BRAVI RAGAZZI

INTER-CAGLIARI 2-0

Bene, senza molto altro da aggiungere. Bene.

Bisognava vincere, non soffrire, possibilmente non subire gol e preservare un po’ di minutaggio in vista del mercoledì di Champions.

La to-do-list è completata al 100%. I ragazzi, per una volta, han fatto i bravi.

La furmazia iniziale in verità mi provoca qualche brivido alla schiena: il Cagliari non è ‘sta gran squadra, ma partire con Dalbert, Borja, Gaglia e senza Brozo, Beavis e Icardi mi lascia un po’ sulla spine.

Sono invece curioso di vedere finalmente il Toro Martinez dopo l’infortunio che, di fatto, l’ha tenuto ancora nascosto in campionato.

Ed è proprio il succitato argentino a incornare alla perfezione un buon cross di Dalbert: palla in buca dopo nemmeno un quarto d’ora di partita.

Sit back and relax dicono sugli aerei, ed è quel che cerco di fare. In cielo mi viene benissimo. Sulla poltrona di casa davanti all’Inter un po’ meno…

Ruminiamo calcio di discreta fattura, mancando il gol del raddoppio in un paio di casi. Bellissima l’azione che porta Candreva a ciccare il pallone a centro area: per chi non l’avesse vista, basta immaginare il primo gol di Icardi nel Derby dell’anno scorso concluso con la sua tripletta. La sola differenza è che là Candreva aveva messo il cross -perfetto-, qui invece si trova al posto giusto ma manca il pallone.

Dietro soffriamo il giusto, per non dire nulla. Le mie sole perplessità derivano ancora una volta da Gagliardini, che pure in una serata tranquilla mostra le proprie lacune di tecnica individuale e tempismo negli interventi.

La ripresa procede sulla falsariga del primo tempo: il Cagliari non rinuncia a giocare, ed il possesso palla è di tutto rispetto. Tuttavia i pericoli per i nostri iniziano solo con l’ingresso di Joao Pedro a metà ripresa.

Lo stringiculo vero capita verso la mezz’ora, allorquando un corner degli ospiti viene scaraventato in porta da Dessena. Handanovic si era guardato bene dall’uscire e il capitano dei sardi dall’area piccola aveva colpito a botta sicura, col nostro portiere a respingere il pallone già ben oltre alla linea.

Il VAR per fortuna metteva le cose a posto, visto che il braccio di Dessena andava proprio a colpire la palla, terminata in porta unicamente per quella manata malandrina.

Il genio, ricevuta l’inevitabile giallo per fallo di mano, faceva addirittura il fenomeno protestando la sua innocenza (???) e andando a tanto così dall’essere cacciato dal campo.

La strizza presa forse desta i nostri. Splendida la combinazione che porta Dalbert a recuperare palla e servire Politano sulla fascia. Da lì sapiente tocco in orizzontale per il Ninja che con l’esterno fa scorrere ancora meglio liberando Candreva solo davanti al portiere: il nostro però prende la mira e gli spara contro, condannandosi alle Madonne del primo anello arancio e all’inevitabile sostituzione che arriva poco dopo.

Complici anche i cambi (dentro i due croati per Candreva e Gagliardini), i nostri continuano col ritmo barzotto e la pericolosità delle giocate.

Il raddoppio arriva sugli sviluppi di un corner battuto da Borja: Politano sbaglia il primo stop, ma la palla gli rimane lì e non ci pensa due volte a caricare il sinistro e tirare.

Pochi l’hanno visto, ma la conclusione subisce una leggera deviazione di un difensore che rende la traiettoria ancora più velenosa per Cragno: la palla bacia il palo lontano ed entra in rete.

Partita finita e tutti contenti. Mercoledì c’è il PSV in Olanda e domenica la SPAL a Ferrara. Due gare da non fallire per poi lavorare al meglio durante la sosta e preparare il trittico Derby-Barça-Lazio come si deve.

 

LE ALTRE

Vincono Juve e Roma, il che vuol dire tre punti recuperati su Lazio e Napoli. Vincono però anche Milan e Fiorentina, il che vuol dire terzo posto appaiati ai Viola e al Sassuolo, “stranamente” inesistente contro i rossoneri (vero Squinzi?).

Onestamente imbarazzante la superiorità dei gobbi contro quella che si pensava essere la squadra che più di tutte avrebbe potuto metterla in difficoltà. E invece… Mezz’ora scarsa di sofferenza, gol di Mertens subìto, e poi via in scioltezza o quasi.

Chiaro che non potranno vincerle tutte, ma la sensazione che si giocherà per il secondo posto si fa più concreta di settimana in settimana .

 

E’ COMPLOTTO

Qui vi devo chiedere un atto di fede o, se preferite, la condivisione di parte della mia sindrome di accerchiamento.

Parlo di Sassuolo-Milan, partita agilmente vinta dai cugini che rifilano quattro pere alla stessa squadra in grado, coltello tra i denti, di batterci all’esordio di Campionato, epperò in questa sede banda di bravi ragazzi pronti a fare gli onori di casa.

Ora, lasciando perdere la nostra insipienza e la -prima ma non ultima- giornataccia arbitrale di quel dì, fa specie vedere come, ancora una volta, la banda-Squinzi si riduca a tappetino casa allorquando arrivano gli ospiti importanti.

Non trovo la foto in rete, ma vi giuro che su Sky l’ho visto: il Presidente del Sassuolo inquadrato nel suo box presidenziale, con tanto di pargoletto al fianco agghindato con agghiacciante maglietta rossonera. Nemmeno la decenza di far finta, aldilà delle dichiarazioni di facciata

Poi guardi i primi due gol del Milan: un coast to coast di Kessie manco fosse George Weah, che si fa 80 metri di campo senza che a un avversario venga nemmeno il dubbio di andare a contrastarlo.

Suso a inizio ripresa fa un bel tiro di sinistro: forte ma non fortissimo, e che soprattutto centralissimo, altro che “amazing goal“…

2-0 e tutti comodi, riesce perfino a segnare Castillejo, ovviamente già diventato “Samu” per tutti (è pur sempre compagno di squadra di “Jack” e “Gigio”), e poi ancora Suso con botta di culo sotto forma di deviazione.

Morale: la litanìa del #connoituttifenomeni, se necessario, ha avuto nuova conferma della propria validità.

 

WEST HAM

Alla grande, battiamo 3-1 il Man Utd mettendo -purtroppo- in grossa crisi Mourinho. Tutti contenti: noi per essere tornati a battere una grande di Premier, gli altri per poter insultare José senza tema di smentita (quantomeno immediata) e pronti a schierarsi dalla parte di Pogba nella diatriba mancuriana di stretta attualità.

int cag 2018 2019

 

 

 

WE ARE BACK

INTER-TOTTENHAM 2-1

In un pezzo che avrà molto di apocalittico e celebrativo, iniziamo col riconoscere i giusti meriti a chi di calcio ne sa…

Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

Ringraziatemi pure per la profezia, non c’è di che.

Dopodichè torniamo seri (lucidi non è -ancora- possibile) e tentiamo un’analisi del match (in gergo tènnico: il mècc).

La difesa è effettivamente a 4, con Skriniar largo a destra stanti le assenze di Vrsaljko e D’Ambrosio. Se non altro a sinistra Asamoah deambula e presidia la corsia.

Per il resto Politano e non Candreva alto a destra, gli altri ai loro posti come previsto.

Il primo tempo scorre teso e intenso ma con pochi brividi: vedo i sorci verdi sul controllo di Kane che scarta prima Handanovic in uscita e poi se stesso con un tocco di troppo, e indirizzo qualche sacramento a Brozovic quando tira subito anzichè avanzare ancora. Si va al riposo 0-0, ma se non altro vedo l’asse Brozo-Ninja parecchio barzotto e capace di recuperare diversi palloni di pura grinta.

Skriniar si difende come può su Son, subendo un’ingiusta ammonizione prima di metà tempo che lo condizionerà per il resto della partita: ciononostante fa la sua porca figura, essenzialmente dovuta al fatto che è un grandissimo difensore.

Ha ragione Cambiasso (…e sai che novità) a paragonarlo a Samuel, non tanto per il modo di giocare, quanto per la serietà e la applicazione.

Aldilà di qualche ubriaco che parla di schiacciante possesso palla inglese (58% – 42%), la prima frazione fotografa bene l’equilibrio visto in campo.

In questa Champions l’Inter dimostra di poterci stare: sul “per quanto tempo”, vediamo…

La ripresa ci regala il colpo sbilenco che la Dea Eupalla ama riservarci di tanto in tanto. La percussione di Eriksen è tanto volitiva quanto fortuita, e il secondo (tentativo di) tiro sbatte su un’appendice corporea a caso di Miranda, mettendo fuori causa un incolpevole Handanovic.

1-0 per loro e la chiara, netta sensazione che tutto sia finito.

Vero, i nostri non sbracano totalmente, nè avrebbe senso buttarsi a corpo morto nella metacampo avversaria lasciando campo aperto ai vari Lamela, Son, Kane e Lucas Moura. Però perdiamo ritmo, compattezza e fiducia. Il Tottenham va più volte vicino al 2-0 (Handanovic sbroglia due troiai mica da ridere…), assai più di quanto noi si provi a pareggiare: a memoria ricordo solo un colpo di testa di Perisic finire loffio tra le braccia di Vorm, dopo bel cross di Politano.

Poco dopo è proprio Beavis a lasciare il campo per Candreva: male il 44 ieri sera, giusta per me la sostituzione. Cervellotico invece avere i due esterni con piede “invertito” dovendo recuperare un gol e sapendo che la loro difesa soffre i cross.

Oltretutto, Candreva e Politano tentano anche di mettere i traversoni in area, ma il primo si scarta letteralmente da solo, e il secondo aspetta sempre un dribbling di troppo.

Chi scrive urla al Mister di cambiarli di fascia ben prima che lo chieda Adani in telecronaca, finchè Politano lascia spazio a Keita.

I minuti scorrono e i nostri -forse per istinto, forse per disperazione- li chiudono sempre più nella loro metà campo. Si rischia, vero, ma ormai manca poco.

Asamoah riceve da Vecino un pallone che mi fa mugugnare una prima volta “mettiglielabeeene! non così larga!!“, poi fa partire un cross fuori dall’area “machecazzofa….” dove staziona Icardi: spalla abbassata, esterno destro, ed è “goooollll!!!“.

