BRODINO IN SALSA INDIANA

INTER-TORINO 2-1

Se quella di domenica non l’ho vista, questa l’ho intravista via internet con una connessione ballerina, peggio di Bruce Willis quando carica il film da vedere.

Sono comunque riuscito a prorompere in un urlo assatanato in piena notte indiana al secondo gol di Icardi (il solo che abbia visto in grazia di Dio e non dovendolo immaginare), addormentandomi poco dopo felice di quanto visto.

Il centrocampo senza Medel immagino verrà lodato da tutti per la qualità vista in campo, e senz’altro i tre visti col Toro a calcio sanno giocare meglio dell’amato Pitbull.

Se devo dire la mia, il trio Joao-Ever-Brozo lo concepirei se avessimo una difesa blindatissima, della serie qui-non-passa-un-cazzo, ma avendo ancora negli occhi le tragicomiche gesta di Murillo, rinuncerei più volentieri a uno dei tre facitori di giUoco per un po’ di cazzimma in più. Tutto ciò a meno di voler arretrare il cileno in difesa al posto di Murillo: minor esplosovità, maggior cervello.

Comunque, questi saranno -almeno per un altro po’- affaracci di De Boer. Per il momento l’olandese si è tolto una bella soddisfazione portando a casa 3 punti e una prestazione normale, che riluce come e più dell’oro rispetto alle ultime tappe del tour stagionale.

Certo, sbagliamo gol incredibili (vero Brozo?), ci creiamo problemi da soli là dietro (Murillo che fa la gambiroeula a Ansaldi e Belotti che ringrazia pareggiando tra le risate), rimaniamo incapaci di vivere la partita in controllo e tranquillità.

Però abbiamo vinto, che è una piacevole novità.

Banchi di prova non tarderanno ad arrivare, ma almeno si è spinto il baratro un po’ più in là. Mi auguro che in Società ci sia anche solo metà della voglia di zittire la critica che alberga nella poco capiente testa di chi scrive.

Vedremo…” diceva il direttore di Fantozzi (quello di “male perdio!“). “Vedremo…”

CONTEMPLAZIONE DEL NOSTRO NIENTE

Aldilà della fredda cronaca degli ultimi 90′ giocati dai nostri eroi, rimane in tutta la sua evidenza il grande problema irrisolto dell’Inter.

Cambiano non solo giocatori e allenatori, ma anche dirigenti e proprietà, eppure il Club non riesce ad avere una gestione univoca ed una strategia precisa.

Nuove vette di autolesionismo vengono costantemente raggiunte e agilmente superate.

Non mi sentirete mai dire che il problema societario sta nel fatto di avere una proprietà straniera, anzi: sono io che ricordo a questi abbaialuna che anche con il presidente Simpatttico e milanese al ciend’ pe’cciend eravamo abbonati a cambi di panchina basati sul calendario mestruale e a figuracce mediatico-istituzionali di stile fantozziano.

Non mi piace nemmeno la retorica dell’uomo forte che arriva, piglia tutti a schiaffoni e risolve la situazione.

Fatte le doverose premesse, credo però che la nuova proprietà non possa più non-scegliere e debba indicare un personaggio conosciuto, credibile e competente (hai detto niente…) quale plenipotenziario che agisce in nome e per conto di Suning .

Nessuno degli attuali Dirigenti ha questo profilo. A Zanetti voglio un mondo di bene e a lui sarò sempre grato, ma a carisma e autorità siamo messi male, e non è nemmeno detto che un ex-calciatore debba per forza capirne di calcio. Ausilio personalmente mi piace e molto come direttore sportivo ma, appunto, è un Manager di funzione e non può spettare a lui il ruolo di Direttore Generale.  Entrambi, incidentalmente, dal casino libro-Icardi-Curva sono usciti alquanto maluccio.

Giovanni Gardini onestamente, a parte essere amico di Mancini, non ho capito che funzioni abbia (per una volta non c’è ironia nelle mie parole), mentre per Bolingbroke valgono le stesse considerazioni di Ausilio: è  bravo a fare il suo, a cercare di aumentare i ricavi (+20 milioni dal 2013 ad oggi con un prodotto obiettivamente poco vendibile), nel cercare di replicare in Italia la sua esperienza in Premier League (al Manchester United, non esattamente il Maidenhead). Mi sta anche simpatico per il suo spiccato accento londinese e perchè tanti lo vedono come il vero colpevole di tutto questo scempio insieme a Thohir, ma ad ogni modo non è lui l’uomo che stiamo cercando.

Fatta tutta ‘sta pappardella, non ci giro intorno: il mio sogno bagnato è che dall’Assemblea di venerdì Zhang, imbeccato da un Moratti per una volta nelle vesti di saggio pater familias, faccia uscire il nome di Leonardo.

L’auspicio sarebbe tale anche senza le sirene di mercato che lo danno in grado di portare Verratti e Thiago Silva in quattro e quattr’otto (non ci credo neanche se lo vedo e non a caso il link l’ho preso da il Giornale). Semplicemente, mi pare uno che di calcio ne capisce, che si muove bene in diverse aree (sportiva, comunicativa, organizzativa e di mercato).

E’ simpatico e educato, poliglotta, gentile ma per niente molle o peggio fesso (chiedete a Silvio “Narciso”).

Non è uomo di puri numeri, ma non è lui a dover trovare gli sponsor e fare il bilancio.

Lui e un cazzutissimo di Manager della Comunicazione varrebbero mille volte di più dell’ennesimo cambio di allenatore.

La conferenza stampa pre-Toro, con De Boer malinconicamente solo a rispondere a un plotone di esecuzione che per mezz’ora gli chiede insistenemente “quindi quand’è che te ne vai?” è stata la rappresentazione plastica dell’assenza di quella gestione univoca e strategia precisa di cui blateravo poc’anzi.

Il cambio di panchina come sempre assolverebbe tutti gli altri e perpetuerebbe il cliché dello stolto che guarda al dito e non alla luna.

E lo dice uno che De Boer non l’avrebbe mai preso, tantomeno a metà Agosto.

Quindi arriverà Edy Reja.

LE ALTRE

La Samp si guarda bene dal creare qualsiasi problema alla Juve, ricorrendo a un massiccio turn over in vista della prossima giornata (indovinate contro chi).

Carina ‘sta cosa per cui tante squadre affrontano la Juve dicendo “va beh questa è persa, cerchiamo di non farci male“, mentre ai bei tempi tutti contro di noi volevano fare la partita della vita. E rei confessi eh? senza che ci sia niente di male… del resto contro la Juve servono forze fresche. Sì, come no…

Roma e Napoli tornano alle posizioni di competenza, ma tra loro e noi rimane un papocchio di squadre che al momento lascia i nostri sogni di Europa assai fumosi.

Passando ai cugini, l’implosione di milioni di membri pronti a eiaculare la loro gioia per un Milan primo in classifica dopo più di quattro anni si è avvertita anche nel subcontinente indiano, da dove ho potuto apprezzare l’involontaria comicità di pezzi come questo in cui sostanzialmente si festeggiava in anticipo un evento che poi –acciderbola– non si è verificato.

Tre pere dal Genoa che, pur senza che abbia visto nulla di tutto ciò, mi hanno ricordato la nostra sconfitta contro il Grifone l’anno scorso, a pochi giorni dalla vittoria casalinga contro il Napoli: quella Inter e questo Milan sono, in altre parole, capaci di grandi singole partite ma ancora acerbe per mantenere la giusta tensione nel medio-lungo periodo.

E non mi pare una cosa così difficile da capire. A meno di non voler raccontare favole.

A proposito delle quali, vi rimando a tra poco.

E’ COMPLOTTO

Se è doveroso puntare il dito contro il fuoco di fila dei media giudoplutoprostitutintellettuali, è altrettanto opportuno aggiungere che noi siamo comunque capacissimi di inciampare nelle primule da soli.

Nello specifico, e prendendo un caso che per fortuna la vittoria ha derubricato a trascurabile, credo che nessuno, vedendo l’esclusione di Kondogbia dai convocati di Inter-Torino, si sarà strappato i capelli, neppure in concomitanza con l’assenza di Medel. Ecco però che, se non sei pirla (hai detto niente…), prepari subito la motivazione da comunicare contestualmente a questa esclusione, se non prima.

Arrivo pure a dire che l’effettiva esistenza dell’inconveniente fisico poi addotto è irrilevante.

La cosa in assoluto da non fare è limitarsi a dire “Kondogbia non è tra i convocati“.

Ecco appunto….

Facendo così si genera questo, o anche questo. Non trovo più traccia del titoletto su Gazzetta.it in cui si sfotteva il giocatore dicendo una roba del tipo “nemmeno convocato” come per dire “ammazza come sei unammerda!“. Però almeno stavolta mi pare non avessero usato l’esclamativo…

Screenshot, Mario… screenshot appena le vedi ‘ste robe!!

Incredibile come, dopo anni e anni si sbaglino ancora queste mosse di comunicazione.

Fatto il nostro doveroso mea culpa, parliamo dei “Cattivi” e alle succitate favole.

Come al solito, quando piove si vuol fare diluviare in casa nostra e far splendere il sole altrove. Non siamo ancora alla separazione manichea Inter = male assoluto / Milan = giardino degli Dei, ma insomma con questo ci andiamo vicino.

Vedere per credere:

gazza-flop-inter-giovani-26-10-2016

La prova provata della malafede di questo pezzo non sta nel pur discutibile assunto di base. Donnarumma e Locatelli sono ottimi prospetti ed è possibile se non probabile che diventeranno fior fior di professionisti (cit. il vecchietto Gobetti in Turné, ma questa è solo per malati come me!).

Quel che non si dice -ma ve lo dico io- è che si cerca di mettere a confronto un settore giovanile che negli ultimi 10-15 anni non ha vinto sostanzialmente un cazzo, con quello che ha probabilmente il maggior numero di trofei tra Primavera, Berretti e Allievi.

Tiè, beccate questo (avevo fatto la tabella due anni fa, non fatemela rifare “chè non c’ho sbatti” e poi cambia poco: noi e gli altri oggi abbiamo qualche coppetta in più, il Milan il resto di un cazzo, anche se #propongonogiuoco):

tabella settore giovanile 2004 2014

Il Picasso della tabellinaecsèll

Ma ancor più di questo, è la scelta dei termini di paragone a palesarne il sensazionalismo e la malafede. Nemmeno il Barcellona della nidiata Messi-Xavi-Iniesta-Piqué-Busquets avrà cagato tutte le ciambelle col buco, quindi è facile “prendersela” con i Nicola Beati, i Nello Russo o i Davide Faraoni.

Se Milan e Juve (come qualsiasi altra squadra) hanno toppato anche a livello di prima squadra con Reiziger, Smoje, Ricardo Oliveira, Esnaider, Diego e Henry, figuriamoci quanti analoghi “pacchi” hanno sfornato i rispettivi settori giovanili!

Il giochino è sempre lo stesso: paragoni mele con pere e fai caciara con un confronto che non sta in piedi. Fai lo stesso esercizio con Balotelli e Bonucci, o anche solo con Benassi e Duncan, e poi ne parliamo.

E poi mi piace sempre ricordare che senza quel pizzettaro camorrista di Raiola probabilmente Donnarumma sarebbe nerazzurro.

Ma lui #vuolesoloilMilan perchè #tifaMilanfindabambino.

Ma c’è di più. Cosa dire di quest’altra chicca:

gazza-primavera-italiani-26-10-2016

Che bello, nelle squadre Primavera solo il 13% di stranieri! Finalmente, è oradibbasta con questi negri che rubano il posto ai nostri figlioli. E comunque, nel dubbio, mettiamo una foto dell’Inter con tanto di simpatico cioccolatino, dài che tutto fa numero.

Che poi anche lì… il senso logico di certe dichiarazioni… cito testualmente dalla Rosea:

“La Primavera si scopre più italiana. Allo sfogo di Cardelli che si è detto “circondato da stranieri”, rispondono sul campo i gol di Rossi e Rezzi e la vittoria del Milan (quasi) tutto italiano contro la Fiorentina”.

Poi uno va a vedere la classifica del Campionato Primavera (Girone C) e non mi pare che ci siano novità rispetto al solito: l’Inter è lì in alto, in cima o quasi.

Gli autarchici e orgogliosissimi cugini? Ecco la classifica del Girone A, con i Meravigliuosi terzi a parimerito. Non esattamente in fuga solitaria a caccia di record, insomma, però loro sì che ne sanno, mica come quelli là che fan giocare gli africani…

WEST HAM

Vittoria casalinga nel turno interno di Coppa contro il Chelsea che viene eliminato 2-1, con tanti saluti al gatto Pancrazio.

int-tor-2016-2017

Tabbozzo, non troppo intelligente. Però segna. Abbasta.

