gioco di Rafa, ma essendo l’uomo dotato di intelligenza e buon senso avrà pensato di tenerselo ben stretto a costo di dover rifare i disegnini sulla lavagna (il ragazzotto avrà anche studiato alla scuola Sacchi, ma ha saputo fermarsi prima di abbracciarne l’integralismo “corti-umili-intensi“).

FAIR PLAY FINANZIARIO

Qui qualcuno mi deve spiegare perchè, come al solito, le regole e i limiti sembrano valere solo per l’Inter. Platini, a torto o a ragione, ha deciso di introdurre regole più restrittive sui bilanci delle squadre, in particolare sull’indebitamento e sull’immissione di capitali da parte dei proprietari. Si vuole insomma evitare che, trovandosi il Club a fine esercizio con una perdita da ripianare, debba essere il proprietario a dire “cià…s’el custa?” e cacciare l’assegno di conseguenza. Tanto incassi, tanto puoi spendere. As simple as that. E vabbuò…

Ora, anchorchè i media italici preferiscano indugiare a lungo sui conti nerazzurri, passeggiandoci sui testicoli coi tacchi a spillo con la litanìa del “nonostante la vendita di Ibra, per l’ennesimo anno l’Inter chiuderà in perdita”, in realtà tutti i top team europei (Inter, Milan, Barça, Real, Man Utd, Chelsea, Liverpool) grondano sangue dai rispettivi bilanci, e la situazione italiana per alcuni aspetti pare addirittura meno peggio delle altre.

Fatta questa lunga quanto doverosa premessa, non si capisce perchè l’Inter, dopo aver incassato senz’altro più di tutti nel 2010 in premi UEFA per la Champions e diritti TV, debba essere l’unica a “dover per forza cedere 1-2 pezzi pregiati”. Ad oggi, mi dite per favore quale pezzo pregiato è andato via dalle squadre citate in precedenza? non solo: mi risulta che il Barça abbia comprato David Villa (40 mln), mentre il Real abbia preso Carvalho e Ozil.

Domande, dubbi, perplessità…

MAGLIE

Rapido ma dolorosissimo accenno alle maglie per la stagione 2010/2011. La seconda (quella bianca) è stata esposta il giorno della vittoria del 18° scudetto a Siena.

Vista dal davanti non è niente di che (il che, per essere una seconda maglia, va già bene). Su uno dei fianchi c’è una vomitata di gatto che dicono essere un biscione stilizzato, e che a me invece ricorda molto di più una versione tamarra di un dragone cinese (del resto, perchè non strizzare l’occhio a un mercato potenziale di una mililardata di persone?). Va beh, il tutto è di dubbio gusto, ma ci può stare.

La prima maglia è da codice penale. Davvero, ci vorrebbe una class action dei tifosi interisti contro la Nike. Evito di descriverla perchè, as usual, la realtà supera la fantasia. Dico solo che ricorda quegli ologrammi che andavano di moda una ventina di anni fa, quei quadretti della serie “se lo fissi intensamente, a un certo punto vedrai comparire un paesaggio alpino”.

Ripeto fino allo sfinimento: la maglia dell’Inter è a strisce verticali (non a zig zag), ben definite (non sbrodolate), di larghezza variabile ma mai troppo strette (Mario preferirebbe 5 righe, ma vanno bene anche 7. Mai 6), la riga centrale dev’essere nera, e il blu dev’essere blu (non azzurro).

Lo so sono uno psicopatico ossessivo e un tantino rompicoglioni.

Accontentatemi e starò buono e zitto.

Ma fino ad allora non potrò fare a meno di chiedermi: quale mente malata ha partorito stammerda? E’ un’idea Nike? E l’Inter non ha il minimo potere contrattuale per dire “no, scusate, ‘sto schifo lo fate vestire al Civitavecchia” (con tutto il rispetto)? E se domani la Nike decidesse di vestirci di viola e arancione noi cosa diciamo? Sissignore?

