LE TEMUTISSIME PAGELLE – 3

E ora, inevitabilmente, vengano alla lavagna attaccanti e Mister.

Sarebbe bello che i voti all’insegnante li dessero proprio gli studenti (nel segreto dell’urna, Mazzarri non ti vede ma io sì!) ma, in mancanza di ciò, provvedo io in subordine.

Andiamo però con ordine e diamo gli ultimi numeri:

BOTTA RUBEN: Arrivato in sordina, se ne va in sordina, dopo aver fatto vedere qualche dignitoso quarto d’ora. Ad ogni modo, per lui vale il segno di interpunzione usato nei tabellini della pallacanestro per indicare educatamente il giocatore che non ha segnato punti: “virgola”.
Credo si tenterà di venderlo e, non riuscendoci, verrà dato in prestito.

Voto: n.g.

 

ICARDI MAURO: La classica frase fatta della medicina applicata al calcio: brutta bestia la pubalgia. In effetti il ragazzo comincia a giocare con continuità solo dopo Natale, e per quello il suo lo fa. Come detto più volte, siamo al cospetto del nostro Balotelli (inteso come minus habens neuronico dotato di buoni piedi e di innato talento a rotolarsi nel guano mediatico), più o meno forte di SuperMario è qui irrilevante. Certo, Milito è (stato) un’altra cosa, calcisticamente e umanamente, ma questo passa il convento e con questo dobbiamo andare avanti. Una decina di gol in mezza stagione sono un buon bottino; l’improbabile arrivo di un grande centravanti gli dà la quasi certezza di partire titolarissimo a Settembre, avendo avuto l’estate a disposizione per riposarsi (Wanda Nara permettendo).

Voto: 7- (il “meno” è di stima)

 

MILITO DIEGO: Duole dirlo, ma l’ultimo Principe degno di tale nome si è rotto il crociato a Febbraio 2013 in un’inutile partita di Europa League: il suo fisico claudicante mal si concilia col gioco fatto di finte e scatti nel breve, sui quali vanta una dozzina di brevetti, motivo per cui la doppietta al rientro contro il Sassuolo, in una calda giornata di fine estate, è stata la triste e vera passerella d’onore di un grandissimo attaccante. Sempre convinto che avrebbe potuto fare un’intera carriera ad altissimi livelli, e non solo gli ultimi 5 anni.

Voto: 5 (perdonami Diego…) (10 alla carriera) (0 all’accozzaglia di craniolesi che nel 2010 non lo inserì nemmeno tra i 50 candidati al Pallone d’Oro, dando la conferma non richiesta che il complotto ai nostri danni è mondial-giudo-pluto-cratico).

 

PALACIO RODRIGO: Una mezza spanna sotto il miglior Milito. Ciononostante, un altro grandissimo giocatore che, quest’anno come l’anno scorso, si è più volte caricato la squadra sulle spalle mietendo gragnuole di gol (17 in Campionato + 2 in Coppa Italia) e facendosi quel che tecnicamente si chiama “culo quadro”. Anche lui come il connazionale è arrivato al grande calcio europeo alla soglia dei 30 anni, e temo che la prossima sarà l’ultima stagione “a tutta” che gli potremo chiedere. A differenza del più giovane collega pubalgico, El Trenza giocherà i mondiali, motivo per cui è più che necessario un “rinforzino” in quel settore in sede di mercato.

Voto: 7.5 (mezzo voto in meno per la treccina che, accentuandosi la pelata, è sempre meno proponibile).

 

COMPITI PER LE VACANZE

Il figlio di Paul Ince conferma la bontà dei miei sentimenti agrodolci nei suoi confronti, avendo il ragazzo sentitamente ringraziato per l’interesse ma rifiutato il trasferimento sulle giuste sponde del Naviglio.

Come già accennato, ad oggi inizieremmo la stagione con i soli titolari (Palacio+Icardi) e nessun altro: ovvio che servano 2 acquisti, di cui uno tecnicamente all’altezza della succitata coppia argentina. Essendo “bassine” le probabilità di arrivare a pezzi da novanta quali Levandowski, Suarez, così come Torres e Dzeko, il nome su cui puntare forte mi pare quello del Chicharito Hernandez, apparentemente chiuso al Man Utd dalla coppia Van Persie-Rooney, e senza nemmeno la motivazione del “beh, magari gioco in Champions League“, visto l’anno sabbatico dei Red Devils per la prima volta da millemila stagioni. Il ragazzo, similmente a Palacio, agisce meglio da seconda punta ma è comunque capace di stare nel mezzo, pur essendo tutt’altro che un colosso. Potrebbe cioè giocare in coppia tanto con Icardi che con Rodrigo, e i miei sogni bagnati arrivano a ipotizzare addirittura un tridentone nelle partite in cui proprio “non vuole entrare“.

Oltre al messicano, l’ideale sarebbe stato proprio il giovane Ince, oggetto misterioso da scoprire ed eventualmente far maturare nel corso della stagione. Sfumato l’ex asmatico albionico, punterei su un prospetto simile, nella speranza che l’intuito calcistico di Ausilio possa risultare più sviluppato delle ultime versioni del Marco Branca style. Ammetto però qui la mia ignoranza in materia.

Sono dubbioso su un ritorno di Biabiany, che in contesti come Parma pare poter dare il meglio di sè, ma che non vedo altrettanto positivo alle nostre latitudini. Oltretutto, uno così lo paghi e non poco: a posto così, grazie.

 

ALLENATORE

Nella critica pressochè unanime a scherarsi contro Mazzarri trovo conferma dell’aspetto più masochista e tafazzoide del tifoso interista. Nonostante la mezza dozzina di allenatori inanellati nelle ultime stagioni (con i dimenticabilissimi risultati raggiunti), siamo ancora qui a vaneggiare dell’uomo forte, capace da solo di risolvere tutti i nostri problemi.

Ecco perchè vedo forti e preoccupanti analogie tra i miei colleghi tifosi e l’italiano medio: facile invocare l’arrivo di “quello bravo”, comodo delegare a lui la risoluzione del troiaio che si avviluppa su se stesso da anni. Leggermente più difficile, sfidante e impegnativo mettersi in gioco, rivedere a fondo gli aspetti del problema, siano essi schemi difensivi o corruzione e incompetenza politica a tutti i livelli.

Mi taccio immediatamente, non volendo aprire voragini di demagogia che rifuggo come poche cose al mondo. Torno al Mister, solo per confessare che nemmeno a me fa impazzire, e che, nonostante tutto, non possiamo permetterci un ennesimo anno zero, una ennesima rifondazione, un’ennesima stagione buttata in partenza. Bene ha fatto Thohir a confermarlo, bene farà (perchè lo farà vero?) a comprargli i giocatori da lui richiesti, bene farà a supportarlo per tutta la stagione, facendo per una volta capire a tutti (giocatori in primis) che la società è stretta e compatta a fianco del proprio Mister.

I conti si faranno alla fine.

Vogliamo smetterla con la versione di Mazzarri chiagne-e-fotte? D’accordissimo, detto-fatto: esaudire quanto più possibile i suoi desiderata sul mercato e consegnargli una squadra che gli impedisca di ripetere scempi quali “i giovani me li sono trovati, la squadra era già bell’e pronta quando sono arrivato“. Gli si dia la macchina che vuol guidare lui, lo si faccia viaggiare in santa pace, senza dirgli ogni 200 metri “gira di qui, no vai di là” come farebbe una suocera petulante. Arrivati a destinazione, nel caso, ci sarà modo di giubilarlo con un pernacchione o innalzargli altari e inni di gratitudine sempiterna.

Bon, gli ingredienti son tutti nel pentolone, e quello che dovrebbe venir fuori è una roba del genere:

Reasonable Wishlist

Reasonable Wishlist

Sono stato parsimonioso e prudente, mettendo i due acquisti verosimilmente più cari (Chicharito e Zuniga) fuori dai titolari -il che più o meno vuol dire “tanto non arrivano“- e inserendo mezzi giocatori (vedi Andreolli e Khrin) buoni solo per aver fatto il settore giovanile tra Interello e la Pinetina.

Mi accontenterei di vedere l’11 disegnato sul tappeto verde  e qualche rincalzo all’altezza (non so ad esempio quanto alla lunga Ranocchia riuscirà a vincere il ballottaggio con JJ e Rolando).

Non resta che goderci l’ennesima edizione estiva del Calciominchiata, a far da contrappunto ai Mondiali, e veder quel che ne esce.

Tremate.

 -fine-

LE TEMUTISSIME PAGELLE -2

IU PENSU CHE U SCENTRUCAMPU

E dopo le mirabolanti gesta dei nostri difensori, è il momento di addentrarci nei meandri del nostro centrocampo, ganglio vitale di ogni squadra di calcio e bubbone pulsante di buona parte dei nostri problemi.

La mancanza di piedi buoni abbinati a teste pensanti ci è costato tanto in questa come nelle precedenti stagioni, al punto che la pur paradigmatica sagacia tattica del Cuchu Cambiasso non sempre è stata sufficiente a coprirne le falle.