INSULTI SULLA FIDUCIA

ATALANTA-INTER 2-1

Come si può provare odio e disprezzo per qualcosa che non si è nemmeno visto?

Si può. Se sei interista, si può.

E’ tanto autoconsolatorio quanto inutile darsi ragione da soli ma, da quel che leggo, due tra i miei sfavoriti -De Boer e Santon- paiono essere i maggiori imputati di questa ennesima sconfitta (ennesima stagionale, ennesima con l’Atalanta, ennesima con Gasperini. Mortacci vostri).

E del resto mica serve un veggente per capire che non si entra a scivolone all’88’ in area con zero possibilità di prendere la palla. Vero bambino butterato dei miei coglioni? Ti eri giocato il jolly giovedì in Coppa azzeccando il primo cross di sinistro della tua vita (che poi, cross… un piattone lento e rasoterra che solo il mancino a voragine di Candreva aveva nobilitato a rango di “assist”), eri inevitabilmente destinato a tornare nella tua inutile  -o peggio pericolosa- mediocrità.

Della partita non parlo, più per carità cristiana che per onestà intellettuale. Posso dire che a nulla è valso il siluro da 30 metri di Eder (…e anche per questa stagione il gol l’ha fatto) se prima facciamo segnare lo scommettitore seriale Masiello, e che a quasi nulla serve rammaricarsi per il gol annullato a Icardi tra molti dubbi (e te pareva…) se poco prima buttiamo nel cesso la partita come appena descritto.

Quanto a Franchino de Boer, leggo con una certa perplessità crtiche che paiono tra loro antitetiche: Zio Bergomi dice che l’olandese è sostanzialmente troppo integralista e per nulla incline al compromesso e alla condivisione delle sue idee con la società, mentre da altre fonti -parimenti autorevoli ancorchè più partigiane- lo si descrive come in balìa di dubbi tattici che in buona sostanza lo portano a sbagliare senza nemmeno perseguire il proprio disegno, cercando un adattamento al calcio italiano decisamente non nelle sue corde.

Com’è come non è, siamo tredicesimi, a 10 punti dalla Juve e a 8 dal Milan (cosa che personalmente mi fa ancora più incainare).

Dovremmo essere abituati alla situazione di barca alla deriva nel mare in tempesta, crisi, allenatore che rischia, la solita mezza dozzina di sciacalli pronti a accomodarsi sulla panchina, il ritrito leit motiv della società assente e incompetente. Tutto già visto, insomma.

Eppure, anche cervelli avvezzi a simili troiai stentano a comprendere come la squadra che ha battuto la Juve e comunque giocato alla pari con la Roma sia incapace di fare un punto contro Cagliari e Atalanta, smarrendo le non poche qualità mostrate e tornando a palesare la miseria tattica e strategica cui ci siamo purtroppo assuefatti nell’ultimo lustro.

Gli ineccepibili soloni riescono a vedere nella pur sciagurata topica di Santon la metafora di tutto il mondo nerazzurro, come se il nostro terzino fosse stato precisamente istruito da Thohir, Zhang, Bolingbroke, Ausilio, Gardini e Zanetti di entrare così in scivolone alla cazzo di cane.

Altri, con pari saccenza, individuano il vero colpevole in Thohir, mente malata tanto nella scelta di De Boer quanto nel suo possibile/probabile affossamento. Il che, se ci pensate, è una contraddizione in termini. O il cicciobello era minchione quando ha scelto l’olandese, o è minchione adesso a volerlo giubilare dopo due mesi di lavoro. Mi pare che una cosa necessariamente escluda l’altra.

Ma non se si parla di Inter: in quel caso, #moriremotutti.

Io come la penso? Dài che non state più nella pelle, dite la verità…

No? Sticazzi, ve lo dico lo stesso.

Io dopo questi tre minuti preparerei oggi stesso un contratto per Leonardo. Ma non come allenatore eh? Come Direttore Generale, CEO, AD, capodelmondo… Insomma che sia lui il famigerato uomo forte di Suning e aiuti questa accozzaglia malassortita ad avere una direzione unica e precisa.

Per la panchina, sono stanco di dover dire la stessa cosa: non avrei cambiato Stramaccioni, non avrei cambiato nemmeno Mazzarri (pensa un po’…), chiaramente non avrei cambiato il Mancio, figuriamoci se cambierei adesso De Boer. Non l’avrei fatto arrivare quest’estate (avrei preso a schiaffoni Ciuffolo tipo Batman con Robin nel famoso meme dicendogli “mobbasta e allena ‘sta squadra!“). Ma cambiare ancora ci farebbe sparigliare per l’ennesima volta  il mazzo, gettando il mondo-Inter per l’ennesima volta in pasto a tutti. E “tutti” avrebbero ragione a prescindere, chè di colpe ce n’è da distribuire generosamente a tutti i livelli.

Quindi, seguendo la logica nerazzurra (solo apparentemente contorta, in realtà perfettamente controintuitiva), verrà cacciato a brevissimo in favore di un cazzo di Pioli, Guidolin o Mandorlini per l’ennesimo semestre buttato nel cesso, in attesa del salvatore della patria (Simeone) il quale, visto l’andazzo, si guarderà bene dall’infilarsi in questo budello fetente rischiando la faccia.

LE ALTRE

La partita del male assoluto, come spesso accade, finisce con il risultato a noi meno favorevole: posto che la Juve non è alla nostra portata sulle 38 partite, speravo che i Gobbi quantomeno rallentassero la Meravigliuosa marcia del Milan-giuovane-e-italiano che già mi fa salire il latte alle ginocchia.

La sola goduria è vedere i bianconeri derubati di un gol regolare, oltretutto a due minuti buoni dall’assegnazione dello stesso. Che servano dei ladri per rubare ai ladri è un fatto assodato, e la partita di sabato non fa eccezione.

Come spesso accade non sono riuscito a vederla per intero, visto che non riesco a tifare contro a due squadre contemporaneamente, e poi quel che voglio vedere non succede mai: uno 0-0 con morti e feriti, espulsi e maxisqualifiche, avendo ormai abbandonato le inconfessate speranza jihadiste.

Devo solo ammettere che vedere Agnelli e Nedved dimenarsi in tribuna per lo smacco subìto è stato uno spettaolo gradevolissimo, con i due graduati bianconeri a non capacitarsi di come un arbitro potesse sbagliare a loro sfavore.

E difatti, nel dopopartita, tutta la squadra è andata (in maniea “cortese“, ci tiene a precisare la Gazza) a chiedere lumi a Rizzoli.

Unanime, sui giornali del giorno dopo, il rimpianto di non avere già il sistema V.A.R. a disposizione che -quello sì- avrebbe chiarito il tutto in pochi secondi evitando quella figuraccia di tutta la sestina arbitrale.

Si vede che si erano dimenticati la favoletta della poesia del calcio e dell’errore umano che genera torti e favori che-comunque-a-fine-anno-si-compensano.

WEST HAM

Vinciamo ancora (almeno oltremanica le cose iniziano timidamente a girare): 1-0 in extremis in casa contro il Sunderland ultimo in classifica con gloriosa capocciata di Winston Reid che ci eleva fino al 15° posto. Ottime probabilità di superare l’Inter a breve!

ata-int-2016-2017

Ecco, pure io…

BUON COMPLEANNO UN CAZZO

So che ci sono ben altri aspetti che andrebbero sviscerati, se si è malati di interismo come me.

So che è quantomeno sospetto da parte mia non commentare l’ennesima figurademmerda dei nostri eroi, volgendo di contro lo sguardo all’altra parte del Naviglio.

So oltretutto che rivangare il passato è spesso inutile, e che farlo con chi te l’ha reso tante volte indigesto lo è ancor di più.

Ma sono un rancoroso rompicoglioni e, soprattutto -come saprete- odio assistere ad agiografie immotivate e a rimozioni collettive di memoria.

Ecco quindi, oltre ai vari lavori di lingua di tutto l’universo mediatico nazionale, i miei personali auguri al presidente Berlusconi per i suoi 80 anni.

Sono stato alla larga il più possibile dalle maratone televisive che santificavano l’uomo, il politico ed il presidente di squadra di calcio, ma per osmosi qualcosa è comunque arrivato.

Ecco quindi la mia personale carrellata di ricordi e di immagini, con l’unico e dichiarato intento di rompere il processo di santificazione e all’insegna dell’hashtag #peramordiverità.

baresi-braccio-alzatoPartiamo da Franco Baresi: è stato un grande difensore, e questo nessuno lo mette in dubbio. Tra i suoi maggiori tratti distintivi, però, c’è quel gesto che nel mio mondo ideale e appena un filo giacobino gli sarebbe costato una mutilazione seduta stante.

Decine, centinaia di volte li vedevo vincere e tra me pensavo: l’han ladrata anche stavolta, falli andar via tre volte soli davanti al portiere e poi vediamo che partita raccontano. E invece no: braccio alzato e 23 fuorigioco a partita: che grande spettacolo!

de-napoliDopo i primi anni di assestamento, Berlusconi è tra i primi a costruire una squadra dalla panchina lunga (anzi lunghissima: je sto vicino a te, cantava Pino -anzi Pin’ ben prima dell’analogo sketch di Ficarra&Picone, guarda caso in prima serata sulle reti Mediaset e riferito alla squadra simpatttica).

Aldilà della storiella di volere due squadre “una per giuocare il Campionato, una per giuocare la Coppa“, il vero risultato di questa razzìa di giocatori è stata quella di indebolire sistematicamente le altre squadre, sottraendone giocatori al solo scopo di non farli giocare per i diretti avversari.

De Napoli l’ho scelto per pure ragioni estetiche (e datemi torto, sembra la cantante degli Everything but the girl), ma Paolino di Canio, Gigi Lentini e quell’omaccione di Stefano Eranio sono altri fulgidi esempi. Tu c’hai una rosa da 24 titolari o giù di lì, e il resto della Serie A ancora ferma al vecchio refrain “13-14 titolari e poi i ragazzi“: ti piace vincere facile eh?

Ma non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore (cit.), figuriamoci una squadra. E infatti, mischiando la merda col cioccolato nelle citazioni musicali, il meglio deve ancora venire.

atalanta-milan-coppa-italiaBergamo, 1990, Coppa Italia. E’ una storia che conosciamo tutti, anche se molti fanno finta di non ricordarla. Sintomatico il fatto che, anche in rete, i riferimenti non siano poi così tanti: ho recuperato un freddo resoconto di Claudio Valeri (dal min. 1.11 di questo video) che, con tono quasi mesto e noncurante, racconta una delle figure peggiori in termini di fair play o anche solo di buona creanza. E spiace che tra i protagonisti -forse il meno colpevole, ma comunque colpevole- ci sia il compianto Borgonovo. Ma se già sono in pochi a ricordare l’evento, ancor meno ricordano le allucinanti dichiarazioni auto-assolutorie del Mister corto-umile-intenso e del Capitano dalla specchiata fedina penale. Dichiarazioni che trovate sunteggiate nel riquadrino qui a sinistra, per vostra comodità.

galliani-marsigliaE luce fu. Qui arriviamo a vette inesplorate di umorismo involontario, la giusta nemesi per chi aveva passato un anno intero a pronunciare il mantra “grande slam”, essendo ancora ignota la definizione di Triplete.

Tante (mai troppe) parole sono state scritte e dette su quella tragicomica notte, e decenza e senso della misura vorrebbe che da parte del protagonista principe di quella gaglioffata si optasse per un basso profilo, se non proprio per un’ammissione di colpa. Macchè: il Geometra più spudorato del West ancora pochi anni fa faceva aleggiare l’esistenza di una verità conosciuta a pochissimi, che un bel giorno avrebbe avuto la bontà di svelare a tutti noi poveri mortali.

Anche in questo caso, purtoppo, non trovo traccia di questa sua uscita giusto un pocolino sborona, che ovviamente nessuno aveva ritenuto di criticare, lavorando di Ctrl C-Crtl V senza obiettare in alcun modo.

Dida schiaffo da tifoso. Da Corriere online - Dida24Dida è stato un grandissimo portiere per una, forse due stagioni, inframmezzate da lustri di rendimento altalenante e papere clamorose. La stagione conclusa con la Champions dei pareggi 2003 è però bastata per sorbirci per anni il dilemma: “Chi è il miglior portiere del mondo: Dida o Buffon?”. Il fatto che il suo declino sia coinciso col candelotto piovuto dalla Curva Nord in un tristissimo Derby di Champions del 2005 non fa che far aumentare in me il ghigno imbarazzato che provai già in diretta.

