JAMM’ BBELL’

INTER-NAPOLI 2-1

Strama non sarà (e non è) Mourinho, ma il ragazzo ci sa fare. Il modo in cui ha preparato la partita col Napoli trasuda conoscenza calcistica da ognuna delle zolle semi sintetiche di San Siro: chiamatela consapevolezza dei propri limiti, chiamatela far-di-necessità-virtù, ma il Mister gioca una partita per molti versi opposta a quella vittoriosa contro la Juve, portando comunque a casa il bottino pieno.

E questo, cioè mantenere invariato il risultato al variare dei fattori messi in campo, per me continua ad essere una ricchezza inestimabile. In culo agli integralisti del 5-5-5 e applausi al Mister.

Il Cuchu, messo in difesa e impostato come libero d’altri tempi, controlla e gestisce al meglio la manovra, potendo far valere il fosforo invece della gamba. Piu’ avanti, e di contro, Guarin al posto di Palacio garantisce meno capoccia ma piu’ “animalanza”: il colombiano, se si tratta non di pensare ma di fare gara a chi spara piu’ forte, e’ tra i migliori cavalli in circolazione. Ottimo il gol su schema globale che sblocca il match dopo pochi minuti, che permette all’Inter -brava e fortunata- di poter fare la partita che voleva (della serie: vieni avanti tu che mi vien da ridere) e di poter gestire tempi e ripartenze secondo l’estro dei due puntelli Milito e Cassano.

Ancor piu’ incredibile il piedino fatato del Guaro quando piazza sapiente l’assist per il raddoppio del Principe, che chiude il primo tempo con un doppio vantaggio francamente insperato, se si considerano un paio di spaventi in area nerazzurra, ma addirittura striminzito, se penso all’entrata su Cassano in area che mi fa sobbalzare e cristare contro il “solito” Rizzoli; il degno compare di Rocchi chiudera’ la prestazione con un gol napoletano in evidente fuorigioco e un mancato secondo giallo a Behrami, ovviamente catechizzato con una ramanzina tanto inutile quanto codarda a meta’ ripresa, dopo entrataccia cattiva su Guarin. La ripresa vede il Napoli in avanti per forza, con un’Inter a difendersi non sempre con ordine: un po’ di confusione dei nostri, un (bel) po’ di imprecisione di Cavani & co., qualche buona parata di Handanovic hanno fatto si’ che i nostri mettessero in cascina il terzo big match della stagione, dopo Derby e Juve, per non parlare della Fiorentina.

Cosa ci dice questa sbrodola: che i nostri vanno bene quando sono caricati a mille e quando possono suonare la musica che vogliono, soprattutto se lo spartito e’ difesa e contropiede. Un classico, un vecchio blues, 12 battute solo all’apparenza sempre uguali, che solo i veri appassionati sanno apprezzare, cosi “sanamente” lontano da quella banale ricerca di originalita’ (il tanto decantato “bel giuoco”) che dovrebbe essere garanzia di qualita’ e di risultati.

Musicalmente ho sempre fieramente disprezzato l’idea per cui una canzone, per essere “buona”, dovesse essere in 7/8, avere un assolo di flicorno francese e un testo scritto da un esperto di semiotica sanscrita. A tali stronzate, ho sempre risposto che, se l’obiettivo e’ fare musica “non commerciale”, tanto valeva fare un disco di soli rutti; giudizio critico: tafanata galattica, pero’ mooolto alternativo!

LE ALTRE

Per fortuna abbiam vinto, perche’ davanti e dietro non ci aspettano. La Juve vince la classica partita che vale doppio, conquistando Palermo giocando tutt’altro che bene, mentre i cugini regalano il vantaggio iniziale al Toro, per poi “matarlo” definitivamente. Gragnuola di gol tra Roma e Fiorentina, con occasioni e gol propiziate piu’ che altro da svarioni difensivi da censura.

E’ COMPLOTTO

Tutti hanno salutato Antonio Conte come se fosse tornato da un lungo viaggio, per non dire da una brutta malattia, e non da una squalifica di quattro mesi. Non speravo ne’ chiedevo un cazziatone mediatico al tecnico “agghiaggiande“, anche se mi sarebbe piaciuto che qualcuno un po’ meno prono degli altri gli chiedesse “senta, siccome si e’ sempre dichiarato innocente e vittima, ci dice un po’ com’e’ andata?”. Invece no, tutto all’insegna del “quanto tempo! Ma come sta? Che bello rivederla!” con tanto di telecamera dedicata e mutismo assoluto sulla mancanza di dichiarazioni pre partita (ricordiamo invece il grave danno inflitto in primis ai propri tifosi dall’Inter che proclamava il silenzio stampa dopo le ennesime sviste arbitrali). D’altra parte, non sono mancate le solerti prostitute intellettuali a ricordarci che per l’Inter c’e’ poco da sorridere, risultato a parte: poco giuoco, pochi tiri in porta, portiere tra i migliori in campo… oltre a un Napoli-di-grande-personalita’ (recitata a mo’ di mantra da Caressa in telecronaca). Per fortuna non tutto e’ cosi’ buio, e allora giu’ il cappello ancora una volta a Zorro Boban e al suo commento alla partita e a Milito: a Stramaccioni fa complimenti sentiti, dicendogli in sostanza che sta ottenendo il massimo e forse di piu’ dalla rosa in dotazione, pur praticando un gioco che a lui personalmente piace poco e insegnando a tanti giornalisti teoricamente piu titolati come si fa un commento tecnico ad una partita. Ottimo anche quando si rammarica con Milito per averlo visto troppo tardi a certi livelli e quando constata che l’eta’ comincia a farsi sentire, con effetti poco piacevoli sulla velocita’ e sulla continuita’ nell arco dei 90 minuti. Ripeto quello che ho detto piu’ volte: notando con ribrezzo una stampa prona a questa o quella squadra, l’ultima cosa che voglio e’ ricevere analogo trattamento nei confronti dei miei ragazzi: two wrongs don’t make a right, ho imparato a dire. Quel che mi aspetto e’ pero’ onesta’ intellettuale e liberta’ di pensiero; quel che pretendo e’ che -ultimo esempio- se un difensore entra a scivolone e prende sia palla che piede avversario, o sia sempre rigore o non lo sia mai. Sappiamo invece come funziona nel salivato mondo dei media sportivi italiani… But that’s nothing new to me.

WEST HAM

Confesso di essere colpevole della sconfitta casalinga contro il Liverpool per 3-2. Assisto ai primi minuti della partita che vedono i Reds rapidamente in vantaggio, per poi estraniarmi una buona ora, sufficiente agli Hammers a ribaltare il risultato. Mi riaffaccio quindi alla partita per il quarto d’ora finale, che vede il West Ham soccombere e inassare 2 gol in pochi minuti.

Mario, quando vedi che butta cosi, fatti i cazzi tuoi!

Hombres del partido

Hombres del partido

SAME BUT DIFFERENT

INTER-PALERMO 1-0

Parliamoci chiaro: l’Inter da un mesetto a questa parte sta giocando la stessa partita da 5.5 o 6– che, in quanto tale –e cioè mediocre- può essere decisa dal più impercettibile dei battiti d’ala: sfiga, culo, scelte arbitrali. Lo stesso Stramaccioni concorda con la mia tesi, ancorché usando parole diverse.

Quel che a Bergamo e col Cagliari ci hanno tolto gli errori arbitrali, e che a Parma ci siamo tolti da soli giocando –tecnicamente parlando- di merda, ieri ci è stato omaggiato dal fattore C, con il Sergente Garcia mosso a compassione nel regalarci un plastico autogol in spaccata scivolante su cross di Ranocchia, novella ala destra.

Vero che il Palermo del poco rimpianto ex Gasperini non ha quasi mai tirato in porta (complice l’assenza di Miccoli), e che i tre dietro hanno –di risulta- fatto un figurone, ma i frutti di una manovra impostata a turno da Gargano e Samuel sono mele marmoree per le fauci anchilosate di Milito e Palacio, con il piccolo Coutinho nuovamente nei panni del bimbo perso al parco giochi.

E’ come se lui ed Alvarez facessero a gara a chi fa rimpiangere di più l’altro…

Strama contempla il nostro niente (ho già citato il Melandri su questo passaggio, ma la perfezione non è migliorabile) finchè decide di sparigliare togliendo nell’ordine Milito, Capitano e Cuchu e inserendo Guarin, Nagatiello e Mariga. I primi due subentranti sono quelli che, esagerando nella forma ma non nella sostanza, “spaccano” la partita, essendo entrambi dotati di quella sempre più rara qualità necessaria ai giuocatori di calcio: la corsa. I siciliani infatti paiono non aver voglia di infierire, e d’altra parte non fanno grossa fatica a imbrigliare la nostra asfittica manovra. L’ingresso dei due succitati se non altro mischia un po’ le carte, e al tifoso assetato di buone nuove e lungimiranti pensate del proprio allenatore piace pensare che il rocambolesco autogol derivi anche dal mulinare di gambe generato dalla coppia nippo-colombiana.

Poco altro da aggiungere sulla gara in sé, se non che le prossime due ci vedranno opposti a Napoli e Lazio: savasandir che servirà ben altro per aver ragione di aquilotti e ciucci…

 

LE ALTRE

La Juve asfalta il Toro che regge solo un tempo, salvo poi piegarsi senza rimedio, complice anche l’inferiorità numerica cui è costretto, stante scellerata cianghetta di Glik ai danni del gobbo di turno.

Bene anche il Milan che ribalta il risultato a Catania grazie a un Faraone in gran spolvero, oltreché in fuorigioco in occasione del pareggio. Più che equo il Catania, visto che dopo il rigore non dato a San Siro contro di noi ed il furto con scasso subito in casa con la Juve, subisce un torto arbitrale anche nella partita col Milan. Battute a parte, i cuginastri si mangiano l’impossibile prima di chiudere nel recupero con il 3-1 di El Shaarawy. Bene le romane, benissimo il Napoli che fa manita col Pescara, si ferma la Viola contro la Samp lasciandoci soli al terzo posto.

 

E’ COMPLOTTO

Inizio dalla gustosissima -e sacrosanta- esclusione di Pirlo dal Gotha dei calciatori in lizza per il Pallone d’Oro 2012. Non tedierò oltre i miei lettori sul mio astio nei confronti del centrocampista bresciano, e ancor di più sulla stampa che da un decennio ne magnifica ogni singola virgola.

Posto che non sia lecito ad un sano di mente affermare che il ragazzo sia un bidone, godo invece nel vedere quanto gli “oooh” di meraviglia calino di intensità al di fuori dai confini italici, con gli addetti ai lavori pronti ad eleggere gli inevitabili Messi-Iniesta-Ronaldo quali finalisti dell’edizione 2012. Poco da dire: sono i più forti ed è giusto che ci siano.

Ma ecco che, dalle stesse penne da cui era uscita questa glaciale e ineffabile affermazione allorquando l’Inter veniva ignorata nel 2010, dopo aver vinto tutto o quasi nell’anno solare, da quelle stesse penne, dicevo, deborda ora tutto lo sdegno vestito da retorici e sarcastici commenti all’insegna del “cos’ha vinto Messi quest’anno più di Pirlo?” fino all’inevitabile “qual è il valore reale di premi come questo?”.

Palese e lampante la coerenza di questi figuri: giusto premiare chi è più bravo “a prescindere” (e quindi premiamo Messi per i prossimi 10 anni) quando il concorrente ha la faccia triste di Milito –escluso addirittura dai primi 50!- o la stempiatura di Sneijder, quasi blasfemo invece non considerare quanto fatto e vinto nell’anno solare se il concorrente ha lo sguardo socchiuso e lisergico ed il numero 21 sulla maglia.

Ah, e comunque: pur accogliendo l’obiezione, Iniesta nell’anno solare ha vinto Europeo, Coppa di Spagna ed è stato finalista di Champions League.