Per quel che vale, questo per me sarebbe stato l’anno ideale per comprare la maglia nerazzurra ufficiale (cosa che non ho mai fatto). Risultato? Comprerò, sempre se sarà possibile, quella della stagione appena conclusa, la maglia con cui abbiamo conquistato il Triplete. Di norma la maglia “vecchia” rimane acquistabile tramite sito a metà prezzo per un certo periodo. Al momento è guarda caso “non disponibile”. Staremo a vedere…

SUPERCOPPE

Nel frattempo la nuova stagione è iniziata con il primo trofeo, la Supercoppa Italiana. Piacevole abitudine, ha vinto l’Inter. 3-1 contro una Roma buona per un’ora, e poi svaporata alla distanza. Come ho letto sui vari blog a cui mi abbevero, concordo sul fatto che l’importanza della vittoria non stesse nel trofeo in sè (poco più di un trofeo Moretti), ma nell’effetto “onda lunga”, nel dare continuità alla striscia di vittorie accumulate finora, alla ricerca della “sestina” che potrebbe realizzarsi con la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club.

Ho sentito spesso dire che l’Inter su un Campionato intero è superiore a tutti (“lo scudetto può perderlo solo l’Inter“, dicono i soliti gufi), ma che nella partita singola tutto può accadere. Vero, ma anche no. Dopo sabato ho sentito dire “Nei 90′ l’Inter è più forte, ma sabato la Roma per quasi un’ora è stata all’altezza dei nerazzurri“. Beh, che dire, complimenti, il miglioramento è lento ma costante.

Quantomeno, rispetto alla finale di Coppa Italia, non c’è stata la caccia all’uomo, anche se ovviamente il risultato è stato definito dai più come “bugggiardo” e il gap tra le due squadre ormai “colmado“. In effetti, a ben guardare, la bugìa nel risultato c’è: il gol annullato a Milito era buono, quindi poteva (doveva?) finire 4-1. Ma si sa, gli arbitri con l’Inter sono sempre in sudditanza psicologica.

Qualcuno poi mi spiegherà che cazzo ci facevano 18mila romanisti a San Siro, quando per la finale di Coppa Italia nella capitale di interisti ce n’erano se va bene la metà. Il siparietto dei fumogeni in campo e contro la tribuna rossa, con annessa sospensione della partita per 5 minuti, immagino rientrasse nei ringraziamenti ufficiali per l’occasione concessa.

ME(R)DIA

Venenum in cauda. La telecronaca della suddetta partita (vista sulla Rai) è stata ripugnante. Un tifo ormai nemmeno nascosto per la Roma (non so se in quanto tale o più probabilmente in quanto avversaria dell’Inter), ben esemplificato dal silenzio assordante piombato tra i telecronisti dopo il 3-1 di Eto’o e fotografato ancor meglio dall’intervista volante a Riise a fine primo tempo, in cui il bordocampista ha detto “Un ottimo primo tempo, poi PURTROPPO quell’errore e il pari dell’Inter“. Come ho già detto al dipendente RAI (pagato quindi anche coi miei soldi) attraverso il video:

…Purtroppo tua madre!

Ovviamente Dossena e compare (tal Rimedio) esaltavano ogni tocco di Totti e co., definendo invece l’Inter imballata, frastornata, in chiara difficoltà. Siamo alle solite insomma. Non avevo dubbi. Come magistralmente esemplificato dal Sig. Massimo a fine partita, rispondendo all’appunto circa una squadra che presenta 11 stranieri e 0 italiani “si deve trovare sempre e comunque un difetto a questa squadra…” prima del vero colpo di classe “E comunque meglio multietnici che comprarsi le partite“.

Avanti così!

srag estivi 2010 2011

BABBO NATALE ESISTE

BAYERN-INTER 0-2 Inter Campione d’Europa

Che bello sbagliarsi.
Che bello vederti fare quello che mai avresti pensato.
Che bello poter dire: hai visto che invece…?