Ma, seguendo lo spirito di questo post, qui non vengono analizzati o criticati gli aspetti tecnici o sportivi, bensì lo stile, il fair play e tutta la prosopopea che ha portato tanti di noi a chiamare la squadra sbagliata di Milano con l’azzeccatissimo nomignolo di Milanello Bianco.

E quindi, Dida lo voglio ricordare per il suo capolavoro indiscusso, ancora una volta con una Società che fa fatica a fare l’unica cosa sensata: multare il giocatore e scusarsi con tutti per l’ennesima figura da cioccolatai fatta per tentare di sovvertire (il loro Presidente direbbe “sovvèrtere”) il risultato del campo.

Del resto, anche quando la realtà non è quella che vorresti, c’è sempre modo di riscriverla pro domo tua: dopo aver inventato lo slogan giusto, il trucco è continuare a ripeterlo fidando nell’enorme cassa di risonanza gentilmente offerta dalla casa.

club-piu-titolato-al-mondoEcco quindi la minchiata del Club più titolato al mondo, personalissima classifica confezionata all’uopo dal Geometra Galliani conteggiando le sole coppe europee ma non i campionati e le coppe italia (chè se no il conticino non dava il risultato sperato) che ha permesso allo scempio riportato qui a sinistra  di essere portato in tutti gli stadi italiani per più di qualche anno. Anche qui si noti la netta differenza tra la nostra Italietta, totalmente succube del potere politico e mediatico di Silvio e del relativo carrozzone al seguito, e l’Europa che certe cagate non voleva nemmeno vederle da lontano e che quindi non consentiva ai cugini di presentarsi così agghindati nelle partite precedute dall’amatissima musichetta.

champions-leagueEh già, perchè tra le varie frasette donate in pasto alla stampa e diventate negli anni tormentoni mediatici, quasi dei trend topic ante litteram, c’era la puntualissima “il DNA della Champions“.

Ora, questi con Berlusconi hanno vinto 5 coppe campioni, quindi qualsiasi sano di mente incasserebbe e starebbe zitto.

Essendo però io cacacazzi e rancoroso, faccio modestamente presente che le prime due coppe sono state vinte contro compagini agguerritissime quali la Steaua Bucarest di Dan Petrescu e Mario Lacatus ed il Benfica di Pluto Aldair e Jonas Thern, in piena epoca di embargo delle squadre inglesi post-Heysel, per tacere della nebbia di Belgrado.  Scappellatomi davanti al Milan di Capello che senza Baresi e Costacurta ne rifila 4 al Barcelona di Crujff nel ’94, passiamo all’edizione 2002-2003, in cui i Meravigliuosi riescono nell’impresa da record di aggiudicarsi la Coppa pareggiando 4 delle ultime 5 partite giocate (quella vinta è il quarto di finale di ritorno, con cui fanno fuori l’Ajax al 92′ col pallonetto di tibia di Superpippa Inzaghi).

Terminiamo con quella, poi vinta, del 2007. Basti solo chiarire che, se fosse stato per la UEFA, il Milan non sarebbe stato nemmeno degno di potervi partecipare. Ricordiamo -sempre per amor di verità- le parole scritte a proposito dall’Emergency Panel dell’Uefa nell’estate del 2006:

“Quest’ammissione è stata concessa con una convinzione tutt’altro che piena. L’AC Milan trae vantaggio dal fatto che l’Uefa non dispone delle basi legali per rifiutare l’ammissione del club. A questo riguardo, l’AC Milan è informato che le necessarie modifiche verranno apportate al regolamento in questione. L’Emergency Panel dell’Uefa è profondamente preoccupato per il fatto che il Milan ha dato l’impressione di essere coinvolto nell’inappropriato condizionamento del regolare svolgimento delle partite del campionato italiano”.

scudettoInfine, gli scudetti. Ora: detto che quello di Sacchi era uno squadrone (e lo sarebbe stato con chiunque altro in panchina, domandate a Capello…), è curioso che nei cinque anni di permanenza sulla panchina dell’amore, e con una Juventus ai minimi storici in quegli anni, il Vate di Fusignano sia riuscito a vincere  un solo Campionato.

Sacchi è poi lo stesso allenatore che ha sistematicamente toppato per il resto della sua carriera, andando vicino a vincere il Mondiale più immeritato della storia e schiantandosi a Madrid, Parma e poi Milan allorquando quel popò di giUocatori non c’erano.

Eppure, anche lui gode di un credito pressocchè illimitato presso tutta la stampa, inevitabile effetto collaterale del fascino del deus ex machina che ha scovato l’allenatore usandolo come parvenu che grazie a me diventa una stella  e può essere così decantato come nuovo eroe da quella pletora di pennivendoli che scorrazzava sul suo jet privato e  faceva lavorare al meglio a Milanello dandogli i telefoni, i fax e la sala del camino.

Come giustamente diceva Montanelli, che con Silvio nostro qualcosa ha avuto a che fare, “Quello che bisogna temere da Berlusconi non sono le punizioni, sono i premi!“.

E infatti, via di lingua e memoria selettiva!

Ecco il mio regalo di compleanno, quindi. Non una negazione degli indubbi successi raggiunti da quella squadra. Solo l’aggiunta di un po’ di altri fatti successi negli stessi anni. Fatti che pochi ricordano e tanti cercano di ramazzare sotto il tappeto, nella speranza che ci si dimentichi e si possano riordare solo i good old days.

Ma finchè ci sarà in giro gente disturbata come il sottoscritto, non correrete questo rischio!

 

BIS IN IDEM

INTER-BOLOGNA 1-1 (e un po’ di EMPOLI-INTER 0-2)

Chiedendo venia ai miei 25 lettori per aver saltato una puntata dell’avvincente romanzo di formazione a strisce neroblù, annata 2016/2017, constato i passi avanti nella manovra dei nostri eroi in braghette, purtroppo non accompagnata da concentrazione e cinismo sufficienti per fare filotto e portare a casa 2 vittorie.

Liquiderò in pochi concetti la bella vittoria di Empoli, arrivata in modo inaspettato: non che mi aspettassi di perder punti in Toscana, ma il piglio con cui i nostri sono partiti (bum-bum e due gol in meno di mezz’ora) è spettacolo raro alle nostre latitudini. L’ora seguente di partita non avrebbe avuto modo di esistere, se solo Icardi non avesse sbagliato lo stop a seguire per il teorico 3-0. Tuttavia, anche restando così le cose, abbiamo sofferto il giusto (per merito di Handanovic che ha sventato due velenosissime conclusioni dell’ingrato Di Marco), mostrato addirittura due terzini in serata di convinta decenza, e assaporato la sagacia tattica di Joao Mario, da cui pariamo essere dipendenti in misura metadonica.

La domanda negli sguardi interdetti dei vari tifosi interisti, è “ma come cazzo abbiamo fatto finora senza di lui?“. La risposta, laconica, sta nelle classifiche degli ultimi anni…

E infatti, perfetti ancorchè involontari Tafazzi di noi stessi, ci presentiamo alla partita successiva con il succitato genio lusitano KO per risentimento ai gemelli, ovviamente da “valutare nei prossimi giorni” e dai tempi di recupero imprecisati. Stessa sorteper Murillo, pur per motivi e zone corporee diversi. A sostituirli due che si riveleranno protagonisti (nel male e nel… benino) della partita col Bologna.

Joao Meravigliao è infatti sostituito dal sempre meno difendibile Kondogbia, che non ne azzecca una per i 28 minuti in cui resta in campo, compreso perdere la palla da cui nasce il vantaggio avversario.

Non unico colpevole, ma senz’altro primo sia in senso cronologico che di importanza, il nostro si intestardisce nel tener palla e cercare il dribbling tra due avversari, finendo di contro per farsi uccellare dal pressing ai limiti del regolamento della coppia Dzemaili-Taider. Da lì loro vanno via bene (benissimo con Verdi che pare un satanasso), noi siamo lenti a scalare finchè Destro riceve solissimo davanti a Handanovic: 10 a 1 che voleva metterla a giro sul secondo palo, invece la cicca e vien fuori un tiretto talmente loffio che Samirone se lo vede “sfuggire tra le mani” (citazione immortale di una mia Prof del Liceo allo studente -non io per una volta…- che continuava a chiacchierare anzichè seguire la lezione).

Comunque, il mio personale benvenuto a Destro nel club degli odiatissimi per il modo spavaldo in cui esulta sotto la Nord, imitato da Verdi, scuola Milan: intendiamoci, nei loro panni avrei fatto ben di peggio, ma da tifosotto qualunquista li ho stra-maledetti all’istante.

Tant’è: 1-0 per loro e Madonne assortite contro il Kondo-che-è-un-pacco. Non ero allo stadio, ma prevedo un cambio al vertice della hit parade da popolari: il tormentone #sessantamilioni sarà stato ora sostituito dall’appena citato settenario.

I nostri se non altro non perdono la calma e, complice anche l’ingresso del ben più costruttivo Gnoukouri, si mettono di buzzo buono per risolvere il troiaio.

Candreva in 90′ mette in mezzo più cross di tutti i nostri terzini dell’ultimo triennio, e fatalmente non tutti possono essere precisi. Tra questi c’è però quello che viene recapitato -un po’ alla spera-in-Dio, c’è da dirlo- sull’educatissimo sinistro di Perisic: il nostro apre il piattone e deposita la boccia all’angolino per l’1-1.

Poco dopo Icardi ha l’unico vero guizzo della giornata, girando non si sa come in area un pallone per il liberissimo Candreva, più o meno all’altezza del rigore. Il destro al volo è senz’altro alla sua portata e difatti il romano la gira bene: forse non angolatissimo, ma è un tiro rasoterra e potente, che però si limita a far impennare il voto in pagella del portiere Da Costa.

All’intervallo sono insolitamente tranquillo, fiducioso del fatto che il peggio sia passato e che di riffa o di raffa la porteremo a casa.

Stucazzo, dicono nei peggiori bar di Cederna, perchè Banega continua a cincischiare senza costrutto (aprirò a breve un inciso sull’argentino), Icardi per una volta non è infallibile, e i nuovi ingressi Eder e Gabigol strappano applausi più sulla fiducia che per meriti effettivi.

Il finale vede quindi una squadra spaccata in due, con Medel & Gnoukouri comprensibilmente incapaci di raccordare i due tronconi di squadra e gli altri incapaci di convertire in rete la gragnuola di cross recapitati dalle fasce.

Prima è Icardi a ciccare malamente un succulento invito di Perisic, e proprio allo scadere è Ranocchia a svettare perentorio mezzo metro più in alto di tutti, colpire di pura fronte e rara potenza sul cross di Gabigol e vedere svanire la palla a un buon metro dal palo…

Sarebbe stata la perfetta trasformazione del ranocchio in principe, ma noi siamo la squadra simpatttica, sfigata e poco glamour, i finali zuccherosi e strappalacrime li lasciamo ad altri.

Come anticipato poc’anzi, resta solo da sunteggiare circa le prime apparizioni di Banega nella nostra mediana. Posto che –come previsto– non è un regista, possiamo dire che il nostro ha l’insana tendenza al dribbling e al rallentare l’azione che tanti punti Paradiso mi ha fatto perdere con i predecessori Pizarro e Thiago Motta. Confessando la mia impreparazione tanto sull’argentino, quanto su Joao Mario, i miei pregiudizi mi facevano pensare a un portoghese verboso e ridondante contrapposto ad un argentino spiccio e verticalizzante, ma per fortuna non sempre ci si azzecca, se no sai che palle?

E’ quindi Joao Mario il nostro faro nella notte, o il nostro gancio in mezzo al cielo? Parrebbe di sì, visto che il ragazzo ha finora mostrato anche un altro importante pregio: quello di far giocar bene chi gli sta vicino, dando ordine a tutto il reparto.

E il fatto che la sua importanza si sia notata proprio con la sua assenza non fa che rafforzare il concetto.

