DI TUTTO UN PO’

NAPOLI-INTER 4-2

Di tutto un po’, purchè faccia schifo. Questo il menu di una beffarda domenica sera, che ci vede per il 16° anno consecutivo uscire senza vittoria dal San Paolo, con l’ulteriore beffa di una sconfitta non esattamente digeribile.

Andiamo con calma: i ragazzi si presentano con la formazione ormai “carta carbone” (c’è Rolando al posto di JJ, ma la solfa è quella): la pochezza quali/quantitativa dei ricambi, unita alla più che domabile fantasia del Mister ci mettono al riparo da sorprese tipo due-punte-più-Kovacic-dall’inizio. Comprendo Mazzarri: aldilà delle giuste lodi ai suoi giocatori in pubblico, continua a palesare una certa sfiducia nei ragazzi che, come si vedrà, risulta tutt’altro che immotivata.

L’epilogo del match lascia -tra le tante- due domande inevase. La prima: per schierare una punta sola, stare coperti e beccare 4 gol, non era meglio attaccare a più non posso? La seconda: minchia, se con 5 difensori abbiamo preso 4 fischioni (più un palo, più un rigore parato), con due punte e un rifinitore sarebbe bastato il pallottoliere?

La morale è che la coperta, più che essere corta, è un lenzuolino primaverile taglia XS. Nagatiello fa vedere di aver capito la teoria disegnando una diagonale che neanche col gognometro, ma poi sminchia il rinvio di testa servendolo sul dischetto del rigore per Higuain che non si fa pregare e fa 1-0. Peccato perchè eravamo partiti bene e sembravamo più spigliati noi: alla fine però, sai la novità, la differenza la fanno i campioni capaci di capitalizzare l’errore avversario o la mezza occasione.

Dopo aver rischiato un altro contropiede con il palo di Insigne, uno dei tre nanetti malefici, riusciamo anche a recuperarla, per merito di Guarin che galoppa sulla destra e centra rabbioso in mezzo all’area: a quel punto ottimo velo di Palacio e buona protezione di Alvarezza a liberare il Cuchu, evirato qualche minuto prima da una pallonata negli zebedei, ma ancora sufficientemente grintoso per fare 1-1.

Nemmeno il tempo di esultare, però, che Ranocchia si addormenta facendosi rimontare 2 metri su 20 da Dzemaili (avessi detto Usain Bolt): il contrasto è rivedibile e il rimpallo favorisce Mertens per il provvisorio 2-1.

Lo smoccolamento non conosce soluzione di continuità, perchè una palla persa da Campagnaro genera il 3-1 dell’indemoniato Dzemaili (meno colpevole di quel che si crede l’argentino: i compagni d’attacco non rientrano dal fuorigioco e lui viene accerchiato dagli avversari perdendo palla).

In questo affannoso e disperato rincorrere si intravede la sola utilità che può avere Guarin nel’Inter: vai avanti, ruzza e sgomita, chissà che qualcosa possa succedere. Ed infatti è proprio un cross del colombiano, sporco e un po’ ciabattato, a rotolare beffardo sul secondo palo dove Nagatiello si fa perdonare (almeno in parte) la cappella iniziale, depositando in rete da 1 metro il 3-2 con cui si va al riposo.

Taccio per decenza sul fallo in attacco fischiato a Palacio, abbattuto da Maggio in piena area . L’arbitro è Tagliavento, quello delle manette. Fate voi.

Il nostro riesce poi ad ammonire due volte Alvarez nella ripresa, facendoci finire in 10 una partita che se non altro stavamo cercando di recuperare con un po’ più di lucidità. Ecco però che, crescendo il ricorso al fosforo in campo, cala proporzionalmente l’apporto del Guaro, che su sapiente assist di Palacio non trova di meglio che sparare il piattone in fazza al portiere, rovinandogli poi addosso sullo slancio.

La legge del gol (sbagliato e quindi subito) si applica alla perfezione, con gli altri due nani infami (Insigne e Callejon) a duettare con successo in area nerazzurra per il 4-2 definitivo.

Nel finale era entrato anche Icardi, che credo non sia nemmeno riuscito a toccar palla. Impresa che riesce invece a Pandev, cianghettato in piena area con rigore sacrosanto incorporato a 30” dall’ingresso in campo: il macedone sfoggia lo sguardo allucinato dei momenti migliori e fa ampi gesti ai compagni “lo tiro io!“. Velleitaria soddisfazione per Handanovic, alquanto biasimevole anche ieri, che nega la cinquina e il gol dell’ex al Macedone, il quale di contro incassa un “mavafamocc’” da parte dei partenopei in campo e sugli spalti.

Poco da aggiungere alla fredda cronaca: abbiamo vinto partite giocate assai peggio, ma la consolazione non è granchè. Scendiamo dal carro-bestiame, ultimo vagone per il 3° posto e veniamo superati anche dalla Fiorentina. Questi siamo: punto più punto meno, la solfa è quella dell’anno scorso. Come volevasi dimostrare il problema non è l’allenatore ma l’assenza di campioni.

Mazzarri ha l’indubbio merito di aver rigenerato qualche calciatore (Jonathan & Alvarez) e di avere un Cambiasso in gran spolvero e un Palacio splendido.

Detto ciò, se vuoi far finta di credere alla zona Champions serve un innesto di qualiltà per reparto. E quando dico “di qualiltà”, intendo brutalmente più forte degli attuali colleghi di reparto, chè di avere Pinilla al posto di Icardi m’importa sega!

Di più: posto che ultimamente non siamo proprio bravissimi a spendere soldi (ricordo solo 13 mln per Alvaro Pereira e 8 per Kuzmanovic), ho quasi paura di ricevere 15 cucuzze per Guarin, per timore che vengano reinvestiti nel Piraccini di turno, acquistato in extremis a fine Gennaio, sbandierato come moderno Suarez e accantonato come un Palombo qualsiasi 2 mesi dopo…

Dear Mr President: prove me wrong!

 

LE ALTRE

La Juve scherza col Sassuolo facendogliene 4 e (tocca dirlo) facendo vedere come si gioca a calcio: di squadra, massicci e incazzati su ogni palla e concentrati fino alla fine: 8° vittoria consecutiva e 8° partita senza subire gol. Ho goduto come un mandrillo per l’eliminazione in Champions, ma in Italia questi danno lezione a tutti, purtroppo per noi e per il calcio italiano in generale.

Per il resto, la Viola come detto opera un prevedibile sorpasso (loro in casa col Bologna, noi a Napoli) e conferma che Rossi è un campione. Il Monday Night ci propone lupacchiotti e cuginastri impegnati in un fu-big match, in attesa del Derby di Natale di domenica prossima, a cui ovviamente arriviamo in piena crisi di identità.

 

E’ COMPLOTTO

La Prostituzione Intellettuale ci fa tirare un bel sospiro di sollievo, sfornando una settimanella come da tempo non se ne vedevano. Eh sì, perchè nella settimana in cui Juve e Napoli, pur con meriti e colpe assai diversi, salutano la Champions League apprestandosi ad avvincenti Giovedì sera a latitudini moldave, e negli stessi giorni in cui un Milan sparagnino quanto tristanzuolo costringe l’Ajax allo 0-0 passando il turno per il rotto della cuffia, i titoli dei giornali sono all’insegna di un Mazzarri in bilico, insidiato proprio da quel Frank de Boer dei giovani olandesi, ottuso cantore del bel giUoco in cui è sostanzialmente vietato tirare in porta.

Come insalata di rinforzo, ecco il “fraintendimento” da parte dei media circa il silenzio del Signor Massimo: silenzio dettato dalla buona educazione prima ancora che dal senso di opportunità del non parlar troppo di una cosa che è stata tua fino all’altro giorno ma che ora appartiene (per il 70%) ad altri, e che invece i media avevano inteso come un certo irrigidimento della vecchia proprietà verso la nuova: strano vero? c’erano due interpretazioni da dare alla vicenda, e nel dubbio si è preferito tirare una martellata, tanto per vedere l’effetto che fa.

Simpatici poi i ragazzacci di Sky che, nel dopo partita, esordiscono nell’intervista a Benitez chiedendogli se questa vittoria avesse il dolce sapore della rivincita (“No” la laconica risposta di Sancho Panza) e proseguono poi chiedendogli “Ma adesso che è passato un po’ di tempo, ce lo dica: davvero aveva fatto togliere le foto di Mourinho dalle pareti?“. La risposta del Mister è “Al 100% No“. Morale, per 3 anni si è ricamato su quella che risulta essere una balla.

Ma tanto è l’Inter, chi se ne fotte…

A chiudere, un piccolo consiglio mediatico al Mister, polemico -e molto- sull’arbitraggio del Barbiere di Terni Tagliavento. Lungi da me voler difendere l’indifendibile, si vede però che Mazzarri è nuovo dell’ambiente, perchè rosica e reclama per un arbitraggio sì scadente, ma nulla più. Capisco che lui non sia abituato agli scempi che invece sono ormai usuali alle nostre latitudini, ma consiglio al nostro di misurare i termini, perchè quando davvero le decisioni arbitrali saranno eclatanti e determinanti nel risultato finale, il buttero potrebbe aver problemi di vocabolario, avendo esaurito querimonie e improperi anzitempo.

Ovviamente a disposizione per tratteggiare una strategia comunicativa all’uopo.

 

WEST HAM

Insulso pareggio casalingo col Sunderland, fanalino di coda, e quart’ultimo posto consolidato. Se la panca di Mazzarri traballa, su quella di Big Sam stanno pogando!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

CHI ERAVAMO, CHI SIAMO, CHE CACCHIO SAREMO

INTER-PARMA 3-3

Mentre tutti azzardano analisi socio-psico-politiche sugli effetti delle Primarie del PD nel Paese, io preferisco dedicarmi alle vere cose importanti della vita, trovandomi a dover commentare l’ennesima partitaccia dei ragazzi, capaci per la terza giornata consecutiva di pareggiare una partita che pareva ampiamente alla loro portata.

Non che la cosa mi stupisca, per carità: il Parma è una bella squadra, per di più con una foltissima colonia di Club Gautieri, ieri puntualmente tra i migliori (Sansone, 2 gol ieri sera, a secco da Marzo, e che già ci purgò lo scorso inverno; Marchionni, piccolo nano malefico ieri sera in versione regista illuminato).

Noi siamo quelli che siamo, purtroppo non così diversi dall’anno scorso. Se ci si mette anche Handanovic a far cappellate, la vincium pù la guèra… Ma andiamo con ordine: alla lettura delle formazioni, accolgo con piacere l’inserimento di Kovacic tra i titolari. il croato in realtà ci mette 20 minuti buoni a iniziare a giocare (in questo è in buona compagnia, c’è da dire…), e il Parma ne approfitta rifilandoci il primo sifulotto, con una verticalizzazione tanto elementare quanto efficace. I due maledetti, già citati in apertura, ci castigano dopo 10 minuti e Mazzarri esaurisce presto il bonus-madonne (bellissimo nella ripresa quando si fa il segno della croce, probabilmente dopo aver maledetto anche l’ultimo dei Santi rimasti nel rosario).