Proseguo poi lodando ancora una volta la squadra che mi onoro di tifare per il giusto tributo riservatole a New York, al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite. Una sola squadra ha avuto questo onore, e non è stato il Barcellona da tutti lodato per il logo Unicef sulle maglie, né la squadra dell’Amore che avrebbe causato un’epidemia di crisi iperglicemiche comunicando il raggiungimento di un simile traguardo. Non sono stati nemmeno Club attualmente ben più potenti e prestigiosi quali il Real Madrid o il Manchester United. No. E’ stata l’Inter.

Sono partigiano e quindi poco obiettivo, ma credo che, ancor di più in tempi di magra per il nostro calcio, una maggiore e migliore pubblicità all’evento da parte dei media italici sarebbe stato opportuno. Tuttavia, chi è causa del suo mal (l’Inter in questo caso, “il club meno mediatico del mondo and proud of it”) pianga se stesso. E lasci i media a ciarlare nella stessa settimana di mobbing e cattivo esempio dato per tutti quei club “di serie C” (Fabrizio Bocca di Rosa evidentemente non sa che da qualche anno si chiama LegaPro) che potrebbero essere tentati di agire nella stessa maniera verso calciatori che non possono vantare lo stipendio a 6 zeri dell’olandese. Senza aggiungere che, in Lega Pro e anche più giù, i casi di ingiustizia sportiva e di stipendi allegramente non pagati (altrochè ridistribuiti tra parte fissa e variabile!) se ne contano a decine, nel silenzio generale, chè certi Carneadi si tirano fuori solo quando fa comodo.

Finisco in bellezza, però, facendo da solo un applauso alla performance del nostro Mister nel dopopartita: dovendo da contratto mettere su il disco del “Sono io che decido di non convocare Sneijder per scelta tecnica” a cui palesemente non crede né spera di essere creduto, ma che mantiene per doverosa governance aziendale, respinge qualsiasi critica –giusta o ingiusta che sia- nella gestione del caso, per poi impartire una vera e propria lezione di tattica a Massimo Mauro (ottima la chiosa finale “…se fosse così facile come dici tu avremmo risolto il problema”) e liquidando la competenza giuridica –formalmente corretta ma non applicabile al caso di specie- di Ilaria D’Amico che ricordava a tutti come non sia l’entità della busta paga a far apparire o sparire un diritto.

Faccio prima a linkare il tutto che a descriverlo:  http://www.youtube.com/watch?v=6P5vZHrbJBI&sns=fb con climax ascendente tra il min. 6.00 e l’11.40.

Stramalo!

 

WEST HAM

Granitici i martelli che rifilano 3 fischioni al Chelsea  del “Fat Spanish Waiter” Benitez. Solidamente nella colonna di sinistra. What else?

Nell'immagine, il migliore in campo Come dite? non si capisce chi è? ...appunto!

Nell’immagine, il migliore in campo.  Come dite? non si capisce chi è? …appunto!

TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE

INTER-CAGLIARI 2-2

Weekend strano e solito al tempo stesso, seppure su fronti diversi.

Dopo essermi violentato l’anima, sperando che i cugini rimontassero il doppio svantaggio a Napoli, ho assistito quasi “nasandola” all’ennesima prestazione da Pazza Inter. Mi sono in realtà risparmiato il primo tempo che, credo, sia riassumibile nel bel gol di Palacio su cross di Cassano, in una gragnuola di parate di Handanovic e nel meritato pareggio sardo con Sau, bravo a infilarsi tra Samuel e JJ.

La ripresa invece ha visto i nostri procedere  a sprazzi, col Cagliari bravo a ripartire e approfittare degli inevitabili buchi che si aprivano dietro. Milito ha fatto riapparire la prima delle megére evocate nel titolo, sparando alto un sapiente assist di Nagatiello a non più di 3 metri dalla porta.

La spinta “ragionata” dell’Inter in realtà finiva lì: da quel momento in poi i nostri cercavano il gol più col casino organizzato che con manovre ragionate. La dura legge del gol (sbagliato-e-quindi-subito) non ha tardato a trovare applicazione, con Pinilla bravissimo a centrare il palo su girata acrobatica, e ancora Sau bravo e fortunato a trovarsi in zona, controllare e fintare prima di mettere in buca l’1-2. Dopo qualche Madonna tirata a dovere, ho pensato al classico dei classici: Inter che deve vincere per approfittare degli acciacchi altrui e che invece viene beffata sul più bello.

I fantasmi di Phil Masinga, Evair e Dely Valdes si sono messi a ballare davanti a me, mentre uno strano mantra di Morettiana memoria riecheggiava nella mia testa: “tutto dipende da me, e se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Quando poi vedo l’inutile Riky Alvarez prendere il posto di Cassano capisco che la giornata da scura può solo trasformarsi in nera, e invece è una botta di culo sesquipedale a rimetterci in carreggiata, sotto forma di cross di destro (di destro, lo devo scrivere due volte perché possa capirsi l’eccezionalità dell’evento) proprio del neo entrato che incoccia su Astori per il più classico degli autogol. Pareggio e una manciata di minuti da giocare, tentando quel che, a seconda del colore delle strisce della maglia, viene definita “vittoria di carattere” o “somma ingiustizia calcistica”. Nel dubbio, non si applica né l’una né l’altra definizione, visto che il casino organizzato di cui sopra produce qualche flipper in area che causa solo picchi di pressione arteriosa, fino all’inguacchio del 90’. E lì che appare la seconda strega di giornata, allorquando Ranocchia è palesemente cianghettato a cavallo dell’area, tra le urla degli spettatori e nel silenzio assordante dell’arbitro, che fa proseguire. Il fatto che sia Cassano, rimasto in panca dopo il cambio, a dover calmare Stramaccioni, dà la misura dell’incazzatura del Mister, che viene inevitabilmente cacciato.

Rimandando a poco più sotto i commenti  de panza sul succitato fattaccio, qui mi limito a rivendicare il sacrosanto diritto di una squadra di vincere, pareggiare o perdere partite per esclusivo merito o demerito proprio e degli avversari, ma senza dover mettere sul piatto della bilancia la decisione sbagliata dell’arbitro.

Se Milito sbaglia da due passi posso smadonnare fino a domani senza capacitarmi di come un campione come lui possa calciare alto da quella posizione, ma se un arbitro non segnala un fallo chiaro e solare come quello su Ranocchia, il tifoso, sì fazioso ma non fesso, si incazza. E si incazza ancor di più quando gli viene fatto notare che, stante l’errore del proprio centravanti, non ha diritto di lamentarsi. A stronzate del genere finge di credere Marotta quando dice “il loro gol era buono, il nostro in fuorigioco, ma ai punti avremmo vinto comunque noi” oppure il fideista sacchiano che pensa che solo giUocando bene puoi meritarti di vincere, e che se invece osi giocare male, e il Dio del calcio decide di non incenerirti con un fulmine a metacampo, il minimo che ti puoi aspettare è di perdere.

 Cercando di tornare al solo calcio giocato, è vero che, dopo la vittoria di Torino, probabilmente i nostri hanno accusato un calo di tensione: è qui che però deve intervenire un allenatore come Stramaccioni, bravo nell’aspetto motivazionale: al netto degli errori arbitrali, che in due partite ci hanno tolto 3 punti (1 a Bergamo e 2 ieri), le ultime partite ci hanno visti in calo, incapaci di riproporre lo schema “massicci e incazzati” che tanto veloce ci ha fatti marciare a Ottobre. La speranza è che lo svuotamento dell’infermeria e l’applicazione calcistica del sommo principio dell’informatica (spegni e riaccendi) possano portare benefici alla squadra.

LE ALTRE

Come detto, Juve-Lazio e Napoli-Milan avevano apparecchiato la domenica come meglio non si poteva sperare: due pareggi, accompagnati da una nostra vittoria, avrebbero voluto dire 2 punti recuperati su tutte e quattro le suddette. Forse troppo bello per essere vero, o troppo vero per essere bello. Di tutto questo stallo ne approfitta la Fiorentina che demolisce l’Atalanta e appaia il Napoli al terzo posto, ad una sola lunghezza dai nostri. Bello e intenso come al solito il Derby di Genova, che vede la Samp prevalere sul Grifo, lasciandogli anche la poco invidiabile coda della classifica. Nonostante Clouseau Delneri, spero sempre per il meglio quando si tratta di Zena.

E’ COMPLOTTO

Lampante e palese dimostrazione di prostituzione intellettuale ieri nel dopo partita.

Protagonista principe, la terza strega della nostra favoletta, sotto forma di calabrese cantilenante (Massimo Mauro), la cui faccia di tolla riesce a rimanere impassibile nel suo mezzo sorriso anche dicendo che secondo lui quello su Ranocchia non è rigore. Non mi stupisco dell’affermazione in sé, perché conosco il soggetto e la sua “non simpatia” per i colori nerazzurri. Quel che mi fa ribrezzo è il suo discorso da finta-vergine, nel quale accusa Moratti di essere troppo tifoso per essere obiettivo, invitandolo a fidarsi di giornalisti e commentatori imparziali, che, proprio perché tali, sarebbero più lucidi mentalmente e quindi più attendibili in sede di giudizio. Il figuro aggiunge che adombrare sospetti fa male al calcio, che non è giusto farlo “perché la Juve è andata in B ed ha pagato ed è stata l’unica a pagare”, e che così facendo lo costringono a ricordare il rigore non fischiato al Catania, che lui non vorrebbe ricordare perché l’errore dell’arbitro fa parte del gioco, e che invece si vede costretto a tirar fuori di nuovo, a ulteriore riprova del fatto che, alla fine, torti e ragioni si compensano. (Il fatto che quello sia il solo episodio che viene tirato in ballo a favore dell’Inter, e che comunque quella partita sia stata vinta 2-0 poco conta ovviamente…).

Non starò a dirvi quanto soave sia sembrata la musica uscita dalla bocca inferocita del Signor Massimo, infuriato nel dopo gara e unico a parlare ai giornalisti, e polemizzando anche con lo stesso Mauro e la sua tesi negazionista. La speranza, in termini di governance aziendale, è che l’incazzatura continui e non sbollisca come tante altre volte nelle dichiarazioni del Lunedì rese-dal-sempre-disponibile-presidente-all’ingresso -degli-uffici-della-Saras.

Soprattutto perché, se non è bello subire torti sul campo, ancor più “antipatttico” è essere presi per il culo nei giorni seguenti. Facendo finta di parafrasare Giovenale, e volendo invece citare un sommo ancorchè bianconero Matteo Brambilla di bionda età, mi chiedo retoricamente quis custodiet custodies? e cioè chi garantisce della buona fede di commentatori e giornalisti, quando questi negano l’evidenza o promuovono una sostanziale omertà come stile di vita? Ritorna ancora una volta la saggezza Mourinhana del ‘bassiamo i toni e delle nefaste conseguenze che ciò ha portato al nostro Calcio. Evidentemente  si sbaglia a lamentarsi, perchè il nostro piangere fa male al Re. Dovremmo pigliarla in culo e ringraziare, dovremmo credere a chi ci dice che piove dal basso in alto e che quello su Ranocchia non è rigore, perché Ranocchia è alto 1.90 e per un tocco così non può cadere (non posso chiedere a Mauro di conoscere le basi della fisica e quindi il concetto di leva, ma cazzo, questo ha giocato 10 anni in Serie A e non può non riconoscere in quella dinamica un chiaro fallo di gioco).

Del resto, nelle mie orecchie risuona ancora l’ex arbitro Chiesa che, commentando in diretta il famoso Juve-Inter di Iuliano nel ‘98, sosteneva che “non tutti i contatti sono rigore” e che quello, secondo lui, non lo era. Eppure si dichiarava imparziale, eppure era competente, come Tosatti, come Biscardi, come il moviolista Silvio Sarta e tanti altri che solo io e pochi altri, rancorosi dall’elefantiaca memoria, ricordiamo ogni sera nelle nostre preghiere.

