METONIMIA (O SINEDDOCHE)

INTER-EMPOLI 2-1

Faccio il figo citando la sofisticata figura retorica altresì nota come “una parte per il tutto” e contemporaneamente denunciando un “complotto latinista”, visto che per anni fior fior di professionisti hanno cercato invano di spiegarmi la differenza tra i due termini in questione.

Dài, ammettetelo, sono la stessa cosa!

Comunque, per tornare a cose infinitamente più serie, l’Inter gioca l’ultima partita davanti al proprio pubblico mostrando tutto il meglio e il peggio offerto in stagione (ecco la famosa parte per il tutto).

Siamo una consolidata e simpatica mandria di craniolesi, che alterna buone giocate a mezz’ore di amnesìa totale, capaci di pigliare schiaffoni da chiunque ed episodicamente in grado di dar fastidio a squadre oggettivamente più forti di noi (Juve all’andata e in Coppa Italia, Roma all’andata, Napoli al ritorno).

Nihil sub sole novi (e con questo ho esaurito la mia cultura da liceo classico): toccherà attendere fiduciosi il mercato estivo, alla ricerca di quei “due o tre nomi di esperienza che facciano fare il salto di qualità a questa squadra” (questo il tormentone estivo da superclassifica).

Poco da dire sulla partita, se non che i due gol (Icardi e Perisic) arrivano da altrettante palle perse dalla mediana empolese che consente ai nostri di ripartire in velocità e -nel caso del secondo gol- di approfittare ulteriormente dell’errore del portiere.

Da buoni padroni di casa, restituiamo cortesi il primo favore giocherellando col pallone a centrocampo (vero Jojo dei miei coglioni?) e andando a contrastare i loro attaccanti con la consistenza poco meno che granitica di un budino (vero JJ, che hai anche il coraggio di fare faccia brutta al Mancio che ti sfancula?).

Avendo già vissuto tante volte la situazione in cui i nostri -in vantaggio- sostanzialmente smettono di giocare, arrivo quasi ad auspicare il ceffone avversario il prima possibile, dimodochè i nostri si sveglino dal coma e ri-inizino a giocare.

Detto fatto: pochi minuti dopo il pari di Pucciarelli, ecco il già ricordato secondo errore empolese in impostazione, la conseguente giocata di Icardi per Jovetic conclusa con un bolide a quasi 30 km/h (…cci tua!), la saponetta del loro portiere e il puntuale tap-in di Perisic.

Non c’è dubbio che, tra la cariolata di slavi presi in estate, il fratello di Beavis&Butthead sia stato il migliore, insieme a Brozovic.

Bocciati (o quantomeno rimandati a settembre con 3 materie di cui due col 4) gli amichetti Jovetic e Ljajic, tecnicamente sublimi ma troppo scostanti per vestire la stessa maglia.

Squadre ben più solide di noi potrebbero permettesi il lusso di averne uno, da mettere dentro nelle giornate di luna buona, inframmezzate da lunghe settimane di panchina; se invece, come nel nostro caso, sono loro a dover trascinare i compagni, ciaone proprio…

Nel finale, già perso Icardi per stiramento (l’assenza dall’Europa quantomeno quest’anno ha visto la soglia infortunati su livelli decisamente accettabili), prima Hndanovic e poi Perisic decidono di guadagnarsi il giallo per poter iniziare le vacanze una settimana prima e risparmiarsi la trasferta col Sassuolo che chiuderà le danze.

Se ci fosse un po’ più di attaccamento alla maglia, e di conseguente odio calcistico per i cugini, se in altre parole al posto di Samir e Ivan ci fossero stati Walter (Z.) e Nicolino (B.) avrei sorriso sotto i baffi, intravedendo nel loro gesto la furbata di arrivare a Reggio Emilia dovendo schierare una squadra indebolita dalle assenze e come tale giustificata in caso -assai probabile- di sconfitta.

Ma non è questo lo scenario, anzi: ho il fondato sospetto che col Sassuolo che si gioca il sesto posto, e che scenderà in campo col coltello tra i denti, i nostri perderebbero anche a pieno organico.

Felice, nel caso, di essere smentito.

LE ALTRE

E il Sassuolo la partita della vita se la giocherà per soffiare l’ultimo passaggio ponte per l’Europa al Milan, vittorioso a Bologna grazie a tre botte di culo, per quanto tutte legittime: i rossoblù restano in 10 dopo nemmeno un quarto d’ora, il Milan guadagna un rigore e il pareggio bolognese al 90′ è in fuorigioco.

I cugini ospiteranno la Roma, vittoriosa così come il Napoli, al quale però non basterebbe un pari all’ultima giornata, stanti gli scontri diretti a favore dei lupacchiotti. Ecco che Pupone e compagnia se la giocheranno eccome, sperando in un passo falso di Sarri & Co.

Nel frattempo la Juve si offre vittima sacrificale del Verona già retroesso, concedendo il giusto commiato all’anguillone Toni che cala il cucchiaio su rigore e porta i suoi alla vittoria.

Higuain in Toro-Napoli segna il 33° gol della stagione, eguagliando Angelillo.

La Fiorentina non sa ufficialmente più vincere, impattando 0-0 contro il Palermo.

E’ COMPLOTTO

Essendo il campionato sostanzialmente terminato, i nostri intrepidi scrivani di corte riprendono i discorsi dovuti interrompere per seguire le italiche vicende calcistiche e riesumando la lista dei sicuri partenti da Appiano Gentile.

Detto di un Handanovic non esattamente irreprensibile nel far notare che “come ogni anno mi mancherà non fare la Champions League“, ecco che improvvisamente il Mancio, non potendo più essere collocato su una prestigiosa panchina europea, viene descritto come futuro baby pensionato, e desideroso di un anno di stop.

Tutto pur di non rimanere all’Inter, insomma.

Ma la più bella arriva da Repubblica: come altri quotidiani ci informa di un certo rallentamento nella trattativa tra Suning e l’Inter per l’acquisto della quota di minoranza: schermaglie inevitabili, vista la prevedibile complessità della fase di due diligence e conseguente valutazione delle quote da comprare.

C’è però modo e modo di dare una notizia, e qui i nostri danno il meglio.

Continuare ad insistere nel voler descrivere una trattativa volta alla cessione della maggioranza del Club (smentita da tutti in tutti i modi possibili) è mala-informazione. Altrettanto è scrivere assurdità quali:

Thohir non vuole cedere il suo pacchetto di maggioranza, pari al 70 per cento del capitale, per meno di 200 milioni (tenendo conto che 108 milioni sono stati prestati dallo stesso Thohir all’Inter). Una cifra considerata dai consulenti di Suning persino esagerata: il gruppo cinese non sarebbe disposto ad andare oltre gli 80-100 milioni.

Tre robe al volo: 1) come già detto, Thohir non sa più in che lingua dire che la cessione sarà eventualmente di una minoranza del Club; 2) a chi si fa la pur legittima domanda “che cacchio ci viene a fare un cinese all’Inter per cacciare soldi senza contare niente?” evidentemente non interessa la storia della sinergia tra calcio italiano e calcio cinese, nè il mondo nerazzurro come gancio per il possibile approdo di Suning nel mercato europeo degli elettrodomestici. 3) infine, la sapiente manipolazione dei numeri è degna del miglior napoletano col gioco delle tre carte (mi scuseranno gli amici partenopei): là dove tutti parlavano di 70-80 milioni per una quota del 20% di azioni, adesso Repubblica fa sim-sala-bim e dice che no, gli 80 milioni Suning li spende solo se può comprare la maggioranza dell’Inter.

Così come Thohir, nemmeno io so più come dirlo: abbiamo già abbastanza problemi reali, che bisogno c’è di inventare cagate di sana pianta e far fare all’Inter la figura dei dilettanti allo sbaraglio?

Tanto per non far nomi, e ragionando da tifoso rancoroso, dall’altra parte del Naviglio c’è un pregiudicato che per un anno e più ha preso tutti per il culo con la valutazione del suo Club da 1 miliardo di euro talmente inventata da diventare credibile e svanita nel nulla nel silenzio assordante della stampa.

Mister Bee? Never heard of him

Tanto poi Silvio fa il video dell’Ammore e tranquillizza i tifosi dicendo che preferirebbe vendere a soci italiani, tirando fuori nuovamente la sua foto tarocca in maglia rossonera e attingendo a piene mani alla poetica stantìa del bel giUoco, della tradizionie, dello stile-Milan.

Con tanto di saluto romano alla fine.

Però lì tutti chini a dire di sì (anzi, gli unici a incazzarsi son proprio i tifosi del Milan, stanchi di esser presi in giro), tutti a fare ctrl+C crtl+V, chè tanto a menar duro abbiamo già dato con la Pazza Inter.

WEST HAM

Forse sono io che faccio male alle squadre che tifo: il mio amato West Ham, in una delle ultime sfide casalinghe, si traveste da Pazza Inter e prende quattro pere dallo Swansea di quell’intollerabile pretino di Guidolin, buttando alle ortiche ogni residua speranza di quarto posto e mettendo anzi a serio rischio l’accesso all’Europa League.

WTF!

int emp 2015 2016

E’ un tamarro inguardabile, ma è forte e la mette dentro. Abbasta.

 

 

 

 

 

 

 

DOTTORE, E’ GRAVE?

LAZIO – INTER 2-0

“La situazione è grave ma non seria” (E. Flaiano)

Non ci sarebbe altro da dire, visto che queste parole fotografano alla perfezione l’inedia, la superficialità e l’insostenibile leggerezza dei nostri ragazzacci.

Come un padre ormai avvezzo al figlio lazzarone, mi sono bastati i primi secondi per riconoscere all’istante una delle fin troppo note serate all’insegna della “Voeuja de laurà saltum ados (che mi me sposti)“: è vero che il terzo posto era ormai una chimera, e che dovremo impegnarci davvero tanto per perdere il quarto, ma vivaddio, c’è una partita che va giocata a mille all’ora, perchè sei pagato per farlo e perchè vesti la maglia dell’Inter.

Chè poi, se tanto mi dà tanto, nemmeno la Lazio ha molto altro da chiedere a questo campionato, ma ciò non le ha impedito di fare la propria partita di pura decenza.

Il primo gol vede Klose infilarci l’ennesimo sifulotto della sua carriera laziale (sembra Evair ai tempi dell’Atalanta di Mondonico, una cambiale…), complice una dormita di sette interisti contro il succitato Crucco e Lulic: i due aquilotti triangolano manco fossero circondati da belle statuine e il pallonetto beffardo punisce un incolpevole Handanovic.

Come con l’Udinese, son passati solo pochi minuti e di tempi per recuperare ce ne sarebbe, ad averne voglia.

Assistiamo invece ad un lento e sterile ruminare calcio, con l’assoluto divieto di qualsiasi accelerazione, passaggio in verticale, tocco di prima o altro arnese atto a offendere.

Jovetic, che sostanzialmente si gioca le residue possiblità di conferma in queste ultime partite, è l’emblema dell’aria fritta: come e più che nell’ultima esibizione, culminata da doppia botta di deretano ed altrettanti goals, sciorina il campionario di frizzi-lazzi, passi doppi e colpi di tacco che esplodono tutta la loro pericolosità prorompendo in uno squassante e forte pèto (cit.).