Sabato sera, quando il capitano ha alzato la Coppa, ho sentito gli occhi riempirsi di lacrime.
Lacrime dolci e liberatorie, di chi (lui, come noi) ha aspettato tanto per godere di queste gioie, di chi ha dovuto sorbirsi Caio e Vampeta (tra gli altri 100), salutarli come salvatori della patria e giubilarli poco dopo con un sonoro pernacchione, di chi forse ormai aveva anche smesso di pensarci, alla “Cempions”.

E invece eccolo lì Pupito, con gli occhi spiritati e la coppa sulla testa, Ramiro e il Cuchu ai suoi lati, degni vice-capitani e altri “pezzi di storia” nerazzurra degli ultimi lustri.
Solo una volta mi era capitato di piangere per questi colori, ed erano state lacrime amare (indovinate quando…?). Più in generale, ho sempre sposato la massima che girava nel nostro gruppo di amici e secondo la quale “non si piange sul posto di lavoro”: negli anni, quindi, ho vomitato insulti sui vari vincitori di gare, festival, Oscar e premi in generale, che celebravano il loro successo frignando come bambine.

Chiaramente (e “paraculisticamente”) sabato sera era diverso.

Sabato valeva tutto: 45 anni di attesa, che nel mio caso vuol dire una vita intera; un’infanzia ad addormentarsi chiedendo a papà “Mi racconti una partita?” “Quale?” “Inter-Liverpool 3-0”; l’adolescenza e la gioventù passata a chiedersi quando mai ti sarebbe capitato di vivere emozioni simili a quelle; e ancora, anni e anni di speranze fiaccate dal Villareal o dai Burdisso di turno.

E invece, sabato è stato tutto splendido. Le emozioni sono talmente tante, e arrivano tutte insieme, che faccio fatica a fare ordine. Vorrei cantare le lodi del Principe, che in una settimana raccoglie quel che il suo talento merita da anni (e cioè segnare gol decisivi per i tre tituli e candidarsi per il Pallone d’Oro), ringraziare lo Specialone, aldilà delle manie di protagonismo, per averci fatto fare quel “cambio di mentalità” di cui sento parlare da anni e al quale, tipo Babbo Natale, avevo ormai smesso di credere. Vorrei togliermi il cappello davanti a quel mostro di talento, intelligenza e umiltà che risponde al nome di Samuel Eto’o, senza il cui “culo quadro” non sarebbe stato possibile giocare più di metà stagione con 3 attaccanti e un trequartista.

Passeranno i giorni, tornerà la lucidità mentale (sempreché sia mai arrivata…) necessaria per abbozzare analisi ex post e commenti a consuntivo. Ora basta così. Continuo a vedere le immagini della premiazione e continuo ad emozionarmi. E sapete che c’è?

E’ bellissimo, e per una volta affanculo la coerenza!

Grazie Inter, “infinito amore, eterna squadra mia”. (G. Facchetti)

Padre, Figlio, Spirito Santo. A scelta nell'ordine.

Padre, Figlio, Spirito Santo. A scelta nell’ordine.

G.I.S.S. (Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione)

SIENA-INTER 0-1   Inter Campione d’Italia

Ho pensato per ore a cosa scrivere oggi.
La prima idea era quella di scrivere un solo e immenso grazie e di far parlare immagini e video “copincollati” qua e là. Ma, per quanto esemplificativi, non avrebbero reso l’idea di quel che avevo in mente.
Che è un misto tra Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione.

GIOIA

E’è ovviamente il primo sentimento che arriva: campioni, ancora una volta, avendo vinto “come sempre contro tutto e tutti” come giustamente sottolineato dal Sig Massimo e dal Capitano.

Gioia nel vedere quanto -a giochi fatti- fosse giusto che il gol decisivo lo segnasse Milito, splendido centravanti e uomo d’altri tempi, zero tatuaggi e 22 gol in campionato. Gioia nel vedere i ragazzi, prima in TV, poi a pochi metri da me in Duomo, sinceramente contenti, come se fossero anche loro tifosi dell’Inter -e quindi di loro stessi- a cantare cori da Curva e sembrare davvero un gruppo unito mai come oggi.