E noi, poveri bimbi rimasti scottati dall’acqua bollente, dovremmo fidarci ciecamente di quel pentolone di acqua calda che cuoce sul gas, senza far troppe manfrine su quel che è stato, chè se no qui non se ne esce più!

In tutto ciò, la Juve con la sua reazione pesta una cacca di mucca, visto che –se conosco il mio presidente- le sue parole di ieri non erano rivolte a Torino. Non che voglia assolvere i gobbi (anzi), ma quando Moratti dice di non voler rivivere esperienze già vissute, non si limita a tirare in ballo banalissimi favori dati alla Juve. Si riferisce a un sistema non solo finalizzato ad avvantaggiare gli amici, ma anche a danneggiare chi a quel cerchio magico non apparteneva. Come a dire che non bastano due partite senza aiuti alla Juve per far sparire il problema, perché il problema c’è e persiste, addirittura indipendentemente dalla Vecchia Signora: così come contro la Juve, per un arbitro, è bene non sbagliare, con l’Inter ogni arbitro –mi vien da dire soprattutto quelli giovani- può dimostrarsi “di personalità”: l’Inter è la classica grande con la quale si può anche sbagliare, perché tanto alla fine non succede niente. Loro tanto piangono sempre e io, arbitro, posso dire di non aver subìto la famosa sudditanza psicologica e di aver avuto le palle per non fischiare un rigore al 90’ a favore della la grande squadra. Se poi il rigore a guardar bene c’era, c’è sempre la poesia dell’errore dell’arbitro che va accettato come quello di un Milito qualsiasi…

WEST HAM

Monday night contro lo Stoke per mantenere una classifica da sogno.

int cag 2012 2013 bis

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più.
Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

SAN GIUANN FA MINGA INGANN

JUVENTUS-INTER 1-3

La goduria non ha limiti, e il rancore nei confronti di quelli che sono universalmente considerati “i cattivi” fa assumere a questa vittoria quasi una valenza di giustizia sovrannaturale, ancor più corroborata dal solito paio di sviste avbitvali (cit. ovina, vendemmia ’98 ma sempre valida).

Contro tutto e contro tutti, as usual.  Il ricordo non può non andare a quello splendido derby vinto 2-0 e finito in 9, quando solo un’Inter molto più forte degli avversari (allora i cugini, ieri i gobbi, in entrambi i casi la ghènga arbitrale) riuscì a prevalere uscendo dal campo con i tre punti ed il petto gonfio d’orgoglio.

Strama fa il fenomeno e se la gioca con le tre punte “pure”, correndo un rischio evidentemente calcolato e schierando fin dall’inizio tutto il potenziale offensivo a disposizione. Dopo 20 secondi il patatrac  cui si è accennato. A poco vale il fatto che il mio occhio non si fosse accorto del netto fuorigioco di Vidal, preso com’ero a smadonnare per il gol subìto senza nemmeno aver toccato palla. Se n’erano invece accorti il Mister in panca, che i suoi sacramenti li indirizzava al quarto uomo, ed in campo Nagatomo e Juan Jesus, che hanno incenerito coi loro sguardi il segnalinee Preti.

Non appena appreso del cognome del figuro in questione, nelle mie orecchie ha risuonato soave la melodia di Bandiera Rossa, nel passaggio in cui si ricorda che

con le ossa di Preti morti, faremo tasti per pianoforti”.

Abbandonati gli istinti stragisti, rimanevano 89 minuti da giocare, che hanno confermato tante cose già note, buona parte delle quali verranno sviscerate nella sezione E’ COMPLOTTO.

Restando alla partita, Handanovic fa la paratona su invenzione di Pirlo e ottimo destro al volo di Marchisio, con la nostra difesa che sbaglia il fuorigioco e che in generale nella prima mezzora è alquanto pasticciona. A metacampo però teniamo il loro ritmo, e i tre davanti sono una minaccia costante; bello il destro fuori di un niente di Cassano –in generale piuttosto in ombra però- e sempre pericoloso Cambiasso nelle sue percussioni centrali –anche se farebbe meglio a servire i connazionali Milito e Palacio anziché tirare.

Ad ogni modo, l’intervallo ci sorprende tignosi e convinti, pronti a tornare “sul campo” –come amano dire quelli là- e ribaltare il risultato.

E così è.

Qualcuno –non Tagliavento, impallato da Bendtner, probabilmente Orsato- vede la trattenuta malandrina di Marchisio su Milito e probabilmente il parrucchiere di Terni pensa che un altro errore sia troppo anche per l’Inter.

Rigore quindi, e il Principe pareggia.

Il punto che –lo confesso- mi riappacificava col mondo, non avendo nemmeno mai sperato a più di un pareggio nella tana del lupo, costituisce in realtà un nuovo inizio per i nostri, che annusano la puzza di merda che alberga nelle mutande juventine.

Nagatiello e Zanna arano le fasce che è una bellezza, e Strama fa il resto togliendo Cassano per Guarin. Al quale non fregherà un cacchio, ma che suscita in me quel misto di amore e odio che nelle ultime stagioni avevo riservato a Thiago Motta. Giocatori diversissimi, i due, che però hanno l’innato istinto di fare la cosa che in quel momento non farei mai: tirare anzichè passare, fermare l’azione anziché velocizzarla, e robe del genere. Il fatto che loro giochino o abbiano giocato nell’Inter strapagati mentre io faccia fatica al calcetto dei campioni del lunedì dice molto sulle rispettive competenze calcistiche, ma  non si dice forse che l’Italia è il Paese con 60 milioni di commissari tecnici?

Eccomi, quindi, a ringhiare contro il Guaro allorquando decide di allargarsi sulla destra per la bomba a voragine invece di servire il meglio appostato Milito. Il diagonalone in effetti è insidioso, e la respinta di Buffon si trasforma in succulenta polpetta che Milito fa sua in un sol boccone: tap-in e 2-1, con conseguente ruggito animale del sottoscritto.

Se già prima la Juve ci capiva poco, da lì in poi i galeotti vanno in pappa completa, con i soli Pirlo e Quagliarella a tentare il tiro da lontano, se si eccettua un tentativo di Bendtner molto difficile dopo cazzata micidiale di Gargano, che tenta di servire Handanovic da posizione suicida. Stranamente non sento nemmeno troppo il match, felice di essere il vantaggio e di rompere gioiosamente i coglioni ai gobbi e al loro record di imbattibilità. La felicità si trasforma in euforia sul pressing di Guarin sul prossimo pallone (gonfiato) d’oro, alias Pirlo, e sulla seguente imbeccata per Nagatomo, che tiene palla per un quarto d’ora provando il tiro, resistendo alla carica del difensore e imbeccando poi Palacio a centro area per il 3-1 finale: stritolo Panchito in un abbraccio ebbro di gioia, col piccolo che ride e mi grida “te l’avevo detto!!”. Mento rispondendogli  “è vero! L’avevi detto!!” e mi godo la prima vittoria in terra gobba dai tempi di Julio Cruz.

Era l’aprile del 2005 ed ero a Freetown, cazzo che ricordi…

LE ALTRE

Non so se lo sapete ma la Juve ha perso. Vince il Milan, invece, just for a change, e riesce addirittura a segnare Pazzini. Napoli e Lazio ci danno una mano, raccogliendo un punto in due e lasciandoci quindi a un punto dalla vetta e 4 punti sulla terza. Continuo a pensare che questa squadra NON sia da scudetto, e davvero la mia non è scaramanzia. Penso però che la vittoria di ieri sia una pietra angolare di questo campionato, e che possa significare molto in termini di consapevolezza nei propri mezzi. L’Inter come sappiamo è capace di tutto, nel bene e nel male, ma penso anche a bassa voce (non si può pensare a bassa voce ma spero che la licenza poetica renda l’idea) che a volte capitano cose che sfuggono alla logica. E’ qualche settimana che ho in mente lo scudetto del Milan del ’99, vinto con una dose industriale di culo e con la connivenza determinante della rivale del tempo (‘a Lazzie). Lungi da me voler paragonare i nostri a gentaglia che tirava alla bandierina del calcio d’angolo salvo incocciare sulle terga avversarie e fare gol, ma il contesto in cui potrebbe maturare il miracolo è esattamente questo: un episodio che sfugge al buon senso pallonaro, ammesso che ne esista uno, che premia gli arditi e che è frutto della mediocrità generale, nella quale basta ergersi di un poco dalla polvere per splendere di luce propria.

E’ COMPLOTTO

I gobbi son tornati: detto del gol farlocco in avvio, il mancato rosso a Lichsteiner è la prova palese della malafede di questa gentaglia armata di fischietto o bandierine. Chè a essere in buona fede, dopo una cagata come il gol in fuorigioco convalidato, non vedi l’ora di poter azzeccare la chiamata che punisca chi prima è stato indebitamente avvantaggiato.

Invece Tagliavento, quello lodato da tutti perché arbitra in punta di regolamento, quello che non si fece problemi a cacciare fuori 2 difensori –guarda caso interisti- nei primi 40‘ della famosa partita delle manette di Mourinho ecco, quel Tagliavento lì ci pensa un po’, un altro po’, e poi non fa una mazza.  Ennesima dimostrazione di arbitro che fa il grosso coi piccoli (l’Inter non ha mai avuto né mai avrà l’appeal delle altre strisciate presso le varie istituzioni del calcio) e il piccolo coi grandi (intesi come portatori di grandi interessi, non certo come squadra di specchiata tradizione). Nel cahier de doléance io, interista malato, metto anche il gol annullato a Palacio per un fuorigioco di tre centimetri, perché mi rifiuto di credere che un occhio umano possa vedere una roba simile. Non potendolo credere, ci ritroviamo quindi nel caso, già illustrato in precedenza, del doppio giallo non dato al terzino bianconero: nel dubbio, lasciala giù quella cazzo di bandiera, cornuto! Invece no: qui chiamata ineccepibile, al limite dell’impossibile, là… chettelodicoaffà.

La vittoria dell’Inter ovviamente ha messo sotto radice quadrata la gravità degli errori in questione (sempre che di errori si tratti), ma ovviamente non ha impedito alla prostituzione intellettuale di mettere in scena il canovaccio già visto nella giornata di Juve-Catania: e cioè, non “arbitri-pro-Juve”, ma “arbitri-nel-caos”, accomunando i crimini testè menzionati a mancate ammonizioni –tutte da verificare- ai giocatori interisti nel secondo tempo.

Le mie caste orecchie hanno poi dovuto sentire abominii del tipo “il gol irregolare dopo venti secondi ha in realtà penalizzato la Juve perché ha dato ancor più rabbia all’Inter”, oppure “ha aiutato Stramaccioni che a quel punto aveva già le tre punte in campo per tentare di ribaltare il risultato”.

Forse in questo senso riesco a capire quell’illuminato tifoso bianconero che, richiesto di un commento a fine partita, è riuscito a dire “Juventus 1 Tagliavento 3”.

Da parte mia, invece, applausi a piene mani al Cuchu che dice “la storia dell’Inter è troppo importante per interessarci del record di imbattibilità della Juve. La storia l’abbiamo fatta noi un paio di anni fa”, sorrisi divertiti a Cassano che invita l’arbitro a non fare il fenomeno mentre prima del secondo tempo ignora le nostre richieste di spiegazioni, e ovazione da stadio a Strama che fa il verso ai gobbi dicendo “qui tutti dicono sul campo… beh noi li abbiamo battuti sul campo, poi possono dire quello che vogliono”.

Lo appoggio anche nella polemica –forzatella, lo riconosco- con Marotta che aveva definito “spensierata” l’Inter che arrivava a Torino per giocarsela, e volendo dire in realtà “spregiudicata”. Personalmente, vivo un tale atavico arretrato di sfanculamenti non dati ai nostri avversari che sposo sulla fiducia qualsiasi polemica che ci veda opposti alle oscure forze del male.