Icardi, altrettanto inoffensivo, usa quantomeno l’understatement e non tocca palla per un’ora buona. Facciamo prima a dire che l’unico a salvarsi è Kondogbia, bravo a agire da cavallone di razza, sradicare palloni e ripartire in progressione, stante la morìa di compagni cui cedere la boccia.

Inutile e ridondante la ripresa, con l’ulteriore raccapriccio di vedere un paio di svarioni perfino di Miranda, oltre che una palla persa a metacampo da Palacio che porta alla fuga di Keita e successivo rigore di Murillo.

Candreva imita il collega Klose e ci purga per la cinquantasettesima volta in carriera.

Abbiamo insomma assistito a come crearci problemi esistenziali anche in una partita che da dire aveva ben poco.

Complimenti, vepossino.

LE ALTRE

Per fortuna l’insipienza non è prerogativa esclusiva dei nostri, stante una Fiorentina bloccata sul pari e un Milan ai limiti dell’imbarazzante per come riesce alla fine a sfangare un pari in casa col Frosinone.

#rigoreperilmilan rimane un solido trend topic anche per questo campionato e, mentre gli indottrinati scrivani rossoneri imprecano contro la sorte per i tre gol presi con soli quattro tiri in porta dei ciociari, da buon antimilanista faccio presente ai cugini che, per segnarne altrettanti, hanno avuto bisogno di due rigori (uno sbagliato, l’altro assai generoso) e di un paperone del portiere avversario.

Poi questi, col solito culo, al 95′ rischiavano addirittura di vincerla, ma la traversa ha avuto un sussulto di dignità e ha stoppato il destro a voragine di Balotelli.

Napoli e Roma imitano la Juve vincendo e scavando un ulteriore fossato alle loro spalle.

E’ COMPLOTTO

Mariolone Sconcerti è, come tanti altri, un pervicace sfruculiatore delle cose di casa nostra, con in più quel tono di apparente distacco e bonario disinteresse che invece a parer mio nasconde un’intolleranza all’Inter, soprattutto alla sua nuova gestione.

Ora, non è un segreto che l’esercizio 2015-2016 dovrebbe chiudersi sostanzialmente avendo rispettato i dettami del FPF (il passivo sarà intorno ai -50, ma considerando le sole spese imputabili al FPF siamo sui -30). Questo in barba a tutti i gufi che, spesso senza sapere di cosa parlavano, vaticinavano un finale a carte bollate per la gagliarda compagine nerazzurra.

E’ sintomatico il fatto che Sconcerti si ostini a dichiarare di “non capire” Thohir, rimproverandogli il fatto di non aver mai accettato un contraddittorio con lui (lesa maestà!) e sottolineando stranìto l’operazione di factoring realizzata con la vendita di futuri incassi da stadio in cambio di liquidità immediata.

E’ un’operazione piuttosto comune, già utilizzata in passato anche da Juve e Roma per non parlar del Milan (vedi le ultime righe di questo interessante articolo sul bilancio appena chiuso dai Meravigliuosi): però no, per Sconcerti è tutto un “attenzione… l’Inter sta vendendo incassi non ancora realizzati…“, come se l’epilogo inevitabile fossero i libri in tribunale.

Ma il nostro fa di più, e dipinge l’Inter come “club tranquillo“, rimpiangendo i bei tempi andati di continua e simpatttica esternazione morattiana.

Da una frase come “Forse Erick Thohir non capisce il modo di vedere le cose che abbiamo qui e questa difficoltà a capire gli italiani sembra filtrare anche nella politica societaria” trasuda tutto il fastidio di non poter disporre dell’Inter come meglio si crede, come a dire “quel cicciobello con gli occhi a mandorla non sa che qui noi siamo abituati a poter scrivere di tutto sull’Inter, e loro zitti, sotto”.

No, caro Sconcerti. La Società è tranquilla, ha un suo piano di cinque anni, ha giustamente caricato di costi lo scorso esercizio non essendo in Europa e non avendo la UEFA a sbirciare il bilancio, e si presenta ora col vestito buono. Che non sarà un lussuosissimmo smoking ma che è un bel blazer blu:con una camiciola bianca fa fine, non impegna e la tua porca figura la porti a casa.

Si arriva poi all’inevitabile falso ideologico quando il nostro aggiunge: “E’ un club molto distaccato e tranquillo specie sui temi che noi vediamo come dei piccoli drammi come la possibile sanzione per il FPF e l’impossibilità ad investire“, paventando gli inesistenti scenari apocalittici cui si è accennato poche righe fa.

Il ragazzo deve poi soffrire di qualche deficit cognitivo, visto che, nonostante tutto quanto appena citato, afferma che l’Inter “non arrivava tra le prime quattro da tempo, ha rivalutato alcuni giocatori e ha gettato le basi per il futuro, cosa che al Milan non accade“.

Eppure, dopo sole 24 ore, ecco il nostro  disseminare le proprie perle di saggezza di fronte a Caressa, Vialli & Co. dicendo che vede il Milan messo meglio dell’Inter, perchè l’Inter ha già venduto ma ciononostante si sta avvitando su se stessa, mentre il Milan ha deciso di girar pagina, si tratta solo di capire chi mette i soldi.

La coerenza e la logica mi paiono simili a quelle di Paul Ashworth di Febbre a 90° quando dice “tanto varrebbe essere sotto di 8 reti“(min. 3.30 di questo video da imparare a memoria con la mano sul cuore “…Jeeesus Paul you need medical help! You got some kinda disease that turns people into miserable bastards!“): sostanzialmente meglio dover ancora cominciare che essere a metà dell’opera.

Inevitabile contorno di cloaca al succitato piattino di sterco fumante i continui richiami di Vialli a “non si può gestire una squadra da 6000 km di distanza” o di Mauro e Caressa all’assenza di “uno zoccolo duro di italiani che insegni agli altri cos’è l’Inter“.

Meno male che, almeno in questo caso, il Mancio li ha rimessi al loro posto rispondendo -un po’ più elegantemente di me- che l’importante è la personalità, e che del passaporto  se ne fotte.

WEST HAM

Altra convincente vittoria per 3-0 in casa del West Brom. Decisiva o quasi sarà l’ultima partita, ancora con quel Man Utd che al momento ci precede di 1 punto. Teoricamente, se gli Hammers vincessero le loro tre partite e il City perdesse con l’Arsenal, il quarto posto sarebbe ancora possibile.

Vediamo se i miei eroi inglesi hanno la stessa solidità petalosa degli amati nerazzurri…

laz int 2015 2016

Ooh! lo vedete il cesso là in fondo? Ecco, andate un po’ accagare!

OH NO HANNO VINTO… E ADESSO?

INTER-PALERMO 3-1

Non c’è cura al disagio mentale.

Pazzi siamo e pazzi rimarremo.

Nei secoli fedeli…

Dopo aver versato fiumi di veleno sui ragazzi solo pochi giorni fa, beffardamente solo poche ore prima della grandissima e apparentemente inutile prestazione di Coppa Italia, i ragazzi replicano la rappresentazione teatrale di spessore contro un Palermo invero alquanto disastrato.

I nostri forse hanno meno “bava alla bocca” rispetto a mercoledì, ma riescono in ogni caso a ricacciare in bocca al saccente Riccardo Gentile di Sky giudizi del tipo “l’Inter non è certo partita all’arrembaggio in questi primi minuti“. Al 20′ eravamo sopra di due, e vattela a pija ‘nder posto, caro lupacchiotto de stopardeciufoli.

Ero praticamente convinto di vedere in campo un 4-3-3, e invece il Mancio stupisce nuovamente tenendo in panca Brozovic, reduce da ben 18 km corsi nell sgambata infrasettimanale, a favore dell’accoppiata Medel-Kondogbia.

Davanti, Ljajic ha voglia di giocare e l’ora abbondante in cui resta in campo è un manifesto di quel che potrebbe fare avendo la testa ben avvitata sul collo; Perisic è ormai -a mio parere- il miglior acquisto tra gli “avanti” nerazzurri, Palacio la solita enciclopedia ambulante, e Icardi abbina al solito istinto del goleador (vedasi 2-0) movimenti, sponde e assist mai visti a queste latitudini.

Certo, non saremmo l’Inter se non ci travestissimo per una decina di minuti -a cavallo dei due tempi- da Gesù Cristo in versione resuscitatore di morti. Il Lazzaro di turno è il derelitto Palermo, che sfrutta una rimessa laterale ben eseguita per lanciare tal Rispoli sulla fascia, bravo a mettere in mezzo per l’accorrente Vasquez che timbra il 2-1 appena prima dell’intervallo.

Capitolo rimesse laterali: ieri dopo la prima regalata ai rosanero mi sono ripromesso di contare quante ne avremmo sbagliate. Sono arrivato a cinque solo nella prima mezzora, dopodichè ho perso il conto, quindi potete capire le Madonne che ho tirato vedendo i miei amatissimi prendere gol proprio da rimessa con le mani.

Oltretutto non si è capito molto della dinamica dell’azione, visto che il regista di serata ha ripreso la pessima abitudine di stringere l’inquadratura su primissimi piani di orecchie e sopracciglia dei giocatori anzichè far vedere quel cazzo di pallone. Così, nel caso specifico, l’immagine torna in campo largo appena in tempo per il succitato assist vincente del Palermo. Allo stesso modo possiamo solo immaginare il movimento di Icardi sulla splendida azione che porterà al 3-1 di Perisic in tuffo: vediamo la bella fazza di Maurito dettare con lo sguardo il passaggio sull’esterno, con l’inquadratura che si allarga solo dopo, per mostrarci il cross che supera Palacio a centroarea e raggiunge il 44 croato.

#fammivederelapartita! (#cazzo)

Poco altro, se non un paio di inevitabili miracoli di Sorrentino e un gol sbagliato da Perisic nel finale, simile a quello di prima ma di piede.

Poco di cui lamentarci, sia chiaro. Ottima partita, tre punti recuperati su Viola e cugini e testa a sabato sera, quando a San Siro arriverà il Bologna. Inutile dire che, per far finta di credere a una rincorsa al terzo posto, non si possa non vincere contro Donadoni e compagnia cantante.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono senza strafare; cosa che invece fa la Roma nell’anticipo del venerdì sera, quando rifila quattro pappine alla Fiorentina. Da applausi la trasformazione della squadra fatta da Spalletti, e ancor di più la capacità dell’ambiente a gestire senza troppi struggimenti la vicenda-Totti, che ad altre e più note latitudini avrebbe causato l’inevitabile “caso”, e non solo per i soliti giornalisti cattivoni (chè noi, quando c’è da darci una martellata sui maroni da soli non ci tiriamo mica indietro…).

Per il resto, il Milan perde a Sassuolo, lasciando ogni residua speranza di terzo posto ma potendo comunque continuare ad inseguire un posto in Europa vista la colossale botta di culo in Coppa Italia, già richiamata settimana scorsa.

E’ COMPLOTTO

Inizio dal dopo partita con un plotone di esecuzione negli studi Rai pronti ad accogliere il Mancio alla Domenica Sportiva. Si dà per scontata la sua partenza qualora non arrivasse il terzo posto, visto che l’Inter dovrebbe inevitabilmente cedere tre (tre???) dei suoi migliori giocatori, e a quelle condizioni il Mancio mica rimane.

Non bastando le gufate dell’amatissimo (da Moggi) Ciro Venerato, autore del servizi(ett)o per la DS sulla Rai, a confermare l’indole tafazzesca dei nostri ci si mette anche Baffo Mazzola a dire che, per come la sa lui, Mancini andrà via.