Ad un inizio promettente di Alvarez è corrisposto un finale incoraggiante di Kovacic, ma la migliore fotografia di questa stagione rimane la sgroppata, prepotente quanto inutile, di Guarin.

Vediamo nel dettaglio promossi e bocciati.

 

ALVAREZ RICARDO: come detto l’argentino è partito bene, addirittura grintoso e concreto. Si è pian piano adagiato sugli allori ed è col tempo tornato ad essere lo splendido mezzo giocatore che abbiamo imparato a conoscere. E’ uno dei nomi dai quali poter far cassa in vista dell’imminente mercato; inutile illudersi che possa dare più del poco che ha dato in questi anni. Giubiliamolo e facciamocene una (cazzo de) ragione.

Voto: 5,5

 

CAMBIASSO ESTEBAN: ampiamente il migliore nei due quadrimestri, attento in classe e diligente nel fare i compiti in settimana. Potrebbe tranquillamente già essere in cattedra al posto del Professore, e forse proprio per quello l’abbiamo giubilato. No, non è vero: Mazzarri secondo me l’avrebbe tenuto, però certe storie, da queste parti non troppo zuccherose del Naviglio, finiscono. Eternamente grati e sbavanti ai tuoi piedi. E puoi muoverti quanto ti pare e piace. E noi zitti. Sotto. (cit.)

Voto: 6,5 (10 alla carriera)

 

GUARIN FREDY: il solito guerriero sgarruppato, rabbioso e inutile. Mi devo ripetere: in questa Inter può essere episodicamente utile, ma assai più frequentemente letale (la rovesciata del momentaneo 1-1 col Toro e l’assist a Paulinho del Livorno i due esempi lampanti). In mezzo a questi eccessi, manciate di progressioni e strappi conclusi con tiri spesso sballati, senza alcuna crescita tattica e mentale negli ormai due anni di permanenza. Se ero d’accordo per scambiarlo alla pari con Vucinic, figuriamoci adesso. Il solo contesto nel quale potrebbe avere successo è proprio quello bianconero, in cui tutti sanno benissimo cosa fare e la sua anarchia può essere assorbita dai compagni. Accattatevill’!

Voto: 5

 

HERNANES ANDERSON (raga, coi brasiliani non so mai qual è il nome e quale il cognome…): arrivato a Gennaio dopo che lo invocavo da tre anni, non posso dire che abbia fatto sfracelli. E’ ad ogni modo uno dei capisaldi del prossimo anno, in coppia con Kovacic. Continuo ad essere curioso di vederlo giocare da “volante” nella Seleçao, per capire se e in che modo l’esperimento possa riuscire anche da noi. Vero che il Brasile può permettersi di piazzarlo lì vista la superabbondanza di trequartisti e creativi sulla trequarti, noi un po’ meno. Ma è proprio il ruolo di centralone davanti alla difesa quello di cui siamo atavicamente affamati a queste latitudini (vedi infra per ulteriori micragnose passeggiate sui testicoli in materia).

Voto: 6

 

KUZMANOVIC ZDRAVKO: non voglio infierire, essendo questo uno dei casi in cui il vero destinatario delle Madonne non è il ragazzo, bensì chi l’ha comprato (a otto milioni, precisarlo mi dà un gusto quasi sadomasochistico…) e chi lo fa giocare. In realtà, dopo una fase centrale della stagione nella quale il nostro sembrava titolare inamovibile, il Mister deve averne apprezzato appieno l’impresentabilità a certi livelli, ed il minutaggio ne ha drammaticamente risentito. Meglio tardi che mai. Ciao, mannace ‘na cartolina.

Voto 4.5

 

MARIGA MACDONALD: Chi??? (cit.) Ce l’abbiamo ancora a libro paga. Minuti in campionato nelle ultime due stagioni: 13 (non scherzo, sfiora i 60 aggiugendo uno spezzone di Coppa Italia). Ottimo esempio per propagandare il ritorno del pagamento a cottimo nel mondo del calcio.

Voto: n.g.

 

MUDINGAYI GABY: Per chi non se lo ricordasse, s’era rotto il tendine d’Achille pure lui l’anno scorso. Non credo la differenza sia stata percepibile.

Voto: n.g.

 

KOVACIC MATEO: come detto, il migliore del secondo quadrimestre (beh facciamo dell”ultimo bimestre va…). Pur diversissimo nel carattere, mi scopro a dire di lui la stessa cosa che dicevo a proposito del Seedorf nerazzurro, alquanto inviso a Cuper: se ce l’hai, uno così lo devi far giocare 10 partite di fila, non mezz’ora a volta. Gli dai due mesi in cui gli dici “gioca, fai, non ti preoccupare” e vedi come va. Sarà un caso, ma da quando il croato ha avuto continuità di utilizzo sono uscite le sue cose migliori. Poi, per carità, quello lo chiamano “Obama”, lui sembra un bimbo sperduto alle giostre e anche un po’ decollizzattto.

Voto: 7 (di speranza più che di incoraggiamento)

 

TAIDER SAPHIR: Devo dire che come acquisto non mi era dispiaciuto, per quanto caruccio pure lui (5 milioni e passa per la metà, se non sbaglio…). Ad ogni modo, il ruolo di mulo da soma del centrocampo mi pareva più adatto a lui che al Kuz, eppure con l’andar dei mesi è progressivamente scomparso dai radar. In epoca di vacche anoressiche, sono paradossalmente acquisti come questi che non vanno sbagliati, chè adesso ti ritrovi a dover gestire una polpetta di cacca fatta di comproprietà, riscatto, minusvalenze e balle varie.

Voto: 5

 

ZANETTI JAVIER ALDEMAR: l’unico col secondo nome, tanto per dare i quarti di nobiltà a chi li merita. Per il resto, si è già detto tutto. Va bene così, senza parole.

Voto: 10 (alla carriera e per come è tornato dall’infortunio, non per il rendimento quantitativamente non valutabile).

 

COMPITI PER LE VACANZE

Cara Inter, qui son volatili per diabetici: urge sostituire il Cuchu con uno di pari valore (baratterei qualche neurone in meno per un po’ di “gamba” in più, ma senza esagerare), e ancor prima occorre essere d’accordo sul come voler far giocare la nostra amatissima accozzaglia: se l’intento è tornare alla difesa a quattro, dovrebbero esserci 3 o 4 posti in mediana, di cui due senz’altro occupati da Kovacic ed Hernanes.

Per gli spazi liberi si parla di Obi Mikel, i cui 26 anni mi paiono proprio pochini: non voglio cavalcare il facile luogo comune della perfettibile anagrafe africana, ma sono anni che lo vedo nella rosa del Chelsea e non ricordavo fosse arrivato ancora pubescente. Ad ogni modo, a meno che non arrivi in prestito, non credo sia l’acquisto giusto: è sempre stato un buon mediano, ma con poca visione di gioco e un tiro resistibile e dimenticabile. Vero che ha esperienza internazionale da vendere (tanto noi la Champions non la facciamo!), ma non è lui la pietra angolare che deve tenere in piedi la nostra metacampo.

Il nome che mi incuriosisce di più, tra quelli fatti, è invece quello di Xhaka, e per diversi motivi. Primo: non so come si pronuncia e la cosa se ci pensate potrebbe essere divertente: se ci hanno messo vent’anni a (non) imparare come si chiama Zanna di nome, figuriamoci come farebbero con questo! Secondo: la trattativa ipotizzata prevederebbe il Kuz come parziale merce di scambio (yeeeah!) Terzo: a quanto dicono -ma a descriverli i giocatori sembran tutti fenomeni- questo pare proprio il tipo che cerchiamo. Quarto, last but not least, ha un DNA perfettamente da Inter, sivzzero ma di origini kosovare e con un rapporto di amore /odio con l’Albania. Insomma, da qui a farne il nuovo Schweinsteiger ce ne passa, ma se le cifre fossero quelle di cui si parla (5 mln + Kuz) ditemi dove devo firmare.

L’alternativa, che però spero sia un’aggiunta, sarebbe il noto Behrami, anch’egli svizzero ma dalle analoghe origini, che Mazzarri conosce fin troppo bene e che troverebbe spazio come legnaiuolo nel nostro centrcampo, avendo piedi non troppo educati in fase propositiva.

Siccome sono difficilmente accontentabile, sono conscio che un quartetto Behrami-Xhaka-Kovacic-Hernanes costituirebbe un probabile miglioramento rispetto alla recente mediocrità, ma sostanzialmente ci lascerebbe privi di ricambi all’altezza. Questo a dire che il repulisti da fare è abbondante. Kuz, Taider, Mudingayi, Mariga, tutta gente calcisticamente inutile a questa Inter: da loro, economicamente, puoi aspettarti solo un risparmio sul monte ingaggi e poco altro. Le cessioni da cui capitalizzare sono invece quelle di Guarin e Alvarez: loro sono i brillocchi (rigorosamente farlocchi) da esporre in vetrina sperando che qualcuno abbocchi… Dall’entità delle loro cessioni deriverà il grado di rafforzamento del nostro centrocampo, e in ultima analisi della nostra squadra.