Penso a mio figlio che, a poco più di due anni, ha già vinto 3 scudetti e qualche altra coppetta, mentre io ho dovuto aspettare di avere i capelli bianchi per arrivare a tanto.

Penso a quando gli racconterò che non è mica sempre stato così, e che -pare- così non potrà essere per sempre. Ma sono felice, e quando mi risponde “Mi’ito!” alla mia domanda “chi ha segnato?” penso che Gio e io abbiamo creato un mostro, ma un mostro bellissimo e nerazzurro! Gioia quindi, pura, infantile, totale, per una volta spensierata, senza pensare a quel che sarà (sabato) e quel che sarà stato (dopo sabato).
Oggi ci godiamo il presente. Per oggi affanculo il futuro (semplice e anteriore).

INCERTEZZA

Perché, diciamocelo, se il recente passato è stato in dubbio fino all’ultimo (campioni all’ultima giornata), il futuro è pieno di punti di domanda.

A partire da sabato, da quella finale a cui arriviamo per la prima volta dopo quasi 40 anni e che tutti, a mio parere a torto, considerano come l’unico vero titulo della stagione, rischiando, per dirla con lo Specialone, di trasformare il sogno in “obsesiòne”.

Se poi il Mister ci lascerà o meno (secondo me sì, e a prescindere da come andrà contro il Bayern, ma è solo una mia impressione) sarà il tempo a dirlo. E comunque sarà una notizia che non tarderà ad arrivare, chè nell’uno o nell’altro caso l’allenatore ha una squadra da preparare e non può presentarsi all’ultimo momento. Se dovesse rimanere, ne sarei piacevolmente stupito. Credo che difficilmente possa fare meglio di quanto fatto nella stagione che va a concludersi (ripeto, comunque vada a Madrid) e, per una persona che vive di sfide e stimoli come lui, lo scenario che si è creato pare essere l’ideale per dire “arrivederci”.

La stagione come detto è già spettacolare: Campionato e Coppa Italia vinte con pieno merito, e il famoso “complesso” europeo scacciato a calci avendo eliminato (anche lì con pieno merito) i campioni di Inghilterra e di Spagna, i due campionati a cui guardiamo sempre più estasiati come modelli cui tendere ed esempi da imitare.
L’altra incertezza, o meglio paura, è che nella malaugurata ipotesi che sabato… (non lo scrivo nemmeno) si crei quel circolo vizioso che, in soldoni “manda tutto in vacca”: titoli e ragionamenti del tipo “eh, ma proprio sul più bello… era in Europa che si doveva fare il salto di qualità, è la solita inter”, psicodrammi e pianti collettivi. Sappiamo che l’ambiente interista è alquanto portato all’auto-fustigazione e al tafazzismo, quindi l’obiettivo è restare lucidi in ogni caso. Questo è uno squadrone, comunque vada: non cadiamo nel giochetto di condizionare il tutto all’eventuale vittoria di Madrid.

Anzi, non poniamoci nemmeno il problema e andiamo a vincere!

SFOGO

Quello contro i media era quanto di più prevedibile ci potesse essere in un post di un irredimibile complottista che commenta la vittoria di un campionato e di una Coppa Italia vissute in piena sindrome da accerchiamento.

E se nel dopo partita non ho avuto modo di apprezzare a pieno lo schieramento di P.I. (prostitute intellettuali), causa gitarella in centro, ho comunque sentito le mie labbra contrarsi in una smorfia a metà tra lo sdegno e il sarcasmo, quando lo Sconcertante e Skyfoso giornalista ha chiesto al Sig. Massimo “negli ultimi 5 anni l’Inter ha cambiato 20 titolari, quindi più o meno metà squadra ogni anno: a che punto siamo per la stagione prossima?”. La solita eleganza del Pres ha impedito il doveroso “ma si fotta!”, limitando la reazione ad un più pacato, ma non meno consapevole “se dice così sembra che ogni anno ci divertiamo a buttar via soldi e prendere giocatori a caso, mentre negli ultimi anni l’Inter ha comprato il giusto e soprattutto spendendo in maniera oculata”.
Dalle mie parti di dice ciapa sù e purta a cà…