Star zitti e lasciarli tranquilli, una volta che vincono, pare brutto?

Non basta: Paolo de Paola (fantasia al potere…) dice che le squadre di Mancini -che pure gli sta simpatico, bontà sua- storicamente non hanno mai giocato bene.

E’ curiosa questa cosa per cui tutti gli allenatori fanno giocare bene le loro squadre fintanto che non arrivano ad allenare l’Inter. Mancio, Mourinho, Benitez, Gasperini, Mazzarri, a scelta nell’ordine. Tutti allenatori capaci di “dare la loro impronta e imprimere un gioco riconoscibile e gradevole alle loro squadre” salvo poi adeguarsi alla nenia delle “prodezze dei singoli che mascherano l’assenza di una manovra collettiva“.

Il Mancio non risponde, limitandosi a dire che non è l’unico a cambiare spesso formazione.

Non che le cose vadano meglio su Sky, dove l’intervista a Icardi quale migliore in campo sfugge -proprio in quell’occasione, che strano!- ai peana di complimenti solitamente riservati all’MVP di turno.

Ecco un Massimiliano Nebuloni al meglio:

Perchè mercoledì non sei entrato tu ma il 19enne Manaj?

Con chi ce l’avevi con il tuo tweet sulle “palle”?

Stasera hai giocato bene, segnato, aiutato i compagni, eppure qualcuno (chissà chi? ndr) ti critica sempre: questa cosa finirà per farti andar via?

Chi anche non avesse sentito nulla dell’intervista, avrebbe potuto farsi un’idea dell’onestà intellettuale dell’intervistatore semplicemente dal commento di Massimo Mauro: “Beh ottime domande eh?“.

E purtroppo non scherzava…

Anzi, il calabrese cantilenante continuava nello show del proprio genio schierandosi -da buon gobbo- contro la recente apertura di Gianni Infantino alla moviola in campo, blaterando “Io da Infantino non voglio la moviola in campo, io da lui voglio sapere cos’è successo alla FIFA in questi anni!” (il ragazzo ovviamente perora la causa di un Platini vittima inconsapevole e innocente come Gesù Cristo in croce). “Chiediamoci perchè” continua il genio “la FIFA senta l’urgenza di queste novità, spostando così l’attenzione su altri problemi“.

Mi è toccato applaudire la risposta di Caressa: “Conoscendo chi stava alla FIFA fino a poco tempo fa, chiediamoci perchè nessuno la volesse la moviola in campo!“.

Per quel che mi riguarda, le novità della FIFA sulla moviola sono fin troppo timide, essendo la possibilità di ricorrere alla tecnologia riservata solo all’arbitro e non alle squadre. Ad ogni modo è un inizio, una sperimentazione che a quanto si capisce inizierà già con i tornei FIFA estivi (Copa America e Campionato Europeo): i primi effetti non tarderanno ad arrivare, anche se io -da prevenuto- sono convinto che l’arbitro farà figli e figliastri, chiedendo un supplemento di indagine “a maglie alterne”.

Ma sono io a essere in malafede, mica loro…

WEST HAM

Partita epica, vista con Pancho entrambi in tenuta claret & blue.

La trasferta contro l’Everton pare mettersi male, con i Toffees sotto di un uomo ma avanti di due gol e con un rigore a favore alla mezzora della ripresa.

Invece Adrian para il penalty e poco dopo fa un altro miracolo a salvarci dal possibile 3-0.

Al 78′ peschiamo il gol del 2-1 con una bella girata e a quel punto i nostri avversari -forse stanchi per la quasi ora giocata in 10- si squagliano come neve al sole.

Pareggiamo e poi addirittura facciamo il definitivo 3-2, tutto negli ultimi 10 minuti.

Io e il pargolo intoniamo cori da hooligans (meno male che ancora non capisce le parolacce in inglese) e rotoliamo sul pavimento esultando, mentre gli Hammers si arrampicano fino al quinto posto.

I just don’t think you understand!

Si abbracciano ma non si guardano nemmeno in faccia... Spogliatoio spaccato!

Si abbracciano ma non si guardano nemmeno in faccia…
Spogliatoio spaccato!

‘NA VOLTA TANTO…

INTER-SAMPDORIA 3-1

Riusciamo a far capire a tanti, anche se non a tutti, che giuocare bene spesso non vuol dire una beata fava.

Vinciamo largamente, giocando in sostanza la stessa partita dell’ultimo mese: cioè brutta, cioè avara di occasioni da gol, cioè senza una logica.

Ma -stavolta- vinciamo. Del doman non v’è certezza.

Visto il centrocampo decimato, Mancini fa di necessità virtù, appaiando gli unici titolari in mediana (Melo-Brozo) e affiancandoli a due frecce veloci sulle fasce (Perisic e Biabiany) in una formazione che a qualcuno avrà ricordato il Cuperiano 4-4-2 con Van Der Meyde-C.Zanetti-Gigino Di Biagio-Kily Gonzalez.

Davanti gli irrinunciabili Icardi-Eder e dietro D’Ambrosio e Nagatiello ai lati del duo Murillo-Miranda.

Come detto non brilliamo, e la prima parte del match è di predominio blucerchiato.

Succede però che la ruota giri, e che stavolta siamo noi a sbloccare su palla episodica: quel ficaccione di D’Ambrosio è al posto giusto al momento giusto, e il piattone sinistro finisce dritto in rete, un vantaggio ha il potere di farmi dire:

“vedi che a tirare i corner come Dio comanda (e cioè facendo un cazzo di cross in area anzichè tre tocchettini dimmerda intorno alla bandierina) c’è anche il caso di buttarla dentro?”

La cosa si ripete a inizio ripresa, con Miranda a sfruttare una capocciata di Melo e raddoppiare grazie alla tecnologia gol/non gol (il me vittimista è convinto che senza la segnalazione elettronica l’arbitro avrebbe fatto correre…).

Partita in ghiaccio? Più o meno: nessuno della mezza dozzina di ex interisti fa il partitone nella Samp, che anzi ci regala un Ranocchia in versione…Ranocchia, maldestro a lasciare metà campo libera a Icardi dopo doppio colpo di tacco tentato da Muriel.

Il frittatone è troppo ghiotto per non essere sfruttato a dovere da Maurito che, pur senza vestaglione di flanella e tavolinetto davanti al televisore, ne fa un sol boccone con sinistro a incrociare a baciare il palo.

Da lì in poi è attesa del triplpice fischio finale; attesa peraltro rovinata (o premiata, vista la pregevole finalizzazione) dal gol di Quagliarella, attaccante serio che di gol ne ha sempre fatti e che riceve il giusto premio per averci provato durante tutta la partita.

Finisce così, con la strana sensazione di aver scalato l’Everest mentre hai semplicemente battuto una squadra più o meno allo sbando (chissà Zenga come ride…), tra un Osanna a José e un vaffa a Ronaldo, seduti entrambi al primo anello rosso.

GOOD OL’ TIMES

Come prevedibile si è speculato parecchio sull’annunciata presenza in tribuna di due dei personaggi che più hanno dato all’Inter degli ultimi 30 anni. Il Fenomeno è per distacco il più forte giocatore che io abbia mai visto indossare l’amata maglia neroblù (poi la gratitudine e l’affetto li riservo ad altri, ma tennicamente il giudizio non è sindacabile), José da parte sua… chettelodicoaffà.

Se ho trovato giusto e simpatttico il tributo al portoghese:

striscione mou

devo ammettere che non ho apprezzato la pur comprensibile stilettata riservata al (fu ) Fenomeno:

striscione ronie

Certo, sempre meglio del premio Nobel che non ebbe nemmeno la decenza di coprirsi la faccia e rendersi irriconoscibile mentre esponeva questa summa filosofale nel famoso Derby dei fischietti del 2007, da molti ricordato per il gol di Ronaldo e relativa esultanza, ma a noi assai caro per i due sifulotti del Giardiniere e di Zlatanasso  a cementare il 2-1 finale:

striscione ronaldo mediocre

Personalmente ho molto sofferto l’addio di Ronaldo nell’estate del 2002; soprattutto non mi piacque il suo ringraziare cani e porci dopo il Mondiale vinto, tranne il Club ed il Presidente che aveva continuato a pagarti profumatamente lo stipendio, mettendoti a disposizione i migliori medici al mondo nei due anni passati tra ospedale e riabilitazione.

Era stato ironicamente sincero, il Signor Massimo, nel tentare di fargli cambiare idea sulla asserita incompatibilità tra lui, giocatore estroso e come tale bisognoso di cure e attenzioni particolari, e il tecnico Cuper, Hombre Vertical e poco incline alle eccezioni: “Aspetta Ronnie, tanto mi conosci… lo sai che se questo qui non vince lo mando via in sei mesi“.

 Non aveva aspettato, e se n’era andato.

Al momento, ovvio, odio puro: traditore, ingrato, venduto… you name it.

Però, come dicono dalle mie parti, time is a great healer, e per una questione di stile e di maturità l’altra sera avrei evitato striscioni offensivi.

L’abbiamo goduto al meglio, con un mazzo di carte non taroccate avremmo vinto uno splendido scudetto che probabilmente avrebbe cambiato la nostra storia negli anni immediatamente successivi (col cazzo che Moratti avrebbe mandato via Simoni campione d’Italia, chissà…), il gioco di gambe nella notte di Parigi popola ancora gli incubi di Luca Marchegiani… Il suo ricordo insomma è dolce e indelebile.

Col tempo ci siamo in ogni caso rifatti, grazie all’attuale allenatore e all’altro ospite di serata. Sarebbe stato carino mettere da parte l’astio e semplicemente battergli le mani (non in faccia, possibilmente…).

Ma forse sono io che sto diventando vecchio…

LE ALTRE

Come già detto, era da un po’ che non si provava l’ebbrezza di portare a casa i tre punti e, forse per questo, ci son rimasto maluccio nel vedere Roma e Fiorentina fare spallucce della nostra vittoria e mantenere immutate le distanze in classifica.

Speravo nella coriacea orobicità che è invece appassita di fronte ai gigli fiorentini, mentre la Roma ha per una volta smentito il refrain di squadra de core ma non de testa, risolvendo il papocchio-Pupone con un perentorio 5-0 sul Palermo.

Evidentemente a mandare tutto in vacca sul più bello i migliori siamo ancora noi.

Là davanti, la Juve butta alle ortiche la possibilità di eguagliare il nostro record di vittorie consecutive, fermandosi “solo” a 15 e pareggiando in quel di Bologna. Il Napoli di contro nel posticipo col Milan avrebbe la possibilità di operare il controsorpasso, ma nel primo tempo, nonostante faccia 10 tiri, ha bisogno di un polpaccio di Abate per trovare il vantaggio, salvo poi regalare il pareggio a Bonaventura alla prima sortita in area campana. Sulla stessa falsariga la ripresa, con il Napoli a sprecare tutto quel che con noi aveva capitalizzato, compreso il palo che stavolta colpisono loro e non gli avversari (ask Jovetic & Miranda for references…).

E’ COMPLOTTO

Cerco di analizzare con obiettività qualche episodio arbitrale perchè -al solito- mi pare che si facciano figli e figliastri.

E’ vero che D’Ambrosio fa lo stesso intervento di Telles a Firenze (mani in area) e che in entrambi i casi il rigore sarebbe stato fischiabile.

