LETARGO

INTER-SASSUOLO 0-0

La digestione lenta fa stazionare cotechini e panettoni negli stomaci nerazzurri, provocando 90′ di insipida lentezza e sonnolenza che solo un grande Handanovic non fa tracimanre in una sanguinolenta sconfitta.

Apatìa come non se ne vedeva da anni a San Siro, e nemmeno ravvivata dalle migliaia di bambini ad assiepare i primi anelli blu e verde. Scorrendo i giocatori di movimento, faccio fatica ad individuare uno solo dei nostri che abbia fatto una partita discreta, nemmeno buona.

I miei occhi hanno addirittura dovuto assistere ad errori in impostazione e alleggerimento di Skriniar e De Vrij, e spero che ciò testimoni l’eccezionalità dell’evento.

Poche le nostre occasioni da gol, essenzialmente i due colpi di testa -uno per tempo- di Vecino e Martinez, più che compensati da diverse scorribande emiliane dalle parti di Handanovic che, soprattutto nella ripresa e soprattuttissimo nel finale, chiude la porta in faccia a Boateng & Co.

Il pessimismo di chi scrive era tale che non mi sono nemmeno permesso di pensare “dài che l’abbiamo sculata come contro il Napoli, e adesso andiamo di là e segniamo nel recupero”. Anzi: great minds think alike, perchè a posteriori apprendo di averla pensata esattamente come lo Zio Bergomi, risentendo il mio rimuginare lungo 90′ all’insegna “qui se va bene non la perdiamo“.

C’è poco da fare: questi black out di applicazione e concentrazione sono il vero marchio di fabbrica dei nostri colori, purtroppo più di qualsiasi altra caratteristica. Sarò spettatore interessato, ma davvero non mi viene in mente nessun altra squadra che sia così volubile ed imprevedibile, capace a distanza di pochi giorni di vittorie convincenti (Napoli ad esempio, e nonostante tutto l’orribile contorno di quella partita) e rappresentazioni plastiche di inedia (vedi l’ultimissima esibizione).

A cosa possiamo attaccarci, senza essere volgari?

A un paio di constatazioni, più che consolazioni vere e proprie.

Ad esempio, al fatto che Perisic, Nainggolan e Vrsaljko hanno fatto un primo quadrimestre che, fosse stato il secondo, sarebbe stato da bocciatura a giugno: aldilà dei colpi sporadici sono tutti (Ninja in primis) ampiamente sotto i rispettivi livelli di rendimento.

Non solo, ma la pervicacia con cui Spalletti continua ad insistere su Icardi punta unica con due larghi ai suoi lati di fatto esclude dalle rotazioni Martinez, che sarebbe senz’altro opportuno vedere in campo con maggior continuità, anche solo per saggiarne il reale valore.

Qui, abbeverandomi alle fonti del sapere illuminato, registro che tanto lo Zio quanto il Cuchu sostanzialmente danno ragione al Mister, segnalando come il centrocampo a tre serva per garantire quella solidità difensiva che senz’altro è nei fatti. Intuitivamente, per inserire il Toro occorrerebbe rinunciare ad un uomo in mediana, e la cosa garantirebbe minor filtro in mediana.

Vero, ma qui continuiamo a segnare col contagocce, e il Cassandro che scrive segnala che le pratiche onanistiche dei tanti soloni che plaudono alla nuova versione di Icardi vanno di pari passo ad una anomala sterilità del nostro centravanti. Per una volta mi appoggio ai solertissimi statistici di staceppa che ci ricordano dei tre mesi passati dall’ultimo gol su azione in Campionato e dei “soli” 9 gol segnati nel girone di andata contro i 14 dell’anno scorso.

Posto che anche Perisic è indietro sulla sua tabella di marcia (3 gol invece dei 5-6 che di solito realizza entro Natale) e che il Ninja ne ha fatti solo 2, il problema del goal c’è e eccome. Sono contento dei 12 diversi marcatori nella rosa ma, onestamente parlando, non è da Gagliardini che mi aspetto i 5-6 centri a stagione. Un buon reparto di centrocampo deve poter garantire tra i 15 e i 20 gol a stagione (Brozo-Ninja-Vecino, parlo soprattutto di voi), e dal pacchetto di punte e ali a disposizione dobbiamo poter ricavarne almeno 40-45.

Mi pare che siamo lontani da queste fanfaronate statistiche, il che mi porta quantomeno a porre il dubbio circa un cambio di sistema. Affiancare Martinez ad Icardi, dando per scontata una compatibilità “ambientale” in realtà tutta da dimostrare, vorrebbe dire rinunciare ad un paio dei satelliti di Icardi, diciamo senz’altro Perisic e probabilmente uno tra Politano e Ninja.

Vorrebbe dire (anche se non soprattutto) dare una bella spolverata alla barbetta di Candreva, l’unico in grado di garantire corsa e sostanza su quella fascia.

Facendo i disegnini, una roba del genere:

I quattro dietro sceglieteli voi

La mia non è una proposta. Piuttosto, una rappresentazione plastica di quel che vorrebbe dire giocare stabilmente con le due punte. A voi pesare le due opzioni sui piatti della bilancia e propendere di conseguenza.

LE ALTRE

Il pareggio ci fa perdere due punti nei confronti Roma e Milan, vittoriose contro Torino e Genoa, mentre lo scontro vinto dal Napoli contro la Lazio ci fa almeno consolare per il punticino guadagnato sugli Aquilotti.

In questo momento siamo saldamente terzi, che può essere un ragionevole obiettivo per quest’anno. Il quarto dista sei punti, e a ‘sto giro è il Milan, ma le altre sono tutte lì in un paio di punti e quindi ad ogni giornata ci saranno cambiamenti nella lotta al quarto posto.

I nostri devono ripigliarsi in fretta: la prossima fermata è Torino a casa Mazzarri. Vietato dormire, stante anche un Milan-Napoli che ci vedrà spettatori interessatissimi.

E’ COMPLOTTO

Torno a fare il professorino petulante che non sono mai stato (soprattutto professorino…) per segnalare un interessante contributo di Marco Bellinazzo su Goal.com che, ad essere intellettualmente onesti, dovrebbe ricacciare in bocca a tanti il Luogo Comune Maledetto per cui l’Inter per l’ennesima estate avrà bisogno di vendere uno dei suoi gioielli per far quadrare i conti.

Riporto testualmente:

L’Inter ha anche raggiunto l’obiettivo di chiudere il bilancio al 30 giugno 2018 in pareggio realizzando plusvalenze per 45 milioni soprattutto grazie alla cessione di giovani promesse della primavera. Entro la fine dell’esercizio in corso al 30 giugno 2019 l’Inter non ha un obbligo discendente dal settlement di raggiungere il pareggio di bilancio e quindi non è costretto a fare determinate plusvalenze.

Tuttavia la dirigenza si è imposta di perseguire anche quest’anno uno stretto equilibrio tra ricavi e costi per cominciare al meglio la prima stagione completamente libera dalle sanzioni Uefa. Dal 2018, in effetti, il regolamento Uefa dovrebbe prevedere una ulteriore restrizione sulle perdite ammissibili nel triennio: dopo la fase in cui erano ammessi 45 milioni e quella in cui si faceva riferimento a una soglia di tolleranza di 30 milioni triennali, ora dovrebbe scattare un monitoraggio più severo con l’obbligo per i club di chiudere i conti triennali a 0, salvo un deficit di 5 milioni ritenuto comunque perdonabile (su questa novità sarebbe peraltro auspicabile un chiarimento ulteriore della Uefa).

E ancora:


Alla fine è probabile che ci sarà un rosso da colmare ricorrendo alle cessioni. Ma potrebbero bastare anche una ventina di milioni. Questo dovrebbe permettere all’ad Beppe Marotta di potersi muovere con una certa agilità sul mercato, senza più le ipoteche del “passato”.

Quindi, quando sentiamo le solite manfrine su Icardi che va a Madrid e Skriniar in Inghilterra, mandiamo pure serenamente a quel paese l’autore della minchiata.

Su Perisic il discorso è diverso: le voci che si rincorrono in questi giorni sono a mio parere di tenore diverso: come detto il giocatore ha un rendimento scadente, è alle soglie dei 30 anni e non pare vogliosissimo di rimanere a Milano. E’ chiaro che non è sul mercato sic et simpliciter, ma un’offerta congrua potrebbe risolvere in un colpo solo e abbondantemente il residuo problema plusvalenze. Dall’altra parte, una scelta siffata, mi spingo a dire anche a Gennaio, potrebbe aprire le porte al disegnino a due punte di cui sopra.

Se questa fosse la strategia alla base, onestamente mi parrebbe comprensibile. Di fatto rinunci a un’ala che non ha più molti margini di miglioramento (eufemismo) per immettere una punta 21enne di altissimo potenziale: se si vuole cambiare il modo di giocare, la scelta ha senso.

Se invece si vuole dar via Perisic per andare a prendere il Martial di turno, a sensazione non sono d’accordo. Cambieresti “ruolo su ruolo” con tutte le incognite di un giovane che non è un fenomeno di costanza e che arriva a metà stagione in un campionato nuovo: no grazie, a posto così.

WEST HAM

Anche qui sono in down, lasciami in down (cit.), becchiamo due pere in casa del Bournemouth e ristagniamo a metà classifica.

Risorge Carroll, intermezzo tra l’ultimo infortunio e il prossimo. In compenso sia Astronautovic che il Chicharito vogliono andarsene e rischiamo di tenerceli svogliati come solo le punte sanno essere.

Viva l’ottimismo.

Bravi. Non avevo dubbi.

YING E YANG (pt.1)

INTER NAPOLI 1-0

NdR: in questo pezzo parlerò solo di calcio giocato, rimandando ad altro momento una necessaria quanto dolorosa analisi su tutto ciò che ha preceduto, accompagnato e seguito la partita contro il Napoli.

L’Inter gioca una delle sue migliori partite della stagione, affrontando un Napoli che la precede in classifica di 8 punti e -ciononostante- tenendole testa per tutti i 90′. Spalletti riparte da quella che al momento è la formazione tipo, col centrocampo tènnico e il tridente Poli-Mauro-Peri. Dietro è il turno di Vrsaljko a star seduto, con D’Ambrosio e Asamoah ai lati della coppia De Vrij-Skriniar.

Il primo tempo dei nostri è buono nell’approccio (traversa su calcio d’inizio di Icardi! Roba che se la tenta CR7 la gente va in visibilio due settimane, ma il nostro è solo un finalizzatore…).
A cotanto primo squillo seguono 45 minuti ben giocati, con personalità e con la giusta miscela di idee (non sempre sulla stessa fascia, non sempre ti-tic ti-toc, non sempre il fiundun a saltare il centrocampo). La produzione offensiva non è pericolosissima nè abbondantissima, ma a fine tempo conto comunque una girata di sinistro di Politano -lodevole nelle intenzioni ma difficile- un colpo di testa di Joao Mario -a chiudere mollemente la migliore azione del tempo- e un’insistita incursione di Icardi che trova un monumentale Koulibaly a sbarrargli la strada, dopo che per due volte ha tentato -senza riuscirci nè col sinistro nè col destro- di assestare il colpo ferale da pochi passi.

Il Napoli per quello c’è, ma perde presto Hamsik per stiramento e non trova mai Insigne, presente ma mai incisivo. Il suo destro a giro è l’unico tiro in porta pericoloso del primo tempo (gli altri due arriveranno a fine partita), ma è anche lo specchio di un Napoli che non risce a giocare come sa: che sia colpa sua o merito all’avversario sta al lettore deciderlo.