Calmi e serafici come un diesel, verso metà ripresa carburiamo, soprattutto sulla destra con Jonathan in buona serata e con Guarin che lo appoggia (quando non ostacola). Sul primo cross dalla destra Palacio spara alto da zero metri divorandosi il pareggio; poco dopo battbecca con Johnny Guitar, reo di aver messo in mezzo una palla troppo forte (ormai un marchio di fabbrica del Divino: tira forte rasoterra e chissà mai che qualcosa succeda…). Ma allo scadere del primo tempo la combinazione è giusta e il Trenza abbraccia il compagno prima di tornare a centrocampo avido di gloria.

Bene -penso tra me-, pareggio acchiappato appena prima dell’intervallo, ottima spinta psicologica e bla bla bla, ed ecco il frittatone combinato da Handanovic:

se la palla saponata diventerà mai disciplina olimpica, abbiamo in casa un serio candidato alla medaglia d’oro!

La palla rimane lì e a Parolo non pare neanche vero: 1-2 appena prima del riposo. Vepossino…

La ripresa per fortuna vede i nostri iniziare di buona lena e ribaltare la situazione in pochi minuti: prima ancora Palacio (grande giocatore, troppo solo là davanti ma senza di lui chissà dove saremmo) incorna alla perfezione il cross di un Alvarez meno scintillante che in altre occasioni. Dopo 2 minuti Guarin piazza il piattone sinistro sulla tibia di Lucarelli per il beffardo 3-2.

Ha ragione Mazzarri a spintonare i suoi, che correvano in panchina a festeggiare: giocare, giocare, tenere alta la concentrazione!

Lafava! dicono dalle sue parti: e infatti i nostri dopo soli 5 minuti giocano alle belle statuine (medley with “la bella addormentata nel bosco”), concedendo a Cassani quei 10 metri necessari a entrare in area, pensarci un po’ su, piazzare la biglia in mezzo e vedere ancora Sansone (milanista-dalla-nascita-in-una-famiglia-di-interisti) rifilarci l’ennesimo fischione. L’evento non mi sorprende nemmeno, anzi: penso tra me che la mezz’ora da giocare possa darci sufficiente tempo per vincerla.

In realtà, a parte qualche mischione in area e la girata del Cuchu al 90′ (mai una botta di culo, chettelodicoaffà), sono loro a mangiarsi il 4-3 in più occasioni, complice anche un Cassano in tono minore, che per nostra fortuna pecca di egoismo in un paio di circostanze.

Morale: lasciando stare i periodi più aurei della Mourinheide, ricordo che qualche anno fa vedevo Figo e Veron giostrare a centrocampo e trovarsi senza quasi nemmeno il bisogno di cercarsi. Mi bastava vederli ed ero tranquillo. Sulla fiducia.

Oggi abbiamo Jonathan e Guarin.

Come dire:

 

La vera constatazione è che questi siamo, e questo (poco più, poco meno) possiamo dare.

Non voglio passare per Cassandro o roba simile, ma mi permetto di ricordare che anche l’anno scorso avevamo iniziato a mille, per poi trovarci col solo Trenza a cavar castagne dal fuoco là davanti e con un centrocampo dalla pochezza cerebrale inquietante.

Le 7-8 partite che avrebbero potuto darci un tranquillo terzo posto in attesa delle due partitacce pre-natalizie (Napoli e Derby), ci consegnano invece una squadra preoccupantemente simile a quella di 12 mesi fa. Le differenze sono essenzialmente due:

Il Mister è più navigato e sperabilmente con l’esperienza per gestire questo periodo di appannamento. Ma soprattutto, la nuova proprietà dovrebbe essere interessata a rendere questo gruppo competitivo da subito, chè perdere la qualificazione in Champions per il terzo anno di fila sarebbe un magigno difficile da sopportare.

Detta male: Nainggolan, Marquinhos e una punta a scelta mi paiono condizioni necessarie (ma tutt’altro che sufficienti) per provare a giocarcela.

Altrimenti andiamo a farci le gite in Moldavia al giovedì sera in Europa League.

LE ALTRE

I gobbi fanno nuovamnete capire che, dopo un paio di mesi di illusioni, non c’è trippa per gatti nemmeno quest’anno. Del resto era prevedibile. La Roma torna al successo, facendoci almeno il favore di battere la Fiorentina, mentre il Napoli vive una situazione simile alla nostra, con lo scontro diretto del prossimo weekend messo lì quasi apposta…

I cugini si aggrappano al Balotelli ed evitano la sconfitta in terra labronica, rischiando addirittura di vincere.

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto, lo confesso. Stomachevole però la prevedibilità di certi (diciamo tutti) i commentatori che hanno ormai la frase pronta per qualunque marcatore. Balotelli viene colpito dall’assist di Kakà e con il calcagno a 3 all’ora mette dentro l’1-0 del Milan a Livorno. Commento “Superbalotelli! non si ferma più!!“. Ma cazzarola, a momenti lo sbaglia e siam qui a celebrarlo manco avesse fatto gol di tacco a occhi chiusi…

Ovviamente la cosa non vale a righe invertite, con Palacio che, prima della doppietta, viene descritto come “in un periodo di comprensibile appannamento“.

Sintomatico invece Sconcerti che, rispondendo a un tifoso milanista che chiedeva conto dello scarso rendimento dei rossoneri contro le “grandi” negli ultimi campionati, si diceva in disaccordo, aggiungendo “mi pare che il Milan abbia anche battuto l’Inter… per quanto l’Inter degli ultimi tempi possa essere considerata una grande squadra“.

Solerte un tifoso nerazzurro (non sono stato io, giuro) che in tempo zero gli scrive puntualizzando che l’anno scorso i derby sono finiti 1-0 per noi e 1-1 al ritorno, mentre l’anno precedente l’Inter li aveva addirittura vinti entrambi. Il commento di Sconcerti è stato una smorfia come a dire “sì va beh, la solfa non cambia“.

Un ultima postilla, con semi-critica al nostro allenatore: ieri il contatto su Alvarez in area non era rigore. E’ vero che abbiamo visto rigori fischiati per molto meno, ma non reclamiamo per ‘sta roba.

WEST HAM

Doppio impegno settimanale e doppia sconfitta: ferale quella del derby contro il Crystal Palace, meno trraumatica ma ugualmente “intrusiva” quella col lanciatissimo Liverpool. Morale: piena zona retrocessione. WTF!

Fossero tutti come voi...

Fossero tutti come voi…

A TWIST IN THE TAIL

INTER-LIVORNO 2-0

Una partita noiosa ma da tre punti, con la bella sorpresa del rientro del Capitano nei minuti finali -tutt’altro che irrilevante, si vedrà.

Questo il bigino della serata.

I ragazzi infatti, nelle sempre illuminanti parole del Cuchu a fine gara, giocano “non la miglior partita della stagione“, approfittano ben volentieri del paperotto di Bardi che gioca a palla saponata con il radente cross di Johnny Guitar, ed attendono l’ispirazione del redivivo Zanna per chiudere la pratica al 90′, con invenzione di Kovacic per Nagatiello.

In mezzo a queste poche emozioni, un’ora abbondante di calcio ruminato alla velocità dei bradipi e col fosforo di un batrace: Alvarez marca visita per la prima volta in stagione, mentre Guarin si mostra in una delle sue non rare performance di “vorrei spaccare il mondo ma non posso“. La conseguenza è che Palacio là davanti deve arrangiarsi col poco che arriva (un paio di colpi di testa alti nel primo tempo e un piattone destro stoppato dal loro terzino nella ripresa), lasciandosi guidare dalla propria generosità fuori dall’area amaranto per trovare palloni giocabili. Oltretutto in area, quando ci sta, viene cianghettato appena prima di tirare, ma nessuno dei 6 occhi deputati a controllare la zona vede nulla (how strange…).

Taider senza infamia dà la sua mano al Cuchu a rompere e ripartire (crapapelada migliore in campo, ma chettelodicoaffà), mentre dietro soffriamo quasi niente, pur con i tre centrali che finiranno ammoniti. La manovra pende molto a destra dalle parti di Jonathan il quale, aldilà di divertenti casi di idolatrìa avvistati in rete (vedi “il Divino” e panzane simili) attraversa senz’altro un periodo fortunato, se è vero che in stagione siamo al secondo autogol procurato, a cui va aggiunto un gol “voluto” e un altro cross deviato dall’avversario sulla testa di Nagatiello per il primo gol della stagione contro il Genoa.

Il dirimpettaio di fascia ha invece il suo bel da fare contro il promettente Mbaye, talentino nerazzzurro parte della colonia dei prestiti in terra labronica. Parlando dei quali, sarebbe ingeneroso individuare in Bardi il “pacco” rifilato ai toscani. Vero che l’errore sul nostro vantaggio è palese e grave; altrettanto vero che a fine primo tempo si riscatta deviando un rasoterra velenoso di Alvarez; incontestabile il fatto che lo sbaglio in questione sia uno dei primissimi di una stagione fin qui senz’altro positiva. Duncan lo ricordavo più forte, mentre nei 90′ l’ho visto menare come un fabbro senza impostare come invece sa. Tutti da tenere comunque sotto osservazione, alla faccia di chi dice che non investiamo sui giovani e che, quando lo facciamo, poi li svendiamo per quattro soldi.

Parlando di giovani, a metà ripresa entra il vero talento di questa squadra: Kovacic prende il posto di un acciaccato Alvarez (la mia mente perversa spera che il ghiaccio sulla caviglia serva a “scampare” la trasferta oltreoceanica per le due partite con l’Argentina). Il baby croato vivacchia per una mezz’ora adeguandosi al piccolo trotto generale, come ad attendere la palla giusta dai piedi giusti.

Piedi che tornano a calcare il prato di San Siro in un boato assordante a 10 minuti dalla fine: è Taider a lasciare il posto al Capitano che, tempo pochi secondi, piazza la prima di quelle accelerazioni palla al piede che, se brevettate a inizio anni ’90, gli avrebbero comunque garantito una decorosa pensione, aldilà dei guadagni maturati sul campo.

Genti in visibilio ed enorme sventolìo di vessilli nerazzurri.

Proprio una delle succitate cavalcate recapita la boccia al 10 croato il quale, riconoscendo in quella la palla giusta, magheggia al limite dell’area e di esterno mette Nagatiello solo davanti al portiere: tiro del nippico, sporco quanto basta ad ingannare Bardi e gonfiare la rete.

Il merito tènnico è tutto di Kovacic, ma gli abbracci sono comprensibilmente tutti per il Capitano. E di fatto continuano fino al fischio finale, distante solo un paio di minuti. E’ lì che inizia il vero tripudio per lo splendido quarantenne, visibilmente emozionato e forse -chissà- incredulo nell’aver centrato così l’ennesimo obiettivo della carriera (meno di 7 mesi di assenza per un tendine d’Achille credo sia un record). Bello e sincero il gesto di Cambiasso che si sfila la fascia di Capitano per restituirla (non solo metaforicamente) al legittimo proprietario.