E adesso tutti a accendere un cero a Santa Rita per il suo polpaccetto malato.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono, seppure in modi diversi (i gobbi ringraziano Goldaniga per il gentile autogol che regala i tre punti in terra siciliana), mentre la Roma sbatte il muso contro un Toro massiccio e incazzato. Buone notizie se si guarda alla classifica; meno buone se si guarda al calendario, con i nostri attesi a casa Totti domenica sera. Vedremo chi tra i due sarà in condizioni mentali migliori…

La Fiorentina sbaglia un rigore contro il Milan, che si rende pericoloso di fatto solo con l’ultima azione della partita. Il loro leggendario deretano in altri anni li avrebbe portati dritti dritti ad una vittoria corsara, ma a tutto c’è un limite, e la faccenda si chiude 0-0

E’ COMPLOTTO

Parto proprio dai commenti a questa partita per sottolineare la forza dell’abitudine e la poca voglia di impegnarsi e raccontare le cose come stanno. Apprendo da Mediaset Premium che l’errore di Ilicic dal dischetto è stato propiziato proprio dal nuovo Wonder Boy Donnarumma, che forse-forse la tocca anche…

E’ invece proprio il giovane portiere a raffreddare i bollori delle serve, ammettendo candidamente di non averla nemmeno sfiorata.

Non che a Sky ci sia un amore sviscerato per la verità, se è vero che il fallo finale su Luiz Adriano (tanto evidente quanto fuori area) da Caressa è più volte definito “dubbio”, come a intendere che il rigore non sarebbe stato uno scandalo.

Devo invece ammettere di non aver colto la stupida ironia di Costacurta sull’eloquio poco fluente di De Boer, anzi: avevo addirittura notato con piacere le parole di Ilaria D’Amico che si congratulava con lui per la costanza e l’impegno con cui spiegava in italiano una situazione delicata come quella di Kondogbia, nella quale il rischio di un fraintendimento linguistico sarebbe stato altissimo.

Male Billy, ma ancor peggio Condò: quando vieni beccato in castagna, la cosa da non fare mai è fare el tacòn pezo del buso. Come giustamente è stato fatto notare al grande giornalista, cercare scuse per quella che è una semplice figura di merda è un insulto alla sua e alla nostra intelligenza. Dite che avete commesso una leggerezza, chiedete scusa (in primis a De Boer) e chiudiamola lì.

… per quanto, la proposta de ilMalpensante.com mi trova ovviamente d’accordo, se solo si avesse voglia di iniziare a rompere i coglioni come si deve:

“Dato che i giornalisti italiani non sembrano meritare questa dedizione dell’olandese, la proposta nasce spontanea: in italiano solo su Interchannel, per tutti gli altri in olandese o in inglese e senza traduttore”.

WEST HAM

Continua il de profundis: ne becchiamo tre in casa dal Southampton, prossimo avversario dell’Inter in Europa League.

Sperando sia l’occasione giusta per vendicarci…

int-bol-2016-2017

Nemmeno io avrei saputo fare di meglio…

IO ABITO TRA LORETO E TURRO

INTER-JUVENTUS 2-1

Il titolo è cambiato in corsa, visto che inizialmente avrei voluto rendere omaggio al me stesso adolescente e crooner, impegnato a strimpellare Against all Odds di Phil Collins con ilmauri (rigorosamente tuttoattaccato, altresì detto ilmaurling per gli amici).

Take a look at me now, avrebbe potuto dire l’Inter citando la romantica canzonetta al 99′ di ieri sera, con la maglia giusta, la formazione giusta e la cazzimma giusta e a soli tre giorni dallo scempio visto in coppa.

Poi però ho pensato che sono un cazzaro, e che non riesco fino in fondo a sposare la massima di Oscar Wilde “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza“.

Ho quindi pensato di citare altro tipo di classici per rispondere a uno dei tanti titoli simpatttici visti nell’ultimo mese, rendendo pan per focaccia, a patto di sapere il seguito della citazione del titolo…

Ad ogni modo, l’Inter batte meritatamente la Juve per 2-1 giocando meglio dei gobbi e meglio di quanto fatto in tutto questo inizio stagione. (non che ci volesse molto…).

Con due terzini degni di tale nome, la squadra sulla carta non sarebbe nemmeno troppo inferiore ai gobbi, ma pure con i due migliorabili talenti italici di fascia, la gagliarda compagine nerazzurra se la gioca a viso aperto. Bravi Joao Mario e Banega ad alternarsi come geometri di centrocampo, con l’ulteriore benefico effetto di far risaltare la splendida pars destruens del Pitbull Medel, che finalmente può dedicarsi a proteggere la propria metacampo e pressare qualsiasi essere semovente, senza dover nel contempo pensare a cucire giUoco e pennellare lanci di 40 metri (se solo ne fosse capace…). C’è un cazzo da fare, per me il cileno è imprescindibile, sono gli altri intorno a lui che devono fare il resto. E stavolta l’han fatto alla grande.

Volendo azzardare un riassunto dei due tempi, il primo vede un paio occasioni a testa, curiosamente divise tra loro in due botta e risposta a cavallo della mezzora.

Insolito l’errore di Khedira, forse troppo solo e fermo quando colpisce di testa, servendo di fatto Handanovic con un retropassaggio. Esemplare Icardi nell’azione che porta al palo dopo destro a voragine: non solo il tiro mi ha visto gridare al gol saltando sul divano in sincrono con Panchito stile Aldo e Giovanni nell’iconica immagine passata alla storia, ma la tenacia e la forza fisica con cui ha conteso e strappato il pallone a Chiellini -non proprio Ranocchia…- mi ha fatto davvero strabuzzare gli occhi.

L’intervallo ci raggiunge quasi increduli, talmente consci dei nostri limiti da essere esterrefatti nel vederci ancora in parità. Epperò, “esaminandomi bene bene” (cit.) il pari è giusto se non addirittura stretto.

Di più: la ripresa ricomincia da dove si era finito. Poche le azioni chiare, splendida l’azione che porta al bellissimo destro al volo di Candreva servito da Icardi che esce di pochi cm. Sono talmente inebriato da tanta decenza che non penso nemmeno quel che avrei pensato in condizioni normali e cioè “cazzo dovevamo segnare, questi adesso ce la mettono inder posto“.

Cosa che puntualmente accade poco dopo: D’Ambrosio è lodevole nel pressare due o tre avversari sulla sua fascia. Peccato però che nessuno lo aiuti, e che il terzo gobbo (Alex Sandro) faccia un discreto numerillo per saltarlo e mettere boccia tesa in mezzo all’area. Santon, guarda caso, dorme e Lichtsteiner può piazzare palla in buca.

Nemmeno il tempo per attingere al serbatoio delle Madonne e dei rimugini che i nostri si rimettono in carreggiata. Ecco il corner di Banega battuto come-cazzo-si-deve (teso, alto ma non troppo, dalle parti del dischetto del rigore). Ecco Icardi svettare tra Bonucci e Mandzukic (“non dico proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi“) e bucare Buffon per l’1-1. Grande, grandissimo l’argentino: onestamente non mi era mai parso così forte fisicamente nè così bravo di testa. Invece, tra Pescara e Juve ha piazzato due capocciate degne di uno dei miei personali best ever sentimentali.

Il rampollo di casa, ritrovato un certo contegno al pari del padre, mi fa “ma stasera pareggiare è come una vittoria?“: il ragazzetto è sveglio, e la dura vita da tifoso nerazzurro l’ha già reso avvezzo a godere di gioie effimere e ad assaporare piccoli piaceri consolatori. Non riesco quindi a mentirgli dicendo “ma no, adesso andiamo a vincere!!” come forse dovrei, e mi limito a confermare la sua tesi. “Sì Pancho, con quest’Inter, contro questa Juve, sì“.

La Dea Eupalla punisce invece il mio eccessivo realismo, regalando a noi tutti un sesquipedale errore di Asamoah che libera inopinatamene Candreva sul vertice dell’area. Bello il tocco per Icardi che se l’allunga un po’ troppo ma è comunque bravo a tenere palla viva: Buffon nel frattempo è uscito e quindi la porta è vuota. L’esterno destro di Maurito è un cross da manuale per la testa di Perisic che sovrasta Barzaglione e deposita a fil di palo il 2-1.

E’ delirio sul divano e tutto intorno, padre e figlio gridano come forsennati con la moglie del primo e madre del secondo a lanciare uno sguardo di biasimo benevolo, o forse solo rassegnato.

Entra Higuain, manca poco, una sua conclusione esce di poco, e Pancho mi dice “Pà non ce la faccio a guardare, ho troppa paura“, ma stavolta gonfio il petto di coraggio e orgoglio incosciente citando il Presidente Pertini dopo il 3-0 di Altobelli al Bernabeu: “Non ci prendono più, non ci prendono più!“.

Così è infatti, e De Boer scappa negli spogliatoi a gustarsi la sua vendetta, lasciando il campo e il palco alla sua orchestra, finalmente capace di suonare insieme un rock solido e ritmato.

Il finale sarebbe stato perfetto con un’inquadratura della moderna triade Agnelli-Marotta-Nedved al fischio finale, ma sono una persona che si accontenta di poco, e va bene così.

LE ALTRE

Il Napoli balza in testa al Campionato, dimostrando come si possa uscire rinforzati dalla campagna acquisti pur avendo venduto un centravanti da 36 gol a stagione. Milik non sarà un fenomeno ma segna quanto Icardi, e in più permette agli ottimi Insigne, Callejon e Mertens di giocare un po’ di più da solisti e un po’ meno da spalla del centravanti di turno. La Roma paga a Firenze un po’ del culo avuto nelle prime giornate, perdendo per 1-0 con un gol molto discusso e poco dopo aver colpito un palo con Nainggolan. Come noi stanno a 7 punti, a una distanza dai cugini che battono la Samp nel finale dopo aver rischiato di perderla prima (vedi gol annullato a Muriel) e di vincerla poi (vedi quasi rigore in area blucerchiata).

E’ COMPLOTTO

Avendo contravvenuto al proposito di non scrivere di Europa League, non posso rimestare nel pentolone della “vergogna” e di tutto il rispetto (cioè nulla) nutrito dalla stampa verso l’Inter e il suo allenatore.

Devo ammettere che, nei suoi anni nerazzurri, Mancini aveva fatto molto affinchè non si palesassero i suoi amici nei vari giornali, ma ora che è fuori dai giochi le sue vedove hanno fatto partire un tiro incrociato su De Boer che -come detto- ha davvero pochi precedenti in Italia.

Sintomatico il fatto che il quotidiano sportivo di Torino riesca a dare la notizia della sconfitta della Juve quasi senza nemmeno citare l’avversario che l’ha battuta, limitando il suo racconto alle colpe di Allegri e alla scarsa vena dei giocatori in campo.

Poco meglio ha fatto la Gazzetta, se pensiamo che Alessandra Bocci, nell’edizione cartacea odierna, impiega ben 30 righe per iniziare ad attribuire i giusti meriti a Icardi, dilungandosi prima in critiche poco velate sull’estate passata, sulla piscina con vista sullo stadio, su WandaNara che fa i tweet, sul cane e sul nome del cane, sul cellulare d’oro e forse anche sulla fiatella all’aglio di uno dei figli…

Vedere per credere:

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Insomma, quando non è crisi bisogna comunque trovare un caso. Peccato che Brozovic sia stato messo fuori rosa dalla società, compatta e severa nel proteggere l’allenatore e la squadra isolando il reprobo Brozo… In altre epoche ne sarebbe uscita una mezza paginetta simpatttica  e una gallery con Vieri e Di Biagio che lasciano il ritiro, Adriano che dorme ubriaco sui lettini dei massaggiatori e Luis Figo che mette sotto i gatti neri.

E invece, sti cazzo di cinesi fan le cose per bene…

Ah no, il merito è ovviamente “degli italiani”, visto che ho sentito dire anche questa: “i nerazzurri, finalmente con quattro italiani in campo, battono la Juve” (Radio Capital, giornale delle 8.00 del mattino). Peccato che anche nel giovedì di quaresima contro l’Hapoel gli italiani in campo fossero quattro. Peccato che ieri sera le uniche due insufficienze tra i nostri le abbiano prese D’Ambrosio e Santon. E non perchè sono italiani.

Perchè sono scarsi. As simple as that.

Resta poco per la stampa a ‘sto giro, solo gufarla un po’ (vero Ilaria?) dando appuntamento a Empoli per il turno di settimanale, “perchè è quella che sarà la partita della verità!“.

Come dire che battere la Juve va beh, ma adesso vediamo di darci un taglio, mica è successo niente!

WEST HAM

Qui andiamo malissimo: ne prendiamo 4 anche contro il West Brom ed entriamo con due piedi nella boascia della zona retrocessione.

Ah: Zaza hanno iniziato a percularlo pure da quelle parti...

