QUESTO INVECE SI’

Perchè alla fin fine tutti stanno azzardando ragionamenti ed interpretazioni sul verbo del profeta indocinese, e quindi perchè io no?
 
… Che poi “induel’è l’Indocina?? Eh beh… bisogna andare a Lugano… e poi sempre dritto!”

Parto da una considerazione che pare di poco conto e che invece secondo me è sintomatica: il ragazzo, non so se avete notato, pronuncia alla stessa maniera le parole “passione” e “pazienza”. Dice “pèscienss”, credo intendendo la prima, ma pronunciando di fatto la seconda.

Detto che mi aspettavo un inglese (o almeno un americano, visto che si è laureato là) un po’ più fluent, l’apparente controsenso potrebbe avere un suo involontario significato.

I concetti di pazienza e di passione sono di primo acchitto molto lontani tra loro, eppure i ragionamenti fatti dal nostro in settimana mi sono sembrati un perfetto trait d’union tra le due sponde: quando dice che dovremo diventare e rimanere vincenti, anche a costo di dover aspettare qualche anno, Thohir in sostanza dice proprio questo:

Chi troppo vuole, se lo stringe!

Se vogliamo trovare un primo segno di discontinuità con la gestione simpatttica del Signor Massimo, potremmo sintetizzare che Thohir non vuole la Pazza Inter; vuole una squadra che si costruisca dalla base, e che cresca pezzo dopo pezzo.

I lustri passati ci hanno visto fare su e giù dalle montagne russe e questo, per mille motivi, non è più fattibile -da un punto di vista economico- nè tanto meno accettabile -dal punto di vista dei tifosi-. Il dover annaspare per un altro biennio tra il 3° e il 5° posto per poter essere “uno dei 10 Club che contano tra 10 anni” , personalmente è uno scambio che mi sento di accettare, purchè i segni di questa crescita, graduale s’intende, si vedano passo dopo passo.

Apprezzabile, e solo apparentemente ovvio, il riferimento ai ricavi da aumentare per poter (tornare ad) essere competitivi: altri avrebbero posto l’accento sui costi da ridurre e gli sprechi da abbattere. Il ragazzo ha invece perfettamente compreso che la strada in quel senso è già stata intrapresa, e che comprimere ulteriormente monte ingaggi e budget di acquisti vorrebbe dire decretare la morte sportiva del Club.

L’intervento è tecnicamente riuscito, il paziente è morto.

Trovare il modo per fare più soldi sarà la vera scommessa di Thohir, che parte da zero o poco più (mi riferisco alla Serie A più che all’Inter in particolare). Emblematica l’immagine dell’arrivo del neo-Presidente alla Pinetina, con tanto di bancarella di merchandising pizzottato a metri 3 dal cancello. In Italia siamo ancora anni luce da uno sfruttamento intelligente e oculato del marchio di una squadra di calcio. Anzi, il confine tra questo ed il puro mercimonio è assai labile.

I gobbi sono dolorosamente l’eccezione a quanto appena detto (si dice che con lo stadio nuovo abbiano triplicato i ricavi, mi par tanto ma la solfa è quella) mentre i cugini sono l’apogeo dell’equazione “squadra di calcio = fustino del Dixan”.

Se devo trovare critiche ai primi discorsi programmatici del nuovo capo mi vengono in mente due esempi:

1) Comprensibile, ma per me non condivisibile, il riferimento al bel gioco, che possa attrarre nuovi tifosi ad altre latitudini. Sono spocchioso, lo so, ma non prenderei il tifoso-medio statunitense o indonesiano (ammesso che detto tipo antropologico esista) come fine conoscitore del calcio e delle sue logiche. Questo per dire che, a voler assecondare i discutibili gusti dei fan di quelle latitudini, probabilmente uno Zeman stonato di ganja sarebbe l’ideale: vittorie per 6-4, sconfitte per 5-3, orrori in serie ma tanti gol, quindi tanto spettacolo.

No, grazie. Torniamo ai “gemelli diversi” pazienza/passione: ci vuole metodo per costruire una squadra vincente. Se vinci, la gente ti guarda e fa il tifo per te. Non stiamo a inseguire l’“exciting football” e americanate varie. Non ci conviene. Sportivamente, e quindi nemmeno economicamente.

2) Il nostro ha ripetutamente -e a ragione- elogiato il settore giovanile, pur sconfinando nel limaccioso terreno del semplicismo demagocico, quando ha lasciato trapelare concetti tipo “facciamo giocare i giovani che ci hanno tanta buona volontà”. Vi risparmio la mia censura a riguardo, già esplicitata in tante altre occasioni. Quel che non ho sentito, però, è stato il doveroso riconoscimento al “miglior” settore giovanile dell’Inter, e cioè ad Inter Campus.

Mi violento da solo, ragionando da businessman e non da tifoso, solo per un attimo: una roba come Inter Campus non è solo motivo di orgoglio per ogni tifoso, è proprio un asset da valorizzare, lì sì spendendo tempo, soldi e risorse per renderlo ancor più visibile, facendo crescere ancor di più la reputazione dell’Inter come club unico nel panorama mondiale del calcio: la prima e unica squadra ad aver vinto tutto schierando giocatori che arrivano da 4 continenti, il Club nato per dare la possibilità a tutti di vestire la propria maglia, che si è dato il nome più “mondiale” possibile, e che auto-definisce i propri tifosi “fratelli del mondo”.

Insomma, non devo essere io a insegnare come sfruttare queste cose, ma magari il ragazzo era distratto e gli è passato di mente…

Poco male, siamo qui per questo!

Mr President

Mr President

QUESTO NON E’ UN POST SU THOHIR

magritte

Non sono la versione bloghettara e sotto radice cubica di Magritte e la sua pipa.

Semplicemente, quel che avevo da dire sull’ormai effettivo takeover tra il Signor Massimo e il PSY de noantri l’ho già scritto qui:  https://complottonerazzurro.wordpress.com/2013/10/19/hello-goodbye/ . Mi limito a plaudere alle sue prime apparizioni sui mass media italiani, a cominciare dalle prime parole ufficiali rilasciate non più “davanti agli uffici della Saras con la consueta disponibilità” , bensì alla TV ufficiale dell’Inter. Eccheccazzo!

L’argomento su cui volevo solleticare il mio autismo a strisce verticali e confrontarmi con eventuali opinioni dei miei 25 lettori è in realtà un gioco trito e ritrito, forse per questo per me irresistibile.

Gioco: disegna la tua formazione dell’Inter preferita.

Regole:

1) La scelta è necessariamente limitata all’Inter vista giocare con i miei occhi, quindi diciamo dagli anni ’80 in avanti. Per capirsi, i miei primi idoli sono stati Altobelli e Beccalossi, seguiti pochi anni dopo da Rummenigge. A scanso di equivoci, nessuno dei tre troverà posto nelle gerarchie che andranno a delinearsi.

2) Ogni ruolo deve avere due effettivi, in modo da limitare le scelte deicide e strappacuore.

3) Almeno uno degli effettivi dev’essere fatto secondo il personale giudizio tènnico, mentre almeno un altro deve rispondere al (talvolta diverso) requisito dell’interprete più amato nel ruolo.

Il combinato disposto dei punti 2) e 3) dovrebbe così portare a delineare due formazioni: quella coi controcazzi (per brevità “tènnica“) e quella poetica, per alcuni all’insegna del “c’ha i piedi fucilati, ma ci mette sempre l’impegno” (per brevità “diquore“).

4) Siccome però sono un rancoroso e severissimo censore di ogni comportamento nerazzurro, compilerò anche una formazione dei più pessimamente peggiorissimi, (per brevità Nightmare Team) inserendo sia quelli oggettivamente scarsi (Jeremie Brechet, per dire…) sia che promettevano faville e invece si sono rivelati -almeno nella parentesi interista- pacchi clamorosi (il Vampeta di turno).

Sul punto 4), debbo i giusti crediti all’accolita di amici rossonerazzurri in compagnia dei quali, in our early twenties, abbiamo sollazzato le rispettive consorti passando lunghi sabati sera a discutere se Pancev avesse più diritto di Blissett ad avere un posto da titolare in una versione pan-Meneghina del succitato Nightmare Team: Sanga, Marco PN, Tafazzi, I’m talking about you!

Post scriptum prima di iniziare: So già -ed è drammatico- che la scelta maggiore ce l’avrò tra gli aspiranti Chiavic Johnson.

Del resto, Piraccini ed i fratelli Paganin popolano ancora i miei peggiori incubi…

Here we go!

PORTIERE

Imbarazzo della scelta: l’Inter ha una grande tradizione di numeri 1, quindi più o meno ‘ndo caschi caschi bbène.

Scelta tènnica: Julio Cesar

Scelta diquore: Walter Zenga

Nightmare Team: Sebastien Frey. Era giovane, sbarellò anche lui nella pessima annata-Tardelli (un mammifero col pollice opponibile avrebbe limitato i danni anche nel mefistofelico derby finito con risultato tennistico…).

DIFESA A QUATTRO

Buoni difensori ne abbiamo sempre avuti. Non così spesso li abbiamo avuti tutti insieme.