La ripresa, come temuto, vede invece Ancelotti apportare i giusti correttivi, più nella testa che nello schieramento degli uomini in campo. I nostri forse pensano di aver risposto bene alla prima domanda, e che quindi l’esaminatore non ti manderà via, e certi del 18 accademico che fa sfangare l’esame si limitano al compitino. Icardi è bravo anche a Santo Stefano a mostrare la nuova versione di sè che tanto fa eccitare la critica: rientri e triangolazioni in effetti non si contano, ed il coinvolgimento nella manovra è senz’altro su livelli mai visti nel lustro precedente. Sul fatto che tutto ‘sto lavoro non gli tolga lucidità sotto porta (come dice Adani) continuo ad avere i miei dubbi, però, per una volta che ne parlano bene, lasciamoli fare…

Di ciò beneficia Brozovic che si trova una bella palla servita dal capitano al limite dell’area, e che finisce però larga in tribuna. L’altro croato in campo, Perisic, fa invece quel che Insigne ha fatto nel primo tempo, l’assente ingiustificato. Dopo un primo tempo convincente e generoso nei ripiegamenti a tutta fascia, la sua ripresa si limita ad un corretto cross rasoterra che Koulibaly (chi altri?) spazza in corner mezzo metro prima del tocco di Icardi. A metà tempo il 44 lascia spazio a Keita.

Il Napoli come detto cresce, e Handanovic ci mette del suo a respingere lo splendido diagonale di Callejon (che con noi segna sempre…), poco prima che si arrivi al fattaccio che gira la partita.

Koulibaly commette un fallo che è da ammonizione, checchè se ne dica: ferma Politano lanciato in contropiede sulla fascia, e a quel punto non c’è bisogno del pugnale tra le scapole per estrarre il cartellino, essendo sufficiente l’interruzione di una azione pericolosa. Il difensore perde palesemente la brocca, indirizzando un insensato applauso all’arbitro che non può far altro che cacciarlo fuori.

Spalletti a quel punto capisce che deve almeno cercare di vincerla, avendo il Napoli perso non solo un giocatore, ma per distacco il migliore in campo. Fuori Joao Mario e dentro il Toro Martinez, dopo che Vecino aveva rilevato un Borja Valero sempre lucido finchè il fiato lo regge (leggasi: non più di un’ora a partita). Tempo due minuti e su corner il Capitano decide di mettersi in proprio, con un bel colpo di testa deviato bene da Meret.

Ci dice però anche culo, perchè allo scoccare del 90′ Skriniar perde una brutta palla in alleggerimento e il Napoli riparte a mille: l’uscita di Handanovic è corretta ma lo capisco anch’io che farà fatica a bloccare quel pallone. I difensori interisti gli danno invece maggior credito, non andando “a rimbalzo” sulla palla che invece rotola pericolosamente in area. Lì Samirone però si supera parando a mano aperta su Insigne, dovendo capitolare sul successivo tap in di Zielinski, che però vede le ginocchia di Asamoah respingere sulla linea di porta e tra le braccia del proprio portiere.

A quel punto entra in campo la brutta canzone degli 883 e sul ribaltamento di fronte Keita caracolla sulla sinistra e tenta una trivela che viene deviata da un difensore. La palla scorre verso l’area e viene fatta scorrere dal velo di Vecino, per arrivare giusta-giusta sul piattone sinistro di Lautaro: botta sul primo palo e gol al 92′!

Il Napoli, mai realmente centrato e in partita, sbrocca definitivamente, con Insigne a battibeccare con Keita e farsi cacciare poco dopo. Il recupero va giustamente lungo, ma i nostri non rischiano più, portando a casa tre punti granitici che ci fanno recuperare tre punti sui secondi in classifica ma soprattutto tengono la Lazio ad altrettanti punti di distanza.

LE ALTRE

Gli Aquilotti infatti battono il Bologna nel Derby tra i fratelli più intollerabili del calcio italiano, mentre il Milan non va oltre il pari col Frosinone, giustamente perplesso per il gol segnato ma annullato dal VAR per presunto fallo in attacco sull’azione che porta Ciano a segnare. Cambia poco per Ringhio, pesantemente in discussione come se fosse colpa sua. Higuain non segna da due mesi, Cutrone è il generoso arruffone che sappiamo, in mezzo non ha Biglia nè Bonaventura… che deve fare?

La battaglia per il quarto posto è sempre più estesa, con Lazio, Sampdoria, Milan e Roma in quattro punti, e la speranza è che si rubino punti a vicenda per i prossimi 5 mesi.

La Juve rischia grosso a Bergamo e agguanta il pari nel quarto d’ora finale grazie al subentrante CR7 . Di fatto accorciamo anche su di loro!


E’ COMPLOTTO

Inevitabile parlare di Nainggolan e di tutto il can-can successo a cavallo di Natale. Il genio arriva sistematicamente in ritardo agli allenamenti e viene punito in maniera esemplare.

Potrei squadernare i vecchi appunti di filosofia del diritto ammorbandovi con dissertazioni sulle finalità della pena, arrivando a citare gli esempi invocati nei Promessi Sposi quale prevenzione generale nella commissione dei reati (della serie “impiccane un paio e vedi che tutti gli altri rigano dritto…“).
Detta meglio (e mi fermo qui):

Secondo una teoria di stampo prettamente utilitaristico, la pena ha la funzione di “prevenzione generale” cioè di distogliere i consociati dal delinquere grazie alla minaccia della sua inflazione.

M. Nunziata “La funzione della pena nella sua appplicazione ed esecuzione. Brevi spunti” Difesa.it

Mi limito a dire che l’arrivo di Marotta pare aver portato una netta discontinuità col passato, con regole chiare e punizioni severe in caso di errore.

Bravo il neo dirigente anche a far passare la cosa come una decisione partita dall’allenatore e non imposta dall’alto: è una finezza, ma per i paranoici come me è bello per una volta vedere Mister e Società dalla stessa parte della barricata. Bello anche sentire Spalletti che conferma la versione di Marotta (vera o falsa che sia) e che non si rifugia dietro un tremebondo “son cose decise dalla Società, chiedete a loro…”.

La stampa poi ci mette del suo, parlando di punizione senza data di scadenza e quindi prolungabile ad libitum (Marotta e Spalletti hanno invece confermato che la punizione era limitata a questa gara, e che quindi il giocatore sarà a disposizione mercoledì a Empoli), di possibile cessione già a Gennaio, riuscendo anche ad entrare in possesso di registrazioni in cui il genio direbbe di voler tornare a Roma.

Marotta è senz’altro un dirigente capace e carismatico, e mi va benissimo che il merito della scelta presa dalla Società vada a lui. Segnalo solo una cosa, che i malati come me avranno già percepito: è l’ennesimo “uomo nuovo” in casa Inter, e come tutti gli altri vivrà un primo periodo di santificazione o giù di lì, per poi essere annacquato nella brodaglia della solita Inter simpatttica. 

Si ricordino a titolo di esempio i tanti allenatori celebrati prima e dopo le loro parentesi nerazzurre e invece “cazziati” nel periodo di residenza interista. Su tutti Rafa Benitez catenacciaro impenitente, diventato per incanto “non certo un contropiedista” (copyright Ilaria) nella parentesi napoletana. Spalletti prosegue nel solco: dopo anni e anni di bel calcio proposto con la Roma, che anzi arrivava ad esserne il limite (“La Roma per vincere ha bisogno di giocare bene, non come l’Inter che sfrutta le sue individualità…”), ora a Milano diventa “prudente” e speculativo, conserva il gollettino di vantaggio e alla fine si fa uccellare dal Pellissier di turno.

Occhio quindi: bene Marotta, ma ben presto la polvere bianconera gli sparirà dal vestito, e lì li aspetto i cantori della disciplina ferrea e del “alla Juve certe cose non succedono“.

Non posso non soffermarmi sulla notizia di Fassone che, da AD del Milan, pare abbia fatto pedinare alcuni giornalisti rei di aver scritto cose cattive sul Milan e di apprendere informazioni confidenziali dall’interno della Società, forse addirittura dello spogliatoio.

Mi limito ad una battuta sulla cosiddetta stampa libera e il cosiddetto libero mercato: dura la vita senza il Geometra e il nostro-Presidente-che-ci segue-sempre eh?

Guarda papà, ho fatto gol!


LOTTA DURA SENZA PAURA

ROMA-INTER 2-2

Partitao meravigliao, con tante occasioni da una parte e dall’altra, che entrambe potevano vincere e su cui entrambe (ho detto entrambe) possono recriminare.

Spalletti se la gioca col centrocampo pensante: Brozo-Borja-Joao è quanto di più tecnico la nostra mediana possa offrire, e per larghi tratti del match beneficiamo delle loro geometrie.
Ho paura a dirlo, ma il giro palla da dietro pare funzionare, con Brozo ad abbassarsi tra Skriniar e De Vrij, gli esterni a proporsi per lo scarico laterale e uno dei due mediani a mettersi in verticale a centrocampo. Non sarà mai il tipo di gioco che preferisco (pura questione estetica) ma ammetto che anche il piede ruvido di Handanovic sembra trovarsi a suo agio. Così -almeno nelle intenzioni- si evitano i rinvii alla cazzimperio in avanti e si avanza in maniera più ragionata.

D’Ambrosio ancora una volta non fa rimpiangere Vrsaljko, “già disponibile e recuperato” e infatti seduto per 90′ (diobono, almeno state zitti o dite che è convalescente…): di più, il 33 dagli occhi blu mette più cross nel primo tempo che nell’ultimo trimestre, portando prima Perisic a capocciare mollemente a centro porta e poi Keità a segnare l’uno a zero su deviazione al volo di ignorantissimo stinco.

Taccio volutamente su quanto accaduto un minuto prima nella nostra area, rimandando ad apposita seziuncella.

I nostri proseguono sul canovaccio fin lì imbastito e si arriva a fine primo tempo con un palo e una paratissima di Handanovic a compensare i già citati assist dalla destra sfruttati con alterna fortuna dai nostri.

La ripresa vede subito il pari romanista, con un sinistro improvviso di Under: corretta l’analisi dello Zio nel dopogara (e forse anche di Adani in diretta). Asamoah infati non sa se uscire a contrastarlo o seguire Santon che si sovrappone, mantenendosi nella fatale terra di mezzo. Il sinistro del turco è forte e preciso, e Handanovic rimane incenerito.

Su questo il povero Samirone pagherà sempre un minimo di dazio: a mio parere il tiro era imparabile, davvero. Ma tu, caro portiere, almeno devi far finta di buttarti, devi fare la scena, anche solo per non sentirti dire “questo fa le belle statuine”.
Handanovic ormai lo conosciamo bene, è un gran portiere e nessuno lo discute; è però un freddo calcolatore e, così come non farà mai la parata plateale a beneficio dei fotografi, ha una sorta di istinto nel battezzare i tiri sui quali comunque non può arrivare. Non è la prima volta che resta immobile senza nemmeno provare la parata; poi vai a rivederla ed in effetti noti che nemmeno con l’aquilone ci sarebbe arrivato. Certo è che il tifoso obnubilato (eccomi!) vorrebbe vederlo almeno provarci.

Fine dell’approfondimento psico-attitudinale sul nostro portiere.

Contrariamente ad altre volte, il gol preso non mi demoralizza più di tanto, essendo la partita una rappresentazione plastica del concetto “vediamo chi picchia più forte”. Sarà quello, sarà che Icardi è un centravanti della Madonna, sarà che la difesa giallorossa su corner è un’allegra brigata in gita, ma a metà ripresa i nostri sono ancora avanti: corner bello teso di Brozovic a centro area, cabezazo di Icardi a timbrare l’ottavo in campionato e il nuovo vantaggio interista.