Una celebrazione semplice, spontanea, senza “Zanetti Cam” o altre inquadrature servili e zuccherose dedicate in passato a personaggi diversamente strisciati.

Chè si sa, noi non siamo mediatici.

 

 

LE ALTRE

La Roma inciampa sul più bello, sprecando l’impossibile dopo aver beneficiato anche lei di un autogol col Sassuolo. Dopo il vantaggio crea tanto e spreca tutto, con l’inevitabile beffa del pareggio al 94′. Ne approfitta la Juve, che regola il Napoli con un eccessivo 3-0, agevolato da un gol in fuorigioco, ma di dimensioni inferiori a quelle “di Rocco Siffredi” (cit. Eliana, vendemmia ’98) e quindi a detta di tutti impossibile da vedere.

La Fiorentina regola la Samp con qualche patema finale ed è a un solo punto da noi, mentre il Verona viene piegato dal redivivo Genoa targato Gasperini.

Volitivo il pareggio strappato dai cugini in terra Clivense, con il mondo mediatico in attesa di notizie circa la conferma di Allegri, e prontamente accontentati. Splendida l’analisi di Porrà su Sky che sintetizza alla perfezione il momento rossonero: “Il Milan ha talmente tanti problemi di gestione societaria da non potersi permettere ulteriori scossoni derivanti da un cambio in panchina“. As simple as that.

 

E’ COMPLOTTO

Tra le tante differenze tra la partita dei cugini e quella dei Gobbi c’è però l’analogia dell’errore arbitrale. Ma se la partita di Torino ha visto una sommaria analisi dell’episodio ed una bevenola assoluzione del Rocchi Horror Picture Show, il gol annullato a Paloschi è stata probabilmente solo un’allucinazione della mia fantasia malata.

Pensate che ero convinto di aver visto un gol valido -non in leggero fuorigioco, ma in linea, quindi valido- annullato all’emulo di Superpippa Inzaghi. E invece: il replay più veloce del West, tanto per dire “l’ho fatto rivedere, la posizione è dubbia, tana libera tutti“, dopodichè silenzio assordante su tutta la linea. L’episodio scompare dalle azioni salienti mostrate nella sintesi, alla cosa ovviamente nemmeno si accenna parlando con gli allenatori, e addirittura Sannino si guarda bene dal richiamarlo durante la sua analisi. Del resto, contro i Gobbi il Presidentino Harry Potter era sceso negli spogliatoi a consolare il guardalinee che aveva sbagliato a suo danno. Quantomeno stasera il Chievo non ha vestito i panni della amorevole crocerossina.

Chè poi, volendo fare il cacacazzi: il gol di Llorente è in fuorigioco di soli 21 cm, quindi “è comprensibile l’errore“.

Quello di Paloschi è in linea, quindi “è comprensibile l’errore“.  Anzi non è nemmeno errore “è una questione di millimetri“.

E vissero felici e contenti.

 

WEST HAM

Dolorosa sconfitta a Norwich: i gialli ci fanno neri con tre fischioni che ci spediscono in piena zona retrocessione. World of pain…

Come canta Albano: "e vaaaaaaaaaaaa"

Come canta Albano: “e vaaaaaaaaaaaa

NON CI POSSO CREDERE

UDINESE-INTER 0-3

Con magno gaudio rinfodero la tabellina rancorosa che avevo preparato a sostegno della mia tesi (prevenutiella, lo riconosco…)  che vedeva nei friulani la nostra bestia nera per eccellenza. Che sia chiaro: sono ancora convinto della bontà della mia teoria, ma -come ben sappiamo- anche la più ferrea delle regole ha la sua eccezione.

Ecco spiegato il primo motivo del titolo, non originalissimo in realtà.

Il secondo motivo risiede nel partitone giocato dai nostri, che in questa stagione non avevo ancora visto in versione cosi massiccia e incazzata. L’Inter di Udine, positiva in quasi tutti i suoi interpreti, fa capire quanto Mazzarri riesca a plasmare la squadra secondo il suo credo, e per una volta il complimento al “Mister che c’è” non vuole essere una critica al “Mister che c’era“. Tocco tutto il toccabile, ma esattamente 12 mesi fa raggiungevamo l’apice della scorsa stagione, con la vittoria corsara in casa gobba e la testa della classifica a un solo punto di distanza.

Rispetto alla StramaInter, riconosco però una certa solidità nei nostri, oltre alla piacevole abitudine nel vedere certi movimenti: Jonathan e Nagatomo stantuffano come pistoni diligenti, Palacio è semplicemente esemplare per come copre tutto il fronte di attacco, Alvarez sta addirittura smettendo di stupire per la costanza con cui dispensa quantità e qualità sulll trequarti.

Se a ciò aggiungiamo il miglior Cambiasso delle ultime stagioni (e guai a chi dice “basta poco checcevo’ “) e un Rolando che, come già fatto notare, quand’è chiamato in causa, fa il suo con grinta e lucidità, ecco inevitabile citare per la terza volta il titolo, facendo la facile associazione tra la battuta e il protagonista della stessa, omonimo dell’ominide numero 35 nerazzurro.

Incredibilmente stavolta Di Natale non punge, Muriel sembra il fratellino di Ronaldo solo per la palese tendenza alla pinguitudine, e addirittura l’esordiente Widmer non entra per acclamazione nel Club Gautieri o in quello spesso coincidente del “Primo Gol in Serie A con l’Inter”.

I nostri, già prima del sapiente colpo di testa del Trenza, creano un paio di buone occasioni col Cuchu e Nagatiello sugli scudi, e la spinta offensiva non si placa nemmeno dopo il bel destro al volo di Ranocchia per il 2-0. Splendido il Mister dopo il raddoppio quando, disegnando due “zero” con le dita, fa palesemente segno ai nostri di dimenticarsi del doppio vantaggio e continuare a pedalare tam quam non esset.

La ripresa vede loro solo leggermente più pericolosi, con Di Natale prima a sfruttare meravigliosamente la sola palla buona avuta (grande Handanovic nell’occasione) ma poi ad arrendersi alla coscia dolorante. Stessa sorte toccherà a Samuel, Jonathan e Ranocchia nell’arco dei 90′: e per fortuna che i calciatori di Mazzarri non si infortunano mai! Per il resto, controlliamo e sprechiamo qualche bella ripartenza.

Agli sgoccioli del match, la punizione per i bianconeri mi sembra quasi ingenerosa, ma sentirli prenderci per il culo al 90′ cantandoci “Vincerete il tricolore“, mi ha fatto esultare come un indemoniato per il comodo 3-0 di Alvarez su ennesima bella discesa di Palacio.

Come dire: perculate qualcun altro, grazie!

Passando al capitolo Craniolesi, Guarin al solito alterna belle accelerazioni palla al piede, conclusioni assai pericolose (palo nel secondo tempo) ma anche due o tre palle sanguinolente perse in uscita a tutto vantaggio friulano. Meglio di lui riesce a fare Juan Jesus, altro Premio Nobel diffidato e capace di farsi ammonire perchè, sul 2-0, tarda a battere una punizione a centrocampo. Difesa a questo punto da re-inventare sabato contro il Livorno, nella speranza (temo vana) che qualcuno degli acciaccati possa comunque essere disponibile.

 

LE ALTRE

Le conferme arrivano da Juve e Napoli (vittoriose) e dal Milan (sconfitto dalla Fiorentina). La novità arriva da Torino, dove il Mister Ventura ferma la Roma sul pari che, per quel che ho visto, pare meritato.

Grave e godibilissima la bambola dei cugini, oltretutto certificata da grafiche e tabelle incredibilmente intitolate “Crisi Milan”. La differenza con l’anno scorso non sta tanto nei -pochi- punti in classifica, chè anche l’anno scorso erano partiti demmerda, quanto in tre aspetti di non poco conto: oggi ci sono tre squadre che stanno volando, mentre l’anno scorso solo la Juve pareva avere un passo deciso; oltretutto, Balotelli è già in squadra, quindi per i rossoneri non c’è il famoso “Mister X da accaparrarsi come da tradizione nelle ultime ore di mercato” (per dirla con le solerti veline di regime); infine, proprio il rendimento di Balotelli pare smascherare quello che per mesi è stato considerato come un colpo sensazionale e che invece sembra sempre più un bluff.

Temo che per Mario la china sia irrimediabilmente “non risalibile”. La sua sarà una carriera alla Cassano: grandissimi gol, bellissime partite, inframmezzate da lunghi periodi di indolenza e di vene poco irrorate.

Il tutto, alla faccia della grande famiglia, del “da noi i campioni si comportano bene, perchè lo stile Milan viene prima di tutto”.

 

E’ COMPLOTTO

Il mio rancore ha poche valvole di sfogo a ‘sto giro: mi chiedo solo perchè il Milan debba essere il primo del gruppetto di squadre a 12 punti, pur essendoci tra questi anche il Parma che li ha appena battuti. E’ probabile che calcolino prima la differenza reti e poi gli scontri diretti, però esteticamente era più bello vedere il Milan a metà e non in cima della colonna di destra…

In mezzo ai tanti complimenti ai nostri, ho addirittura sentito dire che l’Inter ha il miglior attacco e che ha il record di giocatori andati a segno (dato che trovo sempre fondamentale). Chiaramente è stato poi fatto notare che i nostri sono quelli che più di tutti segnano su calcio piazzato (come se così i gol valessero meno) e che quello di Ranocchia è il primo gol segnato da un italiano nell’Inter di questa stagione.

Siete poco.

Infine, applausi sperticati per Aldo Grasso che, come già fatto notare in settimana, si è chiesto quel che ogni sano di mente dovrebbe chiedersi guardando una qualsiasi trasmissione sul calcio targata Sky, e cioè: https://apps.facebook.com/corrieresocial/spettacoli/13_novembre_01/arroganza-sportiva-commenti-mauro-bc097d72-42be-11e3-bd09-5fafe7fa6f7b.shtml

E davvero la presenza del calabrese cantilenante stride con gli altri ex giocatori che mediamente sono apprezzati dal sottoscritto, al di là dell’appartenenza clacistica. L’ultimo iscritto al Club dei “Degni” secondo il mio insindacabile giudizio è Cicciobello Marocchi, odioso carugnin de l’uratori ai tempi gobbi, e invece oggi attento osservatore delle gesta dei nostri eroi in mutandoni. Interessante la sua analisi nel post Milan-Fiorentina, quando consiglia ad Allegri di impartire disposizioni molto semplici ai suoi difensori e centrocampisti, che evidentemente a suo parere non possono dare di più. Diverso il discorso in avanti, dove secondo lui Kakà (e non Balotelli) ha la personalità e l’abitudine a prendersi la squadra sulle spalle.