Scelta tènnica: Maicon – Blanc – Samuel – Brehme

Scelta diquore: Bergomi – Cordoba – Materazzi – Brehme  (Lo so che Brehme c’è due volte, ma lui è Iddio e tutto può. E soprattutto, il ruolo di terzino sinistro è quello storicamente meno baciato dal talento in casa Inter)

Nightmare Team: Brechet- Sorondo – Cirillo – Gresko

CENTROCAMPO DICIAMO A ROMBO

E’ il modulo più comodo per i campioni che ho in mente, ma ha poca importanza, essendo questo solo un giUoco. Aldilà del modulo, credo che la mediana sia il reparto in cui l’Inter storicamente è stata più avara di campioni.

Scelta tènnica: Cambiasso – Zanetti – Matthaeus – Baggio

Scelta di quore: Ince – Simeone – Berti – Stankovic

Nightmare Team: Dell’Anno, Vampeta, Scifo, Conceiçao

ATTACCO A VORAGINE

Scelta più che ampia e altissimo rischio di ballottaggi strappacuore: va beh, ci proviamo…

Scelta tènnica: Ronaldo – Ibrahimovic

Scelta di quore: Milito – Zamorano

Nightmare Team: PancevCaio

MISTER ILLUMINATO

Scelta tènnica: Mourinho, Mancini

Scelta diquore: Simoni, Bagnoli

Nightmare Team: Lippi, Tardelli

PANCHINA (PIU’ DIQUORE CHE TENNICA)

Pagliuca

Ferri, BeppeBaresi

Bianchi, Di Biagio, Matteoli

Crespo, Cruz, Eto’o

FUORI CONCORSO CON POLEMICA MOTIVAZIONE:

cannavaroCannavaro: vero “71” secondo la smorfia napoletana (ommemmè…): rendimento nemmeno pessimo, diciamo da 6, ma prova vivente del sistema Moggi. E poi ride sempre. Esecrando.

pirloPirlo: non ne piansi la dipartita se non per la moneta di scambio (Guglielminpietro). Ottimo giocatore da Mazzone in poi, e cioè messo davanti alla difesa. La stori(ell)a dice che fu Ancelotti, o addirittura lui stesso, a proporre il nuovo ruolo. E’ complotto! E’ stato er sor Magara, visto che a giocare da numero 10 al Brescia c’era un certo Baggio: “Ah regazzì, viecquà: tu te metti 30 metri indietro a lanci lungo, chè davanti ce sta Robbè“. Lisergico.

bergkampBergkamp: All’Inter un disastro, rinfacciato negli anni da tutti i media. Ma anche Davids e Kluivert hanno toppato al Milan trionfando poi con altre maglie, per non parlare di Henry con la Juve.  Classe immensa per il tulipano biondo. Certo, per la grinta si prega di ripassare… Efebico.

roberto carlosRoberto Carlos: Dopo le prime 4 partite da urlo ho iniziato ad odiarlo, visto che il suo unico schema era prendi palla e tira in porta. Ho sempre considerato i 10 anni di vittorie al Real Madrid come la classica parentesi fortunata in una carriera sopravvalutata (vi lascio pensare che io stia scherzando). Uggeggé.

Fine della sbrodola.

Riepilogando, quindi:

SQUADRA TENNICA

tennica

SQUADRA DIQUORE

diquore

NIGHTMARE TEAM

nightmare

FAVOLETTA DELLA SERA: LA MALEDIZIONE DEL PRIMO ANELLO ARANCIO

Per i non addetti, è una delle tribune laterali di San Siro, la prima ad aver introdotto il biglietto ridotto per gli over 65. Nei primi anni ’90 Bergomi e Fontolan tiravano a sorte per giocare il primo tempo “dall’altra parte”, in modo da non subire gli insulti della vecchianza avvizzita e incattivita.

Forse è quello che da noi ha portato il ruolo di terzino sinistro a bruciare una dozzina di giocatori in un ventennio scarso, con rarissime eccezioni di decenza (dopo Brehme direi solo Chivu e Nagatiello).

In ordine sparso: Tramezzani, De Agostini, Roberto Carlos, Pistone, Centofanti, Tarantino, Milanese, Silvestre (quello che poi al Manchester Utd ha vinto tutto, da noi sembrava il fratello scarso di Aristoteles), Georgatos (non era male, ma era l’unico greco al mondo a soffrire di saudade), Gresko (te possino…), Brechet, Guly, Maxwell (a.k.a. il peluche di Ibrahimovic), fino all’odierno Alvaro Pereira.

E senz’altro dimentico qualcuno…

Ok. Attendo commenti, liste di proscrizione, petizioni per beatificazioni immediate. A scelta nell’ordine.

A TWIST IN THE TAIL

INTER-LIVORNO 2-0

Una partita noiosa ma da tre punti, con la bella sorpresa del rientro del Capitano nei minuti finali -tutt’altro che irrilevante, si vedrà.

Questo il bigino della serata.

I ragazzi infatti, nelle sempre illuminanti parole del Cuchu a fine gara, giocano “non la miglior partita della stagione“, approfittano ben volentieri del paperotto di Bardi che gioca a palla saponata con il radente cross di Johnny Guitar, ed attendono l’ispirazione del redivivo Zanna per chiudere la pratica al 90′, con invenzione di Kovacic per Nagatiello.

In mezzo a queste poche emozioni, un’ora abbondante di calcio ruminato alla velocità dei bradipi e col fosforo di un batrace: Alvarez marca visita per la prima volta in stagione, mentre Guarin si mostra in una delle sue non rare performance di “vorrei spaccare il mondo ma non posso“. La conseguenza è che Palacio là davanti deve arrangiarsi col poco che arriva (un paio di colpi di testa alti nel primo tempo e un piattone destro stoppato dal loro terzino nella ripresa), lasciandosi guidare dalla propria generosità fuori dall’area amaranto per trovare palloni giocabili. Oltretutto in area, quando ci sta, viene cianghettato appena prima di tirare, ma nessuno dei 6 occhi deputati a controllare la zona vede nulla (how strange…).

Taider senza infamia dà la sua mano al Cuchu a rompere e ripartire (crapapelada migliore in campo, ma chettelodicoaffà), mentre dietro soffriamo quasi niente, pur con i tre centrali che finiranno ammoniti. La manovra pende molto a destra dalle parti di Jonathan il quale, aldilà di divertenti casi di idolatrìa avvistati in rete (vedi “il Divino” e panzane simili) attraversa senz’altro un periodo fortunato, se è vero che in stagione siamo al secondo autogol procurato, a cui va aggiunto un gol “voluto” e un altro cross deviato dall’avversario sulla testa di Nagatiello per il primo gol della stagione contro il Genoa.

Il dirimpettaio di fascia ha invece il suo bel da fare contro il promettente Mbaye, talentino nerazzzurro parte della colonia dei prestiti in terra labronica. Parlando dei quali, sarebbe ingeneroso individuare in Bardi il “pacco” rifilato ai toscani. Vero che l’errore sul nostro vantaggio è palese e grave; altrettanto vero che a fine primo tempo si riscatta deviando un rasoterra velenoso di Alvarez; incontestabile il fatto che lo sbaglio in questione sia uno dei primissimi di una stagione fin qui senz’altro positiva. Duncan lo ricordavo più forte, mentre nei 90′ l’ho visto menare come un fabbro senza impostare come invece sa. Tutti da tenere comunque sotto osservazione, alla faccia di chi dice che non investiamo sui giovani e che, quando lo facciamo, poi li svendiamo per quattro soldi.

Parlando di giovani, a metà ripresa entra il vero talento di questa squadra: Kovacic prende il posto di un acciaccato Alvarez (la mia mente perversa spera che il ghiaccio sulla caviglia serva a “scampare” la trasferta oltreoceanica per le due partite con l’Argentina). Il baby croato vivacchia per una mezz’ora adeguandosi al piccolo trotto generale, come ad attendere la palla giusta dai piedi giusti.

Piedi che tornano a calcare il prato di San Siro in un boato assordante a 10 minuti dalla fine: è Taider a lasciare il posto al Capitano che, tempo pochi secondi, piazza la prima di quelle accelerazioni palla al piede che, se brevettate a inizio anni ’90, gli avrebbero comunque garantito una decorosa pensione, aldilà dei guadagni maturati sul campo.

Genti in visibilio ed enorme sventolìo di vessilli nerazzurri.

Proprio una delle succitate cavalcate recapita la boccia al 10 croato il quale, riconoscendo in quella la palla giusta, magheggia al limite dell’area e di esterno mette Nagatiello solo davanti al portiere: tiro del nippico, sporco quanto basta ad ingannare Bardi e gonfiare la rete.

Il merito tènnico è tutto di Kovacic, ma gli abbracci sono comprensibilmente tutti per il Capitano. E di fatto continuano fino al fischio finale, distante solo un paio di minuti. E’ lì che inizia il vero tripudio per lo splendido quarantenne, visibilmente emozionato e forse -chissà- incredulo nell’aver centrato così l’ennesimo obiettivo della carriera (meno di 7 mesi di assenza per un tendine d’Achille credo sia un record). Bello e sincero il gesto di Cambiasso che si sfila la fascia di Capitano per restituirla (non solo metaforicamente) al legittimo proprietario.