Tornando a Mourinho, credo che questa vittoria l’abbia portato ad essere più “interista” di prima, pur non potendo essere abituato come noi a questo fuoco perenne e unidirezionale. Quindi se n’è rimasto in silenzio per un buon quadrimestre, per non rispondere colpo su colpo alle loro stronzate, per non pagarla in termini economici (multe su multe) e sportivi (deferimenti e squalifiche). Il succo è: “non parlo perché non mi abbasso al loro livello”, che è la trasposizione a livello mediatico del “me ne vado perché il calcio italiano non mi merita”, ragionamento alla base della sua partenza.

Ripeto quanto detto mille volte: l’atteggiamento dei media nei confronti dell’Inter è sempre stato coerente. Prima mazzulata perché spendeva tanto e vinceva niente, poi cazziata perché vince quasi sempre. Senza Moggi, senza TV, senza giornali e cortigiani pronti a lavorare di lingua.

Quel che è cambiato, con Mancini e ancor di più con Mourinho, è stata la risposta dell’Inter. Si è iniziato a mandare “a ranare” un po’ di gente.
Un po’ tanta.
Certo, non come sarebbe piaciuto a me (e cioè con una precisa strategia societaria illustrata e motivata urbi et orbi e non con un “one man show” dell’allenatore di turno), ma comunque si è smesso di subire supinamente e si sono limitate di molto le figure di cacca a livello di relazioni pubbliche e dichiarazioni ufficiali.

Chiaro che le ricadute ci sono sempre: da ultimo il penoso teatrino di ieri messo in scena da Paperino Paolillo “Andiamo tutti a San Siro! Ma è sicuro? Non ci sono problemi si sicurezza? Ma no, e perchè? Non è mica una partita, è solo una festa!”, per poi rettificare dopo 10 minuti “Ah no, andiamo in Duomo, San Siro non si può per motivi di sicurezza”.

Ma, insomma, i tempi sono cambiati e quantomeno c’è la esplicita (ed esplicitata) consapevolezza di –diciamo così- non godere dei favori dei media. E il fatto che ieri siano stati il Presidente e il Capitano (simboli di interismo ma ancor di più persone di solito pacate) a dire che “come sempre” abbiamo vinto contro tutto e tutti, è il segnale di quanto questa cosa sia nella testa di tutti, e di come la squadra attraverso il Mister riesca a trarne forza costante.
Quel che negli anni è stato un limite della squadra, il sentirsi eterni incompresi e vittime sacrificali, si è invece trasformato in un poderoso propellente a livello di amor proprio e motivazioni, della serie ah sì? ora ti faccio vedere io…

SODDISFAZIONE

Qui andiamo sul tecnico e siamo al godimento puro.

Come dicevo in settimana ad amici, non ho un tipo di modulo o un tipo di squadra che in astratto preferisco. Mi piace una squadra che sappia giocare in modo diverso, riuscendo a valorizzare al meglio i suoi campioni e sfruttando di volta in volta le situazioni che la partita o l’avversario ti offrono.

Ecco perché ho sempre odiato il Sacchismo: i talebani non mi sono mai piaciuti, in nessun campo, nemmeno quello calcistico. Per me non trovar spazio per un giocatore di classe è peccato mortale.
Ovviamente ciò non significa nemmeno ammassare 4 centravanti e 5 rifinitori e dirgli “fate il cazzo che volete”, ma vuol dire saper giocare col rombo, col tridente, con una punta e tre subito dietro. Vuol dire difendersi in dieci (a Barcellona), andare in porta col pallone (Derby d’andata), vuol dire vincere in tanti modi diversi.