Pensa come stiamo messi…

pagelle-2

 

 

 

 

 

-segue-

LE TEMUTISSIME PAGELLE – 1

Tempo di scrutini.

I Professori, prima ancora degli studenti, si accorgono di essere “indietro col programma” (e poi accusano noi che non ci sappiamo organizzare!) e quindi vanno in paranoia quando scoprono di non poterne interrogare otto alla volta mentre spiegano e correggono un compito in classe.

Morale della favola: noi, quelli giusti, –chè a esser promossi a Giugno son buoni tutti!- veniamo come al solito presentati col cinquemmezzo, sperando nel più trito e fallace dei luoghi comuni, per cui “di solito a Gennaio il 5,5 diventa 5, così il mezzo punto ti viene restituito a Giugno”.

Una balla colossale, ho un lustro di scuole superiori lì a dimostrare il contrario. Come vedete il Complotto ha origini lontane.

Per una volta voglio allora mettermi nell’inedita posizione di dover dare -e non subire- voti ed esami a Settembre. Proverò -senza riuscirci- ad usare un poco di quella umana pietà che chiedevo -puntualmente inascoltato- ai bei tempi del Liceo.

Si comincia con portieri e difensori:

HANDANOVIC SAMIR: Il ragazzo ha senz’altro capacità e talento, non sempre dimostrate. Non che questo gap possa spiegarsi unicamente con l’arcinoto ritornello “ha le capacità ma non si applica“. Credo piuttosto appartenga alla categoria di studenti da incoraggiare e tranquillizzare quando sbaglia. Calcisticamente parlando: uno dei migliori tra i pali, finalmente brillante anche sui calci di rigore, un pericolo costante -per noi- sulle uscite. In più, mi causa un infarto ogni volta che la dà di piatto al compagno dritto davanti a lui, col pallone che sfiora la punta del piede dell’avversario. Ma appoggiala di lato, Diobono!

Voto: 6.5 (so che nelle pagelle di fine anno non ci sono i mezzi voti. So e me ne infischio).

 

CARRIZO JUAN PABLO: Poco impiegato, fuga ogni dubbio toppando in tutte le occasioni. Regala un pareggio sanguinolento al Toro all’andata, facendosi beffare dalla palombella beffarda di Bellomo, anche se era entrato parando un rigore. Chiude in bellezza regalando a Obinna una doppietta nell’ultima di campionato. Bocciato, Coffaro (cit. La Scuola).

Voto: 5

 

CICERO JONATHAN: Già l’essere passato da pacco totale a giocatore di calcio con un’aura quasi divina dovrebbe garantirgli la promozione a Giugno. Il suo è un calcio che fa del casino organizzato il suo credo. Per una volta mi scopro troppo giovane per ricordare Oscar “Flipper” Damiani in campo, ma l’idea che ho è quella lì: corri, butta la palla avanti, fai il doppio passo e il dribbling con la supercazzola e vedi cosa vien fuori. Se tre volte su 10 la palla va in buca, sei promosso. Il brasileiro chiude con 4 gol e una mezza dozzina di assist. Abbasta.

Voto: 6

 

CAMPAGNARO HUGO: Il primo quadrimestre è tra i primi della classe, sfruttando il vantaggio di conoscere già il Professore. Dopo Natale si siede sugli allori e su qualche acciacco, finendo per sparire dai radar di Mazzarri. Conferma a rischio (se non di più). Rimandato (al mittente o ad altro destinatario).

Voto: 5,5

 

RANOCCHIA ANDREA: Più o meno speculare al compagno di banco: parte malino, sembra riprendersi ma poi si ferma di nuovo, finisce in deciso crescendo. A giorni saprà se potersi godere le vacanze o se gli toccherà lavorare in Brasile per qualche settimana. In ogni caso da tenere, motivare e responsabilizzare promuovendolo al ruolo di capoclasse.

Voto: 6.5

 

DE FONSECA ROLANDO: Arrivato nella totale indifferenza, quando non con un qualche sberleffo, è stata la sorpresa della stagione. La cosa dice molto sul livello generale della squadra, ma non è certo colpa sua se la gente che gli sta intorno c’ha i piedi fucilati. Senso della posizione, anticipo, forza e un’insperata intelligenza tattica, il tutto condito da 4 gol, ne fanno un difensore di sicuro affidamento per la prossima stagione. Da riscattare assolutamente.

Voto: 7

 

JUAN JESUS: Il nuovo Lucio, sotto radice quadrata. Non ha -ancora- la classe e la sicurezza del compaesano nel “mangiare in testa” agli attaccanti rivali, ma per fortuna non ha nemmeno la tendenza così accentuata a partire in cerca di gloria una volta recuperato il pallone. Fermo ai box nel finale per un legamento sfilacciato, si spera di trovarlo al meglio a fine Agosto.

Voto: 6.5

 

SAMUEL: Pur acciaccato e ormai al giro d’onore, nei periodi di forma normale si è confermato largamente il migliore della truppa di difensori centrali. La stecca sull’avversario dopo pochi minuti, tanto per far capire che “di qui non si passa”, è ormai un topos calcistico-letterario di cui personalmente sentirò la mancanza. Continuerà a giocare altrove, anche se le partite all’altezza del suo nome saranno sempre meno. Un grazie infinito.

Voto: 6 (10 alla carriera)

 

ANDREOLLI: Utilizzato pochissimo, la sola convenienza nel tenerlo è ai fini delle liste Uefa (proviene dal settore giovanile). Per il resto è un bravo ragazzo e un discreto stopper. Fa spessore.

Voto: n.g.

 

NAGATOMO: una versione leggermente migliore di Jonathan. L’unico esterno che potrebbe ambire ad essere titolare in una squadra più forte della nostra. Non è Maicon, non è nemmeno Cafu. Non scomodo nemmeno Brehme. Ma può essere tranquillamente titolare in questa Inter.

Voto: 6.5

 

D’AMBROSIO: Fin qui una delusione. Proprio perchè te la giochi col Divino e con Nagatiello, mi aspettavo di più dall’ex-Toro. abbiamo invece capito che la favola del “può giocare indifferentemente sulle due fasce” ha un solo significato: Ha deluso tanto a destra quanto a sinistra. Al momento, è grave l’errore “concettuale” di pagare a Gennaio un giocatore del genere, che a Giugno avresti avuto a gratis.

Voto: 5

 

COMPITI PER LE VACANZE

Nessuna novità in porta, con Handanovic sicuro della conferma “al 99.99%” come direbbe Zio Fester. Temo che rimarrà anche Carrizo, visto che Bardi non tornerà per fare panchina e verrà verosimilmente fatto giocare per un’altra stagione altrove.

In previsione del cambio di modulo e del passaggio alla difesa a 4, acquista ancora più importanza l’arrivo di Vidic che idealmente dovrebbe rimpiazzare l’esperienza e il carisma silenzioso di Samuel.

Essendo lui “la chiesa da mettere al centro del villaggio”, il compagno di reparto dovrebbe essere uno tra Ranocchia, Juan Jesus e Rolando, con Campagnaro e Andreolli da giubilare e vendere al miglior offerente (if any).

Questo quel che vorrei. Quel che temo, invece, è che le regole UEFA ci consiglieranno di tenere Andreolli a discapito di uno tra Rolando e Ranocchia.

La soluzione di inutile compromesso sarebbe il tenerli tutti, ma avremmo 5 uomini per due maglie. Esosi. Oltretutto, so già che una batteria di stopper così nutrita porterebbe al seguente ragionamento: Juan Jesus è mancino, ha buona corsa e buona resistenza: perchè non riciclarlo in terzino sinistro? L’ipotesi mi terrorizza.

Sulle fasce, infatti, c’è il primo vero acquisto da fare. Assegnando per il momento a Nagatomo uno dei due posti, abbiamo bisogno di un laterale che sia almeno di uguale rendimento dall’altra parte, altrochè centrali adattati. Sento parlare del turco Erkin ma non l’ho mai visto giocare. Siqueira l’abbiam comprato quasi 10 anni fa senza mai crederci, mi suona strano un suo ritorno a sorprendere tutti. Resta in sospeso il futuro del promettente Mbaye, reduce da un istruttiva stagione a Livorno ma onestamente forse non ancora pronto per giocarsi il posto con la pur non agguerritissima concorrenza.

Visto quel che offre il mercato e i mezzi a disposizione, uno come Zuniga sarebbe l’ideale, ma De Laurentiis ci cascherà?

Zuniga-Nagatomo-Jonathan-D’Ambrosio: una batteria di laterali decenti, per buona parte intercambiabili. E’ come un girone di Champions fatto da quattro buone squadre, senza il Dream Team che sovrasta le altre.

Immagine

-segue-

APPUNTI SPARSI

Alzando le mani e dichiarandomi colpevole di non aver fatto i compiti per l’ultima di campionato, causa temporanea assenza dalle lande italiche, scopro quasi con sollievo di non essermi perso granchè -anzi…- e posso quindi sguinzagliare entrambi i neuroni e farli deambulare col passo incerto di un avvinazzato a fine serata.