Infine, non posso che attendere, curioso come una scimmia e divertito come un bimbo al circo, l’evolversi della critica “costruttiva e per nulla indirizzata ad una persona in particolare” di Barbarella Berlusconi, che sostanzialmente dà del rincoglionito al Geometra Galliani auspicando un cambio di strategia societaria lamentandosi con il papà. Tutto ciò mi lascia incredulo, vedendo che per qualche ora lo zimbello della critica non è l’esecrando rapporto coi media della nostra squadra simpatttica, ma proprio la squadra diversamente milanese.

A proposito, la squadra questa settimana la passerà in ritiro proprio nelle lande ad alto tasso glicemico di Milanello Bianco.

Ma che non si dica che il ritiro è puntivo!

 

WEST HAM

Pareggio a reti bianche nel Derby cromatico contro l’Aston VIilla, e classifica assimilabile a quella dei cugini rossoneri.

scontato, ma sincero

scontato, ma sincero

CI PUO’ STARE (MA NON SI PUO’)

TORINO-INTER 3-3

Il Caronte calcistico ci fa fare un giro di tutti i gironi dell’inferno, addirittura deviando verso lidi a lui ignoti (il purgatorio del pareggio e addirittura uno scorcio di paradiso) per poi approdare al mare marroncino di questo pareggio che personalmente accolgo come una sconfitta.

Una partita nata con il solito “riguardo” riservato dalla classe arbitrale alla grande di turno (sentite il vento dell’ironia scompigliarvi i capelli?), proseguita con minchiate difensive in serie, ribaltata a proprio favore in maniera inopinata e infine buttata nel cesso con tanto di catena tirata.

Avendo appreso quasi incredulo della presenza di Palacio in attacco, nonostante la zampa malconcia ed il doppio impegno in Nazionale oltreoceano, mi faccio scivolare addosso le assenze di Campagnaro (tornato sano anche lui ma stiratosi in allenamento ieri) e Alvarez (congedato dal ritiro argentino per curarsi, e puntualmente in tribuna ieri sera). Nemmeno il tempo di prender posto tra i pali che Handanovic vede San Pietro sul secondo palo respingergli il diagonale velenoso di Cerci. Scampato pericolo? Macchè: il nostro due minuti dopo esce a valanga sull’11 granata che tocca la palla quel tanto da essere travolto dal portiere. Rigore ineccepibile per tutti – non per me, spiegherò infra – e soprattutto rosso per il nostro portiere. 86 minuti da giocare in 10, per fortuna ancora sullo 0-0 visto che il nuovo entrato Carrizo bagna il suo esordio con la paratona dagli undici metri.

Proprio quando i nostri danno cenni di risveglio dal coma vigile che li ha visti rientrare in campo, il Toro piazza un’azione talmente rapida e lineare da paralizzare i nostri, probabilmente fermi a contemplare cotanta bellezza. Tal Farnerud segna l’inevitabile primo gol in Serie A con l’Inter, e come vedremo non sarà l’unico nella serata.

Mazzari giustamente sbraita ai suoi “dovete svegliarvi”, ed in mancanza di Alvarezza -in questa stagione nelle vesti del guerriero-coraggioso-che-non-ti-aspetti – è Guarin a suonare la carica. Il ragazzo invero è un po’ stonato, e non è una novità: i due tiri scagliati da 40 metri con due o tre compagni pronti a ricevere il passaggio è la palese conferma del soave venticello che soffia indisturbato tra le sue orecchie. Ciononostante il nostro cerca un paio di volte la giusta imbucata per il compagno a centro area, e soprattutto ha il grande merito di piazzare la rovesciata dell’1-1, spettacolare quanto importante nel mandarci a riposo con un insperato pareggio.

Il secondo tempo è un po’ la gara del chi picchia più forte: loro con l’uomo in più ovviamente spingono forte, inserendo prima Immobile e poi Bellomo. Noi siamo tutti nella nostra metacampo, pronti però a ripartire veloci e incazzati. Il napoletano Immobile, pochi minuti dopo il suo ingresso, sfrutta un tiro di Cerci rimpallato da Ranocchia per piazzare la palla là dove Carrizo non può arrivare e riportare i suoi in vantaggio. Dicesi gol di culo, non “tocco di Cerci per Immobile”, come ho dovuto sentire… La mia serie di improperi non fa però nemmeno in tempo ad esaurirsi che Taider scodella una palla apparentemente innocua in area granata: Padelli non è dello stesso avviso e, forse spaventato dal piedone di Guarin a mezza altezza, fa il frittatone che consente a Palacio di inzuccare in rete il 2-2 con irrisoria facilità.

Mazzarri la vuole vincere, togliendo proprio Taider per Belfodil, messo in fascia per aiutare Palacio. La mossa mi spaventa, ma il neo-entrato corre che è una bellezza, nonostante venga fermato un paio di volte dal guardalinee per “ruzzate” che reagivano a precedenti falli dell’avversario. Poco male, perchè poco dopo metà ripresa il nostro piazza un’accelerazione che mi ha ricordato -non vorrei essere blasfemo- un Gullit al San Paolo di fine anni ’80, lasciando sul posto il proprio avversario e piazzando la boccia a centro area per il Trenza che timbra il 2-3.

Troppo bello per essere vero? Purtroppo sì. Del resto, contrariamente ad altre squadre, è destino non dover raccogliere nulla più di quanto strettamente meritato (il riferimento ad altre squadre uscite con un pareggio rocambolesco dalla trasferta granata è puramente voluto). Così succede che Bellomo, nuovo talentino di Bari Vecchia, disegni al 90′ una parabola nemmeno così beffarda, che però il buon Carrizo battezza fuori,o forse non battezza neanche, limitandosi a vederla morire sotto la traversa sul secondo palo. Ovviamente: primo gol in Serie A per il novello ‘A Cassano e lacrime di gioia alternate a bestemmie in sanscrito, a seconda delle latitudini.

Concludendo: in astratto, ci può stare pareggiare una partita in trasferta avendo giocato quasi 90′ con l’uomo in meno. In concreto: non si può buttare al vento una vittoria  prendendo un gol così.

LE ALTRE

La Roma batte anche il Napoli proseguendo il suo percorso netto (8 vittorie su 8 partite) e scavando un piccolo solco tra sè e le inseguitrici (+5 su Juve e Napoli).

Detto del Milan che fa la sua onesta partita e vince, dedico la solita maledizioncina all’Udinese, prona e supina come e più del solito con i diversamente strisciati. I friulani avranno comunque tempo e modo di riprendersi, sfornando l’ennesimo partitone massiccio e incazzato contro i nostri il 3 Novembre prossimo. Uno di questi giorni darò sfogo al mio istinto autistico e complottista, e controllerò i precedenti della Pozzo-Gang contro le tre squadre strisciate negli ultimi anni: non credo incontrerò sorprese né smentite alla mia tesi rancorosa.

Passando a temi decisamente più divertenti, Tevez e Pogba non trovano di meglio che esultare come Batistuta dopo i loro gol a Firenze, dovendo però subire lo splendido rimontone viola negli ultimi 10 minuti. Soave il sonetto che si è alzato dalla città culla del Rinascimento, che suggeriva inesplorate destinazioni per la mitraglietta mimata dai bianconeri. Ancor più bella la faccia di Conte dopo il quarto fischione: mancava solo il fumetto “è agghiaggiande!” .

E’ COMPLOTTO

Rimandando altrove per esempi empirici sul “cordiale benvenuto” dato ai nuovi soci indonesiani (e precisamente qui http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/inter/2013/10/15/news/inter_a_thohir_il_giorno_degli_annunci-68622277/) ho assistito in questi giorni a commenti sulla gestione quasi ventennale del Signor Massimo, scorgendo inevitabili chicche quali:

Ha vinto, nemmeno tantissimo in verità” (S. De Grandis, Sky). 16 trofei, tra cui 5 scudetti e una Champions in 18 anni. Nello stesso lasso di tempo i cugini hanno vinto 4 scudetti e due Champions (e lasciamo perdere il come…), venendo costantemente  e diligentemente definiti come “il-grande-Milan”, mentre la Juve in questi 18 anni ha conquistato 1 Champions e 6 scudetti (non conto ovviamente i 2 revocati e calo un velo pietoso su quelli del ’98, 2002 e 2003). Volendo potremmo aggiungere anche il Campionato 2006/2007 in Serie B.

Abbiamo quindi vinto sostanzialmente come le nostre due rivali in questi 18 anni. Non mi pare di aver mai sentito dire che i bianco-rosso-neri “abbiano vinto tanto ma non tantissimo“. Non solo: “Calciopoli ha favorito le vittorie nerazzurre“, senza nemmeno accennare al fatto che le sconfitte degli anni prima fossero -almeno in parte- dovute a quel sistema che Calciopoli ha scoperchiato.

Tutto ciò è niente se paragonato a cantonate quali “L’Inter cedè (sic) Pirlo per Centofanti, mi pare” e “Vieira è stato uno dei più grandi acquisti dell’Inter” (M.Sconcerti, Sky). Levateje er vino…

Tornando alla partita di Torino, curioso il fatto che il nostro portiere si becchi una ginocchiata in testa, e debba uscire sanguinolento ed espulso. Concordo sul fatto che, con le regole attuali, questo sia rigore, ma mi domando -non da oggi- quanto sia giusto permettere ad un attaccante di speculare su un tocco di palla che ha l’unico scopo di farsi abbattere dall’avversario. Proprio per questo, e cioè per il fatto di toccare la palla con quell’unico fine, viene qui a cadere il presupposto per l’espulsione, non palesandosi la “chiara occasione da gol”. Nella fattispecie la palla sarebbe rotolata comunque a fondo campo, senza che Cerci potesse arrivarci e appoggiarla in rete.

Detto quindi che l’arbitro ci ha penalizzato, tocca citare uno dei pochi gobbi non juventini e cioè il “Divino Giulio” quando diceva: “non basta aver ragione, tocca anche avere qualcuno che te la dia”.

E quindi, caro Mazzarri e cara Inter, a dire (male peraltro) queste cose non mandi il balbuziente e vanitoso Branca, che non parla con un giornalista da più di un anno. Mandi il Mister, che lo voglia o no, in modo da non passare mediaticamente dalla parte del torto. Che messaggio è passato dall’intervento del Cigno di Grosseto? Che l’Inter ha dei doveri nei confronti dei media, che si sarebbe potuto parlare tranquillamente della vicenda, che -addirittura!- alcuni giornalisti erano d’accordo con le querimonie nerazzurre. Riusciamo a farci del male anche da soli…

WEST HAM

Severa lezione in casa contro il City: 1-3 e colonna di destra della classifica a ingabbiare i nostri sogni di gloria.

La miglior azione del match.  Bella quanto vana...

La miglior azione del match.
Bella quanto vana…

JE TE VURRIA VASA’

SASSUOLO-INTER 0-7

Partita quasi imbarazzante da commentare.