Chiaro che a quel punto uno ci spera, anche perchè la Roma, per quanto autrice di una bella partita, non sta facendo sfracelli dalle nostre parti.
Come spesso accade in questi casi, però, ci mettiamo del nostro: ecco che Brozovic di istinto allarga il gomito in area per quello che è un fallo di mani tanto palese quanto ingenuo.
Kolarov fa faccia brutta (cioè la solita) con Under accomodandosi in posizione dal dischetto e la sabongia, per quanto intuita da Handanovic -che stavolta si tuffa-, vale il 2-2 finale.

Come già detto a parenti e amici, dissento dalla chiusa finale di Sapientino Trevisani, secondo cui il pari non serve a nessuno. L’Inter a mio parere aveva come imperativo categorico quello di non perdere; la Roma non aveva altro risultato che non fossero i tre punti per accorciare le distanze.

Checchè se ne dica, i nostri sono là dove devono e vogliono essere: terzi, e per ora ancora più vicini al secondo che al quarto posto. Nessuno gli chiede di vincere il Campionato: a quel punto, arrivare secondi, terzi o quarti fa poca differenza.
Per capirci: il girone de fero di Champions non è figlio del nostro quarto posto in Campionato, ma dell’assenza dall’Europa che conta negli ultimi anni, che ci ha fatto precipitare nel ranking UEFA. Per evitare un analogo sorteggio la prossima estate, tocca battere il PSV assai più di quanto conti arrivare secondi o terzi.

 

TI AMO CAMPIONATO PERCHE’ NON SEI FALSATO

Siamo finalmente a parlare di arbitraggio e di VAR. Qui cercherò di parlare da appassionato di calcio e non da tifoso, nei cui panni tornerò subito dopo questa breve sbrodola bipartisan. Credo sappiate che del VAR penso tutto il bene possibile: è uno strumento che deve tendere alla minimizzazione degli errori, e quanto più può servire al risultato, tanto più va usato.

Fosse per me, quindi, altro che “chiaro ed evidente errore”: usatelo anche per invertire una semplice rimessa laterale, se non è stata assegnata correttamente.

Ma anche con atteggiamenti meno oltranzisti del mio, è francamente inspiegabile il fatto che Rocchi non abbia voluto o non sia stato richiamato a rivedere il contatto D’Ambrosio-Zaniolo. Oltretutto è l’arbitro stesso ad essere impallato da altri giocatori e a non essere nella posizione ideale per valutare bene quel che accade. E invece niente: il tutto con la beffa di essere nominato arbitro dell’anno nelle premiazioni del Galà di ieri sera.

Perchè tutto ciò? il complottista risponde: perchè gli arbitri, checchè ne dicano, il VAR non lo vogliono. Non vogliono perdere quella preziosissima zona grigia in cui poter interpretare, usare il buon senso e la sensibilità tanto care ad alcuni (guarda caso vestiti di quei colori…) e tanto rassicuranti per l’intero mondo arbitrale.

Con questo non voglio assolutamente dire che Rocchi abbia sbagliato per favorire l’Inter – la storia è talmente zeppa di episodi univoci e coincidenti che nemmeno il Romanista arriverebbe a tanto. Ha però un suo Ego da difendere, ed evidentemente l’uomo è talmente piccolo da non poter tollerare la minima interferenza nel proprio operato, ancor di più se l’addetto al VAR è un collega con 10 anni di esperienza in meno.

Il secondo episodio che poi porta al rigore causato da Brozovic è -come dire- troppo evidente per essere ignorato, e quindi in quel caso il nostro accetta il consiglio e va a vederlo, modificando -correttamente- la sua decisione.

Arriviamo a fine partita e all’altro episodio, frettolosamente derubricato da tutti come “spallata” o semplice “contatto di gioco”. Contrariamente all’Orsato di Juve Inter edizione 2017-2018, che continuò per larghi tratti della partita a non fischiare interventi bianconeri sui nostri per far vedere che non veniva condizionato dagli errori commessi, qui Rocchi non ci pensa nemmeno lontanamente a fischiare il contatto Manolas-Icardi, che avrebbe verosimilmente causato una guerra civile nella Capitale ma che fallo era e che come tale andava sanzionato.

Che sia chiaro: in questo caso il VAR poco poteva fare, è proprio Rocchi Horror Picture Show ad essere il colpevole.

Which brings me to the next point…

 

E’ COMPLOTTO

Spalletti non fa bene, fa benissimo a tornare da Caressa & Co. e ficcargli bene in testa (fosse stato per me sarei andato un po’ più in giù…) che gli episodi vanno mostrati tutti, e che i rigori non dati erano due, uno per parte.

Come detto, Sky ha dato il giusto spazio a Totti che, attingendo alla proverbiale ars oratoria, ha espresso le sue rimostranze sull’arbitraggio, contrappuntandolo da chicche da gran signore, del tipo “Guarda che tra poco arriva SpallettiAh beh allora me ne vado“. Quando poi Lucianino da Certaldo è arrivato, la discussione è andata su altri binari e non c’è stato modo di commentare gli episodi contestati.

Quel che torno a sottolineare per la millesima volta è che non dev’essere l’allenatore a fare questo tipo di battaglie, mediatiche ed istituzionali. La Roma non ha fatto parlare Di Francesco, ma ha chiamato quel che reputa essere la voce della società (aho’).

Ausilio, Zanetti, Gardini: dove cazzo eravate? A fare i selfie con Fiorello?

Caro Marotta, spero tu abbia preso atto della condizione in cui siamo e del modo in cui l’Inter viene gestita (internamente) e trattata (esternamente). Se già non ti è chiaro, t’el disi mi: arrivi in una Società diametralmente opposta a quella da cui provieni. Ne siamo orgogliosi e spero che non tarderai a capirne il perchè.

In mezzo al mare di differenze a nostro favore, c’è però questo importante tassello: non c’è nessuno che di mestiere porta avanti gli interessi dell’Inter nelle sedi opportune. Questo è un ruolo che storicamente all’Inter è toccato al Mister di turno, lasciato solo contro tutti a litigare facendo unicamente ricorso alle proprie capacità.

Non va bene: provvedere al più presto.

Singolare, ad esempio, la fretta e la perentorietà con cui Nicchi, Presidente dell’AIA, abbia definito “inconcepibile” l’errore commesso a danno della Roma. Parole assolutamente condivisibili in sè. Peccato per l’assoluto silenzio sull’altro intervento a fine partita. Peccato soprattutto che lo stesso Nicchi, dopo l’altrettanto clamoroso mani di Di Marco in Parma-Inter, invitasse tutti alla calma ricordando che gli errori ci saranno sempre e che bisogna lasciare gli arbitri tranquilli.

Queste le parole testuali usate dal nostro a Settembre nella circostanza:


Usare di più la Var? C’è un protocollo chiaro, e non è cambiato nulla dallo scorso anno: se gli arbitri lo seguono, è ok, se sbagliano non seguendolo è un errore. Il Var ha indicazioni chiare su come essere utilizzato, e purtroppo non cancella tutti gli errori…”.


E ancora:


In Inter-Parma Manganiello e la videoassistenza hanno commesso due errori non andando a rivedere come da protocollo, avrebbero dovuto far uso del supporto video: sul tocco di mano di Dimarco in area e su un fallo di Gagliardini che purtroppo l’arbitro non aveva visto: poteva essere sazionato col giallo o col rosso, ma la Var doveva chiamarlo”.

Tacendo per umana pietà sul fatto che poi Di Marco segnò l’eurogol con la complicità di un compagno in fuorigioco attivo. Trovate le differenze.


LE ALTRE

La Juve sbanca anche Firenze arrivando al match di venerdì contro i nostri già a 40 punti in classifica. Il Napoli riesce a battere l’Atalanta a Bergamo nel finale, mantenendo il -8 dai gobbi e guadagnando altri due punti sui nostri.

Dietro ne approfitta il Milan, che batte in rimonta il Parma grazie a un rigore assegnato col VAR (sarei incoerente se dicessi che non doveva essere dato, ma al solito i cugini riescono ad avere culo anche nella ri-analisi degli episodi in area, visto che di quel fallo di mano non si era accorto nessuno). Fatti i complimenti a Gattuso che con mezza squadra in infermeria riesce a far punti schierando Abate difensore centrale, e ribaditi gli insulti a Cutrone che è davvero scarso e arruffone, ma che segna con preoccupante continuità, arriviamo alle favolette della sera.

Il Milan è infatti a 4 punti dall’Inter, che venerdì andrà a Torino in casa dei cattivi. Il calendario proporrà poi la sfida col Napoli a Santo Stefano, mentre i cugini vanno incontro ad una fase di calendario all’apparenza più agevole. Ecco quindi solleticati gli appetiti delle televisioni locali, che approntano tabelle speranzose e preconizzanti al grido (vecchio ormai di qualche stagione)  “Dài Milan che prendi l’Inter“.

A ciò si aggiunge Cicciobello Marocchi, simpaticissimo nel comunicarci che a suo parere l’Inter non passerà il girone di Champions.
Bontà sua.

WEST HAM

Bella vittoria 3-0 in trasferta contro un derelitto Newcastle che ci lascia a galleggiare in acque ancora tranquille.

VI DO ALCUNI AVISI  (cit.)

La “V” in meno è voluta, essendo la frase da pronunciare con il tono lamentoso e cantilenante di ogni prete che si rispetti prima della benedizione finale.

Il primo è che quel paracarro di Icardi ha vinto il premio per il gol più bello della scorsa stagione (questo, per la cronaca, anche se lui avrebbe votato per questo, ed io per quest’altro).

Non solo: l’inguardabile centravanti che fa solo gol ma non partecipa al giUoco come GUeko è stato votato come Miglior Calciatore della Serie A per la scorsa stagione. Il voto, guarda caso, non è frutto dei giudizi della stampa, bensì degli addetti ai lavori (giocatori e allenatori, che per definizione un pochino di più di calcio dovrebbero capirne…).

Il secondo “aviso” è un’ammenda ad una imperdonabile mancanza nel mio ultimo pezzo sulla trasfera di Londra.

A commentare la partita, da bordo campo, c’era il mio giocatore preferito all time: Paul Emerson Ince, il Governatore, accolto così dai cinquemila interisti al seguito.


COULD WE START AGAIN PLEASE?

INTER-FROSINONE 3-0

Come alcuni di voi già sapranno, non l’ho vista. Sabato sera la parte musicale e rockettara di me ha avuto il sopravvento su quella calcistica, con un godibilissimo Jesus Christ Superstar in quel degli Arcimboldi.

Ted Neeley in discreta forma a dispetto dell’età. Giuda e la Maddalena migliori in campo.

Inter seguita da vero italiano medio con telefonino nascosto nel giaccone, ma senza particolari timori stante l’iniziale vantaggio di Keità e raddoppio del Toro di cui apprendo alla fine del primo atto, subito dopo lavata di mani pilatesca.

Avventurandomi quindi ancora una volta in sentieri a me poco noti, azzardo un’analisi della partita al buio, compiacendomi del largo risultato ottenuto in assenza di quattro titolari (Icardi, Perisic, Brozo e Vecino), e con il fattivo contributo dei succitati marcatori, assistiti da un Politano ormai granitica certezza ed un Nainggolan se non altro semovente. Dietro abbiamo la formazione tipo, non foss’altro che per l’indisponibilità di Vrsaljko e Dalbert.

Il timore del prolungarsi dello stato comatoso visto a Bergamo due settimane fa è per fortuna fugato. Il suddetto timore è direttamente proporzionale alla gradazione di tifo interista: il simpatizzante, e ancor meno il semplice spettatore neutrale, non ha la sufficiente memoria storica per capire quanto un black out contro il Frosinone fosse un reale pericolo, chiarissimo di contro per chi ha più volte assistito a rappresentazioni plastiche di suicidio perfetto.