Per il resto, noto che Repubblica continua ad avere una redazione sportiva che senz’altro non sorride all’Inter: Fabrizio Bocca (lo chiamavano Bocca di Rosa…) fa il gioco di tanti altri mischiando mele con pere nel giudizio all’arbitro, mentre mi tengo ben lontano dai complimenti a Stramaccioni –non a caso ex giallorosso- di Alessandro Vocalelli, lupacchiotto ex direttore del Corriere dello Sport e -forse per questo?- approdato sulle colonne del quotidiano fondato da Scalfari.

Ripeto quanto detto in apertura, come sempre contro tutto e tutti: la nostra condizione naturale, nella quale riusciamo a dare il meglio. Avanti così (si spera).

WEST HAM

 Cazzutissimo pareggio a reti inviolate contro il City del Mancio e zona-Uefa comodamente presidiata nsieme a coinquilini di ben altro lignaggio (vedi alla voce Arsenal). I’m West Ham untill i die!

E' un po' come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

E’ un po’ come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

NON HO VISTO MA PARLO LO STESSO

INTER-CATANIA 2-0

Premetto la mia colpa e la mia impreparazione. Ho dato un’occhiata al bigino (cioè ho visto gli ailaizz) ma non ho studiato (cioè non ho visto la partita, causa zingarata in terra gigliata). Detto ciò, posso quindi commentare ben poco, non essendo io pennivendolo di professione con due o tre pezzi già pronti da mandare in stampa a seconda del risultato o della bisogna.

Noto il perpetuante stato di grazie di Cassano, la luccicante testa -anatomica e calcistica- di Cambiasso e lo splendido primo gol di Palacio, saggiamente servito dal Principe.

Noto anche la sconsideratezza di Guarin che rischia un rigore sacrosanto cianghettando in area l’avversario invece che accompagnarlo a fondo campo.

Lo dico da tifoso a cui ieri è andata bene: avete capito perchè i giudici di porta non servono a un cazzo? e perchè, fin quando non sarà possibile rivedere questi episodi al replay, sarà sempre valida la scusa del “non ha visto“?

Sorvolando sulla prestazione di ieri e analizzando invece la classifica dei nostri, ribadisco quanto già detto in un paio di altre circostanze: va bene, benissimo così. Non credo che onestamente avrei potuto pretendere di più da questa squadra, a livello di classifica. Vero che paghiamo il brutto KO col Siena, ma abbiamo i punti che ci meritiamo (e forse anche un paio in più, ma diciamolo sottovoce). Tutto ciò fa male alla Serie A perchè mostra come una squadra volenterosa, ma in pieno work in progress, sappia sfruttare la mediocrità generale ed essere -seppur solo a fine Ottobre- a un passo dalla qualificazione in Champions League. La Juve resta di un altro livello, e temo ne avremo conferma tra un paio di settimane, ma forse con le altre ce la possiamo giocare. Mi piace sempre di più il nostro allenatore, preparato e capace di convincere i giocatori a cambiare modulo di partita in partita, e anche all’interno dello stesso incontro. Manca la difesa a farfalla, l’attacco a voragine e i cross a pioggia e poi gli schemi li abbiamo provati tutti. In più il ragazzo si inserisce alla perfezione nella scia dei Mancini&Mourinho quando si tratta di zittire critiche gratuite e rispondere per le rime al Varriale di turno.

 

LE ALTRE

I Gobbi si aggiudicano il big match battendo il Napoli e restando da soli in testa alla classifica. Starà a Mazzarri ora mantenere i suoi sulla corda e far dimenticare i 90′ di Torino. La Lazio prima gioca col Milan poi rischia di bruciarsi, portando però a casa 3 punti meritati che spingono i cugini ben oltre il baratro della zona retrocessione. La Roma torna sulle montagne russe rimontando da 0-2 a 4-2 nella seconda grande prestazione della stagione (indovinate quale è stata la prima…) e si assesta a fianco della Fiorentina, bloccata a Chievo sul pari.

 

E’ COMPLOTTO

Roba lunga, mi spiace…

Per fare un poco di ordine, ricordiamo come le due squadre milanesi avevano salutato il campionato prima della pausa: Derby vinto dall’Inter, che si ritrovava un po’ a sorpresa terza, e perso dal Milan, che continuava il peggior inizio di Campionato da decenni a questa parte.

Ebbene, pur di non cavalcare questo banale e prevedibile canovaccio, le nostre prostitute intellettuali, in mancanza di sex toys con cui gingillarsi, fanno ricorso a tutto il loro ‘mestiere’ per restare all’altezza della loro reputazione per cosi dire scollacciata, producendo chicche come quelle che seguono:

1) Sceicchi e Russi litigano tra di loro pur di accaparrarsi una quota di Milan. Si parla di un 20 o 30% che i paperoni di cui sopra sarebbero disposti a pagare piu’ di 200 milioni di euro, secondo alcuni addirittura 500. Per la cronaca, e come puro termine di paragone, la partecipazione cinese dell’Inter pare essere del 15% e valere intorno ai 50 milioni. Taccio per umana pieta’ su quale delle due squadre possa essere stata valutata di piu’, stanti i risultati degli ultimi 3-5 anni e alle prospettive per il futuro.

Niente di tutto questo: i ricchi del mondo si contendono briciole di Milan volendole pagare a peso d’oro, e che nessuno osi metterlo in dubbio o peggio canzonarli! Siamo pur sempre parlando del clubpiutitolatoalmondo

2) Vista l’imminente iniezione di danaro straniero – ma anche no, stante la secca smentita del Geometra Galliani che ha definito ‘immutato e costante’ l’impegno del dr Berlusconi a supporto del suo Milan- i cugini sono ormai ad un passo dall’ingaggiare Guardiola, che dopo un anno sabbatico verra’ presto convinto da Zio Fester in persona ad accomodarsi sulla panchina rossonera. Nel frattempo pero’, come nelle peggiori telenovelas di quarta, Ibra pare avere nostalgia di Milano, ed ecco palesarsi la migliore occasione per dimostrare al mondo intero che Milanello Bianco puo’ davvero tutto… immaginate i due correre mano nella mano per i prati del centro sportivo a piu’ alto tasso glicemico al mondo pascendosi l’uno della stima e dell’amicizia dell’ altro.

3) Posto che la cosa che quelli la’  sanno fare meglio e’ vendere il loro prodotto – e per una volta lo dico senza ironia- perfino la consegna delle nuove auto aziendali ai calciatori diventa un evento mediatico da ‘coprire’ adeguatamente. Ecco quindi il solerte giornalettaio apporre la seguente didascalia a fianco della foto della berlina addobbata con maglia rossonera: “Nonostante i risultati degli ultimi tempi, l’immagine e’ sempre molto importante per il Milan. Il suo brand mantiene infatti immutato il suo fascino“. Il suo brand mantiene immutato il suo fascino… non riesco nemmeno a leggerlo senza che mi sendano le lacrime!

Non solo: nel corso dello stesso evento, Galliani rassicura i tifosi garantendo che non venderanno piu’ i loro campioni, senza che a nessuno sia scappato da ridere o abbia solo sommessamente osato chiedere: ‘Quali?

4) Latitando come detto i risultati della prima squadra, il regime ha solertemente abboccato all’amo lanciato da una vecchia volpe mondo dei procuratori sportivi italiani: non esattamente Raiola o Pasqualin, ma insomma quasi. Piu’ precisamente un ragazzo, classe 1990, figlio di uno dei procuratori di Kakà, che ha postato su youtube il video girato a un suo ‘assistito’ di 14 anni (sempre che sia legale, prima ancora che normale, che un bambino di 14 anni abbia un procuratore). Ad ogni modo il pubescente ci sa fare, e trucchetti e giochini palla al piede sono assai promettenti. Tutto cio’ e’ stato piu’ che sufficiente per scatenare la diligente e prona squadriglia mediatica a chi la sparava piu grossa. “Il nuovo Messi, il Milan ha in casa il suo campione, con questo sono a posto per vent anni”, sono state tra le pirlate che le mie orecchie hanno dovuto sentire. Il fatto poi che il ragazzo sia stato grossomodo scippato dai cugini al nostro settore giovanile non fa che aggiungere pepe alla pietanza (http://www.goal.com/it/news/3785/generazione-di-fenomeni/2012/07/03/3217719/generazione-di-fenomeni-hachim-mastour-un-piccolo)

Per dovere di cronaca, riporto ora estratti delle due settimane nerazurre cosi come raccontate dai solerti scrivani di corte:

1) Milito e’ in crisi e in ottobre non segna mai, una vera e propria maledizione, se si pensa che da quando e’ all’Inter -o forse in Italia, la dottrina al riguardo è divisa- questo mese l ha visto sul tabellino dei marcatori solo una volta. Fa niente se in tre degli ultimi quattro anni cio’ lo abbia portato ad un bottino di reti superiori alle venti per stagione. E’ crisi.

2) Se il Principe e’ in crisi, Sneijder, volato in USA per curarsi dall’infortunio e per star vicino alla moglie, non puo’ che essere un ‘caso’, che’ insomma non e’ bello lasciare i compagni ed andare a curarsi dall’altra parte del mondo, dimostrando cosi’ di avere poca fiducia nello staff medico nerazzurro. Considerazioni ovviamente sempre taciute allorquando era il malato cronico Pato a sottoporsi a periodiche trasvolate oceaniche per trovare soluzioni alla sua cronica propensione all infortunio.

3) Nel pezzo della Gazzetta, in cui si fotografava la poco lusinghiera situazione economica e finanziaria dei nostri top club, ovviamente la parte del leone – diciamo cosi- e’ riservata al Signor Massimo, reo purtroppo di aver speso nel suo primo quindicennio piu’ di un miliardo, chiudendo tutti, ma proprio tutti, i suoi bilanci di esercizio con perdite poi ripianate con iniezioni di capitale. Non posso confutare i numeri ne’ voglio negare la realta’. Nel delirio mentale che mi spinge a compitare queste scemenze, cerco sempre di conservare un’ossimorica obiettivita’ da tifoso. Quindi: l’Inter ha senz’altro speso troppo e male nei primi dieci anni di gestione Moratti. Non che gli altri di errori non ne abbiano commessi; non che gli altri si siano divisi utili multimilionari. Ma diamo a Massimo quel che è di Massimo: anni di valutazioni errate, di scelte che si sono rivelate fuorvianti e di bidoni pagati a peso d’oro. Ma soprattutto, anni in cui non si e’ mai riusciti ad innescare un circolo virtuoso, in cui non e’ stato possibile porre quella prima pietra che potesse indicare la ‘retta via’ alla societa’.

Ora, sono un rancoroso complottista, ma due righe per dire che buona parte del miliardo speso da Moratti e’ coinciso con quello che la storia ha poi battezzato col nome di Calciopoli, ecco, queste io le avrei spese. Loro no.

 

WEST HAM

Scintillante 4-1 casalingo contro il Southampton che vale uno splendido quinto posto a parimerito. Temo durerà poco, visto che a inizio Novembre il Manchester City sarà gradito ospite a Upton Park…

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

E’ NOSTRO!

MILAN-INTER 0-1

Godo più per quanto stanno rosicando loro che per effettiva gioia da vittoria.

La considerazione più vera è che è stato un derby mediocre, vinto da una squadra poco più che sufficiente e perso da una messa molto male. Che il Milan non sia riuscito a pareggiare contro questa Inter avendo 87 minuti a disposizione (di cui 45 in 11 vs 10) è un segnale preoccupante per i cuginastri.

Ma di quello chissefrega, io son qui a scrivere dei nostri.