Mi pare però che in questo caso siano tutti straconvinti del fatto, senza nemmeno celarlo dietro al solito #cipuòstare che in casi simili pare essere prassi assai consolidata, della serie “come ti muovi sbagli”.

Di contro, silenzio su tutta la linea sui due fuorigioco inesistenti fischiati ai nostri ormai lanciatissimi verso la porta di Viviano, così come sul mancato secondo giallo a Ranocchia ancora nel primo tempo, per non parlare del fallo di Brozovic -casualmente diffidato- sanzionato col giallo venti secondi buoni dopo il fischio.

Il tutto 24 ore dopo aver assistito all’ennesimo Bonucci impunito -ed altrettanto casualmente diffidato- e ad un mani di Marchisio forse un poco meno evidente del nostro ma immediatamente derubricato a nulladiché.

Tornando alle nostre pochezze, sintomatica la polemica preventiva contro la scelta di Moratti di invitare Mourinho alla partita.

Come se Mou potesse essere interessato a tornare in una squadra decente ma nulla più, come se Mancini potesse davvero patire la presenza di un collega.

Ma si sa, se c’è da sparare contro i nostri non si rischia mai nulla. Il concetto è: se perdono abbiam da parlare per un mese, se invece vince vabbeh, ci inventeremo qualcos’altro.

Ad esempio, siccome Eder da quando è all’Inter non ha ancora segnato, vediamo di portarci avanti col lavoro (vero Nebuloni di Sky, ennesimo caso di inviato al seguito della squadra che invece che magnificarne i meriti ne prevede i difetti?).

Stessa cosa per la permanenza di Mancini sulla panchina: iniziamo a dire che la storia si avvia alla conclusione, dopo vediamo…

Se poi c’è qualche altro squadrone a rubare la scena ai nostri (vedasi il Totti-gate delle ultime ore), la solerte Gazza è prontissima nell’appaiare il triste declino dell’icona giallorossa a quello di altre bandiere di altre squadre: Maldini al Milan, Del Piero alla Juve, e ovviamente Zanetti all’Inter perchè, testualmente, Mazzarri non gli fece giocare l’ultimo Derby.

Il fatto che a Zanna sia stato riservato il giusto tributo, che la sua maglia si stata ritirata, e che lui sia diventato vicepresidente il giorno dopo aver appeso le scarpe al chiodo è ovviamente secondario.

Son riusciti a metterci in mezzo anche qui…

Per oggi non c’è altro.

WEST HAM

Trionfale passaggio ai quarti di finale di FA Cup grazie alla trasferta a Blackburn con 5 gol rifilati ai Rovers. PAre che dovremmo incontrare il Man Utd, sempre che passino il loro turno…

i gemelli del gol :)

i gemelli del gol 🙂

INSEGNANTI IGNORANTI

FIORENTINA-INTER 2-1

Inizio con poche righe che raccontano assai succintamente di una partita giocata male, eppure meglio di tante altre, e che forse non meritavamo di perdere.

Handanovic, che tante volte ci ha salvato, evidentemente non ha nella Fiorentina il suo posto sicuro, visto che tra andata e ritorno ha collezionato di fatto gli unici errori fin qui commessi in stagione.

Nel primo tempo riusciamo a creare una (una) azione degna di tal nota, con Kondogbia a rubar palla e ripartire: bello il triangolo arioso con Brozo, intelligente il pallone nello spazio chiamato da Palacio, da manuale il passaggio a centroarea dove Ajeje è pronto a depositare all’incrocio: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Eder e Icardi restano inoperosi per tutti i minuti passati in campo, forse abbagliati dalla sapienza calcistica di Palacio, per distacco il migliore dei nostri. La difesa, dopo il primo quarto d’ora da mani nei capelli contro Bernardeschi, pare reggere, se non fosse per il solito Nagatomo che corre tanto e altrettanto crea confusione.

La coppia centrale, censurata nelle ultime uscite, a mio parere non demerita (prova ne sia lo zero o quasi alla casella “palloni-pericolosi-per-Kalinic“), ma chiaramente dopo una sconfitta non li si può assolvere in toto.

I due gol della ripresa sono entrambi alquanto fortuiti: sul primo, Murillo arriva solo a prolungare e non a respingere il cross di Ilicic per Borja Valero, lasciato solo da Brozovic e tenuto in gioco di pochi cm da Nagatomo.

Nel recupero, il destro di Zarate sbuca forse tardi di fronte al nostro portiere che si limita a smanacciarla lasciandola lì: arriva Babacar che in due tempi (la prima Samir l’aveva anche respinta…) la fa carambolare in rete.

Passo gli ultimi minuti a rimuginare -da buon tifoso accecato- sulla sfiga che ci perseguita da anni e sulle botte di culo che gravitano costantemente a qualche galassia di distanza da noi, ma sono al tempo stesso consapevole che siffatta visione -per quanto ontologicamente non smentibile- sia parziale e partigiana.

IN REALTA’…

Ancora una volta, l’ennesima negli ultimi 5 anni, ci troviamo di fronte ad un’aritmetica che fa a sonori cazzotti con la logica.

Sì perchè, come già visto negli ultimi campionati, i nostri difetti, pur evidenti, non sono tali dal farci prendere atto da subito della nostra mediocrità, palesemente inadatti a qualsiasi sogno bagnato di Champions League. Più tristemente, invece, vediamo quella chimera allontanarsi lentamente, un centimetro alla volta, un po’ come il pallone Wilson nello splendido film del naufrago Tom Hanks.

Siamo poco, e assistiamo impotenti al ritorno di grandi squadre dalla crisi ormai alle spalle (Roma), di concorrenti assai più appariscenti di noi ma egualmente volubili (Viola) e da accozzaglie assemblate alla bell’e meglio da condottieri pur esperti e carismatici (Milan).

Dal basso del mio pessimismo, col gollonzo di Babacar finisce ogni possibile scenario di ragionevole successo per la stagione 2015/2016.

Siamo quinti, a due punti dai cugini. Negli scontri diretti ce l’abbiamo già inder posto con Milan e Viola (attendiamo lo scontro in casa Roma tra qualche settimana…). Ma più di tutto questo, siamo ancora una volta riusciti a buttare per terra il succulento paninetto che ci eravamo preparati un po’ con la caparbietà un po’ col fato.

Siamo ancora una volta rimasti schiavi della nostra proverbiale insipienza caratteriale, capace di disfare in pochi minuti (gli ultimi con la Lazio, è lì che è nato il papocchio) un quadrimestre fatto assai bene.

Da quel momento è parso evidente a chi segue le cose nerazzurre da vicino, che il giocattolo si era rotto e -ancor più grave- che non c’era modo di aggiustarlo.

E qui arrivo a parlare di Mancini, e di insegnanti ignoranti.

Nella mia migliorabile carriera scolastica, lungi dal voler vedere la causa dei miei risultati scadenti nella scarsa dedizione allo studio (chè a farsi promuovere studiando son buoni tutti…), ho sempre puntato il dito contro un corpus di insegnanti incapace -in gran parte- di capire un ragazzo adolescente e -in quanto tale- attratto da tante cose, ma non dai paradigmi greci.

Che ne sanno, loro? Non avran fatto altro che studiare per tutta la loro vita… come possono capire che io a 15 anni (poi 16, poi 17, poi 18…) ho in testa tutt’altro?

La stessa cosa la vedo nell’Inter di oggi: il Mancio è un buon allenatore ma, se mi si passa il paragone, è stato un giocatore con troppo talento e troppa personalità per capire e quindi aiutare giocatori che sono buoni ma nulla più.

Ecco dove sta, a mio parere, il vero problema dei nostri: non c’è nessuno che sia capace di sporcarsi le mani, di scendere dal piedistallo, di dire “dai adesso ti faccio vedere io come si fa, sapessi quante cazzate ho fatto quando avevo la tua età…“.

Il Mancio, alla loro età, le cose le risolveva così, oppure così: che ne sa di quanto è difficile per un giocatore normale (non scarso, normale) gestire la pressione, costruire un’azione degna di tal nome, dar via una pallone di prima?

Da sempre il nostro allenatore ama definirsi campione di classe: lo è stato in braghe corte e sostanzialmente lo è anche da coach: come tale ha sempre bazzicato l’alta aristocrazia calcistica, avendo a che fare con Società facoltose e ben disposte nei suoi confronti.

In altre parole, non ha mai dovuto fare le nozze coi fichi secchi, E questo è un problema.

Con una battuta di dubbio gusto direi che è un po’ una Maria Antonietta di fronte al popolo senza pane:

Non sai fare un passaggio di venti metri a servire un compagno? perchè non provi di tacco?

Per la prima volta in carriera si trova con una squadra costruita da lui (non ha più l’alibi dell’essere salito su un treno in corsa), e che però non sta dando i risultati sperati.

Ha preteso la settima punta (Eder, ad affiancare Icardi, Jovetic, Ljajic, Palacio, Perisic, Biabiany, ottava contando il baby Manaj) preferendola a un centrocampista pensante. Il risultato è per ora di tutta evidenza: l’italo brasiliano si è perfettamente inserito nel nulla interista, inghiottito nella nebulosa di attaccanti a cui non arriva un pallone, mentre in mezzo viviamo degli spunti, belli quanto saltuari, di Brozo&Kondo, a meno di essere come me adoratori del medianaccio criminale e sdilinquirsi per i tackle di Medel.

E’ poco. E’ preoccupantemente poco. E non si vedono margini di miglioramento.

Non mi illudo che la virata -definitiva?- verso il 4-3-3 possa dare particolari certezze, stante anche l’imminente scontro con la Samp da affrontare con 3-dicansi-3 squalificati.

Which brings me to the next point…

AVETE ROTTO I COGLIONI

Lascio volutamente per ultimo il paragrafetto con le querimonie arbitrali, perchè so che poco ha a che fare con la sconfitta di ieri: forse, forse, in 11 vs 11 l’avremmo portata a casa, ma altrettanto forse, avremmo potuto giocare con l’uomo in meno per ben più degli ultimi 7 minuti. Il mani di Telles è meno netto di quanto tutti vogliano vedere, ma è senz’altro all’interno di quella zona grigia nella quale ci sta tutto. A quel punto, se dai il rigore, ammonisci il nostro che finisce sotto la doccia a metà ripresa.

Detto ciò, la cosa che mi fa ribrezzo è la solita predisposizione negativa degli arbitri con i nostri giocatori. Vedere il mancato “giallo” al fiorentino di turno e poco dopo due ammonizioni rifilate ai nostri nella stessa azione (prima a Medel perchè ricorda al prode Mazzoleni il mancato intervento di poco prima e subito dopo a Telles per trattenuta sul quasi omonimo Tello) ti dà la misura della serata che dovrai vivere.

Vedere il maledettissimo Astori tacchettare Eder al limite dell’area impunito, con Mazzoleni che non fa neanche un plissé e lascia giocare, ti fa capire come il nasuto stopper, memore delle gesta rimaste impunite negli anni di Cagliari contro i nostri, ormai giochi sul velluto, conscio di un’apparente dispensa papale contro i nerazzurri.

Niente di decisivo come s’è detto, ma 5 ammonizioni su 13 falli complessivi. Di là picchiano come dei fabbri ferrai senza che venga detto nulla.