Una celebrazione semplice, spontanea, senza “Zanetti Cam” o altre inquadrature servili e zuccherose dedicate in passato a personaggi diversamente strisciati.

Chè si sa, noi non siamo mediatici.

 

 

LE ALTRE

La Roma inciampa sul più bello, sprecando l’impossibile dopo aver beneficiato anche lei di un autogol col Sassuolo. Dopo il vantaggio crea tanto e spreca tutto, con l’inevitabile beffa del pareggio al 94′. Ne approfitta la Juve, che regola il Napoli con un eccessivo 3-0, agevolato da un gol in fuorigioco, ma di dimensioni inferiori a quelle “di Rocco Siffredi” (cit. Eliana, vendemmia ’98) e quindi a detta di tutti impossibile da vedere.

La Fiorentina regola la Samp con qualche patema finale ed è a un solo punto da noi, mentre il Verona viene piegato dal redivivo Genoa targato Gasperini.

Volitivo il pareggio strappato dai cugini in terra Clivense, con il mondo mediatico in attesa di notizie circa la conferma di Allegri, e prontamente accontentati. Splendida l’analisi di Porrà su Sky che sintetizza alla perfezione il momento rossonero: “Il Milan ha talmente tanti problemi di gestione societaria da non potersi permettere ulteriori scossoni derivanti da un cambio in panchina“. As simple as that.

 

E’ COMPLOTTO

Tra le tante differenze tra la partita dei cugini e quella dei Gobbi c’è però l’analogia dell’errore arbitrale. Ma se la partita di Torino ha visto una sommaria analisi dell’episodio ed una bevenola assoluzione del Rocchi Horror Picture Show, il gol annullato a Paloschi è stata probabilmente solo un’allucinazione della mia fantasia malata.

Pensate che ero convinto di aver visto un gol valido -non in leggero fuorigioco, ma in linea, quindi valido- annullato all’emulo di Superpippa Inzaghi. E invece: il replay più veloce del West, tanto per dire “l’ho fatto rivedere, la posizione è dubbia, tana libera tutti“, dopodichè silenzio assordante su tutta la linea. L’episodio scompare dalle azioni salienti mostrate nella sintesi, alla cosa ovviamente nemmeno si accenna parlando con gli allenatori, e addirittura Sannino si guarda bene dal richiamarlo durante la sua analisi. Del resto, contro i Gobbi il Presidentino Harry Potter era sceso negli spogliatoi a consolare il guardalinee che aveva sbagliato a suo danno. Quantomeno stasera il Chievo non ha vestito i panni della amorevole crocerossina.

Chè poi, volendo fare il cacacazzi: il gol di Llorente è in fuorigioco di soli 21 cm, quindi “è comprensibile l’errore“.

Quello di Paloschi è in linea, quindi “è comprensibile l’errore“.  Anzi non è nemmeno errore “è una questione di millimetri“.

E vissero felici e contenti.

 

WEST HAM

Dolorosa sconfitta a Norwich: i gialli ci fanno neri con tre fischioni che ci spediscono in piena zona retrocessione. World of pain…

Come canta Albano: "e vaaaaaaaaaaaa"

Come canta Albano: “e vaaaaaaaaaaaa

MI SCAPPA E LA DICO

Gustosissima la lotta intestina (l’aggettivo non è casuale, visti gli effetti che mi provocano normalmente i protagonisti della vicenda) tra Barbara Berlusconi e il Geometra Galliani.

Mi sono ritrovato, nell’occasione, a non sapere da che parte stare. Nessuna, direte voi, e concordo. Mettiamola così: contro chi tifare in maniera più accesa? Berlusconi contro Galliani… chi l’avrebbe mai detto. Eppure così è, aldilà delle rassicurazioni, i no comment e via andare. Così come non so mai chi tifare prima di un Italia-Inghilterra, anche qui mi sono accorto solo “a partita in corso” di tifare con tutte le budella contro Zio Fester.

E’ in lui che vedo impersonificata la vomitevole litanìa riassumibile nella azzeccatissima definizione di “Milanello Bianco”; e anche se so che in ciò il Geometra è solo il mero esecutore della volontà del papà di Barbara, l’aspetto epidermico ha il potere di farmi odiare il servo più del padrone.

Facendo mie le critiche rivolte dall’insubordinatissima Barbara, e ragionando per assurdo da tifoso milanista (Crisssto…cos’ho scritto!), farei anch’io presente a chi di dovere la mancanza di un difensore degno di tale nome nella difesa rossonera, oltre che di un centrocampo appena sufficiente. E non mi sentirei per nulla confortato nel sapere che l’anno scorso, più o meno con gli stessi effettivi, il terzo postosia comunque stato raggiunto. Ribatterei anzi dicendo che ragionando così ad minchiam si dà per scontato che i colpi di culo e i rigori regalati siano una costante e non l’eccezione… (Oh cazzo, forse c’ha ragione Galliani allora!).

Ma soprattutto ho capito che cosa, più di tutto il resto, mi fa disprezzare il Geometra: non è un tifoso, è un venditore di un prodotto, di un’idea, di un brand. Sentirlo recitare statistiche tagliate su misura, alludere continuamente al ranking europeo e magnificare i suoi giocatori di fantasia e talento (fateci caso: l’avete mai sentito lodare pubblicamente un difensore o un centrocampista?) mi fa pensare proprio al piazzista che auto-incensa la propria mercanzia, convinto che alla fine il pubblico gli crederà.

L’unica cosa che riconosco a Galliani è di essere un tifoso vero (per quanto macchiato dell’imperdonabile peccato dell’aver cambiato squadra, avendo il soggetto da buon brianzolo un passato juventino): le urla spiritate ai gol del Milan, e che tanto fanno ridere la gente, sono in realtà la sola cosa che, a righe invertite, mi sento di condividere con lui. Ovvio che ci sia una certa differenza tra chi (legittimamente, ripeto) esulta per un’autorete in una serata in cui si becca l’ennesima lezione di calcio dal Barcellona, e chi, messa a sedere a 20 cm da lui a palesare ancora una volta la sbrodola dell “uniti come una famiglia“, si perde il suddetto goal perchè impegnata a spippolare sullo smartphone.

Ma a parte questo in Galliani io vedo il peggio del calcio del presente e ancor più del passato prossimo (dico questo nella vana speranza che certi tempi se ne siano andati per sempre)

.Il Milan è l’unica squadra al mondo ad auto-proclamarsi la migliore del pianeta -commettendo oltretutto un falso storico- arrivando a scriverselo addirittura sulla maglietta (in Italia, chè in Champions non hanno il permesso per fare certe pagliacciate).

Il Milan è la squadra che, dopo l’ultimo scudetto vinto, fece uscire un book fotografico in cui Dolce & Gabbana immortalavano i giocatori in pose da fotomodelli.

Il Milan, infine, -l’ho sentita ieri a pranzo al bar ed ero convinto di aver capito male- è il club che “consente” ad un suo sponsor di promuovere una campagna pubblicitaria chiamata “Campioni di Stile” (il link ve lo cercate da soli chè ci manca solo che gli faccia pubblicità!). In sostanza vai lì e dici “voglio i capelli come Mexes, voglio la cresta di El Sharaawi“. e te ne esci conciato come uno di questi truzzammauri metrosexual.

Non sono più calciatori, sono uomini-immagine, anche loro testimonial dell’Ammore.

E se già detestavo la tendenza quando vincevano, figuratevi il mio ghigno di disgusto nel vedere il piazzista Galliani spacciare per stella polare del calcio globale una squadra a tre punti dalla zona B.

...Che poi arrivano quelli di Interistiorg e con una vignetta dicono tutto meglio :)

…Che poi arrivano quelli di Interistiorg e con una vignetta dicono tutto meglio 🙂

NON CI POSSO CREDERE

UDINESE-INTER 0-3

Con magno gaudio rinfodero la tabellina rancorosa che avevo preparato a sostegno della mia tesi (prevenutiella, lo riconosco…)  che vedeva nei friulani la nostra bestia nera per eccellenza. Che sia chiaro: sono ancora convinto della bontà della mia teoria, ma -come ben sappiamo- anche la più ferrea delle regole ha la sua eccezione.

Ecco spiegato il primo motivo del titolo, non originalissimo in realtà.

Il secondo motivo risiede nel partitone giocato dai nostri, che in questa stagione non avevo ancora visto in versione cosi massiccia e incazzata. L’Inter di Udine, positiva in quasi tutti i suoi interpreti, fa capire quanto Mazzarri riesca a plasmare la squadra secondo il suo credo, e per una volta il complimento al “Mister che c’è” non vuole essere una critica al “Mister che c’era“. Tocco tutto il toccabile, ma esattamente 12 mesi fa raggiungevamo l’apice della scorsa stagione, con la vittoria corsara in casa gobba e la testa della classifica a un solo punto di distanza.

Rispetto alla StramaInter, riconosco però una certa solidità nei nostri, oltre alla piacevole abitudine nel vedere certi movimenti: Jonathan e Nagatomo stantuffano come pistoni diligenti, Palacio è semplicemente esemplare per come copre tutto il fronte di attacco, Alvarez sta addirittura smettendo di stupire per la costanza con cui dispensa quantità e qualità sulll trequarti.