Ottimo Maurito, che fino a lì ha fatto una fatica del Dio a toccare quattro palloni in croce e che -rassegniamoci- non sarà mai il centravanti totale che cuce gioco e viene a prendersi palla a metacampo con continuità.

Però “uno-tiro-uno-gol”. Scusate se è poco.

L’abbiamo riacchiappata, e la constatazione del nostro niente (Perozzi docet) mi fa sperare che i nostri si appendano compatti alle traverse per i 5 minuti rimasti.

Più che altro temo le conseguenze di una scelta non precisa. In casi simili la squadra -tutta!- deve decidere se continuare con l’intensità ignorante degli ultimi minuti, fidando anche in un crollo psicologico dell’avversario, o accontentarsi di quanto raccolto e conservarlo al meglio.

E’ uno dei pochi casi in cui tertium non datur.

E, mirabile visu, i nostri gonfiano il petto di ambrosiano orgoglio e continuano ad attaccare. Le mie coronarie si difendono meglio di quanto faccia la difesa inglese, con i nostri a stazionare nella loro area di rigore per interminabili secondi.

Dopo un batti e ribatti da premio Nobel della sfiga, guadagniamo un paio di corner e, sul secondo, l’epilogo è già noto: #laprendeVecino e salta il tappo della bottiglia.

LE ALTRE

Per una volta guardo non alle rivali italiane, ma all’altra partita del nostro girone: Il Barça ne fa 4 al PSV e mette in chiaro che Messi sarà forse meno forte di un tempo, ma è ancora un fuoriclasse assoluto. Intorno non avrà più Iniesta e Xavi, ma Suarez e Dembélé non sono prorpio scarsi.

Morale, credo che si giocherà per il secondo posto, motivo per cui la vittoria di ieri ha un’importanza capitale, che dovrà essere preservata e corroborata da una vittoria in quel di Eindhoven al prossimo turno.

Ci sarà tempo, ma l’istinto fa compitare tabelle e scalette come il più invasato dei controller in chiusura di Quarter aziendale.

Deformazione professionale…

CULO O SFIGA? NEL DUBBIO: E’ COMPLOTTO

Come la si può giudicare la partita? E’ innegabile la buona sorte avuta nei due gol, direi soprattutto nel primo: non tanto per la conclusione in sè -Icardi ha sempre segnato poco da lontano, ma è capace di gesti tecnici simili- quanto per il fatto che il nostro centravanti nella circostanza è fermo al limite dell’area per i postumi di un contrasto avvenuto poco prima, che sostanzialmente gli fa perdere il tempo dell’inserimento. A quel punto meglio mettersi sui 18 metri e attendere fiducioso.

Asamoah la vuole dare a lui? Secondo me anche il solo porre la domanda è tendenzioso e da stronzi (e non a caso lo chiede Capello…): l’avesse messa il buon Ramiro Cordoba avrei detto che il cross è uscito a caso, ma Asamoah il mancino ce l’ha eccome, e la palla casca proprio dove Icardi la attende. Fino a 3 mesi fa (leggasi: ancora in maglia Juve) nessuno si sarebbe posto la domanda, e invece, caro Asa, dovrai fartene una ragione…

Sul gol di Vecino al 92′, come su tutti quelli segnati in extremis, è ovvio il concorso della buona sorte. Sintomatico il fatto che questo come altri -rari- nostri gol sulla sirena siano al più indice di “cuore”, quando non proprio di “culo”, in ogni caso mai di “premio allo sforzo collettivo della squadra”, complimento riservato invece a strisce di altro colore.

Ma lo sappiamo, l’Inter sfrutta i colpi dei singoli per ovviare alle carenze di giUoco.

Fa niente poi se i corner del recupero arrivano dopo un’accozzaglia di tiri da non più di 10 metri dalla porta avversaria, che nessuno ancora ha capito come non abbiano portato al gol.

Fa niente se il gol di Eriksen vince di gran lunga il Gran Premio Culo (o Sfiga, a seconda dei punti di vista) per la serie di carambole che lo genera.

La  verità, la mia verità, e quindi la verità-vera, è che la vittoria è meritata nella misura in cui lo sono tutte le vittorie di rimonta nel finale. Tanto o poco decidetelo voi, ma non è nulla di diverso.

Al tempo stesso, il Tottenham ha tutt’altro che dominato. Ha giocato al nostro livello fino al gol, dopo di chè ci è stato superiore, ma in maniera conseguente all’inerzia del mècc. Ha però mancato il colpo del KO -se permettete grazie ai meriti della difesa dell’Inter, portiere compreso- e ha commesso l’errore di non proteggere a sufficienza l’unico gol di vantaggio. A quel punto, brava l’Inter a crederci ogni minuto un po’ di più, fino a ribaltare l’inerzia psicologica del momento, suggellata dal cambio Kane-Rose che, l’avesse fatto il vecchio Trap, l’avrebbero crocifisso in sala mensa.

È perfino superfluo dire che sia sempre questione di centimetri e secondi: il destro di Icardi poteva andare sul palo, il cabezazo di Vecino essere vanificato da un recupero più breve.

Tutto quel che volete, ma questa NON è una vittoria di culo.

Chiudo con il massimo della comicità involontaria: la ggente (le due gg non sono un refuso) che si lamenta della telecronaca di Trevisani-Adani.

Cioè, siamo a Sky che parteggia per l’Inter.

Questa fa già abbastanza ridere così.

Per dire, quando Higuain (in campionato, non in una Coppa europea) ha segnato il 36° gol stagionale col Napoli, Adani e il sodale di turno (era Compagnoni) sono “scoppiati” tanto quanto, ma nessuno ha detto niente.

E non serve riprendere in mano vecchie tabelle sulla fede calcistica dei telecronisti odierni per avere confema che le strisce neroblù sono tra le più trascurate.

Tranquilli, quanto successo ieri sera non è nulla che possa anche solo lontanamente somigliare ad un occhio di benevolenza nei confronti dei nostri amatissimi.

Semplicemente, i due commentatori hanno fatto il loro mestiere pompando il “loro” prodotto. Che, nel caso specifico, non è nemmeno il commento per Sky, quanto la loro prestazione personale, già messa in scena in una vibrante serata romana di fine Maggio, e riassumibile nei due hashtag in cima ad ogni graduatoria di popolartià odierna:

#laprendeVecino

#lagarracharrùa

int tot 2018 2019

STAGIONE 2018/2019 (2a parte)

C’E’ LUCE IN FONDO AL TUNNEL… E’ UN TRENO?

Allora, abbiamo parlato del Mister, abbiamo dato le pagelle e gli esami di riparazione, siamo pronti a sezionare la squadrètta e capire come sta combinata per l’anno nuovo (chè lo sappiamo tutti, il vero capodanno è il primo settembre. Fine dei luoghi comuni).

PORTIERI

Same as above, come pregi e come difetti. Samirone non sarà mai il mio preferito ma continua ad essere il meglio che c’è in giro (a mio parere meglio anche del celebratissimo Allisson): certo, girano i maroni a vedere Perin accontentarsi della panchina bianconera, quando avrebbe potuto giocare titolare quasi ovunque in Italia, ma anche a quel punto non credo che avrei fatto a cambio, se non per pure questioni anagrafiche.

Handanovic e sai cosa bevi: stringiculi assortiti ad ogni cross (Belotti ringrazia…) sicurezza o quasi sui pali, la reputazione di pararigore che va un po’ rispolverata.

Paedelli e Berni son buoni per le liste UEFA, in quanto italiani e (forse) prodotti del settore giovanile.

DIFESA

Tre innesti potenzialmente titolari: De Vrji a parametro zero è quel che si definisce un colpaccio del quale andar fieri, mentre siamo stati accusati di aver falsato l’ultima di campionato… machettelodicoaffare…

Con lui Miranda giocherà meno, e Ranocchia quasi mai, ma va bene così: è un titolare, pare una garanzia e la coppia con Skriniar sembra fatta apposta per farci dormire sonni tranquilli (ragazzi non facciamo scherzi…). In più, di capoccia la mette spesso e volentieri, il che non guasta, anche se dovremo sorbirci “l’Inter che sfrutta le palle inattive e i centrali di difesa per sopperire alle carenze di giUoco”.

Sulla fascia destra è arrivato il secondo della mia lista dei preferiti. Il primo era Florenzi che può giocare dietro in mezzo e davanti, invece è arrivato Vrsaljko, vice campione del mondo e solida realtà come le case di Robbberto Carlino. D’Ambrosio fa sulla fascia quel che Miranda farà in mezzo, cioè il primo rincalzo. Finirà per giocarne parecchie in ogni caso, il ceruleo napoletano, visto che se la cava anche come terzo centrale e come terzino sinistro.

Ecco, arriviamo al mio ruolo preferito: è arrivato Asamoah, che va benissimo, ma che sappiamo non essere di durata sempiterna. Poveraccio, sono anni che non mette insieme più di 20-25 partite a stagione, e non solo per concorrenza. Finchè cammina il posto è suo, ma le cartilagini son quelle che sono. Ecco quindi la messa in piega di D’Ambrosio che va bella mostra di sè in lontananza. Anche perchè se l’alternativa è Dalbert…

Tre uomini per due maglie insomma, a meno di non inventarsi un Candreva, un Politano e un Perisic a tutta fascia. Ma non anticipiamo i temi.

CENTROCAMPO

Devo ammettere che a un certo punto ci ho davvero sperato, che arrivasse Modric e ci facesse davvero fare il salto di qualità. Le condizioni c’erano tutte, ma ancora una volta siamo stati l’eccezione che conferma la regola.

Come si dice in questi casi: ”ormai nel calcio moderno conta la volontà del giocatore”, chiaro no? Del resto era già successo con Luca Toni una dozzina di anni fa, con Della Valle a impuntarsi e dire “No a Moratti non lo do”.

Per la cronaca si dice anche che gli scudetti si vincono con la difesa migliore: indovinate chi ce l’aveva nel lontano 1997/1998? Scusate la parentesi rancorosa.

Sfumato il profilo aquilino del croato, non rimpiango il mancato arrivo di Vidal, chè di pazzerello in squadra (oltretutto nello stesso ruolo) ne abbiamo già preso uno. Il mio personale piano B era alquanto banale, e si chiamava Rafinha, ma le due grandi spagnole non si sono fatte problemi a dire di no a quella che dovrebbe ancora essere una delle tre grandi italiane.