Invece, 3-0 e tutti contenti, con un ciclo terribile che va a cominciare nelle migliori delle condizioni possibili.

Spiace non riuscire ancora a vedere Icardi e Martinez insieme, se non per scampoli di partita. Occorre però dare credito al Mister che evidentemente non vede nei due potenziale sufficiente per mettere in discussione tutto l’assetto collettivo da centrocampo in su. Ammesso e non concesso che i due possano trovarsi bene (a occhio Lautaro dovrebbe fare la seconda punta e girare intorno a Icardi, senza togliergli troppo spazio… ne è capace?), proporre una siffatta coppia d’attacco vuol dire dover rinunciare ad almeno uno dei tre “sottopunta” attuali:  in estrema sintesi, per far posto al Toro devi cavare uno tra Perisic, Ninja e Politano. E già non è così scontato.

A ciò aggiungiamo il fatto che questa continua ad essere una squadra di calcio e non un’astronave fatta col Lego: non basta cavare e mettere, tocca anche vedere come il nuovo insieme si amalgama e –come insegnano i classici– l’amalgama non lo trovi al mercato…

Niente coppia argentina quindi, non a breve almeno.

Positivo comunque che Spalletti ricorra all’ex Racing con una certa frequenza, risparmiando Icardi nelle giornate pre-Champions, e che nella recente occasione il fin qui impalpabile Keità abbia risposto presente con una doppietta che rende giustizia al giocatore visto in maglia laziale negli anni scorsi. Un riscatto di 34 milioni mi pare quantomeno eccessivo, e a meno di scossoni inopinati da qui a Maggio, credo che a fine stagione verrà ringraziato e rispedito al mittente.

Ad ogni modo, ci sono 6 mesi per far capire di che pasta è fatto e far cambiare idea ai tanti che -non per superbia ma per pura evidenza dei fatti- la pensano come me.

 

AVANTI IL PROSSIMO

Volendo sparare titoloni e frasi a effetto, avrei potuto scrivere “mercoledì ci giochiamo la stagione“. Scenario apocalittico a parte, resta il fatto che uscire da Wembley con un cazzutissimo pareggio ci permetterebbe non solo di passare il turno del girone, ma di farlo con una partita di anticipo e avendo dato dimostrazione di essere solidi e concreti, di non dovere -in altre parole- aspettare l’ultimo treno per passare la frontiera, con tutti i rischi che la cosa comporterebbe.

Limitando lo sguardo alla classifica del girone, un pari a Londra o una vittoria in casa contro un PSV verosimilmente fuori dai giochi sortirebbero lo stesso effetto, dando per scontato che il Barça faccia il Barça e quantomeno non perda con il Tottenham.

Il peso specifico di un passaggio del turno in settimana, d’altro canto, sarebbe di importanza e di lustro imparagonabile, considerando non da ultimo l’ottimo momento di forma degli Spurs, che hanno regolato il mirabolante Chelsea di Sarri offrendo spettacolo e goals in quantità.

E’ insomma un’ennesima prova del nove per Spalletti e i suoi, attesi poi da una doppia trasferta Roma-Torino che molto dirà anche in chiave campionato.

Parliamoci chiaro: all’uscita dei calendari avremmo pagato per essere in queste posizioni, quindi tocca dare continuità al percorso fatto finora e -citando i padri- “porre un limite alle stronzate”.

 

LE ALTRE

Non avevamo bisogno della partita contro la SPAL per capire che la Juve non ha senso dell’umorismo. E del resto, che i torinesi siano genericamente meno simpatici dei napoletani è noto a tutti.

L’umorismo partenopeo dà segno di sé ancora una volta contro il Chievo, regalando altri due punti di vantaggio ai Gobbi ed altrettanti a noi, che arriviamo a un solo punto di ritardo in classifica. La Roma scomoda addirittura i grandi classici della risata capitolina, perdendo -e male- in quel di Udine e scivolando ancor più in basso in classifica.

Il posticipo della domenica propone la Lazio contro i resti di un Milan assai incerottato. Il culo dei cugini però è in forma più che discreta, se è vero che solo la giustizia divina sotto forma di gol al 94′ ha evitato a Gattuso e i suoi di portare a compimento l’ennesima vittoria di cu…ore.

Ringhio il meglio di sè lo concede nella conferenza post-partita rispondendo per le rime a Salvini e candidandosi ipso facto a nuovo leader illuminato del centro sinistra italiano.

 

E’ COMPLOTTO

Curioso come i commenti del pre Lazio-Inter si siano riproposti prima del turno appena concluso.

Là -ricordiamo- lo scontro veniva unanimemente descritto come “buono per il terzo posto”, chè in effetti un successo dei laziali avrebbe comportato l’aggancio in classifica ai nerazzurri e la conseguente coabitazione della terza piazza.

Nessuno allora si era nemmeno peritato di prendere in considerazione l’ipotesi di una vittoria interista fuori casa, che avrebbe appaiato i nerazzurri al Napoli al secondo posto.

Superfluo ricordare come andò all’Olimpico.

Stessa cosa ieri mattina: due distinti giornali radio che presentano Napoli-Chievo come l’occasione per gli azzurri di rimanere a sei punti dalla Juventus e non farla scappare. Del tutto irrilevante il fatto che, per pura contingenza di orari e calendario, l’Inter fosse momentaneamente a pari punti, e che quindi al Napoli la vittoria servisse per mantenere i tre punti di vantaggio sui nostri.

Evidentemente non esistiamo. Siamo come Prodi nella sagace imitazione di Corrado Guzzanti: “io non esisto, io sono morto nel 1974 in un incidente stradale …” (min. 05.40).

La domenica sera la passo ascoltando i piacevoli dialoghi degli ex calciatori al Club di Sky (Bergomi-Costacurta-Cambiasso-Del Piero): tutti personaggi dotati di cervello e di libero pensiero, nessuno che ragiona da “partigiano”, da ex o da tifoso, ma solo facendo funzionare i propri neuroni.

Peccato ci sia Caressa che abbassa la media e voglia sempre fare il fenomeno. Due le perle disseminate durante la puntata. Prima si lamenta della faciloneria e della velocità con cui “tutti” (cioè la stampa, come correttamente gli fa notare il Cuchu) cambiano opinione nel calcio: la Nazionale di Mancini era un disastro dopo le prime due partite, mo’ invece semo li mejo e ce la giochiamo co’ la Francia…

E’ inutile che fai il verginello, è un tipo di giornalismo che non hai inventato tu, ma nel quale sguazzi felice e in buona compagnia ormai da decenni.

Ancor più subdolo e fintamente casuale quando si accoda ai tanti detrattori del Pallone d’Oro, guarda caso proprio nell’anno in cui a vincerlo pare essere Modric e non CR7. Il fatto che Modric sia stato e forse sia ancora assai vicino all’Inter è una finezza che vi consento di non cogliere in quanto non sufficientemente disturbati de capoccia come il sottoscritto.

Del resto già negli anni scorsi la sistematica assenza di Pirlo dalla rosa dei candidati alla sfera aurea era stata oltraggio sufficiente a generare lo snobismo sdegnato dei nostri pennivendoli.

 

WEST HAM

Ne pigliamo quattro dal Manchester City. Come si dice in questi casi “non sono queste le partite che dobbiamo vincere…”

 

CRIBIO

Se è per quello le partite che si devono vincere forse non esistono nemmeno più per Silvio e Zio Fester, se è vero come è vero che il Monza dei bravi ragazzi pettinati si fa rimontare dall’Imolese in una partita che non ha nel punteggio la sua notizia più bislacca.

E’ ai limiti dell’incredibile, infatti, che la Lega Pro abbia scelto proprio Monza (e il suo Presidente, quantomeno assente per decenza) come campo principale su cui manifestare il sacrosanto NO alla violenza sulle donne.

Polpetta succulenta su cui il Geometra -vecchio piazzista- si fionda all’istante, incurante dei trascorsi del proprio datore di lavoro, tra rinvii a giudizio in processi che riguardano lo sfruttamento della prostituzione e frequentazioni con minorenni talvolta dissimulate in azioni di maldestra diplomazia.

Del resto è roba vecchia, acqua passata no? Ora Silvio è solo un simpatico vecchietto che al più è capace di qualche battuta di alto humour che in società fa sempre tanto ridere…

 

ALIVE AND KICKING

INTER-BARCELONA 1-1

Va bene. Benissimo. Di più: di lusso.

Pareggiamo una partita che ero incredulo di vedere ferma sullo 0-0 a dieci minuti dalla fine ed ero serenamente rassegnato a perdere dopo il gol di Malcom al minuto 83′.

E invece ci aggrappiamo con due mani alla scialuppa del Titanic e riusciamo a portare a casa un punto d’oro grazie a Icardi.

Con ordine: non rinnego nulla di quanto detto da Spalletti negli ultimi tempi. Il suo lavoro di training autogeno costante merita tutte le mie lodi, purchè si sappia a che gioco stiamo giocando.

Herrera, Trapattoni, Mourinho, negli anni sono stati lodati per le innate capacità motivazionali: i loro calciatori dicevano: “al lunedì ero terrorizzato dall’avversario che dovevo incontrare alla domenica, ora di mercoledì sapevo come fermarlo, all’ingresso in campo ero straconvinto di essere più forte di lui“.

Ecco: la manfrina del “dobbiamo giocare come loro: possesso palla e pressing alto” va benissimo per tenere alto il morale della truppa, ma non è che uno si sveglia alla mattina e pensa “cià, oggi mi sento parecchio Barcellone…“.

Diciamo la verità: il primo tempo di San Siro ha avuto il solo pregio di far rivalutare quello di due settimane fa in Spagna (già non entusiasmante di suo): per il resto assistiamo ad una perfetta macchina da guerra -per quanto con una maglia orrenda-, che si muove costantemente tutta insieme in trenta metri, pronta ad attaccare non appena possibile e altrettanto capace di rimediare i rari passaggi a vuoto nel corso del match.

Impressionante, a mio parere, vedere come le tre-quattro palle conquistate da Icardi a metà campo siano state immediatamente neutralizzate dai catalani nel momento stesso dello “scarico” della nostra punta ai compagni. Giusto il movimento del nostro centravanti -palla indietro e scatto in avanti a prendere il lancio di ritorno- : peccato che ogni volta ce ne fossero due sull’alleggerimento al compagno, e allora ciao còre…

Loro creano parecchio ma sprecano altrettanto, con Suarez a sparare a salve in un paio di circostanze e Handanovic a fare le uova come mai finora in stagione: per distacco il migliore dei nostri.

Per il resto, Vrsaljko ad oggi non dimostra di essere migliore di D’Ambrosio (e la considerazione non vuol tanto essere un complimento per l’italiano -discreto laterale e nulla più- quanto una critica -per quanto costruttiva- al croato vice-campione del mondo). Assai più a suo agio sull’altra fascia Asamoah, che inizia a trovare una giusta intesa con Perisic, altalenante nell’arco dei 90′ ma al tempo stesso pericoloso con diversi cross dalla sinistra. A centrocampo Brozo se la cava benino finchè le gambe lo reggono, ed anche nel quarto d’ora finale è bravo e intelligente a dosare gli sforzi.

Vecino invece vive una serata complicata e legnosa, mai come quella di Nainggolan, in campo solo in virtù del prestigio del match ma assolutamente non in condizioni minime per poter essere presentabile. Non commette disastri, ma uno come lui col freno a mano tirato vuol dire giocare in 10. A saperlo prima, vai di Borja dall’inizio e giòcati il Ninja nei 20′ finali.