I giorni che si susseguono sono quelli di un cantiere aperto, con una squadra che perde pezzi di leggenda e cerca di rinforzare le proprie fondamenta, in attesa di poterci costruire sopra attici e superattici di gran lusso.

L’addio dei quattro moschettieri argentini era per larga parte previsto ed inevitabile. Per quanto sia già percepibile la grandezza dei soggetti in questione, temo che ne riconosceremo l’imprescindibilità nei mesi a venire, chè mica arriveranno Dzeko e Yaya Touré a sostituirli…

Lodi sempiterne per il clan del asado, ovviamente. Quattro campioni diventati tali con il lavoro e la professionalità quotidiana, esempio di come non sia necessario essere un fenomeno baciato dal talento (Messi, Ibra, Cristiano, uno dei quelli là insomma…) per diventare calciatori-della-Madonna.

Final Bow

Final Bow

Uno di loro sarà a giorni il nostro nuovo vice-Presidente: pur appartenendo all’altra squadra di Business School mediolanensi (7° EMBA MIP and proud of it!) spero che la Bocconi faccia bene al nostro Capitano, chè attualmente non me lo vedo molto a fare il mènagggerr…

A Samuel e Milito saranno innalzati i giusti canti di gloria e sempiterno ringraziamento, così come a Cambiasso, l’unico che -come saprete- avrei tenuto, e l’unico che potrebbe esserci utile in futuro come allenatore. Tutti e tre andranno a giocare altrove, probabilmente all’estero, a ulteriore conferma di una pagina che si chiude definitivamente.

Non starò qui a dire se la pagina si chiuda al momento giusto, essendo palese la migliorabilità della gestione-Inter nel post-Triplete. Dico solo che capisco l’importanza della “storicità” dell’evento, e che credo sia stato questo a costare il mancato rinnovo al Cuchu (della serie: se devo chiudere, chiudo davvero e con tutti).

E’ almeno una scelta netta, precisa, forse anche illuminata -dipende da chi arriverà a centrocampo!. E’ senz’altro una scelta di “testa” e non “de panza”, come troppo spesso abbiamo visto in passato. Moratti-Presidente-tifoso è stata la definizione croce e delizia del suo impero, e il vizio il Signor Massimo non l’ha perso, viste le dichiarazioni degli ultimi giorni. Il ragazzo evidentemente non ce la fa a non “esternare”, e solo il fatto che ora lo faccia sporadicamente ci fa capire quanto fossimo in balìa delle sue dichiarazioni naif , “rilasciate con la consueta disponibilità all’uscita degli uffici della Saras“.

Caro Presidente Onorario, lasci lavorare il suo successore e vediamo l’effetto che fa…

 

I CUGINI

La parte sbagliata di Milano mi stupisce e al tempo stesso mi rinfranca, dopo qualche mese di ambasce.

Riprendendo il discorso dei dubbi e delle certezze iniziato qualche tempo fa, potrei dire che i rossoneri negli ultimi giorni sono tornati nel loro elemento, che alle mie latitudini vuol dire numero 1 nella hit parade degli insopportabili.

Ammetto che per Clarenzio ho sempre avuto un debole, così come per Leonardo, Maldini e pochissimi altri rossoneri. Ecco perchè le sventure rossonere degli ultimi mesi mi lasciavano un impercettibile retrogusto amarognolo. Seedorf non meritava tutto ciò, così come Leo non meritava di essere sfanculato 2 minuti dopo il suo addio, così come Maldini era stato indegnamente dimenticato dall’ingrata dirigenza fin dalla sua incredibile ultima partita a San Siro.

Il denominatore comune di questa gente è quella di aver sempre avuto una testa propria, capace di elaborare concetti superiori alla litanìa del “grazie-al-nostro-grande-presidente-e-al-dottor-galliani” e in quanto tali non necessariamente subalterni ai desiderata della Società. Sentire Silvio lamentarsi perchè “Seedorf non mi ascolta, per tanto così era meglio tenere Allegri” personalmente mi fa ribrezzo: non tanto per la frase in sè, ma perchè -ancora una volta- questo tipo di gestione è stata nei lustri descritta come eccellente ed illuminata da tutto il mondo calcistico.

Ora però, per fortuna, la musica cambia; Culetto d’Oro torna a calzare le amate babbucce e si accomoda in poltrona -lautamente stipendato, ma senz’altro troveranno un accordo in nome dell’Ammore- mentre in panchina arriva quel che considero il male assoluto: Superpippa Inzaghi mostrerà a tutti le sue doti da predestinato, maniacale ed eccellente motivatore. Non escludo che riesca a farsi fischiare un rigore dalla panchina.

Ecco, il tarantolato Inzaghi è perfetto: lo odio -calcisticamente, s’intende- ed ha il pregio di togliermi ogni remora nell’augurare a lui e alla sua squadra di poter ripetere e migliorare i recenti fasti. Pare inoltre che verrà affiancato un manipolo di simpaticoni quali Stefano Nava e Christian Brocchi (altri figuri apprezzatissimi dalle mie parti), mentre attendo con impazienza la conferma di Sacchi quale responsabile del settore giovanile rossonero. Questo davvero sarebbe il top.

Milan finalmente spernacchiabile al 101%: applausi scroscianti per l’uscente Seedorf, fischi sonori a superpippa (che stramazza a terra chiedendo il rigore), disprezzo e umiltè (cit. Crozza) all’Arrighe nazionale, che tradirebbe per la seconda volta la Nazionale per tornare a casa.

Sperando che i risultati siano gli stessi della volta precedente.

Per la verità l’inizio è ottimo, viste le maglie per l’anno prossimo.

brava Barbarella, bella scelta!

brava Barbarella, bella scelta!

 

In misura estremamente minore, vedo che anche l’Udinese continua nel solco della “simpatia”: giubilato il Pretino Guidolin, in lizza per la panchina friulana c’erano Andrea Stramaccioni e Gigione Del Neri. Vedo che Strama ha perso il rush finale a vantaggio di Clouseau, che opera un’altra interessante sinergia tra squadra e allenatore maltollerati dal mio personalissimo cartellino.

 

La stagione è chiusa, il mercato in fermento, i Mondiali alle porte.

Tutte ottime scuse per non lasciarvi soli e continuare a viziare l’etere informatico.

Dormite preoccupati.

 

 

DUBBI E CERTEZZE

Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.

Norberto Bobbio, Politica e cultura, 1955

Per essere l’inizio di un post che parla del ritiro di un calciatore, ammetto di averla presa larga…

Crescendo, inevitabilmente, le certezze manichee che hanno accompagnato la tua giovane età si fanno più sfumate, e sempre più spesso ti sorprendi a coltivare dei dubbi, addirittura a contemplare le ragioni degli altri (ovviamente quando ci sono…).

Personalmente, sono sempre meno le occasioni nelle quali mi sento in pieno nel posto giusto, totalmente dalla parte della ragione, in qualche modo oggettivamente inattaccabile.

Ho ancora questa sensazione ogniqualvolta ascolto Springsteen dal vivo. Del resto, come ben sappiamo:

Al mondo esistono due tipi di persone:

quelli che amano Bruce Springsteen e

quelli che non l’hanno mai visto dal vivo!

E quando lo vedi, lo senti dal vivo (senti proprio inteso come to feel), quando urli il ritornello di Badlands o Born to Run, capisci che –cazzo– c’ha ragione, e tu sei lì a urlare al mondo la tua ragione per quelle tre ore.

bruce

Ho la stessa sensazione ad ogni manifestazione del 25 Aprile, quando penso che certi valori sono -o dovrebbero essere- patrimonio comune di tutti noi. E questo nonostante le inevitabili e talvolta salutari differenze che ci sono tra le persone (suonatori di bonghi fuori tempo: che il Dio del ritmo vi punisca!).

art11

Infine -inevitabile, audace e solo all’apparenza esagerata- ecco la terza immagine: il Capitano prende palla, abbassa la capoccia e corre per 50 metri con gli avversari che gli si appendono alle braghe prima di essere scrollati via.

zanetti javier in azione

Zanetti che corre palla al piede è stato il salvagente cui aggrapparsi nei lunghi anni bui (suoi e nostri), è stato il purosangue che vedi galoppare davanti a tutti e vincere nel periodo aureo, è stata la coerenza, l’onestà e l’orgoglio (“tantissimo orgoglio” cit.) esibiti sempre a petto in fuori ma mai con vanità.

Ho iniziato a pensare a questo momento grosso modo dieci anni fa, con tutt’altro stato d’animo: l’Inter arrivava dalla fine dello sfortunato ciclo di Cuper, aveva ingaggiato Zaccheroni e il ciuffo parabolico del Mancio non si stagliava ancora all’orizzonte; in quel contesto -che definire tristanzuolo è poco- ho pensato che quella di Zanetti sarebbe stata una carriera ricordata per le qualità morali e professionali della persona, ma non certo per le sue vittorie.