Se a ciò aggiungiamo il miglior Cambiasso delle ultime stagioni (e guai a chi dice “basta poco checcevo’ “) e un Rolando che, come già fatto notare, quand’è chiamato in causa, fa il suo con grinta e lucidità, ecco inevitabile citare per la terza volta il titolo, facendo la facile associazione tra la battuta e il protagonista della stessa, omonimo dell’ominide numero 35 nerazzurro.

Incredibilmente stavolta Di Natale non punge, Muriel sembra il fratellino di Ronaldo solo per la palese tendenza alla pinguitudine, e addirittura l’esordiente Widmer non entra per acclamazione nel Club Gautieri o in quello spesso coincidente del “Primo Gol in Serie A con l’Inter”.

I nostri, già prima del sapiente colpo di testa del Trenza, creano un paio di buone occasioni col Cuchu e Nagatiello sugli scudi, e la spinta offensiva non si placa nemmeno dopo il bel destro al volo di Ranocchia per il 2-0. Splendido il Mister dopo il raddoppio quando, disegnando due “zero” con le dita, fa palesemente segno ai nostri di dimenticarsi del doppio vantaggio e continuare a pedalare tam quam non esset.

La ripresa vede loro solo leggermente più pericolosi, con Di Natale prima a sfruttare meravigliosamente la sola palla buona avuta (grande Handanovic nell’occasione) ma poi ad arrendersi alla coscia dolorante. Stessa sorte toccherà a Samuel, Jonathan e Ranocchia nell’arco dei 90′: e per fortuna che i calciatori di Mazzarri non si infortunano mai! Per il resto, controlliamo e sprechiamo qualche bella ripartenza.

Agli sgoccioli del match, la punizione per i bianconeri mi sembra quasi ingenerosa, ma sentirli prenderci per il culo al 90′ cantandoci “Vincerete il tricolore“, mi ha fatto esultare come un indemoniato per il comodo 3-0 di Alvarez su ennesima bella discesa di Palacio.

Come dire: perculate qualcun altro, grazie!

Passando al capitolo Craniolesi, Guarin al solito alterna belle accelerazioni palla al piede, conclusioni assai pericolose (palo nel secondo tempo) ma anche due o tre palle sanguinolente perse in uscita a tutto vantaggio friulano. Meglio di lui riesce a fare Juan Jesus, altro Premio Nobel diffidato e capace di farsi ammonire perchè, sul 2-0, tarda a battere una punizione a centrocampo. Difesa a questo punto da re-inventare sabato contro il Livorno, nella speranza (temo vana) che qualcuno degli acciaccati possa comunque essere disponibile.

 

LE ALTRE

Le conferme arrivano da Juve e Napoli (vittoriose) e dal Milan (sconfitto dalla Fiorentina). La novità arriva da Torino, dove il Mister Ventura ferma la Roma sul pari che, per quel che ho visto, pare meritato.

Grave e godibilissima la bambola dei cugini, oltretutto certificata da grafiche e tabelle incredibilmente intitolate “Crisi Milan”. La differenza con l’anno scorso non sta tanto nei -pochi- punti in classifica, chè anche l’anno scorso erano partiti demmerda, quanto in tre aspetti di non poco conto: oggi ci sono tre squadre che stanno volando, mentre l’anno scorso solo la Juve pareva avere un passo deciso; oltretutto, Balotelli è già in squadra, quindi per i rossoneri non c’è il famoso “Mister X da accaparrarsi come da tradizione nelle ultime ore di mercato” (per dirla con le solerti veline di regime); infine, proprio il rendimento di Balotelli pare smascherare quello che per mesi è stato considerato come un colpo sensazionale e che invece sembra sempre più un bluff.

Temo che per Mario la china sia irrimediabilmente “non risalibile”. La sua sarà una carriera alla Cassano: grandissimi gol, bellissime partite, inframmezzate da lunghi periodi di indolenza e di vene poco irrorate.

Il tutto, alla faccia della grande famiglia, del “da noi i campioni si comportano bene, perchè lo stile Milan viene prima di tutto”.

 

E’ COMPLOTTO

Il mio rancore ha poche valvole di sfogo a ‘sto giro: mi chiedo solo perchè il Milan debba essere il primo del gruppetto di squadre a 12 punti, pur essendoci tra questi anche il Parma che li ha appena battuti. E’ probabile che calcolino prima la differenza reti e poi gli scontri diretti, però esteticamente era più bello vedere il Milan a metà e non in cima della colonna di destra…

In mezzo ai tanti complimenti ai nostri, ho addirittura sentito dire che l’Inter ha il miglior attacco e che ha il record di giocatori andati a segno (dato che trovo sempre fondamentale). Chiaramente è stato poi fatto notare che i nostri sono quelli che più di tutti segnano su calcio piazzato (come se così i gol valessero meno) e che quello di Ranocchia è il primo gol segnato da un italiano nell’Inter di questa stagione.

Siete poco.

Infine, applausi sperticati per Aldo Grasso che, come già fatto notare in settimana, si è chiesto quel che ogni sano di mente dovrebbe chiedersi guardando una qualsiasi trasmissione sul calcio targata Sky, e cioè: https://apps.facebook.com/corrieresocial/spettacoli/13_novembre_01/arroganza-sportiva-commenti-mauro-bc097d72-42be-11e3-bd09-5fafe7fa6f7b.shtml

E davvero la presenza del calabrese cantilenante stride con gli altri ex giocatori che mediamente sono apprezzati dal sottoscritto, al di là dell’appartenenza clacistica. L’ultimo iscritto al Club dei “Degni” secondo il mio insindacabile giudizio è Cicciobello Marocchi, odioso carugnin de l’uratori ai tempi gobbi, e invece oggi attento osservatore delle gesta dei nostri eroi in mutandoni. Interessante la sua analisi nel post Milan-Fiorentina, quando consiglia ad Allegri di impartire disposizioni molto semplici ai suoi difensori e centrocampisti, che evidentemente a suo parere non possono dare di più. Diverso il discorso in avanti, dove secondo lui Kakà (e non Balotelli) ha la personalità e l’abitudine a prendersi la squadra sulle spalle.

Infine, non posso che attendere, curioso come una scimmia e divertito come un bimbo al circo, l’evolversi della critica “costruttiva e per nulla indirizzata ad una persona in particolare” di Barbarella Berlusconi, che sostanzialmente dà del rincoglionito al Geometra Galliani auspicando un cambio di strategia societaria lamentandosi con il papà. Tutto ciò mi lascia incredulo, vedendo che per qualche ora lo zimbello della critica non è l’esecrando rapporto coi media della nostra squadra simpatttica, ma proprio la squadra diversamente milanese.

A proposito, la squadra questa settimana la passerà in ritiro proprio nelle lande ad alto tasso glicemico di Milanello Bianco.

Ma che non si dica che il ritiro è puntivo!

 

WEST HAM

Pareggio a reti bianche nel Derby cromatico contro l’Aston VIilla, e classifica assimilabile a quella dei cugini rossoneri.

scontato, ma sincero

scontato, ma sincero

CAMPI MINATI

ATALANTA-INTER 1-1

Come ben sappiamo, per i nostri ci sono una mezza dozzina di “campacci” dove non è mai facile sfangarla. Bergamo è senz’altro uno di questi, (Udine il campaccio per definizione, e domenica saremo in gita da quelle parti…) e la partita appena giocata ne è l’ennesima dimostrazione.

I colleghi di maglia, pur mancanti di qualche titolare, giocano alla pari dei nostri (leggermente meglio nel primo tempo, leggermente peggio nel secondo). I ragazzi, dal canto loro, si leccano le ferite per l’assenza sempre più determinante del Principe, vero ciambellone di salvataggio per una squadra incapace di essere spietata come si addurrebbe ad una supposta grande (delle ultime due parole, la prima è un participio passato e la seconda un sostantivo, chè qui non si parla di intrusioni anali).

Alvarez si conferma su livelli altissimi, e non solo per il bel gol che sblocca la tenzone al quarto d’ora del primo tempo. I suoi lampi di classe e progressioni palla al piede sono disseminati nei 90′ del match, ed onestamente non ricordo un giocatore che tanto mi abbia fatto cambiare idea nei suoi suoi confronti. Detta tutta e senza vergogna, l’avrei venduto a trance al primo market rionale nella scorsa sessione di calciomercato, e mi ritrovo invece a spellarmi le mani in quasi tutte le sue uscite di questa stagione.

Dico questo nonostante la cagata fatta in occasione del pareggio orobico, quando con la connivenza di Nagatomo perde palla a vantaggio del nano malefico Moralez, il cui cross trova un incontenibile Denis a saltare in testa a Samuel e battere in gol.

Sì, c’era anche Samuel, e pure per lui vale quanto detto per Alvarezza: grave l’errore sul colpo di testa, ma è l’unico sbaglio in 90′ di concentrazione feroce e granitica sicurezza data a tutto il reparto. Per dire, ieri sera Rolando sembrava un difensore vero: sospetto che il talento di The Wall si propaghi nell’aere per prossimità…

La partita, in tutta onestà, finisce nella maniera più giusta, perchè le Madonne di fine gara che risuonano nelle valli bergamasche hanno cadenze meneghine tanto quanto orobiche (clamoroso il palo di Icardi appena entrato, incredibile l’errore di Yepes che centra Carrizo nell’area piccola).