Anzi, qualcuno ha pestato anche un discreto merdone nel farsi grosso e minacciare denunce e cagate varie, visto che proprio oggi la UEFA ha risposto a Florentino “non ci risulta”.

Ma non divaghiamo: abbiamo comunque una mediana di tutto rispetto, con il Ninja e Brozo come titolari più o meno inamovibili e gli altri a ruotare a seconda di stato di forma, avversario e mestruo dell’allenatore.

Ci è rimasto sul gobbo Joao Mario, che mi pare irrecuperabile per motivi attitudinali e assolutamente non tecnici. Per il resto Gagliardini è un onesto medianaccio ma nulla più, mentre Vecino senza pubalgia potrebbe essere una bella alternativa. Borja Valero lo vedo come il saggio metronomo che gestisce gli ultimi 20 minuti delle partite che conduci con due o tre gol di scarto, per dare fiato ai colleghi di reparto.

ATTACCO

E anche quest’anno, Icardi e Perisic vanno via l’anno prossimo, alla faccia dei gufi maledetti e degli esperti di calciominchiata che “eh, l’Inter dovrà vendere almeno uno dei suoi gioielli”.

Invece il Capitano è stabilmente al suo posto, in compagnia di tre nuovi arrivi: Politano, Keita e Lautaro Martinez, tutti (chi più chi meno) capaci di giocare in tutti i posti dell’attacco nerazzurro (punta centrale, punta esterna, trequartista).

Contando che, come detto Perisic e Candreva sono rimasti, non dovremmo soffrire di solitudine e di mancanza di alternative là davanti. Ne abbiamo avuto conferma proprio l’altro giorno, coi due argentini ai box acciaccati e Politano e Keita a supportare Perisic e il Ninja.

 

BYE BYE

Rafinha a parte, non rimpiango nessuno dei partenti, onestamente nemmeno Cancelo. Talentuoso senz’altro, altrettanto incostante e al limite dello scazzato in ampie fasi della partita, è possibile che alla Juve diventi un crack, ma in ogni caso uno come lui terzino destro è un rischio che l’Inter attuale non si può permettere.

Per il resto, ci sono Asamoah e De Vrji portati a casa a zero euro e Nainggolan ad un prezzo abbordabile, con l’ulteriore beneficio di aver sbolognato un non più presentabile Santon. Solo complimenti per Ausilio & Co. Si sono venduti tutta la Primavera? Vero, con due “però”: il primo è che per molti di quelli è prevista la cosiddetta recompra, e quindi se qualcuno di loro davvero dovesse esplodere, sarebbe ancora possibile andare a ripigliarselo a prezzo già fissato. Il secondo è un po’ triste, ma è la verità: a fronte degli ineguagliabili risultati del Settore giovanile interista degli ultimi 10-15 anni (per distacco il più vincente in Italia), sono pochissimi i veri talenti esplosi a livello di Serie A. Parliamo o di talenti sprecati (Balotelli) o di buoni giocatori (Benassi, Duncan, Bessa, forse Pinamonti). Nessuno per cui fare follie.

Quindi: ti vendi l’argenteria di domani per tenerti stretta quella di oggi. Sarà poco poetico ma è efficace.

 

MESCOLATE CON CURA E SERVITE

Se l’anno scorso Spalletti ha imparato a fare di necessità virtù, avendo 13-14 titolari effettivi da far ruotare e un solo vero modulo (4-2-3-1), quest’anno la rosa a disposizione è migliore in termini sia quantitativi che qualitativi. In queste prime uscite, accanto a risultati decisamente non trascendentali, abbiamo se non altro visto la varietà di alternative cui può attingere il Mister.

Ho provato, per puro diletto, ad ipotizzare due formazioni che siano in un certo senso agli opposti (una molto prudente, l’altra va-va-vuma). L’idea è che, come in quella cagata che era il paradosso della freccia di Zenone, tra l’una e l’altra ci siano infinite vie di mezzo, che ognuno di noi potrà immaginare a suo piacimento.

Devo concludere la citazione filosofica come merita, citando l’imprescindibile Enrico negli anni di Liceo Zucchi. Alla prof che spiegava ‘sto popò di minchiata con la cantilena sicula che solo noi possiamo ricordare, il suddetto replicava “Scusi Prof ma non è vero, vorrebbe dire che lo spazio non esiste. Vuol vedere che se tiro un ceffone al mio compagno invece lo prendo?”.

Ma torniamo a cose ben più importanti, ai nostri eroi in braghette.

Dunque, a me i disegnini son venuti così:

Questa la prima, baldanzosa:

ok Inter 18 19 4-2-3-1

 

Questa invece la seconda, saggia e temporeggiante come nemmeno Quinto Fabio Massimo (e con questo abbiamo esaurito le citazioni da Liceo Classico):

ok Inter 18 19 3-4-2-1

 

Niente male, non c’è che dire. Come già detto nel pezzo di ieri, ritengo che ci sia materiale per lasciarsi alle spalle almeno una tra Roma e Napoli (viste le ultimissime uscite direi entrambe, ma è solo una giornata…). Non vanno però dimenticate Lazio e soprattutto Milan, che a mio parere può fare meglio dell’anno scorso.

Vi lascio pensare che non gliela stia gufando.

 

MAGLIA

Considerazione per la prima più che per la seconda: se le guardassi dalla metà in su sarebbero entrambe molto belle. Strisce finalmente normali, senza volersi inventare niente di strano, basta pigiami, basta codici a barre…

Però devo concordare con la mugliera che guarda inorridita alla parte inferiore della divisa, là dove i ghirigori romboidali si fanno vieppiù evidenti, causando un certo imbarazzo anche in chi scrive.

Vedere per credere:

maglia inter 18-19 neroblu

Sulla seconda si son fatti prendere la mano, e le cornicette delle elementari le hanno fatte su tutta la maglia. Ma è la seconda e glielo si può perdonare…

maglia inter 18-19 away

 

Comunque, per finire, poche balle: siamo l’Inter. Poniamo un limite alle stronzate.

SI COMINCIA A RAGIONARE

BOLOGNA-INTER 0-3

Ok, già meglio…

Dopo un’ora nella quale tutti gli incubi sportivi associati alla partita sembravano prendere forma, l’ultima mezz’ora ci regala gol, inchini e sorrisi in quantità. Ma, come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

Iniziamo con un’istantanea di vita domestica. A pranzo, rovesciamo un bel po’ di sale sul tavolo, tra le madonne degli adulti e la sorpresa del rampollo di casa: “Ma è vero che porta sfortuna?”.

La risposta dei genitori, illuminati e illuministi, non può che essere una sola: “No, sono tutte superstizioni, figlie di un tempo lontano in cui la gente non sapeva un cacchio e andava dietro a queste cagate. Figurati adesso se visto che si è rovesciato il sale deve succedere qualche sfiga…”.

Ineccepibile.

Qualche ora dopo mi piazzo sul divano, tele accesa, e vedo la prima parte dei miei incubi calcistici prendere forma: Icardi e Martinez out per un risentimento muscolare. Vrsaljko, uscito malconcio domenica scorsa e dato per pienamente recuperato, siede invece in panchina, ennesima conferma dell’attendibilità dei nostri bollettini medici.

Insomma: cagatelle che mettono in discussione le mie certezze granitiche… Vuoi vedere che è davvero colpa del sale?

Poi inizia il match e -come detto- per un’ora buona assistiamo a un balbettìo di passaggi a quattro all’ora, incapaci di qualsiasi pensiero superiore a “la do a te che sei qui vicino”.

 Perisic manca un gol dovuto unicamente all’impresentabilità del loro portiere (deve aver preso ripetizioni da Handanovic nelle uscite), Keita tenta il colpo al volo ruzzolando per le terre, e Samirone invece piazza la paratona sull’unico tiro in porta del Bologna nei 90’.

A parte il caso Gagliardini: piedi fucilati come non mai, lentezza esasperante, mi chiedo cosa abbiamo fatto per dovercelo sorbire al posto di Vecino.

Ma almeno è italiano”: se l’avete anche solo pensato siete caldamente invitati a cambiare blog.

Nell’intervallo Spalletti pensa bene di lasciar le cose come sono, chè la perfezione non è migliorabile. La sola speranza di spariglio, in questa lenta mediocrità, sarebbe la sana ignoranza del Ninja, che invece piglia palla e cerca di fare la guerra da solo contro tutti, con l’aggravante di una condizione fisica ancora perfettibile. Da ciò conseguono manciate di palle perse e il carniere dei sacramenti già esaurito al 10’ della ripresa.

Lucianino però ha fiducia, e noi con lui, se non altro per mancanza di alternative.

Il Bologna non è più così ermetico nelle chiusure e alla fine l’azione giusta arriva: Politano pesca bene con l’esterno proprio il Ninja, stop e tiro di destro e palla in buca. Il tutto tre minuti dopo il mio vaticinio:

“Dài Spalletti cambia ‘sto tabbozzo tatuato che non sta più in piedi”

Da lì in poi si aprono le acque del Mar Rosso: Candreva entra e poco dopo conclude in gol una splendida azione che vede Perisic metter palla lunga, pronta per il piattone sapiente dell’87 romano.

Contento per lui (non segnava da una vita) e concorde con la riflessione di Condò nel dopo partita: paradossalmente, Candreva può essere più utile e segnare di più -di meno era impossibile, poveraccio- non partendo titolare fisso ad ogni partita. Ne giocherà di meno, ma magari giocherà minuti a lui più adatti, senza dover essere necessariamente l’ago della bilancia e il fornitore ufficiale di assist, tiri, corse a ripiegare, etc.

Alla festa si iscrive infine anche Perisic, che dribbla tutti e piazza palla in rete dopo deviazione tanto disperata quanto inutile del difensore.

Siamo l’Inter, quindi il tre a zero finale non deve ingannare nessuno. Non corriamo questo rischio, consci della simpatia di cui godono i nostri presso la stampa italica, ma l’importante è che la sosta permetta a Spalletti di far ripassare le lezioni spiegate finora e mettere benzina nei muscoli dei nostri.

Abbiamo riportato a livelli di pura sufficienza il nostro inizio di campionato, da metà settembre si fa sul serio.

LE ALTRE

La Juve continua a vincere anche senza i gol di Cristiano, che anzi apprendo aver collezionato le prime insufficienze in pagella. Benvenuto in Serie A, caro re dei metrosexual… Sei fortissimo e di gol ne farai tanti. Scordati però i 40 bomboloni facili a stagione che hai fatto in Spagna. Che il nostro non sia più il campionato più bello del mondo è una triste realtà da ormai dieci anni, ma che questa sia l’università per ogni attaccante è ancora oggi una verità inconfutabile.