PS: Come chicca conclusiva, un finale circolare: abbiamo iniziato con citazione aulica, finiamo con i grandi classici: “Non erano i fari di una macchina che chiedeva strada…

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Giuro che appena ho visto il minuto ho iniziato a ridere ancor di più…

LA VECCHIA MA SEMPRE VALIDA METAFORA DELLA COPERTA CORTA

PESCARA-INTER 1-2

La veneranda età non mi consente più quei guizzi di fantasia e di genio -assai incompreso- che mi permettano di scodellare titoli ad effetto come se non ci fosse un domani. Accontentatevi quindi della banale frase fatta, seconda nel gergo solo all’inarrivabile “cantare e portare la croce“.

Del resto, come dicono quelli bravi, qui non c’è da inventare niente. C’è piuttosto da stand on the shoulders of giants (vero professo’?): poi ognuno si sceglie i “giganti” di riferimento nel proprio ambito (Maurizio Mosca, Aldo Biscardi, Oronzo Canà… menti eccelse del genere insomma).

Morale: cito i classici per cercare di andare oltre i peana rivolti a De Boer dopo il triplo cambio carpiato da “o la va o la spacca”: è andata bene e abbiamo vinto, ma questa squadra, con questa rosa, temo avrà a lungo problemi di permeabilità difensiva.

Non voglio ammorbarvi con la mia predilezione per Medel, ma se la nostra fase difensiva ha ballato -e non poco- con il cileno in campo, è chiaro che l’ultimo quarto d’ora con un 4-2-4 iper offensivo è stata l’inevitabile mossa della disperazione, che ha portato sì ad un insperato successo, ma che sarebbe suicida anche solo pensare di proporre dall’inizio.

Dopo un paio di formazioni iniziali frutto dei migliori coffee shop di Amsterdam, Franchino mette giù la formazione più logica e probabile: Joao Mario fa compagnia a Medellino e guarda da dietro Perisic-Banega-Candreva che a loro volta giocano (almeno nelle intenzioni) per Icardi. Dietro troviamo conferma del perfetto bollettino medico nerazzurro, che dà per recuperato Nagatomo, con il nippico a sedere diligentemente in panchina per 90′: spazio quindi agli italiani D’Ambrosio e Santon, con le conseguenti madonne di chi scrive, attutite solo dal fatto che a quei due, in attesa di Ansaldi, non ci sono alternative.

La partita, agli occhi di un osservatore esterno, è bella e piena di occasioni da gol da ambo le parti: loro colpiscono una traversa clamorosa nel primo tempo, con Handa che finalmente si ricorda che in porta ci si può anche tuffare. La conseguenza sono 4-5 parate coi controcazzi disseminate nei 90′. Sul fronte opposto, Bizzarri dall’alto dei suoi 65 anni fa un paio di parate mica da ridere (su Banega-Candreva ho maledetto i suoi morti risalendo fino alla quarta generazione).

Se però i nostri, pur con i dovuti equilibri ancora da trovare, fanno vedere buone cose dalla cintola in su, ecco che da centrocampo in giù sono guai. Complice un palleggio alquanto impreciso (Banega quante palle ha sbagliato in costruzione???) abbiamo concesso tante volte tanto spazio ai nani malefici abruzzesi, che mostrano in Caprari e Verre due spine nel fianco per i nostri difensori.

Devo dire che ho poco da rimproverare singolarmente e Miranda e Murilllo -bravi anzi a fermare le progressioni avversarie con salvataggi uomo contro uomo da brividi: è proprio la copertura difensiva della squadra in generale a essere ancora latitante: non è un caso se le uniche parole dette da De Boer in italiano nel dopo partita sono state “marcature preventive” e “tutti insieme“.

Dopo l’inevitabile Primo Gol in Serie A di tal Bahebeck, di cui inevitabilmente si dice un gran bene, i nostri come detto la buttano sul casino organizzato. Rischiamo il 2-0 con Handanovic reattivo ma fortunato a respingere la conclusione tanto forte quanto centrale di Verre, dopodichè Icardi timbra il pari di testa su bel cross di Banega. Bravo Maurito a correggere di pochi centimetri la traiettoria che già mi aveva fatto gridare al gol ancora sullo 0-0 (di Candreva in quel caso il traversone).

Da lì in poi le due squadre sono i classici due pugili suonati che tirano gli ultimi colpi sperando di pescare il jolly e -incredibile ma vero- per una volta ci dice culo: il lancio alla cazzimperio trova distratta e scoordinata la difesa di Oddo: rimpallo e controrimpallo a liberare Icardi che ringrazia e mette la palla in buca al 90′.

Buciodiculo, non c’è che dire, e comprendo il disappunto pescarese. Detto questo, una partita con 6-7 occasioni chiare a testa è la classica partita che dovrebbe finire in parità, ma che ambo le squadre possono tranquillamente vincere senza scandalo alcuno.

Passando dalla cronaca all’analisi illustre, cardinale, aulica e curiale, continuo a pensare che il nostro centrocampo abbia troppi giocatori simili (Banega, Joao Mario, Brozovic, lo stesso Candreva), bravi a fare un po’ tutto ma ad alto rischio “doppione, triplone, quadruplicone“. La cosa non è un male di per sè, ma non è il massimo  se si pensa a un allenatore appena arrivato, una stagione già iniziata e una massa grezza ancora tutta da plasmare. E’ come fare un puzzle con pezzi che potrebbero stare in tanti posti diversi…

Ad ogni modo, e tanto per sgombrare dubbi, tempo per esperimenti non ce n’è: giovedì inizia l’Europa League e domenica sera arriva la Juve, tanto per saggiare subito la consistenza di quei miglioramenti che tutti (io compreso, dài…) abbiamo visto in riva all’Adriatico.

LE ALTRE

La Juve beneficia di un Sassuolo votato al suicidio, che riesce a beccare tre gol in contropiede a Torino facendo quel che a mio parere è una tattica suicida, ma a cui tutta la stampa ovina e prezzolata plaude come grande spettacolo e giUoco che se ne fotte dell’avversario, chè tanto a chiuderti e basta la perdi comunque.

Appunto, ventisette minuti e 3-0, però che bel giUoco…

Il Napoli fa vedere l’attuale consistenza di quel Palermo che ci aveva bloccato a fine Agosto e rifila tre pappine ai rosanero, guidati nell’occasione da De Zerbi (usque tandem non è dato sapere…), mentre la Roma trascende il calcio per entrare nel campo della leggenda semiseria, rischiando di perdere in casa con la Samp sotto il nubifragio e acciuffando due ore dopo un rocambolesco 3-2 in pieno recupero su rigore segnato da Totti.

Tutto bello, con lo splendido 40enne a disegnare calcio come lui (e pochi altri al mondo) sa, con una tecnica e un’intelligenza calcistica che potrebbero farlo continuare per altri 10 anni: sentivo Vialli & Co. commentare tra il serio e il faceto “Totti queste cose le farà anche a 50 anni” ed è la verità. Sciapò e un cordiale mavaff… al Gabidano insomma, che per l’occasione non viene nemmeno ammonito dal prode Giacomelli dopo l’esultanza a petto ignudo sotto la curva.

A riguardo, ribadisco tutto il mio disprezzo per l’inutile leziosità di Ricky Alvarez, già maltollerato nella trascurabile parentesi nerazzurra e rivisto ieri a cincischiare calcio con un piede solo a tre all’ora.

Lodevole invece quando, rivolto al succitato fischietto di acclarate antipatie nerazzurre, lo apostrofa con un “a noi un rigore così non lo fischi mai!” che mi fa romanticamente pensare a un “noi” non blucerchiato bensì nerazzurro, in memoria dei bei tempi andati.

Gettando un occhio in casa dei cugini faccio fatica a trattenere un ghigno di scherno, vista la pochezza della prestazione che, unita a una considerevole dose di sfiga, partorisce la sconfitta casalinga con l’Udinese: ma loro propongono giUoco, ed è un sostanziale silenzio quel che accompagna i commenti alla classifica rossonera, in tutta risposta agli all in da panico di De Boer e all’ultima spiaggia paventata prima della trasferta abruzzese dei nerazzurri.

Ma non posso dire di essere sorpreso.

E’ COMPLOTTO

La nobile intenzione era di non sprecare nemmeno una riga nel rimarcare la curiosa assenza di Berardi nell’anticipo di sabato tra Sassuolo e Juve, ma si sa come va con i propositi di inizio Settembre, quindi…

Godibilissima la precisazione del Direttore Sportivo del Sassuolo Carnevali che, in un’intervista a Tuttosport (guarda il caso), trova il tempo di parlare della propria squadra, tra un ode e l’altra alla Juve e a Marotta, giusto per ammonire il mondo intero sul chiacchiericcio di quest’estate che ha coinvolto appunto Berardi.

Lo riporto testualmente in modo che il suo vile e subalterno monito risulti in tutta la sua pochezza:

E vorrei che questo fosse chiaro: lui non ha mai rifiutato la Juventus“.

Baciamo le mani. (Questo l’ho aggiunto io ma ci stava bene come chiusa finale)

Del resto non sono certo i primi… E’ vivo il ricordo degli anni in cui Iaquinta, ancora all’Udinese e prima di essere indagato per detenzione abusiva di armi, sistematicamente litigava con la Società o si infortunava giusto alla vigilia delle partite con la Juventus.

Ma siamo noi a voler vedere sempre il marcio. Complottisti and proud of it!

Sempre gradevole, almeno per me, e nonostante Fabio Caressa, il Club di Sky nel dopo-posticipo, nel quale Massimo Mauro assume ormai sempre più il ruolo di macchietta cacacazzi, populista, sparatore di mezze verità e chi più ne ha più ne metta.

Ecco alcune perle di saggezza del nostro:

Perchè a Mancini ‘sta squadra non andava bene? Lì Vialli si è diplomaticamente limitato a tirare in ballo la pur reale questione del ruolo del Mancio nell’Inter: in sostanza lui voleva avere voce negli acquisti, FozzaInda invece vuole decidere da solo (o con altri).

E’ però grave non menzionare il fatto che Joao Mario e Gabigol siano arrivati a risoluzione già firmata e Candreva, rincorso già da gennaio, sia arrivato pochi giorni prima quasi come un “contentino”. Non lo sapremo mai, ma se la rosa attuale fosse stata a disposizione del Mancio a fine Luglio, forse -forse- parleremo di un’altra storia.

Il calabrese cantilenante ad ogni modo si è spinto oltre: alla domanda di Caressa “siete per Guardiola o per Mourinho” tutti i presenti (gente che di calcio notoriamente non capisce un cazzo come Vialli, Leonardo, Bergomi e Di Canio) hanno sostanzialmente fatto la supercazzola per non scegliere e parlar bene di entrambi, mentre il genio ha provocatoriamente risposto “se mi fai una domanda del genere mi offendi!“.

Ha poi argomentato che Mourinho lui lo stimava al Porto, mentre dall’Inter in poi “è stato bravo a farsi comprare i giocatori più forti del mondo nei vari ruoli“.

Puntuale nell’occasione Leonardo che gli ha risposto: “veramente ha voluto due che giocavano nel Genoa…“, e avrebbe potuto anche non finirla lì.

Ma Leo è un signore ed ha tempi televisivi perfetti.

Per il resto, ci sono io:

Al primo anno (2008) Josè si fa comprare due pacchi come Mancini (quello della Roma, non Ciuffolo) e Quaresma: ci prova due mesi, capisce che ha toppato e torna al rombo di Mancini (Ciuffolo stavolta, non Amantino) con cui vince il campionato in carrozza.

L’estate dopo chiede a Branca e Oriali di comprargli Deco e Carvalho e si sente rispondere “No, però pigliamo Lucio e Sneijder“. Lui risponde “Va bene lo stesso“.

Lucio al tempo ha 31 anni e pare aver già dato il meglio di sè in Germania, Sneijder è sostanzialmente mobbizzato dal Real e manca poco che gli facciano trovare la testa di cavallo nel letto. Non esattamente il meglio offerto dal mercato.

Non chiede la cessione di Ibra -anzi- ma, capìta l’entità dell’affare, accoglie a braccia aperte Eto’o dicendo sostanzialmente: “esce un fuoriclasse, arriva un fuoriclasse“.

Sceglie poi -come ricordato- due ottimi giocatori come Milito e Thiago Motta, che però arrivano al grande calcio rispettivamente a 30 e 27 anni, dopo aver girato al largo dai grandi club (Motta è in realtà cresciuto nel Barça ma di fatto non ci è mai entrato in pianta stabile complici problemi fisici).