Per le proteste non stiamo nemmeno a parlarne: Kondogbia è ingenuo e fallace a applaudire l’arbitro dopo il triplice fischio finale e si prende l’inevitabile rosso, non essendo un giocatore autorizzato ad esprimere il proprio dissenso nemmeno dopo la fine dell’incontro. Al solito, quel che stride è a mancanza di uniformità di giudizio, vedendo ad altre latitudini torme di bianconeri circondare con fare minaccioso i direttori di gara che pavidamente si limitano ad invitare alla calma.

Insomma, siamo alle solite: non sappiamo far la guerra alle istituzioni, e la beffarda conseguenza è che ci prendiamo anche i cazziatoni per non essere andati a quella farsa della riunione tra le Società e gli arbitri, dove “senz’altro avrebbero spiegato i dubbi delle varie squadre in un clima di simpatia e cordialità”.

La MIA verità, al solito, offre due possibili letture: la prima, che epidermicamente preferisco, è lotta dura senza paura, che però presuppone una strategia che sconfina nella malattia mentale (forse è per quello che mi piace…), con rimandi a precedenti di anni addietro, indizi e prove in quantità a smascherare le malefatte del Palazzo.

La seconda, decisamente più logica e forse per questo più tristanzuola, sta nel fare buon viso a cattivo gioco. E’ una scelta pavida, ma che almeno ti risparmia i predicozzi dei benpensanti che si scandalizzano per il silenzio stampa e che, in mancanza di un contraddittorio, possono dire quel che vogliono.

Star zitti due giorni e poi dire “è stata una serata sfortunata, speriamo che la prossima volta vada meglio” vuol dire non capire un cazzo oppure dimostrare una maturità da quattrenne.

O forse le due cose insieme.

E’ COMPLOTTO

Non che i nostri -tanti- torti facciano sparire in un attimo le colpe del giornalettismo.

Curioso, ma fino a un certo punto conoscendo l’autore della cagata in questione, che Massimo Mauro si stupisca della mancanza di tranquillità dell’Inter dopo i pur riconosciuti errori di ieri sera. Mi ha ricordato tanto l’ex arbitro Chiesa che, commentando la famosa Juve-Inter del ’98, approvava l’operato di Ceccarini, scandalizzandosi di contro per la reazione scomposta dei nostri di fronte a cotanta sapienza arbitrale.

Dovremmo, insomma, far buon viso a cattivo gioco o, perdonate il francesismo, evitare di agitarci mentre ce l’abbiamo nel didietro per non fare il gioco del nemico.

Niente di nuovo; è solo che non impariamo mai a rispondere a dovere.

Per il resto, una prudérie da Negazionismo mista a voglia di restaurazione e un simpatico Same but Different: nel comunicare il prossimo ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano di -tra gli altri- Vialli, Mancini e Ronaldo, ecco la simpatica foto a corredo mostrata dalla rosea:

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Infine, assordante il silenzio di USSI e altre forme corporative del giornalismo, giustamente più che solerti a richiamare l’attenzione contro Mancini in vena di sfanculaggine sugli schermi di Mediaset e stranamente “distratti” nel non fare altrettanto in occasione di analoghi commenti del buon Sinisa a un giornalista che gli chiedeva conto della sfuriata nel finale della partita.

 

WEST HAM

Pareggio tripallico per 2-2 contro il Norwich dopo essere stati sotto 2-0.

Del resto “We’ve got Payet… I just don’t think you understand

 

What's the matter with you boys...

What’s the matter with you boys…

CONTENTI?

INTER-SASSUOLO 0-1

Finalmente l’Inter fa sorridere tutti i critici massimalisti, regalando una delle prestazioni più prolifiche del girone di andata se si guarda al numero di palle-gol create.

E (infatti?) perde.

Poche musse, in questo ha ragione il Mancio. La coperta è ancora corta, e c’è evidentemente una certa correlazione tra lo sbilanciamento in avanti e la precarietà in fase difensiva.

Perdiamo una partita che avremmo meritato di vincere, molto più di tanti 1-0 collezionati fin qui. Detto ciò, il Sassuolo non ruba nulla, avendoci fatto vedere come si gioca a San Siro senza timori reverenziali e senza paura di giocare di prima, facendo di contro girare i nostri a vuoto e pressandoli sul nostro -già non eccelso- palleggio a centrocampo.

La formazione è la stessa di Empoli, solo con i due terzini invertiti di fascia.

Nagatomo mi stupisce in positivo per 92 minuti per concentrazione e intensità, fino a quando, nel giro di 100 secondi, vanifica prima un corner servendo Ljajic in palese fuorigioco e poi sminchiando il rinvio che genera il papocchio-rigore.

Ecco cosa succede a giocare con i Craniolesi. Ripeterò fino alla fine che preferisco avere in campo un giocatore scarso ma intelligente che un genialoide imprevedibile, soprattutto se il suddetto non è il fantasista talentuoso ma scostante  quasi da contratto, bensì un cazzo di cursore da cui si pretende applicazione feroce per tutta la partita, con pochi voli pindarici.

Eppure…

La stessa critica va rivolta a Murillo, che rispetto al giapponese ha ben poco da farsi perdonare visto lo splendido girone di andata, ma che sempre più ricorda il connazionale e collega di ruolo Ivan Cordoba: velocissimo, fisico esplosivo, ma piedi fucilati e intelligenza calcistica rasente lo zero.

Già ammonito, a metà ripresa interviene con un tuffo di piede più che spettacolare arrivando sul pallone un centesimo di secondo prima dell’avversario (un attimo di ritardo e finisci sotto la doccia). Al 94′, non pago, si fida ancora una volta del proprio fisico saltando di testa con quel quarto d’ora di anticipo, aggiungendo così il condimento da stella Michelin al frittatone alla merda cucinato dal sous-chef Nagatiello.

Morale, Miranda abbatte Defrel, Handanovic ha finito il bonus-miracoli e Berardi può percularci esultando giustamente sotto la Nord.

Prima della beffa, i nostri creano (contate) sette palle gol tecnicamente definibili “della Madonna” con Icardi ad inaugurare lo show dello spreco dopo pochi minuti, Ljajic a sbagliarne due sanguinolente poco dopo e Consigli a parare tutto il resto, inevitabile eroe di giornata dopo la saponetta di domenica scorsa.

Detto che anche loro hanno qualche ottima occasione (Sansone, membro onorario del Club Gautieri, per una volta contro di noi non segna ma tira cento volte, Missiroli e Floro Flores trovano un super-Samir a ribattere), quello che emerge nuovamente dalla partita è la pochezza tecnica del nostro centrocampo.

Qui bisogna decidere: o resti con questi uomini, ma allora davvero devi giocare difesa e contropiede tutto l’anno (si può fare, io non mi scandalizzo), oppure se intendi fare tre passaggi di fila occorre un vigile urbano che metta un minimo d’ordine.

Dubito che il “ghisa” possa essere il pur valido Soriano della Samp, ennesimo cavallone che ha bisogno di un fantino per essere lanciato, attualmente senz’altro superiore ai vari Guarin e Kondogbia, ma non dotato di quella visione di gioco che dalle nostre parti latita più del Chapo Guzman (ah no cazz.. quello l’han preso).

Staremo a vedere.

PAGELLA DEL PRIMO QUADRIMESTRE

Cercherò di non farmi prendere dallo sconforto delle ultime prestazioni dei nostri (leggasi: due sconfitte in casa e una vittoria risicata a Empoli, testa della classifica persa e secondo posto in coabitazione coi gobbi).

Siamo sostanzialmente in cima alla classifica, ad altezze che ci competono quanto a blasone ma che visti gli ultimi anni ci danno le vertigini. Il lavoro del Mancio e della Società è quindi più che positivo, il potenziale ancora inespresso farebbe sperare in ulteriori margini di miglioramento: Kondogbia non si è ancora visto, Jovetic deve ancora ingranare e l’intesa con Icardi di fatto ancora iniziare.

Abbiamo trovato una solidità difensiva sconosciuta dai tempi di Julio Cesar-Lucio-Samuel, abbiamo un bomber che sta confermando il suo talento (Icardi non sarà mai l’attaccante che ne scarta quattro e va in porta col pallone, ma segnerà sempre tanti gol), abbiamo un paio di sorprese positive (Ljajic ieri ha sbagliato un sacco, ma ha fatto vedere quanto possa creare da solo e dal nulla, Brozovic sta mantenendo le aspettative del suo primo semestre in nerazzurro) e molta zavorra da vendere al miglior offerente per fare un minimo di cassa (Ranocchia, almeno un paio di terzini, Guarin se qualcuno ci casca).

Riusciranno i nostri eroi ad andare avanti così? E’ questa la domanda delle cento pistole.

L’ottimismo non è il mio forte, e personalmente ritengo che quelli passati siano stati gli ultimi giorni da primi in classifica per quest’anno. Dubito che il Napoli abbia il nostro cuore d’oro e si faccia fregare nuovamente dal Sassuolo in casa, dopo averci già perso in trasferta all’esordio. Per di più i gobbi son tornati (davvero complimenti per la rimonta, anche se il difficile viene adesso). Sgombriamo il tavolo dagli equivoci: il nostro obiettivo non è vincere il Campionato.

Il problema è che, viste le due avversarie succitate, sarà difficile anche arrivare in Champions, stante la Fiorentina ancora incollata e una Roma che più in crisi non si può, ma che prima o poi risorgerà e si trova comunque a pochi punti dalla zona che conta…

Detto ciò, per i nostri arrivare nei primi tre (assai meglio nei primi due vista la roulette russa dei preliminari) è di vitale importanza, proprio per la sopravvivenza del Club a certi livelli e per il rispetto degli accordi presi con la UEFA in tema di FPF.

Testa bassa e pedalare.

LE ALTRE

Come detto il Napoli passeggia a Frosinone e chiude il girone di andata in testa. Contemporaneamente, la Juve vince la nona di fila a Genova con la Samp, soffrendo dopo aver sfiorato il 3-0 e beccato il 2-1 da Cassano.

Come detto, non ho problemi a rimarcare la notevole rimonta dei gobbi che in una decina di partite hanno recuperato altrettanti punti sulla testa della classifica. Faccio però notare -gufando anche un po’, lo riconosco- che molto spesso le rimonte hanno una sorta di post-orgasmic chill proprio una volta raggiunto l’aggancio. E’ quel che spero, anche se dalle parti di Torino non sembrano avere altro senso dell’umorismo, dopo quello dispensato nei primi mesi di Campionato.

La Viola inciampa sulla Lazio, come noi prima di Natale, perdendo 3-1 una partita che al 90′ li vedeva sotto per 1-0.  Incredibile l’abbondanza di facitori di giUoco nelle fila viola, se pensiamo che Mario Suarez, nostro obiettivo estivo, non ha mai giocato ed è in procinto di essere lasciato dalle parti di Watford come una cosa vecchia e dimenticata. Per il resto Borja Valero, Vecino e Badelj ci farebbero comodo anche azzoppati, visto il livello attuale…

Roma e Milan pareggiano una partita che, a quanto leggo, i cugini avrebbero addirittura meritato di vincere. La cosa, più che un complimento ai rossoneri (non sia mai…) suona come una pesante critica ai giallorossi, che sembrano voler porre fine all’agonia del Sergente Garcia.