La cosa può dare confortante consolazione o serena rassegnazione a seconda dell’indole del tifoso: a me mi fa incazzare!

Il fatto di aver sprecato il vantaggio in 4 occasioni in questo inizio di Campionato (faccio il bravo: limitiamole a 3 lasciando fuori la Juve che ci è superiore) significa non avere per niente quel killer instinct che ti permette di passare dalla categoria “simpatica compagine” a “squadra cazzuta“. E se il Mister batte il chiodo dell’assenza del Principe, è anche vero che Guarin continua a fare la cosa sbagliata al momento sbagliato (tira quando deve passare e viceversa), che Kovacic alterna belle accelerazioni a sonnambule preoccupante, e che Juan Jesus è sempre più un emulo del suo idolo Lucio, con tutti i difetti del caso.

Vien quasi da dire “meglio così”. Meglio non farci illusioni di Champions e roba varia: questi siamo e con questi arriveremo tra il 4° e il 6° posto, buoni per un’Europa League da stramaledire perchè si gioca di giovedì e toglie fiato ed energie mentali.

Domenica, tanto per dirne una e come già ricordato, andiamo ad Udine, che dei campacci infami come sapete è il più mefistofelico: superfluo dire che non ho buone sensazioni, ma sarò felicissimo, nel caso, di essere smentito.

 

LE ALTRE

La Juve non ha difficoltà a sbarazzarsi del Catania, mentre il solito colpo di testa subìto dal Milan punisce i cugini, salvando però il resto del mondo calcistico da colate di zucchero a prova di carie dentali, stante il ritorno al gol di Kakà e melassa strappalacrime annessa.

Bel gol quello dell’Evangelico, con quattro laziali intorno a lui, forse abbagliati dalla luce che emana dal 22 rossonero e incapaci di contrastarlo. Lui fa il suo, e cioè piazza la biglia a girare sul secondo palo, chè il tipo mi sta sui maroni ma a calcio ha sempre saputo giocare.

Il Napoli intasca i tre punti a Firenze non senza polemiche, con Cuadrado addirittura espulso per due simulazioni, la seconda delle quali è un chiaro fallo subito in area, altrimenti detto rigore. Tant’è.

Il mio complottismo vuol vedere nell’espulsione data al colombiano una ricompensa data al Milan per interposta partita, posto che il calendario del prossimo weekend prevede proprio lo scontro tra la Viola e i Meravigliuosi. Ma, ormai lo sapete, le teorie sul crollo delle Torri Gemelle o l’assassinio di Kennedy sono bazzecole rispetto alle mie visioni dietrologiche.

 

E’ COMPLOTTO

Non posso non partire da lontano, riprendendo le sempre più incredibili dichiarazioni dell’ex Chierichetto che sostanzialmente ormai minaccia preventivamente chiunque si azzardi a contestare la bontà di alcune decisioni arbitrali. Evidentemente, secondo la logica contorta e agghiaggiande, non è consentito nemmeno pensare che l’arbitro abbia sbagliato ad assegnare il rigore dell’1-0 contro il Genoa.

Non so se preferire lui o il Geometra Galliani, precisissimo a misurare in tempo zero gli 8 metri di distanza tra il fallo subito dal Parma ed il punto di battuta del conseguente calcio di punizione di Parolo. Anche lui gioca a fare l’uomo d’onore pretendendo le scuse della classe arbitrale, che per una volta non china il capo e rispedisce al richiesta al mittente. Ma, che sia ben chiaro, loro non parlano di arbitri… Splendido Zio Fester quando poi ricicla la poesia del “bello del calcio” per motivare la sconfitta di Parma, con il Milan “che negli ultimi 30 minuti ha avuto il 73% di possesso palla“. Ovviamente senza che nessuno osasse dirgli “e sti cazzi?“, o che -meno prosaicamente, lo riconosco- gli ricordasse la traversa di Gargano sul 2-0 per gli emiliani.

Addirittura il soggetto, nella tiritera dell’importanza degli episodi, arriva a vantarsi della leggendaria botta di culo avuta nei quarti di finale della Champions 2003, quando al 93′ riuscirono con gollonzo di Superpippa ad arraffare una semifinale che ancora sanguina sulla riva giusta del Naviglio…

Tornando a noi, se nel dopopartita ero quasi attonito nel sentire commenti assolutori quando non addirittura positivi sulla prestazione dei nostri, la mia sindrome di accerchiamento veniva soddisfatta nel dopo-dopo-partita e nei giornali del giorno seguente.

Andiamo con ordine: dopo aver millemila volte censurato e bollato come esecranda l’attitudine dei nuovi ricchi del pallone di sperperare danaro in barba ad ogni etica e Fair Play finanziario (Abramivich del Chelsea, lo sceicco Mansoour del Manchester City, il suo mezzo cugino del PSG just to name a few), ecco che si rimprovera a Thohir un avvio più conservativo e ragionato.

Chi è costui, in buona sostanza? Come si permette di comprare una squadra italiana e non sparare d’amblée un paio di acquisti a sensazione? Che cos’è questo approccio incrementale? Ma non lo sa che in Italia mai nessun Presidente ha fatto i soldi col Calcio? La sostanza è “se il tutto si risolve nell’arrivare e comprare Nainggolan –ammesso che arrivi, aggiungo io– poteva anche rimanere a casa sua“.

La Gazza invece si conferma la solita oasi anti-interista, laddove gonfia giusto un poco le statistiche (L’Inter che non vince a Bergamo dal 2008 diventa l’Inter che non batte l’Atalanta tout court da 5 anni), magnifica il quasi gol di Yepes, minimizza sul palo di Icardi e non cita nemmeno l’occasione di Palacio al pochi secondi dalla fine.

Si smentisce anche da sola, abbaiando per un rigore più che sospetto per braccio largo di Rolando su colpo di testa di Stendardo, ma dando comunque “6” in pagella a Rizzoli & co., bravi a valutare il colpo che “pare non essere volontario“.

Scusi, chi ha fatto palo??

Scusi, chi ha fatto palo??

GRAZIE, GRAZIELLA E…

INTER-VERONA 4-2

La saggezza popolare è spesso quella più idonea a raccogliere in poche parole “il succo del nocciolo”. E quindi: riceviamo quasi interdetti una bancalata di buona sorte sotto forma di gollonzi in serie, di cui addirittura stentiamo a far tesoro, confusi come siamo da tanta manna.

La partita contro il Verona dell’ex Mandorlini (unica mezza pippa nella leggendaria e trapattoniana Inter dei record) si presentava in un certo senso “podalica”, vista la smagliante forma degli scaligeri unita al nostro periodo allegrotto quanto a concentrazione e solidità difensiva. E invece, tempo di produrre il ruttino post-Mac del sabato, mi lascio cadere sul solito divano incredulo nell’apprendere del vantaggio dei nostri con Jonathan. Solo all’intervallo potrò apprezzare la mira da cecchino del nostro, capace di centrare le chiappe del difensore avversario per trovare la deviazione malandrina che ci dà il vantaggio. (Copyright Billy Costacurta nel dopogara, assai apprezzato).

Battute a parte, la buona sorte continua stranamente ad essere a strisce nerazzurre nell’arco dei 90′, visto il secondo regalo in occasione del raddoppio di Palacio: a calcetto i gol così li chiamano “foto”: ti metti davanti al difensore che respinge e vieni centrato dal suo rinvio, non necessariamente accorgendoti dell’accaduto. Il Trenza può esultare, e credo che il suo sorriso mescoli alla naturale gioia un dissimulato divertimento per l’accaduto.

Non siamo nemmeno a metà primo tempo e la partita parrebbe già chiusa, ma siccome non siamo una squadra normale, Juan Jesus decide di far esaurire il repertorio di bestemmie al Mister prima della mezzora. Fatale, nello specifico, il “non-anticipo” su Toni, polipone maledetto ma tremendamente efficace, che gioca di sponda col compagno mandando al tiro Martinho: sinistro preciso e palla in buca per il 2-1.

Il morto è ovviamente resuscitato, e inizia a giocare come sa; dalle nostre parti riaffiorano il panico e la schizofrenia che ormai abbiamo imparato a conoscere, ma il Cuchu sale in cattedra facendo quel che meglio sa fare: “va a rimbalzo” su bella girata di Nagatomo sul palo e corregge la correzione di Guarin, segnando il nostro primo gol “voluto” della serata.

Nonostante il doppio vantaggio ristabilito, immagino un supplemento di blasfemia in salsa labronica nell’intervallo, che in un certo senso dà anche i suoi frutti, visto il quarto gol (terzo gollonzo della serata) a firma Rolando, che da zero metri riesce a insaccare sugli sviluppi dell’ennesimo calcio d’angolo.

Come già sul 2-0, però, i nostri calano la guardia e presto anche le braghe, permettendo prima la bella stoccata di Romulo per il 4-2 e rischiando di subire il 4-3 con Toni che segna dopo essersi aiutato un po’ troppo nel liberarsi di Ranocchia.

Detto ciò, il premio Cranioleso per una volta non viene vinto da Guarin (anche se…) ma da Belfodil, che pensa bene di “prendere questione” con l’avversario dopo il fischio finale e di beccarsi il tragicomico rosso a partita finita.