A gennaio ha poi voluto Pandev che ricorderà finchè campa quei sei mesi in cui sembrava un vero giocatore di calcio.

Il tutto senza nemmeno menzionare il culo quadro cui ha sottoposto Eto’o per supportare il 4-2-3-1 con cui nel 2010 è arrivato il Triplete.

Ecco, così, giusto per far capire quali Luoghi Comuni Maledetti siamo ancora costretti ad ascoltare, quando basterebbe un po’ di memoria e onestà intellettuale (hai detto niente…) per ricordare e riferire correttamente.

Ma Massimo Mauro è uno che recita la sua parte, pensando addirittura di risultare simpatico.

E’ più grave, per me, che un ex giocatore che aspira ad essere dirigente della FIGC e volto nuovo del calcio italiano (parlo di Demetrio Albertini), scivoli su un tweet così infantile che mi fa tanto pensare al sedotto e abbandonato: si parla tanto di vecchie glorie rossonere per rifondare il Milan, questi non mi cagano e anzi ricostruiscono da due ex interisti??

Aiuto, voglio la mamma!!!

WEST HAM

Che il nuovo stadio porti sfiga? riusciamo a perdere 4-2 in casa dal Watford di Mazzarri dopo essere stati 2-0 sopra e facendo fare ai nostri avversari un partitone da raccontare ai nipotini.

Uoddaffacc…

pes-int-2016-2017

3 partite 3 gol. Però non partecipa alla manovra e ha troppi tatuaggi.

IT’S SUMMERTIME

…ed essendo interista, the livin’ ain’t easy!

Dopo settimane di assedio mediatico con pletore di pennivendoli pronti a rivelare le cifre dell’affitto della villa sul Vomero già bloccata da Wanda Nara per il marito, ci facciamo del male da soli decidendo di fare esplodere tutto l’ego del nostro (ex) allenatore, del resto non nuovo a sceneggiate simili.

IL MISTER MESTRUATO E QUELLO APPENA ARRIVATO

Non sprecherò la vostra preziosa attenzione inoltrandomi in una contorta analisi che possa farci capire di chi sia la colpa. Dico solo che non doveva finire così, e che se il Mancio è un primadonna abituato da sempre a fare come gli pare (prima in campo, poi in panca), dall’altra parte Fozza Inda non può permettersi di dirgli “tu stai buono lì e allena e basta” senza che la frase abbia un seguito del tipo “…che a tutto il resto ci pensa Peppino che ho appena comprato ed è notoriamente in miglior Dirigente del calcio mondiale”.

Non essendoci per l’appunto Peppini alle viste, la situazione è rapidamente precipitata e ci siamo ritrovati con una squadra quasi già fatta ed un allenatore nuovo di zecca totalmente a digiuno di calcio italiano e relative dinamiche.

Tanto per non fare l’imparziale commentatore che non sono, non ho problemi a dire che parto prevenuto con De Boer, essenzialmente per tre motivi:

  • Arriva come detto a due settimane dall’inizio del campionato e, per quanto possa essere bravo, avrà sempre l’alibi del “sono arrivato a cose fatte, non è la squadra che avrei costruito io”. Giustificazioni più che logiche, sia chiaro, ma qui siamo in ritardo pluriennale nella tabella di marcia “tornare al calcio che conta e quindi in Cempions chè i soldi veri si fanno lì” ed un cambio del genere in panca mi sa tanto di antipasto dell’ennesimo anno di transizione e interessanti progetti per il futuro;
  • E’ olandese e a me, tranne rarissime eccezioni (Wesley vendemmia 2009-2010), gli olandesi nel calcio mi son sempre stati sui maroni. Splendido calcio che sostanzialmente non ha mai vinto un cazzo, quel complesso di superiorità che nemmeno noi inglesi (che almeno questo sport l’abbiamo inventato), Ajax-Cruijff-Van Basten come one best way per risolvere ogni problema del mondo. Cordialmente: mandateaccagare!
  • Per ora ce lo vendono come olandese-non-oltranzista che mi pare un po’ una contraddizione in termini ma che sarò molto più che felice di abbracciare come verità inappellabile. Io temo che sia l’ennesima rincorsa all’allenatore “che fa giocare bene la propria squadra” (ditemi un solo allenaotre che dica “io voglio che la mia squadra giochi alla cazzimperio”) e che ciclicamente torna a schiantarsi contro la nostra secolare storia di squadra tosta, efficace e da corsa. Orrico, Benitez, Gasperini… devo andare avanti?

 Poiché –come ammesso poco prima- si parla di pregiudizi, sono tanto onesto nel dichiararli ex ante quanto disposto a fare mea culpa una volta sbugiardato dai fatti.

Ma per ora a Franchino De Boer un vaffanculo di benvenuto non glielo leva nessuno.

L’ILLUMINATA DIRIGENZA

Fatto l’educato preambolo in punta di penna sul neo-arrivato Mister, mi tocca soffermarmi sull’illuminata dirigenza che si è fin qui distinta per tre mosse non immediatamente comprensibili:

  • Firmo-l’ammazzo-e-torno: la trattativa tra Thohir e Fozzainda in effetti è stato un inno al pragmatismo e alla velocità (splendido, stridente e stranamente ignorato il confronto impietoso con la speculare trattativa dei cugini, che dopo 18 mesi hanno finalmente “già” firmato il preliminare). Altrettanto veloce però è stato il rientro in patria di tutti i cinesi firmatari, con conseguente e comprensibile perplessità da parte di tutti i tesserati che –mi immagino- avranno pensato “si va beh ma adesso qui chi comanda? A chi chiedo? A chi rispondo?”. Di fatto,il Presidente in carica, socio attuale di minoranza e assai vicino al passaggio totale di quote, continua ad essere il Managing Director senza avere le competenze calcistiche per poterlo fare. Grave errore, sia di immagine (arrivi e, se vai via subito, devi dire “ecco la persona che in nome e per conto di Suning gestirà la squadra in questi mesi”) che di concetto (di Thohir al contrario di molti ho una buona opinione, ma credo che anche l’orso Nerello che campeggia nell’immagine di copertina ne sappia più di lui di calcio…);
  • Conseguenza del punto precedente, non si è preso l’Italo Allodi della situazione

(nota: sono stato 5 minuti di orologio a cercare un nome più recente da usare, per non dovermi riferire in termini positivi a delinquenti e gentaglia quali Moggi, Galliani, Marotta etc. La tristezza è che non mi è venuto in mente nessuno. Ora asciugo le lacrime e mi rimetto a scrivere).

 Sniff Sniff…

  •  Conseguenza del punto precedente: si è deciso –spero solo per il momento- di affidare di fatto la campagna acquisti ad un potente procuratore del calcio mondiale (Kia Jooracomecazzosichiama) con tutti gli enormi rischi del caso.

L’ultimo rischio del caso è legato al probabile arrivo di Joao Mario, che verosimilmente prelude ad una contestuale cessione di Brozovic. Chi ci guadagna di certo in tutta questa storia è proprio il procuratore, che lucra la sua bella commissione sul trasferimento. Faccio notare che il procuratore è lo stesso che non è riuscito a convincere lo Sporting a cedere il ragazzo al Suning venti giorni fa, cosa che a livello di FPF avrebbe fatto molto comodo all’Inter. Insomma, ci sono pochi dubbi ma cerchiamo di fugare anche quelli: questo tizio fa i suoi interessi, non quelli dell’Inter. Va da sé che sia rischioso mettersi nelle mani di professionisti di questo settore. Ero stato contentissimo dell’addio di Balotelli nel 2010, non tanto per le qualità del giocatore, quanto perché avere un procuratore come il suo (Raiola, ma in questo caso loro due, come del resto Doyen e Mendes sono la stessa cosa) vuol dire passare ogni finestra di mercato con il rischio (per non dire certezza) di dover o aumentare l’ingaggio, o allungare il contratto o vedere il tuo campione che fa le valigie.

 Per dirne una: ragionando da tifoso “de testa” e non “de panza” arrivo a comprendere la manfrina di Wanda e Maurito dell’ultimo mese, specie se –come sembra- in sede di ultimo rinnovo qualcuno della dirigenza si era fatto scappare la mezza promessa di un ulteriore aumento di stipendio non appena le condizioni l’avessero permesso.

Dimentichiamoci degli Zanetti del caso, che dicono al proprio Presidente “firmo in bianco, metta lei cifra e durata”: quelli sono l’eccezione alla regola. Qui parliamo di professionisti legati al soldo, e non è nemmeno un reato essere così.

La coppia argentina ha agito come avrebbe fatto la quasi totalità dei professionisti: valutando le offerte.

Il Napoli è arrivato a offrire 6 mln all’anno? Con questa offerta Icardi si presenterà da Fozzainda dicendo più o meno “l’ultima volta gli ho detto di no, arrivi almeno a 5 all’anno o richiamo il mio amico Aurelio e dopo Capodanno vado da lui?”.

E Fozzainda dirà va bene. Niente di trascendentale, Icardi ha annusato che il vento cambiava e ci si è fiondato, tanto più che l’impressione avuta da tutti è che la logica di Suning sia più aggressiva di quella di Thohir.

O meglio: Thohir si è dovuto legare le mani con l’accordo firmato con la UEFA (deficit masimo di -30 a Giugno 2016 –rispettato in culo a tutti i gufi- e break even a giugno 2017, ancora una volta raggiungibile solo con l’ingresso in Champions). L’impressione è che Suning, completata l’acquisizione del restante 30% ancora indonesiano, andrà dalla UEFA e tenterà una rinegoziazione cercando di strappare un altro anno di tempo per raggiungere il pareggio di bilancio, presentando un Business Plan con fuochi pirotecnici e ricavi in crescita quasi verticale.

Che poi quelli ci caschino è tutto un altro discorso…

LA SQUADRA

 Quella paradossalmente c’è o quasi. Al netto del possibile avvicendamento Joao Mario/Brozovic, l’undici di partenza appare migliorato a centrocampo con Banega e in attacco con Candreva, resta solido nella triade portiere+centrali, scommette su due nuovi terzini (Erkin+Ansaldi) che difficilmente potranno far peggio dei predecessori e mantiene i pochi quasi-campioni in rosa (Icardi-Perisic, Kondogbia sulla fiducia).

Che poi sia 4-2-3-1 o 4-3-3 in questo momento cambia poco, chè i probabili problemi di ambientamento del nuovo mister non dipenderanno certo dal modulo utilizzato.

Da parte mia aggiungo solo la perplessità circa l’addio di Brozovic per Joao Mario. Il portoghese l’ho visto giocare troppo poco per farmene un’idea precisa: posso dire che il ruolo non è molto diverso da quello di Ajeje (il classico centrocampista un po’ interno di qualità, ma non regista –e quando mai…-, un po’ punta esterna, senz’altro più classe che muscoli). Di qui la mia domanda (non retorica): è il caso di mollare una buona promessa, parzialmente già mantenuta, come Brozo e spendere 40 bomboloni per questo qua? Non è che ci mettiamo un altro anno e mezzo per dire “è bravo, in un altro centrocampo potrebbe andare benissimo…” mentre con Brozo questo rodaggio l’abbiamo già fatto?

Ho già detto chi sia il solo a guadagnarci da questa operazione di mercato, e onestà impone di dire che pure restando così non navigheremmo in acque tranquille (Brozo si è di recente legato a Doyen).

 Ad ogni modo, e auto-gufando un pochino: se gli anni scorsi l’obiettivo zona Champions passava necessariamente dal mezzo miracolo di mettere alle nostre spalle tre su quattro tra Viola, Milan, Napoli e Roma, quest’anno vedo la nostra rosa rafforzata e Roma e Napoli (ad oggi) indebolite. Di Viola e Milan non parlo per carità cristiana.

Sarà sufficiente per essere la prima avversaria della Juve, così come tutta la stampa ci dipinge? (sempre carini a non mettere pressione, vero?)

 LA MAGLIA

inter-maglia-16-17

Partiamo dall’unico dato certo: quella dell’anno scorso era meglio.

Detto questo, davanti non è male, dietro tra nome, numero e secondo sponsor giallo sembriamo un po’ quelli fermi in autostrada col giubbotto catarifrangente. Ora, io di moda e stile non ci capisco niente, ma era così difficile sostituire il giallo stabilo boss con quel colore simil dorato dello stemma che c’è sul petto?