E’ COMPLOTTO

Riprendo quanto accennato nel titolo e nelle prime righe di questo saggio-ignorante sui massimi sistemi a strisce neroblù. Il Vate(r) di Fusignano ha inviato l’ennesima fatwa nei confronti dell’Inter e di Mancini (“che però è in gamba“… ma ti levi di ‘ulo?), involontariamente sbugiardato dai nostri circa l’ottuso assioma si-vince-solo-se-si-giuoca-bene.

Ancor più sintomatici i complimenti riservati alla squadra nerazzurra dai vari Vialli e Marocchi, che ringraziano i nostri per averli fatti divertire con una partita godibilissima da guardare.

Rispondo citando il Trap in una delle poche occasioni in cui il suo eloquio era chiaro e non fraintendibile:

“Io voglio vincere, non voglio dare spettacolo: se voglio divertirmi vado al circo”.

Un plauso al Mancio che, elegantemente, ha evitato di rispondere all’ennesima sentenza sacchiana dicendo solo “a me vincere 1-0 piace tantissimo, così poi c’è tanta gente che parla“.

Da censurare, invece, il suo commento sull’arbitraggio di Doveri a San Siro. Vero che il soggetto ha contro di noi uno score pessimo.  Altrettanto vero che la sua designazione, dopo gli inopinati e sottolineatissimi favori di Empoli sa di chiara compensazione, come a dire “ok, break’s over, back to hell!“.

Detto ciò, non è il caso di recriminare sulla manata di Berardi a D’Ambrosio: non è volontaria, non lo vede arrivare, non è una gomitata. Non c’è niente. Lamentiamoci quando serve e quando c’è da farlo: tranquilli, le occasioni non mancano nè mancheranno. Ma non facciamolo “a gratis”, pena il passare per abbaialuna e intertristi: esattamente quel che vogliono farci credere.

Per dire: interrogazioni parlamentari e vertici internazionali per scuotere la coscienza civile dopo il rigore non fischiato all’Empoli pochi giorni fa.

Poi ieri succede questo ed è già tanto che qualcuno dia la notizia con un certo risalto.

Per la cronaca, ecco la prima pagina rosea post-Empoli:

Gazza prima pagina 7 gen 2016

“A Giampaolo manca un rigore”

Questa invece quella post-Samp:

gazza prima pagina 11 gen 2016

“Alla Samp non basta Cassano”

Sempre all’insegna del Same but Different, più che condivisibile la bonaria ironia fatta sul cazzutissimo battibecco finale tra Chiellini e Bonucci a favor di telecamere: è lo stesso livornese a scherzarci su intervistato da Caressa & co. ovviamente (e giustamente, ribadisco) pronti a sottolineare come certi atteggiamenti siano comprensibili e perfino auspicabili, segno di un gruppo che non vuol mollare niente, sempretéso alla vittoria.

Peccato che, quando le stesse cose accadono -per di più nel chiuso dello spogliatoio- ad altre latitudini, il risultato sia questo:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Taaac

WEST HAM

Vinciamo in casa col Wolverhampton e passiamo il turno di FA Cup.

int sas 2015 2016

La piccionanza di sòreta…

TIMES LIKE THESE

EMPOLI-INTER 0-1

Torniamo alla graditissima efficienza degna del miglior processo toyotista, capitalizzando la sola vera occasione da gol creata in 90′.

Icardi si scrolla di dosso gli ultimi rimasugli di “crisi” infilando il quinto sifulotto in altrettante partite. Ljajic e Perisic alternano ottimi spunti a pause che contribuiscono a mantenere vivo lo stereotipo dello slavo talentuoso ma scostante e indolente. In mezzo Medel fa il suo, così come Brozovic, mentre Kondogbia palesa quel che ad oggi continua ad essere il suo peggiore difetto: la mancanza di carattere. Il francese perde palle facili in costruzione, e pare nascondersi per troppi attmi del match invece che chiedere il pallone, anche a costo di fare pasticci stile Guarin.

Dopo più di qualche mese, il giudizio mi pare fondato e, ahimè, il difetto di quelli difficili da estirpare, chè di solito il carisma o ce l’hai o è difficile fartelo venire.

Chi vivrà vedrà. Per il momento, la testa della classifica mi pare una cadrega sufficientemente comoda per poterci riflettere.

Tornando alla partita, posso ammettere senza nessun tipo di problema che l’Empoli non meritava la sconfitta, e perfino che l’arbitro ci ha aiutato eccome in occasione del contatto Murillo-Pucciarelli. Non dimentico però che il succitato attaccante toscano, insieme al maledettissimo Maccarone e il nanerottolo Mario Rui, ha passato 90′ a fare la biscia impazzita collezionando punizioni e causando ammonizioni dei nostri in serie. Motivo per cui non tengo conto  della -pericolosissima- trattenuta di Miranda ai danni ancora di Pucciarelli, essendo questa avvenuta sugli sviluppi di una punizione furbescamente sgraffignata da Maccarone.

I nostri, come già accennato, si vedono per un quarto d’ora a cavallo dei due tempi. Il gol nel recupero del primo tempo è una manna per noi e una mazzata per loro e l’inizio della ripresa pare  confermare questo mood.

Il mood è però una illusion, visto che i nostri si spengono dopo una bellissima e velocissima azione putroppo non finalizzata a dovere da Perisic e -poco dopo- con un destro a giro di Brozovic nemmeno lontano parente dei due gol gemelli delle ultime settimane.

Da lì in poi l’Empoli galleggia nella nostra trequarti, senza nemmeno creare chissà cosa, con l’eccezione del già ricordato rigore reclamato dai toscani.

Gli ultimi minuti ci danno ulteriore e non richiesta conferma del fatto che è assai meglio avere in campo giocatori fuori forma o addirittura timorosi (vedi Kondogbia) quando chi li deve sostituire per tener botta e gestire il cronometro cerca la porta da 50 metri senza nemmeno essere Recoba (vero Guarin?). Stesso discorso per Juan Jesus, che entra negli ultimi minuti per rafforzare una retroguardia stranamente deficitaria in Murillo e che di contro dispensa  palle perse e minchiate in serie manco fosse un revival della scorsa stagione.

Morale: un altro -cazzo di- 1a0 che in tempi come questi (in times like these, omaggio del titolo agli amatissimi Foo Fighters) va benissimo.

In attesa di un centrocampo migliore, soprattutto a livello neuronale, e sperando che la buona stella di Icardi continui a brillare come nell’ultimo mese.

LE ALTRE

I nostri rivali attualmente più pericolosi vincono tutti: la Juve non ha problemi contro la peggior squadra del momento (non me ne vorrà il Verona di Clouseau Del Neri), mentre Viola e Napoli devono faticare un poco di più per regolare Palermo e Toro.

La Roma non riesce a battere il Chievo a Verona, continuando l’andamento lento già ballato più volte in questo girone d’andata, in una partita che ha l’immenso merito di farci capire quanto utile possa essere la tecnologia applicata al calcio. Nella fattispecie, la punizione di Pepe non sembrava gol nemmeno a lui, eppure, tempo 10 secondi, la cosa è chiara e pacifica per tutti, romanisti compresi. In culo alla favola dell’errore dell’arbitro che va accettato e alla fine fa parte dello spettacolo perchè sbaglia come sbagliano i giocatori.

Il Milan non gioca nemmeno peggio di altre volte, ma ha il torto irreparabile di non capitalizzare le tre-quattro palle gol che gli capitano.

Il Bologna del dignitosissimo e orgogliosissimo Donadoni non ha il senso dell’umorismo e a 10 minuti dalla fine piazza il colpaccio con Giaccherini.

Fin troppo prevedibile il flop casalingo della Lazio col Carpi, con gli aquilotti a tornare nella loro mediocrità dopo l’inevitabile colpo contro i nostri resuscita-morti.                                                           Spazio per parolaccia a piacere.

E’ COMPLOTTO

Facile ma inevitabile porre l’accento sull’acredine mostrata da tutti o quasi i commentatori all’Inter, che continua imperterrita a bivaccare (testuale) in testa alla classifica. Posto che sia legittimo preferire una delle altre tre pretendenti al titolo rispetto ai nostri, compito di un cronista o commentatore sportivo che parli senza preconcetti dovrebbe essere quello di sottolineare pregi e difetti di tutte le squadre coinvolte e non di identificare ogni avversaria dei nerazzurri quale squadra “con il gioco migliore del Campionato” (ultima in ordine di apparizione: l’Empoli, ma da domani sarà già il Sassuolo).

Come funziona invece ormai lo sappiamo: quando i nostri steccano parte il pandemonio, come visto nel dopo-Lazio. Quando invece si vince, è comunque un successo immeritato, con Icardi che segna 8 gol con soli 12 tiri in porta quasi roba di cui vergognarsi (l’avesse Dybala una statistica simile lo proporrebbero come prossimo Papa…).

Aggiungete a tutto ciò la simpatica coincidenza di voler inquadrare Jovetic imbacuccato in panchina subito dopo il gol di Maurito, tanto per far capire che la maretta in spogliatoio è tutt’altro che placata (menomale, iniziavo a preoccuparmi).

La pervicacia con cui i vari Caressa chiedono a tutti “quale sia la vera classifica“, dando per scontato che quella reale non vada bene, non fa che confermare quando vado dicendo.

I tweet di Varriale lasciano il tempo che trovano, ma confermano il vigliacco coraggio con cui ci si permette di esternare il proprio sdegno nei -rari- casi in cui gli errori sono a nostro vantaggio, derubricando il tutto a “cose che succedono” quando invece -e ben più spesso- le sviste avvantaggiano altri colori. La cosa vale ovviamente per la stampa, ma anche per gli addetti ai lavori, muti davanti a scempi simili e più che loquaci in altri casi.

Infine, piccolo inciso sul Milan e su quella trasmissionaccia che normalmente è QSVS su Telelombardia, sulla quale sono inciampato per caso (o sbaglio, fate voi…): ebbene, la trasmissione del “viaconlondamorettisiamosubitodavoiprontiainterrompereincasodigolgrazie” è stata l’unica tra quelle che ho seguito a intavolare un discorso serio e complessivo sul Milan e sulla pagliacciata che è (o che è sempre stata) la comunicazione dei Meravigliuosi, a furia di “siamo una rosa da almeno terzo posto“, “ho speso 150 milioni” “a giorni chiudiamo con Mr B per 500 milioni”.

L’inciso tra parentesi “(o che è sempre stata)” è per palati fini, o paranoici come il sottoscritto, ma la sostanza non cambia: il Milan ha costruito la sua storia sulla mistificazione e la creazioni di falsi miti (torno al discorso della one best way per giocare bene e vincere, il blocco di italiani, gli allenatori che devono per forza essere stati bandiere del club da calciatori, siamo tutti una grande famiglia…). La salutare differenza è che l’assenza di vittorie, e la fine della storia(ccia) politica del loro Presidente ha finalmente fatto crollare quella patina di subalternità dei media, che per decenni non si sono fatti problemi nel bersi favole della buonanotte, statistiche accomodate alla bisogna e tanti luoghi comuni maledetti manco fossero verità rivelate dall’oracolo in cravatta gialla.

Grave ma non seria la considerazione fatta dal succitato Club di latinisti presenti in trasmissione e cioè:  a Berlusconi tanti avrebbero detto

“occhio  a raccontar balle alla gente: finchè lo fai in politica, se ne dimenticano in cinque minuti, ma se lo fai col calcio se lo ricordano ad anni di distanza”.