Ad ogni modo, il primo tempo finisce a reti bianche e -ripeto- va di lusso.

Il secondo tempo, come all’andata, mostra sprazzi migliori di Inter, posizionati stavolta nell’ultimo quarto di partita invece che nei 15′ iniziali della ripresa. Suarez continua la sua guerra personale contro il mondo, riuscendo a segnare solo dopo un cross con palla già uscita. Lo stringiculo in un certo senso serve, se non altro perchè ci fa capire che non è continuando a farli tirare in porta che possiamo portarla a casa, al netto di un Handanovic che si conferma in serata.

Perisic carbura con l’andar del tempo così come Politano, e il cross del primo libera il secondo a centro area per il colpo di testa che parrebbe a botta sicura: invece fetecchia fuori bersaglio.

Siccome siamo l’Inter, è proprio il neo-entrato più improbabile a farci lo scherzo: quel Malcom strappato alla Roma per 40 milioni (sarebbe meglio dire scippato, ma il Barça agli occhi della stampa europea gode di quell’aurea bontà che dentro ai nostri confini è riservata al Milan, e in quanto tale è ontologicamente incapace di scorrettezze). E’ un po’ la versione UEFA del Primo Gol in Serie A, e infatti il brasiliano si copre la faccia con le mani singhiozzando la propria incredula gioia.

Contingenza a parte, non c’è nemmeno da sacramentare, se non contro De Vrij che si fa anticipare nettamente da Coutinho: il vantaggio è purtroppo più che meritato.

Ma proprio quando penso che l’argine si sia rotto e possa essere imminente la gragnuola di goals, ecco che Candreva e Lautaro, forse perchè entrati da poco, lavorano caparbi sulla destra e piazzano la palla a centro area dove prima Vecino e poi Icardi tentano il tiro in porta. Va male all’uruguagio, benissimo all’argentino che segna con tanto di tunnel ai danni del portiere.

Pareggio che ha dell’inaspettato, per non dire del miracoloso. Ammirevole -e lo dico senza alcun tono dileggiatorio o sminuente- la corsa di Maurito a recuperare palla e portarla in fretta a metacampo per la ripresa del gioco. Non so quelli a San Siro, ma io non ci ho creduto un attimo alla chimera della rimonta. Era però giusto che lui ci credesse, e che provasse a trasmettere la sua voglia a tutti gli altri.

Va bene così, lo ribadisco, anche se paradossalmente la vittoria finale del Tottenham guasta un po’ il clima di impresa.

Ora toccherà andare a Wembley e cercare di portare a casa un altro pari che garantirebbe (se non per aritmetica, almeno per logica) il passaggio del turno.

 

LE ALTRE

In attesa di Juve e Roma, il Napoli fotocopia il nostro risultato riacciuffando il PSG in casa grazie a un rigore. La loro situazione nel girone è migliore come posizione in classifica (primi gli azzurri, secondi i nostri), ma decisamente più fluida nel divenire (lì le 4 squadre sono tutte ancora saldamente in corsa).

Tornando a smandruppare il pallottoliere, ci troviamo nella consolatoria ma scivolosa situazione per cui “dipende tutto da me”. Sapete come la penso a riguardo, però ragioniamo: con un pari a Londra manterremmo il vantaggio contro gli Spurs (a quel punto, anche arrivando a pari punti saremmo in vantaggio negli scontri diretti).

Assai difficile che il PSV possa battere il Barça e quindi avvicinarsi, e anche in quel caso avremmo l’ultima partita in casa contro di loro per poterli tenere a distanza.

Fatti questi calculielli della minchia, buttiamo via tutto. Se vogliamo far finta di essere una squadra seria tocca presentarsi tripallici in casa Tottenham e uscirne imbattuti.

E’ COMPLOTTO

Premetto, anzi ribadisco, la mia antipatia per qualsivoglia spinta autonomista, sia essa padana, nordirlandese, sarda o catalana.

Potete quindi capire il mio massimo godimento alla richiesta di Borja Valero alla conferenza stampa pre-partita, quando ha richiesto ai giornalisti a seguito del Barça domande in castigliano, non in catalano.

 

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Per il resto il pomeriggio calcistico ha riscaldato il mio cuoricione di nostalgico nerazzurro, con un Bobone Vieri splendido (ancorchè appesantito) puntero vincente nella sfida tra vecchie glorie di Inter e Barcelona.

Oggi poco complotto, in compenso due foto.

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Che poi, vedere Piqué che si lamenta è sempre un gran godimento… Lui e le sue maniche lunghe anche a Ferragosto!

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Luci a San Siro (siam belli, lo sappiamo…)

RICORDO UNA SITUAZIONE ANALOGA…

INTER-GENOA 5-0

I fedelissimi di Mediterraneo non avranno bisogno della spiegazione del titolo. Per i pagani, non trovandosi link in rete (così come non trovavasi volontario per andare a chiamare i Munaron), tocca spiegare che il buon Sergente Lo Russo viveva con sospetto e apprensione la calma apparente dell’isola di Kastellorizo, dove lui e la sua truppa erano stati scodellati in pieno conflitto bellico.

Temeva che da un momento all’altro potesse comparire il nemico e farli secchi.

Ecco; io, come lui, sto scomodo nella comodità.

L’ultimo 5-0 portato a casa dai nostri l’ho visto dal vivo, circa 12 mesi fa nel giorno del Signore dedicato al primo gol in serie A del bomber Brignoli.

Non voglio nemmeno ricordare quanto schifo fece il bimestre seguente a livello di prestazioni calcistiche dei nostri amatissimi eroi in braghette.

E’ vero, le persone intelligenti imparano dai propri sbagli, e le avvisaglie per un nuovo e prolungato passaggio al buio non parrebbero esserci. La squadra sembra più solida e sicura di sè, con maggiori punti di forza e minori lacune.

Non solo: le poche immagini viste del trionfo di sabato sono state sufficienti per darmi la certezza di una squadra che gira a pieno regime e a cui, diciamolo, va anche tutto bene. Non tanto per episodi fortunati sul campo, tipo decisioni arbitrali favorevoli o rimpalli fortunosi che finiscono in gol. No. Parlo di una inerzia positiva che porta Gagliardini a fare due gol in una partita credo per la prima ed ultima volta in carriera, e Joao Mario a riscoprirsi pedina preziosissima del centrocampo nerazzurro. Una dozzina i giocatori della rosa già in gol in questa stagione, la vecchia litanìa del “segnano solo Icardi e Perisic” scivolata già nel cesso con un sottofondo celestiale, e un Mister con il pieno controllo della situazione.

Eppure, torno a ripetere, tutto questo non basta a farmi dormire sonni tranquilli. Vivo nel ricordo di millemila partite sbagliate proprio quando non bisognava sbagliarle, millemila momenti brillanti costruiti con fatica e applicazione e proditoriamente buttati nella fogna come il più inutile degli scarti.

Insomma: in momenti come questo il dilettante sta tranquillo.

Il professionista -modestamente- si caga dentro.

Ho letto con interesse e condivisione un’analisi della Gazza fatta in settimana (mi spiace, anche qui niente link, stasera non trovo una mazza…), in cui si evidenziavano le qualità di “gestore degli umori” di Spalletti, bravo a minimizzare i difetti e difendere i propri giocatori quando le cose non vanno bene e al contempo a litigare con tutti quelli che gli rinfacciano qualsivoglia difetto nelle giornate di buona. Tutto ciò serve a tenere la testa ben allacciata al resto del corpo e ad evitare cali di tensione.

Vediamo quanto riusciremo a reggere: mi pare che già nelle prossime ore dovremmo avere un test alquanto probante.

 

LE ALTRE

Juve e Napoli, così come Lazio e Milan, ci fanno compagnia nello scavare un ulteriore solco tra le prime 5 e le altre 15 in classifica, aiutate -c’è da dirlo- dal concomitante pareggio tra Fiorentina e Roma. Rocambolesco il successo dei cugini che arriva al 97’ dopo un vero e proprio suicidio calcistico dell’Udinese, che pensa bene di buttare nel cesso l’ultimo pallone della serata servendo un contropiede al Milan che si trova quasi incredulo a palleggiare in piena area, prima che Romagnoli piazzi il sinistro ad incrociare. Il tutto a pochi giorni da un’altra sesquipedale botta di culo contro il Genoa, risolta ancora dal difensore capitano e ancora in extra time.

Domenica tostissima trasferta a Bergamo per i nostri, nella stessa giornata che vede in scena “l’amichevole” (leggasi Milan-Juve). Come sempre tiferò per il dirigibile della Good Year (che arriva e si porta via tutto); come sempre finirà a tarallucci e vino con le dirigenze e i giUocatori a complimentarsi gli uni con gli altri.

 

E’ COMPLOTTO 

Curioso come nessuno obietti nulla sulla buona sorte avuta dal Milan nelle ultime due partite. Anzi, siamo a “eh ma il Milan del resto aveva perso il derby al 92’, quindi le cose si pareggiano”. Un par de palle, mi sia consentito dire: il Milan ha perso un Derby che si è sostanzialmente rifiutato di giocare, da quanto era arrendevole e raccogliticcio. Solo la proverbiale buona sorte gli aveva consentito di arrivare al 90’ ancora incolume e, anche volendo ragionare per assurdo, pareggiando quella partita avrebbe guadagnato 1 punto. Di contro, le due succitate botte di deretano hanno portato in dote 4 punti, che, se l’aritmetica non mi inganna, fa un po’ più che pareggiare i conti.

Potere del proporre giUoco.

Del resto siamo sempre al cospetto della squadra dell’Amore, dove tutti sono buoni e si vogliono bene.

Il novello araldo di corte Peppe Di Stefano su Sky ci fa sapere che Castillejo -ovviamente chiamato “Samu” nel solco già tracciato dai vari “Gigio” e “Jack”- si è inserito talmente bene nel gruppo rossonero che parla già italiano.

Caressa, con cui per una volta mi trovo d’accordo, lo percula bonariamente dicendo “eh vabbè è spagnolo mica russo, sarà mica difficile…” e per tutta risposta quello risponde allle tre domande post partita in castigliano stretto, guadagnandosi i complimenti vivissimi per l’italiano da tutto lo studio.

E’ la forza dell’abitudine: con o senza Berlusconi devono sempre trovare qualcosa di bello e buono tra i milanisti che, come ricordiamo, sono #unagrandefamiglia.

 

WEST HAM

Bella vittoria casalinga nel derby cromatico contro il Burnley: 4-2 e classifica a rimettere le cose a posto dopo l’eliminazione dalla Coppa contro i rivali del Tottenham.

 

CRIBIO

L’effetto Bricco Brocchi evidentemente ha le gambe corte come il suo alter ego, visto che i nostri prodi, educatissimi e pettinatissimi catecumeni beccano quattro pere in casa dalla Ternana.

Ancora una volta, piacevole scoprire che tutti i marcatori avversari (Marilungo, Frediani e Nicastro) hanno la barba.

’Sta roba mi fa morire dal ridere ogni volta di più…

 

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Gli incredibili

SQUADRONE?

LAZIO-INTER 0-3

Un partitone mariano, di quelli che a queste latitudini non si vedevano da anni, il poeta direbbe da aaaanni.

Spalletti si gioca il triplo filotto reale ritornato con pallino (cit., altro che candelone operaio…) piazzando Joao Mario in mediana e facendo restare seduto De Vrij per Miranda.

Avendo sentito l’eco del “ma è scemo?” esclamato più o meno all’unisono da tutti gli interisti alla lettura delle formazioni, mi apprusto allo SkyGo corretto Ipad (chè  veniva giù l’ira di Dio e le millemilalire di abbonamento Sky non consentono la visione tramite padella condominiale quando piove…) nel tinello di casa anzichè sulla poltronissima vista TV.