Il Milan, tocca dirlo, gioca bene e merita la vittoria, aldilà della endemica botta di culo che gli permette di segnare il 2-1 a 30 secondi dal fischio finale. Non trovandomi a mio agio a cantare le lodi dei cugini, giro la frittata e commento la partita della Roma, che ho trovato di una pochezza imbarazzante. Di Francesco mi pare l’ennesimo falso modesto, immeritatamente celebrato dalla stampa come nuovo messìa perchè cerca il giUoco. Mecojoni. Vero è che ogni anno la Roma vende un paio di pezzi pregiati, e non adeguatamente sostituiti, però est modus in rebus…

In attesa del Napoli, che zitto zitto il suo lavoro lo sta facendo, rimiro la classifica e penso che l’obietivo realistico è quello di far meglio dell’anno scorso: terzi, se va di culo secondi. A meno di auspicabilissimi cataclismi dalle parti di Torino, non primi.

E’ COMPLOTTO

Parto da una cagata per intenditori (per intenditori intendo malati mentali come me, prevenuti a prescindere e capaci di vedere la malafede anche nel più piccolo dei dettagli… Mi dispiace per gli altri): Icardi come detto non gioca, e alla fine non va nemmeno in panca, sedendosi in tribuna di fianco a Zanetti.

Curioso che, con l’Inter che cincischia, venga inquadrato nel momento esatto in cui tira fuori il cellulare (cosa che ormai tutti facciamo quasi come riflesso condizionato): seguo la partita con la cronaca di Scarpini, e quindi il mio è un puro processo alle intenzioni, ma non mi stupirei se il Compagnoni di turno avesse chiosato sardonico “E intanto Icardi manda messaggi”. Siete piccoli e prevedibili.

Altra istantanea dalla tribuna, stavolta di San Siro venerdì sera, dove si vedono Leonardo, Maldini e Kakà in versione “stagista”. Tutti a gioire per il ritorno dell’Evangelico, forse perchè lui appartiene a Gesù e quindi irradia luce dal suo sorriso inespressivo. Che poi nessuno sappia cosa debba fare è irrilevante, l’importante è che sia lì…

Un po’ come quando Zanetti è diventato vicepresidente no?

No, lì c’era su il disco del “Ma cosa vuol dire? Mica perchè è stato un giocatore dev’essere per forza un bravo dirigente, cosa va a fare, il tagliatore di nastri?”.

Ma il ritratto di famiglia non si ferma a loro tre (per inciso, i primi due come forse sapete li stimo a prescindere dal colore della maglia). Due file sotto faceva bella mostra di sè il Geometra Galliani in cravatta gialla e il figlio di Lippi (forse in maglione giallo per fare pendant…): ennesima dimostrazione della vicinanza tra i due mondi diversamente strisciati, che a parole si dichiarano fieri rivali, e che invece da lustri fanno tramini e tramelli insieme.

Ho avuto modo di discutere su Facebook con un tizio che accusava Moratti di tutti i peccati del mondo, vedendo nel Sig. Massimo la rappresentazione vivente dei mali italiani, in cui il paperone di turno spende e spande senza un progetto serio e senza collaboratori esperti, e che proprio per questo non aveva vinto un cacchio.

Gli ho fatto presente che, a parte non essere d’accordo sul “non aver vinto un cacchio”, quel modo di gestire la Società è stato esecrando (il tutto nasceva dalle recenti dichiarazioni di Adriano, già note a tutti da anni ma ricicciate in mancanza d’altro), ma che parte consistente di quel modus operandi stava nel mazzo truccato con cui si giocavano quei Campionati.

Della serie: ho i soldi, non vinco, ne spendo di più e spero di poter vincere.

Dozzinale come visione? Forse, però i soldi erano i suoi. Iniziamo a vincere il campionato del ‘98 e quello del 2002 e poi ne riparliamo…

Il tizio sosteneva che il mazzo era truccato anche per il Milan, che però in quegli anni qualcosa aveva vinto. Potete ridere, io l’ho fatto sguaiatamente.

Una volta ricompostomi, ho risposto nuovamente finchè non ha tirato in ballo “le telefonate di Facchetti”, al che ho scritto di non volermi abbassare al suo livello e l’ho garbatamente salutato.

WEST HAM

Male come peggio non potrebbe andare. 4 partite, 4 sconfitte. Ultimissimi in classifica e crisi nera, nonostante un mercato di tutto rispetto.

Ma, come sappiamo, fortune’s always hiding…

Bologna FC v FC Internazionale - Serie A

Me voilà

STAGIONE 2018/2019 (1a parte)

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Prodigandomi in scuse per l’inammissibile ritardo con cui torno a compitare queste quattro cacatelle, tento di riprendere il filo del discorso.

Per i più distratti ricordo che l’Inter è tornata a disputare la Champions League dopo ben 7 stagioni di assenza, purgatorio quasi fisiologico dopo la fine dell’era Moratti ed il post-Triplete gestito nella maniera scellerata che tutti ricordiamo.

Gli anni di Thohir sono stati quelli della ricorstruzione, necessaria come la medicina amara del dottore. Nessuno gli dirà mai grazie, ma la transizione dalla gestione simpatttica a quella di Suning non sarebbe mai stata possibile senza questo interregno.

Chiudiamo quindi il sipario sull’anno scolastico 2017/2018 riassumendo le pagelle degli scolari nerazzurri.

Tanti, inevitabilmente, i promossi. Pochi i rimandati, pochissimi i bocciati.

Facciamo tre esempi in positivo ed altrettanti in negativo, senza stare a perder tempo in analisi tassonomiche e/o nozionistiche.

Inevitabile citare Skriniar come il migliore della stagione, ancor più del prolificissimo Icardi, che timbra 29 centri. Come terzo del podio, non me ne vorranno Perisic e Handanovic, scelgo invece Brozo, perchè una trasformazione come la sua proprio non me l’aspettavo. Sono sempre sospettoso nei confronti dei giocatori “umorali”, quindi la mia apertura di credito nei suoi confronti è limitata, ma devo ammettere che il suo girone di ritorno ha fatto cambiare passo al nostro centrocampo e a tutta la manovra.

Tra i rivedibili o i mandabili con biglietto di sola andata, non posso non citare Santon. Il ragazzo ha saggiamente preso altre strade, andando via da una squadra nella quale non avrebbe potuto dare più nulla del suo potenziale (alto o basso che sia): troppi gli errori disseminati nella stagione, oltretutto giocata da riserva pura. Quattro o cinque volte lui entra e commette l’errore che costa la vittoria o causa la sconfitta.

Non essendo io -come ormai saprete- il cuore d’oro che commenta “però è italiano, però è del nostro settore giovanile“, ho gioito nel sapere che era stato inserito nell’affare Nainggolan. Gli faccio gli in bocca al lupo per la prossima stagione, questo sì, perchè è un bravo ragazzo e non merita tutte le critiche personali ricevute negli ultimi mesi. Nessun rimpianto però, anzi: sollievo.

Borja Valero è un altro giocatore da cui mi sarei aspettato di più: testa e piedi sono e restano quelli di un calciatore di categoria superiore, ma gambe e fiato evidentemente non sono più quelli di una volta. E questo, come sappiamo, nel calcio di oggi lo si paga a caro prezzo.

Non pagando io gli stipendi, può rimanere come rimpiazzo di classe ed esperienza. Nulla più di questo, però.

Il terzo nome sulla lista dei cattivi è il nome che non avrei voluto fare, e cioè quello di Candreva. Non sono tanto gli zero gol segnati a motivare la mia scelta, quanto il fatto che questa assenza dal gol negli ultimi mesi è stata gestita male dall’ala romana: troppi i tiri pretenziosi, troppe le scelte discutibili, che finivano per mettere in ombra anche le tante giocate di corsa e classe che gli riconosciamo tutti.

L’arrivo di Politano e quello ormai certo di Keita potrebbero spingerlo ad andare via, e mi dispiacerebbe. Anche restando, però, il posto da titolare sarebbe tutto da conquistare.

E’ vero che le qualità che ha lui (corsa, dribbling, tiro, cross, ma anche copertura difensiva e -quando è in buona- intelligenza tattica) i pari ruolo nerazzurri non le hanno, però vale quel che ho detto prima, e dobbiamo comunque ricordare il fattore anagrafico (i prossimi saranno 32).

Ne parlerò più diffusamente nel prossimo pezzo, nel quale farò cadere il mio personalissimo giudizio sulla rosa della stagione che va ad iniziare. Tuttavia, non posso non notare come, con Politano e Keita, la società abbia voluto portarsi in casa le alternative agli esterni titolari delle ultime due stagioni (Perisic e Candreva): forse meno pronti, senz’altro più giovani e di prospettiva.

LUCIANINO DA CERTALDO

Capitolo a parte lo merita il Mister, bravo e alla fine anche fortunato ad agguantare il quarto posto all’ultimo minuto dell’ultima giornata.

Potete rileggervi quanto scritto in una delle ultime sbrodole del campionato scorso: il mio parere su di lui non è cambiato. Le dichiarazioni di queste settimane me lo fanno sembrare ancor più inserito nel Club e padrone del ruolo.

La rosa che la Società gli sta mettendo a disposizione è profonda e capace di giocare in tanti modi diversi. Rispetto alle poche idee ma buone e ripetute per 7 mesi su 9 viste l’anno scorso, il progetto di quest’anno pare essere diverso: una ventina di giocatori più o meno intercambiabili, e buoni per poter adottare schemi diversi anche a partita in corso.

Onestamente, non so quanto Spalletti sia bravo a fare questo gioco. Checchè ne dica chi mi sta vicino, non passo ore davanti allo schermo a vedere e rivedere partite di stagioni passate, prendendo appunti e scribacchiando commenti seduta stante.

Non ha importanza: non devo essere io a giudicare le doti di camaleonte del nostro allenatore. A me basta che i giocatori che sono arrivati -e che magari arriveranno- siano stati da lui richiesti o quantomeno approvati, in modo che possa lavorare col materiale umano che voleva avere a disposizione e non con un insieme di giocatori che… “son bravi eh? ma io avevo chiesto altro“.