Anzi, più volte ho rivolto a lui le stesse critiche rivolte al suo e nostro Presidente: troppo buoni, diobono… incazzatevi ogni tanto! E per quanto avessi già avuto ripetute prove dell’apparente “bionicità” del Capitano, mi aspettavo ancora un paio d’anni “a tutta” e poi il lento declino intorno, com’è normale per le persone -appunto- normali.

Il passare delle stagioni, ed il sospirato arrivo delle vittorie, hanno invece creato un apparente paradosso: Zanna è in sostanza diventato “troppo vecchio per invecchiare”. Ha passato indenne la fase del triste e inevitabile declino cui ogni giocatore va incontro; ha continuato a giocare come se nulla fosse.

Come il calabrone che vola ignaro della fisica che gli dice che è troppo pesante per farlo, Zanetti stava invecchiando a sua insaputa, quindi continuava a correre.

Si può dire che solo la rottura del tendine di Achille della scorsa Primavera abbia fatto virare verso il basso una parabola tendente a infinito.

Questa è stata la stagione dell’ennesima e forse più difficile vittoria personale (tornare a giocare dopo nemmeno 7 mesi da quell’elastico che si strappa e sembra farti scappare il polpaccio verso l’alto). Ma è stata soprattutto la stagione della consapevolezza, in un certo senso della serenità: le partite passavano, il campo lo vedevi poco, ma dentro di te cresceva la sensazione di compiutezza, di aver fatto il tuo lavoro fino in fondo.

E’ questo, forse, che la gente ti riconoscerà per sempre: di essere una persona perbene, di aver sempre fatto il suo dovere, di averlo fatto bene.

Ciò che ti rende straordinario, in questa apparente “normalità”, è il fatto che queste qualità, nel mondo odierno, sono di solito un “contentino” riservato ai perdenti simpatici.

Tu, invece, proprio grazie a queste qualità, hai vinto.

Tanto.

Tutto, o quasi.

Tu sei e per sempre sarai Il Capitano.

Grazie, è stato un onore.

Semplicemente: GRAZIE

Semplicemente: GRAZIE

RECOVERY PLAN

Diciamoci la verità.

Non siamo ai titoli di coda ma quasi. Finiremo verosimilmente quinti, a questo punto non credo che potremo aspirare al quarto posto, mentre potremmo ragionevolmente perdere ancora una o due posizioni in classifica. A meno di improvvise impennate di rendimento, il campionato finirà solo in maniera leggermente migliore del precedente.

La partitia col Bologna, aldilà della sua valenza specifica, ci lascia in eredità due o tre aspetti interessanti:

1) De Grandis, giornalista Sky, nel dopo partita sottolineava la già menzionata incapacità di gestire il vantaggio. Questo il succo del suo ragionamento: una grande squadra, quando sta vincendo, deve avere nel suo centrocampo la classe e la forza per gestire la partita, minimizzando i pericoli e proponendo occasioni per segnare ancora.

Scartata la prima risposta de panza alla considerazione, più o meno riassumibile nella  riflessione dal vago sapore aulico “graziealcazzo!“, non posso che concordare sulla teoria.

Del resto, diciamocelo, non siamo una grande squadra: l’Inter non ha un centrocampo capace di controllare la partita, non tanto per mancanza di piedi (Hernanes, Alvarez, Kovacic, Cambiasso e financo Guarin sono bravi a fare torello), ma per mancanza di testa e di allenamento a farlo. E’ tristemente vero quel che lo stesso De Grandis aggiungeva: le squadre di Mazzarri non hanno mai avuto un vero regista, ma sempre un “adattato”. E questo, in determinate circostanze, lo paghi. Un centrocampo “da corsa” ti permette di ripartire veloce (nelle giornate di luna dritta) e spezzare la partita, ma vuol dire avere una squadra sempre e solo di lotta, e mai di governo.

Romantico. Utopistico se si vuole, ma poco funzionale al risultato. E lo dice uno che il bel giUoco lo usa per far la polvere ai soprammobili.

2) Come conseguenza di ciò, ritengo inevitabile buttare un occhio alla prossima campagna acquisti e cessioni, che mi pare goda già di una certa attenzione sull’asse Milano-Jakarta. Che le due priorità siano la punta-della-madonna e il perno-di-centrocampo-dell’arcangelo-Gabriele è cosa nota, ed in quanto tale tranquillizzante. Non dovremmo cioè trovarci con la mezza dozzina di nuovi arrivi presi  perche’ “s’eri gia’ mo’ dree” e che-ci-metti-tre-mesi-a-capire-chi-cazzo-sono.

Abbiamo preso Vidic, bene. Mancano Dzeko e Obi Mikel (per dire).

Dall’altra parte della bilancia, abbiamo quintali di carne da vendere. Due terzi del centrocampo attuale va giubilato, pur se solo da alcuni puoi ragionevolmente sperare di fare soldi. Kuzmanovic, Mudingayi e Mariga temo dovranno essere dati via a gratis. Su Guarin e Alvarez potresti trovare qualche sprovveduto che ci casca. Per 10+10 milioni organizzo io la spedizione con un pallet, ma anche per 15 complessivi non mi farei troppi problemi. Temo però che uno dei due ce lo troveremo tra i piedi anche l’anno prossimo, e tra i due mi scopro a detestare meno Alvarez. E’ il meno imprevedibile, e la priorità che darei alla prossima squadra è la riduzione dei minus habens ai minimi termini.

Ergo: adios Guaro.

Il vero gruzzoletto potrebbe arrivare dalla cessione di Handanovic, la cui cessione a questo punto ha il mio benestare (Thohir prendi nota): con un’offerta da 15-20 milioni lo mando via e richiamo Bardi. Lo sloveno, quest’anno come già l’anno scorso, ha alternato troppe volte miracoli a errori inspiegabili, e non può essere sempre colpa della scarsa protezione difensiva. Se arriva l’offerta giusta, che vadi (congiuntivo fantozzian-esortativo).

3) Ho accennato a Thohir. Continuo a pensarne bene, non foss’altro perchè vedo una direzione generale. Bene ha fatto, a mio parere, a confermare Mazzarri proprio dopo la partitaccia col Bologna. Chi ha l’insana pazienza di seguirmi sa che Strama rimane nel mio cuore e che avrebbe avuto un physique du role migliore per l’idea della nuova proprietà di squadra nuova e frizzante da far crescere in due o tre anni. Detto ciò, ripeto fino alla nausea che gli ultimi anni ci hanno ripetutamente confermato la non-centralità della figura dell’allenatore nelle dlfficoltà incontrate dall’Inter. In termini più semplici: ne abbiam cambiati 4 dopo Leonardo e siamo andati di male in peggio.

Lasciamo quindi lavorare Mazzarri e cerchiamo per quanto possibile di assecondarlo, magari facendogli domande anche tecniche (del tipo “ma non è che con un regista potremmo gestire meglio il giUoco“?), ma dandogli fiducia per le stagioni a venire.

Ora, il mio mestiere e’ un altro, eppure riflessioni del genere ne faccio, anche piu’ di quanto suggerirebbe una corretta gestione delle mie sinapsi. Voglio sperare che le persone profumatamente pagate per farsi domande e trovare risposte facciano altrettanto, e siano davvero impegnati nella costruzione – la mia immaginaria, la loro tremendamente piu’ concreta- della prossima squadretta.

come diceva Battisti… Lo scopriremo solo vivendo.

Genius at work

Genius at work

 

 

CANTANAPOLI (A VOLERLA ASCOLTARE)

Troppo succulente le motivazioni della sentenza di secondo grado del tribunale di Napoli per non sragionarci un po’ sopra.

Come prima osservazione -caratterizzata come tutte quelle che seguiranno dal pregiudizio e dalla faziosità che mi caratterizzano- noto come il solo Fatto Quotidiano abbia riportato una attenta analisi delle motivazioni. Paolo Ziliani, quello delle “temutissime pagelle” di Piccininiana memoria ai tempi del poco compianto ControCampo (ControInter nelle serate più ispirate), passa in rapida rassegna il paio di centinaia di pagine, individuando i passaggi più importanti.

Sintomatico il poco risalto dato dai media mainstream a queste motivazioni, forse consapevoli del potere ancora detenuto dai protagonisti dell’associazione a delinquere, ed in particolare dal promotore della stessa, o forse semplicemente consapevoli che i tifosi della squadra più tifata d’Italia mal avrebbero digerito una puntuale analisi dei fatti accaduti negli scorsi anni.

Stucchevole e un poco codardo il commento di Fabio Monti sul Corriere della Sera dei giorni scorsi, quando riporta i commenti del Signor Massimo alla vicenda, trovando nel contempo il modo di criticare la comunicazione interista per non avere evidenziato a dovere sul proprio sito le motivazioni. Il giornalista, evidente capofila delle “vedove” della comunicazione simpatttica  -che ha permesso gli scempi mediatici ai nostri danni per tutto il periodo del potentato morattiano- arriva ad accusare di scarso coraggio i colleghi di inter.it , concludendo che gli stessi tengono famiglia.