A conti fatti, poco da aggiungere: riceviamo dalla buona sorte il credito maturato tra Cagliari e Torino, con la differenza di vederlo elargito in unica soluzione e quindi con effetti “spendibili” su una singola partita. Mi rendo conto di quanto sia cervellotico un ragionamento del genere e quindi mi do del “malato calcistico” da solo, chè sarebbe davvero bello poter attingere al coefficiente “busdelcù” un tanto al kilo e alla bisogna.

Questo ci è capitato, e tanta grazia che sia capitato!

LE ALTRE

Simpatico weekend che vede tutte le prime della classe conquistare i 3 punti e, coerentemente con quanto appena detto, i cugini incassare la sconfitta in quel di Parma, più che mai meritata per quanto visto in campo, ma maturata in piena “zona Milan”.  il Geometra che si cimenta nella specialità della casa “noi del Milan teniamo i toni bassi e non polemizziamo, però…“, è godibile quasi come l’inguardabile balletto di ‘A Cassano dopo il fischione del 2-0.

Parlando di orifizi anali, al Milan a momenti andava ancora bene, vista la clamorosa traversa di Gargano cui seguivano i due gol rossoneri. Per fortuna, il 3-2 di Parolo al 94′ ci evitava l’esordio di Silvestre nel Pantheon dei grandi campioni che l’Inter ha ceduto al Milan, visto che il nostro era addirittura riuscito a portare i cuginastri sul 2-2 a metà ripresa.

La Roma vince in 10 ad Udine, chiarendo ancora una volta quanto sia importante avere convinzione, coraggio e culo (a scelta nell’ordine), mentre Juve e Napoli regolano i loro avversari avendo beneficiato di un rigore assai generoso a testa. Le due partite sono la millesima e milleunesima dimostrazione di quanto la moviola in campo potrebbe ridurre i casi dubbi di un buon 90%, se solo la si volesse adottare.

E’ COMPLOTTO

Il calcio invece preferisce rimanere ancorato alla bella favola dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, e dell’occhio umano che non deve capitolare a favore del computer.

E qui, caro Capitano, mi viene davvero da dire “tu quoque“, avendo appena finito di leggere la tua biografia, nella quale non solo dici di nutrire ancora fiducia negli arbitri nonostante Calciopoli (e già qui…), ma ribadisci di essere contrario a qualsiasi supporto tecnologico per gli arbitri, perchè così si rovinerebbe il gioco.

E allora divertete co’ questo! ( cit. Compagni di Scuola riferita allo splendido Postiglione).

Per il resto, godibilissima l’inversione a U dei giornalisti che, a cavallo della partita di Parma, trasformavano i peana per la cresta tagliata di Balotelli in prevedibilissimi analogie con Sansone.

Volendomi togliere qualche sassolino dalle scarpe, pongo un paio di domande retoriche all’A.C. Milan:

1) Ma davvero Balotelli ha bisogno di un tutor? ma da voi non era mica maturato?

2) Vi pare possa essere un buon “tutor” un ex-sbirro condannato per falsa testimonianza per i fatti di Genova 2001? (Filippo Ferri, http://it.eurosport.yahoo.com/notizie/serie-balotelli-tutor-ex-poliziotto-condannato-g8-193528907–sow.html)

3) Che ne è stato del marchio cresterossonere depositato in tutta fretta l’anno scorso a celebrare i vostri tre giovanissimi e bravissimi attaccanti (Balo, Nyang e El Sharaawi) accomunati dall’anagrafe, oltre che dal pessimo gusto tricologico?

Infine, lodevole ma solo parzialmente veritiera la ricostruzione fatta dai media sul silenzio di Mazzarri post-Toro. Probabile che il Mister non abbia voluto parlare perchè scontento della direzione arbitrale, (che poi sia giusto o meno esprimere col silenzio la propria incazzatura possiamo parlarne), corretta la statistica che ci vede a credito nel saldo rigori pro/contro delle ultime due stagioni.

Quel che mi pare non si sia visto è invece uno specchietto simile:

         INTER          MILAN          JUVENTUS           ROMA     FONTE
RIGORI       F    C       F    C        F          C          F       C
2007/2008 9 3 11 3 7 8 7 4 transfermarkt
2008/2009 4 0 12 5 6 1 7 3 transfermarkt
2009/2010 6 7 10 3 4 5 11 7 transfermarkt
2010/2011 6 5 6 2 5 4 13 7 transfermarkt
2011/2012 11 11 10 3 4 3 4 9 transfermarkt
2012/2013 5 7 11 6 11 5 7 5 transfermarkt
2013/2014 0 3 2 0 2 1 4 0 transfermarkt
TOT 41 36 62 22 39 27 53 35
saldo   +5   +40   +12   +18

Da notare, a parte la formattazione migliorabile, come anche nell’anno del Triplete (2009/2010) avessimo un saldo negativo, e come il luogo comune “rigore per il Milan” per una volta non sia fallace e maledetto (+40 il saldo complessivo su 6 anni e 10 partite).

Ma è solo la solita propaganda comunista, e il fallo da cui nasce il 3-2 del Parma ieri era 8 metri indietro. E comunque noi non parliamo di arbitri. Cribio!

Infine, prima buccia di banana di Thohir, che ha la giusta e bella pensata di farsi fotografare con Allen Iverson, “suo” giocatore nei Philadelphia 76ers. D’accordo che Iverson giocava col numero 3 ma, parafrasando i comandamenti, quel numero all’Inter non è utilizzabile invano. Una marchetta col numero del grande Giacinto non s’ha da dare.

Passi pure sul blog per qualche ripetizione di interismo. Prezzi modici, famo ‘na cosa in nero…

WEST HAM

Insulso pareggio in terra gallese con lo Swansea. Saldamente in zona retrocessione.

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

CI PUO’ STARE (MA NON SI PUO’)

TORINO-INTER 3-3

Il Caronte calcistico ci fa fare un giro di tutti i gironi dell’inferno, addirittura deviando verso lidi a lui ignoti (il purgatorio del pareggio e addirittura uno scorcio di paradiso) per poi approdare al mare marroncino di questo pareggio che personalmente accolgo come una sconfitta.

Una partita nata con il solito “riguardo” riservato dalla classe arbitrale alla grande di turno (sentite il vento dell’ironia scompigliarvi i capelli?), proseguita con minchiate difensive in serie, ribaltata a proprio favore in maniera inopinata e infine buttata nel cesso con tanto di catena tirata.

Avendo appreso quasi incredulo della presenza di Palacio in attacco, nonostante la zampa malconcia ed il doppio impegno in Nazionale oltreoceano, mi faccio scivolare addosso le assenze di Campagnaro (tornato sano anche lui ma stiratosi in allenamento ieri) e Alvarez (congedato dal ritiro argentino per curarsi, e puntualmente in tribuna ieri sera). Nemmeno il tempo di prender posto tra i pali che Handanovic vede San Pietro sul secondo palo respingergli il diagonale velenoso di Cerci. Scampato pericolo? Macchè: il nostro due minuti dopo esce a valanga sull’11 granata che tocca la palla quel tanto da essere travolto dal portiere. Rigore ineccepibile per tutti – non per me, spiegherò infra – e soprattutto rosso per il nostro portiere. 86 minuti da giocare in 10, per fortuna ancora sullo 0-0 visto che il nuovo entrato Carrizo bagna il suo esordio con la paratona dagli undici metri.

Proprio quando i nostri danno cenni di risveglio dal coma vigile che li ha visti rientrare in campo, il Toro piazza un’azione talmente rapida e lineare da paralizzare i nostri, probabilmente fermi a contemplare cotanta bellezza. Tal Farnerud segna l’inevitabile primo gol in Serie A con l’Inter, e come vedremo non sarà l’unico nella serata.

Mazzari giustamente sbraita ai suoi “dovete svegliarvi”, ed in mancanza di Alvarezza -in questa stagione nelle vesti del guerriero-coraggioso-che-non-ti-aspetti – è Guarin a suonare la carica. Il ragazzo invero è un po’ stonato, e non è una novità: i due tiri scagliati da 40 metri con due o tre compagni pronti a ricevere il passaggio è la palese conferma del soave venticello che soffia indisturbato tra le sue orecchie. Ciononostante il nostro cerca un paio di volte la giusta imbucata per il compagno a centro area, e soprattutto ha il grande merito di piazzare la rovesciata dell’1-1, spettacolare quanto importante nel mandarci a riposo con un insperato pareggio.

Il secondo tempo è un po’ la gara del chi picchia più forte: loro con l’uomo in più ovviamente spingono forte, inserendo prima Immobile e poi Bellomo. Noi siamo tutti nella nostra metacampo, pronti però a ripartire veloci e incazzati. Il napoletano Immobile, pochi minuti dopo il suo ingresso, sfrutta un tiro di Cerci rimpallato da Ranocchia per piazzare la palla là dove Carrizo non può arrivare e riportare i suoi in vantaggio. Dicesi gol di culo, non “tocco di Cerci per Immobile”, come ho dovuto sentire… La mia serie di improperi non fa però nemmeno in tempo ad esaurirsi che Taider scodella una palla apparentemente innocua in area granata: Padelli non è dello stesso avviso e, forse spaventato dal piedone di Guarin a mezza altezza, fa il frittatone che consente a Palacio di inzuccare in rete il 2-2 con irrisoria facilità.