Misteri della fede…

La seconda non ha grosse pretese di stupire il mondo e infatti come seconda maglia è perfetta.

maglia inter bianca 16-17

La terza (se è vera -nutro ancora la speranza di una bufala) è una vomitata di gatto che presenta inquietanti similitudini con una delle peggiori maglie dell’Inter straight from the 90s . Provare per credere:

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E’ COMPLOTTO

Facendomi un autogol da solo, invito tutti a iniziare a leggere ilmalpensante.com

Qui e qui due pezzi che andrebbero mandati a memoria e che spiegano perfettamente quanto i media possano giocare a favore o contro una squadra.

Una volta letti non resta molto da aggiungere, se non che la telenovela di Icardi è stata davvero seguita con un tifo che francamente non ricordo per altre operazioni di mercato, quasi come se il Napoli dovesse a tutti i costi sostituire Higuain solo e soltanto con il Capitano interista.

Che poi De Laurentiis, che lamenta una carenza di deontologia professionale nella Juve, (ti piace vincere facile…) tratti per settimane con un giocatore tesserato da un’altra squadra, con la squadra in questione che dichiara a più riprese l’assoluta incedibilità del tesserato stesso, è ovviamente un’anomalia che solo io e pochi altri abbiamo notato…

 L’ultima di una infinita (vi assicuro, infinita) serie di piccoli dispetti e critiche gratuite all’Inter l’ho vista sulla Gazzetta di oggi, a margine della presentazione di Banega.

A parte la simpatia con cui lo definiscono inequivocabilmente trequartista, col giocatore che di contro dice di aver giocato in tanti ruoli a centrocampo e di non saper indicare la sua posizione preferita, tal Matteo Brega fa un boxettino in cui elenca gli altri trequartisti argentini della storia nerazzurra: Alvarez, Solari (???), Maschio e Veron. A parte i commenti sui singoli, e tralasciata la bislacca conoscenza calcistica che porta a considerare Solari un trequartista, ecco la sapiente pennellata di simpatia nel giudizio complessivo sui fantasisti argentini all’Inter:

la maggior parte dei quali a dire il vero non ha lasciato grandi ricordi.

 Poi vai a leggere e, a parte quel mezzo campione di Alvarez, gli altri tre han vinto insieme una decina di trofei tra scudetti, coppe Italia e supercoppa Italiana.

Però “non hanno lasciato grandi ricordi“.

Che poi, Matteo Brega carissimo, se proprio vogliamo giocare ai rimandi, un centrocampista argentino che arriva e sceglie la maglia numero 19 deve far scattare immediato il paragone con il Cuchu Cambiasso: ma quello si vede che non aveva lasciato brutti ricordi a sufficienza, vero?

TANTO PER NON PERDERE L’ABITUDINE

 Certe cose non vanno mai in vacanza, nemmeno a campionato fermo.

Ecco quindi un breve (ma nemmeno troppo) compendio degli scempi mediatici letti e ascoltati negli ultimi tempi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE EURO 2016

Inizio con un godibilissimo quanto velleitario piacere: vedere Quaresma sfanculare Rizzoli. Abbiamo dovuto attendere 7 anni per tributare il primo convinto applauso al Trivela!

Questo perchè -sarebbe inutile negarlo- Quaresma da noi è stato un pacco vero e proprio e di applausi ne ha ricevuti giusto il giorno in cui se n’è andato. Dopo il gol-qualificazione con la Croazia però si è voluto strafare, come al solito: la direttiva è stata “l’hanno pagato 30 milioni“, mentre ci avevano sempre detto 18+ilgiovanePelè per un totale di 24.

Però diciamo “30 milioni sull’unghia” che fa più figo e l’Inter fa ancor di più la figura dei fessi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE COPA AMERICA

Passando dall’Europa alla Copa America, debbo ancora una volta i giusti crediti all’amico Sergio, ormai preoccupantemente contagiato dalla sindrome di accerchiamento: la segnalazione riguarda la sempre simpatica (con l’Inter) Repubblica che, descrivendo le fasi salienti della finale vinta dal Cile contro l’Argentina, si premura di farci sapere che “L’Interista Medel perde palla” lanciando pericolosamente Higuain verso la porta.

Tutto vero, non c’è che dire. Nessuno però segnala che, sull’erroraccio del Pipita (in questo caso non “Il napoletano Higuain”), l’interista Medel sarebbe comunque stato in grado di respingere rimediando alla cazzata fatta con una corsa che si è tragicomicamente conclusa sul palo.

Sintomatico invece che nello stesso pezzo a firma Nicola Sellitti l’errore di Vidal nella lotteria dei rigori sia considerata ovviamente “ininfluente” e che anzi il cileno sia definito testualmente il “terremoto emotivo della Roja“.

Per chi non lo ricordasse Vidal è un ex-Juve: a volte guarda il caso…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE I CAZZI DI CASA NOSTRA

Passando alle nostre latitudini, tocca addirittura plaudere all’amor proprio di Brocchi che, stanco di attendere Godot o chi per lui, con uno scatto di orgoglio ha l’ardire di scrivere una bella letterina di dimissioni all’amatissimo Presidente. Oltre ad avere nemici in casa, a non avere voce in capitolo sui possibili acquisti, ed essere messo lì ad aspettare che i pezzi grossi abbiano tempo anche per lui, il ragazzo se ne va perchè non è stato informato dell’acquisto di Lapadula, pure da lui richiesto e prontamente già intonato alla musichetta aziendale, visto il subitaneo ringraziamento al “Dottorgalliani“. Ma andiamo avanti con la squadra dell’Amore e con l’immancabile Mister X come da tradizione Gallianese.

E il Mister X non ha tardato a palesarsi: ecco arrivare al Milan Vincenzo Montella, già cercato due anni fa da Galliani senza successo e in arrivo adesso quale quinto allenatore in altrettante stagioni. Fatta la doverosa presa per il culo ai cugini per un comunicato in cui riescono a inserire il loro mantra “proposta di gioco“, è indicativa la scala di priorità data dalla Gazzetta alle questioni milanesi di questi giorni.

Come al solito, vedere per credere:

gazza_prima_pagina_29 giu 2016

Evidentemente l’ennesimo allenatore della ennesima riscossa rossonera è più importante dell’arrivo di Suning a capo dell’Inter. Ci voleva molto a invertire la posizione dei due titoli?

Evidentemente sì, se ti chiami Inter…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE SETTORE GIOVANILE (TARGATO TRAVAGLIATO cit.)

La Gazza di settimana scorsa presenta la finale del campionato Giovanissimi tra Roma e Atalanta titolando (vado a memoria ma non troppo) “Ecco i due vivai migliori di Italia“.

Perdendo 5 minuti (non di più) su Wikipedia, direi che l’affermazione è quantomeno opinabile:

Settore giovanile Roma Atalanta Inter

Oltretutto la stessa Gazza, nell’articolo, descrive la portata “storica” dell’evento, specificando che la vincente della finale (è poi stata l’Atalanta) avrebbe eguagliato l’Inter del 2012, capace di vincere nello stesso anno due dei Campionati del Settore Giovanile: nel nostro caso erano stati Giovanissimi e Primavera, oltre al simpatico gingillo della Next Gen Series.

Ma come vedremo tra poco, quel gingillo è stato del tutto inutile per i maestri pensatori del calcio italico.

Prima di addentrarci nel Nextgen-gate, solo poche righe per fare i sentiti complimenti all’Atalanta per il doppio successo, e chiarire con la consueta schiettezza e sincerità orobica quale sia il loro pensiero sulla situazione dei potenziali giovani calciatori nella odierna società:

Oggi nelle rose dell’Atalanta ci sono anche ragazzi “stranieri”: “Il tessuto sociale mondiale è cambiato, ci sono tanti figli di immigrati che fanno parte della società e l’Italia deve essere brava ad adattarsi. L’integrazione sociale ha fatto la fortuna di Paesi come Belgio e Francia e per me è un fenomeno positivo”.

Quindi il succo è: brava Atalanta che fai giocare anche i figli di immigrati.

L’Inter invece è una vergogna perchè ci ha i negri in squadra.

Ma arriviamo alla ciliegina alla merda, che purtroppo non posso linkare, essendo comparsa a firma Alberto Cerruti sulla rubrica di risposte ai lettori, e come tale visibile solo sull’edizione cartacea, mi pare di Martedì 28.

Che ve devo dì: se non vi fidate andatevela a cercare, vedrete che non sto delirando (non più del solito almeno…)

Il prode Cerruti loda giustamente Fabio Grosso per aver deciso di restare alla guida della Primavera juventina anziché lasciarsi tentare dall’avventura in Serie A. Fin qui nulla da dire. Ma, ancora, siccome così la notizia non aveva abbastanza “ciccia”, ecco il colpo da manuale.

Con i giovani ci vuole pazienza -prosegue Cerruti- un Mister non allena i ragazzi per fare carriera: meglio arrivare secondi come Grosso che vincere la Next Gen come Stramaccioni con una squadra che poi non ha prodotto nessuno e con un allenatore che si è bruciato.

Si vede che Duncan, Mbaye, Longo, Benassi, Crisetig e Livaja me li ricordo solo io.

DA JAKARTA A NANCHINO, PASSANDO PER VIA BIGLI

ASSAGGIA

E così, dopo quasi tre anni, l’indonesiano Thohir cede il suo 70% ai cinesi del Suning Group.

Tutto ciò nonostante le svariate smentite del Presidente e del suo staff. Il che, epidermicamente, è ciò che mi dispiace di più, visto che -per una volta- le Cassandre mediatiche erano ben informate preconizzando l’evento ormai da mesi.

Non mi è piaciuto il modo in cui Thohir ha smentito fino all’ultimo un passaggio di maggioranza, toccando più volte i tasti del “progetto quinquennale” che invece ora saranno altri a portare avanti.

Detto ciò, e lasciando al paragrafetto successivo il passaggio dalle papille gustative all’apparato digerente di questa succulenta polpetta, i conti per Er Filippino, o se preferite per il Cicciobello con gli occhi a mandorla, sono presto fatti.

Rimarrà ancora presidente, quantomeno per la prossima stagione, alla fine della quale i contratti di molti managers interisti scadranno, dopodichè verrà verosimilmente liquidato lasciando l’Inter in mani totalmente cinesi.

Per il mondo nerazzurro, rimasto orfano di “Papà” Moratti già tre anni fa, non fa molta differenza che il padrone del vapore sia indonesiano o cinese, anzi: il gruppo di Nanchino, per dirla con un tecnicismo, ci ha più soldi di Thohir, quindi in prospettiva potrebbe spendere di più (UEFA permettendo).

Non subito però, visto che il pareggio di bilancio tra 12 mesi è un impegno che pare non prorogabile, nè aggirabile con artifizi contabili di triangolazioni intercontinentali all’insegna del “lo pago in Cina ma lo giro in prestito a Milano“.

Quindi che cacchio ce ne facciamo del miliardario cinese se non ci può comprare Maradò?

Calma: i vantaggi ci sono, magari non immediati, ma ci sono.

Thohir era arrivato nel momento in cui la spending review faticosamente accettata e messa in pratica da Moratti stava per finire (sul come sia stata fatta, mi limito qui a citare il Direttore di Fantozzi nella celebre cena). Thohir arrivò con la promessa di aumentare i ricavi, in modo da poter avere moneta sonante da potersi giocare sul mercato.

E per quello i ricavi li ha anche aumentati, passando dai 167 del 2013 agli oltre 180 del 2016. Non abbastanza però, complice l’assenza dall’Europa che conta -e per l’anno appena concluso pure da quella che conta meno.

Il ragazzo del resto aveva sempre parlato chiaro -a volerlo ascoltare-: in assenza di una strategia collettiva per vendere meglio il prodotto Serie A nel mondo, ed avere così maggiori introiti televisivi, l’aumento dei ricavi passava necessariamente per l’approdo in Champions League. Cosa che non siamo nemmeno andati vicini dal far succedere, nemmeno quest’anno (siamo sinceri…).

Piccolo inciso: reduce da un gradevolissimo weekend lungo a Barcellona, ho passato una istruttiva e divertente mattinata al Camp Nou sollazzandomi tra museo, campo, tribune, coppe, spogliatoi e sala stampa. Ora: è vero che, in questi anni, “vendere” un prodotto come il Barça è leggermente più facile che farlo con l’Inter o col Milan. Ammetto pure di non essere mai stato a San Siro per visitarlo nei giorni non di partita, però la differenza è stata di alcune ere geologiche. Difficile quindi mettere in pratica le pur affascinanti teorie sull’internazionalizzazione del brand e compagnia cantante con una squadra che perde col Sassuolo (due volte) e pareggia col Carpi in casa.