E i nostri, come già accennato, li ho visti benino, ma nulla più. Per carità, più che abbastanza per aggiudicarsi il terzo derby di fila, e per suggellare al meglio lo splendido talismano Walter Samuel, match winner e vincitore del decimo derby su dieci giocati in Campionato con l’Inter. Bello che sia lui a decidere la partita con una capocciata all’altezza del secondo palo, con Abbiati a farfalle e la difesa del Milan statuaria come suo solito. Del resto, pare che da quelle parti i gol su calcio piazzato siano troppo brutti per essere evitati, e per non sporcarsi le mani (o i piedi) lasciano che la porta si gonfi a ripetizione, per poi giustificare la sconfitta dicendo “abbiamo preso gol su calcio piazzato”.

Contenti voi…

Il portiere nazifascista due minuti dopo regala una palla incredibile al Principe il quale, non potendola credere, nel dubbio impiega un’ora per tirare, ricambiando prontamente il regalo ad Abbiati, pure con gli interessi, se consideriamo la mozzarella di testa seguente con Cassano a bestemmiare in barese stretto per avere palla lì di fianco… Sarà uno shock da cui Milito non si riprenderà più in tutta la partita. La non-trasferta a Baku pare non aver giovato al nostro, che galleggia senza costrutto fino ad oltre metà ripresa, senza la consueta pericolosità. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il vantaggio iniziale mette la partita in un certo modo (leggasi: tutti dietro e lancio lungo a Milito o Cassano), l’inutilità di Coutinho non tarda a palesarsi: il ragazzo vede decine di palloni passargli sopra la ricciolaglia, ed ha il torto di non controllare come dovrebbe –e saprebbe- la sola ma efficace imbeccata di Fantantonio che l’avrebbe portato a tu per tu con il succitato estremista di destra, in coerente divisa nera. Di fatto la partita dell’Inter finisce all’inizio della ripresa allorquando, cambiato giustamente il Mezzano per Guarin, i nostri rimangono in dieci causa secondo giallo a Nagatomo. Da lì in poi i nostri si appendono alla traversa per quello che dovrebbe essere –e non è per esclusivo demerito dei cugini- un assalto a Fort Apache. Nell’unica occasione in cui cacciamo fuori la testa, Zanetti (il boss dello spogliatoio, quello che gioca sempre per diritto divino, il nostro problema, quello che non ha mai risolto niente… mortacci vostra!) scende lungo tutta la fascia destra e imbecca Palacio pronto per il diagonale da destra. Facile ora dire che magari il Principe avrebbe fatto gol, fatto sta che quella del Trenza è una mozzarella, pure di dubbia qualità, che rotola lemme lemme tra le mani del loro portiere.

Dovendo sintetizzare la partita di quelli là, potrei riassumerla con un solo nome: Montolivo. Il gemello di Pazzini tira come un indemoniato e Handanovic respinge come può. Per fortuna Bojan inciampa nelle primule e Boateng è più grosso che bravo, e quindi le respinte sulle succitate minelle creano più casino che reale pericolo. Come detto portiamo a casa il derby in maniera “corsara”, in attesa di nuovi neologismi che riflettano il disprezzo per una vittoria del genere, elogiando contemporaneamente la Juve “tenace” che vince a Siena dopo aver rischiato anche di perdere.

Per quel che ci riguarda, gioiamo ma non esaltiamoci: la classifica è fin troppo generosa e se qualcuno ancor più tifoso di me dice che siamo secondi, stanti Juve e Napoli a pari punti, io dico che leggendola la classifica recita “inter quarta”, avendo le due succitate 4 punti in più e la Lazio con gli stessi nostri punti. Giusto che Strama rimpianga i tre punti gettati al vento col Siena, ma tra di noi e sottovoce ricordiamoci delle vittorie con il Chievo e tutto sommato anche di ieri sera: fossero stati due pareggi non sarebbe stato uno scandalo.

Morale: possiamo lottare per il terzo posto, più per scarsume altrui che per qualità nostre. Le prime due lasciamole stare, in attesa di inopinati atti di autolesionismo.

ARBITRO

Ne faccio una sezioncina a parte chè la zuppa è densa di ingredienti. Prima di addentrarmi, nella maniera più obiettiva di cui la mia faziosa mente è capace, sintetizzo un giudizio di massima, questo sì da tifoso: noi i derby con i gol annullati-e-validi li vinciamo lo stesso (vedi 1-0 del Gennaio scorso).

Per il resto, passo in rassegna le querimonie dei cugini:

  • Giallo non dato a Samuel dopo 1 minuto: sacrosanto, il Muro fa un intervento così a partita e 9 volte su 10 è punito con l’ammonizione. Il fatto che sia al primo minuto non cambia niente, anzi, fa capire ai giocatori che non c’è trippa per gatti. Ho maledetto Gattuso e compagnia per anni per aver picchiato come fabbri soprattutto nei primi minuti dei derby, speculando su quella regola non scritta che prevede una sorta di “jolly” da giocarsi prima di essere sanzionati. Ripeto: Samuel era da ammonire.
  • Primo giallo a Nagatiello: onestamente evitabile. Il nippico vince un primo anticipo e pensa di poter fare lo stesso su Yepes: quando capisce di non poterci arrivare mi pare che tenti di attutire l’impatto. Non è uno scandalo darla, non sarebbe stato uno scandalo non darla.
  • Fallo su Handanovic e gol non valido di Montolivo. La prima cosa da dire è che, checché ne dicano i vari commentatori, i portieri sono sempre super tutelati dagli arbitri, per cui il minimo contatto viene fischiato. Se volete la mia opinione, non è fallo quello di Emanuelson e sono convinto che se a subire quel contatto fosse stato un difensore e non il portiere, l’azione sarebbe proseguita. Però le regole, o la prassi,  hanno sempre visto gli arbitri decidere in questo modo. Capisco l’incainatura dei cugini, che sarebbe stata anche la mia a maglie invertite. Ma l’incazzatura a mio parere dev’essere indirizzata sulla regola, non sulla sua (pedissequa, pedante…pederasta, quel che volete) applicazione.
  • Mancato secondo giallo a Juan Jesus: mi pare la lamentela più giustificata. Il nostro centrale, già ammonito, si aggancia con Emanuelson e Valeri dà prima fallo in attacco al Milan e poi codardamente risolve tutto fischiando la fine del primo tempo. Il fallo in attacco è molto tirato per i capelli: fischiando quello, supponi che la forza fisica di Emanuelson sia tale da fare da perno a Gino Gesù facendolo cadere.  Decisamente opinabile. Qui davvero a parti invertite avrei bestemmiato in lingua Tamil.
  • Secondo giallo a Nagatomo: inevitabile. Resta, ripeto, il dubbio del primo giallo, ma Nagatiello non può commettere una simile ingenuità.
  • Contatto in area Samuel-Robinho. Contatto, appunto: non tutti i contrasti sono fallo, per di più in area di rigore. Samuel si aiuta col braccio, Robinho non fa nulla per resistere: tutto sta nel valutare se il braccio largo del Muro sia tale da ostacolare il milanista. Qui concordo con l’arbitro che a sua volta concorda con la mia tesi “in area di rigore ci vuole ben altro”.

Altro giudizio in chiusura, sempre da tifoso: poiché prevedo piagnistei e grida di dolore in salsa rossonera, ribatto dicendo che a mia memoria questo è il primo Derby nel quale le decisioni arbitrali ci hanno in qualche modo arriso, oltretutto senza che nessuna di queste (nessuna, nemmeno il giallo non dato a Juan Jesus) si avvicinasse a errori quali il gol di Motta annullato a Gennaio, il gol-non-gol di Cambiasso a Maggio, ovviamente senza nemmeno arrivare a scomodare il 2-0 in nove contro undici del Gennaio 2010, vetta insuperata del complottismo sistemico, peraltro regolato ai tempi con un gol per tempo.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono e mantengono il +4 da Inter e Lazio. Credo che la Juve soffrirà il doppio impegno Campionato-Champions da un punto di vista di gioco e fluidità di manovra, ma non altrettanto da un punto di vista di risultati veri e propri. Essendo la squadra più forte, hanno tante soluzioni per andare in gol e, di riffa o di raffa, vinceranno altre partite come quella di Siena. Sersone Cosmi dimostra che la vittoria di San Siro non è stato un caso, mentre i suoi singoli (da Pegolo a Calaiò e Rosina) hanno dato ulteriore credibilità all’assioma “con-noi-tutti-fenomeni”. La Roma batte l’Atalanta dopo aver rischiato di prendere 3 gol in mezzora, e con i casi De Rossi e Osvaldo pronti a esplodere.

Ribadisco: teniamoci stretta l’attuale mediocrità generale e facciamo tesoro del 3° posto in comproprietà coi laziali: dopo la sosta ci saranno Juve-Napoli e Lazio-Milan. Due bei pareggioni sarebbero l’ideale, ma quel che conta è la nostra di partita…

E’ COMPLOTTO

Singolare come tutto il pre-derby sia stato accompagnato da un sostanziale accomunamento delle due squadre, che in realtà si presentavano al match già con 5 punti di distacco (vi alscio immaginare a favore di chi…). Qualcuno addirittura arrivava a sostenere che era l’Inter e ancor più Stramaccioni a rischiare più degli omologhi rossoneri. Evidentemente l’Inter deve sempre dimostrare qualcosa, mentre al Milan non si chiede nulla più di quanto sia strettamente dovuto. Nel dubbio si è vinto, portando il vantaggio sui cugini a +8 (per quel che conta) e facendo tramontare ogni illusione tricolore in una notte di inizio Ottobre. Ma l’Inter non ha giocato bene, Milito è stanco, Coutinho non ha inciso e si sono difesi troppo.

La comunicazione in salsa rossonera vive giorni di grandi ambasce, se è vero che ha dovuto prima (mal)gestire lo scazzo Inzaghi-Allegri, e ha dovuto poi produrre una tragicomica chiamata alle armi, implorando i tifosi di comprare il biglietto per il derby (#holdtogether). Chè poi ‘ste robe portan sfiga: ci aveva provato il Barça con la remuntada e l’han presa in der posto, l’aveva fatto la Samp l’anno della retrocessione… Volete farvi del male da soli? Prego, accomodatevi!

Patetico, per quanto umanamente giustificabile, Allegri nel dopopartita, quando decide di (non) rispondere alla domanda (di merda) di Massimo Mauro che chiedeva se fosse plausibile lasciare Pazzini in panca per far giocare uno scarto del Barcellona e della Roma (Bojan). Allegri aveva tutto il diritto di mandare cordialmente affanculo il calabrese cantilenante, invece sembrava un compagno di classe di Panchito quando ha risposto dicendo “eh ma l’arbitro ha arbitrato male”. Decisamente poco Milanello Bianco, anche se loro son maestri nell’esecuzione dello spartito “non-parlo-mai-dell’abritro-però…”.

WEST HAM

L’illusorio e pregevole vantaggio contro l’Arsenal non ci evita la rimonta dei Gunners: sconfitta 3-1 in casa e sorpasso dei Wenger Boys in classifica. Come si dice in questi casi? Non sono queste le partite che dobbiamo vincere. (forse…)

Eccezionalmente, video e non foto:

E’ UN’INTER CINICA…

TORINO-INTER 0-2

 Io godo. E tanto.

Il titolo -pur ascrivibile al tomo degli stucchevoli luoghi comuni calcistici- dice la verità: poi sta a ognuno di noi prendere la verità come un merito o una colpa. Io continuo a sostenere che vincere partite in cui si gioca così-così dia ancor più soddisfazione. Gli altri non so e sinceramente non me ne cale.

Anzi in realtà me ne cale: più rosicano e più godo. Mi godo un Principe in versione one shot one kill, mi godo una coppia di centrali difensivi da sogno, mi godo un Cassano che in tre spezzoni di partita fa 2 gol e un assist e che non fa problemi a partire dalla panchina, e soprattutto mi godo un Mister che, con le dichiarazioni del dopo-partita (http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/calcio/320542/non-perdiamo-il-treno.html spiace linkare un video di quelli là… andate diretti al minuto 5 se non volete sorbirvi il tutto) può degnamente essere considerato successore del Mancio (“stranamente” su youtube non si trova traccia del mitico attacco a Franco Ordine e del suo “eh ma voi lavorate per gente importante…”) e dell’ormai paradigmatico Mourinho (http://www.youtube.com/watch?v=LQB9179Y2RU).