Degno specchio di un Paese cerebralmente malato, e pure orgoglioso di esserlo…

WEST HAM

Tornano i nostri campioni, e tornano pure le vittorie; dopo il fortunoso 2-1 contro il Southampton, battiamo 2-0 il Liverpool ricevendo i complimenti del loro allenatore e superandoli in classifica.

Oh East London, is wonderful!

emp int 2015 2016

Manco si fossero messi in posa… in ordine di altezza e quello grosso di spalle a abbracciarli tutti.                                                                                                                                                         Che ci sia lo zampino del coreografo di X Factor?

E’ COMPLOTTO: TESI E DIMOSTRAZIONE

Dopo più di due anni di blog e dopo sei e passa di sbrodole informatiche, arrivo finalmente alla dimostrazione empirica ed incontestabile della tesi che rimugino da sempre.

Se volete leggere le stesse cose di cui ora parlerò, solo scritte meglio e da gente che fa questo di mestiere o quasi, potete abbeverare la vostra sete di conoscenza qui, qui e anche qui.

Io ci metto del mio, faccio un mischione e servo in tavola qualche polpetta sapientemente cucinata:

La mia querimoniosa litanìa dell’ è complotto, proprio perchè perdurante, ha potuto beneficiare dei vantaggi dalla pratica nel tempo. Ho così potuto constatare che la scarsa considerazione di cui la mia squadra gode presso i media non si estrinseca tanto – o solo – nella banale invenzione di notizie false, quanto invece – se non soprattutto – nell’oculata scelta del come e del quando dare certe notizie.

Nello specifico: ammesso che la sconfitta contro la Lazio abbia lasciato strascichi nello spogliatoio interista (e ci mancherebbe che non fosse così!), c’è modo e modo di riportare la notizia.

E’ per esempio molto strano il risalto dato alle inevitabili discussioni post-sconfitta, scazzi presenti in ogni gruppo di lavoro che non raggiunga l’obiettivo prefissato, figuriamoci in uno spogliatoio di calciatori, le cui capacità diplomatiche e di resilienza sono spesso inversamente proporzionali a tatuaggi e macchinoni da tabbozzo.

E del resto, tutti noi abbiamo mandato affanculo il nostro miglior amico per aver sbagliato un gol nel torneo scapoli e ammogliati, quindi figuriamoci… Qui nessuno nega l’evidenza.

Però:

i. Da questo dato di fatto si è passati in tempo zero a un tutti contro tutti, con brasiliani contro argentini (Melo-Icardi), con un inedito slavi contro sudamericani (stavolta tutti uniti in nome della caccia allo zingaro?) e con un allenatore nevrastenico pronto a saltare al collo dei suoi campioni come già più volte fatto in passato.

ii. In una situazione ben più grave, circa due mesi fa, il Capitano della Juve e della Nazionale ha sferzato i propri compagni non già nel chiuso dello spogliatoio ma davanti alle telecamere, usando espressioni quali indegno“, “far figure da pellegrinii giovani devono imparare da noi“.  Senza entrare nel merito delle -più che legittime- motivazioni del cazziatone mediatico, tutti pronti ad applaudire Buffon che in sostanza sputtana i suoi compagni di squadra davanti ai media, venendo meno all’apparentemente inviolabile comandamento dei panni sporchi da lavarsi in casa.

iii. Quando ciò invece viene fatto –chè davanti a telecamere e taccuini il Mancio ha messo su la faccia da allenatore dispiaciuto più che arrabbiato- ecco che la stampa comunque viene a sapere quel che accade nell’inaccessibile tempio pagano degli eroi in braghette e spara ad alzo zero:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Emphasis added by BausciaCafè

Il tutto nello stesso giorno in cui i vertici UEFA e FIFA vengono decapitati e, ironia della sorte, appena prima che la redazione entri in sciopero, lasciando quindi la homepage immutata per 24 ore.

iv. Eccoci dunque al come e al quando dare una notizia: Buffon sacramenta in diretta TV? E’ il grande capitano che grida e non ha paura ad usare le maniere forti per il bene della squadra. L’Inter giustamente è arrabbiata per una partita persa giocando male? Lo spogliatoio è spaccato, Mancini uno psicolabile, i giocatori degli eterni viziati divisi in clan.

Same but Different, lo chiamo: la cosa è bella o brutta non in sè, ma in funzione di chi la fa.

v. Michel Platini, incensato da tutti come il grande rottamatore del calcio dei buocrati, finalmente arrivato a riconsegnare al popolo il gioco più bello del mondo, viene condannato per aver intascato 2 milioni -come se il ragazzo avesse bisogno di soli….Fa niente, giusto poche righe per dare la notizia e poi sotto coi nerazzurri, chè la Pazza Inter è un grande classico e fa vendere un sacco di copie.

E’ questo che intendo quando parlo di Luoghi Comuni Maledetti: la Juve ha stile, il Milan è una grande famiglia, l’Inter una gabbia di matti.

Con questi tre canovacci ci scrivi l’80% dei pezzi. Minime variazioni sullo spartito.

vi. Nessuno mi toglie dalla testa che, in uno spogliatoio a strisce diverse, questa cosa non sarebbe uscita. Non certo perché in altri spogliatoi non volino cristi e madonne dopo le sconfitte, anzi, ma semplicemente perchè (perlomeno fino ad oggi) si sapeva di non rischiare nulla nel rivelare le spifferate della talpa di turno. Mi direte “bravi pirla quelli dell’Inter che vanno a far la spia coi giornalisti” e sono anche d’accordo. Posto però che l’andazzo è lo stesso da decenni, è singolare che i nerazzurri siano abbonati a comprare giocatori dalla lingua lunga, con tutte le altre grandi ad avere di contro in rosa emuli delle tre scimmiette nonvedo-nonsento-nonparlo.

E’ la sindrome da Squadra Simpatttica, trattata a seconda della convenienza mediatica da grande club o da ingenua accozzaglia di parvenu(s… ci andrà la S sul plurale?).

Siamo il classico gigante dai piedi di argilla con cui si può giocare a fare i duri senza paura di conseguenze per la propria carriera.

vii. La beffa ulteriore sta nei commenti saccenti e financo bonari del giorno dopo: dopo aver creato il caso sbattendo il mostriciattolino in prima pagina, dopo aver fatto gonfiare il bubbone fino a farlo deflagrare, dopo aver preso atto delle smentite ufficiali di tecnico e società (cosa che con la precedente presidenza non sarebbe mai successa), ecco che sono gli stessi incendiari a minimizzare il tutto atteggiandosi a pompieri.

A missione compiuta, per dirla in inglese once the shit has hit the fan, eccoli fingersi le verginelle che non sono e chiedersi retoricamente “han solo perso una partita, perché fan tutto ‘sto casino?”.

Il che, se ci pensate, ci fa tornare a pie’ pari al cliché della squadra pazzerella, tanto simpatica a cui non si può non voler bene.

C.V.D.

I JUST CAN’T GET ENOUGH


UDINESE-INTER 0-4

Per quanto ci hanno fatto penare negli ultimi vent’anni, i quattro gol rifilati ai bianconeri friulani sono pure pochi per placare il mio spirito vendicativo.

Fosse stato per me potevano fargliene altrettanti e ancora non mi sarebbe bastato (da cui il titolo… Che poi a me i Depeche manco mi piacciono…)

Non dimentico la tragicomica domenica di inizio Maggio 2002 a Udine, con i gobbi a trovarsi sopra di due gol dopo 10 minuti scarsi senza nemmeno dover chiedere permesso.

Se anche i tre gentili omaggi, offerti ieri sera in occasione dei nostri primi tre fischioni, sono stati un tardivo pentimento con conseguente ravvedimento operoso, posso dire ai bianconeri di star tranquilli, chè la bilancia continua a pendere dalla nostra parte…

Esaurita la parentesi paranoica e vendicativa, mi accingo a raccontare di una partita piacevolmente strana, costellata come detto da errori avversari troppo evidenti per poter essere perdonati, ma anche da una piacevole continuità nella gestione della partita, oltre che dal ritorno al gol della coppia-che-non-segna-e-che-non-può-giocare-insieme. La perla finale di Brozovic chiude il sipario.

Come già fatto altre volte, Mancini ci stupisce scongelando Montoya dalla ghiacciaia grossa, quella che di solito sta in cantina. Lo spagnolo fa una partita più che dignitosa, rischiando addirittura un assist nel primo tempo e -soprattutto- rimanendo immune dal virus della rimessa-laterale-tirata-a-cazzo, vera e propria specialità della casa da lustri e lustri.

Per il resto, la mediana conta i soli Melo e Guarin, che fanno a gara a perdere palloni a centrocampo, garantendo poco filtro rispetto al reparto dotato dell’optional Medel troppo spesso dato per scontato.

Davanti abbiamo l’intera banda degli zingari a supportare il Capitano di serata: se l’abbondanza di talento era da mettere in preventivo, non altrettanto poteva dirsi dello spirito di sacrificio mostrato soprattutto da Perisic d Ljajic, bravi e generosi nello scendere fin nella nostra metacampo per supportare i compagni in fase di ripiegamento.

Sui gol poco da dire, mentre spendo due parole per descrivere la bella azione che in apertura porta Jovetic a centrare i piedi del portiere avversario calciando una sorta di rigore in movimento dopo bella combinazione sulla fascia sinistra. Ricordo l’episodio visto che non l’ha fatto nessuno, probabilmente perché farlo avrebbe reso meno ovvia e prevedibile la vulgata degli assist al contrario subito fatta risaltare dalla rosea nazionale.

Va bene così, ci mancherebbe. Anzi, pare proprio iniziare serpeggiare un pensieruccio che nella ariosa mente di chi scrive spazia già da un po’ di tempo. Riguarda l’allenatore.

Di norma non ripongo molta importanza nella scelta del Mister, o meglio: mi interessano le sue doti di gestore di uomini e di situazioni, le sue capacità di leadership e di motivazione dei propri giocatori. Che poi giochi a tre o quattro chissefrega. 

E nella scelta del Mancio, pur da me non salutata con entusiasmo un anno fa, adesso comincio invece a vederci proprio questo: la capacità di far capire ai giocatori che si può fare, che crederci è lecito (cit.), che anche se forse non ne sono convinti nemmeno loro, in realtà sono fortissimi e non devono avere paura di nessuno.

E’ ovvio che anche il peggior Gasperini dirà al proprio terzino “sei meglio di Maldini” ma, come dire, la frase è un pocolino più efficace se chi te la dice ha una certa credibilità.

Domenica sera arriva la Lazio, e comunque vada chiuderemo l’anno in testa da soli, che male non fa… Il resto chissà.

LE ALTRE

Liquidata la nostra pratica, abbiamo assistito divertiti all’immondo pareggio rossonero contro il Verona a San Siro, alla mancata gragnuola di gol nel Derby del Sud terminato con risultato a occhiali e infine alla seria -se non grave- vittoria della Juve sulla Fiorentina.

I gobbi stan tornando e non è una buona notizia: le squadre monocolore hanno un gioco più appariscente ma al tempo stesso volubile. Noi strisciati siamo di contro più solidi. Ripeto: non è una bella notizia per noi, visto che la Juve “sa come si fa” ed è ormai ad un passo dal secondo-terzo posto…

È COMPLOTTO

Dunque…vivo un certo dramma interno e non so come esprimerlo…

Partiamo dalla coerenza nelle proprie idee. Ho sempre blaterato ai quattro venti di accanimento mediatico nei nostri confronti tutte le volte in cui le nostre pur modeste prestazioni venivano ulteriormente peggiorate da decisioni arbitrali errate. Vale il vecchio adagio per cui, se è rigore, me lo devi fischiare anche se sto giocando demmmerda.