Morale: la pur esistente forza trainante del gruppo di Thohir in Indonesia (Paese di 250 milioni di abitanti, non proprio il Bhutan) non ha avuto il successo sperato. In questo Suning è un colosso non paragonabile, oltretutto nato in quella Cina a cui tutti guardano ormai come prima potenza economica mondiale.

Insomma il potenziale c’è. La capacità di far leva sul passato glorioso e di vendere fumo (questo attualmente è quel che si può fare visti i risultati) pure.

Vedremo quanto in fretta riusciremo a crescere, magari anche attraverso un nuovo accordo con la UEFA alla fine della prossima stagione.

DIGERISCI

Sì ma te Mario come la vedi?

Siccome la domanda non me la fa nessuno, me la faccio da solo.

Sto invecchiando, perchè la prima cosa a cui ho pensato dopo l’ufficialità è stata: povero Thohir, non riesce a concludere quel che aveva in mente…

Sto invecchiando pure male, perchè credo di essere stato tra i pochissimi interisti a cui non è nemmeno venuto in mente di pensare a Moratti e alla fine della sua “carriera” da azionista (maggioranza o minoranza che fosse) dell’Inter. Approfondirò anche questo argomento nella parte dedicata alla defecatio, non a caso associata alle reazioni mediatiche alla vicenda.

Ripensando ai due anni e mezzo di gestione indonesiana, l’aspetto sportivo lascia chiaramente a desiderare. Col senno del poi, credo che il primo -pur comprensibile- errore sia stato andare avanti con Mazzarri, onesto mestierante ma lontano dall’idea di allenatore/manager che hanno gli stranieri. Il primo anno di Mancini d’altronde è trascorso tra periodi di assestamento e la pressochè sistematica distruzione delle precedenti sessioni di calciomercato, sicchè il Mancio ha compiutamente iniziato a lavorare solo dall’estate scorsa.

Pur non avendo ancora fatto le pagelline del campionato appena finito, posso svelare il prevedibilissmo finale, e cioè che Ciuffolo & co. escono maluccio dall’anno scolastico: a voi decidere per la bocciatura a Giugno o i tre esami a Settembre. La solfa cambia poco.

Ci sono però anche aspetti positivi in questi anni: per metterla sul ridere, non abbiamo più un Direttore Artistico, nè un Direttore Generale con contratto a tempo indeterminato. In termini meno carnascialeschi, con Thohir è arrivata un’organizzazione aziendale al posto di un Club Vacanze dove probabilmente era bellissimo lavorare, ma dal quale sono state lasciate a casa una settantina di persone senza particolari scossoni.

Non credo infatti che i cattivi risultati di questi anni siano da imputare alle scrivanie della sede lasciate vuote.

Ma Thohir non ha fatto solo questo: ha dato una direzione, pur non riuscendo a perseguirla in pieno. Ha fatto capire a cosa bisogna puntare per poter (tornare ad) essere un top Club, ora che il mecenatismo non può più essere una risorsa.

E sono i numeri a dimostrare ciò: di tutte le cifre e le valutazioni di cui si è letto in questi giorni, scelgo quella di Marco Bellinazzo non tanto perchè è quella che più conforta la mia tesi, ma perchè fatta da uno che ne capisce e che, pur tifoso napoletano dichiarato, ha sempre fatto della competenza e dell’imparzialità il suo cavallo di battaglia.

Ebbene, il ragazzo scrive testualmente che

“In pratica, rispetto all’acquisto di tre anni fa, la valutazione del club è raddoppiata. Thohir prese il 70% del club per 250 milioni (75 più i debiti per 180 milioni) con una valutazione complessiva del 100% delle quote intorno ai 350 milioni. Il tycoon indonesiano in altri termini è stato molto più bravo a comprare e a vendere che a gestire l’Inter”.

Parto da qui per fare due domande retoriche:

La gestione precedente sarebbe stata in grado di fare altrettanto? Risposta: no, e proprio perchè consapevole di ciò Moratti si era guardato in giro per trovare qualcuno che potesse farlo.

E senza questi due anni di medicina amara e cura ricostituente, il gigante cinese avrebbe sborsato tutti quei soldi? Risposta: no. Ammesso che a qualche sceicco possa anche interessare buttar via i soldi, questi signori hanno invece un business plan molto chiaro: vogliono entrare in Europa e vendere i loro prodotti ad un altro mezzo miliardo di potenziali clienti. Per far questo, una (gloriosa) squadra di calcio può essere un ottimo veicolo. Se però non si è sicuri che l’investimento possa creare valore, semplicemente non viene fatto.

Morale, Thohir è stato il dottore cattivo, che a furia di punture e sciroppi ci ha rimesso in piedi. Il suo è stato un ruolo ingrato, la cui importanza verrà sperabilmente riconosciuta col tempo.

Di questo credo che tutti gli interisti dotati di un minimo di cervello dovrebbero ringraziarlo: se poi è riuscito a vendere meglio (molto meglio) di quanto ha comprato, meglio per lui.

Moratti, tanto per non far nomi, non è mai stato un asso a vendere, e anche stavolta l’ha dimostrato.

 

ESPELLI

Che poi Moratti e ancor più la sua gestione sia adesso rimpianta dalle stesse penne che ai tempi lo criticatavano entro e oltre i giusti limiti (“è troppo tifoso, è troppo buono, gestisce l’Inter come una famiglia, sbaglia ad essere così passionale“) fa parte del gioco, dell’assenza di coerenza e vergogna con cui i nostri scrivani convivono ormai serenamente.

Sapete come la penso: la stampa rimpiange -adesso- Moratti perchè non ha più il punching ball preferito, su cui poter scrivere di tutto senza paura di rappresaglie.

Thohir tra le altre cose è uomo di comunicazione, ed ha iniziato subito a dire quel che voleva, quando voleva e soprattutto a chi voleva, con educazione sì ma senza la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras (cit.).

Imperdonabile.

Sconcerti, tanto per non far nomi, Thohir non lo può vedere perchè non gli ha mai concesso un’intervista. Per questo ne certifica il fallimento, ignorando volutamente le parti positive della sua gestione.

A ulteriore conferma del non irresistibile timore riverenziale esercitato dall’Inter sui media, curioso che, in un mondo dove il 99,99% degli intervistati racconta una propria verità, spesso non coincidente con la “verità-vera”, lo stesso Sconcerti (“mai una verità“) così come la Gazzetta imputino a Thohir la colpa di non aver vuotato il sacco.

Fin troppo facile registrare la calma piatta sulle balle raccontate sull’altra sponda del Naviglio da un anno abbonante a questa parte sulla cessione del Milan a Mr B. o chi per lui per fantastiglioni di miliardi…

Ma l’Inter non sarebbe l’Inter se non fosse capace di farsi male da sola: eccolo, allora, il succitato ex Direttore Artistico, rimproverare Thohir di non aver capito la peculiarità dell’ambiente-Inter e parlare di occasione persa. Tempismo perfetto, non c’è che dire…

Ancor meglio fa Paolillo, indimenticato “confermatore” di Mancini sotto la pioggia di Parma nel 2008 (“resta all’80%”) e severo maestro pronto a bollare con un bel “4” la gestione Thohir.

Mettendo insieme tutto, riesco anche a togliermi una soddisfazione da cacacazzi rancoroso e provinciale: il Milan, valutato da Silvio 1 miliardo (debiti esclusi) senza che nessuno dicesse niente per oltre un anno, è ora oggetto di trattative per un valore complessivo di circa 700 milioni, una cifra come visto molto simile a quella che riguarda l’affare Inter-Suning.

Visto che citare una fonte può non essere sufficiente, KPMG ha recentemente valutato l’Inter con un equity value (cioè debiti escusi) di 400 milioni che, sommati all’esposizione bancaria dei nerazzurri, fa arrivare l’enterprise value (e cioè il valore lordo) oltre i già citati 700 milioni.

Ecco, in un Paese in cui la più grande cazzata ripetuta 100 volte (da qualcuno) diventa verità, avere delle valutazioni esterne che danno alle due squadre di Milano un valore sostanzialmente analogo è una piccola ma piacevole rivincita.

Per resto, si vedrà…

suning inter

FEEGA BANEGA E ALTRE PERLE DI SAGGEZZA

FEEGA BANEGA

A pochi giorni dalla vittoriosa finale di Europa League vinta per l’ennesima volta dal Siviglia, con gli occhi ancora pieni dei lanci illuminanti e dai tocchi sapienti di Banega, ecco che la saggia e prudente SportMediaset spegne sul nascere le erezioni nelle mutande nerazzurre.

Prima l’antipasto:

Il timore, conoscendo la carriera di Banega, è che con Emery abbia toccato l’ennesimo picco prima di un potenziale ribasso.

Poi la portata principale, già preannunciata dal solito cassandro che scrive in una recente sezione di E’ COMPLOTTO:

Quello che va smarcato subito è che l’argentino non è un regista classico, per intenderci, alla Pizarro.


Io avevo preconizzato il paragone con il Maestro Pirlo, ma si vede che noi dell’Inter, spregevoli speculatori calcistici, non siamo nemmeno degni di essere messi nella stessa frase.

Che poi, incidentamente, se Banega non assomiglia a Pizarro son solo contento: il maledetto trottolino cileno l’ho sempre odiato, lui e la sua ossessione a doverne dribblare tre prima di cominciare l’azione!

Se poi volete sapere come la penso io, vi dico che Banega è buono e molto, anche se ritengo che il suo arrivo a parametro zero causerà la vendita di Brozovic, con la quale tentare di finanziare l’acquisto di uno tra Biglia (diciamo a pari prezzo) e Yaya Touré (che costerebbe molto meno di cartellino, ma avrebbe un ingaggio of ze madonn).

Come andrà lo vedremo nelle prossime settimane. Per il momento noto senza sorpresa che, ancora una volta, un giocatore appena comprato dall’Inter viene vivisezionato per evidenziare quel che NON è, e per far emergere le caratteristiche che NON ha.

Ringraziamo commossi per l’ennesimo servizietto.

ALTRE PERLE DI SAGGEZZA

A parte l’analisi tennicotattica sull’argentino, un pensiero grossolano sul calcio italico, dettato da faciloneria, pressapochismo e demagogìa, assai poco politically correct, e quindi cucito su misura per chi scrive.

Abbiamo una Nazionale il cui CT ha di recente visto la propria messa in piega sintetica scompigliata dal processo in cui è stato assolto per quella che -ai miei tempi di svogliato studente di giurisprudenza- sarebbe stata insufficienza di prove (e quindi non con formula piena, chè la condotta omissiva è stata confermata). Abbiamo una Nazionale il cui celebratissimo Capitano è un fascista, scommettitore seriale e compratore di diplomi farlocchi. In questo insieme più marroncino che azzurro, ecco il neo convocato Izzo, chiamato a rispondere di collusioni con un clan camorristico responsabile di partite truccate negli ultimi campionati di Serie B.

Ennesimo scandalo in cui i calciatori coinvolti sono -ancora una volta come nei già troppi casi precedenti- nella quasi totalità ragazzi italiani.

Ma il problema, per alcuni addirittura la vergogna, è che l’Inter ha solo stranieri in rosa.

E meno male, mi vien da dire, soprattutto se è gente così.

Poche parole per salutare il Principe, altro capitolo di una storia leggendaria e temo irripetibile. Come tanti suoi compagni di squadra di quel periodo, grande giocatore, grandissimo uomo.

addio milito

Ha segnato (e tanto) per noi, con il numero 22:                                                          Diego Alberto El Principe Milito

Da buon ultimo, immancabile il romanzo rosa dei cugini che propongono giUoco sempre e comunque. Di mio segnalo solo che, anche quest’anno, sono stati eliminati dalle fasi finali dei campionati Primavera, Allievi e Giovanissimi.

Per il resto rimando alla sempre ineccepibile Sabine Bertagna che ci spiega come i cugini rivendichino asseriti primati in fatto di giovani convocati nelle Nazionali giovanili, esordienti tra i professionisti, percentuali di finali raggiunte e vittorie in campionati senza classifica.

Il perfetto campionario del piazzista rossonero in versione settore giovanile.

Questi hanno pescato Donnarumma, sappiamo come e sappiamo grazie a chi, e con questo ci inietteranno dosi equine di zucchero per i prossimi anni. Loro, come noto, sono la squadra dell’Amore, e anche quando il Balotelli di turno si incazza perchè non gioca e se ne vuole andare, in realtà è solo perchè gli scappava la pipì.

Perchè lui al Milan è maturato tantissimo (cit.).

Ridicoli.