Mazzarri la vuole vincere, togliendo proprio Taider per Belfodil, messo in fascia per aiutare Palacio. La mossa mi spaventa, ma il neo-entrato corre che è una bellezza, nonostante venga fermato un paio di volte dal guardalinee per “ruzzate” che reagivano a precedenti falli dell’avversario. Poco male, perchè poco dopo metà ripresa il nostro piazza un’accelerazione che mi ha ricordato -non vorrei essere blasfemo- un Gullit al San Paolo di fine anni ’80, lasciando sul posto il proprio avversario e piazzando la boccia a centro area per il Trenza che timbra il 2-3.

Troppo bello per essere vero? Purtroppo sì. Del resto, contrariamente ad altre squadre, è destino non dover raccogliere nulla più di quanto strettamente meritato (il riferimento ad altre squadre uscite con un pareggio rocambolesco dalla trasferta granata è puramente voluto). Così succede che Bellomo, nuovo talentino di Bari Vecchia, disegni al 90′ una parabola nemmeno così beffarda, che però il buon Carrizo battezza fuori,o forse non battezza neanche, limitandosi a vederla morire sotto la traversa sul secondo palo. Ovviamente: primo gol in Serie A per il novello ‘A Cassano e lacrime di gioia alternate a bestemmie in sanscrito, a seconda delle latitudini.

Concludendo: in astratto, ci può stare pareggiare una partita in trasferta avendo giocato quasi 90′ con l’uomo in meno. In concreto: non si può buttare al vento una vittoria  prendendo un gol così.

LE ALTRE

La Roma batte anche il Napoli proseguendo il suo percorso netto (8 vittorie su 8 partite) e scavando un piccolo solco tra sè e le inseguitrici (+5 su Juve e Napoli).

Detto del Milan che fa la sua onesta partita e vince, dedico la solita maledizioncina all’Udinese, prona e supina come e più del solito con i diversamente strisciati. I friulani avranno comunque tempo e modo di riprendersi, sfornando l’ennesimo partitone massiccio e incazzato contro i nostri il 3 Novembre prossimo. Uno di questi giorni darò sfogo al mio istinto autistico e complottista, e controllerò i precedenti della Pozzo-Gang contro le tre squadre strisciate negli ultimi anni: non credo incontrerò sorprese né smentite alla mia tesi rancorosa.

Passando a temi decisamente più divertenti, Tevez e Pogba non trovano di meglio che esultare come Batistuta dopo i loro gol a Firenze, dovendo però subire lo splendido rimontone viola negli ultimi 10 minuti. Soave il sonetto che si è alzato dalla città culla del Rinascimento, che suggeriva inesplorate destinazioni per la mitraglietta mimata dai bianconeri. Ancor più bella la faccia di Conte dopo il quarto fischione: mancava solo il fumetto “è agghiaggiande!” .

E’ COMPLOTTO

Rimandando altrove per esempi empirici sul “cordiale benvenuto” dato ai nuovi soci indonesiani (e precisamente qui http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/inter/2013/10/15/news/inter_a_thohir_il_giorno_degli_annunci-68622277/) ho assistito in questi giorni a commenti sulla gestione quasi ventennale del Signor Massimo, scorgendo inevitabili chicche quali:

Ha vinto, nemmeno tantissimo in verità” (S. De Grandis, Sky). 16 trofei, tra cui 5 scudetti e una Champions in 18 anni. Nello stesso lasso di tempo i cugini hanno vinto 4 scudetti e due Champions (e lasciamo perdere il come…), venendo costantemente  e diligentemente definiti come “il-grande-Milan”, mentre la Juve in questi 18 anni ha conquistato 1 Champions e 6 scudetti (non conto ovviamente i 2 revocati e calo un velo pietoso su quelli del ’98, 2002 e 2003). Volendo potremmo aggiungere anche il Campionato 2006/2007 in Serie B.

Abbiamo quindi vinto sostanzialmente come le nostre due rivali in questi 18 anni. Non mi pare di aver mai sentito dire che i bianco-rosso-neri “abbiano vinto tanto ma non tantissimo“. Non solo: “Calciopoli ha favorito le vittorie nerazzurre“, senza nemmeno accennare al fatto che le sconfitte degli anni prima fossero -almeno in parte- dovute a quel sistema che Calciopoli ha scoperchiato.

Tutto ciò è niente se paragonato a cantonate quali “L’Inter cedè (sic) Pirlo per Centofanti, mi pare” e “Vieira è stato uno dei più grandi acquisti dell’Inter” (M.Sconcerti, Sky). Levateje er vino…

Tornando alla partita di Torino, curioso il fatto che il nostro portiere si becchi una ginocchiata in testa, e debba uscire sanguinolento ed espulso. Concordo sul fatto che, con le regole attuali, questo sia rigore, ma mi domando -non da oggi- quanto sia giusto permettere ad un attaccante di speculare su un tocco di palla che ha l’unico scopo di farsi abbattere dall’avversario. Proprio per questo, e cioè per il fatto di toccare la palla con quell’unico fine, viene qui a cadere il presupposto per l’espulsione, non palesandosi la “chiara occasione da gol”. Nella fattispecie la palla sarebbe rotolata comunque a fondo campo, senza che Cerci potesse arrivarci e appoggiarla in rete.

Detto quindi che l’arbitro ci ha penalizzato, tocca citare uno dei pochi gobbi non juventini e cioè il “Divino Giulio” quando diceva: “non basta aver ragione, tocca anche avere qualcuno che te la dia”.

E quindi, caro Mazzarri e cara Inter, a dire (male peraltro) queste cose non mandi il balbuziente e vanitoso Branca, che non parla con un giornalista da più di un anno. Mandi il Mister, che lo voglia o no, in modo da non passare mediaticamente dalla parte del torto. Che messaggio è passato dall’intervento del Cigno di Grosseto? Che l’Inter ha dei doveri nei confronti dei media, che si sarebbe potuto parlare tranquillamente della vicenda, che -addirittura!- alcuni giornalisti erano d’accordo con le querimonie nerazzurre. Riusciamo a farci del male anche da soli…

WEST HAM

Severa lezione in casa contro il City: 1-3 e colonna di destra della classifica a ingabbiare i nostri sogni di gloria.

La miglior azione del match.  Bella quanto vana...

La miglior azione del match.
Bella quanto vana…

HELLO, GOODBYE

Arrivo tardi negli sproloqui sull’addio del Sig. Massimo alla presidenza e sul contestuale arrivo di Erik Thohir, il PSY de noantri.

Poco male. Per me poi, che del ritardo ho fatto uno stile di vita…

Quel che mi urge dire in realtà è questo: abbiamo imparato a conoscere, in questi diciott’anni, un “presidente tifoso”: questo è stato Moratti, nel bene e nel male.

Pur avendone criticato negli anni gli apetti negativi, non ho problemi nel riconoscere che la bilancia pende benigna dalla parte dei pregi.

Azzardo un paragone che definire scomodo è poco, e cioè quello con (quel che rimane del) la sinistra italiana: un elettore di sinistra, dotato di un minimo di coscienza critica, sarà il primo a notare i millemila difetti del partito, logorato da diatribe interne, incapace di tenere una posizione per più di un quarto d’ora, retorico oltremisura e refrattario ad ogni cambiamento in nome di un’asserita superiorità morale.

L’elettore, esattamente come il tifoso nerazzurro, queste cose le sa perfettamente: le rinfaccia ai rispettivi dirigenti o si limita ad inframmezzarle tra Cristi e Madonne. Sa, però, nel profondo del suo cuoricione, di essere “nel giusto”. Sa, al di là di tutto, di aver ragione. Sa, in poche ma perentorie parole, di non essere quella roba là. E questo, se permettete, sposta il piatto della bilancia a suo favore a prescindere dal contrappeso.

Abbiamo avuto incubi con la forma dei baffi di Vampeta, maledizioni lunghe anni e sublimate nella beffa di un giorno (che peraltro non esiste, nonostante quelli che insistono a chiamarlo “ilcinquemaggio“).

Non voglio -qui- nemmeno nominare l’enorme porcata a cui siamo stati sottoposti per anni e anni, presi in giro da tutti per il nostro errare (inteso sia come verbo di movimento, sia come verbo “di sbaglio”) mentre altri si spartivano i trofei cianciando di torti e favori che alla fine si compensano.

Mi limito -qui- a dire che ci siamo rifatti, ci siamo riscattati con la stessa faccia spontanea e schietta del nostro Presidente. Una persona perbene, dotato come tutti di pregi e difetti, che in pochi casi come in questo riescono però a convivere serenamente come due facce della stessa medaglia.

Avere un “presidente tifoso” ha voluto dire, per noi interisti, poter ammirare Ronaldo, preso perchè gli occhi ti dicevano “ciap’el, sùbit!“, ma anche doversi sorbire dieci anni di Recoba (e con questa frase metterò alla prova un’amicizia ventennale, vero Mr. Charles?). Fare dell’understatement il proprio stile di vita ha avuto come effetto collaterale il vantarsi di essere il club meno mediatico del mondo, e fare spallucce alle carognate della stampa nei nostri confronti.