Il tutto mantenendo una propria personalità e un’identità fortissima. L’Inter di quest’anno ha 8-9 giocatori che hanno sempre risposto presente: JC, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Milito ed Eto’ò, quando stavano bene hanno giocato sempre, e se la cosa da un lato mi ha fatto una paura fottuta, visti i pochi rimpiazzi all’altezza e la rosa non così kilometrica come si voleva far credere, dall’altra mi ha fatto vedere quanto si possa arrivare in fondo ad una stagione di quasi 60 partite con 15-16 “titolari” (quelli di cui sopra più Chivu, Stankovic, T.Motta, Balotelli e Pandev) e altre 4-5 “riserve” (Cordoba-Materazzi, Muntari, Mariga, Quaresma).
Il tutto con uno staff medico-sanitario all’altezza ed un po’ si sano culo per gli infortuni che, sfiga-Chivu a parte, quest’anno sono stati contenuti entro limiti che definirei fisiologici.
La soddisfazione è insomma la conclusione di un ragionamento tecnico, anzi tènnico vista la caratura di chi scrive, che per una volta prescinde da aspetti emotivi e passionali.

Oddio, non che la cosa sia così facile: siamo tifosi, “…e i tifosi vogliono essere felici: il premio più bello per un presidente è fare felici i propri tifosi”.

Parole di Angelo Moratti, riprese di recente da Massimo.
Grazie, Pres, siamo felici!

Happy birthday, Mr President!

Happy birthday, Mr President!

SELF EXPLAINING

ROMA-INTER 0-1   Inter vincitrice della Coppa Italia

Chi ha visto la partita può anche non leggere perché ha chiarissimo davanti agli occhi quello che si è palesato: una squadra forte, unita e disposta al sacrificio ha vinto con merito una partita che avrebbe dovuto finire ad inizio secondo tempo (in meno di 7 non si può giocare), contro avversari impegnati in una sorta di jihad anti-interista e che hanno trasformato una buona ora di gioco in una raccapricciante caccia all’uomo.

Qualche flash: pronti via e Burdisso rasoia su Sneijder costringendolo ad uscire. Dentro Mario che farà una buona partita e chiude il pasticciaccio brutto con i tifosi (…till next time…). Alla mezz’ora Cordoba si stira ed entra Samuel, costringendo Matrix a rimanere in campo nonostante un giallo (giusto) causato da una stupida palla persa a metacampo da Thiago Motta.

L’italo brasiliano però si rifà subito dopo, lanciando di prima con l’esterno Milito in campo aperto. El Principe se ne trascina dietro 4 che non riescono a fermarlo e la sabongia si insacca sul palo lontano. Spettacolo puro!

Prima del riposo il buon Rizzoli riesce nell’ordine a: 1) non dare il secondo giallo a Burdisso che da dietro cianghetta Mario, tra l’altro proprio sotto gli occhi inferociti di Mou; 2) non vedere un pugno (non una manata, nemmeno un colpo col braccio, proprio un cazzottone al fianco) da parte della signorina Mexes a Materazzi su corner: questo a casa mia si chiama rigore ed espulsione, mentre dopo svariate incazzature dei nostri guadagniamo un corner e un giallo per l’ossigenato lacrimante.

Nella ripresa entra il Pupone che, tempo pochissimi minuti, dopo essere stato contrastato di spalla (e quindi regolarmente, per una volta anche secondo Rizzoli), rincorre Milito e a palla lontana lo scalcia. Un po’ di trambusto, e poi il solito giallo come a dire “non posso non fare nulla, ma sul “rosso” chiudiamo un occhio… Chissà mai che quello poi mi rimanda affanculo…”.

Chè quello, si sa, è un esempio per i giovani.

Poco dopo Perrotta, che Dio lo stramaledica, riserva lo stesso trattamento mi pare ancora a Dieguito: pestone cattivo a metà campo, con solito epilogo (giallo cordardo di Rizzoli).

Nel frattempo si gioca la ripresa, in cui loro hanno due grosse palle gol, di cui la prima è gentile omaggio di JC (Juan di testa mette incredibilmente alto), mentre nella seconda Vucinic chiude troppo l’interno e spedisce fuori.

Sull’altro versante l’Inter si accontenta di mantenere palla anche per risparmiare le forze, riuscendo in ogni caso a mandare Mario al tiro da ottima posizione: prima il Bresciano cincischia un po’ sullo stop, poi riesce comunque a tirare e la parata non è delle più agevoli.