Per quel che mi riguarda, per il Mister, rinnovo quinquennale già assicurato, a prescindere dai risultati di campo.

Obbligandomi a non indugiare sull’aspetto mediatico della vittoria di ieri sera, cosa che vi costringerebbe a sorbirvi un panegirico di retorica sull’anti-interismo militante, mi soffermo invece sulle cose belle o bruttine viste durante i 90’ di gioco (e non giUoco).

Benissimissimo Ranocchia e Juan Jesus. Confesso a voi fratelli di aver salutato con uguale trasporto l’esordio in nerazzurro di Tramezzani, battezzandolo come “il terzino sinistro dei prossimi 10 anni”; diffido quindi chiunque da prendermi come infallibile vaticinatore di gesta calcistiche in salsa-Inter. Detto ciò, Ranocchia infila l’ennesima prestazione convincente, mentre il collega si presenta veloce, massiccio e autoritario come meglio non avrebbe potuto. Se da questo pazzo campionato uscissimo anche solo con questa coppia di difensori oliata e rodata a dovere per i prossimi anni, sarei già contento della stagione.

Su Milito e in parte Cassano mi sono già espresso: le mie preghiere sono indirizzate alla salute del Principe, che finché deambula è tra i migliori centravanti del mondo. Ando’ deve rigar dritto come sta facendo, poi coi piedi che si ritrova può far quello che vuole.

La novità di ieri sera è stata Cambiasso di fatto in linea coi giovanotti di difesa succitati, ad impostare l’azione da dietro. Come direbbe il sommo Rag. Filini, “può piacere o non piacere, su questo non discuto”; a me personalmente non fa impazzire, soprattutto se gli altri centrocampisti si allontanano invece di accorciare e aiutare il compagno, dandogli un’alternativa al lancio ad minchiam che per tanto così lo può fare anche il Cordoba di turno, per di più incravattato. Guarin e Sneijder sono bravissimi e utilissimi, ma in questo ieri sera hanno latitato non poco. I vari laterali non mi sono dispiaciuti, (Zanna e Pereira nella media, Nagatiello il mio preferito), con l’eccezione di Jonathan che ha visto la sua prestazione rivalutata solo dall’ingresso in campo di Alvarez, il quale, fino al sapiente cross per il 2-0, aveva perso centordici palloni provando altrettanti giochetti di prestigio de stoca

In buona sostanza, va detto che meglio di così non poteva andare. Giochiamo discretamente ma concludiamo poco, con la squadra troppo spesso spaccata in due e con poche invenzioni da parte di Wesley –che ha poco da incazzarsi al momento del cambio-. Troviamo il primo gol con una zampata da fuoriclasse che capitalizza una delle 100 ciofeche di Jonathan mal gestita dalla difesa granata e il raddoppio dopo aver visto i fantasmi per una decina di minuti (con il determinante zampino di qualche pallaccia persa da Guarin e Alvarez).

Il senso della partita però sta nelle dichiarazioni del nostro Mister, che non posso che far mie: quando gli altri vincono così sono bravi, quando lo facciamo noi siamo provinciali e umili.

Prepariamoci a un paio di giorni di “caso Sneijder” e di “Nervosismo Strama”, tanto per offuscare  il piccolo svarione dei cugini di sabato o la vittoria tutt’altro che agevole dei Gobbi a Genova.

 

LE ALTRE

Il Milan infatti ci dà la conferma (richiestissima dal sottoscritto) della casualità della vittoria di Bologna, implicitamente confermata anche da Allegri quando dice “ritengo giusti i 3 punti dopo 3 giornate; ma invece di una vittoria e 2 sconfitte avrebbero potuto essere 3 pareggi”. I cugini attualmente sono in grossissima difficoltà, e chi pareva poter prendere in mano la squadra è in realtà più in ambasce di altri (Boateng, Nocerino), stante la solita pletora di infortunati nonostante (o per colpa di) MilanLab.

La Juve rischia grosso a Genova, dove il Grifone ha 2 o 3 occasioni paurose per infilare la seconda pera, finendo invece come l’eroe romantico a pigliarla in culo sul contropiede successivo al miracolo di Buffon. Lì la carica nervosa dei rossoblù si squaglia, e l’inevitabile rigore bianconero fa il resto.

Come da me previsto (rectius gufato), la Roma becca in casa col Bologna dopo esser stata in vantaggio di 2 gol per oltre un’ora. Dopo aver vinto con noi senza giocare “da Zeman”, riescono anche a perdere “non giocando alla Zeman”, visto che i tre gol sono tutti presi a difesa schierata. Non so se la cosa costituisca attenuante o aggravante. Fate voi…

Napoli e Lazio vincono senza grossi patemi e condividono il superattico con la Juve, mentre in fondo il Pescara pare davvero cosa troppo piccola per stare in Serie A.

 

E’ COMPLOTTO

La pausa nazionali fa accumulare più materiale di quanto non si dica, a cominciare dalle 98 birre da 33 cl bevute da Maicon in una sola serata (“con tanto di scontrino”, copyright il sedicente interista Bruno Longhi a MeRdiaset), passando dal mese a disposizione di Stramaccioni per convincere Moratti a non cacciarlo in favore di Zenga, e finendo con l’immancabile caso Cassano, già appeso al muro in spogliatoio dalla ghènga argentina, reo forse di aver detto di preferire le scagliozze all’asado de tira.

La casuale ed effimera tripletta di Pazzini è stata ovviamente più che sufficiente a rispolverare l’antico adagio dell’Inter che cede al Milan i suoi campioni, con Pirlo e Seedorf raggiunti per l’occasione da Muntari e Pazzini, prossimi candidati al Pallone d’Oro, senza che mai nessuno ovviamente rimembri Vieri, Ronaldo, Favalli, Simic, West, Brocchi, a scelta nell’ordine.

La sentenza di Milano che condanna Inter e Pirelli a risarcire Vieri con 1 milione di Euro (contro i 21 richiesti) è ovviamente benzina sul sacro fuoco revisionista e negazionista degli ultimi anni, con le veline di turno a commentare come, oltre ai giocatori, l’Inter spiasse anche gli arbitri, e chiedendosi retoricamente “Possibile che Moggi facesse così paura? Manovrasse tutto? Pur rispettando le condanne che ci sono state, si può dire che di quegli anni restano ancora troppe zone d’ombra, e troppe macchie…”.

Posto che io, da tifoso, sono fiero di una squadra che tenga sott’occhio comportamenti sospetti da parte dei suoi tesserati, anche se fatti in violazione della privacy (per inciso: unica fattispecie per cui sia stata provata la responsabilità di Inter e Pirelli nella sentenza di primo grado), faccio notare come, nonostante una dozzina di condanne in sede sportiva ed una in sede penale a 4 anni e 8 mesi di reclusione, ci sia ancora certo giornalettismo che si chiede se davvero Moggi fosse poi così cattivo, rimestando acqua putrida nel mortaio del “così fan tutti”, con annessa e autoassolutoria conclusione del “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

Infine, basta un minuto di Sconcerti su Sky nel post partita dell’Inter a farmi capottare 2 volte dalle risate: la stessa persona che dipingeva Cassano come un malato mentale incurabile e fallito cronico, ora spiega che il Milan non vince perché non ci sono più i grandi giocatori come il Pibe di Bari. Approfondendo la crisi del Milan, il nostro poi fa giustamente riferimento alla mancanza di Ibra che tante castagne ha tolto dal fuoco di tutte le sue squadre, dicendo che “lo schema palla-a-Ibra-che-ci-pensa-lui è stato usato alla Juve, all’Inter… soprattutto all’Inter, e al Milan”.

Tanto per chiarire che siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale (e quindi “Ibradipendente”) degli altri.

 

WEST HAM

Buon pareggio esterno che ci mantiene stabili nella colonna di sinistra della classifica. They fly so high…

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

I BELIEVE IN STARTS

PESCARA-INTER 0-3

 D’accordo. Il titolo è un po’ apocalittico e giusto un tantino esagerato. Ma la citazione arriva da The Commitments, film superbo che annovero nella mia personalissima top 5 all time. Volendo dilungarmi e concludere il quote irlandese, Joey “the lips” Fagen diceva a Jimmy Rabbitte “I believe in starts, once you have a start, the rest is inevitabile”.

Ecco, non sono così fideisticamente ottimista sull’immediato futuro della mia Inter, ma un esordio come quello di ieri sera erano aaanni che non ce l’avevamo.

Sorrido vedendo i piedi di Ando’, Wes e del Principe darsi amabilmente del tu, scambiandosi goal e assist come vecchi amici, segno del fatto che, se sai giocare a pallone, non serve poi tanto per conoscersi e andare d’accordo.  

Sulla scia del terzetto c’è uno scintillante Coutinho: il compagno di asilo di Panchito aspetta una buona ora prima di entrare, ma in meno di 30’ mette Milito solo davanti al portiere (cosa si mangia il Principe…) e poi segna il 3-0 su imbeccata del compagno che gli rende l’assist.

Il centrocampo con Gargano e Guarin ha sufficiente corsa e dinamismo per permettersi il genio statico di Cambiasso: per me il Cuchu deve giocare sempre, e Strama dovrà fare il possibile per mettergli di fianco due cagnacci rognosi che corrano per lui. Con lui in campo c’è più fosforo che in qualunque altro centrocampo in Italia, e con pochi rivali in Europa.  La difesa vede un Ranocchia in gran spolvero, che torna a uscire elegante palla al piede come non si vedeva da tempo, e con un Samuel tenuto precauzionalmente in panchina abbiamo ulteriore margine di miglioramento (vale per the Wall lo stesso convincimento del Cuchu: vecchi ma buoni). Il mio commento di fine partita  è stato “se teniamo Maicon e se Milito non si rompe ce la giochiamo coi gobbi”. Ne sono convinto, ma i due presupposti sono purtroppo di difficile realizzazione. Come già scritto nelle scorse settimane, il sostituto di Maicon non c’è, e credo che l’Inter dovrebbe far di tutto per tenerlo, a costo di perderlo a parametro zero l’anno prossimo.

L’immenso Capitano ieri nella sua posizione ha faticato (nell’azione che porta al presunto rigore su Weiss, punito invece col giallo per simulazione,  l’unica cosa certa è che Zanna si è preso un bel tunnel in area dallo slovacco del Pescara). A 39 anni non puoi fare su e giù per la fascia tutte le domeniche. Con l’arrivo di Pereira, Nagatiello potrebbe traslocare sulla destra, ma- insomma- nessuno vale un Maicon anche al 60% della condizione.

Sulla tenuta fisica del Principe non mi pronuncio, ma è molto difficile che un 33enne giochi sempre. Ceduto –giustamente- Pazzini, non abbiamo un altro centravanti, a meno di ultimissimi colpi di coda in sede di mercato. We go see…

 

LA ROSA

Rispetto al mio ultimo commento, ho fatto in tempo a incainarmi per l’arrivo di Mudingayi –che per ora è valso solo uno splendido quanto triviale striscione intravisto in amichevole contro la Juve: “30 sul campo ce li ha solo Mudingayi”)- e per sorprendermi in positivo per quello di Gargano, ottenuto per di più con la formula del prestito con diritto di riscatto. Ho sentito pareri discordi sul piccolo uruguagio, ma per me è un signor acquisto, vista anche la triste mediocrità in cui era sprofondato il nostro centrocampo.

Sospendo il giudizio su Alvaro Pereira (se non per un accenno all’acconciatura decisamente rivedibile). Non solo non l’ho mai visto giocare, ma non mi è nemmeno chiaro se sia solo terzino sinistro, o all’occorrenza anche interno di centrocampo (alla Isla, per intenderci).