I nostri iniziano ben presto a disporre della Lazio come meglio credono, lasciando qualche scorribanda a un Immobile decisamente non in serata e imbastendo di contro svariate trame offensive. Bello il cross basso di Perisic su cui Icardi non arriva, puntando il piede per terra in stirata rischiando un comico capottamento. Velenoso as usual Vecino in un paio di incursioni, anche prima di arrivare allo spesso cruciale minuto 28 (vero Andrea?).

Quella che a strisce diversamente colorate verrebbe descritta come un’azione corale a conferma della bontà della manovra collettiva, qui viene liquidata col sempre meno sopportabile cliché della “palla che va verso Icardi e non viceversa”.

Ve possino…

Al min. 0.45 la parte “ciccia” dell’azione, dalla quale sono esclusi una decina di passaggetti iniziali (che se li fa il Barça è poetico tiki taka): i nostri vanno “dritto per dritto” fino a un rimpallo conteso e vinto da Icardi -anche con fortuna, non nego, ma pur sempre da quello che “non si muove e sta lì a aspettar palla”- e piazzano poi quattro diconsi quattro tocchi di prima in area di rigore, con esterno destro vincente del nostro numero 9.

Ve possino, n’artra vorta.

Marchegiani minimizza subito il ruolo di Vecino dicendo che la palla arriva a Icardi solo grazie alla deviazione del difensore: io come detto ci vedo un’intesa dei nostri che ricaccia in bocca ai critici la litanìa di un Mauro troppo solo in area e di una manovra che sa solo andare sul fondo e buttare il cross alla spesa in Dio.

La cosa ancor più bella e rassicurante è il quarto d’ora seguente, in cui i nostri si mettono lì e non mollano l’osso: il raddoppio di Brozo (sinistro forte all’angolo calciato da fermo al limite dell’area) arriva sugli sviluppi di un corner che, a sua volta, segue una bella azione chiusa da tiro di Vecino parato da Strakosha.

Sta diluviando anche a Roma, nel frattempo, e viene quasi da implorare pietà a Giove Pluvio per scacciare ogni rischio di sospensione di cotanta bellezza calcistica.

A mio parere gli aquilotti sono alle corde al punto da cercare il terzo gol già in chiusura di tempo, ma i nostri preferiscono non infierire.

La ripresa ha ritmi senz’altro più compassati, con Joao Mario a lasciare presto spazio a Borja Valero. Buona l’ora giocata dal portoghese, che sconta un po’ di disabitudine al campo ma che fa capire come le sue qualità, in una rosa del genere, possano starci eccome.

Con lo spagnolo andiamo a comandare, nel senso che, almeno nelle intenzioni, mettiamo la partita in ghiaccio aspettando il momento buono per maramaldeggiare.

Volando alto potremmo dire che va così, anche se un paio di Madonne i nostri riescono a meritarsele anche ieri. Il corner concesso dopo cervellotico scambio Handanovic-Miranda sulla linea di fondo campo mi è costato più di qualche punto Paradiso, lo ammetto…

Per fortuna è proprio il nuovo entrato a porre fine alle ostilità, servendo alla perfezione Icardi, che si allarga in area giusto-giusto per ricevere la boccia, rietrare sul sinistro e incenerire il portiere.

3-0, il mio risultato preferito. Di più non potevo chiedere, grazie ragazzi.

L’attesa per le interviste del dopopartita inizia a diventare spasmodica quasi quanto la partita in sè, e anche in questa circostanza Spalletti non delude.

Prosegue sulla falsariga del “vaffanculo a prescindere” riuscendo a polemizzare con lo Zio che pure gli fa i complimenti per il partitone ben giocato. Ma aldilà di quello, mi convince quando giustamente fa la parte dell’insoddisfatto parlando di una ripresa da gestire meglio e con meno errori. La tensione, che piaccia o no, deve rimanere a livelli massimali, pena l’implosione del gradevole soufflé in una chiavichetta informe e nauseabonda. Che poi questo porti con sè il rischio di un crollo nervoso da qui a fine stagione è possibile, ma nel caso toccherà al neo Presidente Steven garantire adeguato supporto psichiatrico.

LE ALTRE

La Juve torna a vincere, pur in maniera non limpidissima, sia nel gioco che nei modi. Napoli e Roma invece pareggiano facendoci doppiamente contenti: due punti guadagnati su entrambi e soprattutto secondo posto agguantato in condivisione con Insigne & Co.

Alla faccia dei tanti che hanno descritto Lazio-Inter come “scontro valido per il terzo posto”, forse perchè non era nemmeno concepibile prevedere una vittoria dei nostri.

E invece, sorry, la partita è diventata buona per il secondo di posto.

Ora, ricalco qui il discorso già fatto per il girone di Champions: lottiamo serenamente per la seconda piazza, non avendo -ancora- la struttura e la forza per competere con la Juve nel lungo periodo. Gobbi a parte, però, possiamo e dobbiamo giocarcela con chiunque. Diffido da una Roma attualmente in difficoltà (si ripiglieranno), mentre gufo preventivamente i cugini dando per assodati i tre punti in palio contro il Genoa nel recupero infrasettimanale: pur nella loro mediocrità saranno quarti a parimerito con la Lazio, segno del livellamento dei valori dopo il primo quarto di stagione.

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo da quanto successo in settimana, con il cambio al vertice dell’Inter. Citando il vecchio speaker di San Siro potrei dire che

“l’Inter sostituise (lo speaker doveva essere di San Giovanni in Persiceto) il zocatore Thohir col zocatore Steven Zhang”.

Ora, posto che al primo giorno di scuola i propositi sono sempre lodevolissimi e siamo tutti primi della classe, vedremo quanto del tanto promesso il giovane Zhang riuscirà a mantenere.

Il punto, al solito, non è questo, bensì quest’altro:

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Un titolo del genere, nemmeno da Tuttosport, ma dal Corriere dello Sport, denota ancora una volta la scarsa considerazione dell’Inter presso l’universo mediatico italiano.

Senz’altro i passi avanti da fare in questo campo sono enormi. Che il ragazzo ne sia consapevole e prosegua sulla strada già intrapresa con Inter Media House.

Passiamo a un altro Luogo Comune Maledetto: i giUovani (possibilmente italiani e senza tatuaggi), il settore giUovanile, unica strada verso il successo per qualunque squadra del globo terracqueo.

Qualche ulteriore dato per spiegare ai duri di comprendonio chi fa settore giovanile in Italia e quale sia (se c’è) la diretta correlazione con i risultati della prima squadra.

Il CIES ci mostra una tabella che dice quel che noi, per una volta alunni diligenti e attenti in classe, già sappiamo: è l’Inter, in Italia, ad aver formato il maggior numero di giocatori militanti nei primi 5 campionati europei.

Siamo indietro con il resto dell’Europa, ma questo è noto.

Quel che vorrei far presente, ancora una volta, è che non necessariamente chi lavora bene a livello di vivaio poi raccoglie in automatico successi a raffica con le prime squadre.

l’Ajax è primatista in Europa nel formare giovani calciatori ma, Olanda a parte, in ambito UEFA fatica da ormai vent’anni a proporre una squadra competitiva.

Della Dynamo Kiev e del Partizan Belgrado non sto nemmeno a parlarne. Fanno un altro mestiere, in un certo senso: sono bravissimi a formare giovani calciatori, a venderli al miglior offerente incassando quanto gli serve per andare avanti e scoprire un altro giovane talento. Bravissimi. Ma non essendo un mondo di favole, purtroppo non è così che si vincono campionati competitivi e coppe europee.

Già più interessante che il Real Madrid abbia lanciato più giocatori del Barcelona, anche se tutti ci ricordiamo la Masia e le eiaculazioni giornalettistiche del tiki taka de stoca.

La Juve, per restare in casa nostra, è quinta in Italia e 37° in Europa in questa speciale graduatoria, ma ciò non le ha impedito di vincere gli ultimi centordici scudetti ed arrivare due volte in finale di Champions.

Morale: C’è chi vince in un modo, chi in un altro.

E basta.

Per dire: ieri sera l’Inter ha vinto col palleggio insistito, il City di Guardiola con un gol su rinvio del portiere.

Il mondo è bello perchè è vario. Rassegnatevi.

Noli rumpere pallas, dicevano i latini.

 

WEST HAM

I nostri non fanno in tempo a rammaricarsi per il pareggio concesso al Leicester al 90′ su autogol nella trasferta di sabato, visto quanto successo pochi minuti dopo.

Davvero da lasciare senza parole. RIP.

 

CRIBIO

Monza torna ad essere il luogo dell’Amore e dell’amicizia, se è vero che Brocchi porta a Zio Silvio e Zio Fester la prima vittoria della gestione del cuore. Anche se i gol li segnano il tatuatissimo Ceccarelli e il tamarrissimo Iocolano.

Lo so che sono stronzate, ma sono un bambino immaturo: hanno cominciato loro, Maestra, e io gli vado dietro, pappappero!

laz int 2018 2019

Giro-Giro-Tondo

CIAPA SU E PURTA A CA’

BARCELONA-INTER 2-0

Che devi fare? Che devi dire?

Niente più di quanto aulicamente espresso nel titolo.

Il Barcelona è più forte dell’Inter, con o senza Messi: questa l’amara verità.

Partendo dall’assunto, il candidato spieghi come si è svolta la partita e come l’Inter avrebbe potuto far meglio.

Proviamoci: Spalletti recupera i due croati (credo ci sia stata un po’ di sana pretattica o forse solo cautela) e conferma Borja dietro a Icardi. Rispetto al Derby, D’Ambro-Miranda-Candreva al posto di Vrsaljko-De Vrij-Politano.

Onestamente mi aspetto un assedio o giù di lì, invece -anche in un primo tempo senz’altro timido e balbettante- un paio di volte buttiamo fuori la capoccia. Bello il cross rasoterra di Perisic con Icardi a anticipare portiere e difensore ma a spedire alto sulla traversa, intelligente l’assist di testa di Vecino a liberare ancora Mauro che non se la sente di calciare di sinistro e si perde tentando la sterzata sul destro, episodico ma comunque pericoloso il destro a scaldabagno di Vecino da fuori area che finisce alto di poco.

Oltre a queste tre occasioni -che, ripeto, non mi aspettavo di vedere- lunghi quarti d’ora di soliloquio in lingua catalana.

E’ probabile -nel mio caso è certo- che uno faccia più attenzione a come giochino gli altri quando affrontano la tua squadra del cuore, perchè onestamente il loro possesso ieri sera mi è sembrato molto più efficace e molto meno gni-gni-gni di tante altre volte.

Mi scopro in fiero e antitetico disaccordo con Sconcerti, e la cosa mi conforta.

Partita tra eunuchi un par de palle (tanto per rimanere in tema).

Il Barcelona rimane uno squadrone anche senza i tre nanetti Xavi-Iniesta-Messi. Questo Arthur, che nella mia ignoranza non conoscevo, pare una sintesi dei primi due, e in 90 minuti avrà sbagliato forse un passaggio. Rakitic è quello del Mondiale, e Busquets l’intollerabile passista (stavolta non simulatore) che regola il traffico lì in mezzo. C’è poco da fare, con quelli la palla la vedi poco.

Se mi si passa l’azzardo, è stata l’Inter a patire l’assenza del Ninja più di quanto loro abbiano sentito la mancanza di Messi. Questo non perchè -ovviamente- Nainggolan sia più forte di Leo, ma proprio perchè la “lezione tattica”del Barça è talmente nota a tutta la rosa da poter avere successo -almeno contro questa Inter- anche senza il suo giocatore migliore. Sulla nostra sponda siamo qualche passo indietro e, visti i tentennamenti di pressing, gioco e personalità, un animale come il Ninja sarebbe stato senz’altro di aiuto.