Curioso però che proprio il suo giornale sia tra quelli che meno spazio ha dedicato alle motivazioni della sentenza: che tengano famiglia pure loro?

Non volendomi sostituire al lavoro già fatto da altri, tralascerò le mie considerazioni su molti dei punti toccati nell’analisi del Fatto Quotidiano, limitandomi a qualche spunto:

1) Quando i giudici a pag. 108 scrivono testualmente che i “soggetti (…) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio”a mio parere scoprono la “pistola fumante” dell’effettiva esistenza del complotto. Non si limitano cioè a descrivere un sistema piegato a favore degli amici (Juve) e degli amici degli amici che più o meno spesso facevano parte del cerchio magico (Milan, Fiorentina, Lazio, per sorvolare su Messina, Siena ed altre dépandances della Juve e di GEA di quegli anni). No, si dice di più: si dice che lo stesso sistema era in grado di ostacolare le squadre che da quel cerchio erano escluse (e che incidentalmente mai avrebbero voluto entrarci!).

Ho più volte usato il concetto latino di conventio ad excludendum, che continua a sembrarmi la definizione più calzante.

2) Nello stesso passo, i giudici scrivono anche che il sistema era “ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 1999-2000“, retrodatando quindi l’inizio delle succitate condotte fin dall’elezione di Pairetto e Bergamo a”strana coppia” di designatori arbitrali. Faccio mia solo una battuta di Ziliani, che dice:

“Sette anni di campionati falsati. Dopodiché, meglio non pensare al calcio ante Bergamo & Pairetto. Perché al pensiero che nel ’97-98 (Juve-Inter 1-0, arbitro Ceccarini) il designatore degli arbitri era Baldas, e cioè il burattino azionato da Moggi, anni dopo, alla moviola del Processo di Biscardi, vien voglia di darsi al curling”.

Ecco che gli scudetti di quegli anni (sì, proprio quello del 5 Maggio e quello a mio parere ancor più scabroso del 2002/2003) ricevono una salutare pennellata di sterco in piena fazza. Non che qui ce ne fosse il bisogno, chè certe cose noi intertristi le andiamo blaterando da un decennio.

In quei sette anni la Juve era riuscita a vincere 4 scudetti: un altro si era impantanato nella salvifica pioggia di Perugia, arrivata a lavare l’oscenità di quel Parma-Juve firmata De Santis da Tivoli. Un altro ancora se l’era aggiudicato una Roma evidentemente troppo più forte dei bianconeri quell’anno, mentre quello del 2004 è stato gentilmente concesso ai cugini, come visto mai troppo distanti dal cerchio magico.

3) Saltando a pagina 122 delle motivazioni, arriviamo ad apprendere delle “eclatanti incursioni del Moggi, insieme al Giraudo, negli spogliatoi ove si trovavano gli arbitri”  a conferma “della abitualità e della spregiudicatezza del Moggi, spesso con il Giraudo, di intromettersi in un luogo che dovrebbe essere inaccessibile almeno ai diretti interessati ”. La mia incorreggibile tendenza a rompere i coglioni, mi porta a rivangare la squalifica e la puntuta richiesta di risarcimento dei cinquemila euro di multa dati a Figo dopo un Inter-Juve del 2006, allorquando il nostro denunciò di aver visto Moggi nello stanzino dell’arbitro, beccandosi come detto del bugiardo.

Arrivo quindi al “succo del nocciolo”:

Questi sono stati i campionati di quel periodo; queste le partite giocate, arbitrate, vinte e perse.

E lo “scudetto di cartone” sarebbe quello dato all’Inter nel 2006?

Credits: Bauscia Café & ZER0TITULI

Credits: Bauscia Café & ZER0TITULI

FUBBOLMENAGER

STADIO NUOVO SI O STADIO NUOVO NO?

Il capitolo Stadio Nuovo solletica a giorni alterni la piccola mente e il grande cuore di chi scrive, smargheritando fino all’ultimo petalo tra un “restiamo” e un “andiamo”.
Le ultimissimissime, in attesa della prossima scadenza del 17 Marzo, dicono che per problemi burocratici, entrambe le squadre milanesi starebbero seriamente accantonando le mire espansionistiche in varie zone del Sud meneghino (San Donato, Assago, Rho-Fiera), riconsiderando di contro un approccio di innovazione incrementale, sotto forma di restyling dell’esistente Meazza.

Questo non solo in vista della sempre più probabile finale di Champions League del 2016, ma con l’idea di farne una propria casa anche per gli anni a venire. Da un punto di vista puramente cittadino, la cosa avrebbe anche senso, visto che le tanto decantate infrastrutture a supporto sono in via di costruzione: la Linea 5 con capolinea proprio a San Siro mi pare una soluzione leggermente più comoda e sensata rispetto all’attuale fermata di Lotto-più-pullman/bestiame-ma-solo-all’andata-chè-al-ritorno-te-la-fai-a-piedi.

L’alternativa “macchina” è ormai un percorso a ostacoli tra blocchi dei ghisa aggirabili a settimane alterne e incubo tangenziale per il ritorno se, come chi scrive, non si abita nella metropoli tentacolare. A chi interessi, questo -unito all’indubbia comodità di poter vedere la partita da casa- è il principale motivo della mia latitanza da San Siro nelle ultime stagioni.

Tornando al possibile hic manebimus optime, la notizia,se confermata, accrescerebbe la mia felicità di tifoso romantico, senza nemmeno diminuire troppo la forza dell’Inter a livello di vil danaro. Spero di riuscire a spiegare il perchè qui di seguito.

SPESA-RICAVO-GUADAGNO

Uno stadio tutto tuo, Juve purtroppo docet, ti garantisce introiti nemmeno paragonabili all’attuale status quo.

Interessante questo grafico, e le considerazioni lette qui:

Fonte: Deloitte

Fonte: Deloitte

Piccolissima premessa: nell’ormai cronico ritardo della Serie A rispetto ai campionati più virtuosi, una delle maggiori debolezze delle nostre squadre sta proprio nell’incapacità di far soldi con lo stadio (“Matchday“) e con sponsor e merchandising (“Commercial“). Siamo a livelli anglo-ispano-tedeschi solo quanto a ricavi TV (“Broadcasting“), il che rende però i Club italici un pochino succubi di Sky e Mediaset, che dettano legge su numero di partite e orari sempre più spezzatinati.

Semplificando ma non troppo, costruire uno stadio nuovo e tutti gli ammennicoli annessi è uno scherzo da 300 milioni di euro, che poi ovviamente genera un ritorno “importante” in termini di ricavi CommercialMatchday. La particolarità è che non c’è una proporzionalità diretta tra dimensioni dello stadio e “importanza” del succitato ritorno.

Due numeri a supporto della non-così-sorprendente tesi: come vedremo più avanti, le milanesi, pur avendo un potenziale di 80.000 posti a partita, riempiono lo stadio per poco più della metà, ottenendo da ciò ricavi per “soli” 45 mln € (all’incirca 25 Milan + 20 Inter: i numeri sono così insignificanti che, nel grafico qui sopra, non sono nemmeno menzionati e tocca calcolarli per differenza). Con una media di spettatori effettivi inferiore (38.000 vs i 45.000 di media delle milanesi), lo Juventus Stadium satura quasi tutti i suoi 40 mila posti e porta alle casse bianconere ben 38 milioni di €, mentre l’altrettanto piccolo Stamford Bridge ne garantisce al Chelsea addirittura 82!

RI STADIO-SI RI STADIO-NO

Ecco che prende forma il ragionamento del tipo “chi me lo fa fare di cacciare 300 milioni per uno stadio nuovo, quando forse posso mettere a posto quello vecchio spendendo meno, e dividendolo al 50% con mio cugggino?”.

Oltretutto, spendo di meno ma non diminuisco i ricavi, visto che ovviamente gli incassi sarebbero facilmente divisibili tra i due Club a seconda di chi gioca in casa.

Personalmente, e rancorosamente, l’ultima cosa che volevo accadesse era un nostro trasferimento ad altro stadio con contestuale acquisto di San Siro da parte dei cuginastri – obiettivo cui la sanguisuga Galliani anela da anni.

Il fatto che Thohir abbia definito il nuovo stadio come obiettivo non prioritario, apre allo scenario descritto che, a mio parere, potrebbe essere un ottimo compromesso: quello di uno stadio di proprietà di entrambi i Club, che dovrebbero pertanto acquistarlo dal Comune di Milano, e che potrebbero riammodernarlo e gestirlo di concerto. La pratica odierna -sorvolando sul trascurabile dettaglio che la proprietà è del Comune- non è così diversa da questo schema molto democristiano.

Del resto, il celebratissimo (e a ragione) calcio tedesco cui dobbiamo guardare come strada da seguire ci offre a riguardo un esempio chiaro -anche se non molto conosciuto-: l’Allianz Arena, casa del Bayern Monaco, non è stato concepito come stadio di esclusiva proprietà del Club Campione d’Europa. I costi sono stati suddivisi al 50% con l’altra squadra bavarese, il Monaco 1960, che poi per debiti non più sostenibili ha dovuto cedere la propria quota ai cugini, oggi proprietari unici dello stadio.