L’arrivo di Cassano è invece un’operazione in pieno stile-Moratti: il Signor Massimo voleva prenderlo fin dal 1999 e da quel cazzo di gol che ci fece col Bari: riesce nel suo intento con 13 anni di ritardo, e la speranza è che l’operazione sia più fruttuosa dell’acquisto di Batistuta nel 2003 (altro campione inseguito per lustri e preso al crepuscolo della carriera). Sappiamo cosa può dare Ando’, nel bene e nel male. La prima uscita è andata bene; assist a parte, l’ora giocata ha fatto vedere sufficiente disciplina e robusto impegno anche in fase difensiva (perso un pallone a metà campo è rinculato fino in area… poi a momenti prendiamo il gol, ma almeno ha mosso il culo: lo Sneijder mestruato della scorsa stagione sarebbe rimasto mani sui fianchi a smoccolare in solitaria). Che dire… che Dio ce la mandi buona e gli tenga la vena ben irrorata di sangue e al riparo di rischi “intoppamenti”.

 

E’ COMPLOTTO

Spero che anche voi abbiate notato come sia stato sufficiente accostare il nome di Cassano all’Inter per passare dal melenso ritornello della bella favola del grande campione che guarisce e torna a dare spettacolo sui campi di calcio a “Cassano non sa stare con gli altri, è anarchico-insofferente fino alla testardaggine. Sempre sopra le righe, sempre fuori tempo. Nessuno fino a oggi è riuscito ad accettarlo a lungo. Ha perso in fila grandi occasioni e grandi squadre: Roma, Real Madrid, Sampdoria, nazionale e Milan. Di più era impossibile.”  (M. Sconcerti sul Corriere del 21 Agosto). 

Ripeto allo sfinimento la solfa di questa rubrichetta: non discuto la frase in sé (anzi, la condivido, pur sperando che i prossimi mesi costituiscano l’eccezione alla regola), ma mi chiedo retoricamente perché tutto ciò sia stato taciuto fino a ieri, schiacciando invece sul pedale zuccheroso del simpatico ragazzaccio che per di più ha avuto un problema al cuore ma che grazie all’affetto dei compagni ora sta bene.

Prostitute.

So che lo scrivo spesso, ma provo una sorta di godimento liberatorio quando lo scrivo.

Prostitute.

In tutto ciò, il Milan ieri perde in casa contro la Samp ma la sola cosa importante da scrivere è che Galliani sta ancora cercando di riportare l’amato Kakà a Milano. Il tutto condito da frasi scoreggiate direttamente da Via Turati e trangugiate pari pari dal servo di turno (Kakà vuole solo il Milan, oppure l’inevitabile Summit da Giannino, vero e proprio quartier generale del Milan).

Nel frattempo, Conte si permette di insultare mafiosamente l’intero palazzo del calcio senza che –quasi-nessuno si faccia sentire come sarebbe invece opportuno (ma come pretenderlo dalle stesse persone che hanno assistito in penoso silenzio ai deliri del sono-sempre-29 poi diventati 30-sul-campo senza dire beh?).

 

LE ALTRE

Come detto i cugini cadono in casa: se invece di Nesta e Thiago Silva ti ritrovi con Yepes e Bonera (con tutto il rispetto), e se invece di Ibra hai un’ora di nulla da El Sharaawi e mezz’ora di Pazzini senza una palla buona per lui, poi i risultati possono anche essere questi.

La Roma strappa coi denti un pari in casa col Catania dopo aver recuperato due volte lo svantaggio: bellissimi i due gol giallorossi, ma non venitemi a raccontare degli schemi di attacco di Zeman: quelle sono due splendide giocate individuali, ma che nulla centrano con il tanto conclamato gioco offensivo del boemo. Riconoscibilissima invece, la prateria lasciata dalla difesa giallorossa in occasione del secondo gol catanese. Continuo a sostenere che, come l’anno scorso, la Roma giocherà e vincerà alcune splendide partite, ma che alla lunga ripeterà la stagione di alti e bassi visti con Luis Enrique, seppur con diversi stili di giuoco.

Il Napoli travolge il Palermo in trasferta e guida la classifica con noi ed i gobbi. Volendo fare una battuta –ma neanche tanto- mi vien da dire che dietro la Juve, inevitabile favorita, vedo tante squadre da 4° posto ma nessuna seria candidata alla vittoria nel caso in cui la vecchia signora pagasse lo scotto del doppio impegno campionato-Champions.

Chissà che di questa mediocrità non si possa approfittare…

 

WEST HAM

Stagione già alla seconda di campionato: dopo aver battuto l’Aston Villa all’esordio, apprendo da un tifoso inglese con tanto di maglietta claret and blue all’aeroporto di Bari della sconfitta dell’altro ieri contro lo Swansea: due partite, 3 punti. Siamo in media salvezza…

Gruppetto barzotto

          Gruppetto barzotto

NON SO PIU’ COME INSULTARVI

INTER-NOVARA 0-1

Se è vero come è vero che nel calcio quel che contano sono i risultati, allora il titolo (con relativa foto) di questa sbrodola dovrebbe essere affissa fuori dalla Pinetina e dalle abitazioni dei nerazzurri tutti.

La squadra colleziona la bellezza di 1 punto nelle ultime 4 partite, riuscendo se possibile a peggiorare la pagella di domenica scorsa, (poker subito a Roma), perdendo in casa con l’ultima in classifica che già ci aveva battuto all’andata, in quella che -ingenui!- allora si pensava dovesse essere il picco più basso della stagione. Si spera quanto meno che stavolta gli imbattibili piemontesi si limitino al successo sul campo, senza l’effetto collaterale ed involontario di causare il cambio in panchina (la fatal Novara era costata il posto a Gasp).

Ribadisco che la inaccettabilità del risultato fa passare non in secondo ma in terzo piano qualsiasi altra considerazione circa il come questa sconfitta sia arrivata.

Semplicemente non si ha il diritto di prendersela con traverse, arbitri, sfighe varie ed assortite. Col Novara in casa si deve vincere, ancor di più se arriva da una figuraccia come la partita dell’Olimpico.  Eccheccazzo.

Fatta la pacata premessa, provo a raccontare in estrema sintesi che cosa i miei poveri occhi hanno dovuto sorbirsi, senza che la mia altrettanto misera bocca potesse commentare adeguatamente, stante la vicinanza di Panchito. Ranieri ritrova Sneijder e sostanzialmente gli dice di fare il cazzo che gli pare: siamo in sostanza nelle mani e nei piedi di un mestruato. E infatti Wesley, dei 20 tiri scagliati verso la porta del Novara,  si rende autore di una buona metà degli stessi, arrivando ad aggiustare (quasi) la mira solo al minuto 89’, quando timbra la traversa di cui sopra. Prima di ciò una dozzina di occasioni in cui il nostro, come detto, si intestardisce nell’azione personale anziché cercare l’uomo in area. C’è da dire che il Novara, ad immagine e somiglianza del buon vecchio Mondonico, in area ci staziona con 8 o 9 dei suoi effettivi, e che quindi in ogni caso il risultato avrebbe potuto sbloccarsi solo con una giocata episodica o casuale. Cosa che nel primo tempo pareva concretizzarsi allorquando in area Poli –il migliore finché è rimasto in campo- veniva letteralmente falciato in maniera tanto plateale quanto ingenua da tal Garcia. Un rigore solare, che tutti vedevano tranne l’unica persona che sarebbe stato opportuno lo vedesse: quel cornuto dell’arbitro.

Ma, come detto, non è partita in cui ci si possa attaccare ad altri che non siano i nostri ragazzuoli.

Ed infatti, proprio quando nella ripresa entravano prima Pazzini e poi Forlan, a disegnare un 4-2-3-1 che nelle intenzioni dovrebbe rimembrare i vecchi fasti, quell’essere immondo che risponde al nome di Andrea (S)Caracciolo, un’onesta carriera in Serie A ed una buona decina di gol contro l’Inter (spazio per parolaccia a piacere                  ), si inventa un sinistro a giro da fuori area che beffa Julio Cesar  e che i nostri non saranno in grado di recuperare nella mezz’ora abbondante a disposizione.

Non c’è nulla da aggiungere alla solfa complessiva di questa squadra: chi si stupisce delle sette vittorie seguite da 4 sconfitte e un pari capisce poco di Inter e di calcio: i nostri sono “umorali” nel DNA; la squadra è fatta in gran parte da ex campioni che sul breve termine possono ancora farsi valere, ma che fisiologicamente pagano gli sforzi fatti nella rincorsa a cavallo di Natale. Il terzo posto sarà possibile ma lontano per qualche mese ancora, stante la velocità da crociera di chi ci precede. Occorrerà preparare di nuovo il defibrillatore e sperare che la carica a 300 faccia il suo dovere per qualche altra settimanella…

LE ALTRE

Turno balordo dovuto al maltempo, che di fatto tiene ferme o fa slittare metà delle partite in programma: tra quelli che giocano, la Lazio fa quella che io reputo la partita perfetta (da 0-2 a 3-2 in casa con un uomo in meno: il massimo della goduria, dopo sei talmente gasato che potresti battere Tyson a braccio di ferro), mentre l’Udinese prima (si) illude malmenando il Milan per una buona ora, e poi si scioglie sotto i colpi di Maxi Lopez e del faraone El Sharaawi che violano per la prima volta il Friuli in stagione. Aldilà delle lotte intestine, siamo alle solite: la sconfitta dell’Udinese sarebbe anche manna dal cielo, se qualcuno desse ancora segni di vita…

E’ COMPLOTTO

Mi metto in silenzio stampa e quindi non posso raccontare nulla di quanto detto dopo il match. Oltretutto, anche la cattiveria più infame sarebbe probabilmente stata sottoscritta da chi scrive.  Dopo aver appreso della presenza del gufo nero Causio avevo anche virato sulla telecronaca partigiana di Scarpini, sperando si sentirlo perdere voce e ragione nel suo ormai caro e lontano nel tempo “ègolègolègol”.

Posso quindi aggiornare il mio archivio con un paio di perle settimanali, la prima delle quali è a firma Sconcerti. Il soggetto commenta le motivazioni della sentenza di Calciopoli riuscendo nel triplo carpiato di criticare sia la Juve che l’Inter per l’intera vicenda, e sottolineando anzi come l’assenza di colpa del club gobbo, emersa in sede penale, palesasse secondo il nostro un eccesso di pena nei suoi confronti allorquando in sede sportiva venne retrocessa in B con penalizzazione. Il tutto -si ricordi- dopo patteggiamento. Il tutto tra un “non sono un esperto”, “non vorrei dare giudizi da incompetente” e compagnia bella.

Non mi aspettavo nulla di meglio dal nostro,  ed infatti è arrivata puntuale la conferma.

Ma la cosa che mi ha fatto incainare forse ancor più della sconfitta di oggi è stata un’intervista fatta da tal Stefano Boldrini della Gazza a quel latin lover (per non dir di peggio) di Gullit sulla Gazzetta.  Una delle domande sulla nostra Serie A era preceduta dal seguente cappello: il Campionato è tornato alla normalità: duello Juve-Milan.

La voglia di restaurazione e di normalizzazione sprizza da tutti i pori e gli orifizi di questa gentaglia, che vuole al più presto dimenticare dei 5 (dicansi 5, eguagliato record di Juve anni ’30 e Grande Torino) scudetti consecutivi vinti dall’Inter di Mancini e Mourinho. No,”si è tornati alla normalità“, come dopo lo scudetto del Verona dell’85 o della Samp del ’91. A nulla vale l’aggiunta che questa cosiddetta “normalità” sia stata il frutto malato di patti e scelte scellerate all’insegna di quanto più lontano ci sia dalla sana e sportiva competizione tra rivali.

Ma vallo a dire a certa gente, che grazie a questo sterco ci campa…

WEST HAM

La trasferta di Peterbourgh è annullata per impraticabilità del campo.