Un paio di dichiarazioni degli ultimi giorni mi sono piaciute, perchè toccano un tasto che mi sta particolarmente a cuore: l’Inter è una squadra forte e di prestigio, ed è opportuno che lo ricordino tutti, sia all’interno che all’esterno del Club.

-segue-

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LUCIANINO DA CERTALDO: ESEGESI CRITICA

E’ vero che qualsiasi individuo sano di mente aspetterebbe la fine del Campionato per esprimere giudizi sul Mister, ma non appartenendo io alla categoria, mi sbilancio e mi porto avanti, conscio del fatto che il mio giudizio di merito non cambierà in funzione della partita di domenica sera, per quanto importante possa essere (e cazzo se lo è!).

Partiamo dalla fine: deve essere confermato, senz’ombra di dubbio.

Non solo e non tanto perché di meglio all’orizzonte in questo momento non c’è: se anche il Cholo, o perfino Mourinho, dovessero uscire pazzi e mostrarsi interessati alla nostra panchina, logica e strategia vorrebbero che FozzaInda declinasse cortesemente l’invito, confermando invece piena fiducia ad un allenatore che ha iniziato un percorso, che ha trovato una squadra fatta in buona parte non da lui, che ha contribuito a migliorare nel mercato di Gennaio con il prestito di Rafinha e con il “ripescaggio” di Cancelo.

Se ci guardiamo in giro, è alquanto raro che una squadra inserisca di fatto due titolari da Gennaio in poi.

Insomma, la conferma se l’è meritata: Icardi ha sfiorato i 30 gol in campionato, Brozovic sembra un giocatore affidabile, Skriniar una garanzia assoluta, Handanovic e Perisic due certezze al netto dei rispettivi, fisiologici difetti. La semina è stata fatta, la speranza è che il grano maturi bene.

Ovvio che ci sono dei “però”:

  • Gli inserimenti di Vecino e Borja Valero, che pure mi avevano visto tra il convinto e l’entusiasta, hanno dato meno di quanto previsto, essenzialmente per motivi fisici. Ma se per l’uruguagio è lecito aspettarsi che la pubalgia resti solo un brutto ricordo, il problema per Borja è proprio la velocità di crociera che non pare (più) adatta alle necessità del Campionato.

Maestro di calcio, lo spagnolo, ma temo non più proponibile come titolare in pianta stabile per sopraggiunti limiti fisici più che di età.

  • Cervellotica la questione dei terzini: la stagione comincia con D’Ambrosio a destra e Nagatomo a sinistra. I risultati sono tutt’altro che eclatanti ma galleggiano nel mare della decenza. La voglia di stupire, o di portare nella rosa dei “titolarabili” anche gli altri, lo porta a inserire nelle rotazioni prima Dalbert e poi Santon, con risultati scadenti.

Spiace davvero accanirsi sull’ex Bambino d’Oro, ma più volte anche in questa stagione la presenza del terzino italiano ci è costata punti preziosi. Non è colpa di Spalletti se Santon è inadeguato all’Inter. È colpa sua però se di ciò non tiene conto e continua a riproporlo. Tanto più che a Gennaio ha dato l’assenso alla partenza di Nagatomo, tutt’altro che un fenomeno, ma senza dubbio più affidabile dell’altro.

 

  • La gestione dei cambi è uno degli aspetti per cui un allenatore più spesso finisce nel mirino della critica. Spalletti non fa eccezione, visto che la partita col Sassuolo è stata l’ultima di una serie di situazioni in cui il nostro non ha finito di convincermi.

Ora: visto come (non) ha giocato Cancelo sabato, e volendo tentare la rimonta, a mio parere l’ingresso di Karamoh nella ripresa avrebbe anche potuto avere una sua logica, ma ricordiamo di chi stiamo parlando. Il francesino è un diciassettenne tutto istinto e corsa, fisiologicamente acerbo e calcisticamente “non-pensante”. Se vuoi metterlo in fascia, quello da cavare è Cancelo, non Candreva. Candreva vive una relazione di amore-odio con San Siro, ma anche il più avvelenato dei vecchietti del primo anello arancio gli deve riconoscere abnegazione, corsa e intelligenza (o quanto meno intelligenza superiore ai due colleghi di reparto).

Invece no, nell’ultima mezz’ora contro il Sassuolo, invece di avere un inutile ballerino di tip-tap sulla fascia, ne abbiamo avuti due. Non ci voleva un genio a pronosticarlo.

  • Aldilà delle sostituzioni, riguardo alle quali potrei citare gli ultimi minuti di Inter-Juve ma tirerei in mezzo gente già coinvolta ai punti precedenti, mi vorrei soffermare sui cambi di modulo, in corsa o ab initio sui quali tante volte non sono stato d’accordo.

In particolare, ricordo con sgomento la scelta di schierarsi “a specchio” dell’Atalanta nella trasferta di Bergamo, complicata già di suo, che fa il paio con il quarto d’ora impiegato sabato sera per far capire ai suoi che dovevano mettersi a tre dietro.

Personalmente sono un fautore dell’intercambiabilità di uomini e schemi, ma come dice quel tale est modus in rebus: la cosa deve essere fatta per creare un problema al tuo avversario, non ai tuoi giocatori.

  • Come comunicazione il ragazzo è giusto un file verboso e ridondante, ma per lo meno parla e lo stanno a sentire. Per nostre tare apparentemente incolmabili abbiamo bisogno che l’allenatore sia anche il nostro capopopolo, non avendo -ancora- una Società che sappia farlo in autonomia. Motivo per cui ben venga la sua supercazzola con scappellamento calcistico come se fosse di trequartista.

Queste le principali carenze che spero possano essere colmate nel secondo anno di panchina, che ribadisco essere doveroso.

Sarò banale, ma continuo a pensare che la maniera più efficace per migliorare qualsiasi gruppo di lavoro sia rinforzare quel che di volta in volta risulta essere l’anello debole della catena. E, pur con le Madonne che gli ho tirato dietro quest’anno, senz’altro non è lui il problema.

Dirò di più: il problema, Mazzarri, Gasperini e De Boer a parte (ma l’olandese pagava colpe non sue) non è mai stato l’allenatore. E’ stata la scarsa progettualità da parte della dirigenza, la mancanza di fiducia nel Mister di turno e soprattutto l’incapacità di accontentarlo prima e difenderlo poi ai primi scricchiolii.

La speranza è che dopo una decina di panchine fatte saltare in 7 anni, si sia capito che il gioco è bello quando dura poco.

Non gli resta che guidare la nostra armata Brancaleone all’ultima vittoria, e la sua stagione da 6,5 passerà all’8 pieno.

In ogni caso non rischia esami a settembre.

Beato lui…

Spalletti

“Dieci e lode” (cit.)

MY FUNNY VALENTINE

INTER-SASSUOLO 1-2

Non posso dire che me l’aspettassi, ma anche sì.

Questo weekend ha visto una giostra infernale di emozioni calcistiche scoppiettare nell’universo neroblù (…. Sò poeta, checcevoifà…).

Le nostre amabili teste di cazzo (Mister compreso) pensano bene di complicarsi la vita giocando una partita di impegno innegabile, ma di altrettanta confusione.

Posto che nessuno dei nostri ha fatto il ganassa blaterando di pallottoliere e goleada -come del resto riconosciuto dallo stesso Iachini- non serviva un genio per capire che non esiste squadra che abbia timore reverenziale nei nostri confronti e che giustamente il Sassuolo è venuto a giocarsi la sua partita con la tranquillità di chi non ha nulla da perdere.

Sic stantibus rebus, non doveva essere una sorpresa per Spalletti trovarsi di fronte ad una squadra schierata con un 3-5-2. Di conseguenza, non si capisce perché fin dal primo quarto d’ora abbia cominciato a mischiare le carte, con Candreva e Perisic a scambiarsi posizioni tra loro e anche con Rafinha e Cancelo, in un turbiglione di emozioni che aveva l’unico difetto di lasciare più spiazzati i nostri che gli avversari.

Che l’Inter di quest’anno (e dell’anno scorso, e di quello prima ancora…) non sia una squadra di compattezza e costanza granitica mi pare assodato. Sembrerebbe quindi azzardato mischiare le carte e puntare tutto sull’effetto sorpresa nella partita che per definizione non puoi sbagliare.

Sarò all’antica, ma in casa contro una squadra già salva il mio spartito sarebbe: metti giù la formazione che ti dà più certezze e falle fare quel che sa fare meglio. Poi al limite aggiusti in corsa, ma parti così.

Ed in effetti, a leggerla, la formazione sembra rispecchiare questo pensiero.

Macché.

Certo, noi al solito un po’ di culo mai e arbitri benevoli nemmeno, quindi da un intervento più che dubbio nasce una punizione che il pur bravo Politano vede passare attraverso una ventina di gambe, prima di ruzzolare beffarda alla sinistra di un Handanovic obiettivamente poco colpevole.

Da lì in poi l’happening continua. Ecco quindi Cancelo mostrarsi in una delle peggiori versioni stagionali (tutto scureggette e finte di tacco di stopardeciufoli) e Icardi in versione Derby, con due gol sbagliati e uno inutilmente segnato in fuorigioco.

Come dicevo in apertura, non si può dire che i nostri non ci provino: Consigli avrà un’altra serata da raccontare ai nipotini (l’elefantiaca memoria di chi scrive lo ricorda già nell’anno di (dis)grazia 2015/2016 a parare anche sua mamma con le buste della spesa in un maledettissimo Inter-Sassuolo finito anche in quell’occasione con la vittoria delle piastrelle emiliane): la parata a fine primo tempo su Icardi a botta sicura è un mix di bravura e fortuna, mentre l’altro intervento alla mezz’ora della ripresa è culo… in tutti i sensi.

I nostri accentuano ancor più il coefficiente di difficoltà rifiutando quasi con sdegno l’idea della conclusione dalla distanza e affidandosi soltanto alla combinazione stretta in verticale, già ardua di suo e ancor di più contro una squadra compatta e tosta nel difendere il vantaggio.

A scanso di equivoci, andiamo tanto vicino al pareggio noi quanto vicini al raddoppio i neroverdi. La spinta nerazzurra è sempre più intensa ma sempre più disordinata, e Ranocchia e Skriniar restano pericolosamente soli a coprire metri e metri di campo.

E alla fine quelli là raddoppiano. Berardi risorge ovviamente contro di noi dopo una stagione che definire di transizione è un complimento, e a metà ripresa impallina Handanovic con un destro a voragine (lui che è più mancino di me…) .