Eppure qualche spunto, anche alquanto gustoso, lo si ricava. Non posso che iniziare ghignando per la scoppola presa dal Presidente Squinzi, amatissimo alle mie latitudini fin dagli anni ’90 e salito ulteriormente nella personalissima classifica “simpatia Zeman” dopo aver svelato la sua passione rossonera e la morbosa speranza di accompagnare l’esordio nella massima serie del suo Sassuolo con una bella vittoria sull’Inter.

Lascio una riga affinchè ognuno di noi possa regalare qualche pensierino al suddetto.

Il match in sé ha assai poco da raccontare, se non di una squadra al momento palesemente inadeguata per la Serie A, come già il Pescara l’anno scorso -a dimostrazione che la Serie A a 20 squadre produce anche spettacoli sportivamente obbrobriosi come questo-  ed un’altra invece concentrata fino all’ultimo secondo, spietata in avanti e attenta in difesa.

Tutto gira bene per i nostri, con Nagatiello a sprintare sulla sinistra e mettere in mezzo per l’1-0 di Palacio dopo soli 7 minuti. A ciò seguiranno –seppur costellati di dubbi fuorigioco in un paio di casi- il primo gol nerazzurro di Taider, un’autorete da lui stesso provocata, il comodo tap-in di Alvarez, il sinistro a giro del Cuchu Cambiasso inframmezzato dalla splendida doppietta del redivivo Principe Milito. Il nostro torna ad assaggiare il campo nel corso della ripresa, tra gli applausi generali: da quel momento –non serve nemmeno dirlo- parte la nuova sfida domenicale: farlo tornare al gol.

Il ragazzo si presenta dopo pochi minuti con un diagonale largo di qualche metro, ma ha modo di rifarsi poco dopo, grazie al dribbling ubriacante di un Alvarez nuovamente tra i migliori (da censura solo la sottomaglia “Dios te amo”), che ripete per due volte la stessa finta ai danni del malcapitato di turno, sbeffeggiandolo al confine dell’area piccola e servendo palla per la zampata sotto porta del Principe. Portiere anticipato e boccia in buca.

E’ lì che, a mio parere, si vede l’immagine più bella della giornata: non tanto per la giusta e comprensibile festa dei compagni intorno al loro bomber ritrovato, ma per la scena che si presenta a favor di telecamera nella gradinata nerazzurra, popolata as usual da raffinati filosofi e fini pensatori contemporanei.  Tra i tanti ominidi a petto nudo a celebrare la rete con la sobrietà adatta alla circostanza, ce n’è uno che, incrociando evidentemente lo sguardo del Principe esultante, non trova di meglio che unire le mani alla bocca e mandargli un bacio come si farebbe con un parente prossimo (potete ammirare il Ducaconte a torso nudo e ray-ban  al min. 4.45, seminascosto tra Guarin e Cambiasso http://www.youtube.com/watch?v=5_POeNZAupY). E qui fatevi una dose di insulina, perché parte la zuccherosa poesia del calcio, capace di vedere motorini rotolare dal terzo anello ma al tempo stesso di provocare gesti tanto istintivi da sembrare ingenui e perfino delicati. Non posso non citare Nick Hornby quando, in Febbre a 90°, afferma che tifare una squadra è come entrare in una grande famiglia, con la differenza che, in quella famiglia, tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose . E quindi mi immagino il figuro di cui sopra abbandonare moglie e figli in una domenica di fine estate liquidando la sua assenza con un poco credibile “vado perché il Principe oggi ha bisogno di me”.

Tornando alle questioni tènnniche, confermo la mia compiaciuta sorpresa nel vedere la squadra bella tosta e quadrata per tutti i 90’, anche in una partita senza storia. Cresce di pari passo la curiosità di vedere come il Mister varierà la formazione al crescere di condizione del succitato Principe e del giovane Kovacic.

Le alternative da metacampo in su sono tante, e tutte più sparagnine dell’attuale 3-5-1-1: teoricamente si potrebbe arrivare ad avere un centrocampo con Kovacic, Guarin e Alvarez, con Milito e Palacio davanti. Eccessivo, ne convengo, stante lo “zero” a campeggiare sul cartello “filtro a centrocampo”.  Più probabile la compresenza delle due punte argentine  con uno tra Guarin e Alvarez seduto in panca (in questo momento non c’è storia: gioca Alvarezza e il Guaro sta a guardare) e due tra Kovacic, Cambiasso e Taider a irrobustire la mediana. Margine di manovra insomma ce n’è.  Per il momento, togliamoci dalla testa –e in fretta- la scorpacciata di tigelle e gnocco fritto e prepariamoci per menu ben più cazzuti: giovedì sera Fiorentina per cena!

LE ALTRE

La Juve ha nuovamente bisogno di uno schiaffo (dal Verona) per svegliarsi e raddrizzare la partita, andando però stavolta oltre il pareggio immediato con uno splendido Tevez, e completando la rimonta con la prima capocciata di Llorente.  La Roma si aggiudica il Derby meritandosi il primato in classifica e raggiungendo il primo obiettivo stagionale, all’insegna del provincialismo oltranzista, secondo cui vincere i due Derby vale comunque la stagggione. L’altra capolista, il Napoli, regola Balotelli (l’unico a giocare degli 11 rossoneri in campo) per 2-1, costringendo il bresciano a sbagliare il primo rigore della sua carriera e scavando un fossato di 8 punti (dopo 4 giornate) tra la testa della classifica e i cugini. Occhio però: anche l’anno scorso avevano iniziato così, e come ben sappiamo con un rigore a partita si può andar molto lontano.

E’ COMPLOTTO

Inevitabile continuare con la disamina di Napoli-Milan da un punto di vista mediatico:  Stantìo e alle soglie del ridicolo Compagnoni che su Sky ricorda, ormai più volte a partita, come Balotelli su punizione centri (quasi) sempre la porta, segnalando come incredibile lo score di 7su7 fatto registrare l’anno scorso contro il Chievo. Pensavo allora e ripeto adesso: Cristo, è il suo mestiere tirare in porta… A scanso di equivoci, ieri sera, 0su2 su punizia. Il rigore sbagliato ha poi quasi del sacrilego, della serie “anche Balotelli è umano e può sbagliare un rigore, il primo della sua carriera da professionista”.

Godibilissima, infine, la sceneggiata di SuperMario dopo il fischio finale, con inevitabile seconda ammonizione ed espulsione “neuronica”:  del resto, al Milan il ragazzo era “maturato tantissimo” e, nelle parole del Geometra, “evidentemente giocare nella squadra per cui fa il tifo fin da bambino gli fa dare quel qualcosa in più”. Attendiamo la solerte squalifica del giudice sportivo sogghignando.

Proseguendo con la squadra dell’Amore, è un vero piacere commentare la buffonata di Riccardino-che-si-taglia-lo-stipendio. Facendomi forza nel non gioire per l’infortunio di Kakà (chè non fa bello godere delle disgrazie altrui) ho trovato gustosissima la parodia del videomessaggio in cui il nostro, con notevole faccia di… bronzo , riusciva a non ridere dicendo di non volere nemmeno un Euro dal Milan, ma solo l’amore  dei suoi tifosi, fintantoché la sua zampa non fosse stata nuovamente in grado di farlo deambulare.

Come al solito, il problema non sta tanto nella velina di regime in cravatta gialla –oddio…-  quanto nella sua subitanea accettazione e divulgazione da parte della “critica” che, se fosse fedele alla propria denominazione, dovrebbe appunto soppesare le notizie che le vengono passate, prima di pubblicarle. E’ possibile che solo un dietrologo come me sia in grado di cogliere la ridicolaggine di certe affermazioni, e ipotizzi dietro a questa messa in scena una più che legittima clausola contrattuale, che vincola la retribuzione al rendimento? Questo son quattro anni che si rompe; i dirigenti del Milan, per quanto innamorati di Riccardino, non sono gli ultimi dei pirla (e se lo dico io…). Ergo: due righe sul contratto (ti rompi? Non ti pago) sono la cosa più logica. Invece no, tutti si vogliono bene, certi-amori-non-finiscono e stronzate varie assortite.

Infine, tutti a riconoscere i giusti meriti a Benitez: Massimo Mauro dichiara di apprezzarlo tantissimo (adesso, ovviamente: ricordo le frecciate che gli riservava ai tempi nerazzurri), mentre alla Domenica Sportiva gli offrono su un piatto d’argento la frecciata di Mourinho (“Il Chelsea ha problemi perché è abituata a giocare male”), commentando “eh ogni tanto Mourinho parla a sproposito”.

Sono ormai tre anni che José non vi piglia a ceffoni settimanalmente, ma ancora vi rode eh?

WEST HAM

Ferale sconfitta interna con l’Everton, dopo essere passati in vantaggio per due volte, subiamo 2 gol in un attimo. Proprio vero che la vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo.

Ricambiamo l'inchino

Ricambiamo l’inchino

PIU’ DI COSI’…

INTER-JUVENTUS 1-2

Una partita onesta di una squadra poco più che mediocre, contro un’altra –c’è da dirlo- nettamente superiore.

L’Inter attuale poggia tutto il suo peso sui pochi piedi pensanti in campo: Palacio, Cassano e la bella novità Kovacic, alla terza buona prestazione consecutiva (includendo quella in nazionale contro la Serbia): il ragazzino, che qualche tempo fa avevo messo nella mia personalissima lista dei “rivedibili”, mi sta piacevolmente stupendo, facendo intravedere sempre più spesso il tipo di giocatore che può diventare: bene ha fatto Strama a sottolineare la vista lunga dei dirigenti nel prenderlo a gennaio, tanto per parlar bene di Inter là dove si potrebbe, ma non si fa.

Tornando alla partita, pronti-via e Quagliarella fa il gol a voragine approfittando della scivolata col buco di Ranocchia (male in tutta la partita, i due gol ce li ha entrambi sulla coscienza): pure Handanovic pare un po’ distratto nell’occasione, fatto sta che dopo 3 minuti siamo già sotto, con la Juve che può fare (e fa) quello che vuole: aspetta ordinata e riparte. Di occasioni non se ne vedono granché, ma l’impressione di totale controllo e di altrettanta superiorità purtroppo è palese. Noi sfioriamo il pari con Palacio che di testa impegna Buffon un paio di volte (una soprattutto…), ma paghiamo il solito centrocampo sterile, dove Gargano fa il Gargano e Alvarez fa Alvarez: scarso il primo, nullo il secondo.

La ripresa inizia con “mamma ho perso l’aereo” Guarin al posto di Alvarezza, e il colombiano se non altro corre e dà sostanza, con i nostri che piano piano ci credono.

Pirlo perde uno dei 13 palloni a centrocampo –non lo dice nessuno, così lo dico io- e Kovacic parte palla al piede puntando l’area di rigore. Guarin pensa bene (benissimo!) di ostacolare Chiellini e la palla arriva a Ando’, che imbecca a sua volta Palacio: il controllo a seguire (se voluto) è la cosa più bella dell’azione, ed il destro a battere Buffon in uscita è il giusto coronamento di quel che si chiama azione della Madonna (nel gergo giornalistico applicato all’Inter: sprazzi intermittenti dei singoli a supplire carenza di manovra).