Per l'occasione ho rispolverato un classicone dei primi anni 2000: è proprio vero che certe cose prima o poi tornano di moda...

Per l’occasione ho rispolverato un classicone dei primi anni 2000: è proprio vero che certe cose prima o poi tornano di moda…

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Qualcuno mi taccerà di essere il solito italiota attento alle minuzie pallonare nelle stesse ore in cui il nostro Paese consolida la sua posizione di malato terminale al cospetto dei luminari socio-politico-finanziari del mondo.

Può essere in piccola parte vero, in buona parte no, ma soprattutto non mi interessa spiegare qui il perché, a mio parere, “la” notizia di ieri sia stata la sentenza di Napoli invece della non-più-maggioranza.

Anzi, ci dedico solo poche parole: il caro Silvio è un dead man walking, politicamente s’intende, e già da un po’ si è capito che la sua sarebbe stata una questione di “quando” e non di “se”. Aggiungo anche “prima è meglio è, che comunque è già tardi…”.

Liquidate le quisquilie, mi concentro sulle condanne di primo grado pronunciate ieri sera a Napoli e sul modo in cui sono state attese, annunciate e poi commentate.

 Come ben sappiamo, la propaganda di questi mesi, se non anni, ha spinto da più parti in un’unica direzione: così facevan tutti, quindi nessun colpevole.

Il teatrino delle madri, nonne, zie e trisavole di tutte le intercettazioni, annunciate periodicamente come decisive e foriere di squassi nelle indagini dei PM, si sono puntualmente rivelate clamorosi buchi nell’acqua (chi dice “Collina”?; Bergamo che invita Facchetti a cena, senza specificare che quella cena è il “trappolone” preparato ad arte con la Fazi; Carraro che chiama Bergamo supplicandolo di non favorire la Juve contro l’Inter, vista l’imminenza della votazione di Lega).

Di più: a volerle leggere senza l’obnubilamento della propaganda, sono ulteriori elementi a carico degli imputati (ed ora condannati in primo grado). La cosa che non si è mai voluto sottolineare, e che è la prova palese della malafede che ha circondato i cantori di questa storia, è che il problema e l’accusa non è mai consistito nell’aver parlato coi designatori. Il problema e l’accusa risiedeva nel cosa quelle telefonate contenessero.

Come ha giustamente sintetizzato uno dei PM (Narducci) a commento della sentenza di ieri: “Gli imputati non sono stati condannati per aver colloquiato coi designatori, ma per aver commesso degli illeciti. E’ diverso”. Mi pare anche semplice come concetto, ma evidentemente spendere due righe per spiegarlo era troppo compromettente.

 Sono stato ovviamente contento delle sentenze di ieri, perché, per una volta, la cosa non si è risolta all’italiana, come pensavano e speravano i grandi soloni del giornalismo nazionale.

 Ora, è proprio su questo che vorrei soffermarmi, sul come i media hanno reagito ad una notizia del genere. La prima sensazione è stata di comprensibile confusione ed incredulità alla lettura della sentenza.

Ho seguito la diretta su Sky e la schermata dei conduttori in studio sui lanci di agenzia dell’ANSA ha lasciato a bocca aperta anche me: i due lanci evidenziati recitavano testualmente “CALCIOPOLI: MOGGI ASSOLTO” e subito sopra “CALCIOPOLI: MOGGI CONDANNATO A 5 ANNI e 4 MESI”. Misteri delle regole di comunicazione delle Redazioni: avevano già pronti i due titoli? Può essere…

Ad ogni modo, i primi commenti, a “caldissimo”, sono chiaramente i più spontanei, quelli che meglio riflettono il reale orientamento dei giornalisti: sentire Sconcerti dire che credeva che l’accusa di associazione a delinquere sarebbe caduta, rientra nei suoi pieni diritti; sentirlo permettersi di affermare che sarebbe stato addirittura “giusto” è un abominio che non si può nemmeno concepire. Udire ipotesi ardite e catastrofiche del tipo “e se poi in Appello li assolvono tutti, che figura ci fa la Magistratura?” è un altro esercizio di fideismo che mi stomaca tanto quanto non mi sorprende.

Il “nostro” è poi addivenuto a più miti consigli, sfoggiando lo sguardo mezzo sorpreso e mezzo di circostanza allorquando ha detto che evidentemente le sue convinzioni erano errate, e che ora la giustizia sportiva e quella ordinaria sono giunte a risultati analoghi, pur partendo da elementi probatori diversi.

Questo, aggiungo io, che piaccia o no, cara la mia marmaglia di pennivendoli.

Il ragazzo si è poi chiesto retoricamente che razza di calcio avessimo visto e vissuto dal 1994 al 2005, allargando quindi il discorso a tutto il periodo di Moggi alla Juve. La risposta mi scappa talmente tanto che mi vien quasi voglia di non dirla…

E’ il calcio dei ladroni e dei ladruncoli, che noi complottisti abbiamo sempre denunciato, beccandoci per contro dei visionari sfigati, abbaia-luna e intertristi incapaci di vincere.

Ma il quadro da guardare con ribrezzo -e magari da qualcuno pure con vergogna- non è nemmeno così “limitato” (ammesso e non concesso che possa dirsi “limitato” un decennio di ruberie di un figuro che agisce da Direttore Generale della squadra più blasonata di Italia): la sentenza non dice altro, ma non mi serve un pronunciamento nel nome del popolo italiano per ricordare che, prima che alla Juve, Moggi fosse stato il Deus ex machina del Napoli di Maradona, con anni di controlli antidoping allegramente superati grazie a falli di gomma pronti ad urinare alla bisogna, e che ancor prima il nostro avesse dato sfoggio di sé al Torino, allietando le nottate degli arbitri di Coppa con la compagnia di donnine opportunamente istruite sul da farsi.

Né la Juve, al netto del ridicolo comunicato di cui dirò infra, può dirsi con la coscienza pulita agli occhi della storia, chè le storie di macchine regalate agli arbitri, dell’Inter che schiera la Primavera in segno di protesta, dei gol di Turone e degli scudetti vinti a danno della Fiorentina risalgono a ben prima del mefistofelico (e mefitico) sodalizio Juve-Moggi.

 But that’s just me talking crap…

Il comunicato della Juve, cui accennavo prima, è stato quasi canzonato dallo stesso Sconcerti: in effetti, riuscire a trovare aspetti positivi in un giudizio che sancisce l’esistenza di un’associazione a delinquere promossa dall’allora direttore generale, dopo che il proprio A.D. dell’epoca ha già patteggiato 3 anni in primo grado, è quanto di più incredibile si possa immaginare.

Farsi forza della mancata condanna del club ex 2049 c.c (leggasi responsabilità oggettiva)  in termini di ottimismo fa a gara con il commento del mio compagno Carlo che alle medie aveva chiesto a una di uscire con lui. Risposta di lei al suo invito: “Vaffanculo”. Commento di lui alla mia domanda sul come fosse andata: “Beh, mi ha parlato”.

 Per il resto, leggo con un mezzo sorriso di disgusto degli inviti a voltare pagina (adesso eh?), a tornare a occuparci di calcio e non di Tribunali, a chiudere questa vicenda ed andare avanti.

Caro Andrea Monti, direttore della Gazzetta, non fare finta di “aver dovuto sopportare le offese di Moggi”. Quelle, a voler ricordare, sono state indirizzate all’allora direttore della Rosea, quello Stracandido Cannavò che in termini di onestà finiva quasi per passare per ingenuo, ma che su questo non ha mai fatto passare nulla a nessuno. Con buona pace dello stesso Monti che ricorda, contraddicendosi da solo, di aver dato spazio e talora anche appoggiato le richieste bianconere di “parità di trattamento” (e qui di virgolette ce ne vorrebbero una ventina).

Certo il buon Monti non è solo: il sempre presente Sconcerti riconosce (adesso eh?) di aver pensato “e qualche volta forse anche saputo” di alcuni peccatucci di Moggi, decidendo comunque di non aprire bocca, per non disturbare, chè non si sa mai…

Fabrizio Bocca (di Rosa) riconosce –bontà sua- che la tesi legittimamente portata avanti dalla difesa “evidentemente era solo una falsa impressione”, riuscendo comunque a dire che secondo lui lo scudetto 2006 non andava assegnato.

 A questo sono arrivato. A questo volevo arrivare. So di essere un idealista nell’auspicare che la stampa faccia in questo Paese quel che fa nel resto di quel che chiamiamo mondo civilizzato: il cane da guardia del potere. Qui da noi quel cane è un chihuahua, al limite un docile cockerino pronto a portare l’osso e ancor più pronto a sbafarsi la ciotola di Ciappi opportunamente servita dal padrone.

Le reazioni alla sentenza di ieri sono la conferma del fatto che da noi il potere (per una volta con o senza Berlusconi) gioca ancora un inaccettabile ruolo di censura e ammorbidimento del nostro giornalismo. Non serve essere Saviano per rendersene conto.

So di mischiare mele con pere, ma mi spiegate perché in Inghilterra Murdoch viene costretto a chiudere un giornale da 3 milioni di copie al giorno nel giro di 48 ore e da noi siano pochi a potersi dire totalmente estranei alla tela di conoscenze -o connivenze- tessuta da Big Luciano nel corso della sua onorata carriera? Gente che, prima di parlarne male, ovviamente avrà pensato all’aiutino di quella volta, alla spintarella di quell’altra volta, allo sgoob che il soggetto in questione gli avrà confidato quell’altra volta ancora… e allora paisà, se non ci aiutiamo tra di noi…

Non che l’Anima Uggisa sia da solo, sia chiaro. La visione agrodolce dei TG sportivi di ieri sera mi ha anche mostrato un Geometra Galliani particolarmente ciarliero e simpatico nel tessere le lodi di Ibra, con uscite del tipo “meno male che ha litigato con Guardiola, così adesso gioca con noi…” oppure “Lui al Milan sta bene, sempre che domani non mi tiri una sberla…”. Fino al capolavoro di ipocrisia, quando con fare serio e occhio semichiuso dice di aver visionato personalmente il filmato dell’espulsione di Boateng a Roma e, dopo aver capito che gli insulti del giocatore erano rivolti all’arbitro e non a un avversario, di aver deciso di ritirare il ricorso… “perché il fair play è importante e bisogna dare il buon esempio”.

Bravo. Complimenti.

Ovviamente al servo di turno non è nemmeno passato per la teste di chiedere “come l’anno scorso a Firenze con l’espulsione di Ibra?” agganciandosi alle spumeggianti anticipazioni della biografia dello Svedoslavo, in cui si racconta di come fosse stato proprio il Club a costruire la balla del “ce l’aveva con se stesso, non voleva offendere nessuno” sperando in una riduzione di pena, peraltro poi parzialmente ottenuta. 

Esattamente come a nessuno è venuto in mente di ritirare fuori la rissa tra Ibra e Oniewu (misteriosamente scomparsa anche da Youtube, a volte guarda il caso…) che apprendiamo essere costata una frattura alla costola di Zlatanasso, ovviamente taciuta dalla squadra di Milanello Bianco.

No, meglio concentrarsi su Ibra che ricorda lo spogliatoio dell’Inter spaccato tra clan di argentini e di brasiliani, chè con quello non si sbaglia mai, un grande classico. Splendido quando racconta di essere andato da Moratti a dirgli che doveva cambiare quella situazione, altrimenti non si sarebbe mai vinto niente.

Grazie Zlatan, ti ricorderemo sempre come grande uomo di spogliatoio. Solo grazie a te i nostri sono diventati tutti amici ed hanno iniziato a volersi bene al punto da vincere tutto, con e addirittura senza di te.

Che uomo di cuore!

5 anni e 4 mesi

5 anni e 4 mesi

Per noi del Milan il fair play è importante

Per noi del Milan il fair play è importante

Italian Press: self portrait

Italian Press: self portrait