Siamo sotto di due e manca meno di mezz’ora. La tentazione di spegnere la tele con bestemmione incorporato è altissima, eppure la malattia mentale prende ancora il sopravvento. “Chissà -mi ritrovo a pensare- se facciamo subito il 2-1, con ‘sta mandria di pazzi furiosi non puoi mai sapere…

Il gol lo troviamo (anche se tardi) con Rafinha, tra i migliori e i più lucidi anche ieri sera: in barba a quanto visto fare dai compagni, dal limite dell’area fa partire l’esterno sinistro che va a baciare il palo interno e carambolare in rete.

2-1 e 10’ da giocare, ma energie mentali in piena riserva.

Eder entra per fare il solito casino organizzato e per quello combina anche bene con Icardi, per poi trasformarsi nel Dario Morello del 2018 e tirare di destro per ben due volte, quando un piattone sinistro della minchia sarebbe stato assai più pericoloso.

Necessario l’excursus sul fu giovane-giovane-giovane-Morello-facci-un-gol-giovane-Morello.

Nota toponomastica: si diceva che i suoi avessero una paninoteca in Piazza Piola. 

Tuttocittà a parte, Morello è stato un giovane panchinaro negli anni del Trap, che visse la partita più importante della sua carriera in una fredda serata di Dicembre a San Siro. L’Inter vittoriosa a Monaco di Baviera (sì, quella di quel gol di Berti), riuscì nel ritorno a pigliare 3 gol in 7 minuti, parzialmente compensati dalla solita toppa messa da Serena. A quel punto ai nostri serviva un altro gol per passare il turno.

Nei miei peggiori incubi vedo ancora il succitato giovane-giovane-giovane-Morello entrare in area dalla sinistra e tirare con l’interno collo destro distruggendo i cartelloni pubblicitari a più riprese.

Maledetto.

Torniamo alle tragedie odierne. La fine arriva come una beffa annunciata, con i nostri distrutti, chi a terra, chi con le lacrime agli occhi.

Come detto in apertura: non mi aspettavo di perdere, ma senz’altro non ero certo di passare una serata festosa con una gragnuola di gol a fare da contorno.

I nostri quindi vanno a nanna consapevoli di aver buttato nel cesso buona parte di quel che avevano in mano e di doversi affidare a Zenga e al suo Crotone per poter avere un’altra chance.

LE ALTRE

E Zenga per quello il suo lo fa, eccome. Costringe al 2-2 la Lazio, dopo aver rimontato lo svantaggio iniziale ed aver mantenuto il 2-1 fino al pari finale degli aquilotti.

Ai fini della classifica, essere a -3 (come siamo) o essere a pari punti (come avremmo potuto e dovuto essere) è la stessa cosa, stante lo scontro diretto all’ultima giornata.

Insomma, volendo raccontarci le favole, è come se avessimo vinto 4-0 col Sassuolo.

Sembra una battuta ma non lo è: se avessimo vinto con meno di 7 gol di scarto, e stante il pari della Lazio a Crotone, un pareggio all’Olimpico non sarebbe stato comunque sufficiente per i nostri, che quindi dovranno fare in fretta a dimenticare l’orrenda figuraccia di sabato e convincersi che il destino della stagione è ancora tutto nelle loro mani.

(Come se la cosa mi facesse stare tranquillo…).

La nostra sconfitta aveva tra l’altro dato alla Roma la matematica certezza di partecipare alla prossima Champions, rendendo quindi del tutto ininfluente il big match contro la Juve. Lo 0-0 che ne esce serve solo a certificare quanto già noto a tutti (Gobbi tricolori per il 7° anno di fila e Roma sicura terza o quarta).

Il Milan va vicino al colpaccio a Bergamo ma cede nel recupero contro un imperioso stacco aereo di Masiello accomodato in porta da Donnarumma.

Altro gol di testa.

Provo sempre un fremito di piacere ogni volta che capita, ancor più su corner: ai tempi della coppia ZioSilvio-ZioFester, il Geometra era solito rosicare minimizzando l’importanza dei goal subiti di testa e da palla inattiva, come se contassero meno. Donnarumma, dopo le mirabolanti prestazioni nel mercoledì di Coppa Italia, replica lo spettacolo anche in campionato, accompagnando il pallone del pari in porta e vanificando la vittoria che avrebbe significato sesto posto matematico.

Cambia poco, perché l’allineamento dei pianeti storicamente amico della parte sbagliata di Milano non giocherà brutti scherzi: la Viola ha pensato bene di imitare i nostri, togliendosi dall’impaccio di uno scontro diretto coi rossoneri all’ultima giornata, perdendo in casa contro il Cagliari ed estromettendosi dalla lotta come fanno i fiji de ‘na…

 I Ringhio Boys non avranno problemi a batterli, con l’Atalanta invece a far visita proprio al Cagliari, ancora in mezzo al guado ed assatanato in cerca di punti salvezza.

 

WEST HAM

Bella vittoria casalinga contro l’Everton che dà una parvenza di onesta decenza al finale di stagione.

Info di servizio: la seziuncella impertinente “E’ COMPLOTTO” assume volumi incompatibili con un solo post (in compenso spiega almeno in parte il ritardo di pubblicazione. Stay tuned, stiamo lavorando per voi).

int sas 2017 2018

Il sinistro, diobono, usa il sinistro!

THE END OF INNOCENCE

ATALANTA-INTER 0-0

Un po’ in ritardo, ma è arrivata.

No, non la sconfitta, quella no. Parlo della tendenza a complicarci la vita ben aldilà dei rischi dati dalla partita. Il turno di giornata proponeva la sempre ostica trasferta orobica e, spiace dirlo, per la prima volta in stagione Spalletti toppa di brutto la formazione.

Non tanto, o meglio non solo, per gli uomini, quanto per quella malsana e strampalata idea di stravolgere il sistema di gioco e schierare la propria squadra a specchio rispetto all’oliatissimo ed efficace 3-4-3 di Gasperini.

Inutile dire che i nostri non ci capiscono un cazzo per un buon quarto d’ora, nel quale Gomez si mangia un gol fatto e Icardi non tocca palla.

Il quarto d’ora successivo è solo di poco migliore, con altre dure occasioni per il debuttante Barrow, che stranamente non bagna l’esordio con il solitamente inevitabile Primo Gol in Serie A contro i nostri. Da lì in poi iniziamo a mettere il naso fuori di casa, arrivando a chiudere il tempo smoccolando contro Perisic che si mangia due gol mica da ridere. Bravi nel primo caso Icardi e Rafinha a costruire l’azione che porta il croato a concludere con un sinistro forte ma centrale, intelligente Gagliardini 10 minuti dopo quando pesca il compagno con un bel lancio di destro: il diagonale del 44 sembra quello buono, ma la palla scivola beffarda a lato di pochi cm.

La ripresa vede un solo cambio nelle file dei nerazzurri di casa, con lo statuario Cornelius al posto del guizzante Barrow. Miranda, bravo ma assai impegnato nel primo tempo, ringrazia e il biondaccione sostanzialmente non tocca palla per tutto il secondo tempo. I pota boys sono affaticati dalla prima mezz’ora mariana, e i nostri senza particolari meriti prendono campo. A metà tempo quella che per me è l’occasione migliore per i nostri, con Icardi a insinuarsi sul fianco sinistro (vero che Mauro tocca pochi palloni, ma anche quando non segna sono tutt’altro che banali) e mettere palla dietro per l’accorrente Rafinha.

Quello mancino, quello coi piedi buoni. Palla in curva.

Da lì a poco il brasiliano lascia il campo, comprensibilmente incarognito per l’errore. Mi pare di tutta evidenza… ma Caressa cerca in tutti i modi di scorgere una polemica con Spalletti nonostante anche il bordocampista gli spieghi il motivo della saudade cazzimmosa.

Ci sono un paio di tiri da lontano -bella la punizia di Eder da quasi trenta metri, più estemporanea la conclusione di Gagliardini, buona solo per farci smoccolare a mezza voce “noi una botta di culo mai…”- ma alla fine lo 0-0 si materializza come risultato onesto e ineluttabile.

CONTEMPLAZIONE DEL NOSTRO NIENTE

Tornando alle elucubrazioni del nostro Mister, spiace dovermi accodare alla più banale delle critiche da tifoso, della serie “l’è ol Mister che el capiss negòtt….”; non ho però molte alternative, e quindi apriamo il cahier de doléance.

Come già detto, una difesa a tre e uno schieramento uomo contro uomo contro un avversario che così ci gioca -e bene- da due anni non si improvvisa. Anzi: non si fa, punto e basta. A maggior ragione se le ultime uscite hanno visto i tuoi giocatori ritrovare quel minimo di logica e fluidità di manovra.

Vero, mancavano Brozovic e un claudicante Candreva tenuto prudenzialmente in panca. Aggiungiamoci Vecino sicuro titolare fino a giovedì, possibile rimpiazzo dalla panchina il venerdì e nuovamente assente il sabato, ed ecco la coppia di mediani più lenta del West: Gaglia e Borja lì in mezzo l’hanno proprio vista poco, col ragazzo di casa solo un poco meglio del compagno, davvero giù di forma e incapace di far correre la palla (di correre, lui, ha già smesso da tempo…).

Se quindi in mezzo di alternative non ce n’erano, il buon Luciano mi deve spiegare la genialata di Santon in campo, per di più a sinistra e dulcis in fundo a tutta fascia. La cosa per me non ha alcun senso, e non tornerò ad ammorbarvi sulle mie ormai acclarate antipatìe per l’ex Bambino d’Oro. Semplicemente, se vuoi trarre vantaggio da gente sulle fasce, allarga Cancelo e Perisic e rimpingua il davanti con Eder.

Oppure, molto più semplicemente, mettili a quattro, magari con l’amatissimo Santoncino a destra, o meglio ancora seduto a vantaggio di Dalbert (ma quanto dev’essere scarso per non giocare mai… ma mai! Forse gli ha insidiato la moglie a Spalletti…).

Macchè… ce ne torniamo a casa. Con un magro pareggio, non tanto in termini di gioco mostrato (ho finito adesso di lamentarmi), quanto per la pericolosa frenata in classifica, che lascia i nostri al quinto posto, incapaci di approfittare dello scontro diretto tra le due romane.