Il mio disprezzo per i diversamente milanesi è notorio –chè mi fingo fine analista ma resto tifoso sfegatato-, tuttavia riesco ad ammettere che la storia ed il blasone del Milan siano (seppur di poco) superiori a quelli del Monaco 1860. Ciò a dire che una joint venture tra i due Club per acquisto e consistente lifting del glorioso Meazza potrebbe costituire la classica win-win situation: investimenti sopportabili da entrambi, introiti corposi da dividersi (torno al discorso per cui Milan e Inter sono le prime due squadre in Italia per numero di spettatori, non a caso i gobbi si son fatti uno stadietto da 40mila posti) e soprattutto una forza contrattuale sinergica  da piazzare sul tavolo per negoziare sponsorizzazioni varie legate allo stadio.

Trentasei scudetti e dieci Champions League non son mica pochi, anche se devo riconoscere che, in questo solo caso, dalla mera somma di gioielli di famiglia l’Inter avrebbe più da guadagnarci del Milan. Vuoi mettere il fascino di una Mitropa?

Rimarrebbero un paio di dettagliucci da discutere, e non di poco conto:

1) San Siro ha oggi 80.000 posti distribuiti su tre anelli, tristemente troppi per l’attuale appeal del nostro calcio: credo che l’idea di entrambe le squadre sia quella di avere un impianto da 60-65 mila spettatori circa, dimensionamento opportuno per avere lo stadio pieno almeno all’80% in quasi tutte le partite della stagione. Ovvio che l’ordine di grandezza debba essere il numero medio di spettatori all’anno e non il picco massimo, chè le richieste di biglietti per il Derby o per la partita con la Juve sono già oggi maggiori della capienza massima del Meazza.

Uno stadio così concepito, e popolato mediamente da una cinquantina di migliaia di persone, magari col terzo anello disponibile solo residualmente (e cioè solo con gli altri due già sold out), garantirebbe una bella atmosfera ai presenti -quanto sono tristi i seggiolini vuoti, anche se colorati…) e un bel colpo d’occhio ai telspettatori.

Tutto ciò prevede però il succitato lifting che, costi a parte, prevede forti disagi per squadre e tifosi. Non prendendo nemmeno in considerazione l’ipotesi di trasferire le due squadre per un certo periodo in altro stadio (dove le fai giocare, al Brianteo?); è però innegabile che i lavori necessari andrebbero fatti a settori, in modo da non penalizzare troppo l’accessibilità e l’agibilità -già non eccelse- del glorioso Meazza.

Le domande sono tante e di vario tipo: Quanto durerebbero siffatti lavori? Quale sarebbe il risultato finale? Dove spostare i poco malleabili Ultras quando il restauro arriva a toccare i secondi e terzi anelli, sponda Verde e Blu?

Teoricamente si avrebbero 15-20mila posti in meno, da rimpiazzare con spazi commerciali, bar e cessi degni di questo nome, lounge e sale executive da fighetti. La tempesta di cervelli tra designer e architetti rossonerazzurri sarebbe condizione indispensabile ad avere un piano d’azione minimamente ragionato.

2) Che ruolo avrebbe il Comune in tutto questo? Intascherebbe senz’altro un certo numero di milioni per la vendita dello stadio a una probabile nuova Società (i fighi dicono NewCo) o alla già esistente MilanoSanSiro, che pure si limita oggi a gestire gli spazi dello stadio senza esserne proprietaria. La commisurazione di quel “certo numero” di milioni dovrebbe tener conto dei lavori da fare e dell’eventuale disponibilità del Comune stesso a prenderne parte, sopportando parte del costo. Altro punto da discutere sarebbe il cosiddetto “progetto quarto anello”, riguardante la circostante area dell’ippodromo, giusto per capire chi abbia in mente cosa.

Tutta questa cervellotica sbrodola alla fine ha un solo messaggio:

Care squadre: volete continuare a giocare a San Siro? Ok, avanti con tutto quanto scritto sopra, magari in maniera meno improvvisata e un pocolino più professionale.

Volete farvi ognuna il vostro stadio? Più che legittimo. In questo caso però, cerchiamo di capire quanto convenga spendere milioni e milioni per riammodernare uno stadio che nel giro di 5 anni non verrebbe più utilizzato.

san siro notte

QUESTO INVECE SI’

Perchè alla fin fine tutti stanno azzardando ragionamenti ed interpretazioni sul verbo del profeta indocinese, e quindi perchè io no?
 
… Che poi “induel’è l’Indocina?? Eh beh… bisogna andare a Lugano… e poi sempre dritto!”

Parto da una considerazione che pare di poco conto e che invece secondo me è sintomatica: il ragazzo, non so se avete notato, pronuncia alla stessa maniera le parole “passione” e “pazienza”. Dice “pèscienss”, credo intendendo la prima, ma pronunciando di fatto la seconda.

Detto che mi aspettavo un inglese (o almeno un americano, visto che si è laureato là) un po’ più fluent, l’apparente controsenso potrebbe avere un suo involontario significato.

I concetti di pazienza e di passione sono di primo acchitto molto lontani tra loro, eppure i ragionamenti fatti dal nostro in settimana mi sono sembrati un perfetto trait d’union tra le due sponde: quando dice che dovremo diventare e rimanere vincenti, anche a costo di dover aspettare qualche anno, Thohir in sostanza dice proprio questo:

Chi troppo vuole, se lo stringe!

Se vogliamo trovare un primo segno di discontinuità con la gestione simpatttica del Signor Massimo, potremmo sintetizzare che Thohir non vuole la Pazza Inter; vuole una squadra che si costruisca dalla base, e che cresca pezzo dopo pezzo.

I lustri passati ci hanno visto fare su e giù dalle montagne russe e questo, per mille motivi, non è più fattibile -da un punto di vista economico- nè tanto meno accettabile -dal punto di vista dei tifosi-. Il dover annaspare per un altro biennio tra il 3° e il 5° posto per poter essere “uno dei 10 Club che contano tra 10 anni” , personalmente è uno scambio che mi sento di accettare, purchè i segni di questa crescita, graduale s’intende, si vedano passo dopo passo.

Apprezzabile, e solo apparentemente ovvio, il riferimento ai ricavi da aumentare per poter (tornare ad) essere competitivi: altri avrebbero posto l’accento sui costi da ridurre e gli sprechi da abbattere. Il ragazzo ha invece perfettamente compreso che la strada in quel senso è già stata intrapresa, e che comprimere ulteriormente monte ingaggi e budget di acquisti vorrebbe dire decretare la morte sportiva del Club.

L’intervento è tecnicamente riuscito, il paziente è morto.

Trovare il modo per fare più soldi sarà la vera scommessa di Thohir, che parte da zero o poco più (mi riferisco alla Serie A più che all’Inter in particolare). Emblematica l’immagine dell’arrivo del neo-Presidente alla Pinetina, con tanto di bancarella di merchandising pizzottato a metri 3 dal cancello. In Italia siamo ancora anni luce da uno sfruttamento intelligente e oculato del marchio di una squadra di calcio. Anzi, il confine tra questo ed il puro mercimonio è assai labile.

I gobbi sono dolorosamente l’eccezione a quanto appena detto (si dice che con lo stadio nuovo abbiano triplicato i ricavi, mi par tanto ma la solfa è quella) mentre i cugini sono l’apogeo dell’equazione “squadra di calcio = fustino del Dixan”.

Se devo trovare critiche ai primi discorsi programmatici del nuovo capo mi vengono in mente due esempi:

1) Comprensibile, ma per me non condivisibile, il riferimento al bel gioco, che possa attrarre nuovi tifosi ad altre latitudini. Sono spocchioso, lo so, ma non prenderei il tifoso-medio statunitense o indonesiano (ammesso che detto tipo antropologico esista) come fine conoscitore del calcio e delle sue logiche. Questo per dire che, a voler assecondare i discutibili gusti dei fan di quelle latitudini, probabilmente uno Zeman stonato di ganja sarebbe l’ideale: vittorie per 6-4, sconfitte per 5-3, orrori in serie ma tanti gol, quindi tanto spettacolo.

No, grazie. Torniamo ai “gemelli diversi” pazienza/passione: ci vuole metodo per costruire una squadra vincente. Se vinci, la gente ti guarda e fa il tifo per te. Non stiamo a inseguire l’“exciting football” e americanate varie. Non ci conviene. Sportivamente, e quindi nemmeno economicamente.

2) Il nostro ha ripetutamente -e a ragione- elogiato il settore giovanile, pur sconfinando nel limaccioso terreno del semplicismo demagocico, quando ha lasciato trapelare concetti tipo “facciamo giocare i giovani che ci hanno tanta buona volontà”. Vi risparmio la mia censura a riguardo, già esplicitata in tante altre occasioni. Quel che non ho sentito, però, è stato il doveroso riconoscimento al “miglior” settore giovanile dell’Inter, e cioè ad Inter Campus.