Per lunghi tratti della partita si è visto come il pressing di quelli là portasse la palla tra i loro piedi quasi magneticamente, con i nostri incapaci di fare altro che non fosse “la butto lontana e vediamo“. A ulteriore conferma di ciò, il primo quarto d’ora della ripresa, quando riusciamo a tenere meglio la palla e giocare con un minimo di manovra.

Beneficiamo di un Politano assai più pimpante di Candreva (a mio parere tra i più in difficoltà, certo non aiutato da D’Ambrosio: sembrava facessero a gara a chi si nascondeva di più); se non altro l’ex Sassuolo, mancino, schierato sulla destra ha più campo per giocare e quindi più alternative al “candelone operaio” in fascia per il compagno di turno.

E difatti una delle poche azioni pericolose della ripresa arriva proprio dal sinistro di Politano. Il cross a rientrare è velenoso assai, con Ter Stegen a smanacciare sventando la minaccia, stante Perisic pronto al tap-in vincente.

Con l’andar del tempo escono anche lo stesso Perisic e Borja, rimpiazzati da Keita e Lautaro. Entrambi avranno da lì al 90′ la loro occasione, con il primo a tentare un difficile -e infatti innocuo- colpo di testa, stante Piqué a sovrastarlo fisicamente, e col secondo  a sparare alto il tiro dopo bella transizione che avrebbe meritato uno sviluppo più intelligente (nella circostanza: dai ‘sta palla a Keita sulla sinistra, fallo entrare in area e cross in mezzo per vedere l’effetto che fa).

Tuttavia, l’azione migliore dei nostri capita proprio sul sinistro solitamente educato di Politano: bello lo sviluppo sulla sinistra, cross basso per Icardi che saggiamente arretra, tacco dell’argentino a liberare l’italiano sulla lunetta dell’area di rigore con visuale libera e tiro finale che però centra in pieno l’omino delle bibite.

Volo alto sulle tante occasioni del Barça, che manda in gol Rafinha alla mezz’ora su imbeccata di Suarez e Jordi Alba nel finale dopo bella combinazione corale: potevano farne altri, e Handanovic fa un paio di miracoli. Suarez timbra una traversa dopo assist di mano di Rakitic non visto e Brozo fa il salvataggio migliore della serata sdraiandosi dietro la barriera per neutralizzare la furbacchiata della punizia tirata rasoterra.

Che son più forti l’ho già detto. Tra due settimane Messi ancora non ci sarà. San Siro invece sì e -magari- anche il Ninja: possiamo fare meglio.

Basterà per fare punti?

LE ALTRE

Per noi le notizie migliori della serata arrivano dall’Olanda, con il PSV a rimontare il vantaggio del Tottenham e timbrare il 2-2 finale a pochi minuti dal 90′. Questo vuol dire Inter 6 punti, e loro con 1 punto a testa. Posto che dobbiamo fare la corsa per il secondo posto e non sul Barcelona, il margine è ancora buono. La vera partita da vincere -ragionando a tavolino- è quella col PSV in casa, che però sarà l’ultima del girone e -come tale- pericolosissima a livello mentale.

Vero che i nostri paiono cresciuti sotto questo aspetto, ma continuo a non fidarmi.

Il turno per le italiane è comunque positivo, stanti le vittorie di Roma (prevedibile in casa) e Juve (bravi purtroppo a espugnare l’Old Trafford) e il pari del Napoli a Parigi che vanifica nel recupero quella che sarebbe stata una vittoria meritata.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto, lo ammetto. Le critiche post-partita ci sono state come è giusto che sia, ma onestà impone di riconoscere che sono state quasi tutte obiettive, costruttive e contemperate dalla crescita della squadra nell’ultimo periodo.

Certo, poi c’è sempre chi vuol fare il professorino de ‘stoca. Ma se erano riusciti a parlare di “fallimento” nel 2002-2003 (secondi in Campionato e semifinalisti in Champions), hanno gioco facile a definire “disastro” quello di ieri.

Torniamo ad affacciarci a certi palchi dopo anni di partite del giovedì (che siano amichevoli infrasettimanali o trasferte in qualche bucodelculo europeo), e un minimo di scotto lo paghiamo.

Ecco, se devo togliermi qualche sassolino, non mi è piaciuto tutto il clima da gita scolastica dei nostri al Camp Nou: foto a garganella manco fossimo degli esordienti totali…. Oh! noi qui otto anni fa abbiamo scritto la storia, ricacciandogli in bocca le cagate della remuntada e roba assortita,

Ho capito che ai tempi molti dei nostri giocavano ancora nelle giovanili, ma qualcuno di quei tempi viaggia ancora al seguito della squadra: un minimo di personalità in più l’avrei voluta vedere.

Mi è piaciuto per esempio Spalletti nel dopo-gara, quasi incazzarsi per i complimenti all’insegna del “beh dài…bravini…“. E’ giusto che metta su la faccia brutta, che pretenda di più dai nostri, che faccia passare il messaggio che nessuno è andato lì in gita premio. Siamo in Champions e ce la dobbiamo giocare con tutti. E-che-cazzo.

Ad ogni modo, avanti tutta e testa alla Lazio lunedì sera: questi sono giustamente avvelenati per come è finita la stagione scorsa.

Tenere a mente e agire di conseguenza.

bar int 2018 2019

Ah ragazzi mi son dimenticato… Occhio che questo non gioca più con noi!

GOOD JOB

SPAL-INTER 1-2

L’ultima flessione col peso nuovo.

L’ultimo addominale coi muscoli che strillano.

Questa è stata la partita di Ferrara per l’Inter: esci distrutto, ma soddisfatto. Vittorioso e quindi euforico. I nostri hanno rischiato tanto, e onestà impone di dire che il loro pareggio sarebbe stato meritato. La SPAL sbaglia un rigore e soprattutto fa il partitone della vita contro l’Inter, dando dignità e lustro a una categoria filosofica di squadre (“le provinciali”) talvolta sbadate ed impegnate più a non disturbare la cavalcata trionfale di altre strisciate. Sassuolo, Udinese, Atalanta e un altro paio sì, sto parlando di voi.

Giusto così, non c’è che dire: si gioca sempre per vincere e fare un mazzo così a tutti.

A tutti, però…

Sterile polemica a parte, Spalletti cambia l’intera catena di destra, con Vrsaljko e Keita al posto di D’Ambrosio e Candreva o Politano. Da rivedere la prestazione dei due, e ancor di più l’intesa tra loro, fisiologicamente ai minimi sindacali.

Il croato, al rientro dopo infortunio, entra nell’azione del primo gol con un bel cross che trova dapprima la testa di Icardi e subito dopo il braccio malandrino di Djourou per la carambola in rete.

La ripresa è però in continuo affanno, fino al pastrocchio in occasione del pari di Paloschi (maledetto! con noi segna sempre…): i ruoli si invertono e stavolta è lui a deviare il cross dalla sinistra, mandando fuori tempo i compagni e consentendo alla radice cubica di Pippo Inzaghi di segnare ed esultare come lui (tocco di piatto da mezzo metro a porta vuota e crisi semiepilettica con occhio pallato davanti alla curva…il tutto di una simpatia contagiosa per chi scrive).

I nostri prima e dopo il vantaggio creano anche qualche buona occasione: monumentale quella prima inventata dal nulla e poi sciupata da Keita -tanto per continuare sui dolori del giovane esterno destro-, che solo davanti al portiere, e con Icardi altrettanto libero, riesce a passarla direttamente al portiere.

Maluccio anche Miranda che, pochi minuti dopo il nostro vantaggio, sgambetta l’ex Felipe in piena area: rigore solare e tutti a sperare in Handanovic. Il nostro si esibisce nel pezzo forte delle ultime partite, e cioè assume la posa statuaria del portiere immobile: la cosa probabilmente confonde il capitano Antenucci che calcia a lato.

Pericolo scampato, ma SPAL che continua a spingere costringendo la nostra difesa agli straordinari. C’è Borja e non Brozovic in mezzo, a garantire più fosforo ma meno gamba: la cosa si vede, perchè lo spagnolo non sbaglia un pallone (letteralmente: 41 passaggi riusciti su 41) ma copre la metà del croato. Addirittura spero di trovare il 2-0 il prima possibile, affinchè possa entrare il mai amato Gagliardini a dare una mano in contenimento.

Becchiamo invece il loro pareggio così come descritto, e a quel punto -onestamente- ho la pressante sensazione di perderla. Mancano meno di 20′ alla fine e temo che il ceffone arrivi troppo tardi per essere rimediato.

Invece Spalletti la vuole vincere, e mette quindi il Toro Martinez proprio per Borja Valero, col Ninja che arretra. Sarà il fascino della novità, saranno le marcature della SPAL ancora da sistemare, sarà -perchè no- una salutare quanto episodica botta di culo, fatto sta che Perisic vede il pertugio giusto per Icardi in piena area: controllo orientato e interno destro a giro sul palo lungo. 2-1 e grazie a tutti per la collaborazione.

Dopo tre minuti Icardi esce proprio per Gagliardini, che draga più di qualche pallone a metacampo e fa dieci minuti di rara intelligenza tattica. Come detto non lo preferisco (come dicono a Napoli) ma quando fa il suo è giusto riconoscerglielo.

Facendo un po’ di propaganda, potrei sbrodolare righe e righe di retorica melassa cianciando di grande squadra che colpisce subito dopo essere stata ferita, il ringhio dei campioni che raddrizzano la situazione proprio quando rischia di farsi complicata. E, se stessi parlando di un Real Madrid qualsiasi, probabilmente, lo farei anche. Parlo dei miei amatissimi craniolesi, invece, quindi mi trattengo, accontentandomi della sesta vittoria di fila tra campionato e coppa, e del terzo posto solitario in classifica.

Ora pausa nazionali e poi un trittico mica da ridere: Derby-Barcellona-Lazio.

Riposatevi, ma non troppo!

 

LE ALTRE

Vincono praticamente tutti, tranne la Viola sconfitta a Roma dalla Lazio. Ecco un altro dei motivi che mi avevano fatto approcciare la poltrona presidenziale di casa con un certo sospetto: vuoi vedere che qui vincon tutti e noi facciamo il patatrac?

Udinese e Sassuolo non ci pensano nemmeno lontanamente di far finta di dare fastidio a Juve e Napoli, mentre il Milan si gode un Higuain in formato cecchino, oltre alla usuale dose di buona sorte, sotto forma di gol regalati dal Chievo in due casi su tre.

Stanno però crescendo anche loro. Rosa nemmeno paragonabile alla nostra, eppure, considerando la partita da recuperare, sono lì alle calcagna. Ringhio è bravo proprio perchè sa di non essere un genio, e cerca quindi di far giocare ai suoi un calcio logico e ragionato, sfruttando il talento nella misura in cui è presente (leggasi Suso-Higuain, animalanza di Kessie e calcio saponetta di Cutrone e Bonaventura).

Il tutto per dire che il Derby sarà la consueta lotta di nervi ancor prima che di calci(o).