 Il pareggio non sarebbe uno scandalo, anche visto l’ennesimo rigore non concesso ai nostri (vedi contatto Chiellini-Cassano a due metri dall’arbitro di porta, per la milionesima volta in stagione inutile orpello arbitrale lava-coscienza); personalmente avrei tanto voluto rivedere con calma anche l’ingresso in area di Kovacic, fermato –mi pare- ancora da un’entrata di Chiellini giudicata da tutti in fretta e furia “sul pallone”. Solo sospetti in questo caso, ma come si sa, a pensar male…

Esaurite le sacrosante querimonie, la Juve legittima la vittoria per il modo in cui ritorna in vantaggio, solo 5 minuti dopo il pari di Palacio. La rimessa laterale è in effetti bianconera, anche se tra arbitro, guardalinee e quarto uomo fanno un gran casino. Morale, sulla palla in profondità i nostri si fermano sperando che esca, Quagliarella invece ci arriva e ributta in mezzo per Matri, con Chivu spettatore non pagante e Ranocchia in versione museale: tap-in da un metro e palla in mezzo alle gambe di Handanovic. Debbo purtroppo attingere alla retorica della “grande squadra che si vede nei momenti di difficoltà”, perché è esattamente quel che ho visto nelle orrende maglie juventine: consapevolezza della propria forza e lucida tenacia nel tornare in vantaggio: su ogni palla si corre fino alla fine, e l’esempio del 2-1, purtroppo lampante, andrebbe mandato a memoria dai nostri.

Onestamente, ai nostri non potevo chiedere più di quel che hanno dato, e la prestazione nel complesso fa addirittura ben sperare per le ultime partite di campionato. Il terzo posto, così come 12 mesi fa, si fa più lontano domenica dopo domenica, con Milan e Napoli a scavare un solco che si fa, lento ma costante, più profondo.

A scanso di equivoci, e se non altro per garantire una continuità di guida tecnica oltreché di prestazioni, occorre far più punti possibili nelle ultime 9 partite, concentrandoci a questo punto sul ritorno di Coppa Italia contro la Roma e cercando di toglierci quella soddisfazioncella che se non altro allevierebbe –e non poco- il rammarico di un’altra stagione “di transizione” (una transizione marrone e maleodorante).

 

LE ALTRE

Come detto, Milan e Napoli vincono (con gli azzurri sulle montagne russe col Toro). Vince anche la Lazio in rimonta col Catania, mentre Fiorentina e Roma beccano come noi. Ribadisco che, dopo mesi di papocchio di squadre in classifica, la stessa va ora sgranandosi come un rosario. Per quel che ci riguarda, il rosario è di Madonne nel leggerla e nel ripercorrere le decine di occasioni sprecate. Ragionando cinicamente, tra un quarto e un settimo posto preferirei il settimo, tanto per non avere l’impegno di Europa League che tante energie ci ha succhiato nella stagione (a cominciare dalla preparazione estiva anticipata a inizio Luglio). Strama & co. però questo discorso non possono farlo, visto che difficilmente il Mister si vedrebbe riconfermare la panchina con una squadra fuori da tutte le Coppe Europee.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose apparentemente distanti, ma con il comune denominatore della prostituzione intellettuale. Si comincia  con l’intervista al Pupone Totti in settimana: giusto e doveroso il tributo ad un grandissimo del nostro calcio a 20 anni dall’esordio in Serie A, con tanto di celebrazione dei gol segnati e della scelta di una vita per una maglia. Leggerissimamente fuorviante il tentativo (ennesimo peraltro) di farne un “campione in campo e fuori” e un “esempio per i gggiovani”: quelli a mio parere sono altri (Zanetti, Maldini, Del Piero… gente che non sputa agli avversari e non prende a calci la gente). E soprattutto, che palle con ‘sta “romanità”! Hai voluto passare tutta la vita nella tua squadra del cuore: bravo, bellissimo. Ma non tirar fuori ogni volta la manfrina del “mi voleva il Real Madrid ma ho fatto la scelta di cuore”. Dì la verità: hai preferito –legittimamente- rimanere Re per tutta la carriera nel giardino di casa, piuttosto che misurarti con altri campioni rischiando di vincere di più, ma essendo meno protagonista. La tua è stata una scelta, che personalmente ritengo anche abbastanza comoda e non molto ambiziosa, ma non una rinuncia: quindi per favore, basta con la litanìa del “noi romani siamo fatti così, siamo diversi, chi non è di Roma non può capire”. Definirei poi a dir poco indelicate alcune uscite del tipo “sono il migliore calciatore italiano degli ultimi 20 anni” o “nel 2000 meritavo il Pallone d’Oro” o “avessi giocato sempre da centravanti avrei già fatto 300 gol”: che siano panzane (le prime due) o verità (la terza), ‘ste cose lasciale dire agli altri…

In provocatoria contrapposizione, parlo qui del black out mentale di Cambiasso nel finale di partita: l’entrata su Giovinco è senz’altro brutta e pericolosa, e meno male che il piede dello juventino, dopo il colpo ricevuto, scivola e non rimane piantato a terra causando danni ben peggiori. E’ in casi come questo che vedi l’uomo e non il giocatore, e per fortuna anche i bianconeri in campo l’hanno capito: Conte lo prende sottobraccio e lo porta via dalla “scena del delitto”, e Cambiasso capisce subito di aver fatto una brutta cosa. Gli stessi avversari non fanno partire la caccia all’uomo che sarebbe stata comprensibile –ovviamente non giustificata- se l’autore del fallo fosse stato il cattivo di turno (un Materazzi a caso). Ecco la differenza: una carriera di specchiata onestà e sportività, nell’umanissimo caso in cui perdi il controllo di te stesso, ti viene in soccorso. Cambiasso chiede subito scusa a Giovinco, si spiega con gli altri  e negli spogliatoi torna dagli avversari a ribadire le scuse e sincerarsi delle condizioni del bianconero.

Solo così mi spiego la sola giornata di squalifica comminata dal giudice sportivo Tosel, bianconero reo confesso e statisticamente poco incline a favori a tinte nerazzurre.

Tanto per chiudere il paragone, dopo la didascalica finale di Coppa Italia del 2010 con show di calci e calcioni der Gabidano, di scuse non si è sentita nemmeno l’eco, anzi: la vulgata è stata di Balotelli che se le andava a cercare e di 50.000 persone ad applaudire Totti nella partita successiva, con tanto di bimbi per mano ed “esempio di grande giocatore e grande uomo dentro e fuori dal campo”.

Questo tanto per rispondere all’ultrà Caressa che sbraitava chiedendo “5 ggiornate, 5 ggiornate je devono dà”, senza che lo Zio Bergomi sentisse l’urgenza di dire qualcosa…

Ma va già bene così: quantomeno non l’abbiamo sentito scodinzolare “Sì Fabio, certo Fabio”.

 

WEST HAM

Doppietta di Carroll e 3-1 a al WBA: si torna alla vittoria e si mantiene un buon margine sulle zone calde.

Per una volta chapeau alla Curva: bellissima la coreografia, ancor più il messaggio, nonostante tutto!

Per una volta chapeau alla Curva: bellissima la coreografia, ancor più il messaggio, nonostante tutto!

ANIMALANZA

ROMA-INTER 1-1

Un pareggio giusto nel suo confuso pressapochismo. Una Roma che procede a grandi folate e clamorosi errori sotto porta e sulla propria trequarti, un’Inter incapace di un solo passaggio illuminante degno di tale nome, e costretta pertanto a correre palla al piede per guadagnare campo. Non a caso, quell’animale calcistico di Guarin è stato il migliore in campo by far.

La lettura delle formazioni mi dà conferma di vecchi difetti (“proveremo fino all’ultimo per Cassano, vedremo se portarlo almeno in panchina”: Cassano è in tribuna) e sorprendenti novità (Livaja e non Rocchi a far coppia con Palacio, Gargano e non il Cuchu o Mudingayi in mezzo al campo). L’inizio come detto è di marca giallorossa, coi nostri che faticano a contenerli e con loro a sbagliare tanto. Si arriva presto al rigore per ginocchiata di Bradley sulla testa di Ranocchia, con il nostro difensore oltretutto ammonito e tutti gli altri talmente avvezzi al “libero arbitrio” da non protestare neanche.  Rigore inesistente, c’è poco da girarci intorno.  Paradossalmente, preso il ceffone l’Inter si desta, con Livaja che prima tenta la girata da campione (palo interno e smadonnaggio incorporato di chi scrive), poi è fermato per un fuorigioco che non c’è, ed infine con Guarin che sul gong decide che “s’è fatta ‘na certa”: tentativo di tiro da fuori area rimpallato e rincorsa del nostro a riprendere palla e guadagnare di forza la linea di fondo; cross basso per l’accorrente Palacio che deve solo metterci il piede. Pareggio! Per la cronaca, romanisti e ancor più giornalisti si affannano a cercare un possibile tocco di mano del Guaro, senza peraltro riuscirci.

La ripresa  vede inizialmente la Roma più spompata, complici i supplementari di Coppa Italia (giocati anche dall’Inter con 24 ore di anticipo) e soprattutto il gran ritmo del primo tempo.  L’Inter per una mezzora non corre rischi, ma di contro non sfrutta gli errori in disimpegno che i giallorossi hanno disseminato nei 90’. Qualche possibile contropiede smaschera –se ce ne fosse ulteriore bisogno- la poca qualità di passaggio dei nostri, ed ecco che l’imbeccata giusta non arriva mai, e l’attaccante di turno si incarta sul più bello.  Il finale è invece ancora di marca romana, con Piris e Osvaldo a non capitalizzare le nuove minacce portate alla porta di Handanovic, anche ieri sera tra i migliori. A nulla –purtroppo- serve l’ingresso di Rocchi, alla ricerca di quel 100° gol in Serie A che segnare contro gli odiati ex cugini evidentemente sarebbe stato troppo. Nella serata che sancisce l’addio ufficiale a Sneijder, svenduto ai turchi per poco più della metà di Pereira (per dire…) diventa imperativo andare alla ricerca di rinforzi in mezzo al campo, nella speranza che i 10 giorni di mercato rimasti siano sufficienti, ma col timore che questo granché da comprare  non ci sia…  

 

LE ALTRE

Giornata totalmente pro Juve (come se ce ne fosse bisogno): a parte lei e il Milan (per quel che conta…) tutte le altre concorrenti ad un posto Champions pareggiano, permettendo ai diversamente strisciati di fare un utile passo avanti in classifica. Continua senza tema di smentita il mio odio calcistico per le cosiddette squadre simpatia, con l’Udinese castiga-Inter a beccare 4 gol a Torino senza far giocare Di Natale se non nell’ultima mezzora, e con il Bologna gagliardo di pochi giorni fa a concedere a Pazzini la gioia di una doppietta tanto meritata quanto insperata.  Il turno era alquanto ostico sia per noi che per le nostre dirette concorrenti (Lazio e Napoli), quindi aver mantenuto le distanze non è poi così male: il problema, lapalissiano se volete, è che per recuperare punti a chi sta davanti devi vincere quando loro non lo fanno…