LE ALTRE

E per quello Roma e Lazio fanno il loro mestiere, pareggiando il Derby e lasciando i nostri a un solo punto dal Paradiso. La sensazione di chi scrive, però, è che le ultime tre partite avrebbero dovuto portare in dote almeno 7 punti, e non i miseri 2 che abbiamo rimediato. Come effetto di ciò, ci troviamo ad inseguire e con i bonus di fatto esauriti: da qui in poi “son tutte scope” e ben conosciamo la tendenza dei nostri a sciogliersi come neve al sole quando i margini di errore si assottigliano.

Là in cima, la Juve mette altri due punti tra sè e il Napoli. Gladiatoria la squadra bianconera contro una Samp alquanto timida, ormai imballato il Ciuccio che -complice un Milan come al solito al posto sbagliato al momento sbagliato- si infrange contro un Gigio per una volta davvero bravo a dire di no a Milik al 92’.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei tornare, ormai quasi con una settimana di ritardo, sulla sesquipedale figura di merda fatta da Buffon e Agnelli.

Come tante altre volte in passato, rimando alle sagge parole de IlMalpensante che, come dice De Andrè, “mi spiega che penso”. Tutto giusto e da sottoscrivere con il sangue. Aggiungo solo che da un punto di vista personale sono contento delle dichiarazioni dei due succitati figuri, perchè mi sentivo davvero a disagio nella posizione di sportivo amante del calcio che si dispiace per una squadra (e che squadra!) capace di rimontare tre gol al Real e poi farsi beffare nel finale su rigore, ancorchè sacrosanto.

Non dubbio, non che si può dare, no. Sacrosanto.

Mentre ho notato un certo timore reverenziale a censurare le parole di Agnelli e soprattutto Buffon da parte dei giornalisti italiani (tutti a incensare “Gigi e l’esempio che è sempre statoma de che??), almeno debbo ammettere che quasi nessuno gli è andato dietro. Tutti -o quasi, non rovinatemi il finale- si sono resi conto quasi impotenti della pervicacia con cui il nostro continuava a rotolarsi in quella merda che lui stesso aveva calpestato, tirando in ballo concetti tragicomici quali crimini contro l’umanità, animali e patatine, a scelta nell’ordine.

C’è però l’eccezione che conferma la regola e che, esattamente come le parole del Gigione nazionale e del monociglio di casa Agnelli, mi ha rappacificato col mondo.

Nello specifico, Mediaset ha dato prova di tutta la sua subalternità al potente di turno, superando di gran lunga i peggiori TG4 di metà anni ‘90, e senza nemmeno essere costretti a ciò da ragioni di Stato o da famiglie da mantenere. Tra Sandro Sabatini e la sua pletora di ospiti non so per chi vergognarmi di più. Anzi, il vero vincitore c’è ed è l’ex arbitro Cesari che, mostrando un fotogramma e basandosi unicamente su quello, cercava di convincere il pubblico che Benatia non toccasse l’avversario nè col piede nè con le braccia.

Ripeto, il tutto con un fotogramma.

Di peggio, proprio a livello logico, fece solo il compianto Maurizio Mosca quando accusò non ricordo chi di “tentato omicidio colposo”.

Con tutto il male che posso volere (e gliene voglio, state tranquilli) a Massimo Mauro, vedo proprio una galassia di distanza tra i protagonisti dei commenti calcistici su Sky e su Mediaset. Anche se onestà imporrebbe di dire che io, i programmi di Mediaset, non li vedo quasi mai.

E, visto l’immondo spettacolo offerto settimana scorsa, non so come darmi torto.

WEST HAM

Ci ho messo tanto a pubblicare il pezzo perchè stavo smadonnando contro lo Stoke che a momenti ci rifila il cetriolo in casa. Per fortuna, nel finale Carroll approfitta delle due settimane tra un infortunio e l’altro per riscoprirsi attaccante di razza e timbrare un sacrosanto pareggio.

Ah, arbitro della partita era Oliver (sì proprio lui): ha annullato tre gol ai nostri per due fuorigioco e un fallo di mano. Dopo averlo maledetto sulla fiducia, dopo il primo replay mi sono ritrovato a dire, tre volte su tre, “ah cazzo c’ha ragione”.

Nonostante il cuore da pattumiera, l’insensibilità e la Coca Cola.

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In un mare di mediocrità, un’oasi di bellezza. Calcistica, s’intende.

 

MANNAGGIA MANNAGGIA

TORINO-INTER 1-0

Visto come sono diventato bravo a schivare le parolacce?

Tocca cominciare dalla fine, e attingere alla prolissa saggezza di Lele Adani, quando tra una subordinata, un’anacoluto e una citazione di Valdano dice che “l’Inter ha giocato la stessa partita fatta contro la Sampdoria, solo che lì ha fatto 5 tiri e 5 gol, mentre qui ci sono 16 corner, 10 tiri, 2 pali e 0 gol”.

Potremmo chiuderla qui, ma come al solito siamo bravissimi a fare andare dimmerda le cose che già di loro vanno malino. Ecco quindi l’effetto domino con Gagliardini che scivola a metà campo, Perisic che recupera generoso su Belotti toccandogli la palla ma facendola carambolare su De Silvestri, Skriniar allungarsi in spaccata come 100 volte ha fatto in stagione ma senza trovare il pallone e infine Ljajic, ex non-avvelenato, purgare un incolpevole Handanovic.

Lì per lì qualche moccolo scappa, ma i nostri hanno già creato tanto, traversa di Perisic e miracolo di Sirigu su Icardi compreso. Tempo e modo per recuperare -insomma- ce n’è. E per quello i nostri si mettono anche di impegno, but it’s one of those days…

Emerge drammaticamente un limite di questa squadra che la mia testa brizzolata ha notato già da tempo: se non segnano Icardi o Perisic, qui fare gol è un’impresa titanica.

Non voglio scomodare i santi in paradiso e quindi la ventina di gol stagionali che il combo Cuchu-Deki-Thiaone-Sneijder garantiva, ma è di tutta evidenza che la nostra attuale mediana sia assai stitica in termini realizzativi. Basti pensare che il nostro terzo marcatore è Skriniar con i suoi 4 centri stagionali.

Nelle scorse stagioni avevo spesso gongolato nel vedere la mia squadretta tra le prime in termini di numero di giocatori in gol nell’arco della stagione: quest’anno siamo tristemente in zona retrocessione in questa particolare ma importante classifica.

La sorte manco a dirlo è puttana -del resto sarà mica un caso che il ritornello dell’inno della mia squadra inglese reciti “fortune is always hiding”…- e quindi il sinistro al volo di Rafinha a metà ripresa rimbalza sul palo per la 21° volta in stagione. L’evento è quello che fa sospirare al sottoscritto, formato al divino insegnamento da cotanto padre “la vincium pù la guèra…”, e in effetti l’intensità della manovra dei nostri si affievolisce vieppiù, fino al fischio finale che ci lascia con l’amaro in bocca, ma con la consapevolezza di avere una squadra degna di questo nome.

Non so se essere più sollevato o rammaricato da quest’ultima constatazione. Vero: abbiamo giocato bene e meritavamo senz’altro la vittoria, così come nel Derby. Altrettanto vero che a fine anno non ci regaleranno i punti che stiamo lasciando per strada come “premio della critica”.

LE ALTRE

Il problema ulteriore di aver mancato la vittoria è che ci troviamo quinti, scavalcati da una Lazio solida e convincente che aggancia una Roma sconfitta in casa dalla Viola. Col gioco dei “se”, le due vittorie mancate ci costano 5 punti in classifica, che avrebbero voluto dire Champions quasi conquistata. Tutto resta possibile, stante il Derby della Capitale nel prossimo weekend, a patto di fare il nostro dovere in quel di Bergamo, magari con una vittoria brutta e cattiva che alle nostre latitudini non si vedono da tempo.

Davanti, la Juve passa a Benevento non senza difficoltà, mentre il Napoli aspetta ben oltre il 90’ per tenere aperto un campionato che, col Chievo in vantaggio fino a pochi minuti prima, sembrava ormai aver preso la strada di Torino.

Il Milan paga in parte il culo avuto nel Derby finendo per pareggiare in casa col Sassuolo una partita che avrebbe dovuto stravincere viste le occasioni avute, ma che ha rischiato di perdere .

E’ COMPLOTTO

Ho lottato contro il sonno pur di sentire cosa il buon Rizzoli avrebbe raccontato a Caressa & Co. Il nostro ha correttamente difeso l’operato del VAR, snocciolando numeri e trend ampiamente confortanti, alla faccia di tutti i gufi che pronosticavano crolli verticali dei minuti di gioco effettivo o confusione incontrollata tra i giocatori dopo una decisione cambiata dopo l’intervento delle immagini.

Invece vediamo confermato ciò che chi scrive in realtà pensava fin da Settembre: più chiarezza uguale meno sospetti. Meno sospetti uguale meno proteste perchè io giocatore vengo zittito dall’evidenza delle immagini quando protesto la mia innocenza o reclamo la colpevolezza altrui all’insegna del “non l’ho neanche toccato” o “ah che dolore arbitro mi ha spaccato la gamba!”.

Purtrppo la zona grigia e il margine interpretativo dell’arbitro rimarranno sempre, e con ciò lo spazio per la cultura del sospetto di cui tanti si lamentano, forse smemorati nel non ricordare quante e quali circostanze spiacevoli abbiamo alimentato queste credenze popolari.

Ad esempio, stando a Rizzoli convalidare il gol di Mertens con l’Atalanta ed annullare quello di Icardi nel Derby sarebbe perfettamente coerente, visto che nel secondo caso e non nel primo era possibile determinare con certezza la posizione irregolare dell’attaccante. La parte più divertente era la faccia da Pierino con cui si sforzava di essere credibile. Non uno che gli abbia riso in faccia, o quantomeno gli abbia segnalato la leggerissima contraddizione tra queste sue dichiarazioni (improntate al concetto “se c’è evidenza certa del fuorigioco, giusto annullare anche se è millimetrico”) e quelle di un paio di mesi fa in cui rivendicava l’esistenza di un certo margine entro cui la decisione non può essere considerata un errore e quindi non si deve modificare.

Ma va beh… mi sono consolato con la grezza dell’anno del calabrese cantilenante che, nella sua perfettibile perspicacia, prorompe in un caustico “la VAR mi fa cagare” senza aver capito di essere in onda.