Ma er mejo der Gabidano doveva ancora arrivare, visto che dopo un fallo sulla loro trequarti, con Thiaghino dolorante a terra, il genio gli va vicino dandogli un calcetto sulla testa (ovviamente non visto).

Da apoteosi invece quando rincorre Mario al limite dell’area sferrandogli un calcione intenzionale e colpendolo in pieno sul polpaccio. A seguire, anche se visto da pochi, concede il bis ri-esibendosi nel calcetto sulla crapa. E’ l’87° e la partita di questo esempio per i giovani finisce con circa 40 minuti di ritardo.

Come giustamente ha detto mio papà: “un esempio per i giovani? Sì, certo: ragazzi, ecco come finire al Beccaria!” (carcere minorile milanese).

Vinciamo quindi, semplicemente perché siamo più forti e perché mica è sempre Natale (vedi 3 pali e due cazzate della difesa nella partita di Campionato).

Vinciamo perché, dopo aver fatto saltare i nervi al Barcellona, abbiamo fatto lo stesso con quelli dei Romanisti, che a dire il vero da sempre sono tra le squadre con un equilibrio psichico peggiore dell’Inter “old style”.

Le vecchie volpi della RAI (Cerqueti e Collovati) non avendo chiaramente potuto esimersi dal condannare la condotta di Totti (ma senza ricordare le varie recidive di questo mezzo campione) ovviamente non si sono fatti mancare di sottolineare la poca signorilità di Materazzi, che nei commenti del dopo-partita ha “ringraziato” Mexes per le attenzioni ricevute nei 90°, e soprattutto per il “regalo” fatto in occasione del gol (Mexes era il principale marcatore di Milito).

Insomma, questi interisti non sanno proprio vincere…

Morale, gli zeru tituli sono scongiurati. Ora avanti così, sperando che la conta dei feriti non sia drammatica: Sneijder sembrava camminare bene, ma per giocare una partita purtroppo non basta.

Vorrei sinceramente soffermarmi solo un altro poco sull’imbarazzante figuraccia fatta dalla Roma e dai cortigiani mediatici tra dichiarazioni del pre-partita (“Vergonatevi per la vittoria contro la Lazio” senza che a nessuno fosse venuto in mente di chiedere conto dello stop di mano der Pupone a Parma), comportamento in campo (forte sulle gambe ragazzi!) e sceneggiate nel finale (invasione di campo di un tifoso che cerca di colpire il Cuchu, poi bloccato da De Rossi, e portato via sottobraccio come se fosse un lontano amico).

E poi ci sono giornalisti che vorrebbero definirsi obiettivi che criticano la tifoseria interista perché ha il dente avvelenato.

In poche parole, ancora una volta, più forti di tutto e tutti. (E pure de Totti!)

Per Diego sono 26 in stagione. ...and still counting!

Per Diego sono 26 in stagione. …and still counting!

BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI. E IN FINALE!

BARCELONA-INTER 1-0

Finalmente, la partita che aspetto da una vita. Di quelle che ti fanno perdere anni di vita, e che ti lasciano stremato manco avessi giocato dal primo all’ultimo minuto.

Siamo grandi, c’abbiamo sotto due palle grosse così.

Resistiamo nell’arena del Camp Nou con un uomo in meno per più di un’ora, e concediamo il gol solo all’84’.

Pandev gna fa e quindi è Chivu a prenderne il posto e in buona sostanza anche la posizione, seppur con evidenti diverse caratteristiche. L’andazzo non è troppo dissimile dall’andata: palla a loro ma senza grossi pericoli, e l’Inter che cerca di ripartire (a dire il vero meno frequentemente che a S. Siro). Poi Thiaghino pecca di ingenuità, allungando una mano ad altezza collo di tal Busquets, che da parte sua mette in scena la tragedia alla Mario Merola, a cui l’arbitro con un nome da trapano (De Bleckeer o qualcosa del genere) abbocca come un pollo.