 

E’ COMPLOTTO

Comincio esternando il mio personale e stupito disgusto per il premio Fair Play “Andrea Fortunato” dato a Simone Perrotta della Roma, un picchiatore a piede libero che, tanto per essere chiari, avesse giocato nell’Inter, avrebbe collezionato più cartellini che maglie da titolare.  Proseguo sottolineando come le mie invettive sulla partita non fossero tanto indirizzate all’arbitro, quanto ai commentatori di Sky che, come purtroppo sempre più spesso accade, tentano in ogni modo di giustificare l’operato degli arbitri che sbagliano contro l’Inter. Ammetto di essere troppo tifoso per essere obiettivo, ma davvero fatico a capire come quello di Ranocchia possa essere considerato un intervento falloso. In diretta non ho avuto la percezione del fallo, ma solo di un gran casino, che Orsato avrà scambiato per sgambetto o roba simile, fischiando il penalty. Gli ex calciatori in studio a dire che si sarebbero arrabbiati e molto se una roba del genere fosse capitata a loro, i giornalisti a fare la supercazzola della postilla del regolamento, dove in verità si dice che va punita anche solo l’intenzione di compiere un intervento falloso. Seguendo alla lettera questo assunto, il tackle in scivolata in area di rigore equivarrebbe sempre alla massima punizione, essendo che Ranocchia non tocca in nessun modo l’avversario, il quale invece lo salta colpendolo poi involontariamente alla testa con il ginocchio. Ripeto: uno dei rigori più strampalati che io personalmente ricordi. Detto ciò, se i vari Caressa & Co. avessero detto “l’arbitro ha toppato” in mio animus complottandi sarebbe stato placato. Non è stato così: guardando i primi replay è stato tutto un “no non lo tocca… non c’è contatto… anzi è lui (Bradley) a finirgli sulla testa”, ma bastano pochi minuti per la cervellotica spiegazione in punta di regolamento, ovviamente applicabile solo a maglie nerazzurre a strisce verticali. Vana la mia speranza di avere sostegno quanto meno dai tesserati del F.C. Internazionale, visto che il Capitano (colpevole della palla persa da cui scaturisce il rigore) dice candidamente di non aver protestato perché “anche noi avevamo avuto la sensazione che il rigore ci fosse”. Alè, avanti con la sbrodola del capitano onesto e gran signore, a ulteriore riprova del fatto che la situazione era veramente difficile da giudicare.

Riprova della malafede è la già accennata spasmodica ricerca del tocco di mano di Guarin, che non viene trovata proprio perché non c’è, e che comunque avrebbe anche potuto –legittimamente, secondo loro- portare l’arbitro a fischiare fallo di mano. Curiosa questa interpretazione, comune ai due casi considerati: l’arbitro non deve fischiare in base a ciò che vede, e cioè il (non) fallo di Ranocchia o il (non) tocco di mano di Guarin, bensì in base a ciò che gli sembra possa essere successo.

Ribadisco, stavolta la mia non è una critica all’arbitro, ma proprio a questa mandria di supponenti prezzolati commentatori che devono in ogni caso dare la spiegazione che salva capra e cavoli: “due decisioni molto difficili da prendere”: sì, ma anche no. E soprattutto: una decisione sbagliata, una giusta.

Ultima chicca, a conferma del clima da tarallucci e vino, le lodi sperticate per il guardalinee che, a dire di Caressa, non ha sbagliato nemmeno una segnalazione. E’ stato bravo, ma una l’ha sbagliata, e Livaja era solo davanti al loro portiere dopo stop esemplare. Non cambia niente nel giudizio sul guardalinee, ne ha azzeccate tutte meno una, quindi ha fatto comunque il suo mestiere. Ma tu, Caressa, non puoi falsificare la realtà. E tu, cazzo di uno ZioBergomi, che minchia ci stai a fare lì se non a correggere le minchiate mistificatorie di quello là? Hai paura che ti prendano per tifoso interista? Non preoccuparti, non corri questo rischio. 

Visto l’annuncio ufficiale del passaggio di Sneijder al Galatasaray, non posso esimermi da un giudizio complessivo sull’operato della società, che svende l’ennesimo grande giocatore del Triplete senza essere stata capace di valorizzarne il patrimonio. 7.5 milioni di euro, che magari potranno diventare 10 con i vari bonus, rappresentano poco più di un rimborso spese, considerato il valore dell’olandese. Personalmente non mi interessa  il piano di ammortamento del giocatore e la possibile plusvalenza fatta a livello di bilancio (che, se c’è, è comunque minima): mi concentro sulla strategia di mercato e di comunicazione della Società, che ancora una volta, ma forse più di ogni altra volta, si è resa ostaggio del giocatore e del compratore. Duole essere d’accordo con Fabio Monti del Corriere, da decenni esperto di cose di Inter, ma ovviamente severo e spietato quando c’è da criticare: Branca deve avergli insidiato la figlia, visti i barili di disprezzo con cui condisce i suoi articoli sull’ex Cigno di Grosseto, ma la sostanza di quello che scrive è corretta: è stata l’Inter, attraverso Branca, ad aprire il caso, e da quel momento è stato come mettere il cartello SALDI fuori dal negozio.

La gestione paternalistica di Moratti, con aumenti di stipendio più o meno indiscriminati, ha portato il Club a dover ridiscutere contratti liberamente sottoscritti pochi anni o addirittura mesi prima, dicendo in sostanza “abbiamo scherzato, non ti do più 100 ma devi accontentarti di 60”. E questa, tolta la croppa di demagogia del “con quel che guadagnano, cosa vuoi che sia rinunciare a un milione all’anno?” è un’offerta che il giocatore può legittimamente rifiutare.

In quel caso, ecco che l’obiettivo della Società non è tanto incassare soldi per il cartellino del giocatore, quanto alleggerire il proprio monte ingaggi beneficiando dei minori costi alla voce stipendi. Ragionamento logico, se si vuole, ma che portato agli estremi costringe il Club a minimizzare il valore del giocatore (quando non addirittura a pagare una buonuscita affinché il Julio Cesar di turno se ne vada) con ovvio vantaggio del compratore di turno.

L’auspicio è che almeno dagli errori, e dalle ristrette necessità, si impari: la politica degli stipendi è decisamente cambiata, e con essa inevitabilmente anche la qualità della squadra: dopo la partita si faceva giustamente notare come un centrocampo di soli onesti cursori e mediani non facesse onore alla storia dell’Inter. Questo per dire che, per qualche anno, il Presidente non dovrebbe correre il rischio di pagare premi in caso di vittoria. Il giorno in cui ciò dovesse accadere, e comunque da oggi in poi, voglio sperare che eventuali elargizioni di danaro al di fuori dei contratti vigenti avvenga in forma di bonus una tantum e non di aumento sistematico in busta paga. E che, magari, gli scazzi con i propri giocatori vengano gestiti in futuro in maniera un poco meno naif .

 

WEST HAM

Magro pareggio casalingo col QPR, ultimo in classifica, che segue la dignitosa eliminazione dalla FA Cup ad opera del Manchester Utd nel replay ad Old Trafford. Periodo marroncino per gli Hammers…

Là dove non arriva il cervello o il piede fino, arriva l'"animalanza"!

Là dove non arriva il cervello o il piede fino, arriva l'”animalanza”!

SPRAZZI DI NORMALITA’

INTER-PESCARA 2-0

Come forse già saprete, quando c’è di mezzo la mia squadra non sono abituato alle cose semplici, ed ancor meno alle cose normali. Di conseguenza, la tranquilla vittoria casalinga contro il Pescara di sabato sera mi stupisce nella sua rassicurante banalità: un gol per tempo, zero pericoli corsi in 90’ e 3 punti portati a casa senza nemmeno soffrire un po’.

La difesa può permettersi, nell’emergenza, il lusso di schierare due “non marcatori” su tre (Cuchu e Chivu), unitamente al peggior difensore attualmente in organico (Silvestre). I tre però, complice la pochezza abruzzese, non corrono pericoli, con lo stesso “Pino” –chiedo scusa per la battuta di quarta…- a disimpegnarsi bene anche in appoggio all’altra sciagura Jonathan, nuovamente in campo stante la morìa di laterali a disposizione.

A metacampo, Zanna in posizione di “volante” e il Guaro pronto all’assalto, con la bella novità Benassi a sradicare palloni come il miglior Gargano e impostare come il miglior… nessuno (limitando il paragone alla rosa nerazzurra 2012/2013). In avanti, Milito recuperato ma in panca, con Palacio e Cassano a cercarsi e trovarsi as usual più che bene.

Dopo l’ormai classico “mezzo rigore” non dato all’Inter con Guarin fermato in area di rigore (per una volta per tutte decidetevi: l’entrata in scivolone che piglia gamba e piede o è sempre rigore o non lo è mai, cazzo!), la treccia più tamarra del West sfrutta al meglio l’imbeccata di Chivu e la piroetta volante di Cassano, fintando col corpo su Terlizzi e piazzando di giustezza con l’interno destro sul primo palo. Vantaggio sacrosanto, che solo la succitata sciagura, omonima del gabbiano letterario, non trasforma in raddoppio, stante la scellerata decisione di crossare alto invece di appoggiare col piattone rasoterra per l’accorrente Palacio (ancora lui), dopo una bella azione allo scadere del primo tempo.

Poco male, in ogni caso.  In avvio di ripresa, dopo splendido assist di Guarin, la Trenza indiavolata segna purtroppo in leggero fuorigioco. Nemmeno il tempo per esaurire il campionario di madonne smozzicate, che le parti si invertono, e nell’azione in cui anche Jonathan riesce a metterci del suo, i due campioni di giornata si scambiano i ruoli, con l’argentino a controllare e dribblare in area, ed il colombiano a girare comodamente in porta il succulento caramellone a centro area. 2-0 e tutti contenti. Ando’ va più volte vicino all’assist vincente, risultando di contro alquanto spompato alla conclusione. La ormai usuale sostituzione a metà ripresa avviene non tra i soliti abbracci, ma su questo tornerò tra breve.

Torno a quanto detto all’inizio: una vittoria “normale”, per la squadra più “anormale” del mondo, è una notizia.

Bene così, consci del fatto che il nostro campionato vivrà di controprove con cadenza settimanale, tanto per capire se il dilemma avanzato da Strama (una grande squadra che ha vissuto un brutto periodo o una squadra normale che ha vissuto due mesi di grazia) va risolto con o senza supporto psichiatrico.