Tutto ciò per dire, a bassa voce mi raccomando, che sono d’accordo con Mihajlovic quando sacramenta per gli errori di Valeri nella partita di San Siro col Verona.

L’Inter di quest’anno è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: gli episodi sono fondamentali, e vincere quando non giochi bene ti dà benzina e convinzione per andare avanti.

L’ultima cosa che voglio fare è paragonare i miei eroi a quell’accozzaglia di brocchi che galleggiano dall’altra parte del Naviglio, ma senz’altro dover constatare altre colpe oltre alle proprie non fa bene all’ambiente.

In poche parole, mi pare una cagata dire per partito preso “io non parlo degli arbitri”. Lo puoi fare se -ragionando per assurdo, s’intende- non hai mai dovuto preoccuparti di chi veniva ad arbitrarti la domenica, chè tanto quando non erano amici erano amici degli amici, e forse è proprio questa abitudine a mostrare un godibilissimo scollamento tra allenatore e società (rigorosamente minuscola) che già negli anni scorsi ci aveva deliziato alle stesse latitudini (vedasi alla voce “tre allenatori a libro paga”).

Poco altro da aggiungere, se non che ci ho messo solo poche ore a tornare al mio ontologico disprezzo per quei colori: hanno perso anche il Derby di Primavera, e quel mezzo uomo di Brocchi, allenatore dei baby rossoneri, ha pensato bene di tornare a pigiare gli amati tasti del “noi proponiamo gioco, quelli lì son cattivi, buttano la palla avanti e segnano“.

Disgusto e raccapriccio.

WEST HAM

Scialbo pareggio casalingo con lo Stoke degli ex nerazzurri Shaqiri e Arnautovic. Galleggiamo in zona Europa League senza sussulti, in attesa dei rientri dei due forti che abbiamo (Payet e Lanzini).

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta. #epicbrozo

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta.
#epicbrozo

VEDIAMO LA PROSSIMA

INTER-FROSINONE 4-0

Per una squadra nata per dover sempre dimostrare qualcosa, e ontologicamente impossibilitata a godere del presente, il poker di gol rifilato ai ciociari -gentaglia che non era stata capace di andare oltre ad un pareggio con la Juve- ha un sapore che dura quanto la più scrausa delle cicche americane di quando eravamo piccoli: pochi secondi e “mamma… non ha più sapore…”.

Ecco quindi che poco, anzi pochissimo, contano i goals segnati (e il plurale all’inglese è quantomai opportuno) e i marcatori di serata. Poco conta la porta ancora una volta inviolata. Poco contano i risultati concomitanti delle dirette concorrenti, impegnate in scontri all’apparenza altrettanto morbidi eppure rivelatisi di difficile digestione.

Anzi, di più: tutto pare apparecchiato apposta per far dire: “Ok, ma settimana prossima c’è il Napoli. Lì sì che vedremo quanto valete“.

Il che, diciamolo sottovoce, è pure vero. Higuain e compagni paiono davvero la squadra migliore in giro per l’Italia; senz’altro sono l’attacco più velenoso del campionato, visto che accanto al Pipita galleggiano un paio a scelta tra Insigne, Mertens, Callejon e Gabbiadini.

Avremo tempo per psicanalizzare freudianamente gli incubi a forma di maglie azzurre che popoleranno le nostre prossime notti.

Per ora limitiamoci a rimarcare quanto visto poche ore fa.

Il Mancio insiste nel turbiglione di uomini e moduli, cosa che mi fa ridere e preoccupare in egual misura.

Ridere, perchè in ciò trovo conferma di uno dei miei personalissimi assiomi legati al calcio: il giocatore è più importante dello schema, ergo tendenzialmente adatti il secondo al primo, e non viceversa.

Preoccupare, con una coerenza degna di un bipolare in astinenza di cure al litio, perchè l’assenza di punti di riferimento in campo di solito si tramuta in una squadra balbettante ed incerta.

Qui però torniamo a ridere, perchè 13 formazioni diverse in altrettante partite hanno portato 30 punti in classifica, a ennesima dimostrazione del fatto che ci sono tante strade per arrivare in cima, non tutte necessariamente intuitive.

Nello specifico, Mancio rimette Telles a sinistra -bravo soprattutto in copertura il brasiliano, e la cosa non può che far piacere- confermando Nagatiello a destra.

Il nippico fa bene, e soprattutto crea un binario da mille all’ora con il compagno di corsia, principale beneficiario del “senso dello spettacolo” del Mancio.

Jonathan Ludovic Biabiany come sappiamo nei mesi scorsi ha rischiato di smettere di giocare a calcio, causa un cuore ballerino. Inoltre, cosa ignorata da tutti, è nato a Parigi, e nulla mi toglie dalla testa che il Mister a questo abbia pensato nel disegnare la formazione: “il ragazzo è veloce, è bravo, il momento è quel che è, Marsigliese e bandiera francese prima del fischio d’inizio… vuoi vedere che la mette?“.

‘Nfatti…

A centrocampo, Melo beneficia delle massicce dosi di bromuro evidentemente somministategli nel pre-gara, riuscendo da diffidato a non farsi ammonire e gestendo il centrocampo con i noti limiti, ma comunque meglio di Kondogbia, ancora troppo impreciso in più di un’occasione e troppo intermittente nel far valere il fisicaccio che si ritrova.

Davanti, oltre al già citato Man of the Match, Jovetic e Ljaijc giostrano dietro a Icardi. Dei tre, mi duole dirlo, il migliore nei 90′ è il poco amato serbo, che confeziona l’azione migliore della serata in occasione del 2-0 di Icardi (doppio scambio tra i due in area) e regala un altro paio di assist a Jojo, di contro piuttosto in ombra, pur essendo per me, detta male, il più bravo a giocare a calcio.

Icardi pare ancora in fase di rodaggio, quanto ad affiatamento con i compagni. Però la mette, e il gol come sappiamo è meglio di un Buscopan.

C’è poco da fare se non insistere, a mio parere: l’intesa può e deve crescere, ma Maurito è il nostro uomo di punta e non può non essere valorizzato a dovere. Se anche non dovesse fare i 20 gol dell’anno scorso, deve comunque adattarsi ai compagni di reparto tanto quanto loro devono assecondarne qualità e movimenti.

Detta male, se lo fai marcire in panchina poi lo vendi per due soldi…

Tornando alla partita, dopo il raddoppio i nostri avversari si sfaldano e danno la possibilità agli amati eroi a strisce neroblù di spadroneggiare, mandando in gol prima Murillo (!), spostato nel ruolo di Nagatiello dopo l’ingresso di Ranocchia, e poi Ajeje Brozovic, sempre più in versione #epicbrozo (vedi foto in calce).

Primi, da soli, per una settimana. Poi si vedrà, ma intanto…

LE ALTRE

A proposito di giUoco brutto, speculativo, indegno di questo mondo e quell’altro, offesa alla miseria per i tanti soldi investiti e blablabla, lo Juventus Stadium ci offre il peggio del calcio italiano in termini di spettacolo, con la squadra ospite capace di tirare nello specchio della porta per la prima volta al 93′ e quella di casa a fare il minimo indispensabile per assicurarsi la vittoria col minimo scarto.

Devo essermi perso i “processi, controprocessi, appelli, contrappelli, cappellate” (cit. Pasquale ‘O Animale) contro la Vecchia Signora, ma probabilmente non sono stato attento…

Di contro, Fiorentina e Roma che -loro sì- giUocano bene e l’Inter-dovrebbe-imparare-da-loro pareggiano due partite che rischiano addirittura di perdere, perdendo due punti nell’avvincente testa a testa in cima alla classifica.

Detto del Napoli, che ribadisco essere la mia personale favorita per la vittoria finale, registro l’ennesima vittoria allo scadere del Genoa, che riesce a farsi riprendere al 93′ dal Sassuolo e segnare nuovamente al 95′.

#squinzipuppa mi vien dal cuore.

E’ COMPLOTTO

Prima di addentrarci nella fredda cronaca, faccio un passo indietro.

Mi tocca fare un plauso convinto a Sconcerti (che mi tocca scrivere…) per quanto scritto la settimana passata in risposta ad Arrigo Sacchi.

La frase in cui dice che Sacchi rimprovera Mancini perchè adatta il proprio gioco agli avversari, lamentando in ciò una mancanza di strategia, si conclude con poche ma per me risolutive parole:

Credo sia vero, ma questa non è tattica, è proprio strategia, quella che cerca Sacchi, solo che non è la sua.

Non è affatto il caso di tornare sulla ripetitività dei concetti espressi da Sacchi, che da vent’anni scrive lo stesso pezzo ogni settimana.

Mi piace invece sottolineare una delle pochissime voci che osano confutare il Vangelo dell’Umilté.

Qui si va oltre il “chi è più bravo” o il “qual è il modo migliore di giocare per vincere“. Qui siamo alla negazione di una qualsiasi alternativa alla strada segnata.

E poi parliamo di integralismo religioso…

Ma torniamo a questioni di poche ore fa.

Caro Maurizio Compagnoni, io capisco che tifi Roma e Milan a settimane alterne e ne avresti anche tutto il diritto. Etica professionale e senso dell’opportunità dovrebbero però consigliarti di limitare la tua acredine verso l’Inter, chè oltretutto ti porta pure sfiga.

Al 27′ il nostro inizia le gufate vaticinando “l’Inter ha meno di tre minuti per sfatare un tabù: in tutto il Campionato non ha mai segnato nella prima mezz’ora di gioco“.

Detto fatto, 30 secondi dopo Biabiany timbra l’1-0.

A inizio ripresa ci ricorda come Icardi l’anno scorso segnasse ogni 42 palloni toccati “quest’anno siamo a più di 70…“.

Pochi minuti e l’argentino timbra il raddoppio.

Furia placata? Macchè: “L’Inter per la prima volta in campionato è in vantaggio con più di un gol di vantaggio“.

Inutile dire che nel giro di pochi minuti arrivano il terzo e il quarto gol, ma ovviamente perchè “il Frosinone si è sostanzialmente arreso e ha smesso di giocare“.

Infine, pervicace al limite dell’insolente il continuo riferimento all’Inter che “in questo momento sarebbe in testa alla classifica“, come se la cosa costituisse una assoluta novità di stagione.

Cari pennivendoli, l’ho già detto, state tranquilli: non durerà, come sagacemente fatto notare dal Mancio ieri sera.

Intanto però lì in cima già ci stiamo, da diverse settimane, che piaccia o no.

E adesso ci stiamo da soli -è questa la notizia, caro Compagnoni, se ti devo anche insegnare il mestiere…-.

La cosa che più mi piace di questa Inter è che piace alla gente che non piace (cioè agli interisti). Gli altri continuino pure a guardarci con sospetto, quando non con ribrezzo. Lo prendiamo come un complimento.

WEST HAM

Quattro pappine prese a White Hart Lane con gli “amatissimi” rivali del Tottenham.

Lentamente rientriamo nei ranghi…

int fro 2015 2016

Deki, Miranda, Samir e un altro paio non stanno al gioco. Il solito spogliatoio spaccato…