Il tam-tam della vigilia ha fatto effetto, e mi chiedo come faremo a resistere per un’altra ora in 10.

E’ qui che inizia la partita che piace a me (“che piace a me” lo dico adesso che è finita e che è andata bene; nel mentre ho dubitato fortemente delle mie capacità coronariche ed ero convinto che non avrei più rivisto il sole): sì perché quasi vent’anni di magre figure in Italia ed in Europa ti fanno sentire comodi, consolanti e perfino di gran moda quei 4 stracci che ti ritrovi addosso (la metafora di pret-à-porter a dire che, abituato per anni a sculare in un modo o nell’altro partitacce in cui chiudevamo gli avversari nella NOSTRA area, sei abituato a stare in trincea e aspettare che passi la nuttata).

Tutti dietro quindi, coltello tra i denti e palle quadre a spazzare ogni cosa o essere semovente nei pressi dell’area.

Ma una differenza rispetto al ventennium orribile c’è: anche difendersi è un’arte e richiede un suo stile e una sua logica. E allora, per l’ennesima volta in stagione, scappelliamoci davanti a José e ai suoi ragazzi, per l’intelligenza con cui occupano ogni zona del campo, per la lucidità con cui lasciano senza vergogna il totale governo della palla agli avversari, consci che tanto, massicci e incazzati com’eravamo, non ci sarebbe stata trippa per gatti.

Citando i miei trascurabili trascorsi pallavolistici, la sensazione è la stessa di quando stavamo in prima linea sotto rete e ci gridavamo l’un l’altro “qui non passa un cazzo!

Ed in effetti, nonostante le statistiche finali parleranno di decine di tiri verso la porta di Julio Cesar, i sorci verdi li vediamo una volta nel primo tempo (paratona del nostro su sinistro all’angolino di Messi) e un’altra nel secondo quando Bojan (entrato per il fantasma di Ibra) di testa la piazza fuori da metri 2.

Il gol è sul filo del fuorigioco (forse, forse, una spalla di Piqué è davanti a Muntari, ma è davvero roba di cm, quindi giusto far giocare), ma soprattutto al 91’ prima del tiro –vincente- di Bojan c’è un “mani” di Touré che quindi rende vano il tocco dello slavo/catalano, e che soprattutto mi riporta tra i vivi quando ormai il defibrillatore sarebbe potuto servire solo come eccentrico componente d’arredo nel salotto.

Il tocco di mano c’è, anche se a velocità normale mi pareva molto più plateale. Insomma, andata com’è andata è andata bene!

Bellissima l’esultanza di tutti gli interisti allo stadio, con l’Oscar per la migliore interprestazione al Sig. Massimo che prima grida “E’ finita!!!” a moglie e amici, e in 1 secondo si ricompone girandosi verso Laporta e dandogli la mano in maniera molto “simpatttica”.

Ripeto, senza timore di scadere nella retorica (e anche se scado, chemmefott’ammé?): grandissimi, tutti, fiumi di sangue nerazzurro si sono visti scorrere sul prato del Camp Nou. Tutti hanno dato tutto quello che avevano, e rispetto al solito non voglio citare nessuno proprio per celebrare tutti.

Una vera squadra, con un grande condottiero che l’ha fatta crescere fino a diventare una macchina, capace di accumulare energia positiva da qualsiasi situazione (la sceneggiata delle magliette e della “remuntada”, le battute in conferenza stampa e tutta la cloaca sentita in questi giorni).

Per la prima volta in vita mia sono in finale di Champions. L’Inter ci arriva avendo battuto con pieno merito le due maggiori indiziate per la vittoria finale (Chelsea e Barcellona), con un cammino sempre in crescendo.

Manca l’ultimo tassello. Manca quasi un mese. Nel frattempo c’è da vincere un Campionato e, se avanza, una Coppa Italia.

Grazie ragazzi, buona notte (…e chi dorme??)

E' FINITA!!!

E’ FINITA!!!

“I miei più sinceri complimenti Presidente…”