 

LE ALTRE

La Lazio conferma il suo buon momento, regolando l’Atalanta e guadagnando altri 2 punti sulla Juve, fermata sul pari a Parma non senza polemiche.  Bene anche il Napoli che ne dà 3 al Palermo e si mantiene là sopra insieme a noi. L’Udinese, dopo essersi fatta maledire dal sottoscritto per l’auto-gollonzo del loro portiere che dà il vantaggio alla Fiorentina, rifila tre fischioni ai viola fermando almeno uno dei nostri “compagni di pianerottolo” (copyright il sempiterno Trap). Il Milan a Genova non va oltre un mediocre 0-0 con la Samp, restando alla ragguardevole distanza di 7 punti dall’Inter, anche se per tutti “è da terzo posto”.

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo dalle uniche due notizie degne di nota: Cassano infuriato con Strama per il cambio e Sneijder che non esulta al raddoppio dei compagni. Tutto il resto è irrilevante, perchè il Pescara fa schifo al cazzo. L’ho esagerata un po’, ma la solfa è questa. Mettiamola così: che Fantantonio non volesse uscire, e che forse comprensibilmente sia stufo dei puntuali cambi del Mister a metà ripresa è possibile e anche comprensibile, però: non ha fatto sceneggiate al momento della sostituzione -e conoscendo il tipo sappiamo che non gli mancano certo le capacità- ed ha un solo modo per convincere Strama a cambiare idea -leggasi: aumentare il ritmo e diminuire i kg di sovrappeso. Aldilà dell’incazzatura, lui stesso sa di non avere i 90′ nelle gambe, e per me parte della rabbia di sabato era dovuta proprio a qualche errore di misura dettata dal fiato corto e dalla zampa granitica.

Su Sneijder, bella smerda a Compagnoni e Di Gennaro (che con Alciato compongono il trio milanista gentilmente in serivizio a commentare l’Inter) quando lo vedono rientrare in zona VIP a metà primo tempo. “Forse è arrivata una chiamata da Istanbul e per Sneijder potrebbe essere finita qui”, per poi rivederlo 3 minuti dopo al suo posto e dire “Ah no, è ancora a San Siro”.

Vomitevole poi la ricerca del ricorso storico a tutti i costi, quando nel dopopartita viene intervistato il debuttante Benassi, al quale viene detto”tu sei nato il 5 maggio, data infausta per l’Inter…”. Spiazzante la risposta del giovanotto: “Veramente sono nato l’8 settembre“. Merde.

Trallaltramente, splendida l’immagine a fine partita, con Benassi stesso abbracciato e complimentato dal resto della squadra. Il solito spogliatoio spaccato…

Il Minculpop rossonero invece come al solito detta la linea editoriale a tutti i media che appecoronati ripetono fino allo sfinimento lo spot di giornata: gli attaccanti in campo hanno 60 anni in tre. Grande il “Mondo” alla Domenica Sportiva quando riporta tutti sulla terra dicendo in sostanza “aldilà degli slogan, lasciamo crescere i giovani in pace e non facciamone una bandierina da sventolare all’occasione”.

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WEST HAM

Brutta sconfitta per 3-0 a Sunderland, contro pari classifica. Onestamente evitabile…

Zanna e Cuchu abbracciano Benassi a fine partita: di lì a poco seguira' regolare puncicata a marchiare col sangue l'ingresso nel clan dell'asado

Zanna e Cuchu abbracciano Benassi a fine partita: di lì a poco seguira’ regolare puncicata a marchiare col sangue l’ingresso nel clan dell’asado

ODIO

UDINESE-INTER 3-0

Che la squadra friulana mi sia sempre stata sul piloro non è un mistero: campionissimi quasi sempre con noi, fin troppo arrendevoli coi diversamente strisciati (non dimentico che il 5 maggio si è materializzato anche grazie ad una Juve in vantaggio per 2-0 a Udine dopo nemmeno 5 minuti).

Nel, dubbio, i bianconeri del pretino Guidolin (altra simpatia) portano a casa 3 punti di platino, per quanto visto nella prima ora di gioco, mentre i nostri fanno capire come il più rimpianto degli assenti alla fine non sia stato uno dei due campioni in rosa (Milito o Sneijder) bensì il nippico Nagatomo, che ci avrebbe risparmiato lo scempio di Jonathan ad inizio ripresa.

Ma andiamo con ordine: passata l’intera sosta natalizia a sbandierare ai 4 venti che il 2013 avrebbe visto l’organico al completo, l’Inter si presenta al Friuli con una decina di indisponibili tra infortuni sempre più misteriosi (Milito? Chivu, ancora?? Obi è ancora vivo?) e squalifiche per motivi sempre più tragicomici (apparentemente dire “è una vergogna!” rientrando negli spogliatoi a fine partita è “espressione provocatoria”, meritevole di un turno di squalifica). Il raccapriccio si sostanzia nel vedere tre mancini a comporre il reparto difensivo, con l’ulteriore aggravante di scegliere quasi sempre Samuel, in evidente disagio sul centro destra, per impostare l’azione. Triste mediocrità anche l’accoppiata Pereira-Jonathan sulle due fasce: entrambi hanno ormai fatto capire cosa possono dare all’Inter di oggi e di domani. Poco il primo, una minchia il secondo.

Il centrocampo è il solito, cioè tutto sulle spalle e le gambe granitiche di Guarin, ma con zero fosforo a disposizione, stante lo spostamento del Cuchu in difesa, con Palacio e Cassano a cercarsi là davanti. I due si trovano bene a metà primo tempo, quando El Trenza rimedia un giallo per simulazione, di cui parlerò infra.

L’Udinese si affida al suo campione: Di Natale sfrutta una punizia con barriera allegra e timbra l’incrocio dei pali, ed il primo tempo non regala altre emozioni.

E’ la ripresa a far sperare gli interisti, vista la piacevole intraprendenza con cui i ragazzi iniziano. Cassano si beve un nugolo di friulani per poi regalare l’assist a Palacio che, parzialmente contrastato ed enormemente generoso, cede l’incombenza dl tiro in porta al più sciagurato dei suoi compagni: voglio credere che abbia solo intravisto la presenza del compagno, senza riconoscerlo, perchè altrimenti il suo non sarebbe stato concepito un passaggio, ma come regalo agli avversari. Jonathan, infatti, a non più di 5 metri, con la palla sul “suo” piede, riesce nell’impresa non solo di non segnare, ma di non centrare nemmeno la porta.

Al calcetto dei campioni del lunedì si rischia il linciaggio per molto meno, e parlo per esperienza…

A questo punto un dilemma e una certezza. Il primo: odierò più l’Udinese o Jonathan? La seconda: ‘sta partita la perdiamo, impossibile sprecare un gol così. Convinzione peraltro corroborata da un paio di ottime parate del portiere avversario, e da un altro gol mangiato da Palacio che non sfrutta a dovere la giocata-spaccatutto di Guarin.

Il presentimento diventa presto realtà: bello quanto sospetto l’esterno sinistro di Lazzari (il mio occhio da tifoso insiste a vedere un gioco pericoloso su quella sciagura di Gargano), chirurgico il destro a incrociare di Di Natale che timbra il 165° gol in Serie A (e, credo, il 100° all’Inter). Pochi minuti e la partita di fatto finisce, complice la discesa di Muriel che viene fermata con le cattive da Juan Jesus, con inevitabile secondo giallo. Da un possibile -e tutto sommato meritato- doppio vantaggio, ci troviamo sotto di un gol e di un uomo.

Buonanotte al secchio.

Il 2-0 di Muriel mi fa incazzare più per l’esultanza brasileira con tanto di balletto che per il gol in sè (legalizzerei la caccia all’uomo per tutti quelli che fanno il balletto dopo il gol… è più forte di me); la terza pera, seconda personale di Di Natale, mi fa addirittura spegnere la tele nonostante la decina di minuti ancora da giocare (e quindi subire).

 

LE ALTRE

Nel merdame totale, è andata ancora bene, stanti le sconfitte di Juve (per quel che possa interessarci) e, soprattutto, Fiorentina. Milan e Lazio vincono grazie a rigori sospetti, mentre il Napoli regola la Roma confermandosi vera seconda forza di campionato (al netto di squalifiche e penalizzazioni).

Sabato arriva il Pescara, reduce dal succitato exploit di Firenze; tocca tornare a vincere e farlo in fretta.

 

E’ COMPLOTTO

Un po’ di ragionamenti, inevitabilmente viziati dai risultati di giornata. Ho maledetto ancora Sky per il premiato commento Gentile-Causio alla partita dell’Inter, riassumibile in due aggettivi, riservati a due punizioni dal limite per le due squadre: “interessante” quella per l’Udinese, “pericolosa” quella per l’Inter.

Sul giallo a Palacio, mi limito a dire due cose: il nostro parte effettivamente in posizione di leggero fuorigioco, che però non viene segnalato. A quel punto, paragono l’azione con quella che ha portato al rigore fischiato a Pazzini oggi, senza tirare in ballo altri rigori dubbi assegnati a Lazio e Juve. Conclusione: 4 episodi dubbi, tre rigori e una simulazione. Come direbbe Bottura, “battuta-Ikea”: indovinate da soli chi è stato il fortunato vincitore della cartellina amarilla.

Per il resto, il duo di commentatori si affretta a dire che il contatto con le gambe non c’è (vero), come se la cosa di per sè esaurisse il ventaglio di ipotesi in cui si può fischiare un rigore.

Strama nel dopopartita si arrabbia e non poco. Ha ragione da vendere, ovviamente, soprattutto visto come la partita è stata decisa: episodi, da una parte e dall’altra. Nessuna delle due squadre stava prevalendo nettamente sull’altra, ed era quindi di capitale importanza sfruttare ogni possibilità.

Detto ciò, faccio un passo indietro per concordare con Boateng e con il suo “scazzo” in occasione dell’amichevole giocata in settimana a Busto Arsizio. Posso simpatizzare con chi lo sfida a fare altrettanto in una partita con 3 punti in palio (figuriamoci: se c’è da dar contro a un milanista sono sempre disponibile), ma trattasi di puro processo alle intenzioni. Noto ovviamente una diversa reazione dei media sportivi se paragonata ai “buu” indirizzati al Balotelli nerazzurro di tre anni fa: in quel caso mancava poco che i giornalisti li giustificassero. Piuttosto, la squadra dell’Ammore non ha ovviamente perso l’occasione per sfoggiare la magliettina lava-coscienza (“AC Milan contro il razzismo”), cercando di minimizzare la portata delle dichiarazioni del proprio giocatore (“non so se resto in Italia”). Nel frattempo, Pato ha lasciato il Milan per il Corinthians alla metà esatta dei soldi che il City era pronto a pagare solo 12 mesi fa. Mi tocca anche dare atto al Geometra Galliani di aver portato il Milan ad un passo dall’affarone, poi stoppato dalla famiglia Berlusconi. Ma questo lo leggerete qui e in pochi altri posti.

 

WEST HAM

Il periodo non è dei migliori, ma abbiamo vinto l’ultima di campionato con Norwich e pareggiato 2-2 col Manchester Utd in FA Cup: lì si andrà al replay in casa loro e saranno dolori…

Almeno il ragazzo corre e si incazza...

Almeno il ragazzo corre e si incazza…