 

E’ COMPLOTTO

Bravo Icardi, e non solo per la doppietta in campo. E’ davvero poco tollerabile la sempiterna colonscopia cui viene sottoposta ogni sua prestazione:  quante rincorse ha fatto, quanto ha aiutato la squadra, però stavolta ha dialogato di più coi compagni, sì ma è perchè Spalletti l’ha cazziato, e poi era un po’ che non segnava in trasferta giocando alla sera e con la luna calante e gli scarpini gialli…

Schietto assai più che vanitoso quando dice al Nosotti di turno “il gol in trasferta non mi mancava, i gol li faccio sempre, ne ho fatti 29 l’anno scorso…“, così come lapidario, illuminante e definitivo è stato il Cuchu nei commenti alla partita: “siamo sempre lì a chiedere di più da quello che è palesemente il più forte della squadra…” e ancora “va bene che partecipi di più al gioco, ma la cosa positiva è che lo sta facendo senza che ciò vada a discapito dei gol“.

Però Dzeko è più bello da vedere e Higuain più completo.

Vi risparmio il commento su vostra sorella…

Per il resto, interessante sentire da Insigne che con Ancelotti gioca più libero e più vicino alla porta. Immaginate un Perisic qualunque dire la stessa cosa al primo anno di Spalletti: settimane e settimane di “caso Perisic” e confronti tassonomici e nozionistici sulle posizioni tenute in campo dallo stesso giocatore con i vari allenatori.

Qui, ad applicare la stessa ratio, ci sarebbe da mettere in discussione l’uso di Insigne fatto da Sarri negli ultimi due anni, ma guai a toccare il nuovo emulo di Sacchi!

E quindi? Aveva ragione lui? Non sia mai, vorrebbe dire dar torto a Carletto…

E quindi? Che si fa?

Una beata minchia: si dà la notizia e si dice che il giocatore è il formissima e segna gol a garganella per la gioia di grandi e piccini.

Infine: goduria immensa per il 3-2 di Mourinho in rimonta e in recupero sul Newcastle di Benitez, con la stampa mondiale già pronta a maramaldeggiare sul cadavere sportivo di José, che risponde salutandoli caramente.

Ah, ma ovviamente è tutto merito di Pogba.

 

WEST HAM

Brutta sconfitta a Brighton, che con l’occasione ci scavalca in classifica lasciandoci quint’ultimi…

spa int 2018 2019

AIUTO. SIAMO FORTI. NO PANIC.

PSV EINDHOVEN-INTER 1-2

Altra vittoria in rimonta, prova di maturità che -se fossimo un’altra squadra- non esiterei a giudicare “definitiva”.

Siamo invece condannati a dare conferme di partita in partita, e purtroppamente è giusto così.

Torniamo a casa dall’Olanda con tre punti di granitica importanza, in primis per la auto-consapevolezza del valore della squadra, e in secundis per la classifica del girone: sei punti di vantaggio sul Tottenham sconfitto a Londra dal Barça.

Volando basso, a mio parere è sugli inglesi che dovremo fare la gara per il passaggio del turno, quindi avere questo vantaggio dopo due sole partite è il meglio che poteva succedere. Tutto molto bene, niente ancora raggiunto.

La partita vede i nostri manovrare come ormai fanno da qualche tempo: palleggio dal basso, concedendo rischi e brividi in qualche disimpegno, ma con poche palle sparate in avanti alla cazzimperio. Non che la cosa mi affascini granchè: continuo a pensare di non avere in squadra Xavi, Iniesta e compagnia, e quindi nel palleggio insistito vedo sempre una quota parte di masturbazione calcistica e di rischio congenito di inciampo nelle primule. Se non altro, come si dice in questi casi, si vede la mano dell’allenatore.

Il primo tempo finisce 1-1, con loro a sfruttare bene una delle due occasioni avute (la terza è gentilmente offerta dalla coppia D’Ambrosio-Handanovic che non si capiscono su una palla strumpallazza). Il vantaggio delle “lampadine” è obiettivamente immeritato, per come l’Inter sta giocando e per le occasioni create: Icardi in tutto il match colpisce di testa tre-quattro volte senza la precisione necessaria per punire il non irreprensibile portiere. In un’altra occasione contende palla al loro stopper per poi servire Vecino che gira al volo alto di poco.

Insomma: giochiamo e creiamo. Di più: continuiamo a giocare e creare anche dopo il loro gol, ed è la cosa che apprezzo maggiormente. L’Inter becca il cazzotto ma rimane in piedi e continua a lavorare. Forse proprio grazie a questa attitudine, a fine tempo il Ninja dopo un paio di tentativi nella mezz’ora precedente, timbra il pareggio con un tiro dal limite dell’area. L’azione è diversa, ma ha qualcosa in comune con il bellissimo balletto concluso da Sneijder in una fredda serata di Kiev nel lontano 2010.

Mi fermo qui coi paragoni per non essere blasfemo…

Segnalo anche un possibile fuorigioco di Icardi in partenza di azione, non visto dal guardalinee e non rivedibile dal VAR, ancora assente in Champions. Non essendoci la controprova, lasciatemi l’illusione di dire che, anche in caso di annullamento per off-side, cazzuti come eravamo avremmo vinto comunque: nonostante quello, nonostante il palo olandese nel secondo tempo, nonostante il giallo ad Handanovic per uscita improvvida (ma non da rosso eh! non diciamo cazzate, caro Ravezzani).

La ripresa -appunto- fa riprendere le cose là dove erano state lasciate. E quindi ridaje con Icardi servito spesso e volentieri in area, con Politano a crescere di livello e Nainggolan a confermare i passi in avanti del suo stato di forma. Dietro De Vrij e Skriniar sono la rappresentazione plastica di ogni prima linea difensiva di qualsiasi sport: qui-non-passa-un-cazzo. Personalmente, uno spettacolo vederli saltare addosso a qualsiasi oggetto semovente e far ripartire l’azione con calma olimpica.

Poi vedi le pagelle della Gazza ed hai la certezza che #ladrogafamale:

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La Gazza in fattanza. Grazie a Il Malpensante per la segnalazione.

Il gol Maurito lo trova forse nell’occasione più improbabile: uno dei pochi lanci dalle retrovie su cui scatta in maniera diligente, con il difensore incollato e il portiere in uscita. Nove volte su dieci lo stopper fa blocco e il purté esce e para: stavolta i due cioccano l’un con l’altro, rischiando di travolgere anche Icardi che, però, resta in piedi, gira intorno e segna a porta vuota.

Due partite due gol per il Capitano. Peccato che in Campionato non abbia ancora segnato! (io sto scherzando, qualcun altro no… see picture for further details)

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CorSport in splendida forma. Grazie a Emanuele Vannucci per la segnalazione.

Piccolo inciso sul nostro: leggo con piacere delle lodi per la prestazione, e concordo sul fatto che abbia partecipato di più all’azione e che soprattutto nel finale sia stato utilissimo nel dare man forte ai compagni.

Lo dico a bassa voce: ha sbagliato una marea di gol, che rimangono il suo core business. Sarò qualunquista, ma preferisco l’Icardi che si estranea dalla partita per mezz’ora ma poi di gol ne fa tre a quello applicato e altruista che fa la spola e si sfianca a cucire giUoco. Ma hanno senz’altro ragione i tènnici e, per una volta che ne parlan bene, lasciamoli cantare.

L’ulteriore godura è vedere Van Bommel, che già maltolleravo da giocatore e che aveva ovviamente ricordato con piacere i suoi trascorsi rossoneri, stralunato a fine partita a rimuginare sulla sconfitta.

Ammetto di essere prevenuto, sugli ex milanisti e sul calcio olandese. Chiaro che di fronte all’evidenza dei fatti sono pronto a cambiare idea: i già citati Sneijder e De Vrij -per rimanere in ambito nerazzurro- sono stati e sono da me apprezzatissimi, ma in generale vedo in loro la stessa spocchia di chi pensa che la loro sia l’unica maniera di fare le cose.

E a me, sta gente, sta sul cazzo. As simple as that. So che lo sapete, ma è bello ribadirlo.

 

LE ALTRE

Dopo millemila anni, tutte e quattro le italiane in Champions vincono: e se Juve e Roma fanno semplicemente il loro dovere, il Napoli batte il Liverpool in quella che, da quel che ho sentito, è stato un partitone.

Chiaro che “Carletto” gode di ottima stampa (meritata peraltro…) e quindi nessuno ne parlerà mai male, ma sentire lo stesso Klopp riconoscere i meriti e la vittoria degli avversari è la miglior conferma di un successo pieno e convincente, aldilà del gol trovato allo scadere.

E’ COMPLOTTO

Mi sposto su questioni extra-Champions e  in pericolosi territori bianconeri.

Strana e sospetta la candidatura di Massimo Moratti alla presidenza della FIGC, proposta da Andrea Agnelli. Per certi versi mi ha ricordato le ultime elezioni a sindaco di Roma, in cui PD e Forza Italia non hanno fatto nulla di più del minimo indispendabile, pur di lasciare la patata bollente all’avversario di turno.

Cara Virginia, sentiti complimenti per la vittoria, e soprattutto… buon lavoro!

Fortunatamente, pare che il Signor Massimo stia andando verso un cortese ma fermo rifiuto e la cosa non può che farmi piacere.

Restando in ambito gobbo, singolare la levata di scudi a difesa di CR7, da giorni al centro di polemiche circa molestie sessuali o addirittura stupri avvenuti anni fa.

Al solito, non discuto il merito della questione (se mai sarà acclarata), quanto l’atteggiamento mediatico: lodevolissimo il garantismo militante di tutto l’ambiente, ma un tweet del genere da parte della Juve è quantomeno inopportuno.

Juve tweet CR7 2

Juve tweet CR7

Grazie a Zer0 TITULI per la segnalazione

Leggiamo bene tra le righe: la sostanza è che, se anche fosse vero (che ha stuprato una donna 10 anni fa! non che ha parcheggiato in divieto di sosta!!), lui è comunque una brava persona e un ottimo professionista, quindi ‘sticazzi.

Faccio la battuta ma nemmeno troppo: certo, se a parlare è il soggetto che patteggia la B ed espone scudetti revocati, non c’è da stupirsi della loro idea di giustizia…

Ma non basta: Report ci annuncia l’arrivo di una bella puntata che rimestola il pentolone -coperto con fretta sospetta- dei morti tra gli ultrà juventini. La puntata dovrebbe andare in onda il 22 Ottobre e vedremo l’effetto che farà.

Da parte juventina ci si affretta a liquidare la cosa come nota e arcinota, faziosa e poco aderente alla realtà.

Il can-can mediatico qua e là fa passare l’idea che tra le cause dell’addio di Marotta ci siano differenze di vedute tra lui e Andrea Agnelli circa la gestione della curva e relative agevolazioni. La mia impressione è che si voglia addossare tutta la responsabilità al Manager in uscita, in modo da rifarsi una verginità accomodata e andare avanti come se niente fosse.

C’era una bellissima battuta di Grillo, quando faceva ridere di mestiere e non come effetto collaterale, che riguardava i riflettenti ottici nei detersivi, usati per dare l’impressione di avere roba pulita mentre in realtà era solo più bianca.

La faccio breve e cito solo la frase finale:

E’ come se tu tieni le mutande sei mesi, poi le levi, ci dai una mano di bianco e dici “Guarda com’è bianca!” E’ bianca sì, ma sotto c’hai dei topi morti lunghi così!

Ecco, in questo caso non è nemmeno bianca, ma bianconera.

Per chiudere in bellezza e leggiadrìa, non posso non segnalare l’esordio del nuovo Monza, sconfitto a Ravenna sotto gli occhi benevoli del Geometra in buona compagnia. Che peccato, non hanno potuto fare il regalo di compleanno al Nostro-Presidente-che-ci-segue-sempre.

Hanno anche cercato di fare il colpo dell’Amore, chiamando Cassano che però -che disdetta- ha cortesemente declinato. Altro regalo mancato. Cribio!

psv int 2018 2019

(Vado matto per i piani ben riusciti) A-Team