La speranza vorrebbe che i pregi rimanessero, ed i difetti potessero essere corretti. Non sarà facile per i nuovi arrivati prendere il posto del Signor Massimo, anche se lui rimarrà, vedremo quanto presenza ingombrante o quanto vecchio saggio. Di cose da sistemare ce ne sono tante, e il tifoso nerazzurro di cui sopra potrebbe scriverci dei trattati a riguardo.

Ci sono però anche cose da non perdere per strada: i valori, gli ideali, i capisaldi. La lealtà, il coraggio di lottare da soli contro tutti, il ripudio di ogni forma di razzismo, la consapevolezza di essere, di nome e di fatto, fratelli del mondo!

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MECOJONI

INTER-ROMA 0-3

Come disse la madre di Christian De Sica, trovando il figlio a letto col maestro di sci, “che tranvata!” (Vacanze di Natale, F.lli Vanzina, 1983).

Pascendomi a piene mani dal post-neorealismo italico su pellicola, mi rivedo declamare la stessa battuta al 90’ di una partita giocata da una buona squadra (noi) e da un’altra “di più” (loro). Tropo comodo e miope limitare l’analisi al paragone tra l’1-0 del Pupone che passa tra 6 gambe e la bomba di Guarin che si stampa sul palo interno; per una volta limitante precisare che il rigore non c’è (essaichenovità) perché il fallo è fuori area.

Tristemente vero invece rimarcare che, negli ultimi due anni, avevamo dato modo alla Roma di sentirsi grande squadra-spettacolo  a casa nostra, pur essendo guidata da allenatori “diversamente bravi” come Luis Enrique e  Simpatia Zeman. Temo, e tutto sommato auguro a Totti e compagni, che quella di Rudi Garcia sia una compagine leggermente diversa, che non perde nulla quanto a pericolosità in attacco –una media di 3 gol a partita- risultando di contro leggerissimamente più solida in difesa -1 gol subito in 7 partite.

I nostri, come detto, non sono male, anche se patire l’assenza di Jonathan non depone a nostro favore. Personalmente, più che amare Johnny Guitar, nutro scarsissima fiducia nelle qualità psico-tecniche del bipede che l’ha sostituito: Alvaro Pereira non impiega nemmeno un tempo a darmi ragione, entrando in maniera sconsiderata (per quanto fuori area) sull’altrettanto bello Gervinho e chiudendo di fatto la partita al 40’ del primo tempo. Allargando anche qui lo sguardo, non posso tacere sull’uscita sconsiderata di Juan Jesus, evidentemente ancora discepolo di Psycho Lucio, che perde palla sull’uscita a cavallo pazzo all’altezza del centrocampo, innescando uno dei millemila scatti dell’ivoriano, ovviamente alla sua miglior prestazione in carriera proprio contro di noi. Tessera Gold del Club Gautieri e tutti contenti.

Detto che assieme a Jonathan mancava Campagnaro, vera e propria balia o, se preferite, cugggino cattivo di Ranocchia e Juan Jesus, Mazzarri non si allontana dallo schema con Palacio e Alvarez in avanti, con Taider e non Kovacic a proteggere la difesa. Alvarezza è tra i migliori, disseminando se non altro spunti interessanti nei 90’ che valgono qualche corner. El Trenza là davanti comincia a far capire che quello non è il suo pane, e in tal senso una definitiva risurrezione del Principe, o anche solo una promozione in pianta stabile di Icardi a ruolo di titolare, porterebbero innegabili benefici al nostro attacco. Il Mister però la sa lunga, e la storia della coperta corta la conosce a menadito: non mi sento di condannarlo, visto che già con il –teorico- filtro di metacampo abbiamo preso 3 fischioni, complici un altro paio di folate giallorosse respinte alla grande da Handanovic, sempre più simile a Zenga (un mago tra i pali, una disgrazia sui rigori…. Ma all’Udinese non ne parava mica 1 su 3??) . Se a ciò aggiungiamo lo sgradito ritorno di uno dei capisaldi delle scorse stagioni, cioè pigliare gol in contropiede su calcio d’angolo per noi (3-0 di Florenzi dopo uscita da manuale di Totti teoricamente marcato da Alvaro Pereira e 60 metri palla al piede di Strootman), capiamo il motivo delle Madonne smozzicate dal buttero in panca.

Quelli là, come detto, rischiano seriamente di andare avanti fino alla fine; non vincendole tutte, ovvio ma proseguendo su questa falsariga. Noi ci pigliamo una ridimensionata, che però non vorrei si tramutasse in psicodramma (come invece –vedo- già sta succedendo). Nel primo tempo paradossalmente abbiamo giocato benino, beccando il primo gol in un buon momento dei nostri e pagando con errori banali negli altri due casi. Mi affido ancora all’esperienza mazzarriana per scongiurare il pericolo psicodramma che, devo dire, avrebbe probabilmente travolto il mio amato Strama e la sua inesperienza. Testa bassa e pedalare, quindi, facendo tesoro della sosta (anche se dopo una sconfitta sarebbe sempre meglio giocare subito) e sperando di recuperare gli zoppi alla ripresa.

LE ALTRE

Il Derby dei retrocessi se lo aggiudica la più forte. Il Milan, aldilà di quel che dicono i numeri, è di una pochezza imbarazzante, e senza Balotelli deve affidarsi al piede caldo di Muntari. Ho detto tutto. Godibilissimo Chiellini che nel dopo partita stigmatizza il mestruo di Barbie Boy Mexes e il suo cazzotto in piena area di rigore, come se lui di cosacce simili non ne avesse mai fatte. Del resto, veder litigare i tuoi più acerrimi rivali ti fa quasi dimenticare le tragedie sportive di casa tua. Splendido Allegri quando nega che quello di Mexes sia un pugno, sostanzialmente motivandolo col fatto di non essere diretto al volto. Il soggetto del resto avrà altro a cui pensare, avendo collezionato la bellezza di 3 sconfitte (che senza il solito Culo-Milan potevano essere 5) in 7 partite.

Il Napoli regola con 4 pappine il Livorno e si mette con la Juve in scia alla Roma, mentre Lazio e Fiorentina –bontà loro- si bloccano a vicenda lasciandoci soli al 4° posto.

E’ COMPLOTTO

Processo alle intenzioni, non lo nego: fino all’altro giorno, la stagione scorsa era stata tragica, fallimentare, da dimenticare, indegna di una squadra del blasone dell’Inter. Vani i tentativi, miei e di pochi altri, di ricordare che fino allo splendido 1-3 di Torino la squadra marciava gran bene in Campionato ed in Europa League, essendo arrivata ad un punto dalla vetta. No. L’Inter l’anno scorso ha fatto cagare per nove mesi.

Ecco preparato il bel piattino di merda in salsa mediatica da piazzare sotto il naso nei nerazzurri dopo la sconfitta contro la Roma, sotto forma di paragone tra le prime 7 giornate di Mazzarri e di Strama: udite, udite, i punti fatti, i gol segnati e quelli presi sono bene o male gli stessi. Quindi? Lungi da questa marmaglia l’idea di poter rivalutare ex post l’inizio della stagione 2012-2013, ecco azionato il cassone ed il primo carico di letame a concimare la Squadra Simpatttica collezionie 2013-2014, a un passo dalla crisi.

Abilissimo Sconcerti nell’accomunare le due milanesi, che a detta sua stanno “impallidendo insieme”, nonostante una decina di posizioni di classifica a separarle ed una storia contingente che non potrebbe essere più diversa, dalla proprietà al rinnovamento di squadra.

Cambiando discorso, splendida incoerenza di Prandelli, del quale non amo parlar male ma che mi strappa gli insulti di bocca, facendosi bello con il “codice etico” ma convocando Balotelli nonostante la genialata post-Napoli.

Infine, gradevole –davvero, e come al solito- l’intervista di Giorgio Porrà, questa volta a Johan Crujff, leggenda del calcio olandese e purtroppo ancora inchiodato a quell’estremismo di chi ha sempre troppi pochi dubbi sul calcio. Sentirlo dire stronzate smentite dalla storia mi provoca un misto tra rabbia e compassione (“le grandi squadre nella storia hanno sempre avuto almeno il 70% di giocatori provenienti dal settore giovanile”, “la cosa più importante è giocare bene e divertire la gente, poi certo bisogna anche vincere”). Onesto solo quando riconosce che le grandi squadre le fanno i grandi giocatori (so che sembra un’ovvietà, ma a quelle latitudini di oltranzismo c’è quasi da stupirsi a sentirglielo dire) e quando smonta uno dei falsi miti del calcio mondiale, smentendo di aver rifiutato di partecipare al Mondiale di Argentina per motivi politici, ma solo perché aveva deciso di ritirarsi. Alla faccia del calcio-totale-che-non-ha-mai-vinto-un-cazzo.

WEST HAM

I tre fischioni presi dalla Roma vengono in qualche maniera compensati dallo splendido 3-0 esterno sul campo degli “amatissimi” Spurs.

 

Alvaro Pereira in versione "visione periferica"

Alvaro Pereira in versione “visione periferica”