Mi violento da solo, ragionando da businessman e non da tifoso, solo per un attimo: una roba come Inter Campus non è solo motivo di orgoglio per ogni tifoso, è proprio un asset da valorizzare, lì sì spendendo tempo, soldi e risorse per renderlo ancor più visibile, facendo crescere ancor di più la reputazione dell’Inter come club unico nel panorama mondiale del calcio: la prima e unica squadra ad aver vinto tutto schierando giocatori che arrivano da 4 continenti, il Club nato per dare la possibilità a tutti di vestire la propria maglia, che si è dato il nome più “mondiale” possibile, e che auto-definisce i propri tifosi “fratelli del mondo”.

Insomma, non devo essere io a insegnare come sfruttare queste cose, ma magari il ragazzo era distratto e gli è passato di mente…

Poco male, siamo qui per questo!

Mr President

Mr President

QUESTO NON E’ UN POST SU THOHIR

magritte

Non sono la versione bloghettara e sotto radice cubica di Magritte e la sua pipa.

Semplicemente, quel che avevo da dire sull’ormai effettivo takeover tra il Signor Massimo e il PSY de noantri l’ho già scritto qui:  https://complottonerazzurro.wordpress.com/2013/10/19/hello-goodbye/ . Mi limito a plaudere alle sue prime apparizioni sui mass media italiani, a cominciare dalle prime parole ufficiali rilasciate non più “davanti agli uffici della Saras con la consueta disponibilità” , bensì alla TV ufficiale dell’Inter. Eccheccazzo!

L’argomento su cui volevo solleticare il mio autismo a strisce verticali e confrontarmi con eventuali opinioni dei miei 25 lettori è in realtà un gioco trito e ritrito, forse per questo per me irresistibile.

Gioco: disegna la tua formazione dell’Inter preferita.

Regole:

1) La scelta è necessariamente limitata all’Inter vista giocare con i miei occhi, quindi diciamo dagli anni ’80 in avanti. Per capirsi, i miei primi idoli sono stati Altobelli e Beccalossi, seguiti pochi anni dopo da Rummenigge. A scanso di equivoci, nessuno dei tre troverà posto nelle gerarchie che andranno a delinearsi.

2) Ogni ruolo deve avere due effettivi, in modo da limitare le scelte deicide e strappacuore.

3) Almeno uno degli effettivi dev’essere fatto secondo il personale giudizio tènnico, mentre almeno un altro deve rispondere al (talvolta diverso) requisito dell’interprete più amato nel ruolo.

Il combinato disposto dei punti 2) e 3) dovrebbe così portare a delineare due formazioni: quella coi controcazzi (per brevità “tènnica“) e quella poetica, per alcuni all’insegna del “c’ha i piedi fucilati, ma ci mette sempre l’impegno” (per brevità “diquore“).

4) Siccome però sono un rancoroso e severissimo censore di ogni comportamento nerazzurro, compilerò anche una formazione dei più pessimamente peggiorissimi, (per brevità Nightmare Team) inserendo sia quelli oggettivamente scarsi (Jeremie Brechet, per dire…) sia che promettevano faville e invece si sono rivelati -almeno nella parentesi interista- pacchi clamorosi (il Vampeta di turno).

Sul punto 4), debbo i giusti crediti all’accolita di amici rossonerazzurri in compagnia dei quali, in our early twenties, abbiamo sollazzato le rispettive consorti passando lunghi sabati sera a discutere se Pancev avesse più diritto di Blissett ad avere un posto da titolare in una versione pan-Meneghina del succitato Nightmare Team: Sanga, Marco PN, Tafazzi, I’m talking about you!

Post scriptum prima di iniziare: So già -ed è drammatico- che la scelta maggiore ce l’avrò tra gli aspiranti Chiavic Johnson.

Del resto, Piraccini ed i fratelli Paganin popolano ancora i miei peggiori incubi…

Here we go!

PORTIERE

Imbarazzo della scelta: l’Inter ha una grande tradizione di numeri 1, quindi più o meno ‘ndo caschi caschi bbène.

Scelta tènnica: Julio Cesar

Scelta diquore: Walter Zenga

Nightmare Team: Sebastien Frey. Era giovane, sbarellò anche lui nella pessima annata-Tardelli (un mammifero col pollice opponibile avrebbe limitato i danni anche nel mefistofelico derby finito con risultato tennistico…).

DIFESA A QUATTRO

Buoni difensori ne abbiamo sempre avuti. Non così spesso li abbiamo avuti tutti insieme.

Scelta tènnica: Maicon – Blanc – Samuel – Brehme

Scelta diquore: Bergomi – Cordoba – Materazzi – Brehme  (Lo so che Brehme c’è due volte, ma lui è Iddio e tutto può. E soprattutto, il ruolo di terzino sinistro è quello storicamente meno baciato dal talento in casa Inter)

Nightmare Team: Brechet- Sorondo – Cirillo – Gresko

CENTROCAMPO DICIAMO A ROMBO

E’ il modulo più comodo per i campioni che ho in mente, ma ha poca importanza, essendo questo solo un giUoco. Aldilà del modulo, credo che la mediana sia il reparto in cui l’Inter storicamente è stata più avara di campioni.

Scelta tènnica: Cambiasso – Zanetti – Matthaeus – Baggio

Scelta di quore: Ince – Simeone – Berti – Stankovic

Nightmare Team: Dell’Anno, Vampeta, Scifo, Conceiçao

ATTACCO A VORAGINE

Scelta più che ampia e altissimo rischio di ballottaggi strappacuore: va beh, ci proviamo…

Scelta tènnica: Ronaldo – Ibrahimovic

Scelta di quore: Milito – Zamorano

Nightmare Team: PancevCaio

MISTER ILLUMINATO

Scelta tènnica: Mourinho, Mancini

Scelta diquore: Simoni, Bagnoli

Nightmare Team: Lippi, Tardelli

PANCHINA (PIU’ DIQUORE CHE TENNICA)

Pagliuca

Ferri, BeppeBaresi

Bianchi, Di Biagio, Matteoli

Crespo, Cruz, Eto’o

FUORI CONCORSO CON POLEMICA MOTIVAZIONE:

cannavaroCannavaro: vero “71” secondo la smorfia napoletana (ommemmè…): rendimento nemmeno pessimo, diciamo da 6, ma prova vivente del sistema Moggi. E poi ride sempre. Esecrando.

pirloPirlo: non ne piansi la dipartita se non per la moneta di scambio (Guglielminpietro). Ottimo giocatore da Mazzone in poi, e cioè messo davanti alla difesa. La stori(ell)a dice che fu Ancelotti, o addirittura lui stesso, a proporre il nuovo ruolo. E’ complotto! E’ stato er sor Magara, visto che a giocare da numero 10 al Brescia c’era un certo Baggio: “Ah regazzì, viecquà: tu te metti 30 metri indietro a lanci lungo, chè davanti ce sta Robbè“. Lisergico.

bergkampBergkamp: All’Inter un disastro, rinfacciato negli anni da tutti i media. Ma anche Davids e Kluivert hanno toppato al Milan trionfando poi con altre maglie, per non parlare di Henry con la Juve.  Classe immensa per il tulipano biondo. Certo, per la grinta si prega di ripassare… Efebico.

roberto carlosRoberto Carlos: Dopo le prime 4 partite da urlo ho iniziato ad odiarlo, visto che il suo unico schema era prendi palla e tira in porta. Ho sempre considerato i 10 anni di vittorie al Real Madrid come la classica parentesi fortunata in una carriera sopravvalutata (vi lascio pensare che io stia scherzando). Uggeggé.

Fine della sbrodola.

Riepilogando, quindi:

SQUADRA TENNICA

tennica

SQUADRA DIQUORE

diquore

NIGHTMARE TEAM

nightmare

FAVOLETTA DELLA SERA: LA MALEDIZIONE DEL PRIMO ANELLO ARANCIO

Per i non addetti, è una delle tribune laterali di San Siro, la prima ad aver introdotto il biglietto ridotto per gli over 65. Nei primi anni ’90 Bergomi e Fontolan tiravano a sorte per giocare il primo tempo “dall’altra parte”, in modo da non subire gli insulti della vecchianza avvizzita e incattivita.

Forse è quello che da noi ha portato il ruolo di terzino sinistro a bruciare una dozzina di giocatori in un ventennio scarso, con rarissime eccezioni di decenza (dopo Brehme direi solo Chivu e Nagatiello).

In ordine sparso: Tramezzani, De Agostini, Roberto Carlos, Pistone, Centofanti, Tarantino, Milanese, Silvestre (quello che poi al Manchester Utd ha vinto tutto, da noi sembrava il fratello scarso di Aristoteles), Georgatos (non era male, ma era l’unico greco al mondo a soffrire di saudade), Gresko (te possino…), Brechet, Guly, Maxwell (a.k.a. il peluche di Ibrahimovic), fino all’odierno Alvaro Pereira.

E senz’altro dimentico qualcuno…

Ok. Attendo commenti, liste di proscrizione, petizioni per beatificazioni immediate. A scelta nell’ordine.