E dire che era in uno studio televisivo…

WEST HAM

Cazzutissimo pareggio a Stamford Bridge col Chicharito a pareggiare il vantaggio iniziale del Chelsea. Punto che muove la classifica ma che soprattutto riconcilia la squadra con i propri tifosi dopo un periodo non esattamente esaltante.

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Chi io??  No, gioca tranquillo, tanto non segni…

VINCERE E FAR SCHIFO: DIMOSTRAZIONE EMPIRICA

INTER-BENEVENTO 2-0

Come se non fosse già abbastanza squallida da vedere in tele, ho deciso di verificare dal vivo se la mia Inter fosse così brutta come sembra.

Risposta: pure di più.

Il rampollo di casa, seppur ancora in tenera età, aveva già capito tutto, e a Babbo Natale aveva chiesto due biglietti per una partita facile-facile.

Vero che anch’io avevo ragionato così per il suo esordio a San Siro, e le cose non erano andate come sperato…

Stavolta almeno i tre punti li portiamo a casa, contro un Benevento che fraseggia ordinato e ci tiene in scacco per un’ora buona, rischiando in un paio di volte di rifilarci il proditorio (e ahimè meritato) cetriolo calcistico.

Strano non trovare ancora in rete la GIF del calcio di inizio della partita: palla a Vecino che smista sulla fascia destra, dove Cancelo rincula e Candreva scatta in avanti. La palla rotola tragicomicamente in fallo laterale nel nulla dopo tre secondi di gioco.

Gli sguardi sugli spalti sono eloquenti…

I nostri giocano con una paura addosso che è difficile descrivere: la palla scotta e i pantaloncini, ancorchè neri, faticano a nascondere l’evidenza dellincontinentia deretanae (cit.) dei nostri.

D’Ambrosio è riproposto a sinistra, stante l’impresentabilità di Santon su qualsiasi rettangolo verde di categoria superiore all’Eccellenza, e vista l’inapplicabilità sulla fascia mancina di Cancelo, promosso titolare del binario destro. Mai avrei pensato di rimpiangere così tanto la partenza di Nagatomo (avessi detto Brehme). Ovviamente, il loro terzino sinistro (Letizia) si è dimostrato a confronto assai più intraprendente, oltre che velocissimo nel non farsi superare da nessuno nei 90 minuti di gioco, compreso Karamoh nelle ultime fasi della partita.

Morale, complice anche la panchina riservata a Borja Valero, latitano drammaticamente piedi pensanti, e la calma piatta resto l’unico schema valido.

Il Benevento riesce al primo tentativo (inizio ripresa) nella giocata che i nostri hanno invano ruminato per 50 minuti: ti-tic ti-toc per un minuto buono e palla lunga dietro alla difesa sullo scatto della punta. Noi: zero tentativi riusciti su 10 provati. Loro: uno su uno. Grazie a Dio il piede del loro centravanti è impreciso e la lecca di destro finisce alta.

Ancor maggiore la dose di buciodiculo pochi minuti dopo, allorquando Cataldi va a sbattere contro un incolpevole quanto statuario Ranocchia. L’arbitro (il figlio di Pairetto! Che sia senso di colpa  transgenerazionale accumulato?) non fischia, e il VAR non torna sulla decisione del collega di campo.

Possiamo definirlo un errore a nostro favore. Segniamocelo!

Poco dopo, la partita si risolve grazie a due capocciate su altrettanti cross di Cancelo che, a parte le 20 palle perse tra tocchi di suola e doppi passi, ha il merito di saper crossare come Cristo comanda. D’Ambrosio, tanto per tirare in ballo sempre i soliti, dopo aver toppato il primo, si guarda bene dal replicare il tentativo per tutta la durata del match.

Ma lui può fare entrambe le fasce (cit.).

(spazio per parolaccia a piacere)

Morale: sui due cross del portoghese, prima Skriniar e poi Ranocchia girano in rete portando in salvo una partita di rara pochezza calcistica.

L’effetto più visibile dell’uno-due è la maggior tranquillità mostrata dai nostri: quantomeno osano la giocata, provano qualche passaggio che sia concettualmente più elevato del palla-dietro-a-tre-metri-e-giro-palla-in-difesa.

Poi si sbaglia, (le incrollabili certezze di una vita), ma almeno ci si prova perdìo!

Quindi: il fattore mentale è assolutamente centrale e discriminante. Basta guardare all’altra parte del Naviglio e pensare alle condizioni alle quali noi e loro arriviamo a questo Derby, paragonandole a quello di metà Ottobre.

A voi giudicare se questo sia un bene o un male.

Torniamo al vecchio dilemma: meglio essere genitori del bravo figliolo che si impegna ma più di così non può fare, o di quello che “ha le capacità ma non si applica”?

La risposta, prima ancora che essere “Boh“, è “che tristezza…“.

E sorvolo volutamente su casi di spogliatoio, clan di argentini contro croati e cloaca assortita.

LE ALTRE

Inizia il turbiglione degli scontri diretti, e ‘sti maledetti di milanisti vincono alla grande contro la Roma all’Olimpico. Ne fanno due ma potevano essere serenamente il doppio. Uno come me non può esultare per una vittoria del Milan, nemmeno se a questa consegue la sconfitta di una diretta rivale per il posto Champions.

Il già richiamato Derby alle viste quantomeno giustifica il mio scetticismo: Gattuso ha purtroppo fatto un grandissimo lavoro tattico e motivazionale. Splendido Ringhio quando ammette candidamente di non considerarsi un inventore di calcio, bensì un lavoratore alle prime armi che attinge senza vergogna ai maestri in giro per l’Europa. In culo al giUoco e alle stronzate con cui Zio Silvio e Zio Fester ci hanno ammorbato per anni.

Piuttosto, occhio a Cutrone: intollerabile nella totale mancanza di grazia e tecnica calcistica, ferale per il tempismo con cui piomba a impattare con tibia, calcagno, polpaccio, o altre appendici assortite.

Per il resto, il Napoli regola senza problemi il Cagliari, portandosi al momento a +4 sui Gobbi, fermati dalla neve prima della sfida contro l’Atalanta del cockerino Gasperini, che nel dubbio aveva messo in campo una squadra da ufficio indagine.

Chissà come si dice #scansiamoci in dialetto bergamasco.

Nella giornata di sospiri per i terzini sinistri delle altre squadre, menzione per Biraghi della Viola (ex Inter, come sa l’amico “Presi”) e non solo per la borda di sinistro che decide la partita di Firenze. Il parallelo che mi viene con questo ruolo è quello con l’operaio specializzato, che le PMI fanno una fatica cane a trovare. Saldatori, fresatori, serramentisti… Raramente dei premi Nobel -così come raramente tra i terzini trovi fuoriclasse- ma solidi, affidabili, di quelli che li hai e non ci pensi più perchè il problema specifico te lo risolvono.

Non mi pare così difficile andare a trovarne uno che abbia un sinistro sufficientemente educato, che sia veloce quanto basta, dotato di una normale intelligenza calcistica, necessaria a immagazzinare i 4 o 5 schemi che lo riguardano.

Eppure, i nostri continuano a toppare in quel ruolo, con Dalbert e i suoi venti milioni a poltrire in panchina. Non aprirò il faldone delle querimonie calcistiche in quel ruolo nell’Inter degli ultimi decenni. Finirei dopodomani.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, lo riconosco.

C’è la leggenda metropolitana dei flirt di Wanda Nara con i compagni di squadra del marito, non tanto incredibile in sè (la ragazza “il danno” l’ha già fatto ai tempi di Maxi Lopez) quanto per l’ipotetico terzo incomodo. Brozovic, oltre ad incarnare il concetto stesso di inedia calcistica (fischiato da tutto San Siro al suo ingresso negli ultimi 10 minuti di sabato) per quel che capisco di uomini è quel che definirei un cesso a pedali, e onestamente non me lo vedo nel ruolo di bel tenebroso che si chiava la moglie del Capitano. Pigro com’è, poi… che sbattimento…

Al solito, il mio disprezzo non va ai tanti popolatori dei Bar di Italia, delle tribune di San Siro (“son stato giù al Baretto coi ragazzi della Curva, me l’han detto loro…”), quanto ai supposti giornalisti che danno spazio a queste cagate vecchie come il cucco.

Sul figlio di Baresi tutti noi abbiamo cantato e riso per anni, ma pochi a parte il malato mentale che scrive hanno davvero pensato che il padre fosse il compagno di squadra colored (io ho sempre optato per Rijkaard, ma era nutrita anche la fazione Gullit). Cosa dite? Lui il figlio nero ce l’aveva davvero? Già, eppure giustamente (ripeto: giustamente) nemmeno un rigo in cronaca.

Qui, cito testualmente “al momento è impossibile stabilire la veridicità del documento”, ma nel dubbio cominciamo a scriverlo.

Tanto è l’Inter.

Tanto è Icardi.

Tanto è Wanda Nara.

Interessante l’articolo de IlMalpensante su Ausilio e il suo credito presso i giornalisti, effettivamente illimitato. Incredibile (ma più nella misura che nel concetto) quanto il fare i conti in tasca alla Società faccia capire che l’Inter in questi anni di soldi ne ha spesi eccome. Il concetto -che ritengo importante e che infatti avevo già espresso in passato- è che in tempi di crisi, i soldi che hai a disposizione devi farli fruttare.

Questo, nel calcio, vuol dire che non devi sbagliare gli acquisti. E invece, di tutti i calciatori comprati negli ultimi 5 anni, gli unici a non essersi rivelati “sbagliati” fino ad oggi sono stati Icardi, Skriniar, Perisic e un altro paio a scelta (le mie scelte sarebbero Hernanes e Medel, ma non ha molta importanza).

Invece, ad ogni sessione, iniziata al grido di “non c’è una lira, arrangiatevi, anzi dovremo vendere Icardi”, vediamo cadere dalle tasche della proprietà decine di milioni sperperati.

Onesatamente non sono rammaricato della buona stampa di cui gode Ausilio. E’ talmente raro che un tesserato interista riceva critiche benevole, a maggior ragione aldilà dei propri meriti, che mi godo l’anomalìa senza recriminare.

Io me la spiego col vedovismo morattiano che attanaglia tanti cronisti sportivi italiani: ah, i bei tempi andati in cui potevi usare i nerazzurri a tuo uso e consumo per accomodare le pagine del tuo giornale giorno dopo giorno…

 

WEST HAM

Quattro schiaffoni dal Liverpool. Niente da aggiungere.

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I gemelli del gol 🙂